Febbraio 20th, 2018 Riccardo Fucile
PERRELLA, EX BOSS DELLA CAMORRA, INCONTRA BIAGIO IACOLARE, PRESIDENTE DEL CDA DI SMA CAMPANIA E COLLABORATORE DEL GOVERNATORE DE LUCA E MARIO OLIVIERO, EX PRESIDENTE DEL CONS. COM. DI ERCOLANO CHE RICOPRE IL RUOLO DI MEDIATORE
Continua l’inchiesta sui rifiuti di Fanpage.it. Dopo che nei giorni scorsi i primi due servizi del lavoro, durato cinque lunghi mesi, hanno scosso il sistema politico campano e non solo, è pronto il terzo video di “Bloody Money”, che sarà pubblicato nelle prossime ore dal giornale diretto da Francesco Piccinini.
Ancora una volta, sarà Nunzio Perrella, ex boss di camorra, a documentare con la sua telecamera nascosta l’incontro, avvenuto qualche settimana fa, con altri due personaggi che risultano indagati, insieme a Luciano Passariello e a Roberto De Luca, dalla Procura di Napoli.
Si tratta di Biagio Iacolare, presidente del Cda di SMA Campania e da tempo collaboratore del governatore della Regione Vincenzo De Luca, e di Mario Oliviero, conosciuto dai più con il nome di “Rory” ed ex presidente del Consiglio comunale di Ercolano, che ricopre il ruolo di mediatore del primo.
I tre si ritrovano nella hall di un albergo cittadino, parlando di affari, soldi e percentuali da spartirsi, ma anche della necessità di coinvolgere in questa operazione un quarto soggetto.
Quest’ultimo è Fulvio Bonavitacola, vice presidente della Regione Campania, oltre che assessore all’Ambiente e all’Urbanistica.
L’offerta messa sul tavolo da Perrella è allettante: “Siamo in grado — dice — di fissare a 95 euro a tonnellate il trasporto dei fanghi mentre l’affidamento è ormai a quota 220euro a tonnellate. Noi siamo in grado per 50 euro a voto di procacciare consensi elettorali”.
Iacolare, tra i 95 euro di costo a tonnellate e i 220 che è il prezzo praticato, fissa in 140 euro la base di partenza. E dunque la differenza diventa la torta da spartire.
Ma c’è di più.
In attesa che l’appalto per lo smaltimento dei fanghi tossici venga assegnato all’azienda “amica”, senza gara pubblica ma con l’affidamento diretto trattandosi di un’emergenza, Oliviero, in un altro incontro, pretende 50mila euro di mazzette da Perrella, il quale consegna poi al mediatore una valigetta con i soldi, ma che in realtà è vuota.
È il 9 febbraio 2018, circa 10 prima che scoppi lo scandalo legato all’inchiesta di Fanpage.it.
Oliviero pattuisce con Perrella che deve avere 25mila euro nel momento in cui si accinge a fare l’invito per l’affidamento dell’appalto, altri 25mila nel momento in cui viene firmato l’affidamento.
Nel video in questione si vede chiaramente questa valigetta finire nel bagagliaio della macchina di Oliviero. Ma al suo interno non c’è nulla. È da quel giorno che i faccendieri, affaristi, politici, funzionari regionali sono in fibrillazione.
(da “agenzie)
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Febbraio 20th, 2018 Riccardo Fucile
E IN MOLTI SEGUONO ORA IL SUO ESEMPIO
Il suo AR-15 Scott Dani Pappalardo lo aveva comprato 30 anni fa. 
Appassionato di tiro al bersaglio e da sempre sostenitore del diritto alle armi – con un tatuaggio del secondo emendamento sul braccio – ha distrutto il suo fucile in un video pubblicato su Facebook poi diventato virale.
La decisione del gesto è scattata all’indomani della strage nel liceo Dougals di Parkland, in Florida, dove il 15 febbraio scorso Nikolas Cruz, ex studente, ha aperto il fuoco uccidendo 17 persone.
”Non vorrei mai che il mio fucile togliesse la vita di qualcuno – spiega Pappalardo nel video – il diritto di possedere un’arma non vale di più della vita di qualcuno”.
