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PARAGONE: DALLE STALLE DELLA LEGA ALLE 5 STELLE

Gennaio 4th, 2018 Riccardo Fucile

IL CAMPIONE DEI POPULISTI SCENDE IN CAMPO CON I GRILLINI: NON AVEVA IMPEGNI, LA7 AVEVA CANCELLATO “LA GABBIA”… ENTRATO IN RAI IN CONTO LEGA, AVEVA ABBANDONATO IL CARROCCIO QUANDO IL MARE SI FACEVA TROPPO MOSSO

Qualche giorno fa Gianluigi Paragone ci spiegava su Facebook che il nuovo regolamento del M5S varato da Beppe Grillo ha lo scopo di “stringere i bulloni” del partito per portare in Parlamento “persone che credono realmente in una battaglia che è di antisistema”.
Una battaglia che — come casualmente dice sempre lui — è quella di “rovesciare il paradigma macroeconomico”.
E chi meglio di Paragone quindi per portare avanti la battaglia del MoVimento 5 Stelle?
A quanto pare nessuno visto che secondo alcune indiscrezioni Paragone potrebbe essere uno dei candidati del MoVimento 5 Stelle alle prossime politiche.
Per farlo dovrà  prima superare la formalità  della lotteria dei click delle Parlamentarie.
Lui al momento non si sbilancia troppo e si limita a scrivere “se son rose fioriranno, se son stelle brilleranno”.
Ad ogni buon conto questa mattina Paragone ha cambiato l’immagine di copertina della sua pagina Facebook, che ora sfoggia una foto dal palco di Italia a 5 Stelle di Rimini. Giusto per ricordare che è stato lui a condurre la kermesse pentastellata che ha incoronato Di Maio candidato premier.
E fra un paio di giorni il conduttore de La Gabbia sarà  a Marghera (Venezia) a presentare il suo ultimo libro assieme al candidato premier del 5 Stelle Luigi Di Maio.
Gianluigi Paragone del resto al momento è libero da impegni. La 7 ha deciso di cancellare dal palinsesto La Gabbia sostituendolo con Non è l’Arena di Giletti.
Niente di meglio da fare quindi che tentare la sorte in Parlamento.
Tanto più che il nuovo regolamento tanto lodato dal nostro apre alle candidature di esponenti della cosiddetta società  civile. Anche chi non ha uno specchiato passato da attivista a 5 Stelle ed anzi ha avuto qualche contatto con altri partiti può aspirare ad un posto al sole sotto le stelle di Grillo
E Paragone di contatti ne ha avuti parecchi.
È stato infatti direttore de La Padania, il defunto quotidiano della Lega Nord finanziato con i soldi pubblici e poi fallito.
Chissà  cosa ne diranno gli attivisti, da sempre pronti ad attaccare quei giornali “colpevoli” di godere dei finanziamenti pubblici all’editoria.
La vicinanza alla Lega ha consentito a Paragone di essere nominato in Rai, prima alla vicedirezione di Rai1 e successivamente a quella di Rai2, sempre in quota Lega Nord. Fatto curioso: Paragone non è mai stato un giornalista Rai.
Nel 2011 però ci fu la rottura. Umberto Bossi “scomunicò” Paragone invitando i leghisti a disertare il suo “L’ultima Parola”.
Durante una puntata della trasmissione, il deputato PDL Giorgio Stracquadanio accusò apertamente Paragone di “salire sul carro dei vincitori”. Fino ad allora era stato un semplice Carroccio, oggi potrebbe essere la vettura sportiva del “rally per l’Italia” di Di Maio.
Lui sostiene di essersi messo in pari con la politica dicendo che non è da tutti “lasciare un contratto a tempo indeterminato” e che dopo essere stato fatto fuori dalla Rai “non ha più debiti con il Palazzo”
Le cronache ci ricordano che all’epoca l’allora maggioranza di centrodestra navigava in cattive acque e il dietrofront di Paragone è sembrato il tentativo di abbandonare la nave prima che si schiantasse contro gli scogli dell’austerity.
Meglio criticarla da fuori che avere rapporti con il governo che non ha saputo affrontarla e lo ha piazzato in Rai.
Raggiunta la salvezza a La 7 Paragone ha potuto continuare a portare avanti un’agenda ispirata al nuovo leghismo di Matteo Salvini.
In questi anni La Gabbia è diventato il punto di riferimento di tutti quelli che vogliono ribellarsi ai Poteri Fortiâ„¢, che si chiamino Unione Europea, banche o Partito Democratico.
Profeta e portavoce di un nazionalismo d’accatto che strizza tutti e due gli occhi ai sovranisti Paragone si è molto impegnato a spiegare i nefasti effetti del piano organizzato d’invasione per la sostituzione del Popolo Italiano ordito niente meno che da Laura Boldrini.
Euro? Globalizzazione? Gasdotto Tap? Critiche alla legge sui vaccini obbligatori? C’è tutto. Paragone andò a Pesaro a parlare ai 15 mila Free Vax, su FQ Millennium — il magazine del Fatto Quotidiano — se la prese con i professoroni che incarnavano il Sapere.
Perchè Paragone è il paladino dell’uomo della strada, l’eroe televisivo del populismo spicciolo di chi si oppone per principio a tutto quello che non capisce.
Paragone si sarebbe trovato benissimo con Salvini, condividono molte idee. Però ormai con la Lega la storia d’amore è finita, non restava che il Movimento 5 Stelle.
Sarà  la volta buona?

