Destra di Popolo.net

LA BEFFA DELLE BOLLETTE DELLA LUCE DEI MOROSI

Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile

QUELLO CHE MANCA ALLA FINE LO PAGHEREMO NOI

Si chiamano oneri di sistema, gravano sulle bollette della luce per circa il 20 per cento.
Dentro c’è di tutto: lo smantellamento del nucleare, gli incentivi alle rinnovabili, la copertura delle agevolazioni tariffarie per i treni, il sostegno alla ricerca, la copertura dei bonus sociali per chi è in difficoltà  e l’elenco va ancora oltre. Contestati, contestatissimi negli anni.
Perchè con la bolletta vera e propria non hanno nulla a che fare, perchè non sono progressivi seguendo i reali consumi, perchè sono sostanzialmente delle imposte che i venditori riscuotono e poi finiscono in vari contenitori destinati alle diverse finalità .
I detrattori ritengono che questi costi dovrebbero essere spalmati sulla fiscalità  generale: invece fanno capolino nelle bollette, come se dovessero essere quasi nascosti.
L’ultima beffa per i consumatori è contenuta e spiegata nelle ultime fatture.
La conseguenza finale è che ci ritroveremo a pagare anche per i morosi, quelli che le forniture non le hanno pagate.
Il passaggio non è così semplice e diretto, anzi, è una storia tutta italiana, una tempesta burocratica e giudiziaria, con tanto di aziende finite a gambe all’aria nel frattempo, con insoluti e fallimenti. Il risultato è però quello annunciato: i soldi che mancano, dovranno metterli i consumatori che pagano.
Poca la consolazione nel sapere che, distribuito tra tutti, l’esborso sarà  modesto: il principio mette la pelle d’oca, anche se in questo caso una serie di accortezze erano state prese, ma sono state smontate dalle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato. Che cosa paghiamo in bolletta?
L’energia consumata, la gestione della rete (distribuzione, contatori), l’Iva e altre imposte e gli oneri generali di sistema, che in realtà  sono imposte anch’esse.
Qual è il meccanismo a catena che ha portato a questa situazione?
Ci sono i grandi distributori di energia, che hanno già  anticipato quest oneri. Sotto di loro ci sono i venditori, la rete sul territorio fatta da almeno 500 società  dopo la liberalizzazione, che a loro volta avrebbero dovuto raccogliere le quote dai clienti e passarle ai distributori.
Però alcune sono state messe in ginocchio dal numero sempre crescente dei morosi e hanno alzato bandiera bianca. Fallite, non possono pagare più nulla, nemmeno quei soldi che hanno già  incassato.
Conclusione? Il piatto piange e i distributori, che hanno già  anticipato quelle imposte, si ritrovano un buco in cassa. Con più di una ragione, si lamentano: «Era solo una partita di giro, quelli non sono soldi che dobbiamo pagare noi».
Per evitare il guazzabuglio facile da prevedere Arera, l’Autorità  di regolazione per energia reti e ambiente aveva predisposto un paracadute.
«La regolazione precedente imponeva ai venditori la prestazione di garanzie finanziarie (fidejussioni, ndr) in favore delle imprese distributrici anche a copertura degli oneri generali di sistema». Insomma: in qualche modo i versamenti erano garantiti.
Ma poi sono arrivate le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato che hanno mandato questa organizzazione a gambe all’aria. «le sentenze – dice Arera con inusuale durezza – hanno scardinato il sistema delle garanzie».
Che cosa hanno deciso i giudici amministrativi? Che Arera non poteva imporre fidejussioni ai venditori, perchè «è il cliente finale l’unico soggetto tenuto a pagare gli oneri di sistema».
Conclusione: se alcuni non lo fanno, magari facendo andare in crack le aziende, pagano gli altri. «Una doppia beffa – spiega Massimiliano Dona presidente dell’Unione nazionale consumatori – perchè non solo gli utenti pagano quello che non dovrebbe essere in bollettada anni, ma lo farannoa nche per i guai altrui».
A quanto assommerà  la cifra da dividere per le bollette “virtuose”?
La situazione è così complicata che cifre realistiche non ne esistono ancora: «Stiamo ancora facendo i calcoli – spiegano negli uffici dell’Authority al Secolo XIX – ma non pensiamo che l’impatto sulle bollette sarà  così allarmante». Non sarà  un nuovo salasso.
Sul principio, c’è molto da ridire.

