Gennaio 24th, 2018 Riccardo Fucile
UNA SERIE DI BALLE: DAI PARLAMENTARI “ONESTI” CHE SI DIMEZZANO LO STIPENDIO AL PARTITO “VIRTUOSO” CHE RINUNCIA AI RIMBORSI ELETTORALI FINO AL COMUNE DI ROMA CHE “NON RICORRE AGLI AFFIDAMENTI DIRETTI”
Grande sfida ieri sera a Otto e Mezzo. Ospiti di Lilli Gruber il leader della “quarta gamba” del centrodestra Maurizio Lupi e il deputato del MoVimento 5 Stelle Danilo Toninelli. I due sono stati protagonisti di un confronto a tratti duro e senza esclusione di colpi.
Del resto siamo in campagna elettorale e per contratto quando si va in televisione l’imperativo è asfaltare l’avversario. C’è da dire che con Lupi l’operazione non è complicata: è sufficiente rinfacciare a Forza Italia tutte le promesse non mantenute dal 1994 ad oggi.
Sarebbe bastato quindi raccontare la verità senza fronzoli e portare a casa il risultato.
Ma Toninelli al solito è un fiume in piena e ricorda agli spettatori e agli elettori che solo il MoVimento 5 Stelle ha “rifiutato i finanziamenti pubblici”.
È la solita storia dei 42 milioni di euro di rimborsi elettorali per le politiche 2013 ai quali il MoVimento avrebbe rinunciato.
In realtà a quei soldi il partito di Grillo non aveva diritto poichè al momento delle elezioni non aveva uno statuto, cosa che è nota almeno dal 2012 ovvero da quando è stata approvata la legge che regola i rimborsi elettorali che prevede che per ottenere i rimborsi i partiti (ma anche i movimenti) devono dotarsi di uno statuto, ovvero di quella cosa che per diversi anni il M5S si è rifiutato di avere.
Ma anche senza rimborsi elettorali i pentastellati sono riusciti lo stesso a far finanziare le proprie iniziative con i soldi pubblici.
Ad esempio diversi consiglieri regionali si fecero rimborsare le donazioni versate per sostenere Italia a 5 Stelle di Palermo. E Toninelli non menziona i fondi ricevuti — come prescrive la legge — dai gruppi parlamentari di Camera e Senato, nè dice come vengono spesi.
Toninelli ci tiene anche a farci sapere che i pentastellati si dimezzano lo stipendio: “io mi dimezzo gli stipendi, come tutti i miei colleghi, senza bisogno di una legge”.
Fino a qualche giorno fa ci sarebbe stato un metodo semplicissimo per verificare che Toninelli non sta raccontando tutta la verità .
Era infatti sufficiente andare sulla pagina TiRendiconto del blog di Grillo per visualizzare lo stato dei rimborsi e degli emolumenti percepiti dai parlamentari a 5 Stelle.
Da quando però è stato lanciato il nuovo blog di Grillo tutta la sezione rendiconti è scomparsa. A quanto pare gli esperti informatici a 5 Stelle devono ancora completare la migrazione dei dati da un blog all’altro.
Come già spiegato per i casi di Roberto Fico e Alfonso Bonafede il giochino dei 5 Stelle è semplice.
I parlamentari pentastellati hanno deciso di percepire 5mila euro lordi invece che i 10mila spettanti. Hanno dimezzato il lordo ma non il netto visto che Toninelli prende circa tremila euro al mese contro cinquemila.
Inoltre non hanno certo rinunciato ai rimborsi, con i quali si pagano vitto, alloggio e tutte le spese proprio come tutti gli altri parlamentari.
E non è che i 5 Stelle usufruiscano dei rimborsi spese (rendicontati al centesimo!1) in maniera più francescana e parca rispetto agli altri.
La stessa cosa succede anche a livello regionale, ad esempio in Toscana
Toninelli ha poi ricordato che il M5S ha appena vinto le elezioni amministrative al X Municipio di Roma, un segno inequivocabile che i cittadini hanno scelto di dare ancora fiducia a Virginia Raggi.
C’è però una cosa che il portavoce pentastellato dimentica: che quella fiducia è stata data anche in base alla promessa che ad Ostia non sarebbe arrivato nessun tritovagliatore. Quello che è successo però è che dopo le elezioni una delle prime decisioni prese dalla Presidente Giuliana Di Pillo è stata quella di far arrivare e attivare il TMB di Ostia. Toninelli ha ricordato che a Roma è tornata la legalità perchè il Comune è impegnato a fare bandi e non ricorre agli affidamenti diretti.