(da “NextQuotidiano”)

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“SALGA A BORDO, CAZZO”: E DE FALCO SI IMBARCA SULLA NAVE A CINQUESTELLE

Gennaio 4th, 2018 Riccardo Fucile

NELLA CAMPAGNA ACQUISTI DEL M5S C’E’ ANCHE L’EROE DELLA COSTA CONCORDIA..   DI QUALE SIA IL SUO PENSIERO NON SI SA NULLA

Tra i volti noti che si apprestano a salpare sulla nave del M5S spunta anche quello di Gregorio De Falco. Per tutti De Falco è “l’eroe della Costa Concordia”, l’ufficiale della Marina Militare che intimò a Francesco Schettino di risalire a bordo della nave rimasta incagliata negli scogli di fronte all’Isola del Giglio.
Secondo il Corriere della Sera è probabile che de Falco possa essere candidato al Senato a Livorno, città  dalla quale la notte del 13 gennaio 2012 ha coordinato le operazioni di soccorso per i naufraghi della Concordia.
§L’anti-Schettino, l’eroe che in quella tragica notte pronunciò la fatidica frase “salga a bordo, cazzo”, ha rappresentato per tutti l’Italia migliore.
Da una parte c’era un Comandante che per una folle bravata aveva fatto schiantare una nave da crociera sugli scogli, dall’altra invece l’Italia onesta, che lavorava e che aveva ben chiaro quale fosse il senso del dovere.
Schettino stava scappando dalla nave e dalle sue responsabilità , il Comandante De Falco lo spronava a prendersi le sue responsabilità , quella frase colorita «era l’invito a un recesso attivo, a una desistenza volontaria dal reato, affinchè l’autorità  potesse riprendere in mano il coordinamento dei soccorsi» spiegherà  De Falco qualche anno dopo.
De Falco ha sempre spiegato che se Schettino avesse seguito il suo consiglio e avesse esercitato la sua autorità  nella gestione dei soccorsi si sarebbero potute salvare anche le 32 vittime del disastro.
Anzi, secondo De Falco se Schettino fosse risalito a bordo gli italiani lo avrebbero accolto come un eroe, nonostante le sue responsabilità  nella tragedia.
Le cose sono purtroppo andate diversamente. De Falco ha anche dovuto “subire” l’onta di   un trasferimento a Napoli che per molti — lui compreso — è stata una rimozione dagli incarichi operativi.
La Marina però ha sempre negato spiegando invece che si trattava di un normale avvicendamento e non di una misura punitiva. De Falco fece anche un ricorso al Tar, ma perse.
Sfortunato quel paese che ha bisogno di eroi
In questi cinque anni, a parte le recriminazioni sul suo trasferimento a Napoli, De Falco si è tenuto distante dai riflettori.
Ora invece la scelta di salire a bordo della nave pentastellata che proverà  a vincere le prossime elezioni politiche. L’entusiasmo degli attivisti a 5 Stelle è al massimo.
C’è addirittura chi ci spiega che “gli altri” candidano Schettino al ministero della difesa. Come ogni partito che si rispetti il M5S ha bisogno di volti noti e non di emeriti sconosciuti.
E cosa c’è di meglio, nella battaglia manichea tra bene e male — tra buoni e cattivi — che sono diventate le prossime elezioni che candidare uno dei buoni?
Fedele servitore dello Stato, ligio al dovere, fustigatore dei pusillanimi e dei codardi De Falco è l’uomo giusto per rappresentare i valori del M5S.
Del resto una delle prime azioni “eclatanti” dei neoeletti deputati a 5 Stelle non fu quella di salire sul tetto di Montecitorio per difendere la Costituzione?
E in fondo chi meglio di un Comandante di fregata potrà  spiegare ai 5 Stelle come aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno?
Certo, sarebbe interessante sapere quali idee politiche ha De Falco. Cosa ne pensa ad esempio dell’immigrazione o di uno qualsiasi dei temi della politica italiana?
Perchè “salga a bordo, cazzo” è un bellissimo slogan, ma gli elettori dovrebbero poter aspirare a qualcosa di più.
Magari a sapere come governerebbe il Paese. Ma nella democrazia diretta da Grillo non c’è spazio per questi dettagli. A quelle cose ci pensano Grillo e Casaleggio.
Gli eletti devono solo portare voti.