(da agenzie)

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ANCHE GENTILE DICE NO AL M5S, I MINISTRI NON SI TROVANO

Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile

RIFIUTA L’EROE DEL MUNDIAL… UNA GIUDICE: “GRILLINI LONTANI DALLA DEMOCRAZIA”

L’ultimo no a Luigi Di Maio arriva dritto dalla storia del calcio. Ed è un tackle che fa male: Claudio Gentile, ex difensore della Juve e della Nazionale, eroe del Mundial ’82, la saracinesca contro cui andò a sbattere più volte anche Maradona, ha detto che non se la sente di fare il ministro dello Sport in un governo M5S.
Dopo qualche telefonata di corteggiamento, ha ribadito la sua indisponibilità  e non certo per antipatie verso Di Maio. Anzi, Gentile ha confessato di essere un simpatizzante, ma anche aggiunto di vivere la politica come un mondo lontano.
Se tutto andrà  secondo i piani, Di Maio presenterà  la squadra di governo la prossima settimana, forse   venerdì 2 marzo, l’ultimo giorno di campagna elettorale.
Restano diverse caselle ancora da riempire però.
La selezione, che continua da mesi, non è stata facile e i no si sono moltiplicati. A rifiutare la poltrona di ministro sono stati l’ambasciatrice Laura Mirachian e l’ex dirigente di Bankitalia Pierluigi Ciocca. Lo storico dell’arte Tomaso Montanari si è detto indisponibile a entrare in un governo M5S che apre a un’alleanza con la Lega di Matteo Salvini. Mentre Carlo Cottarelli, nel mirino pure di Silvio Berlusconi, non ha voluto mettere a disposizione le sue forbici per il ministero della spending review.
Su molti rifiuti pesa anche l’esperienza negativa della giunta romana di Virginia Raggi, il caos delle dimissioni, i troppi assessori saltati, l’esposizione mediatica senza tutele.
Di Maio ha dato rassicurazioni agli interessati, le stesse che ha fatto arrivare al Quirinale. Qualcuno però ha chiesto comunque di tenere coperto il suo nome fino ai giorni a ridosso delle elezioni.
Da quanto filtra, i prescelti dovrebbero essere tutti tecnici, tranne uno o due nomi .
Al netto della presenza di Vincenzo Spadafora, consigliere politico, ex presidente Unicef Italia e ora candidato per la Camera, gli unici del M5S a sedere accanto a Di Maio dovrebbero essere i fedelissimi Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro.
Ormai i giorni che restano sono pochi e per evitare che venga tradita la promessa di presentare la squadra di governo al completo prima del voto, è sceso a Roma, per dare una mano, anche Davide Casaleggio.
Dal M5S fanno sapere che era nella Capitale per la prima riunione dell’Associazione Rousseau con i nuovi membri, Enrica Sabatini e Pietro Dettori, che hanno preso il posto di David Borrelli.
Non si capisce, però, perchè un’Associazione che ha sede a Milano, presso un’azienda privata, si debba riunire nel comitato elettorale di un partito politico, in via Piemonte 32, dove ha preso casa il M5S.
Un punto su cui Casaleggio Jr, nella confusione dei ruoli, insistendo a negare una sua leadership accanto a quella di Di Maio, non appare chiaro.
A certificare l’opacità  dei rapporti interni del M5S è stata anche la giudice Cecilia Pratesi, del Tribunale di Roma. chiamata a valutare il ricorso di un’attivista veneta, Maria Elena Martinez, non ammessa alle Parlamentarie.
Confermando, come da statuto, l’insindacabile potere del capo politico, cioè di Di Maio, di scegliere i candidati, la giudice ha però aggiunto di considerare la procedura di selezione grillina lontana «dai canoni minimi di democrazia interna».
Alla nebbia che avvolge le dinamiche di potere del M5S contribuisce pure Beppe Grillo, che ha fatto saltare le date del suo spettacolo, previsto a Roma il 22 e il 23 febbraio. Rinviate di un mese. Il motivo? Il comico non vuole sovrapporre il suo show all’ultima delicata fase della campagna elettorale, anche per evitare l’assalto delle telecamere di fronte alle quali Grillo potrebbe regalare qualche dichiarazione magari difficile poi da gestire per Di Maio.