Questo però non è del tutto vero perchè la Giunta Raggi fa fatica a fare i bandi pubblici. Si va da quelli dimenticati a quelli annullati (come ad esempio quello per Roma Multiservizi) fino a quelli rinviati (quello per il servizio rimozione delle auto in divieto di sosta).
E non si tratta di casi isolati, a giugno il bando per la manutenzione del verde pubblico era stato sospeso perchè non a norma.
In altri casi l’Amministrazione comunale non ha esitato a ricorrere agli affidamenti diretti. È successo per Spelacchio, quello che Toninelli definisce “l’albero di Natale più simpatico e fotografato del mondo” che non è stato oggetto delle attenzioni dell’ANAC per la sua spiccata simpatia ma per il costo sostenuto dal Comune.
Riguardo agli affidamenti diretti invece Toninelli dovrebbe fare un salto all’XI Municipio dove lavori per 270mila euro sono stati frazionati per poter procedere senza gara.
Ci sono state poi le consuete scaramucce sui vitalizi dei parlamentari, che però sono stati aboliti nel 2012.
Per risparmiare ulteriormente Toninelli propone anche di risparmiare “centralizzando gli acquisti per la Pubblica Amministrazione”. Peccato che le centrali uniche di committenza siano già obbligatorie per legge per gli acquisti effettuati dalle PA.
E non è la prima volta che il M5S propone di fare qualcosa che era già stato fatto.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 24th, 2018 Riccardo Fucile
IN TRENTA FAMIGLIE DA 60 GIORNI DORMONO IN CATTEDRALE… IL GRANDE LAVORO DELLA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO
Dormono ormai da 60 giorni su giacigli di fortuna accanto al sepolcro di Vincenzo Bellini.
Nella Cattedrale dedicata a Sant’Agata e che della Santa custodisce le spoglie, oggetto di una devozione che esplode da secoli, ogni anno nei primi giorni di febbraio. Con una furia che ha pochi riscontri tra le feste religiose del nostro paese. Sant’Agata a Catania resta un fenomeno che salda religione, politica e sociale in maniera indissolubile.
Sulla scalinata che fronteggia il Liotro, l’elefantino di lava posto al centro della piazza principale della città , senza interruzione durante il giorno, almeno 30 tra uomini e donne con i loro bambini si danno il turno e chiedono di avere una casa.
Alle loro spalle sulla cancellata in ferro battuto erano appesi, sino allo scorso giovedì, lenzuoli bianchi con scritte in spray blu o rosse. Gli occupanti sostengono che le assegnazioni mai ottenute erano state promesse durante la precedente campagna elettorale. In cambio di cosa non è chiaro.
Il 19 gennaio in ogni caso la Questura, su sollecitazione della Giunta comunale, per la secondo volta ha fatto rimuovere le lenzuola, ma non ha dato il via a sgomberi.
Lenzuoli o meno, gli occupanti restano ben visibili dalla stanza del sindaco che ha sede a Palazzo degli Elefanti posto a poche decine di metri sul lato destro della Cattedrale.
La Giunta che guida la città come è giusto che sia, ha avviato colloqui e fornito diverse possibilità per risolvere la situazione, ma il sindaco come insistentemente richiesto dai dimostranti non li ha mai ricevuti.
Il sindaco è Enzo Bianco, già tre volte a capo della città nel 1988, nel 1993 e nel 1997, poi ministro degli Interni con i governi D’Alema e Amato, di nuovo sindaco a partire dal 2013 a capo di una giunta che ha perso da allora 1 assessore al bilancio, 1 alla solidarietà sociale, 1 ai lavori pubblici e 1 allo sport. E di nuovo negli ultimi sei mesi 1 ai lavori pubblici, 1 allo sport e 1 al bilancio.
Enzo Bianco è un politico navigato e senza paura, pronto a ricandidarsi sempre e comunque: “Quindi se decido di ricandidarmi, con tutto il rispetto per le forze politiche, io non chiedo il permesso a nessuno” (La Sicilia 02.01.2018). Un messaggio indirizzato alla sede romana del Partito democratico che lo ha sostenuto nelle precedenti elezioni.