(da “NextQuotidiano”)

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CI SARA’ UN FUNERALE UNICO PER ALEX E LUCA, I FIDANZATI MORTI INSIEME PER LE ESALAZIONI DI MONOSSIDO

Gennaio 4th, 2018 Riccardo Fucile

ARZIGNANO, LE PAROLE DI DON CASTEGNARO: “VIVIAMO IL DRAMMA DI DUE GIOVANI MORTI IN MONTAGNA, NON MI INTERESSA IL LORO ORIENTAMENTO”

È previsto un funerale unico per l’addio di Alex Ferrari e Luca Bortolaso, i due ragazzi vicentini di 21 anni, fidanzati da più di un anno, che sono morti martedì per le esalazioni di monossido di carbonio in una villetta di montagna a Ferrara di Monte Baldo (Verona), dove stavano trascorrendo le vacanze natalizie assieme a due amiche, loro coetanee, una residente in provincia di Verona e l’altra di Mantova.
Per volere dei familiari il rito funebre si terrà  domani pomeriggio, 5 gennaio, ad Arzignano (Vicenza), nella chiesa di San Giovanni Battista.
Le due parrocchie di provenienza dei ragazzi, (Bagnolo di Lonigo, quella di Luca, e la frazione di San Bortolo di Arzignano, quella di Alex) sarebbero state troppo piccole per ospitare la folla di parenti, amici e conoscenti che arriveranno da tutto il vicentino per dare ai due ragazzi l’ultimo saluto.
Anche se il rapporto tra la Chiesa e le coppie omosessuali sia a volte conflittuale, differente da caso a caso anche in base alla sensibilità  delle persone coinvolte, don Roberto Castegnaro, che domani terrà  il funerale, ha chiara quale sia la priorità : “Vivremo la triste giornata di domani come il saluto a due ragazzi giovani morti in montagna. Non ho conosciuto Luca e Alex, sono qui da poco e ho cinque parrocchie da gestire. Ho accettato di tenere la funzione e solo dopo ho saputo che si trattasse di una coppia omosessuale, ma per me non cambia nulla. Ripeto, è il dramma di due esistenze spezzate troppo presto e dovrò impegnarmi per diffondere il messaggio di fede in un momento così tragico”.
Ad ascoltarlo, domani nella chiesa di Arzignano, ci saranno molti giovani.
“Penserò all’omelia solo dopo aver conosciuto e parlato con la famiglia di Luca, che incontrerò questo pomeriggio. In base a questo sceglierò dai testi sacri le letture che possano aiutare a confortare chi domani sarà  a piangere la scomparsa di questi due ragazzi”
A ricordare l’amico Luca il cantante Marco Carta. In un post su Facebook ha detto che di lui gli resteranno impressi “il sorriso e la dolce timidezza”.

(da agenzie)

