Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
COMIZIO BLINDATO, IN PLATEA I FANS DEL CONDANNATO SCOPELLITI CHE HA PIAZZATO IN LISTA UN SUO EX ASSESSORE
“Buffone, via dal meridione”. “Qui non lo vogliamo. Non c’è spazio per lui e per chi si candida con
lui”. Matteo Salvini è stato contestato a Reggio Calabria dove ha tenuto un comizio con gli altri candidati della Lega. Al cinema, dove è stato organizzato l’incontro, sono accorsi tutti i sostenitori dell’ex governatore Giuseppe Scopelliti, che è riuscito a fare inserire in lista anche il suo ex assessore Tilde Minasi.
Prima con An poi con il Pdl e oggi con il Movimento Nazionale per la Sovranità , Minasi oggi ha scoperto che “la Lega è l’unico partito che non inciucia”.
In platea c’erano alcuni nostalgici degli anni settanta che “per rispetto di Peppe Scopelliti” sono andati ad applaudire Matteo Salvini.
Non prima però di aver minacciato alcuni giornalisti locali che dovevano intervistare il leader della Lega.
La convention è stata blindata dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa che hanno impedito ai contestatori di avvicinarsi al cinema. “Salvini — dice un ragazzo — ha sputato sangue sul Sud Italia e soprattutto su noi calabresi. Non basta cancellare il nome Nord. Volevano la secessione”.
“Con quale faccia — aggiunge un signore — se ne viene qua a chiedere i voti? I coglioni e i lecchini lo voteranno. Nessuno dica che a Reggio il voto è libero”.
E qualcuno ha ricordato i rapporti di Belsito con la ‘ndrangheta.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
COINVOLTI ESPONENTI DEL CENTRODESTRA TRA CUI IL CONSIGLIERE REGIONALE LUCIANO PASSARIELLO, CANDIDATO DELLE MELONI ALLA CAMERA… IERI L’AVEVA ACCOMPAGNATA NEL TOUR ELETTORALE
Esplode uno scandalo su voto di scambio e traffico di rifiuti, nel cuore della campagna elettorale napoletana.
Coinvolti alcuni esponenti del centrodestra e le indagini riguardano anche la società regionale campana Sma, che sarebbe solo uno dei filoni dell’inchiesta.
Spuntano i nomi, tra gli altri, del consigliere regionale Luciano Passariello di Fratelli d’Italia che, candidato alla Camera nel collegio di Secondigliano, ieri ha accompagnato Giorgia Meloni nel tour elettorale a Napoli.
Passariello risulta indagato. E dell’altro esponente della destra, oggi un ‘comandato’ e al lavoro in una società regionale, Agostino Chiatto.
Lo Sco e la polizia di Napoli sono impegnati in perquisizioni coordinate dalla Procura di Napoli, il capo Giovanni Melillo e il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli dalle prime ore dell’alba stanno guidando il lavoro dei pm.
Le prime ipotesi sono di corruzione e voto di scambio. Sarebbero almeno 10 gli indagati.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
L’EUROPARLAMENTARE ERA STATA RINVIATA A GIUDIZIO PER DIFFAMAZIONE
Anche l’eurodeputata Giulia Moi lascia il gruppo M5s. Secondo quanto si apprende, manca solo
l’ufficialita’ ma l’addio di Moi è dato per vicino.
L’eurodeputata era stata l’unica — oltre a David Borrelli, che ha lasciato due giorni fa i 5 stelle — a non aver firmato la liberatoria sul trattamento dei dati personali chiesta dal Movimento 5 stelle ai suoi eletti per poter controllare i versamenti dei rimborsi.
Giulia Moi era stata rinviata a giudizio per diffamazione, avendo postato, secondo l’accusa, alcuni commenti anonimi di insulti quando non era ancora approdata a Bruxelles e dunque non godeva delle prerogative proprie dei parlamentari, a partire dall’insindacabilità sulle affermazioni rese da un politico nell’esercizio delle sue funzioni.