E’ sui social network sono tantissimi i messaggi per la campagna #One-less gun, ‘Un’arma in meno’, lanciata dopo la strage in Florida: i sostenitori sono proprio i fanatici delle armi che stanno postando video sui social mentre le distruggono.
(da agenzie)
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Febbraio 20th, 2018 Riccardo Fucile
INDAGINE LAST: L’OPINIONE SI FORMA SOPRATTUTTO SUI QUOTIDIANI… TRA LE FONTI DI INFORMAZIONE PARI MERITO TRA WEB, TV E STAMPA
Attenti alle vicende della politica nazionale, più di quanto non si pensi.
Multimediali nell’informazione, ma l’opinione si forma soprattutto tramite i media tradizionali, soprattutto i quotidiani.
Potrebbe sintetizzarsi in questo modo il comportamento degli italiani nell’aggiornarsi sui fatti politici.
Da settimane siamo immersi, e spesso anche sommersi, da comunicati, interviste e dibattiti. Con i candidati pronti a parlare degli eventi di giornata, ma assai meno delle prospettive del paese (economia, lavoro, infrastrutture, demografia).
Ciò non di meno, l’interesse degli italiani resta alto.
Come dimostra l’ultima rilevazione di Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo per La Stampa, più di un terzo (37,1%) s’informa costantemente sulla politica, cui si somma il 41,9% che è attento, ancorchè in modo più distaccato. In ogni caso, quasi quattro quinti degli italiani (79,0%) dichiara un coinvolgimento verso i temi politico-elettorali.
Con qualche differenza di orientamento: le categorie più attente sono soprattutto i maschi, gli adulti rispetto ai giovani , chi è più istruito e soprattutto chi è deciso a votare.
Poi viene il 16 % la cui attenzione è più discontinua: il dibattito politico è come un rumore di fondo, che si confonde con altri temi, ma che non attrae più di tanto. Infine, una quota marginale (5 %) dichiara di non avere tempo per aggiornarsi o è totalmente disinteressato all’argomento.
Quindi, gli italiani – seppure in diversa misura – sono attenti alle questioni politiche più delle solite rappresentazioni.
I media
Ma nell’epoca dei nuovi strumenti tecnologici della comunicazione, come ci si informa e ci si fa un’opinione politica? I due aspetti (informazione e opinione) non sono identici: se la prima è di più immediata fruizione, la seconda richiede tempo e spazi per sedimentarsi.
I risultati, infatti, dimostrano l’esistenza di comportamenti differenziati. In primo luogo, non c’è un unico canale privilegiato, ma una pluralità di fonti a contendersi il primato, quasi a pari merito: internet (26,5%, ma non i social che si fermano al 14,9%), la tv (24,8%) e i quotidiani (22,7%). Gli italiani mescolano gli strumenti informativi, dimostrando un atteggiamento proattivo, non accontentandosi di privilegiarne uno rispetto a un altro.
In secondo luogo, se raggruppiamo le tipologie di fonti, otteniamo che gli Old Media (quotidiani, tv, radio: 53,5%) assieme hanno ancora la preminenza sui New Media (internet, social: 41,4%) come fonti cui attingere le notizie politiche.
Con qualche differenza significativa: agli Old Media sono più affezionati gli adulti (oltre 45 anni) e chi è deciso a votare; mentre ai New Media guardano con favore i più giovani (fino a 44 anni), gli studenti, chi è disilluso della politica ed è indeciso sul voto. Molto pochi, invece, si affidano alle Relazioni Sociali (associazionismo, familiari, colleghi: 5,1%) per ottenere news.
In terzo luogo, l’esito cambia se osserviamo la modalità con cui gli italiano formano la propria opinione.
La tripolarità precedente muta il peso di ciascun fattore e si aggiunge un quarto punto. I quotidiani assumono la leadership (25,6%) incrementando il loro valore, seguiti da internet (22,4% che perde leggermente peso) e dalla tv (18,2% anch’essa in calo). Cresce molto, invece, il ruolo di famiglia e amici (13,8%) dove la possibilità di dialogo e confronto è maggiore.