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SACCHETTI BIO A PAGAMENTO, L’EUROPA NON C’ENTRA UNA MAZZA

Gennaio 4th, 2018 Riccardo Fucile

CINQUE MOTIVI PER CUI IL GOVERNO HA FATTO UN GRAN CASINO

Leggendo — e osservando in rete — della rivolta dei consumatori sull’obbligo di pagare i nuovi sacchetti biodegradabili per i prodotti ortofrutticoli, mi sono chiesta ripetutamente perchè una misura dalle conseguenze non troppo drastiche sui portafogli dei cittadini abbia scatenato un’ira così elevata.
I giornali in questi giorni sono pieni, come sempre d’altronde, sia di cronache di altre misure inique verso i consumatori (basti pensare ai rincari autostradali, o alle compagnie telefoniche che hanno di fatto aumentato le tariffe dell’8% introducendo la bolletta a 28 giorni), sia di notizia tragiche verso cui la nostra esistenza dovrebbe forse essere più fruttuosamente catalizzata (leggevo, tra l’altro, sgomenta, della carestia che sta colpendo il Venezuela e causando la morte di fame di centinaia di bambini. Vicenda che rendeva ai miei occhi l’ossessione sul sacchetto un po’ assurda).
Eppure, se la si analizza con un po’ di attenzione, il motivo per cui il “caso sacchetti” ha costretto persino il governo a intervenire, appare chiaro.
E insegna parecchie cose, ne elenco cinque, che chi fa le leggi dovrebbe secondo me ricordare.
1. La gente si mobilita con la massima determinazione e indignazione quando una normativa va a toccare gli aspetti più pratici e concreti dell’esistenza quotidiana.
Ma in questo caso c’è un di più, visto che, come ho detto, anche altre misure hanno colpito la nostra esistenza di consumatori.
Il sacchetto del supermercato è forse il simbolo più emblematico della vita di tutti i giorni, perchè coinvolge frutta e verdura, che consumiamo regolarmente.
Per questo la legge, che costringe i consumatori a cambiare un’abitudine e a farlo in peggio, ha ricordato in qualche modo le odiose gabelle sul pane che leggiamo nei libri di storia.
Il paragone non è   forzato, fatte le debite differenze delle condizioni di vita. Che però, appunto, sono peggiorate pesantemente rispetto a quando furono introdotti — ricordate — i sacchetti biodegradabili che danno alle casse e sui quali ci fu meno clamore.
2. L’altro aspetto che ha fatto scatenare la rabbia dei consumatori è stato, senza dubbio, il sospetto di conflitto di interesse.
Che a capo di una delle maggiore aziende produttrici ci sia Catia Bastioli, che Renzi nel 2014 ha nominato presidente di Terna, è forse l’aspetto che più ha reso questa misura insopportabile.
Che sia una norma fatta davvero ad hoc o meno, poco importa: basta che un conflitto trapeli a creare nella mente delle persone un collegamento insopportabile tra il favore ad un’azienda amica e il costo sui consumatori.
3. C’è poi la questione dell’Europa.
I consumatori, e i cittadini, verso l’Europa hanno un atteggiamento ambivalente: persecutrice da un lato, quando ci chiede di ridurre il deficit   anche a scapito della sostenibilità  della nostra vita, salvatrice dall’alto, quando appunto impone misure che spesso e volentieri sono a favore dei consumatori.
Invece qui c’è il paradosso di una misura che l’Europa non ha reso obbligatoria.
Una piccola persecuzione, insomma, che ci siamo auto-inflitti, e che altri paesi hanno invece recepito in maniera più morbida e flessibile. Un paradosso che rende la decisione ancora più sospetta e incomprensibile.
4. Un altro aspetto che ha creato proteste è il fatto che la norma sia scarsamente comprensibile e contraddittoria.
Se si fa per l’ambiente perchè non si può riutilizzare il sacchetto?
E perchè non si può portare da casa una civilissima retina, ad esempio, come fanno in altri paesi, che poi si riporta con sè?
E perchè le aziende non possono offrirla ai consumatori, invece che obbligarli a pagare?
E perchè si paga lo stesso, anche se non si prende (sui social sono circolate e decine e decine di foto di frutta presa senza busta associata a scontrini con il costo della busta addebitato). Quando furono introdotti i sacchetti a pagamento alle casse, non fu parimenti messo l’obbligo di prenderli, tanto che in molti, infatti, decidono di portarli da casa. Insomma, la legge andrebbe chiarita, e modificata, in alcuni punti, invece che difesa tout court.
5. Da ultimo, non è stata spiegata a fondo la ragione dell’introduzione del sacchetto a pagamento. Sarebbe stata necessaria una campagna mediatica, sia pure piccola, che legasse con chiarezza la scelta di introdurre i sacchetti a pagamento con la difesa dell’ambiente.
Invece, quest’ultimo è apparso solo come un baluardo a cui appellarsi per giustificare una norma lacunosa e probabilmente gravata da un conflitto di interesse.
Insomma, se c’era una ragione ambientale non è stata resa chiara, anzi piuttosto è apparsa come un’ipocrita copertura.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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SACCHETTI BIO A PAGAMENTO, IL MINISTERO ORA CAMBIA: “OK PORTARLI DA CASA, NO AL RIUTILIZZO”

Gennaio 4th, 2018 Riccardo Fucile

MA LA VOLETE LEGGERE LA DIRETTIVA EUROPEA CHE DICE ALTRO?… “UTILIZZARE LE BUSTE SOLO QUANDO NON SE POSSA FARE A MENO E RICORRERE AL ALTRI CONTENITORI RIUTILIZZABILI”

