Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
L’EX ASSESSORE DELLA GIUNTA RAGGI SPARA A ZERO SULLA SINDACA: “NON VOTEREI PER LEI”
Massimo Colomban, ex assessore alle società partecipate della Giunta grillina a Roma, torna oggi in scena dopo il suo addio al Comune sparando a zero su Beppe Grillo e su Virginia Raggi.
Colomban, a differenza di Berdini, non se n’è andato dopo essere stato beccato a mettere in giro maldicenze sulla sindaca e le sue critiche sono molto più puntute di quelle dell’urbanista. Attraverso Colomban scopriamo che la gran parte delle decisioni nel M5S le prende Beppe Grillo
«Il 95 per cento delle decisioni le prende lui. Nessuno ha il coraggio di contraddirlo. Chi lo fa, viene messo in disparte».
Che tipo di Italia si prefigura Grillo?
«Ha presente la Città del Sole immaginata da Tommaso Campanella? Utopia pura. Mi toccava riportarlo con i piedi per terra. Beppe, questo lo faranno i nostri nipoti, lo raffreddavo. Per lui le auto devono essere tutte elettriche e in grado, marciando, di produrre un surplus di energia che illumini le città ».
L’elettricità si ricava dagli idrocarburi.
«“Tu ami suv e gru”, mi prendeva in giro. Io gli rispondevo che la Silicon Valley è avveniristica perchè prima i vari Steve Jobs hanno fatto i soldi con cui costruirla. Il fatto è che Grillo disegna un modello di società che non deve creare ricchezza. E pretende che a guidarlo sia solo lo Stato, con la Cassa depositi e prestiti a finanziare le imprese».
Un vecchio comunista.
«L’ha detto lei».
Suona come una conferma.
«È un fatto che Casaleggio, alla fine di un raduno al Circo Massimo, invitò i presenti a intonare Bandiera rossa e fui costretto a dissociarmi. Beppe mi dà del nazileghista. Durante le nostre colazioni all’hotel Forum di Roma gli ho affibbiato vari soprannomi: Raàºl, come il fratello di Fidel Castro, Chà¡vez, Maduro. Vuoi ridurmi l’Italia come il Venezuela, lo rimproveravo. Una cosa è sicura: se arriva al governo, lo sviluppo si ferma. Grillo pensa che sia un pericolo».
Per questo lei se n’è andato?
«Ho esaurito la pazienza. Pretendeva di convertirmi alla sua filosofia. O a quella del sociologo Domenico De Masi, che per il 2025 prevede un saldo negativo di 9 milioni fra i posti di lavoro creati e quelli distrutti dai robot. Una tesi per giustificare il reddito di cittadinanza. E io a dirgli: Beppe, ma chi paga? Non lo spiega. Però si capisce benissimo dove andrà a parare».
Dove?
«Tassa sui patrimoni. Tassa sulle eredità . Tassa sulle rendite speculative».
Anche sulla Raggi Colomban non spende molte buone parole: «Una stakanovista ambiziosissima. No, non voterei per lei».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
DIETRO L’ADDIO LE TENSIONI CON CASALEGGIO E IL FUTURO A BRUXELLES… IN USCITA UN ALTRO EUROPARLAMENTARE
Di sicuro qualcuno mente. Perchè non c’è alcuna malattia che ha costretto l’europarlamentare
grillino David Borrelli, braccio destro di Davide Casaleggio e membro del triumvirato nell’associazione Rousseau, a passare al gruppo Misto, com’è stato scritto nel comunicato firmato dalla delegazione europea e non smentito dall’interessato per oltre 24 ore.
Solo ieri Borrelli, irrintracciabile per chiunque, è rispuntato su Facebook: «Non ho problemi di salute e non ne ho mai accennato», scrive prima di annunciare che fonderà un «nuovo movimento di imprenditori e risparmiatori».
Alla lettura del post, però, nel M5S viene meno anche l’ultima goccia di pazienza e dai vertici cominciano a dire quello che non volevano rivelare. Spiega una fonte vicina a Luigi Di Maio: «L’unico a conoscere la verità era Davide Casaleggio, ma noi sapevamo che da tempo chiedeva qualcosa che non gli potevamo dare». Cosa? Quello che Di Maio ha ripetuto agli esterrefatti colleghi che gliel’hanno chiesto: «Ci ha pregato di fargli fare il terzo mandato e quando gli abbiamo detto di no ci ha chiesto di trovargli un posto da dirigente tipo Filippo Pittarello».