Il rinvio a giudizio, racconta Sardiniapost, è arrivato a seguito di una querela contro ignoti — gli strali anonimi contro l’ente di formazione IFOLD — presentata per conto dell’Ifold dagli avvocati cagliaritani Massimo Massa, Alessandra Viana e Rita Dedola.
Così come riportato nella richiesta di rinvio a giudizio presentata dal pm Lussu, tra il 2011 e il 2012 un utente anonimo aveva inviato alcune email a diverse istituzioni — in primis la Regione — e ad alcuni giornali nazionali e commentato su diversi blog e sulla pagina Facebook Medio Campidano.
Come appurato dalle indagini, l’autrice dei continui attacchi era proprio Giulia Moi.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
ALTRI 58.400 EURO A CIASCUNO DEI 70 CONSIGLIERI, NON BASTAVA LA SPESA DI 2,7 MILIONI: BOOM DI NUOVE ASSUNZIONI CLIENTELARI
Non bastano 177 dipendenti, non bastano 70 lavoratori ‘quasi stabilizzati’, che da anni, legislatura dopo legislatura, lavorano nei gruppi parlamentari.
Non bastano neanche i portaborse, i collaboratori personali dei consiglieri regionali siciliani, che però sull’isola si chiamano deputati, come a Roma.
Nossignore.
I tre milioni di euro risparmiati dalla cura dimagrante imposta dal decreto Monti all’Assemblea regionale siciliana sono stati subito spesi per nuove assunzioni.
Anzi per la verità di quei soldi messi da parte il parlamentino siciliano ne spenderà addirittura di più.
Saranno quattro i milioni di euro in più che ogni anno serviranno a pagare gli stipendi ad almeno 70 nuovi collaboratori, uno per ogni deputato.
Ma i nuovi assunti potrebbero essere anche di più.
La ragioneria generale di Palazzo dei Normanni non riesce ancora a quantificare quanti contratti stanno facendo i parlamentari, dall’insediamento del dicembre 2017. “Il numero è in continua evoluzione”, dicono i burocrati.
I nuovi dipendenti, tra l’altro, non saranno semplici collaboratori dei politici, ma andranno ad allargare il già nutrito personale al servizio dei gruppi parlamentari, che pagheranno i nuovi assunti a tempo determinato con un contributo ad hoc da 4 milioni e 88 euro l’anno.
Per i portaborse si spendono già 2,7 milioni
La misura, introdotta nella scorsa legislatura, è contenuta in un articolo della legge con cui l’Assemblea regionale aveva recepito lo stesso decreto del governo di Mario Monti sulla spending review.
Era il 2014, e l’Ars aveva due anni di ritardo rispetto al resto del Paese in materia di contenimento della spesa. La legge entrò in vigore l’1 gennaio del 2015, tranne — appunto — la parte sul nuovo contributo ai gruppi parlamentari per i collaboratori ancora da assumere, valida invece dal giorno dell’insediamento della nuova Assemblea.
Un gradito regalo per i parlamentari eletti alle regionali del novembre scorso, visto che quei quattro milioni non sostituiscono ma si sommano alle somme già previste per l’assunzione dei portaborse.
Ogni mese, infatti, l’Assemblea elargisce a ogni parlamentare 3.180 euro per la contrattualizzazione dei collaboratori personali. In totale, in un anno, sono altri 38.000 euro a deputato, quasi 2 milioni e 700mila euro se moltiplicati per i 70 onorevoli di Palazzo dei Normanni: soldi chhe entrano direttamente in tasca ai consiglieri regionali che poi pagano gli stipendi ai collaboratori.
Il numero dei nuovi assunti? Non si sa
A questi andranno sommati gli oltre 4 milioni per i nuovi collaboratori dei gruppi. Una cifra calcolata sulla base di un contributo di 58.400 euro all’anno per ogni deputato, somma che però viene trasferita dalle casse dell’Ars direttamente a quelle dei gruppi parlamentari, che poi assumeranno seguendo le indicazioni dei deputati. L’erogazione dei fondi, però, non sarà legata all’assunzione di un singolo collaboratore.