Così, nel complesso, gli Old Media perdono lievemente d’intensità (49,6%), ma restano saldamente il primo riferimento con i giornali al top della classifica, soprattutto fra gli over 45. Perdono di importanza, invece, i New Media (29,3% e segnatamente i social), seppure in misura minore fra giovani, studenti e indecisi.
Informazione e opinione
Viceversa, le reti di Relazioni Sociali accrescono fortemente il loro peso (21,1%) nel contribuire a formare le opinioni (in particolare familiari e amici), soprattutto fra i più giovani. Dunque, informazioni e opinioni seguono percorsi complementari, ma diversi, anche fra le diverse parti della popolazione.
Con due sorprese paradossali.
Da un lato, al calo di diffusione dei quotidiani, sostituiti dalla velocità delle notizie in rete, non corrisponde una perdita nella capacità di determinare le opinioni. Anzi, ne detengono la leadership.
Per converso, i social – ormai presi a riferimento dagli stessi organi d’informazione come strumento di comunicazione – in realtà hanno un peso inversamente proporzionale nell’orientare le opinioni. Piuttosto è internet in generale – e per questo ancor meno delimitabile – ad avere un ruolo importante.
L’approssimarsi della scadenza elettorale nazionale il prossimo 4 marzo rende il tema dell’informazione tema ancor più scottante, in particolare in Italia. Non solo gli attori politici sono particolarmente sensibili alle presenze televisive, regolamentata dalla normativa fino al parossismo, ma anche la popolazione segue con maggior interesse le vicende politiche.
Informazioni e opinioni percorrono strade integrate, ma difformi. Sono le opinioni, però, che orientano le scelte: e per maturare hanno bisogno di contesti in cui esercitarsi, in relazione con altri. Come creare un’opinione, nella società dell’informazione pervasiva, è la sfida educativa del futuro.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 20th, 2018 Riccardo Fucile
UN CINQUESTELLE SUL WEB LAMENTA DI AVER RICEVUTO MATERIALE DEL PD
Dal 2001 gli italiani residenti all’estero possono partecipare alle elezioni italiane. Da quando esistono i
social network invece il voto degli italiani all’estero ha assunto un’altra valenza.
Perchè dal momento che per ragioni pratiche i nostri connazionali che votano nelle circoscrizioni elettorali estere votano prima e ricevono la scheda a casa questo consente di esaminare per giorni qualsiasi sfaccettatura del procedimento di voto.
Il voto dall’estero viene vissuto con molta partecipazione anche da chi risiede in Italia, perchè la combinazione dei plichi del ministero inviati dai consolati con la fantasia del corpo elettorale scaturiscono numerose ipotesi di complotto
Il complotto del consolato che aiuta i partiti ma non il M5S
Nell’occasione delle elezioni politiche del 4 marzo non ci stiamo facendo mancare nulla.
Hanno iniziato quelli che hanno “scoperto” che sulla scheda elettorale non ci sono i simboli di Forza Italia, Lega e Fratelli D’Italia.
I tre partiti all’estero corrono sotto un simbolo unico con i cognomi dei tre leader (Berlusconi, Salvini e Meloni).
Altri hanno invece notato che mancano i contrassegni elettorali di CasaPound e della coalizione guidata da Forza Nuova.
Entrambe le formazioni di estrema destra però non si sono presentate all’estero perchè le procedure burocratiche erano troppo difficili da adempiere.
Sono poi arrivati quelli che fotografano il voto e lo postano su Facebook. Operazione resa estremamente semplice dal fatto che si vota a casa.
Ora è il turno del post di un utente, residente a Londra, che si lamenta che assieme alla lettera mandata dal consolato “arrivi anche sta spazzatura”.
La “spazzatura” in questione è il materiale di propaganda elettorale di due candidati del Partito Democratico.
Ma in nome della par condicio c’è anche chi “denuncia” di aver ricevuto i volantini elettorali dei candidati del centrodestra.
La tesi più accreditata (ma al tempo stesso falsa) è che i partiti stiano usando i plichi del ministero per veicolare la propaganda elettorale.
Ovviamente non è così perchè molto semplicemente i partiti hanno per legge accesso agli elenchi degli elettori che votano all’estero.
Il plico del Ministero non contiene al suo interno la propaganda elettorale, come invece vorrebbe fare intendere il post.