Tra i responsabili della comunicazione del gruppo europeo del M5S, Pittarello è un altro degli uomini fidati di Casaleggio, di cui era un ex dipendente. Borrelli guardava a lui come modello per costruirsi un futuro politico dopo la fine dei due mandati, regola inderogabile per i 5 Stelle.
Voleva continuare a vivere Bruxelles, dove ha preso casa e dove vuole far nascere la figlia che aspetta dalla compagna Maria Angela Riva. Gli screzi con Casaleggio erano cominciati proprio a causa sua.
Ieri Marco Canestrari, altro ex dipendente della Casaleggio, ha scritto che Borrelli era in rotta con il M5S per motivi politici e a riprova di questo ha pubblicato un post critico dell’eurodeputato datato 24 ottobre.
Gli articoli di giornale che svelavano di come avesse fatto ottenere alla compagna un contratto da stagista nel gruppo M5S di Bruxelles, però, erano esattamente di una settimana prima.
Ora, in questo annuncio di guerra tra ex amici fraterni, ai 5 Stelle non sfugge che Borrelli, di fatto il numero tre dell’Associazione Rousseau, ha in mano la scatola nera della Casaleggio e del M5S: dati, informazioni, retroscena, che, come hanno fatto altri fuoriusciti, ora potrebbe rivelare.
Resta ancora da capire la tempistica e i sospetti sui soldi. Perchè Borrelli, che faceva capricci per restare strapagato a Bruxelles, se ne va proprio nei giorni dell’inchiesta sui finti bonifici e mentre le Iene sono sulle sue tracce per chiedergli conto di cifre che non tornano – oltre centomila euro – nelle restituzioni degli europarlamentari? Borrelli oltretutto non ha dato la delega per controllare le sue donazioni al fondo per le pmi.
Oggi il team che ha messo a lavoro Di Maio affronterà il capitolo Bruxelles sui bonifici. Intanto però fanno sapere che il movimento che ha in mente Borrelli dovrebbe essere fondato con l’imprenditore amico di Casaleggio, ex assessore a Roma, Max Colomban, assieme a ex leghisti veneti vicini al mondo delle pmi, con cui Borrelli ha sempre avuto ottimi rapporti. Chi lo conosce a Treviso già lo ha battezzato «Il Movimento Confapri», dall’associazione che riunisce le aziende della zona, fondata da Colomban e Arturo Artom, altro uomo-impresa amico dei Casaleggio.
Sulla questione del doppio mandato si stava molto ricamando a Bruxelles nelle ultime ore. Borrelli, già consigliere comunale, tra un anno non avrebbe potuto più presentarsi. Ed ex colleghi non smentiscono le amicizie con la Lega: «E chi lo ricandida sennò? Nel Nord-Est puoi avere speranze solo con noi o con la Lega». A cui Borrelli guardava con simpatia.
(da “La Stampa”)
Un anno fa, dopo il fallito approdo nel gruppo dei liberali orchestrato proprio da Borrelli, la pattuglia europea dei 5 stelle ha perso quattro membri: uno passato con la Lega, un altro nei Verdi, mentre altri due si sono autosospesi. Con l’uscita di Borrelli ora restano in dodici rispetto ai diciassette di inizio legislatura. E c’è chi è pronto a scommettere che presto il numero si ridurrà . Ci sarebbero infatti alcuni eurodeputati particolarmente attivi nei rapporti con gli altri gruppi. Due diverse fonti parlamentari, per esempio, fanno il nome di Dario Tamburrano, che avrebbe recentemente aperto un canale di dialogo con i vertici dei Verdi per discutere di un suo possibile approdo. Philippe Lamberts, numero uno dei Verdi, non conferma. Tamburrano, contattato da La Stampa, smentisce. Ma nel gruppo sale la tensione: «Dopo il 4 marzo – fa notare un’altra fonte M5S – potrebbe saltare il tappo».
(da “La Stampa”)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
NELLA CASA NON C’ERANO SEGNI DI RITI TRIBALI, SMENTITA UFFICIALE DI UN POSSIBILE MOVENTE DELLA MORTE DELLA RAGAZZA
Nessun organo interno di Pamela Mastropietro è stato asportato e fatto sparire da chi l’ha uccisa e poi ne ha sezionato il cadavere in diversi pezzi.