Nulla, insomma, vieterebbe ai singoli consigliori regionali di dividere gli oltre 58mila euro per pagare gli stipendi di più di un dipendente.
Ben più di un’ipotesi visto che alla ragioneria generale dell’Ars sono già arrivate, e continuano ad arrivare, decine di richieste per nuovi contratti.
Un numero talmente alto che ai capigruppo è arrivata una lettera del presidente dell’Assemblea, Gianfranco Miccichè: non esattamente il sostenitore numero uno dei tagli.
“Si raccomanda — scrive il leader di Forza Italia — che i soggetti contrattualizzati utilizzando i contributi in qualità di dipendenti del gruppo siano chiamati a svolgere unicamente compiti e mansioni coerenti alla natura del gruppo e per far fronte alle esigenze di funzionamento dello stesso, e che percepiscano, entro il limite del contributo erogabile, una retribuzione adeguata ai compiti e alle mansioni svolte da ciascun lavoratore”.
Spending review? Vade retro
E dire che la nuova legislatura doveva iniziare all’insegna del risparmio, con venti deputati regionali in meno rispetto ai 90 che fino a qualche mese fa popolavano la Sala d’Ercole.
Ma questa nuova Assemblea, un po’ per effetto delle vecchie norme, un po’ per il nuovo corso, sta già deludendo le aspettative.
Il risparmio di tre milioni, calcolatrice alla mano, sarà abbondantemente superato dalla spesa per i collaboratori esterni.
A tutto questo si aggiunge poi la somma che l’Assemblea sta già sborsando per l’aumento delle paghe del proprio personale interno. Come è successo alla Camera dei deputati e al Senato, al quale è equiparata secondo Statuto, anche all’Ars i tetti agli stipendi del personale imposti dalla spending review di Monti sono scaduti il 31 dicembre 2017.
E se a Montecitorio e a Palazzo Madama aspetteranno le prossime elezioni per decidere se e come ripristinare i tetti, all’Assemblea regionale sono già tornati a pagare ai 177 dipendenti lo stipendio pieno.
Tornano i tetti. Ma col trucco
Una novità che ha costretto il Consiglio di presidenza di Palazzo dei Normanni a stanziare 900mila euro nell’esercizio provvisorio del bilancio in attesa di concludere la trattativa coi sindacati dei dipendenti.
Una situazione che, una volta a regime, potrebbe costare circa 300mila euro all’anno in più.
Alla fine, il 14 febbraio, la presidenza dell’Assemblea ha trovato l’accordo con il personale per reintrodurre il tetto degli stipendi a 240mila euro. In pratica lo stesso salary cup della scorsa legislatura: non certo una paga da fame.
A questo giro, però, le indennità di funzione (per esempio per i direttori dei servizi) e di mansione (straordinari, notturni, festivi) saranno pagati come extra: il tetto da 240mila euro, dunque, è solo ipotetico.
Facendo felici i dipendenti, che torneranno a guadagnare di più di quanto percepito negli ultimi tre anni, e la politica, che così probabilmente eviterà la fuga di altro personale verso una più sicura — e più sostanziosa — pensione.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
MARCO CANEPA E’ CANDIDATO AL SENATO A BRINDISI
Marco Canepa è candidato al Senato per CasaPound a Brindisi. La cosa non è passata inosservata
perchè Canepa è stato uno di quelli che — al tempo della grande guerra tra Selvaggia Lucarelli e Pastorizia Never Dies — si fece notare per gli insulti sessisti nei confronti della Lucarelli.
Di certo Canepa non fu l’unico ma ebbe addirittura l’onore di guadagnarsi una menzione speciale sul profilo della Lucarelli con tanto di screenshot del suo commento dove diceva — testuale — “vi presento la mia cagna, Selvaggia, sì proprio come Selvaggia di Spore di Mare, la adoro. Se anche voi amate le cagne mettete il laic”.
