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VENEZIA, A PALAZZO DUCALE RUBATI I GIOIELLI DEL MAHARAJA IN MOSTRA: UNA FIGURA DI BRATTA A LIVELLO INTERNAZIONALE

Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

SOTTRATTI DA UNA TECA SENZA CHE NESSUNO SI ACCORGESSE DI NULLA: “POTREBBERO VALERE MILIONI DI EURO”… OGGI ERA L’ULTIMO GIORNO DELL’ESPOSIZIONE… I PEZZI PROVENIVANO DA RACCOLTE ESTERE

Alcuni gioielli della mostra “Tesori dei Moghul e dei Maharaja”, ospitata a Palazzo Ducale a Venezia, sono stati rubati questa mattina.
I preziosi sarebbero stato portati via da una teca. L’allarme è scattato intorno alle 10. Sul posto è subito giunta la polizia.
I preziosi provenienti dalla collezione dello sceicco Al Thani hanno un valore doganale dichiarato di 30 mila euro ma il valore reale, che potrà  essere confermato solo dalla proprietà , “potrebbe essere di qualche milione di euro”, affermano fonti della questura lagunare, confermando che ad essere sottratti sono stati un paio di orecchini e una spilla. Immagini dei gioielli sono state inviate a Londra per l’identificazione e una precisa stima del valore.
La mostra era stata inaugurata a settembre e avrebbe chiuso i battenti proprio oggi.
Il colpo sarebbe stato messo a segno da due ladri che si sono confusi tra la folla dei visitatori.
Il dato emerge dalle prime analisi delle videocamere di sicurezza che gli uomini della squadra mobile continuano a visionare.
Nel frattempo la polizia, come ha spiegato il questore di venezia Vito Gagliardi, ha chiamato esperti da Roma per collaborare alle indagini. Per il furto la procura della Repubblica di Venezia ha aperto un fascicolo contro ignoti che è stato affidato al sostituto Raffaele Incardona.
Chiusa la Sala dello Scrutinio, dove stamane sono stati rubati i gioiell, Palazzo Ducale è stato riaperto al pubblico, compresa la Sala del Maggior Consiglio attigua a quella del furto.
Subito dopo l’allarme per il furto, Palazzo Ducale era stato ‘blindato’ per permettere agli investigatori di controllare quanti erano all’interno, mentre all’esterno si sono formate lunghe code di turisti in attesa di poter entrare.
Gli oggetti esposti sono arrivati in Italia per la prima volta.
Si tratta di una prestigiosa e celebre mostra dedicata alle gemme e ai gioielli indiani, dal XVI al XX secolo: oltre 270 oggetti che raccontano cinquecento anni di storia dell’arte orafa legata, per origine o ispirazione, al subcontinente indiano.
In mostra gemme, pietre preziose, antichi e leggendari gioielli, accanto a creazioni contemporanee, un viaggio attraverso cinque secoli di bellezza e maestria artigiana, dai discendenti di Gengis Khan e Tamerlano ai grandi maharaja che, nel XX secolo, commissionarono alle celebri maison europee gioielli di grande pregio.

(da agenzie)

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A RISCHIO ANCHE L’ALLEANZA PD-LORENZIN

Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

DOPO LA ROTTURA CON I RADICALI, SI PROFILA UN ALTRO ABBANDONO… LITE SUL SIMBOLO CON LA MARGHERITA GESTITO DAGLI AVVOCATI DEL PARTITO DI RUTELLI

Nuovi guai per la coalizione che si sta costruendo intorno al Pd: dopo il fallimento della trattativa con i radicali di Emma Bonino, scoppia il caso di “Civica popolare”, la lista che fa riferimento ai centristi di Lorenzin e Dellai.
Al centro della querelle il simbolo con la margherita che i civici intendono utilizzare insieme al nome della ministra della salute.
Un fiore reclamato in esclusiva dagli avvocati che gestiscono il simbolo del partito di Rutelli confluito nel Pd.
«La nostra intenzione — spiega Lorenzo Dellai – è servirci del simbolo utilizzato in Trentino nel ’98 che è graficamente diverso dalla Margherita nazionale. Certo è curioso che i liquidatori di un ex partito pongano problemi che riguardano un progetto che guarda al futuro: vediamo in queste ore di fare gli approfondimenti giuridici, ma non riesco a capire la logica».
Sta di fatto che nelle riunioni di queste ore tra i civici popolari si starebbe valutando l’ipotesi di rompere con il Pd e correre da soli.
Per Dellai «sarebbe una scelta autolesionistica», e tuttavia altri — la componente proveniente da Alternativa popolare — spingono per la linea dura e la presentazione autonoma della lista. Mandando così a monte il progetto di coalizione renziana, che a quel punto si limiterebbe a Pd e “Insieme” (i superstiti di Campo Progressista).