(da “La Stampa”)

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IL M5S E QUEI CANDIDATI CHE NON SI POTEVANO CANDIDARE

Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile

DUE CANDIDATI ISCRITTI AD ALTRI PARTITI NELLE LISTE DEI GRILLINI

Stefania Piras sul Messaggero di oggi racconta che il MoVimento 5 Stelle ha scoperto che c’è stata qualche altra “piccola” dimenticanza nei controlli sulle candidature, oltre a quelle che la stampa si era divertita a sottolineare dal primo febbraio in poi.
Patty L’Abbate, promossa al Tempio di Adriano a Roma e in pompa magna sul blog, era candidata nel 2012 con “Noi Sud-Pli”, il partito di Adriana Poli Bortone, l’ex ministro di AN. E quindi non rientrerebbe nelle regole M5S. Faranno finta di niente?
C’è poi il caso dell’avvocato Rocco Bianco, candidato all’uninominale di Belluno.
Lui sembra averlo dimenticato, mentre sulla dorsale alpina c’è chi se lo ricorda quando nel 2012 decise di iscriversi al Movimento di Oscar Giannino, Fare per fermare il declino. Anche in questo caso sarebbe incompatibile con le regole scritte e volute dal M5S.
Intanto il Movimento è tutto proteso a cavalcare l’ultimo voto utile e prezioso: quello degli indecisi. E torna lo spirito antivaccinista.
E dove poteva rifiorire se non in Romagna? Terra insieme al Veneto con le coperture vaccinali in assoluto più basse, che arrivano anche all’80%.
A proposito, ricordate la capolista in Veneto Sara Cunial? Era in piazza a Vicenza «da cittadina libera» a manifestare con i free vax che meditano di iscrivere i figli in scuole alternative.
A Sant’Ancangelo le senatrici Paola Taverna e Michela Montevecchi sono state invitate a un dibattito sui vaccini presentati come tema contendibile, da «discutere con il pediatra nel rispetto della sensibilità  dei genitori e della necessità  del bambino».
Per cui contrariamente a quanto dicono gli scienziati che hanno aiutato il M5S a scrivere il programma, l’obbligatorietà  istituita dal decreto Lorenzin non è accettata davvero o comunque considerata una base di partenza per monitorare l’immunità  di gregge, anzi.

(da “NextQuotidiano”)

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PARADOSSO ITALIA: REGINA DEI PATRIMONI UNESCO, MA I LAVORATORI DELLA CULTURA SONO SOLO IL 3,4%

Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile

SIAMO AL 19ESIMO POSTO TRA I 28 PAESI UE

Se esistesse una classifica della bellezza, l’Italia sarebbe probabilmente in vetta. Il giudizio non è soggettivo, ma è giustificato dal numero di siti Unesco presenti nel nostro paese: ben 53 patrimoni dell’umanità  tutelati, dalle Alpi alla Sicilia.
Non c’è nessun Paese al mondo che può vantare una collezione di meraviglie simile.
Al secondo posto, per intenderci, si trova la Cina, 32 volte più grande dell’Italia e 22 volte più popolata, con 52 siti.
Il risultato del Belpaese, il termine casca a pennello, è quindi straordinario e giustificato da una biodiversità  diffusa e da una storia millenaria nel cuore del Mediterraneo, da sempre luogo di incontri (e scontri) tra civiltà .
PATRIMONIO NON SFRUTTATO
A cozzare con questa statistica positiva sono però i dati tutt’altro che lusinghieri che riguardano la percentuale degli occupati nel settore della cultura. Secondo le analisi di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, l’Italia guadagna solo un misero 19esimo posto (su 28, Regno Unito incluso) per la percentuale di persone impegnate in settori legati alla cultura.
I lavoratori del comparto rappresentano solo il 3,4% del totale e tra il 2011 e il 2016 (il periodo preso in analisi) il numero si è addirittura assottigliato passando dal 3,5% al dato attuale. Per lavori ‘culturali’ l’Eurostat prende in cosiderazione anche gli impieghi economici.
Il rapporto include nei ‘lavori culturali’ tutte le persone che lavorano in un settore economico definito come ‘culturale’. In più, tutte le occupazioni legate all’ambito sono incluse, anche se il singolo impiegato non svolge nello specifico un lavoro culturale. Si va quindi dallo specialista di design all’interprete, dall’archivista all’impiegato in un museo, fino al giornalista e al musicista. Inclusi nella graduatoria ci sono anche gli artisti che realizzano oggetti intagliati a mano o strumenti musicali.
GIOVANI E LAUREATI
Ma le statistiche peggiorano scendendo più nello specifico. Il nostro paese retrocede in terzultima posizione se a essere analizzato è il segmento di età  dei lavoratori più giovani (dai 15 ai 29 anni) e addirittura in penultima analizzando il grado di istruzione degli impiegati.
L’Italia è una dei quattro paesi UE la cui quota di laureati (ma nel conteggio sono incluse anche le persone che hanno concluso corsi di formazione professionale post-diploma, di alta formazione artistica e musicale) impegnati nel settore non supera il 50%. Gli altri sono Repubblica Ceca e Slovacchia, mentre peggio di noi fa solo Malta.
IN EUROPA
Se l’Italia retrocede nonostante il patrimonio culturale sterminato, l’Europa avanza, anzi corre. Nel vecchio continente sono circa 8,4 milioni i lavoratori impegnati in attività  culturali, in crescita del 7% tra il 2011 e il 2016. In testa alla graduatoria Estonia e Lussemburgo, che fanno segnare una quota rispetto agli occupati totali pari al 5,3 e al 5,1%. Fanalino di coda è invece la Romania, con una percentuale dell’1,6%.