Si tratta di due spedizioni separate — e non potrebbe essere altrimenti — e in alcuni casi la pubblicità nemmeno arriva.
Quando arriva invece viene spedita a parte.
Ed è uno dei modi che hanno i candidati per farsi conoscere in circoscrizioni elettorali che sono parecchio estese.
Altri invece lamentano di non aver ricevuto affatto le schede per votare, e riconducono questo fatto non ai ritardi delle poste ma ad una precisa volontà di danneggiare il M5S dal momento che loro sono elettori del MoVimento (e il ministero ovviamente lo sa)
Le coincidenze sospette di Vito Crimi per il voto all’estero
La questione non è sfuggita all’occhio attento del Senatore M5S Vito Crimi che in un post su Facebook invita gli italiani a vigilare sul voto all’estero.
Vito Crimi ha ricevuto numerose segnalazioni riguardo al fatto che assieme ai plichi “stanno arrivando le lettere del Partito Democratico”.
Secondo Crimi si tratta di una “strana coincidenza temporale”. L’ultima volta che Crimi si è occupato di “strane coincidenze” è diventato famoso per il complotto dei piedini sporchi, ma andiamo oltre.
Secondo Crimi “purtroppo” l’invio di materiale è consentito dalla legge. Ed è un peccato che il partito della legalità lasci intendere che fare le cose secondo la legge sia in un certo senso sbagliato.
Il senatore del M5S ritiene che “il tempismo perfetto è alquanto sospetto” e non fa altro che dimostrare “l’organicità dei partiti nelle istituzioni e organizzazioni di vario tipo che ci sono all’estero”.
Accuse molto pesanti delle quali Crimi, curiosamente, non fornisce alcuna prova. Così come non fornisce prove che ci siano “cacciatori di plichi” al soldo dei vecchi partiti.
Il fatto che i plichi elettorali sarebbero dovuti arrivare a partire da una certa data ed entro un termine ben preciso non è un’informazione segreta.
Non è quindi difficile organizzare la spedizione del materiale per la pubblicità elettorale affinchè arrivi nei giorni giusti.
A quanto pare poi non tutti gli elettori si sono visti recapitare il plico e la pubblicità nello stesso momento, un elemento che aiuta a mettere in prospettiva l’allarmismo di Crimi.
Ma perchè non arrivano quelli del M5S? Secondo Crimi è perchè il M5S “ha rinunciato ai rimborsi elettorali”.
Una balla, visto che il M5S non non aveva diritto a quei soldi poichè al momento delle elezioni non aveva uno statuto, cosa che è nota almeno dal 2012 ovvero da quando è stata approvata la legge che regola i rimborsi elettorali che prevede che per ottenere i rimborsi i partiti (ma anche i movimenti) devono dotarsi di uno statuto, ovvero di quella cosa che per diversi anni il M5S si è rifiutato di avere.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 20th, 2018 Riccardo Fucile
IDENTIFICATI, HANNO TRA 13 E 16 ANNI… MANDATELI A SPACCARE LE PIETRE 12 ORE AL GIORNO, CON DIRETTA TV DI ALMENO 10 MINUTI, E VEDRETE CHE LA SCHIENA SI RADDRIZZA A TANTI POTENZIALI COGLIONI
Hanno aggredito un anziano invalido che stava camminando per strada strappandogli il bastone: l’uomo, senza sostegno, e poi caduto a terra.
Protagonisti alcuni ragazzi italiani minorenni che hanno anche girato un video poi postato sui social.
È accaduto a Casalguidi, nel comune di Serravalle Pistoiese e sul caso stanno indagando le forze dell’ordine.
L’anziano, riferisce il vicesindaco di Serravalle Pistoiese, Federico Gorbi, “per fortuna ha riportato solo qualche ecchimosi e qualche escoriazione. Ma l’episodio è gravissimo”. Intanto le immagini diffuse sul web, e che hanno suscitato vari commenti, sono state rimosse.
*”Sono fatti che amareggiano profondamente – afferma ancora Gorbi – e che vanno stroncati sul nascere, prima che si diffondano ulteriormente”.