(da “La Stampa”)

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CLAMOROSO, BANNON VUOTA IL SACCO E INCASTRA TRUMP. IL RACCONTO DEGLI INCONTRI “SOVVERSIVI” CON I RUSSI PER DANNEGGIARE HILLARY CLINTON

Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

“LA STRADA PASSA ATTRAVERSO PAUL MANAFORT, JARED KUSHNER E DONALD JR”…L’ANTICIPAZIONE DEL GUARDIAN

Ecco la versione di Steve Bannon, ed è destinata a creare gravi imbarazzi: incontri “sovversivi” tra il figlio di Donald Trump ed emissari russi, conversazioni “antipatriottiche” che hanno portato al Russiagate, ed il figlio del Presidente, Don Jr, che adesso rischia “di essere fatto a pezzi in televisione”.
Steve Bannon ha il dente avvelenato: un anno fa era il guru della destra estrema alla casa Bianca, aveva accesso a tutti i meeting più delicati, soprattutto aveva l’orecchio del Presidente.
oi la caduta: fuori dai circoli che contano, dalla stessa Casa Bianca, dal palcoscenico.
A poco gli è servito tentare la risalita appoggiando un candidato estremista alle elezioni per un seggio senatoriale in Virginia.
Contrariamente alle attese, il suo uomo, Roy Moore, è stato azzoppato prima da una serie di accuse di molestie sessuali, poi dal verdetto delle urne. Anche se lo stesso Trump padre, in persona, si era schierato per dargli una mano.
Bannon, nel frattempo, parlava e parlava: incontri su incontri incontri a scopo memorialistico con Michael Wolff, giornalista e scrittore, autore di biografie poco complimentose nei confronti di Rupert Murdoch.
*Il frutto di questo lavoro si intitola “Fire and Fury: inside the Trump White House”, libro che di colloqui con gli uomini della Amministrazione Trump ne raccoglie circa 200.
La settimana prossima uscirà  in tutta l’America, intanto lo ha visionato il “Guardian”.
Il quadro non è edificante: si ha l’impressione di aver a che fare con uno staff ed un presidente che si trascinano, improvvisando, da una crisi all’altra senza un piano preciso, e soprattutto in mezzo a mille scontri e mille guerricciole interne, di quelle che logorano chi il potere ce l’ha.
Un clima di sfiducia reciproca tra cordate e individualità  che non risparmia nemmeno la persona dello stesso Presidente.
Il racconto, logicamente, non comincia con il discorso inaugurale del 20 gennaio 2017, ma dagli ultimi mesi della campagna elettorale.
Da quando, cioè, Bannon assunse il ruolo di capo esecutivo della macchina elettorale del candidato repubblicano ormai in pieno recupero sulla democratica Hillary Clinton.
Bannon, tornato dopo la giubilazione a dirigere il suo sito di destra “Breitbart News”, non ha peli sulla lingua, e infatti usa spesso un linguaggio colorito.
E rivela, tra le altre cose, i dettagli dell’incontro che ebbe luogo nel giugno del 2016 alla Trump Tower. C’erano tutti gli uomini del futuro presidente: il figlio Donald Jr, il genero Jared Kushner, l’allora presidente della campagna elettorale Paul Manafort (oggi in grossi guai proprio per via dell’inchiesta del Russiagate) e l’avvocatessa russa Natalia Veselnitskaya.
Un intermediario, conferma Bannon dopo le rivelazioni del New York Times di qualche tempo fa, aveva promesso materiale che avrebbe incriminato Hillary Clinton.
Si tratta esattamente si quella circostanza per cui il giovane Trump, che ebbe l’insensatezza di scrivere in una email a riguardo “Amo tutto questo”, è stato successivamente messo sotto torchio dagli inquirenti americani.
Nessuno dei partecipanti da parte americana sentì il bisogno di avvertire l’Fbi o l’autorità  giudiziaria che alcuni cittadini russi si stavano immischiando in modo sospetto nella campagna elettorale più importante per gli Stati Uniti.
A riguardo Donald Junior non ha trovato altro da dire se non che il materiale compromettente non venne mai prodotto.
Oggi Bannon ribatte, con fare ironico: “Quei tre pensavano fosse una grande idea quella di incontrare gli emissari di un governo straniero proprio dentro la Trump Tower. Nella conference room al 25mo piano. E senza avvocati al seguito. Anche se uno avesse pensato che non si trattasse di qualcosa di sovversivo, antipatriottico, o di pure cazzate (ed io penso invece che si trattasse di tutto questo), avrebbe avuto comunque il dovere di chiamare immediatamente l’Fbi”.
Continuano le confidenze di Bannon: se proprio una riunione del genere avesse dovuto essere fatta, avrebbe dovuto svolgersi “in un Holiday Inn a Manchester nel New Hampshire, con uno stuolo di avvocati che si dovevano incontrare loro con quella gente”.
Ed ogni informazione avrebbe dovuto essere “passata a Breitbart o qualcosa del genere, o in alternativa a qualche altra pubblicazione più autorevole”. Il fatto è che “è questo lo spessore cerebrale della gente che c’era”.
All’errore di fare quell’incontro se ne sono aggiunti altri, come la decisione di Trump di silurare i capo dell’Fbi James Comey o di immaginare che l’indagine affidata al magistrato indipendente Robert Mueller si sarebbe risolta rapidamente in qualcosa di innocuo.
Al contrario, prevede Bannon: la cosa continuerà  ad ingigantirsi, e si concentrerà  su un elemento ben preciso, il riciclaggio di denaro sporco.
La gente che Mueller si è presa come collaboratore, spiega ancora, è esperta in materia. Ed oggi “la strada per fottersi Trump passa attraverso Paul Manafort, Jared Kushner e Donald Jr. Chiaro come l’acqua”.