Lo apprende l’AGI in ambienti investigativi.
Da giorni si rincorrono voci secondo cui alla ragazza sarebbe stato asportato il cuore o altro, e fatto sparire, come in un rito tribale o di affiliazione.
Invece, a quanto pare, ciò non è avvenuto, come pure non è stato trovato nulla che rimandi a riti nella casa di cui è affittuario Innocent Oseghale in via Spalato, dove Pamela è morta e dove c’è stato il vilipendio del cadavere.
Restano quindi aperte tutte le ipotesi, in attesa dei riscontri degli esami tossicologici che dovrebbero accertare le cause del decesso della giovane in relazione all’assunzione di sostanze stupefacenti.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
E’ IL PREZZO CHE SI PAGA QUANDO CI SI VENDE ALLA LOBBY DELLE ARMI, IN UN MESE OTTO SPARATORIE DI MASSA
Il Congresso è responsabile “dell’epidemia di stragi” negli Stati Uniti. 
L’accusa arriva dal democratico Chris Murphy in un intervento nell’aula del Senato la notte scorsa, subito dopo la notizia dell’ennesima sparatoria in una scuola americana, il liceo di Parkland in Florida, dove uno studente che era stato espulso per comportamenti violenti ha ucciso 17 persone e ne ha ferite 15.
Intanto le associazioni che lottano contro la diffusione delle armi da fuoco denunciano che l’ultimo bilancio targato Donald Trump ha tagliato milioni di dollari destinati al sistema di controllo delle armi da fuoco (il Gun Background Check System): una decisione che rischia di “minare in maniera significativa” gli sforzi per tenere fucili e pistole lontani da mani pericolose. I due programmi federali tesi a rafforzare i background check per verificare se chi acquista armi è malato o ha precedenti penali hanno subito un taglio delle risorse del 16%: queste sono passate da 73 milioni di dollari a 61 milioni di dollari.
“L’epidemia di stragi di massa, questo flagello di sparatorie nelle scuole, una dopo l’altra — ha detto dal canto suo Murphy — succede solo da noi non per coincidenza, per sfortuna, ma come conseguenza della nostra inazione. Noi siamo responsabili del fatto che in questo Paese si ha questo livello di atrocità di massa che non ha nessun paragone in altre parti del mondo”.
Il democratico è eletto in Connecticut, Stato dove è avvenuta una delle stragi più sanguinose ed orribili, quella della scuola elementare Sandy Hook dove nel 2012 furono uccisi 20 bambini. Allora il presidente Barack Obama ed i democratici del Congresso cercarono in tutti i modi di varare leggi più severe sul controllo delle armi, bloccati però dai repubblicani. Obama varò alcuni decreti esecutivi che però sono stati abrogati da Donald Trump.
Il presidente Trump, subito dopo la notizia della strage, ha diffuso una dichiarazione su quella che definisce “la terribile sparatoria in Florida”. “Le mie preghiere e le mie condoglianze vanno alle famiglie delle vittime, nessuno bambino, insegnante deve sentirsi non protetto in una scuola americana”, ha scritto su Twitter, con un parole che non fanno riferimento alla necessità di maggiori leggi sul controllo delle armi, a cui il presidente, come la maggioranza del partito repubblicano, si oppone.
“Condivido ogni parola di Donald Trump, ora gli rivolgo l’invito a muoversi ed unirsi a me per cercare di fare qualcosa”, è stata la risposta polemica, sempre su Twitter del deputato democratico Seth Moulton.
Dall’inizio dell’anno ad oggi, appena sette settimane, sono state già otto le sparatorie nelle scuole americane che hanno provocato feriti o morti. E bisogna ricordare che lo scorso autunno, ad ottobre, si è registrata la strage di massa più sanguinosa della storia, quella avvenuta durante un concerto a Las Vegas con 58 morti ed oltre 800 feriti.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
IL SUO ISTAGRAM E’ PIENO DI FOTO DI ARMI… L’AMORE PER TRUMP E I MILITARI, L’ODIO PER I MUSUMANI
Un bersaglio da tiro crivellato di colpi e sotto la scritta “terapia di gruppo, qualche volta funziona”: così Nikolas Cruz guardava al futuro.