Catania oggi è una città allo stremo. L’ente comunale è da tempo sottoposto a una disciplina finanziaria che ne limita l’azione sul territorio. È tecnicamente in “pre-dissesto”.
Questa amministrazione ha ereditato il piano di riequilibrio dalla precedente, ma non si è distinta per rigore di applicazione. Più volte l’organo di controllo regionale ha dato voce a dubbi e riserve sul suo operato.
Recentemente l’amministrazione comunale ha colto al volo la possibilità di spalmare i sacrifici su un orizzonte più lungo, approvando l’estensione del piano di riequilibrio a venti anni. Un trucco lecito, ma che vale solo a spostare in avanti il problema.
È difficile che questo allentamento della pressione possa dare slancio alla città e al suo territorio.
Il tasso di disoccupazione nel territorio provinciale di Catania, dal 2008 al 2016, è aumentato dal 12 al 18,5 per cento. Ciò ha determinato un’estensione delle famiglie a rischio povertà , che nell’intero territorio siciliano sono quasi la metà del totale delle famiglie.
In un’indagine sulle smart city svolta ogni anno dal Forum delle Pubbliche Amministrazioni, sulla base di 113 indicatori, la città di Catania passa dal 2016 al 2017 dalla 95esima alla 99esima posizione su 106 città . In questa città il piano regolatore promesso da tutti i sindaci negli ultimi trenta anni continua a non esistere.
Catania oggi è l’ombra di se stessa.
Di quello che è stata negli anni Novanta e di quello che avrebbe potuto essere se governata come necessario. Lo si avverte anche semplicemente passeggiando per le vie centrali.
Fuori dalla dorsale costituita dalla via Etnea, che dal porto risale verso l’Etna, il traffico è quasi sempre fuori controllo, il manto stradale va a pezzi, la spazzatura è ovunque, raccolta — quando è raccolta — in maniera indifferenziata.
A ogni semaforo — migranti a supplicare qualche spicciolo e siciliani poveri accampati di notte alla Stazione ferroviaria come sotto il centralissimo Palazzo delle Poste o i portici di Corso Sicilia.
Catania è una città che vanta migliaia di appartamenti sfitti, ma per chi la casa non ce l’ha non esistono soluzioni adeguate. E torniamo alla vicenda degli occupanti della cattedrale. Una vicenda intricatissima dove il bisogno e la povertà di alcuni si mescolano alla probabile sopraffazione di altri?
Un’ipotesi che la questura sembra stia vagliando con grande attenzione… ma sempre di miseria e caso mai di utilizzo miserabile della stessa si tratta. Criminalizzare in toto i nuclei familiari che dormono nella cattedrale sarebbe follia.
A farsi carico dei problemi che arrivano dalla Cattedrale sono intervenuti l’Arcivescovo Gristina e Monsignor Scionti che della basilica è il custode, qualche associazione che lavora sul territorio e come sempre accade quando c’è un problema che riguarda gli ultimi si è fatta avanti la Comunità di Sant’Egidio.
In particolare il Presidente regionale di quest’ultima, Emiliano Abramo, un catanese di 37 anni che da almeno 20 si batte in ogni modo per dare risposte ai più sfortunati.
Emiliano Abramo è un personaggio fuori dagli schemi della politica tradizionale, ma non esattamente uno sconosciuto. Amico personale di Monsignor Viganò, a capo della comunicazione vaticana, Abramo è conosciuto e apprezzato anche da diversi leader europei che si affacciamo a Santa Chiara, la sede di Sant’Egidio, quando la situazione degli sbarchi dal Nord Africa si fa calda.
Santa Chiara sta a San Cristoforo uno dei quartieri che Abramo frequenta e dove il disagio della città è più evidente.
Anche per questo Abramo è stato molto corteggiato da tutte le forze politiche siciliane (sia a sinistra che a destra) per incarichi a livello locale e regionale. Ma è stato avvicinato da più di un partito anche con promesse di scranni romani: sino a ora però ha sempre risposto con un deciso”no, grazie. Preferisco fare bene il mio lavoro come volontario di Sant’Egidio”.
Laureato in Scienze Politiche, fa il ricercatore presso l’Università Tor Vergata di Roma, oltre a essere docente presso la Link Campus University di Catania.