(da “Huffingtonpost”)

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PARLAMENTARIE M5S, COME AL SOLITO IL SERVER VA IN TILT

Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

PROROGATO IL TERMINE PER LE AUTOCANDIDATURE FINO ALLE 17, MOLTE PROTESTE

Prorogato fino alle 17 di oggi il termine per presentare le autocandidature alle parlamentarie del Movimento 5 stelle. Il server sarebbe andato in tilt per le tante richieste.
Il blog riferisce che soprattutto nell’ultima ora delle parlamentarie c’è stato un picco di accessi che ha causato rallentamenti al sito e che quindi si è deciso di prorogare i termini per le auto candidature “per poter garantire la più ampia partecipazione”.
In base alle nuove regole del Movimento tutti gli attuali iscritti per potersi candidare e poter partecipare alle votazioni devono iscriversi alla nuova Associazione Movimento 5 stelle. Per farlo è necessario “loggarsi” al M5s con le vecchie credenziali di accesso, poi entrare nella pagina di modifica del profilo ed attendere l’accettazione dell’iscrizione alla nuova associazione: solo dopo queste operazioni è possibile presentare la propria auto candidatura da una pagina di modifica del profilo.
L’operazione insomma è piuttosto lunga ma, assicurano i 5 stelle, è già  accaduto in altre occasioni che l’alto numero di accessi abbia provocato rallentamenti nel sistema.

(da agenzie)

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IL COMUNE DI ROMA NON PRESENTA LA DOCUMENTAZIONE IN TEMPO E NON PUO’ INVESTIRE I SOLDI STATALI PER IL COMPLETAMENTO DELLA METRO C

Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

A ROMA UN TERZO DEI FINANZIAMENTI STANZIATI DA DELRIO PER IL SETTORE, MA LA RAGGI SI ACCONTENTA DI NUOVI TRENI PER LE LINEE A e B

Un’altra grande vittoria per Roma e l’ennesimo successo (il numero 195728) della giunta Raggi.
Dopo decenni le storiche linee A e B della metropolitana della Capitale saranno rimodernate.
Il Ministero dei Trasporti guidato da Graziano Delrio ha infatti stanziato nell’ambito del decreto per le linee metropolitane 425,52 milioni di euro.
Fondi che verranno utilizzati, ha annunciato Virginia Raggi per l’acquisto di 14 nuovi treni per le linee A e B della metro di Roma.
La Capitale assorbe nel complesso quasi un terzo dei finanziamenti stanziati dal Ministero guidato da Delrio per il trasporto rapido di massa.
Il Ministero ha infatti deciso di destinare 1,4 miliardi di euro alle metropolitane italiane. Di questi oltre ai quattrocento che andranno a Roma ci sono i 396 milioni che Milano utilizzerà  per i lavori sulla M4 e sulle piste ciclabili per migliorare la viabilità  nei pressi delle stazioni.
Altri 223 milioni di euro andranno a Torino e serviranno a completare il prolungamento verso Rivoli della linea 1 della metropolitana.
Altri 267,82 milioni di euro andranno a Napoli per la prima fase della Linea 6, Mostra-Arsenale-Deposito Officina Arsenale.
A Genova 137 milioni di euro verranno utilizzati per l’acquisto di 11 treni e per il prolungamento della mettropolitana.
A Firenze 47 milioni di euro saranno destinati per i lavori sulla linea 4, che collegherà  la Leopolda con Le Piagge.
In tutta Italia sono 26 i progetti per cui il Ministero ha stanziato fondi per il completamento. Delrio l’ha chiamata “cura del ferro” ed è particolarmente dedicata ale città  metropolitane che «con un efficace sistema di trasporto pubblico potranno essere comparabili alle migliori città  europee».
Nelle principali città  italiane i soldi verranno utilizzati per lavori di prolungamento della rete metropolitana.
A Roma invece ci si limiterà  ad interventi di adeguamento dell’alimentazione elettrica, impianto idrico e antincendio, banchine di galleria e via cavi e a lavori di manutenzione straordinaria sulla linea A della Metro.
Alla luce di queste cifre il successone della Raggi viene quindi ridimensionato.
Il governo ha dato una mano a Roma (e ad Atac) a fare quello che la municipalizzata dei trasporti non è più in grado di fare.
Non certo per colpa dei 5 Stelle, anche se in 18 mesi il M5S ha fatto di tutto per non trovare una soluzione. Tanto più che le richieste di finanziamenti per l’adeguamento della Metro risalgono ai tempi di Marino.
Inoltre Roma non ha saputo approfittare del decreto per le linee metropolitane per ottenere dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe) i fondi per il completamento dei lavori della Metro C.
Nonostante le numerose ispezioni (e blitz) compiuti dall’assessora alla Mobilità  Linda Meleo non si sa bene cosa succederà  alla terza linea della metropolitana.
La stazione di San Giovanni pare sia pronta ma non viene ancora aperta.
Il piano dei lavori prevede che almeno venga completato il percorso fino al Colosseo e il decreto Delrio sarebbe potuta essere una buona occasione per reperire i fondi per farlo. Ma evidentemente la giunta Raggi aveva “altre priorità ” per migliorare la vita dei romani e dei turisti.
Da luglio il Cipe ha iniziato a sollecitare il Comune per l’ok sull’aggiornamento del quadro economico per la costruzione della metro C.
Sono cinque mesi che dal Campidoglio sulla Metro C tutto tace. Lo Stato, che finanzia l’opera per il 70%, attraverso il ministero delle Infrastrutture ha detto sì; idem la Regione; da Palazzo Senatorio invece nessuna risposta.