Solo nel supermercato e a pagamento. Anzi no: si possono portare anche da casa, purchè siano nuovi. Riutilizzarli, infatti, è vietato.
E se qualcuno non rispetta la legge? Toccherà  al titolare dell’esercizio commerciale verificare l’idoneità .
Tradotto: sui sacchetti bio obbligatori dal primo gennaio 2018 è caos, con il governo che dopo soli quattro giorni è in qualche maniera costretto a intervenire sulla questione. Risultato: la toppa è peggio del buco.
Anche e soprattutto perchè va nella direzione contraria a quanto stabilito dalla direttiva Ue del 2015, quella da cui tutta la vicenda ha preso origine.
Con ordine.
Dopo le polemiche dei giorni scorsi, infatti, stamattina il ministero della Salute non ha potuto far altro che prendere una posizione ufficiale. Con queste parole del segretario generale del dicastero Giuseppe Ruocco: “No al riutilizzo dei sacchetti bio quando si acquista frutta e verdura al supermercato, ma non siamo contrari all’impiego di buste monouso nuove che il cittadino può portare da casa“.
“Il problema inizialmente non era sanitario, bensì ambientale — ha ricorda il segretario generale — poi il ministro dell’Ambiente ci ha chiesto un parere che verosimilmente sarà  inserito in una circolare unica Ambiente-Salute. Dobbiamo allo stesso tempo assicurare il mantenimento dell’igiene e della sicurezza dei locali”, ha ribadito Ruocco, cercando di “contemperare le esigenze di libertà  e di sicurezza”.
Fugato l’obbligo di acquistare i famigerati sacchetti nei punti vendita, quindi, ecco aperto un nuovo fronte di divieto, quello del riutilizzo, che a sentire Ruocco “determinerebbe il rischio di contaminazioni batteriche con situazioni problematiche”.
Ciò non toglie, però, che il cittadino può portarsi i sacchetti da casa, “a patto che siano monouso e idonei per gli alimenti”.
Non esiste, infatti, nessun divieto alla possibilità  per il cittadino di utilizzare le proprie buste, “più economiche o addirittura gratuite“.
Il titolare dell’esercizio commerciale, ha aggiunto Ruocco, “avrebbe ovviamente la facoltà  di verificare l’idoneità  dei sacchetti monouso introdotti”.
Quest’ultimo dettame, tuttavia, apre il campo a scene surreali, con i titolari dei supermercati e dei punti vendita costretti a vigilare sul tipo di prodotto introdotto dai clienti.
Eppure la direttiva Ue del 2015 sulle buste di plastica ha un obiettivo diverso: il “rischio di contaminazioni batteriche” (per dirla con Ruocco) non è neanche contemplato, visto che l’obiettivo unico era quello di ridurre l’uso dei sacchetti, assicurando che non venissero fornite gratis nei punti di vendita.
Nessun cenno, quindi, sulla questione del riuso nè su potenziali conseguenze sanitarie. Una linea confermata in giornata da un portavoce della Commissione Ue dopo la polemica scoppiata in Italia.
L’intervento dell’Unione europea sulla materia — è stata la spiegazione ufficiale — nasce dalla “grande preoccupazione” suscitata da un fenomeno che ruota intorno a due cifre: ogni anno vengono consumati 100 miliardi di buste di plastica destinate a restare nell’ambiente per 100 anni. La norma europea è stata messa a punto nel rispetto del principio ‘chi inquina paga’ e tutti i Paesi Ue, ad eccezione di Spagna e Romania, hanno già  notificato le misure con cui recepiscono la direttiva. Quindi, ha detto ancora il portavoce, “bisogna fare in modo di utilizzare le buste di plastica solo quando non se ne possa veramente fare a meno e, in alternativa, ricorrere ad altri contenitori riutilizzabili per il trasporto dei prodotti dal negozio a casa”.
La direttiva del 2015 dà  comunque agli Stati membri la possibilità  di introdurre ulteriori ‘misure di mercato’ per scoraggiare l’uso delle buste di plastica. Insomma: un gran pasticcio.

(da “La Repubblica”)

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PERCHE’ IL M5S RACCONTA BALLE SULLE MULTE AI VOLTAGABBANA

Gennaio 4th, 2018 Riccardo Fucile

IL CASO DELL’EUROPARLMENTARE CHE DOVEVA PAGARE 250.000 EURO CONFERMA CHE SI TRATTA DI FREGNACCE ELETTORALI

Quando uscì la storia dei 100mila euro che il MoVimento 5 Stelle avrebbe chiesto come risarcimento ai presunti voltagabbana, tipico espediente per far abboccare i gonzi in campagna elettorale, segnalammo che all’epoca dell’uscita di Marco Affronte dal gruppo M5S all’europarlamento Beppe Grillo pubblicò un post in cui diceva che avrebbe chiesto a lui 250mila euro da destinare ai terremotati.
Già  il fatto che si annunciasse beneficenza con soldi altrui non ancora incassati avrebbe dovuto far sospettare i più svegli che si trattava di una bufala.
La cancellazione del post ne dà  la totale conferma.
Nei commenti all’articolo lo stesso Affronte fece sapere che nessuno gli aveva chiesto niente.
L’europarlamentare, nel frattempo passato ai Verdi, ha confermato in un’intervista a Repubblica Bologna che della multa non se ne fece nulla:
Affronte, anche per gli europarlamentari era prevista una multa in caso di cambio di “casacca”, ma a lei è stata applicata questa sanzione?
«No, quando esattamente un anno fa ho deciso di uscire dal Movimento 5 Stelle, ma sono rimasto come eletto nel Parlamento Europeo, Beppe Grillo annunciò dal suo blog che con i soldi della mia sanzione avrebbe aiutato i terremotati. Si trattava di 250 mila euro per quelle che venivano definite inadempienze rispetto al codice di comportamento. Dopo un anno però nessuno mi ha chiesto niente».
Lei aveva firmato un documento in cui accettava la clausola?
«Sì ma era un foglio “volante”. So che adesso nel nuovo codice etico si parla di “indennizzi per gli onere dovuti all’elezione del parlamentare”. Alla nostra epoca questa dicitura non c’era . Comunque io non ho più avuto nessun tipo di contatto in materia».
D’altro canto dal Movimento assicurano come i legali abbiano pronta la formula giuridicamente idonea a rendere costituzionale la maxi-penale anti voltagabbana: «farà  parte di una scrittura privata, che sarà  slegata dalla funzione costituzionale del parlamentare», spiegano fonti che si occupano del “dossier maximulta”.
Anche questa è una sciocchezza: pure quella di Affronte, come da lui descritto, era una scrittura privata.
Tuttavia nel M5S nessuno alla fine si preoccupò di riscuotere.
Così come è una sciocchezza quella sostenuta da Di Maio: metteremo in Costituzione una nuova norma per rendere impossibili i cambi di casacca, dice il noto professore di diritto costituzionale.
L’articolo 138 della Costituzione però disciplina dettagliatamente il procedimento di approvazione delle leggi costituzionali. I progetti di legge costituzionale sono «adottati da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e approvati a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera» ovvero 316 deputati e circa 161 senatori «nella seconda votazione».
Sono sottoposti a referendum se proprio nella seconda votazione, in ognuno dei rami del Parlamento, i voti favorevoli sono inferiori ai due terzi dei componenti (420 deputati, 215 senatori) e se «entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
La legge sottoposta a referendum «non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi».
Quindi ci vorrebbe un doppio voto e almeno un anno di tempo in un Parlamento in cui il M5S non avrà  la maggioranza assoluta, seguito da un referendum, per rendere la norma valida.
Nel frattempo quindi i cambi di casacca sarebbero ammessi. Si fa in tempo ad arrivare a fine legislatura.
Tra le risate del pubblico pagante. E lo scorno dei gonzi che credono alle barzellette da campagna elettorale.