Abramo intrattiene ottimi rapporti con molte componenti sociali della città , non ultima con la Comunità islamica di Sicilia di cui conosce personalmente l’imam Abdelhafid Kheit (Ucoi), con cui ha lavorato di concerto in manifestazioni contro il terrorismo, con preghiere congiunte a favore della pace o affiancandosi alla distribuzione di pacchi alimentari o coperte per i più bisognosi che qui come altrove, di notte bivaccano lungo le strade.
Significativa è la sua capacità organizzativa. Un esempio tra i molti è l’evento anche ogni 25 dicembre la Comunità di Sant’Egidio offre alla città nella Cattedrale di San Nicolò l’Arena.
A oltre 800 ospiti, poveri, anziani, bianchi o neri, siciliani o migranti, 400 volontari assicurano non una mensa, ma un vero e proprio pranzo con tanto di tavole imbandite, addobbi, posti assegnati e regalo personalizzato a ognuno dei partecipanti.
Il pranzo di Sant’Egidio è l’evento più significativo del Natale catanese. E anche quest’anno non son mancate le passerelle dei politici di professione che si infilano – con fotografo personale al seguito – per poter poi “testimoniare” con qualche scatto postato su Facebook la loro “importante” presenza. Incursioni di gusto discutibile, che ormai lasciano il tempo che trovano.
I catanesi, poveri, vecchi, uomini, donne, bambini, bianchi, neri o volontari non ci fanno più caso. Tutti sanno che questi signori che si affannano a sorridere negli ampi spazi di San Nicolò hanno l’autista in attesa in un angolo della piazza antistante: pronto a riportarseli a casa il prima possibile.
I problemi della città però — proprio come l’autista – sono sempre là fuori ad attenderli. Proprio come quelli degli occupanti che dormono nella Cattedrale di Sant’Agata.
(da “La Stampa”)
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Gennaio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
IL NUOVO BLOG SEGNA IL DISTACCO DI GRILLO SIA DA CASALEGGIO CHE DALLA LINEA DI DI MAIO, BASTA SAPER LEGGERE E SI CAPISCE CHE QUESTA NON E’ LA LINEA CHE AVREBBE VOLUTO
Se la forma è sostanza, la grammatica politica della nuova avventura editoriale di Beppe Grillo ha la consistenza delle decisioni destinate ad essere lo spartiacque tra un prima e un dopo.
A parte un minuscolo link disperso sopra la testata, il Movimento 5 stelle è totalmente assente dalle pagine del nuovo portale.
“Sii quel che sembri di essere”. Il consiglio che il Bruco offre ad Alice nel capolavoro di Lewis Carroll è un buon punto di partenza per il racconto di quello che succede oggi intorno all’ex comico.
Perchè l’uscita del nuovo blog segna un passo di cesura importante rispetto ai suoi ultimi tre lustri di vita pubblica. Che prova a rinnovare radicalmente la propria immagine e il racconto di sè.
Non una sezione dedicata, non un banner, non un articolo. Nulla nel nuovo blog parla del M5s. O, meglio, di quel che il Movimento è diventato con l’ascesa di Di Maio.
L’incipit con cui inizia il videopost di presentazione suona quasi come un epitaffio: “Inizia adesso un’avventura straordinaria di liberazione”.
Un nuovo inizio per Grillo, che assomiglia molto a un ritorno alle origini. Una blanda risposta a Berlusconi su pauperismo e dintorni e stop. Non c’è la politica dei partiti e del palazzo. Completamente assenti le elezioni.
Un messaggio dal peso specifico non trascurabile. Che piove come un meteorite nel furgoncino con cui Luigi Di Maio sta affrontando il suo “rally” elettorale.
Il “guardate ciò che eravamo e non siamo più” opposto con la forza delle ellissi e dei non detti al “rinnovamento nella continuità ” proposto dall’ex delfino che si è fatto capo.
È “liberazione” la parola chiave. Dal Movimento come impegno quotidiano, certo. Ma anche da quel che la sua creatura è diventata negli ultimi anni.
Una cesura netta che sembra fare eco al sibillino ringraziamento tributatogli da Luigi Di Maio durante la kermesse pescarese dell’ultimo weekend.
Parole al miele, ma tutte declinate al passato. Una girandola di “era” ed “è stato” che ha fatto parlare i critici di rottura e i simpatizzanti di nuova fase per il Movimento 5 stelle. Radicalmente diversa.
Un bivio di due strade finora comuni che piace a tanti nell’entourage politico che ruota attorno al candidato premier e agli uomini della comunicazione.