(da “NextQuotidiano”)

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LA BUFALA DEGLI IMMIGRATI CHE PORTEREBBERO MALATTIE

Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

ECCO LE BALLE MESSE IN GIRO ARTATAMENTE E LA RISPOSTA DEL’ESPERTA CHE DIRIGE LA ASL 2 DI ROMA

La salute dei migranti che arrivano nel nostro paese è uno degli esempi oggi più eclatanti di quello che Claire Wardle e Hossein Derakhshan, in un recentissimo rapporto pubblicato dal Consiglio d’Europa, chiamano Information disorder, come termine sostitutivo rispetto all’abusato “Fake News”.
Lo è per due ordini di motivi: anzitutto perchè l’accoglienza nei confronti dei migranti, è percepita da molti come una minaccia del proprio status quo, generando paura e quindi odio; secondo, perchè la medicina, e più in generale la scienza, usa un linguaggio spesso complesso, la cui padronanza richiede anni di studio, dal momento che i fenomeni che spiega sono essi stessi complessi.
La conseguenza in questo caso è che risulta difficile comunicare i dati in maniera efficace, per quanto pubblici e facilmente accessibili e verificabili.
Eppure questi dati sulla non-minaccia che i migranti rappresentano per la nostra salute pubblica ci sono e parlano chiaro: primo, i migranti non ci stanno portando malattie infettive.
Le persone che sbarcano sono sane, se non qualche episodio di scabbia e poco altro, ma solo molto vulnerabili, specie se finiscono per vivere in condizioni di povertà  e di non inclusione sociale.
Secondo, il sistema di sorveglianza sanitaria nel nostro paese è solido. Chi sbarca, ma anche chi vive nei centri di accoglienza di diverso tipo, è comunque controllato ed eventualmente curato.
Abbiamo in più di un’occasione provato a fare il punto, dati alla mano e facendoci aiutare da esperti in salute pubblica che si occupano di salute dei migranti in arrivo e in transito, ma dai commenti che abbiamo ricevuto è evidente che non siamo riusciti a essere sempre efficaci nel raccontare come stanno le cose
Fermo restando che quello che ci preme è fare informazione, abbiamo dunque deciso di estrapolare le domande più frequenti da parte dei commentatori de L’Espresso e abbiamo chiesto di rispondere in modo chiaro a ognuna di esse a una persona che si occupa ogni giorno di migranti e della loro salute a Roma, la Dottoressa Pier Angela Napoli, Direttore UOC Tutela degli Immigrati e Stranieri della ASL Roma 2.
Perchè il personale adibito al loro primo contatto porta scafandri bianchi e maschere da scenario di guerra batteriologica?
In molti casi si tratta di immagini di repertorio trasmesse dai telegiornali senza alcun collegamento con situazioni di effettivo rischio infettivologico.
Per quanto riguarda i migranti che sbarcano, i dati diffusi dalla Marina militare in accordo con i dati della sorveglianza sindromica dell’ISS non hanno registrato situazioni reali di allarme, in quanto risultano assenti casi di gravi patologie infettive trasmissibili.
Ci possono essere situazioni che richiedono l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale da parte degli operatori impegnati in attività  di assistenza e soccorso, ma questo rientra tra le normali misure di tutela in ambiente di lavoro previste dalla normativa italiana in presenza di rischi biologici (ai sensi del Decreto 81/2008 e ss.mm.).
Il mio medico di base, il cui ambulatorio è ubicato in un quartiere dove la percentuale di extracomunitari e in particolare africani è altissima, afferma che la maggior parte di questi ultimi non è vaccinata e che da qualche tempo si assiste alla ricomparsa di malattie un tempo da noi debellate. Come la mettete?
Gli stranieri arrivano in Italia sani, perchè chi è malato non riesce ad affrontare il viaggio nè ha la forza di investire in un progetto migratorio che si nutre essenzialmente di buona salute e attitudine al lavoro. A conferma di ciò, si registra a tutt’oggi una bassissima prevalenza delle patologie infettive di importazione, oltretutto con rischi minimi di trasmissione alla popolazione ospite, in assenza di vettori o comunque di condizioni favorenti il contagio. Anche i dati del sistema di sorveglianza sindromica dell’ISS non hanno evidenziato, in questi anni, alcuna situazione di reale emergenza sanitaria, nemmeno tra i profughi e i richiedenti asilo che sbarcano sulle nostre coste e che soggiornano nei centri di accoglienza distribuiti sul territorio nazionale.