(da “NextQuotidiano”)

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MARIONE, IL VIGNETTISTA LEGHISTA CANDIDATO ALLE PARLAMENTARIE M5S

Gennaio 4th, 2018 Riccardo Fucile

MARIO IMPROTA, IL GRILLINO IN CAMICIA VERDE, ANTICIPA L’ALLEANZA TRA SEDICENTI SOVRANISTI

Mario Improta, in arte Marione, ha deciso di scendere in campo e affrontare la lotteria delle Parlamentarie a 5 Stelle.
Lui ha spiegato che lo ha fatto «perchè mi è stato chiesto dalle tante persone che mi seguono sui social». E non c’è dubbio che sia così visto che Marione è uno dei vignettisti più apprezzati dal popolo a 5 Stelle.
Classe 1972, nato a Reggio Calabria ma residente a Roma “da sempre”, Marione è laureato in Giurisprudenza ma di lavoro fa l’illustratore, il fumettista e il tatuatore.
In uno dei suoi libri può addirittura vantare la prefazione di Ferdinando Imposimato, esperto di complotti vicino al M5S recentemente passato a miglior vita.
A tutti è noto soprattutto per le sue vignette dove si impegna anima e corpo a fustigare il PD, il Governo, Berlusconi e tutti quelli che dicono qualcosa contro il MoVimento 5 Stelle.
Per certi aspetti non c’è custode più fedele dell’ortodossia pentastellata di Marione. Qualche tempo fa ricordava a tutti che “siamo nati da un Vaffanculo” e che bisognava continuare ad andare avanti su quella strada.
Chissà  cosa ne pensa Marione del nuovo corso del M5S e dell’ultimo vaffanculo di Grillo alla democrazia diretta.
Improta spesso e volentieri si lascia andare a vere e proprie invettive che molto poco hanno a che fare con la satira e la democrazia.
Il suo modo di interagire sui social è connotato dalla stessa violenza verbale che Grillo ha incarnato per lungo tempo.
E per questo motivo è quanto di più distante dal M5S di Di Maio, quello più democristiano, dai toni felpati e conclianti.
Del resto Marione condivide lo spirito a 5 Stelle che — dopo ogni tornata elettorale — porta i grillini ad insultare tutti quelli che hanno impedito l’affermazione del partito di Grillo.
Ad esempio dopo le amministrative di giugno 2017 Marione ebbe modo di farci sapere cosa pensava degli “infami” che non votano il MoVimento.
La propaganda di Marione è utile nel momento in cui il M5S “di lotta” è all’opposizione. Ma che ruolo potrà  giocare una volta al Governo? C’è chi teme che possa diventare Ministro della Cultura a 5 Stelle. Lui la prende con la consueta ironia.
E sembra quasi che Marione sia arrivato fuori tempo massimo. Di sicuro ha molti follower ma non sembra avere il profilo adatto per rappresentare in Parlamento il nuovo M5S.
Un Marione sarebbe andato bene cinque anni fa, quando il MoVimento ha imbarcato e portato in Parlamento personaggi curiosi come Bartolomeo Pepe, Carlo Sibilia, Tiziana Ciprini o Paola De Pin. C’è ancora spazio per la retroguardia dei pasdaran della rivoluzione del vaffanculo?
Molti si sono stupiti — ma non troppo — che tra i candidati alle Parlamentarie ci sia anche anche Gianluigi Paragone. Il conduttore de La Gabbia infatti in passato è stato direttore del quotidiano leghista La Padania (e vicedirettore di Libero). Per certi versi la storia politica di Paragone è quanto di più distante da quella di Marione e del M5S. E del resto Improta non perde occasione per sfottere Salvini e la Lega Nord. Il problema però è che Marione e la Lega Nord la pensano allo stesso modo su molte cose.
Marione definisce i buonisti “radical shit” e come la Lega Nord è contro lo Ius Soli (peccato che il M5S abbia presentato una proposta di legge analoga a quella del PD). Marione come Salvini se la prende con i “servi sinistri della globalizzazione”.
Quelli che vorrebbero sostituire il Popolo con gli immigrati. Ed è chiaro che su questo tema Improta è andato a scuola da Paragone e dal famoso servizio de La Gabbia sul Piano Kalergi.
Come la Lega Nord Marione vuole uscire dall’euro (oggi è giovedì e il M5S invece non ha ancora detto se uscirà  dall’euro o meno) e se la prende con “la melma euroinomane” che fa disinformazione “ventilando chissà  quali catastrofi se uscissimo”.
Siamo sicuri che con Marione in Parlamento l’uscita dall’euro non sarà  assolutamente traumatica, anzi sarà  del tutto indolore.
Come Matteo Salvini Marione è un vero patriota e ha paura di Soros. In una delle sue ultime vignette ritrae Emma Bonino con una pompa da bicicletta in mano pronta ad “estirpare” il patriottismo ad un’Italia indifesa.
Perchè tutti sanno che gli europeisti come la Bonino sono a favore dell’aborto e contro il nostro Paese. Non sappiamo se Marione riuscirà  a trovare il biglietto vincente della lotteria delle parlamentarie.
Quello che possiamo ipotizzare è che se venisse eletto Mario Improta potrebbe essere uno dei pontieri a 5 Stelle che potrebbero mettersi al lavoro per la creazione del Patto di Neanderthal tra Lega e MoVimento.
Comunque vada sarà  un successo.