Perchè, spiegano, chi vota M5s per il suo fondatore lo farà comunque. Andando a premiare quell’elettorato incuriosito dalla possibilità di cambiamento promessa da chi non ha mai governato, ma spaventato dall’esuberanza aggressiva da sempre cifra caratteriale e politica del suo fondatore.
Ora che “l’ingombro politico” si è fatto da parte, l’ambizione è quella di fare da soli. Meglio di prima.
Una sfida che sembra essere stata raccolta, considerando che aprendo il nuovo beppegrillo.it (sganciato totalmente da Casaleggio e dall’Associazione Rousseau) ci si ritrova a leggere il Grillo delle origini.
Quello che provava a inserire nell’agenda del dibattito pubblico le energie rinnovabili, l’inquinamento, le stampanti 3d.
Oggi il tiro è cambiato. In evidenza gli interventi di Geoff Mulgan, guru della social innovation, e di Robert Muggah, esperto in sicurezza e sviluppo.
Intelligenza collettiva e metropoli sull’orlo del collasso campeggiano in apertura, seguite da robotica, rivoluzione digitale, mobilità , smart city, apprendimento nei sistemi digitali.
Il mondo è andato avanti, Grillo aggiorna i temi tornando indietro.
Se Carroll aveva visto giusto, il nuovo Grillo e l’antico Grillo si toccano e si fondono. In un’operazione che sorprendentemente spazza via con un colpo di spugna gli ultimi anni della sua vita.
Ma che invece potrebbe nascondere di più.
“Progetta il tuo futuro, ma con la matita e la gomma accanto”, titola Grillo il suo primo post.
Per cancellare quel che si è stati.
E tornare a chi si fu.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
ANNALISA ALLOCCA, 33 ANNI, E’ NEL TEAM LIGO-VIRGO CHE HA ESPRESSO IL NOBEL PER LA RICERCA SULLE ONDE GRAVITAZIONALI
Per il Partito Democratico sarà Annalisa Allocca la probabile sfidante di Luigi Di Maio nel
collegio di Pomigliano dove il candidato premier del MoVimento 5 Stelle vuole schierarsi.
Lo scrive l’agenzia di stampa ANSA raccontando delle candidature che si stanno chiudendo nei collegi uninominali in queste ore.
La Allocca, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ha 33 anni ed è salita agli onori delle cronache lo scorso ottobre per il Nobel per la fisica assegnato a Rainer Weiss, Barry Barish e Kip Thorne per l’osservazione delle onde gravitazionali.
Nel loro team, raccontava qualche tempo fa Il Mattino, c’era un fisico originario di Bacoli, Antonio Perreca di 43 anni, ricercatore al California Institute of Technology — Caltech a Pasadena e dallo scorso marzo alla Università degli Studi di Trento.
Anche Annalisa Allocca, spiegava il quotidiano napoletano, era tra i componenti della collaborazione Ligo — Virgo: la più giovane del gruppo.
“Contro il re dei congiuntivi — ironizza con l’agenzia una fonte Dem — schieriamo una scienziata che profuma di Nobel”.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
YLENIA CITINO CI RIPROVA DOPO LE EUROPEE… RAZZI ESCLUSO, NON E’ STATO CONVOCATO PER FIRMARE L’ACCETTAZIONE DELLA CANDIDATURA
Tra i parlamentari uscenti che oggi si sono recati a piazza San Lorenzo in Lucina a firmare l’accettazione delle candidature si è presentata anche una new entry.
Si tratta di Ylenia Citino, militante azzurra finita sotto i riflettori non solo per la sua partecipazione ad alcune puntate del programma Uomini e donne in onda su Canale 5 ma anche per aver scritto un libro “Partiti a tutti i costi” la cui prefazione venne scritta da Silvio Berlusconi. Citino venne candidata alle ultime elezioni europee nella circoscrizione Isole.
Siciliana di Catania, Ylenia Citino è stata candidata alle elezioni europee con Forza Italia e in un’intervista al Corriere della Sera aveva ricordato di essere laureata, di conoscere tre lingue e di essere in difficoltà con il suo passato: «Il problema non è stato tanto l’aver partecipato a “Uomini e donne”. Il dramma è stato dopo. Pensi che a causa di quell’esperienza poi, ho faticato a trovare lavoro. Andavo a fare un colloquio di lavoro e finiva che la persona con cui parlavo digitava il mio nome su Google. Gli unici risultati che uscivano erano quelli sulla mia partecipazione al programma della De Filippi. Per cui io, che pure ero laureata, ricercatrice…».