Per chi si fosse dimenticato le ragioni della guerra tra Sesso, Droga e Pastorizia e la giornalista del Fatto ricordiamo che tutto esplose dopo le rivelazioni sull’esistenza de “La Bibbia“, un archivio di immagini pornografiche collazionato su alcuni gruppi Facebook e il cui link veniva diffuso anche su Pastorizia Never Dies.
Le cose poi sono andate avanti, dopo mesi di insulti le varie incarnazioni di “Pastorizia” sono finite nel dimenticatoio, la stagione del black humour di certe pagine (termine usato per ammantare di un’aura satirica insulti e volgarità pure e semplici) sembra essere al tramonto.
La vicenda della Bibbia invece per il momento si è conclusa con 33 persone indagate per divulgazione di materiale pedopornografico
Gli insulti di Canepa all’epoca vennero pubblicati dalla Lucarelli, che scrisse anche alla fidanzata del ragazzo per farle presente il genere di commenti sessisti pubblicati su Facebook.
Per tutta risposta Canepa denunciò la giornalista del Fatto Quotidiano perchè riteneva che la pubblicazione dei suoi commenti su PND ledesse la sua immagine pubblica. Selvaggia Lucarelli ha fatto sapere che non le è mai arrivata quella denuncia.
Canepa però non sarebbe nuovo ad insulti sessisti su Facebook.
L’ex sindaca di Brindisi Angela Carluccio ci ha raccontato che due anni fa Canepa pubblicò su una pagina Facebook della quale aveva ottenuto il controllo insulti diretti alla sua persona contenenti pesanti allusioni alla vita sessuale della sindaca.
L’autore dei messaggi diffamatori (definiti “shitstorm”), che si nascondeva dietro il fake «Ermanno Mordini-Batacchio» è risultato essere un 41 enne di Brindisi le cui iniziali sono M.C. e che di professione rappresentante di cosmetici.
Come si evince da questo secondo profilo Facebook (curiosamente non bannato da PND) Canepa si occupa di vendita di prodotti per makeup.
Il procedimento giudiziario nei confronti di M.C. è ancora aperto.
La notizia della candidatura in CasaPound non è certo sfuggita alla Lucarelli che ieri ha twittato uno dei messaggi incriminati.
Ci sono poi dei post nei quali dove Canepa dava — nemmeno tanto implicitamente — della “layda”.
Pastorizia non è mai stata schierata politicamente ma ha potuto contare spesso sulla difesa d’ufficio di Nina Moric, la modella di origine croata che da qualche tempo si muove nell’orbita del partito di Gianluca Iannone e Di Stefano e che aveva annunciato di volersi candidare (ma poi non l’ha fatto).
La vicenda poteva chiudersi qui se non fosse che di recente Canepa è andato a quanto pare a caccia di voti nel gruppo PND Official, che è l’ennesima reincarnazione del vecchio PND.
A quanto pare prima gli amministratori hanno cancellato un post di Canepa che non l’ha presa benissimo dicendo che “il lurido ignobile” che ha rimosso il post “è peggio della Lucarelli” (a riprova che lui non ha nulla contro la Lucarelli).
Successivamente Canepa è stato espulso dal gruppo perchè gli amministratori temevano che a causa della sua candidatura in CasaPound e per colpa dei suoi trascorsi con la Lucarelli PND finisse di nuovo sotto il tiro dei “segnalatori”.
Insomma “per il bene di tutti” il candidato di CasaPound è stato invitato ad uscire dal gruppo.
Ironia della sorte nel programma di CasaPound c’è quello di mandare “fuori tutti” dal nostro Paese.
Per il momento il buon Canepa è riuscito a farsi cacciare da Pastorizia, e senza nemmeno essere stato eletto.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
COSI’ GIUSTIFICA IL MANCATO VERSAMENTO DELLA CIFRA CHE NON RISULTA DAL RESOCONTO SUI RIMBORSI
Giulia Sarti non aggiorna la sua pagina Facebook dall’11 febbraio, è stata nominata nell’elenco delle Iene sui parlamentari che non hanno donato la quota giusta al fondo del microcredito ma non era nella lista letta ieri da Di Maio, il quale ha però detto che i nomi sono provvisori.