Come sempre, dopo una strage e l’ennesimo atto di tale portata dove il sangue scorre fra i corridoi delle scuole americane, sono i social network a raccontarci per primi chi era e a cosa ambiva l’assassino.
Gli stessi social che, scandagliati dagli investigatori, vengono definiti come “inquietanti”.
Cruz, 19 anni, era un ex studente della Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland. Un ex alunno problematico, allontanato da quella scuola dopo aver dato segnali allarmanti.
Se in classe alcuni professori lo descrivono come “normale”, gli studenti che si ricordano di lui lo raccontano come un ragazzo “problematico e strano”, che amava le armi, allontanato dalla scuola dopo una rissa con il nuovo fidanzato della sua ex ragazza.
La passione per le armi di Nikolas è tutta racchiusa sui suoi profili social che oggi, come quello Instagram “cruz_nikolas” già cancellato, sembrano un inevitabile presagio della strage poi messa in atto.
Lui che si ritrae con coltelli e pistole, a letto col fucile, le immagini con il volto semi coperto da sciarpe nere e i berretti militari, le scritte “terapia di gruppo” sotto il bersaglio crivellato, le informazioni su come acquistare un fucile a pompa e ancora offese ai musulmani e via dicendo.
Gli screenshot di quelle foto, appena identificato l’autore, sono rimbalzate fra New York Post e Miami Herlad: qualcuno le ha inviate prima che fossero cancellate.
Questo killer di 17 ragazzi che ha architettato una scena di “puro male” come l’ha definita il governatore della Florida aveva più profili sui social, anche su Instagram. In una delle due pagine in particolare si vede tutta la sua fissazione per le armi, lui che ha ucciso senza pietà con un semiautomatico AR-15.
Gli studenti che lo conoscevano, come Ocean Parodie, 17 anni, raccontano che Cruz indossava spesso camicie “patriottiche, militari”, che parlava del “male dei musulmani” e del suo amore viscerale per le pistole.
Usava termini come “annientare”, “uccidere” che facevano paura e spesso ripeteva i motti di Trump, come “Make America Great Again” .
“È stato un ragazzo problematico e ha sempre avuto una certa quantità di problemi. Sparava con le pistole perchè sentiva che gli dava, credo, una sensazione esaltante” racconta un altro alunno riferenosi a Nikolas.
Il killer, nato nel settembre 1998, sui social pubblicava anche foto di animali uccisi e secondo lo sceriffo intervenuto in Florida aveva “problemi di salute mentale, ignorati dagli adulti”.
Per il Miami Herald Cruz era una minaccia conosciuta. “Un insegnante della scuola ha dichiarato al Miami Herald che Cruz, 19 anni, era stata identificato come una potenziale minaccia per gli altri studenti in passato” scrive il giornale.
Alla Fox un altro studente, Daniel Huerfano, conferma: “Era un tipo strano e solitario”. Il Sun Sentinel, nel tentare di ricostruire il passato dell’assassino, scrive invece che era stato adottato da una coppia e il padre era morto da anni mentre la madre era mancata da poco. I genitori, scrive il Su, sarebbero “Lynda e Roger Cruz, che hanno anche adottato suo fratello”.
Poi ci sono le voci. Quelle che raccontano (ma non ci sono conferme) che Nikolas, che amava uccidere rane, lucertole e altri animali, venisse spesso “a scuola armato”. Chiacchiere che non fanno che alimentare la sensazione che si potesse fare qualcosa prima di questa terribile tragedia.
Beam Furr, sindaco della contea, alla Cnn ha detto che Cruz si era sottoposto un trattamento in una clinica di salute mentale ma da più di un anno non frequentava la clinica. “Cercavano di aiutarlo, ma era difficile entrare in connessione con lui”.’
Chad Williams, 18 anni, dice che quando veniva a scuola Cruz faceva sempre scattare l’allarme antincendio, che continuava a dare segnali di disagio. Infine, Dakota Mutchler, un giovane di 17 anni che ha affermato di essere stato amico intimo di Cruz (ma non lo vedeva da un anno), dice senza mezzi termini: “Penso che tutti avessero in mente che se qualcuno avrebbe potuto fare una cosa del genere allora sarebbe stato lui”.
(da agenzie)
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