“Prima di accettare la candidatura, vivevo a Parigi, ho fatto la scuola di pubblica amministrazione francese, quella da cui sono usciti tutti i presidenti dell’Eliseo”, ha raccontato in un’altra intervista dell’epoca.
Il suo libro, che parla di finanziamento ai partiti, promette di fornire “una solida base alla riflessione sui modi e gli strumenti attraverso i quali i partiti potranno garantire la democrazia al loro interno e la trasparenza nella gestione delle risorse, riguadagnare la fiducia dei cittadini e recuperare il legame con il «Paese reale»”.
Intanto il senatore Antonio Razzi non è stato convocato oggi alla sede del partito, a piazza di San Lorenzo in Lucina, per firmare l’accettazione della candidatura: un appuntamento previsto da giorni per tutti i parlamentari ricandidati.
Forza Italia quindi potrebbe aver deciso di non ricandidarlo.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
GIRANDOLA DI PARACADUTE PER I BIG, SALVO D’ALEMA E BERSANI… GRASSO IMPONE DEI FEDELISSIMI
Liberi, forse. Ma Uguali no. Perchè qualcuno, come nel romanzo di Orwell, è più uguale
degli altri, in queste liste che certificano, complessivamente, un progetto sul punto di implodere.
Pietro Grasso, leader calato dall’alto, planerà su due proporzionali sicuri, in Sicilia e nel Lazio. E al momento non risulta candidato, unico leader nel panorama nazionale, in nessun collegio uninominale.
Racconta più di un presente al tavolo delle liste che c’è “un clima pesante, carico di tensione”, frutto anche di una rivolta dei territori.
Piovono lettere e documenti di dissenso dalle regioni, dove sono paracadutati diversi big da garantire.
In Sardegna, in queste ore, c’è il rischio che la lista non sia presentata: il casus belli è stata l’esclusione di due uscenti, Yuri Marcialis e Michele Piras, e l’imposizione dall’alto di Claudio Grassi, il responsabile organizzazione di Sinistra Italiana, nato a Reggio Emilia. Non è un caso isolato.
Dall’Abruzzo è partito un documento per esprimere “indignazione e rabbia” di fronte a “due capolista imposti con inaccettabili forzature da parte del gruppo dirigente”.
Il primo è Celeste Costantino, nata a Reggio Calabria e residente a Roma. L’altro è Danilo Leva, molisano.
Mentre non compare nelle liste il deputato uscente, alla prima legislatura, Gianni Melilla. Stesso andazzo in Sicilia e Calabria, dove Nico Stumpo si è candidato, per sicurezza, capolista in entrambi i proporzionali.
Qualcuno, al termine dell’ennesimo tavolo, ha urlato: “Io me ne vado alla lista di potere al popolo”.
Sardegna, Abruzzo, Calabria. E Campania: “Sta per partire un documento — dice più di un parlamentare – indirizzato a Roma anche sul tema dell’esclusione di Antonio Bassolino”. Accolto trionfalmente alla festa nazionale di Mdp a Napoli, l’ex sindaco al momento è bloccato da un veto di Sinistra Italiana.
E non troppo difeso neanche da Grasso, il quale ha impostato la sua discesa in campo un po’ alla Renzi, come ha scritto il direttore della rivista ItalianiEuropei Peppino Caldarola: ci sono io, gli altri facciano un passo indietro.
È qualcosa di più di una fisiologica fibrillazione questa rivolta dei territori.
Pippo Civati, tra i più arrabbiati, è sbottato al termine di una riunione: “Queste liste sono una schifezza. Avevamo detto: rispettiamo il criterio di territorialità per essere diversi dagli altri; no a pluricandidature; no a eccessive deroghe”.
A scorrere le liste l’unico ad aver rispettato questa impostazione è Massimo D’Alema.
Il quale sarà candidato all’uninominale di Gallipoli e al proporzionale della stessa zona, il Salento, entrambi insicuri secondo gli ultimi sondaggi.
Senza paracaduti in altre regioni più sicure, come fanno i capi politici che si rispettano, perchè un leader non ce la fa significa, semplicemente, che non è un leader.
Ad un collega di partito ha consegnato una battuta fulminate, a proposito di apertura e rinnovamento delle liste: “Qua l’unico della società civile sono io, diciamo, visto che non sono uscente…”.