Diverse indagini pubblicate dall’Istat e gli indicatori del Rapporto Osservasalute ci consegnano l’immagine di una popolazione “normale”, del tutto estranea agli esotismi sanitari, solo più esposta alle insidie della marginalità .
I controlli ci saranno anche ma quelli che sbarcano senza essere neppure fermati non sono fantasmi. Oltretutto vivono in città  e nei parchi in condizioni di igiene inammissibili sia italiani che extracomunitari.
I migranti che si vedono per le strade a fare niente tutto il giorno, quelli come li controllate?
Nella nostra esperienza, accade talvolta di dover assistere persone che si trovano in situazioni di estremo bisogno, a tal punto da non riuscire nemmeno a raggiungere i servizi sanitari. E in questi casi, un approccio di offerta proattiva mediante impiego di unità  mobili si rivela altamente efficace nell’ottenere significativi impatti sulla salute.
A tale riguardo, particolarmente significativa è stata l’esperienza condotta dalla mia ASL, in stretta collaborazione con l’INMP (Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti ed il contrasto delle malattie della Povertà ), la Croce Rossa e altre associazioni del privato sociale, sul fronte dell’assistenza alle popolazioni migranti in transito. A seguito degli sbarchi, si è registrato negli ultimi anni a Roma un aumento di migranti in transito (anche solo per pochi giorni) nel nostro Paese, molti dei quali intenzionati a richiedere asilo in altri Stati UE e diretti verso il Nord Europa. Per tale ragione, è stato sviluppato un piano di intervento, attraverso un importante lavoro di rete, che ha previsto l’invio di èquipe sociosanitarie composte da medici, infermieri e mediatori culturali, per offrire attivamente visite, medicazioni, fornitura di farmaci, oltre che beni di prima necessità , direttamente nei luoghi di aggregazione spontanea. Nel biennio 2014-2015, sono stati visitati circa 12 mila persone, in prevalenza maschi (88%) e giovani (età  media 22 anni), provenienti da Eritrea e Somalia. Sono state riscontrate maggiormente patologie dermatologiche non gravi e facilmente curabili (soprattutto scabbia e foruncolosi), comuni infezioni delle prime vie aeree e sindromi influenzali. Inoltre, nel 2014 sono stati segnalati 21 casi di malattie infettive sistemiche (pari allo 0,5% della casistica totale). Per quanto riguarda la tubercolosi polmonare, nessun caso è stato registrato nel 2014, e 2 soli casi nel 2015.
Esperienze analoghe sono state realizzate anche in altre città , ad es. a nel biennio 2013-14 dal Comune di Milano, in collaborazione con la ASL e diverse organizzazioni del privato sociale (City Angels, Save the Children, Naga, Medici Volontari Italiani, Opera San Francesco, GrIS Lombardia).
E la tubercolosi? Erano 70 anni che in Italia era stata debellata, oggi si ripresenta!
La tubercolosi è una malattia che in Italia era quasi scomparsa, grazie al miglioramento delle condizioni di vita, e che oggi ritorna con l’aumento diffuso della povertà . In questo senso, si può dire che la tubercolosi è una malattia infettiva solo a metà , in quanto il germe attecchisce più facilmente se trova condizioni di precarietà  abitativa, scarsa igiene e malnutrizione.
Peraltro, i dati epidemiologici resi pubblici da Ministero della salute rivelano che l’incidenza della tubercolosi negli ultimi anni è in calo, anche tra gli immigrati: dal 2006 al 2016 i tassi si sono quasi dimezzati, passando da 84 a 45 su 100.000 stranieri residenti (Ministero della salute — dati Osservasalute in press). Questo vuol dire che non siamo di fronte a un’epidemia montante e che i sistemi di sorveglianza sanitaria e di presa in carico attivi nel nostro Paese si dimostrano in grado di controllare il fenomeno.
Inoltre, nello stesso periodo, non si è registrato a carico degli italiani alcun aumento dei casi di tubercolosi.
Ma se l’Africa è piena di malati di AIDS come facciamo a pensare che queste persone arrivino sane qua?
Se si considerano i casi di AIDS relativi a stranieri residenti in Italia, si osserva che, dopo un primo aumento dei livelli di malattia dal 1992 al 1995, si è passati da 58 casi su 100.000 stranieri (in particolare maschi, più colpiti rispetto alle donne) a 7 nel 2016. Tale inversione di tendenza si deve essenzialmente a due ragioni concomitanti: da una parte, l’arrivo delle terapie efficaci e, dall’altra, la possibilità  per gli immigrati di usufruirne, grazie a una normativa che permette anche agli irregolari di accedere ai servizi