Capolista in Emilia Romagna è scomparsa dalla circolazione dopo essersi accorta che dalle sue restituzioni mancherebbero intorno ai 20 mila euro.
Scrive Federico Capurso sulla Stampa:
«Sembra che sia stata truffata dalla persona a cui affidava l’incarico di effettuare i bonifici»: è la notizia arrivata ai vertici del Movimento. «Lei ha promesso di denunciarla domani mattina (oggi, ndr). Se questo avverrà , per noi può restare». Anche la senatrice Bulgarelli avrebbe incolpato il comportamento fraudolento di un suo collaboratore, ma per l’ammontare della somma sottratta (43 mila euro) e forse anche per essere considerata una dissidente interna, si è deciso di mandarla senza troppi fronzoli sul patibolo.
Per il Fatto il destino della Sarti sarebbe deciso: è quasi salva.
Ma la riminese Sarti, in passato molto vicina all’ex 5Stelle Federico Pizzarotti, si è difesa con le unghie. E ha spiegato i mancati versamenti con una truffa, subìta da una persona che di fatto le avrebbe sottratto online i suoi versamenti. Di Maio e i suoi si sono presi altro tempo per decidere. Anche perchè sarebbe complicato escludere una capolista che proprio il candidato premier ha voluto anche nel collegio uninominale.
Anche Barbara Lezzi resterà nel MoVimento perchè la sua versione sul mancato bonifico che risale ad anni prima è stata giudicata credibile.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
LORENZO E CLAUDIA HANNO FATTO IL DOVERE DI OGNI ESSERE UMANO, MA VANNO RINGRAZIATI PER AVERCI RICORDATO CHE ESISTE ANCORA UN’ALTRA ITALIA
Ha ragione Lorenzo quando afferma di non sentirsi affatto un eroe. 
Ha visto un bimbetto affogare tra i binari della metropolitana, ha dato un’occhiata al tabellone per vedere quanto mancava all’arrivo del treno, si è sfilato lo zaino da adolescente e si è tuffato, tutto qui.
La banalità del bene. Ha ragione anche Brecht: sventurata la terra che ha bisogno di eroi.
Perciò non costringiamo Lorenzo a indossarne i panni. Nè attribuiamoli a Claudia, l’addetta della stazione che ha catturato sui monitor la scena del salvataggio, attivando il comando per frenare il treno. Ha fatto il suo dovere.
E in fondo anche Lorenzo: il dovere di ogni essere umano.
Eppure sento l’urgenza di ringraziarli. Solo nelle ultime ore ho saputo che alcuni «Medici senza frontiere»organizzavano festini senza cerniere; che anche nel partito autoproclamatosi degli onesti abbondano gli incoerenti e i ciarlatani; che una società di biciclette in affitto è costretta a chiudere bottega perchè le biciclette vengono sistematicamente distrutte o distratte dagli affittuari; che l’ennesimo ragazzino ha alzato le mani sul suo professore.
Scandali ormai facilmente digeribili, grazie all’enzima dell’assuefazione, ma così diffusi da rilasciare nell’atmosfera un senso di rassegnata sfiducia.
Ecco perchè Lorenzo e Claudia rivestono un’enorme utilità sociale. Servono a ricordarci che siamo anche altro.
Non sempre e non tutti.
Ma lo siamo.
(da “il Corriere della Serra”)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
I RISULTATI DEL FACT CHECKING DELLE AFFERMAZIONI FATTE: LA LEGGE BOSSI-FINI NON HA FRENATO GLI SBARCHI IN ITALIA
Si parla molto del confronto tra Matteo Salvini e Laura Boldrini a Otto e Mezzo , a conferma che il contraddittorio tra leader funziona.
Migranti, la verifica sulle cifre
Laura Boldrini aveva ragione su un punto chiave del duro dibattito con Matteo Salvini: la legge Bossi-Fini non ha frenato gli sbarchi di migranti in Italia, anche se non è esatto il dato citato dalla presidente della Camera sul milione di immigrati regolarizzati in sanatoria. Si tratta in effetti di 900.000 persone, ma la differenza è minima.