(da “la Repubblica”)

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LE MACERIE SCOMPARSE DA CASTELLUCCIO

Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL COMITATO CIVICO: “INTERRATI CALCINACCI IN MODO IRREGOLARE IN AREA DEL PARCO NAZIONALE”

L’ultima volta che avevo sentito Augusto Coccia era novembre. “Sputo sangue – mi aveva raccontato – I medici mi hanno detto che ho una polmonite, non posso salire a Castelluccio se non guarisco”.
Non era una polmonite e Augusto Coccia da domenica non c’è più ma la malattia non lo aveva fermato del tutto.
A Castelluccio aveva continuato a salire di tanto in tanto in questo secondo lungo inverno in cui uno dei borghi più belli d’Italia è totalmente isolato, strade chiuse, case crollate per il terremoto, nessun accenno non solo a una ricostruzione ma nemmeno alla creazione di un’area dove potrebbero sorgere le future Sae, le casette per affrontare l’emergenza che qui sembrano una barzelletta che non fa ridere più nessuno.
Augusto Coccia era un allevatore e un produttore di lenticchie. Un omone che sembrava indistruttibile. Era stato il primo residente a tornare quest’estate a vivere nel borgo. Non c’era nulla ma aveva preso un camper e si era arrangiato riaprendo il banco sulla piazza principale dove vendeva legumi e salumi.
Aveva continuato a aggiornare il suo profilo Facebook raccontando la rabbia per le condizioni del borgo dove dall’inizio dell’autunno tutte le strade sono rimaste chiuse fino a due settimane fa quando ne è stata riaperta una sul versante delle Marche e dove, a un anno e mezzo dal terremoto, ai 120 residenti ufficiali (secondo il censimento del 2011) il comune di Norcia (a cui appartiene) ha promesso 8 casette perchè 8 sarebbero i nuclei di residenti permanenti effettivi e perchè in un’area protetta non è semplice trovare lo spazio per diverse aree Sae.
L’ultimo post di Augusto Coccia risale a dieci giorni fa, è la condivisione di una denuncia del Comitato civico di Castelluccio.
Il presidente, Urbano Testa, racconta le irregolarità  compiute durante i lavori di rifacimento dell’ultimo tratto della strada che porta verso il borgo di Castelluccio. “Sono scomparse le macerie di un deposito espropriato dopo il terremoto per la realizzazione dei lavori dell’area dove sorgerà  il Deltaplano.
Si tratta dei resti di un intero edificio crollato e di 240 metri di guaina che invece di essere portati via o di essere correttamente posti in una discarica temporanea come prevede la legge, sono stati sepolti nel terreno che è anche un’area protetta perchè parco nazionale”. Sepolti senza alcun cartello a indicare o delimitare l’area, specifica Urbano Testa dopo la scrittura del post.
Una denuncia che ha ribadito anche la scorsa settimana davanti a tutte le istituzioni, dal comune di Norcia alla Provincia, la Protezione Civile, durante la seduta per l’insediamento del Tavolo permanente per monitorare l’emergenza e la ricostruzione di Castelluccio: “In quella zona sta sorgendo del calcinaccio armato. I calcinacci dell’edificio crollato non ci sono più e non si sa dove siano. Pregherei la Provincia di controllare l’azienda che sta realizzando i lavori”, ha avvertito.
Al sindaco di Norcia invece ha chiesto ‘una speranza’ perchè “le persone di Castelluccio sono al limite del baratro. La gente non ne può più: da 18 mesi stiamo parlando, fate qualcosa”. È accaduto qualcosa? ‘Nulla, si sta continuando a depositare calcinacci in modo non regolare”, risponde Urbano Testa.