Anche Bersani ed Errani correranno nel loro territorio, sia a Bologna nei collegi (Camera il primo, Senato il secondo) sia nel proporzionale in Emilia Romagna.
Il resto è una girandola di paracaduti.
Laura Boldrini è candidata alla Camera in ben quattro listini proporzionali in Lombardia, tra cui quello super-sicuro di Milano e, con molta probabilità all’uninominale, a Pesaro. Al Senato, in due listini, compare invece Francesco Laforgia, il capogruppo uscente, ma alla Camera.
In due listini lombardi dietro il nome della Boldrini compare quello di Alessio Pasquini, fidato collaboratore-portavoce di Pietro Grasso, s
Nomina garantita che ha prodotto più di qualche malumore interno: “Abbiamo trasformato — dicono i maligni – il Rosatellum in Porcellum, con il leader che nomina i suoi”.
Gli altri iper-garantiti in quota Grasso sono l’ex presidente di Legambiente Rossella Muroni, in ben tre listini proporzionali (sicuri) in Puglia, l’avvocato Anna Falcone, uno dei volti della campagna per il no al referendum, garantita in Friuli e a Sondrio in Lombardia, e non in Calabria regione di cui è originaria.
Poi c’è il medico di Lampedusa, Pietro Bartolo, in un listino lombardo (meno sicuro degli altri), comunque anche lui lontano dalla terre in cui ha avuto un ruolo.
Sempre nel capitolo portavoce e comunicatori, un posto garantito è stato dato in Toscana anche a Claudio Riccio, che lavora nella comunicazione di Sinistra Italiana (ed è anche nella segreteria nazionale).
In un posto insicuro invece scivola Piero Martino, parlamentare uscente e storico portavoce del Pd di Franceschini e ora capo della comunicazione di Liberi e Uguali.
È chiaro che liste così fanno scattare la rivolta: “Con questa legge elettorale, di sicuri ci sono solo alcuni capilista nel proporzionale, perchè non sai dove scattano i secondi. È chiaro che i leader si candidano in più parti, ma c’è un pezzo della nomenklatura, al netto dei leader, che si è iper-garantita in modo eccessivo, mettendosi ovunque, perchè i posti sono pochi, una quarantina tra Camera e Senato. E gli altri rischiano”.
A proposito dei big che andranno un po’ in giro, i segretari dei partiti fondatori sono così distribuiti: Speranza in Toscana e nel Lazio, Fratonianni a Torino a Pisa, Civati a Bergamo-Brescia.
Quanto poi tirino liste così è tutt’altro discorso.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
“COME GLI EMIGRATI CON LA VALIGIA DI CARTONE”… IL MORALE E’ A TERRA: “PERCHE’ LO STATO NON SI DECIDE A SBLOCCARE LE GRADUATORIE?”
“Come chi una volta andava in giro con le valigie di cartone, per noi infermieri oggi è così. Il lavoro c’è se sei disposto a girare l’Italia, a fare tre mesi in un posto, quattro in un altro. La stabilità la può garantire solo il concorso pubblico”.
Il posto messo a bando è uno solo — ambito e vissuto come un miraggio — ma la carica dei candidati arriva a cinquemila: questa mattina, martedì 23 gennaio, al Palacassa di Parma si è tenuto il maxi-concorso bandito dalla Ausl per reclutare nel proprio organico un infermiere. All’appello ha risposto un esercito di aspiranti arrivati da tutta Italia, soprattutto dal sud, in particolare Puglia, Sicilia “dove spesso si viene sfruttati e non ci sono possibilità di assunzione”. “Il fatto di partecipare a un concorso con cinquemila persone ti fa capire l’entità della difficoltà di trovare lavoro. Meglio comunque provare sempre”, si fa coraggio un ragazzo che da due anni colleziona contratti a tempo determinato.
“Ormai ho perso il conto delle prove che ho sostenuto — racconta un’altra ragazza — Nell’ultimo anno e mezzo si è scatenato l’inferno, ci sono stati concorsi ovunque, di ogni tipo. Segno che l’esigenza di personale nelle strutture pubbliche c’è, ma non capiamo il motivo per cui non sbloccano le graduatorie”.