Nel corso del confronto con Matteo Salvini a `Otto e Mezzo’ su La7, ieri 13 febbraio, Boldrini ha dichiarato: «Il reato di clandestinità , introdotto nel 2009, è stato un flop totale, perchè da quando è stato introdotto gli arrivi via mare sono aumentati sistematicamente. Il centrodestra ha fatto due sanatorie, un milione di persone irregolari sono state sanate con un nuovo permesso di soggiorno».
L’affermazione, alla luce del fact-checking, è essenzialmente corretta, vediamo perchè.
Il reato di immigrazione clandestina e gli sbarchi
Il reato di immigrazione clandestina è stato introdotto nel 2009, come dice correttamente Boldrini, con la legge n 94 del 15 luglio 2009 (art. 1 comma 16) – il cosiddetto «Pacchetto sicurezza» dell’allora governo Berlusconi.
Nel 2011 la Corte di Giustizia dell’Ue ha dichiarato illegittima la parte della normativa che prevedeva la sanzione del carcere per gli immigrati clandestini, salvando comunque la figura di reato nel complesso.
Nel 2014, con la legge n. 67 del 28 aprile, il Parlamento diede delega al governo di procedere a una serie di depenalizzazioni, tra cui quella del reato di immigrazione clandestina.
A gennaio 2016, quando fu esercitata la delega, l’esecutivo di centrosinistra decise di non procedere proprio sul reato di clandestinità (con conseguenti polemiche).
Da allora non ci sono stati progressi sulla questione.
Dunque la norma che prevede il reato è rimasta in vigore da fine 2009 fino a oggi, malgrado i ripetuti appelli della magistratura a cancellarla perchè intasa inutilmente i tribunali.
Nel 2010, il primo anno dopo l’introduzione, gli arrivi via mare in Italia sono stati 4.500. L’anno dopo sono aumentati a 64.300, per poi calare a 15.900 nel 2012.
Nel 2013 sono saliti a 40.000, nel 2014 a 170.760, nel 2015 – con un parziale arretramento – sono stati 153.946, nel 2016 (record) 181.126 e nel 2017 sono scesi a 119.369.
Un forte aumento dunque c’è stato, come afferma Boldrini, anche se tendenziale e non costante.
Sembra comunque corretto sostenere che, se lo scopo della norma era prevenire gli arrivi via mare, questa si sia rivelata inefficace.
Le sanatorie del centrodestr
Negli anni passati i governi di centrodestra, rispettivamente il secondo e il quarto governo Berlusconi, hanno regolarizzato centinaia di migliaia di immigrati irregolari (impropriamente detti «clandestini») con due diversi provvedimenti.
Il primo, del 2002 e contestuale all’introduzione della legge «Bossi-Fini» (art. 33 della legge 189 del 2002), secondo i dati del Ministero dell’Interno ha portato a 705.404 domande di regolarizzazione, delle quali 694.224 ammissibili.
I lavoratori regolarizzati sono stati 634.728. Il secondo, del 2009, è la così detta «regolarizzazione colf e badanti» (art. 1 ter della legge 102/2009) e, secondo gli ultimi dati disponibili pubblicati dal Viminale, ha portato a 295.126 domande, di cui 271.020 ammesse dalla Questura.
Delle 259.454 pratiche definite al 14 marzo 2011, 222.182 erano state accolte (l’85,6%).
§Dunque le domande presentate sono oltre un milione, e quelle accolte – proiettando sul totale delle domande ammesse nel 2009 la percentuale di accoglimento al 14 marzo 2011 – più di 860 mila.
Boldrini è dunque leggermente imprecisa nel parlare di «un milione di persone irregolari sanate».
Conclusione
È vero, come ha detto Boldrini, che l’introduzione in Italia del reato di immigrazione clandestina nell’estate del 2009 non abbia impedito un forte aumento tendenziale, anche se non costante, degli sbarchi in Italia negli anni successivi.