(da “LLA DENUNCIA DEL COMITATO CIVICO: “INTERRATI CALCINACCI IN MODO IRREGOLARE IN AREA DEL PARCO NAZIONALE”
L’ultima volta che avevo sentito Augusto Coccia era novembre. “Sputo sangue – mi aveva raccontato – I medici mi hanno detto che ho una polmonite, non posso salire a Castelluccio se non guarisco”.
Non era una polmonite e Augusto Coccia da domenica non c’è più ma la malattia non lo aveva fermato del tutto.
A Castelluccio aveva continuato a salire di tanto in tanto in questo secondo lungo inverno in cui uno dei borghi più belli d’Italia è totalmente isolato, strade chiuse, case crollate per il terremoto, nessun accenno non solo a una ricostruzione ma nemmeno alla creazione di un’area dove potrebbero sorgere le future Sae, le casette per affrontare l’emergenza che qui sembrano una barzelletta che non fa ridere più nessuno.
Augusto Coccia era un allevatore e un produttore di lenticchie. Un omone che sembrava indistruttibile. Era stato il primo residente a tornare quest’estate a vivere nel borgo. Non c’era nulla ma aveva preso un camper e si era arrangiato riaprendo il banco sulla piazza principale dove vendeva legumi e salumi.
Aveva continuato a aggiornare il suo profilo Facebook raccontando la rabbia per le condizioni del borgo dove dall’inizio dell’autunno tutte le strade sono rimaste chiuse fino a due settimane fa quando ne è stata riaperta una sul versante delle Marche e dove, a un anno e mezzo dal terremoto, ai 120 residenti ufficiali (secondo il censimento del 2011) il comune di Norcia (a cui appartiene) ha promesso 8 casette perchè 8 sarebbero i nuclei di residenti permanenti effettivi e perchè in un’area protetta non è semplice trovare lo spazio per diverse aree Sae.
L’ultimo post di Augusto Coccia risale a dieci giorni fa, è la condivisione di una denuncia del Comitato civico di Castelluccio.
Il presidente, Urbano Testa, racconta le irregolarità  compiute durante i lavori di rifacimento dell’ultimo tratto della strada che porta verso il borgo di Castelluccio. “Sono scomparse le macerie di un deposito espropriato dopo il terremoto per la realizzazione dei lavori dell’area dove sorgerà  il Deltaplano.
Si tratta dei resti di un intero edificio crollato e di 240 metri di guaina che invece di essere portati via o di essere correttamente posti in una discarica temporanea come prevede la legge, sono stati sepolti nel terreno che è anche un’area protetta perchè parco nazionale”. Sepolti senza alcun cartello a indicare o delimitare l’area, specifica Urbano Testa dopo la scrittura del post.
Una denuncia che ha ribadito anche la scorsa settimana davanti a tutte le istituzioni, dal comune di Norcia alla Provincia, la Protezione Civile, durante la seduta per l’insediamento del Tavolo permanente per monitorare l’emergenza e la ricostruzione di Castelluccio: “In quella zona sta sorgendo del calcinaccio armato. I calcinacci dell’edificio crollato non ci sono più e non si sa dove siano. Pregherei la Provincia di controllare l’azienda che sta realizzando i lavori”, ha avvertito.
Al sindaco di Norcia invece ha chiesto ‘una speranza’ perchè “le persone di Castelluccio sono al limite del baratro. La gente non ne può più: da 18 mesi stiamo parlando, fate qualcosa”. È accaduto qualcosa? ‘Nulla, si sta continuando a depositare calcinacci in modo non regolare”, risponde Urbano Testa.

(da “La Stampa”)

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“PRIMA GLI ITALIANI” UNA MAZZA: LA LEGA NEI MANIFESTI UTILIZZA MODELLI STRANIERI

Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile

CHE PRESA PER I FONDELLI: NON SOLO LI FANNO ATTACCARE A PAGAMENTO DAGLI EXTRACOMUNITARI A BASSO COSTO, MA ORA USANO PURE MODELLI SLOVACCHI, CECHI E AGENZIE STRANIERE