“Siamo stanchi della precarietà in salita, così cerchiamo di sistemarci”, dice un altro che da dodici anni lavora a spezzoni nelle corsie della sanità romana. E c’è anche chi baratterebbe volentieri il lavoro da infermiere nel privato con il pubblico: “L’eliminazione dell’articolo 18 ci ha rovinati. Siamo diventati troppo vulnerabili al licenziamento anche per ragioni aleatorie”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
“CI DEVONO 290.000 EURO”… MA A RUOLI INVERTITI GLI ITALIANI RISCHIANO IL CARCERE
Gli automobilisti più indisciplinati e i debitori meno puntuali di Como? Sembra che siano
gli svizzeri.
È quanto emerge da un reportage de La Provincia di Como che cita i numeri forniti dal comune lariano: l’amministrazione vanta crediti per 290mila euro nei confronti di cittadini svizzeri che non hanno mai pagato le multe.
Mentre gli italiani che commettono un’infrazione in Svizzera e non saldano il conto rischiano il carcere.
Prendendo in esame le contravvenzioni dei primi nove mesi del 2017 che interessano le targhe ticinesi, ha spiegato il comandante della polizia locale Donatello Ghezzo, il Comune di Como ha notato che su 337mila euro di ammontare complessivo solamente 47mila risultano effettivamente incassati.
Una percentuale irrisoria, inferiore al 15 per cento. Ma l’amministazione ha poche frecce al proprio arco per migliorare lo stato delle cose perchè, spiega il comandante, “contro i connazionali che non pagano abbiamo i mezzi per recuperare il credito, contro gli stranieri invece, e in particolare gli svizzeri, abbiamo solo armi spuntate. Quei 47mila euro non sono destinati a crescere di molto”.
Gli svizzeri sembrano essere particolarmente avvezzi a divieti di sosta, ingressi non autorizzati nella Ztl e nel transito al di fuori delle ore consentite per via Milano.
Sono tipologie di infrazioni per le quali è impossibile richiedere il pagamento contestuale, a fronte della minaccia del fermo della vettura.
Ghezzo spiega come mai non vengano recuperati: “Perchè la riscossione diventi coattiva in Ticino bisognerebbe attivare le procedure per la riscossione di crediti all’estero. Ma ciò comporta costi importanti, che non avrebbe senso sostenere per piccole somme, dell’ordine di 50 euro ciascuna — dice a La Provincia di Como — Si rischia di dover sopportare spese dell’ordine di qualche centinaio di euro per singolo atto, non avendo la certezza di recuperare nè la sanzione nè i relativi costi”.
Cosa accade a parti invertite? Le multe non pagate in Svizzera possono portare all’arresto.
I giudici d’Oltralpe inviano un’ordinanza direttamente in Italia e in caso di rientro in territorio svizzero, con contestuale fermo, ci si trova di fronte a un bivio: o finalmente il trasgressore paga oppure può essere portato in cella.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
PRESENTATO DA FAVA PER IRREGOLARITA’ CONGRESSUALI, CHIEDE LA SOSPENSIONE IN VIA CAUTELARE DELLA NOMINA A SEGRETARIO
Si svolgerà giovedì 25 gennaio con inizio intorno alle 11 davanti alla prima sezione civile del Tribunale di Milano la discussione sul ricorso d’urgenza in cui si chiede di sospendere in via “cautelare” la “nomina di Matteo Salvini quale segretario federale della Lega nord” e “inibire” l’eurodeputato e l’attuale consiglio federale dalle attività connesse al loro ruolo nel partito “anche in relazione alle elezioni politiche fissate per il 4 marzo”.
Il ricorso, come anticipato da Huffpost ieri, è stato presentato da un componente del listino collegato a Gianni Fava, all’epoca sfidante di Salvini per la leadership nel Carroccio.
I legali firmatari del ricorso sostengono l'”illegittimità ” della riconferma di Salvini a segretario della Lega sancita nel maggio scorso perchè avrebbe presentato la sua candidatura e quella della lista associata oltre il termine delle ore 13 dell’11 maggio del 2017.
Nel ricorso si chiede che venga “accertata e dichiarata” la nomina dell’onorevole Giovanni Fava a segretario della Lega o di disporre in via subordinata “l’immediata assunzione dei poteri e delle competenze del consiglio federale da parte del presidente federale Umberto Bossi ai sensi dell’articolo 14 dello statuto della Lega Nord sino alla nomina del nuovo segretario e del nuovo consiglio federale”.
(da “Huffingtonpost”)
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