(da “NextQuotidiano”)

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PARLAMENTARIE, ECCO I CANDIDATI M5S: MARIONE, PARAGONE E MAZZILLO

Gennaio 4th, 2018 Riccardo Fucile

TUTTI GLI INSOSPETTABILI ENTRATI ALLA FACCIA DEGLI ATTIVISTI DEI BANCHETTI

C’è il vignettista Mario Improta detto Marione, che dice di averlo fatto «perchè mi è stato chiesto dalle tante persone che mi seguono sui social»; c’è Gianluigi Bombatomica Paragone, che ha deciso di cambiare mestiere dopo che La7 l’ha messo in panchina per La Gabbia; c’è persino Andrea Mazzillo, ex assessore della Giunta Raggi defenestrato per l’opposizione al concordato ATAC.
La carica delle parlamentarie M5S promette benissimo e darà  sicuramente spettacolo nei prossimi giorni fino al voto del 15 gennaio.
Già  l’anteprima ha suscitato un buon livello di perplessità  ieri, quando gli eletti del MoVimento 5 Stelle hanno cominciato a negare via nota stampa le difficoltà  del sistema Rousseau per le candidature nonostante i tantissimi commenti sul blog di Grillo di utenti che si lamentavano di non riuscire ad accedere al portale.
Ma il vero spettacolo deve ancora cominciare. Anche perchè si fonda su nomi assolutamente a sorpresa, come quelli di Gianluigi Paragone ed Emilio Carelli, mentre Dino Giarrusso, citato tra i candidati, non ha confermato.
Giarrusso è la iena che ha fatto i servizi sui casi Weinstein all’italiana, autore dell’inchiesta sulle accuse di molestie da parte di diverse attrici al regista Fausto Brizzi.
E a quanto pare si candiderà  anche l’attrice Claudia Federica Petrelli che proprio alle Iene aveva raccontato di molestie subite). Carelli invece è ex vicedirettore del Tg5 ed ex direttore di Sky Tg24.
Paragone è un caso molto interessante di studio per i grillini, soprattutto per gli attivisti dei banchetti: ex direttore della Padania, organo di partito della Lega Nord, poi assunto in RAI nelle lottizzazioni berlusconiane, è passato a Raidue e a La7 successivamente. Adesso è pronto a scendere in campo con i 5 Stelle dopo aver presentato gli eventi dei grillini.
Saranno della partita anche Giuseppe Mastruzzo, che dirige l’International Universiy College di Torino, e Marco Montanari, esperto di crisi internazionali e osservatore OCSE.
Ok anche a Elio Lannutti dell’ADUSBEF, spesso al centro di tante battaglie grilline. Sono i cosiddetti “indipendenti”, gli outsiders a cui il M5s ha chiesto di presentarsi per dare una mano al Movimento.
Per poter correre hanno dovuto anche loro registrarsi oggi e aderire al nuovo Statuto e al nuovo codice etico del Movimento, regole, assicura il candidato premier Luigi Di Maio, che il M5s si è imposto per dare “finalmente delle risposte a quella che è la questione morale, che si discute da 30 anni e passa in questo Paese”.
Con un nuovo Non Statuto e un nuovo Codice Etico e una nuova Associazione, la terza, a cui tutto il Movimento si riferisce, con tanto di organigramma scritto nero su bianco.
E con questi nuovi regolamenti tante novità  che ridisegnano il volto del movimento, sempre più “partito” e sempre meno “grillino”.
Le nuove regole affidano un ruolo preciso e codificato ai vertici del partito rappresentati dal Garante Vita Natural Durante Beppe Grillo e dal Capo Politico Luigi Di Maio che, tra l’altro, avranno l’ultima parola sulle candidature per il nuovo Parlamento. E sull’ingresso di soggetti esterni che potranno essere candidati e che poi potranno anche entrare in un eventuale governo pentastellato.
Le nuove norme consentono anche agli indagati di concorrere per un seggio, purchè i reati contestati non siano gravi o lesivi dei valori pentastellati, commessi con dolo.
Le nuove regole allargano le maglie per le ricandidature a Montecitorio dei deputati che hanno superato la soglia dei 40 e che in base alle vecchie norme avrebbero dovuto presentarsi solo al Senato.
Con l’introduzione della figura del Capo Politico arriva infine la maggiore e più importante modifica delle regole 5 stelle: la durata della carica può durare fino a dieci anni e viene riconfermata ogni cinque. Ma anche su questa regola, come per tutte le altre, nessun iscritto al Movimento è stato chiamare a dire la sua con un voto.
Con i primi responsi sull’accettazione delle candidature poi ci sarà  da andare a discutere in tribunale, dove verranno valutate tutte le questioni di questa particolare democrazia diretta da Beppe Grillo: il M5S ha fatto votare l’anno scorso uno Statuto dalla sua assemblea lasciando aperto il voto per un mese allo scopo di raggiungere un quorum che non è stato alla fine raggiunto.
Ma poi ha successivamente dichiarato che era tutto ok.
Dopo le cause in tribunale, ha buttato a mare lo statuto votato approntando per gli iscritti un modulo da accettare per essere iscritti a una nuova associazione, senza lasciar esprimere gli iscritti.
E questa è soltanto una delle tante debolezze delle nuove regole del M5S: ci si aspetta un bello spettacolo nei tribunali.