“Prima gli italiani” è il mantra di Matteo Salvini da anni.
E la difesa dei connazionali è diventata il vessillo da sbandierare in campagna elettorale dalla Lega.
Lo slogan è in bella vista anche sulle foto di copertina del profilo Facebook del leader del Carroccio, che chiama all’adunata del prossimo sabato in piazza Duomo a Milano.
La faccia di Salvini, i loghi, i pullman, il countdown e poi mamme e papà  con le proprie figlie e figli.
Tutti sorridenti, biondissimi e bellissimi.
Italiani? Macchè. La coppia di donne è ceca, quella di uomini slovacca. Oggi (mercoledì, ndr) per il -3, invece, solo una bella foto panoramica di Milano.
Se n’è accorto il sito The Vision che ha ricostruito dove e come quelle immagini siano state acquistate da agenzie straniere che le vendono in stock su internet.
Mamma e figlia sono due modelle ceche, fotografate in piazza Duomo da un’agenzia altrettanto ceca, la Citalliance.
E lo stesso discorso vale per padre e figlio in posa sulle guglie del Duomo, immortalati dalla reporter Soloviova Liudmyla.
Italiana? No, slovacca.
Modelli e fotografi per il “Prima gli italiani” sono quindi stranieri.
Come gli ‘attacchini’ impegnati negli scorsi giorni ad affiggere i manifesti della Lega e di altri partiti di centrodestra: “Ore 7.10 Milano. Qui si fa l’Italia. Ma i manifesti li facciamo attaccare agli extracomunitari che ci costano meno”, sottolineava l’autore della foto, Luca Paladini, portavoce de I Sentinelli di Milano, in un post su Facebook.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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I GENITORI FREE-VAX TRADITI DALLA LEGA: ALTRO CHE LIBERTA’ DI SCELTA ANNUNCIATA DA SALVINI, I COMUNI LEGHISTI SCATTANO SULL’ATTENTI E APPLICANO LA LEGGE STATALE

Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile

AD ALESSANDRIA LA SINDACA LEGHISTA SOTTO ACCUSA: “CI AVETE PRESI IN GIRO”

A poco più di due settimane dalla fatidica data del 10 marzo (e con in mezzo le elezioni politiche) i genitori per la “libertà  vaccinale” continuano a chiedersi cosa sarà  dei loro bambini non vaccinati iscritti all’asilo o alla scuola per l’infanzia.
La legge Lorenzin parla chiaro, chi non è in regola con le vaccinazioni (o non è in grado di esibire un foglio di prenotazione presso la ASL) non potrà  entrare a scuola. I genitori free vax sperano ancora di poterla fare franca ma anche le amministrazioni leghiste sembrano aver capito che è più importante tutelare la salute pubblica che assecondare i genitori informati.
Come ha spiegato in una lettera la ministra Beatrice Lorenzin questo non significa che verrà  annullata l’iscrizione ma solo che fino a che i bambini non verranno messi in regola con gli adempimenti del calendario vaccinale.
Diversi sindaci (ad esempio quello di Roma e di Vicenza) hanno chiesto alla ministra di poter “derogare” alla legge consentendo una proroga. Altrove sono state votate mozioni del consiglio comunale per “garantire il diritto allo studio”.
È successo qualche settimana fa al consiglio regionale del Piemonte dove una mozione del M5S è stata respinta ed è successo ieri a a Chioggia (VE) dove un’analoga iniziativa del M5S è stata approvata dal consiglio comunale Ovviamente senza capire che il termine del 10 marzo è già  una proroga rispetto a settembre.
Altri comuni invece hanno scelto di attenersi alla normativa ufficiale, ovvero alla legge dello Stato.
È il caso ad esempio di Alessandria dove l’assessora ai servizi educativi e scolastici Silvia Straneo ha fatto sapere che il Comune “attuerà  le linee guida ufficiali” della Legge 119/2017 al fine di tutelare la salute pubblica.
Fino a qui nulla da eccepire, del resto è una legge nazionale e il Comune non può che rispettarla.
Il problema però nasce quando alcuni genitori free-vax si accorgono che l’Amministrazione comunale di Alessandria è sostenuta dalla Lega Nord, che con dieci consiglieri è il gruppo consiliare di maggioranza relativa ed esprime il sindaco Gianfranco Cuttica di Revigliasco, anch’egli della Lega Nord.
Nel gruppo chiuso di Corvelva molti utenti non hanno preso bene questa decisione del Comune di Alessandria di far rispettare una legge che, oltretutto, è stata dichiarata essere perfettamente in linea con il dettato costituzionale.
La Lega “non mantiene” le promesse fatte ai free-vax
Come è noto il Segretario della Lega (non più Nord) Matteo Salvini da tempo è a favore della libertà  di scelta. Di recente Salvini ha anche dichiarato che quando andrà  al governo farà  cancellare la Legge Lorenzin e ha invitato i suoi fan a leggere il libro di Paolo Bellavite sui pericoli dei vaccini.
Il tutto mentre il senatore Paolo Arrigoni partecipa alle conferenze sulla “libertà  di scelta” organizzate dalle associazioni free-vax come Comilva e Condav.
Sembra essere passato davvero molto   tempo da quando la Lega sosteneva la mozione per introdurre l’obbligo vaccinale in Emilia Romagna.
È abbastanza evidente però che quella di abolire la legge sui vaccini è solo una delle tante promesse che la Lega Nord non potrà  mantenere.
Lo ha detto anche lo stesso Arrigoni facendo intendere che a dicembre 2017 parlava di “modificare” la legge Lorenzin trovando un accordo con le altre forze politiche con le quali la Lega andrà  al Governo.
Evidentemente però i genitori free/no/&boh vax si aspettavano che dove la Lega è già  al governo mostrasse i muscoli contro la legge sulle vaccinazioni obbligatorie.
I genitori free-vax si sentono presi in giro dalla Lega e da Salvini che ad Alessandria sceglie di invitare a rispettare una legge dello Stato invece che rincorrere fantasiosi protocolli per evitare le vaccinazioni o chiedere ulteriori proroghe.
I genitori si sono accorti che mentre Salvini tuona contro la legge Lorenzin, rassicura chi ha dubbi sui “pericoli dei vaccini” e sostiene le istanze di chi vuole la libertà  di scelta a livello locale la Lega si comporta nel modo opposto.
L’elenco delle recriminazioni è lungo: non c’è solo Alessandria, c’è Chioggia dove l’unico leghista in consiglio non ha partecipato al voto sulla mozione, c’è Grosseto dove i leghisti hanno preferito astenersi e il consiglio regionale del Piemonte dove Gianna Gancia ha votato contro la mozione del M5S che chiedeva che i bambini non vaccinati potessero terminare l’anno scolastico.
Insomma il piano di Salvini per conquistarsi i voti dei Genitori Preoccupati non sta andando come previsto. Anche perchè evidentemente gli amministratori locali sanno che vale più la legge italiana che la parola di Salvini.