Quanto alle regolarizzazioni, la cifra di un milione data dalla presidente della Camera è leggermente esagerata: in base ai dati disponibili, a fronte di un milione di domande presentate, quelle accolte che hanno portato a una regolarizzazione sono complessivamente meno di 900 mila.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
LA POVERA GENTE PAGA LE CAZZATE DI MINNITI … LA POVERTA’ NON SI COMBATTE FACENDO LA GUERRA AI POVERI, E’ PEGGIO VEDERE LA MISERIA MORALE DI CERTI POLITICI, ALTRO CHE “DECORO” DEL CAZZO
La signora Maria chiede l’elemosina nella città di Spoleto. È una signora minuta, riservata, che nel
tempo si è fatta benvolere dalle persone del luogo.
I negozianti della via che la signora frequenta le aprono volentieri le porte, chi passa ogni giorno di lì per recarsi al lavoro la saluta e le lascia qualcosa, gli abitanti dei dintorni le portano vestiti per i suoi quattro bambini.
Il 17 gennaio 2018 è entrata in vigore l’ “Ordinanza per fenomeni di accattonaggio e mendicità nel territorio della città di Spoleto”. È firmata dal vicesindaco.
Si tratta di una delle Ordinanze seguite al Decreto Legge — richiamato nel testo — recante “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città ”, voluto dal ministro dell’Interno Marco Minniti e convertito in legge lo scorso aprile.
Al primo comma del primo articolo, l’Ordinanza vieta di “porre in essere qualsiasi forma di accattonaggio molesto”.
Ma la signora Maria, a detta di tutti, non è affatto molesta. Sta lì seduta con il suo bicchiere e non utilizza minimamente “modalità ostinate, reiterate, continuative ed insistenti o minacciose, che turbino l’incolumità e la sicurezza dei cittadini”.
Qualche giorno fa i vigili urbani sono andati da lei e le hanno detto che doveva andare via da lì altrimenti, secondo la nuova ordinanza, sarebbe stata arrestata.
La signora Maria si è terrorizzata. Gli abitanti della zona sono andati a leggersi l’Ordinanza e hanno rassicurato la signora: avrebbe potuto avere una multa fino a 500 euro, un ordine di allontanamento, ma non il carcere.
Queste stesse persone hanno chiesto un appuntamento al vicesindaco per spiegare che non c’è niente di molesto nel comportamento della donna e che davvero non dà fastidio a nessuno.
Rincuorata da questa solidarietà , Maria è tornata su quella strada.
D’altra parte non ha troppa scelta: è lì che la conoscono e che può ricevere un po’ di aiuto quotidiano.
Sono tornati i vigili — forse altri — e le hanno suggerito di non rimanere ferma e seduta ma di alzarsi ogni tanto, soprattutto quando intravedeva dei controlli, e passeggiare. Così sarebbe passato più inosservato il suo accattonaggio.
Poi però sono arrivati i carabinieri e hanno portato la signora Maria in caserma. Per adesso pare non l’abbiano multata. Si sono limitati a sequestrarle i pochi soldi (circa dieci euro) che aveva racimolato quel giorno.
La storia di Maria ci rimanda una realtà schizofrenica.
Da un lato abbiamo l’istituzione, che deve fare a gara nell’usare il pugno duro. E che sindaco sei se in nome del decoro non fai un’Ordinanza contro qualcuno in difficoltà ? Eppure, chi può mai davvero pensare che la povertà si combatta combattendo i poveri?
Come un centro di ricerca che proponga di far fuori tutti i malati come cura contro il cancro.
Dall’altro lato abbiamo le persone ordinarie, le comunità locali, gli stessi agenti delle forze dell’ordine, chi più duro e chi meno, che non si capacitano che i problemi della città possano essere identificati in quella piccola signora educata al lato della strada, che quando conoscono non hanno paura e che sono capaci di una grandissima solidarietà .
Davvero una bella pagina che oggi ci arriva da Spoleto.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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