La disponibilità  di cura è in grado di arrestare la progressione dalla sieropositività  alla malattia conclamata, ma riduce anche la diffusione dell’infezione, in quanto i pazienti trattati hanno una carica virale più bassa. Si sottolinea comunque la necessità  di mantenere alto il livello di attenzione e di utilizzare le misure di prevenzione e protezione individuale.
Ho portato mia figlia con un piccolo taglio da suturare al pronto soccorso di un notissimo ospedale romano. Ero incinta e mi hanno detto: lei qui non può stare, abbiamo un immigrato con l’ebola che gira nel reparto. Però se vuole ci lasci la bambina. Surreale, a dir poco. Come la mettiamo?
Il rischio Ebola nel nostro Paese è difficilmente ricollegabile all’immigrazione: il breve tempo di incubazione (mediamente 8-10 giorni) fa sì che l’infezione, qualora presente, si manifesti piuttosto precocemente e con ogni probabilità  prima dell’arrivo in Italia. Questo anche in considerazione del fatto che molti migranti sbarcano in Italia dopo aver affrontato lunghi viaggi, attraverso Paesi attualmente non toccati dall’epidemia.
In ogni caso, le misure di sorveglianza sanitaria predisposte dal Ministero della Salute hanno la funzione di controllare e gestire al meglio il rischio di diffusione della malattia sul territorio nazionale
In Italia abbiamo sempre avuto le zanzare e ci abbiamo convissuto tranquillamente, mentre oggi è diverso! E poi Chikungunya non mi sembra un nome italiano…chi volete che l’abbia portata?
In Italia, la prima epidemia si è verificata nel 2007 in Emilia Romagna, e adesso (a distanza di dieci anni) si sono registrati nuovi casi nel Lazio. È una malattia legata ai viaggi e non in maniera specifica alla migrazione anche per il breve periodo di tempo (circa 7 giorni) durante il quale un malato può infettare la zanzara (che a sua volta potrebbe trasmettere l’infezione ad una persona sana). Altre considerazioni sono il numero limitato di casi di Chikungunya importati, la non severità  del quadro clinico, l’assenza di epidemie tra i migranti. Infine, è una malattia che si contrasta efficacemente con le precauzioni generali per difendersi dalle punture di zanzara, unitamente a un’efficace disinfestazione ambientale.
Perchè noi ci dobbiamo vaccinare contro queste malattie quando andiamo nei loro paesi?
Quando si visitano Paesi in cui sono presenti, in forma endemica, malattie infettive prevenibili con vaccino, è opportuno (in alcuni casi, come la febbre gialla, è un requisito per ottenere il visto d’ingresso) vaccinarsi per evitare di contrarle. Esistono protocolli internazionali da seguire in relazioni ai paesi visitati, e servizi di medicina dei viaggi presso le ASL cui rivolgersi per avere informazioni ed essere vaccinati.
Andatelo a dire ai genitori della bimba morta di malaria!
La malaria è una malattia in larga misura importata in Italia con il turismo, e non si diffonde in Italia per assenza di vettori. Si possono verificare dei casi isolati, non direttamente ricollegabili a viaggi in Paesi endemici, per i quali le indagini epidemiologiche non siano riuscite a identificare con certezza la fonte d’infezione; in queste rare situazioni (se ne sono contate poche unità  negli ultimi 5 anni), vengono formulate diverse ipotesi collegate all’arrivo accidentale della zanzara infetta (all’interno di bagagli), spesso in prossimità  di aeroporti, o all’acquisizione attraverso mezzi artificiali (trasfusioni, trapianti, contaminazioni nosocomiali).
Si tratta di una malattia curabile e da cui si guarisce nella stragrande maggioranza dei casi. È importante porre tempestivamente il sospetto diagnostico, in presenza di sintomatologia tipica. A tale riguardo, le ultime linee guida elaborate dall’INMP, dall’ISS e dalla SIMM, sui controlli sanitari da effettuare nei confronti dei migranti allo sbarco o presso i centri di accoglienza, raccomandano la ricerca attiva di segni e/o sintomi suggestivi di malaria (in particolare febbre) in persone che riferiscono di aver vissuto o viaggiato in aree a endemia malarica. Questo, al fine di attuare una sorveglianza sanitaria in grado di intercettare efficacemente i casi e curarli efficacemente.
Perchè dovremmo fidarci di quello che ci racconta l’istituto superiore di sanità  e dei vostri dati?
Dobbiamo fidarci, perchè si tratta di flussi informativi consolidati e gestiti da istituzioni sanitarie pubbliche che agiscono secondo modalità  trasparenti, all’interno di sistemi di raccolta con obbligo di notifica delle malattie infettive da parte di tutti i medici del Servizio sanitario nazionale.