(da “NextQuotidiano”)

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PALERMO, I CENTRI SOCIALI SULL’AGGRESSIONE A URSINO: “SE PER SETTIMANE VAI A FARE IL PROVOCATORE CON LE RONDE TI DEVI ASPETTARE UNA RISPOSTA, TE LA SEI CERCATA”

Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile

IL CENTRO ANOMALIA RILANCIA: “SE FIORE VERRA’ A PALERMO, SABATO ASSISTERA’ ALLA PIU’ IMPONENTE MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA MAI VISTA IN CITTA'”

I centri sociali di Palermo rivendicano con forza “la difesa e la solidarietà  ai ragazzi fermati” per il pestaggio di Massimiliano Ursino, alcuni dei quali vicini all’area del centro sociale Anomalia.
“Non conosciamo ancora l’esito dei fermi – dice Giorgio Martinico, portavoce dei centri sociali di Palermo – Pare si voglia pescare un po’ nel mucchio per dare subito delle risposte. Ma vogliamo chiarire fin da subito che chiunque siano i ragazzi fermati avranno il nostro sostegno, anche legale”.
Non si abbassano dunque i toni nonostante gli appelli giunti nelle ultime ore.
Sul pestaggio, Martinico minimizza. “Sembra a quanto abbiamo appreso anche noi dalla stampa e dai video che girano – dice Martinico – che ci sia stato un tentativo di ridicolizzarlo, in ogni caso queste cose per strada a Palermo sono sempre accadute solo che adesso hanno una rilevanza mediatica diversa. Del resto se per settimane vai in giro a fare le ronde per strada e sugli autobus e fai di tutto per alzare la tensione alla fine puoi anche aspettarti che qualcuno ti dia la risposta in strada. Venti giorni di prognosi? Io dopo aver giocato a calcetto ne ho avuti di più”.
Per sabato, in attesa di Fiore, gli attivisti dei centri sociali annunciano la più grande manifestazione antifascista mai avuta a Palermo.
“Se Fiore ci sarà  – dice Martinico – ci saremo anche noi e saremo tantissimi. I fascisti a Palermo non hanno mai avuto nè avranno legittimità  politica”.