(da “NextQuotidiano”)

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BONAFEDE (M5S) AMMETTE IL MOTIVO REALE PER CUI LA RAGGI HA CHIESTO IL GIUDIZIO IMMMEDIATO: “RIFLESSO MEDIATICO FAVOREVOLE”

Gennaio 4th, 2018 Riccardo Fucile

IL LUOGOTENENTE DI DI MAIO IN CAMPIDOGLIO: “ABBIAMO EVITATO I TITOLI SULLA RAGGI A PROCESSO”

Come avevamo spiegato ieri, Virginia Raggi ha chiesto il giudizio immediato sul caso Marra anche perchè questo eviterà  al GUP di sentenziare sul suo caso, visto che gli spifferi del Campidoglio erano molto pessimisti riguardo l’archiviazione.
Oggi Alfonso Bonafede, deputato che segue per conto del MoVimento 5 Stelle quanto accade in Campidoglio, in un’intervista al Messaggero tra le righe conferma le motivazioni:
Dunque, la strategia processuale e l’opportunità  politica sisono incontrate e sposate alla perfezione?
«Forse questo dispiacerà  molto ai giornalisti».
A proposito: in caso di condanna Raggi si dovrà  dimettere?
«Si atterrà  al codice etico, come ha sempre detto».
Quindi?
«Vale quanto scritto sul codice etico».
Bonafede, lo confessi: grazie alla scelta di Raggi ora avete un peso in meno per la campagna elettorale?
«Beh, diciamo che i giornali hanno un po’ di amaro in bocca in più».
Ma no, facciamo un esempio: lei ha evitato che nei prossimi mesi in qualsiasi talk-show le rinfacciassero il caso Roma e la Raggi rinviata a giudizio. Vuole sostenere il contrario?
«Non penso che sia così».
E com’è?
«Su questo tipo di decisioni, mi riferisco alla volontà  di accedere al rito immediato da parte della sindaca, l’aspetto talk è accessorio. La sua scelta si inserisce in una strategia difensiva chiara e molto più ampia».
Di cui usufruirete anche voi.
«Se c’è un riflesso mediatico favorevole? Ci può anche stare».
Ah, lo ha ammesso.
«Eh, sì. Molti giornali non vedevano l’ora di arrivare al 9 gennaio con il titolone sparato: “Raggi a processo”, dando l’impressione agli italiani di essere già  arrivati a una condanna».
E si sa, il M5S questi processi mediatici senza sentenza definitiva non li può proprio sopportare.

(da “NextQuotidiano“)

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