(da “L’Espresso”)

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IL GARANTE DELLA PRIVACY: ROUSSEAU SA COME VOTANO GLI ISCRITTI M5S

Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

L’AUTORITHY DENUNCIA: “SOFTWARE OBSOLETI, VOTI TRACCIABILI E DATI PERSONALI A RISCHIO”… L’AMMINISTRATORE E’ IN GRADO DI SAPERE COME VOTA CIASCUN UTENTE

«I voti espressi tramite le funzionalità  di e-voting offerte dalla piattaforma, infatti, vengono archiviati, storicizzati e restano imputabili a uno specifico elettore anche successivamente alla chiusura delle operazioni di voto, consentendo elaborazioni a ritroso con — in astratto — la possibilità  di profilare costantemente gli iscritti»: sta in queste poche righe tratte dal provvedimento del Garante della Privacy su Rousseau tutto il sunto della situazione paradossale in cui si trova la democrazia diretta nell’era di Beppe Grillo e Davide Casaleggio.
Il garante spiega che l’admin del sistema di voto è in grado di sapere come ciascun utente vota «sulla base di ogni scelta o preferenza espressa tramite il “sistema operativo” (siano esse relative alla scelta di un candidato ovvero all’approvazione di un’iniziativa politica o legislativa); ciò senza che sia previsto un meccanismo di anonimizzazione o pseudonimizzazione ex post (se non immediatamente dopo l’espressione del voto almeno alla conclusione delle votazioni e delle relative verifiche), e senza che sia previsto un termine, decorso il quale, le informazioni riferibili ad interessati vengano rimosse o trasformate in forma anonima».
Il Garante per la privacy lo scorso 21 dicembre ha emesso un provvedimento con annesse prescrizioni a Beppe Grillo e alla Casaleggio associati: i sistemi di sicurezza dei siti di riferimento del M5S – viene spiegato – sono vulnerabili e quindi i dati personali degli attivisti sono a rischio. E la gestione dei portali non garantisce la segretezza del voto online. Questo in seguito a due attacchi hacker effettuati, secondo l’accusa della Casaleggio, da “sicari informatici”.
Da lì — e dagli esposti di alcuni attivisti — nasce l’istruttoria del Garante Antonello Soro, che con riferimento al database Rousseau, svela: «L’esame delle predette tabelle ha mostrato come l’espressione del voto da parte degli iscritti, in occasione della scelta di candidati da includere nelle liste elettorali del Movimento o per orientare altre scelte di rilevanza politica, venga registrata in forma elettronica mantenendo uno stretto legame, per ciascun voto espresso, con i dati identificativi riferiti ai votanti».
A ciascun voto espresso è associato il numero telefonico dell’iscritto al Movimento. Casaleggio il 5 ottobre 2017 ha sostenuto che si tratta di   «Una questione di sicurezza».
Cosa rischiano Rousseau e i grillini per la scoperta del garante della privacy?
Una multa, spiega oggi la Stampa, che può arrivare alla somma da seimila a trentaseimila euro; in caso venisse confermata la violazione nel trattamento di dati personali, i gestori grillini rischierebbero un’altra sanzione da diecimila a centoventimila euro.
Ma più che le multe qui è in discussione il modo in cui è stato gestito il sito di Beppe Grillo in questi anni e la sua sicurezza
a) il portale web del Movimento 5 Stelle e parte della piattaforma Rousseau sono stati realizzati avvalendosi di un prodotto software, il CMS Movable Type che, nella versione Enterprise 4.31-en, è risultata affetta da indiscutibile obsolescenza tecnica (il produttore individuava nel 31 dicembre 2013 la data di “fine vita” delle versioni 4.3x). Il blog www.beppegrillo.it utilizza invece una versione del CMS Movable Type ancora più risalente (versione 3.35), con la quale la registrazione delle password avveniva in chiaro.
Le obsolescenze dei CMS (sistemi di gestione dei contenuti), oltre a esporre i dati personali trattati a rischi di accesso abusivo (rischi derivanti dalle vulnerabilità  informatiche già  note e segnalate dallo stesso produttore), ha condizionato l’efficacia di alcuni accorgimenti tecnici adottati successivamente dall’Associazione a seguito delle intrusioni informatiche; ad esempio il portale non realizzava policy efficaci sulla qualità  delle password, ammettendo l’uso di password banali, facilmente esposte alla decifrazione e ad attacchi di tipo brute force anche in modalità  interattiva online;
b) i vulnerability assessment commissionati dall’Associazione Rousseau hanno evidenziato una serie di criticità  cui sarebbe stato possibile porre rimedio avvalendosi di una metodologia di sviluppo del software maggiormente strutturata, che avesse contemperato la tempestività  realizzativa delle nuove funzionalità  con una attenta valutazione e prevenzione dei rischi informatici.
In proposito si osserva che il nuovo Regolamento generale riconosce come la protezione dei dati personali debba essere perseguita individuando misure a protezione dei dati sin dalla fase di progettazione dei sistemi informativi con cui si realizzano i trattamenti (c.d. approccio basato sulla “Data protection by design” — cfr. art. 25 Regolamento UE 2016/679 “Protezione dei dati fin dalla progettazione e protezione per impostazione predefinita”);
E ieri si è intanto aperto un altro fronte. Thomas Fox Brewster, esperto di sicurezza informatica per la rivista americana Forbes, su Twitter si è chiesto «Perchè il sito usa un codice che raccoglie le email degli utenti memorizzate sui browser dei loro computer?».
Il riferimento è a un lavoro di «WebTap», il progetto dell’Università  di Princeton che monitora i siti web per capire se e come raccolgono i dati degli utenti online e in che modo li utilizzano.
Spiega oggi il Corriere:
La piattaforma accademica statunitense ha studiato – per ovvie ragioni statistiche – il primo milione di siti più consultato del mondo: tra questi, sostengono loro, ce ne sono 1.110 (lo 0,11%) che estraggono le email di chi apre la loro homepage, compreso il sito beppegrillo.it. Secondo gli analisti di Princeton tutti questi siti web – diversi quelli dell’Est Europa, soltanto nove con dominio .it – hanno incorporato all’interno delle loro pagine un insieme di comandi che permettono di accedere ai gestori di password dei browser (come Chrome, Firefox, Safari, Internet Explorer) delle persone che visitano il sito del leader del Movimento 5 Stelle.
Queste stringhe sono state in realtà  pensate per memorizzare alcuni tipi di dati (indirizzi di posta elettronica, username, chiavi di accesso per esempio), evitando così di ripetere ogni volta il comando. «A prima vista sembra un modo per collezionare di nascosto indirizzi di mail da spammare.
O peggio», cinguetta l’esperto Paolo Attivissimo a chi gli chiede di cosa potrebbe trattarsi. Per «Web Tap» (che sta per «Princeton Web Transparency & Accountability Project») il codice intercetterebbe soltanto la posta elettronica, ma potenzialmente lo script – come dimostra una prova effettuata dal Corriere della Sera – sarebbe in grado di estrarre anche la password collegata.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Grillo | Commenta »

PERCHE’ LA RAGGI CHIEDE IL GIUDIZIO IMMEDIATO SUL CASO MARRA

Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

COSI’ POTRA’ SALTARE L’UDIENZA PRELIMINARE DEL 9 GENNAIO E LA DECISIONE DI RINVIO A GIUDIZIO NEL PIENO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