(da agenzie)

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INSEGNANTE PICCHIATO DAL PADRE DI UN ALUNNO DENUNCIA: “ALLA FINE SONO STATO PUNITO SOLO IO”

Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile

E’ UN MONDO ALLA ROVESCIA, IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE “A GARANZIA” E’ SOLO PER IL DOCENTE

Due ceffoni glieli hanno dati i genitori dell’alunno che lui aveva rimproverato, il terzo gli è arrivato dalla scuola, che per quell’episodio ha aperto un procedimento disciplinare contro il professore.
Giuseppe Falsone, insegnante di matematica alla scuola media Casteller di Paese in provincia di Treviso, ha deciso di prendere carta e penna e scrivere al ministro dell’istruzione Valeria Fedeli per esprimere la sua indignazione.
«Gentile Ministro, è ammissibile per buonsenso e messaggio educativo che un docente aggredito, ingiuriato, minacciato e abbandonato a se stesso debba anche difendersi dal fuoco amico? Mi chiedo come mai la parola di minorenni diseducati e le minacce di famiglie aggressive mettano in discussione la serietà  di chi ogni giorno lavora per costruire conoscenza e competenza ma anche le donne e gli uomini di domani».
Per ricostruire la vicenda bisogna riportare l’orologio all’ora della ricreazione del 21 dicembre 2017. «È venuto a chiamarmi un collaboratore scolastico — ricostruisce il docente — e mi ha segnalato che un alunno di 13 anni non voleva uscire dalla classe, nonostante il regolamento dell’istituto preveda che tutti debbano lasciare le aule. Ho provato a parlarci. Gli ho spiegato che tutti i suoi compagni erano fuori e lui ha detto che faceva freddo e che non ne voleva sapere».
A quel punto l’insegnante ha deciso di accompagnarlo fuori: «Gli ho messo una mano sulla spalla, mentre lui opponeva resistenza passiva. Un gesto in cui, secondo qualcuno, ci sarebbe stata violenza. Ma ci sono i testimoni e in ogni caso non mi permetterei mai».
Quell’episodio che sembra terminato con la campanella finale della ricreazione, diventa l’inizio di una vera e propria escalation. «Per due giorni si sono susseguite le telefonate minacciose dei genitori che mi volevano parlare e il 23 si sono presentati a scuola. Hanno urlato e preteso di vedermi. E a quel punto sono stato colpito. Prima dal fratello del 13enne e poi dal padre. Due colpi in testa che mi hanno anche fatto volare gli occhiali. Per fortuna non ho reagito altrimenti mi sarei rovinato la carriera». A scuola arrivano i carabinieri che raccolgono le testimonianze. Il docente finisce al pronto soccorso e i medici gli assegnano cinque giorni di prognosi.
Quando le scuole riaprono, a gennaio, Falsone chiede all’istituto come intenda muoversi per tutelarlo e scopre che sul suo conto è stata invece aperta una «contestazione di addebito», cioè un procedimento disciplinare.
Passano i giorni e arriva la seconda doccia fredda: nei confronti dello studente non viene preso nessun provvedimento.
«A quel punto ho avuto un crollo, mi sono chiesto: ma io per chi sto lavorando? Chi mi tutela? È possibile che venga picchiato e sia l’unico a subire un provvedimento? Il cedimento mi è costato altri 10 giorni di salute, certificati dal medico. Le parole dei miei studenti in quei giorni mi sono servite a ripartire e a rientrare a scuola. Ora però, anche per gli altri insegnanti che si possono trovare nella mia situazione ho deciso di scrivere al ministro e di chiedere aiuto. La scuola così non funziona, quale messaggio educativo diamo ai nostri ragazzi?».
I vertici dell’istituto hanno spiegato che l’apertura di un provvedimento disciplinare nei confronti del professor Falsone è diventato un atto dovuto, anche a sua tutela, dopo l’esposto dei genitori del 13enne. Una vicenda che sembra a questo punto destinata a proseguire a suon di timbri e carte bollate.
«Sono esterrefatto ed incredulo, ho avuto la necessità  di consultare degli specialisti che mi hanno aiutato a superare il periodo di difficoltà , in cui sono stato costretto a rielaborare rabbia, afflizione delusione e sdegno».
Non esita a definirsi un professore “severo”, se necessario, pronto anche a dare un brutto voto. Questa volta però il giudizio negativo non è a uno dei suoi tanti studenti ma a quel sistema a cui negli ultimi otto anni ha dedicato passione e impegno.
«La scuola, quella vera, autentica ed educativa, vituperata e costretta alla mediocrità  grida con forza il suo sdegno verso la violenza e l’ignoranza, servono norme a tutela di quel corpo docente che esprime ancora valori passione e coerenza».

(da “La Stampa”)

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