Virginia Raggi ha annunciato oggi su Facebook di aver chiesto il giudizio immediato nel processo che la vede accusata di falso per la nomina di Renato Marra al dipartimento per il Commercio.
La scelta della sindaca le consente così di saltare l’udienza preliminare già  fissata per il 9 gennaio, dove il Giudice per l’Udienza Preliminare avrebbe dovuto decidere se rinviarla a giudizio o no.
Con questa scelta la sindaca varia a sorpresa la strategia processuale nella vicenda dei Marra, scaturita dalla nomina di Raffaele poi arrestato per corruzione e a sua volta già  a giudizio con Scarpellini.
Ciao a tutti,
volevo informarvi che ho chiesto al Tribunale di Roma il giudizio immediato nel procedimento aperto nei miei confronti dalla procura capitolina. Desidero che sia accertata quanto prima la verità  giuridica dei fatti.
Sono certa della mia innocenza e non voglio sottrarmi ad alcun giudizio. Ho piena fiducia nella giustizia e credo fermamente che la trasparenza sia uno dei valori più importanti della nostra amministrazione.
Perchè la Raggi opta per il giudizio immediato saltando l’udienza preliminare nella quale aveva anche la possibilità  di ottenere l’archiviazione?
Il giudizio immediato è “un rito speciale dibattimentale non premiale attivabile unilateralmente dal Pubblico Ministero o dall’imputato che — saltando l’udienza preliminare — perviene direttamente al giudizio previa verifica solitaria del Giudice per le indagini preliminari delle condizioni di legge e che, in caso positivo, emette il decreto di citazione a Giudizio“.
Innanzitutto, con il giudizio immediato Virginia Raggi potrà  così saltare una prima “sentenza” che la riguarda: non ci sarà  un giudice che in piena campagna elettorale dirà  che la Raggi deve essere rinviata a giudizio per falso e questo non potrà  che far piacere a chi segue la corsa alle urne per il M5S.
In secondo luogo, nelle cronache romane in questi giorni si raccontava che l’orientamento riguardo l’udienza preliminare fosse pessimista: in Campidoglio, secondo i sussurri raccolti dai giornalisti, non si confidava molto nella possibilità  che il caso della sindaca venisse archiviato.
In ultimo, i giuristi spiegano che il giudizio immediato è un chiaro messaggio al giudice e al pubblico ministero: significa che l’imputato non teme il processo.
Poi si spiega anche altro: la possibilità  nel caso di chiedere anche il giudizio abbreviato:
A onor del vero i casi di richiesta da parte dell’indagato, però, sono piuttosto rari (qualora egli abbia gli elementi che dimostrano l’infondatezza dell’accusa è sicuramente più prudente portarli alla valutazione del Giudice durante l’udienza preliminare che potrà  emettere una Sentenza di non luogo a procedere).
La fissazione del Giudizio Immediato dà  la possibilità  all’imputato di chiedere il Giudizio Abbreviato qualora non intenda affrontare il dibattimento che — come noto — (non prevede alcun sconto di pena nel caso di condanna).
Giudizio abbreviato che — oggetto della prossima nota — è un rito speciale predibattimentale premiale.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Giustizia | Commenta »

DI MAIO SCAPPA DAI COLLEGI UNINOMINALI? BIG M5S SOLO NEL LISTINO BLOCCATO

Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

MA ALLORA CHI VA ALLE SFIDE SINGOLE?… “CHE FIGURA FACCIAMO SE DI MAIO DOVESSE PERDERE NEL SUO COLLEGIO IN CAMPANIA?”

La Stampa in un articolo a firma di Ilario Lombardo racconta oggi che Luigi Di Maio si candiderà  solo nel listino bloccato, quello dei cosiddetti «nominati» che a un partito che viaggia attorno al 30% garantirà  un bel po’ di posti.
Si terrà  lontano, dunque, dalla sfida troppo insidiosa dei collegi, che il Rosatellum prevede nel suo mix tra maggioritario e proporzionale
Almeno fino a ieri sera, quando abbiamo ricevuto conferma dal M5S di questa notizia, era così. A sondare gli umori dei parlamentari grillini uscenti, le nuove regole non sarebbero poi così male. E una ragione di questo entusiasmo c’è: tutti potranno ricandidarsi nel listino blindato del plurinominale. Con una garanzia di eleggibilità  maggiore che se fossero finiti nel collegio uninominale. Esattamente come Di Maio e gli altri volti noti del M5S e con buona pace della battaglia sulle preferenze.
Certo, dovranno comunque passare dalle parlamentarie, aperte anche ai neo-iscritti che formalizzeranno l’appartenenza al M5S entro oggi, data ultima per chiudere le autocandidature, ma tenersi al riparo dalla lotteria dell’uninominale, dove la battaglia si fa voto per voto sul territorio, fa tirare un primo sospiro di sollievo.
La fuga dai collegi era un epilogo abbastanza previsto tra i 5 Stelle, consapevoli del proprio debole radicamento.
In un primo momento si era pensato di duplicare la candidatura, sia nel collegio sia nel listino bloccato, usando quest’ultimo come paracadute. Ma poi il ragionamento ai vertici del M5S è stato questo: «Metti caso che Luigi (Di Maio, ndr) perde nel suo collegio in Campania ma viene comunque eletto nel plurinominale, che figura faremmo con un candidato premier che ha perso la sfida contro il suo avversario diretto?».
La decisione sembra abbastanza incomprensibile a prima vista.
Le nuove regole del M5S prevedono che la candidatura possa essere doppia, ovvero sia nell’uninominale che nel proporzionale. Logica poi vorrebbe che il candidato nei collegi uninominali fosse scelto in modo da attirare voti e attenzione sulla sfida, attraverso l’uso di personalità  già  conosciute dal grande pubblico: un motivo per aprire alla cosiddetta “società  civile” come ha fatto Di Maio nell’annuncio sulle nuove candidature, ma anche per mandare nelle sfide dell’uninominale i parlamentari che in questi anni sono andati nei dibattiti televisivi e hanno coltivato la propria immagine su Facebook, proprio per dare più chances di vittoria nel collegio, utilizzando il paracadute del proporzionale in caso di sconfitta.
Invece secondo quanto scrive La Stampa il M5S sta pensando di fare il contrario:
In effetti, in caso di vittoria di Di Maio, l’Italia potrebbe trovarsi un altro presidente del Consiglio nominato da un Parlamento composto sulla base di una legge che non permette di scegliere direttamente il parlamentare, e selezionato sulla base di primarie da poche migliaia di clic.
Effetti del Rosatellum ma anche di una precisa strategia interna del M5S che evita i collegi, preferendo per il proprio leader quei listini bloccati che per anni aveva definito incostituzionali.

(da “NextQuotidiano”)

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