Sono stati identificati dalla squadra mobile di Pistoia i cinque minorenni ritenuti i presunti responsabili dell’aggressione.
Uno dei ragazzini individuati ha meno di 14 anni – quindi non imputabile -, gli altri hanno tra i 16 e i 14 anni. La vicenda è al vaglio della procura dei minori di Firenze.
All’identificazione dei giovani, a cui la polizia contesta il tentato furto con strappo, la squadra mobile è arrivata nella tarda serata di ieri, dopo essere venuta a conoscenza del video, postato su fb.
Dalle immagini, spiega la questura, si rileva che il gruppo di adolescenti, dopo aver avvistato l’anziano, che claudicante e con l’aiuto di un bastone si dirige verso di loro preparano “l’aggressione tra risa e schiamazzi”.
In particolare uno dei ragazzi gli va incontro e poi gli strappa di mano il bastone, facendolo così cadere a terra.
Ai cinque la polizia è risalita anche consultando persone che avevano partecipato alle chat in rete dopo la diffusione del video. La squadra mobile ha sequestrato i telefoni cellulari in uso a tre degli indagati e alcuni capi di abbigliamento.
“La cosa che colpisce, e nel video si vede chiaramente – prosegue Gorbi – è che l’anziano stava viaggiando per conto suo, non faceva nulla di male, nel senso che a volte ci sono degli anziani che rimproverano dei giovani, magari perchè fanno confusione, la reazione sarebbe sbagliata comunque ma almeno sarebbe originata da un aspetto, dovuto all’incomprensione generazionale: in questo caso non c’è stato neanche quello”.
(da agenzie)
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Febbraio 19th, 2018 Riccardo Fucile
VA IN SCENA :L’OPERAZIONE “SALVINI CI SALVA DAI CALZINI”… I VIGILI IN POSA COME LA DDA QUANDO ARRESTA UN MAFIOSO
È quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare.
È l’immagine di sè che la giunta di destra di Lodi, guidata dalla sindaca leghista Sara Casanova, vuole dare.
I problemi della città , capoluogo di provincia praticamente solo sulla carta, ma nel solco della tradizione centro satellite che gravita su Milano, non sono l’alta incidenza — la più alta della Lombardia — di tumori o la disoccupazione.
Come il traffico era il vero problema di Palermo nel film Johnny Stecchino, a Lodi il problema vero è il decoro.
E chi rende la città brutta, sporca e cattiva se non i venditori di fiori e di cianfrusaglie varie, quasi sempre persone immigrate?
Così la sindaca, che ha trattenuto per sè la delega alla sicurezza, e la polizia locale hanno fatto partire l’operazione decoro e Daspo (l’obbligo di allontanamento dal territorio comunale) di cui si era avuta una prima avvisaglia con la comparsa sui (pochi) cestini portarifiuti presenti in città di un adesivo con la scritta “Fa no el vuncion”, per invitare ad usarli nel modo giusto.
Notoriamente gli immigrati che arrivano dal Niger, la prima cosa che portano con sè durante la traversata del Mediterraneo è il dizionario Lodigiano-Italiano.
Anche se la scritta, bisogna ammetterlo, ha un sottofondo di democraticità : se è scritto in dialetto, evidentemente a mettere sacchi interi immondizia nei cestini sono i nativi.
Ma torniamo all’operazione decoro.
Il primo blitz (i giornali locali hanno titolato così, si suppone usando il suggerimento del comunicato stampa diffuso da Comune e polizia locale) è scattato nel parcheggio dell’ospedale e lungo il cosiddetto Passeggio.
Il parcheggio dell’ospedale in via Massena è stato oggetto di un nuovo intervento da parte degli agenti della Polizia locale impegnati nell’azione di contrasto al commercio abusivo.
L’operazione più recente, condotta venerdì mattina ha portato al sequestro di un borsone contenente calze, cinture, ombrelli e accendini. La merce è sta abbandonata da un venditore abusivo che, alla vista degli agenti, si è dato alla fuga.
Un ulteriore segnale del giro di vite avviato in materia dall’amministrazione comunale.
Già due giorni prima le pattuglie anti degrado volute dall’amministrazione comunale erano intervenute in viale IV Novembre: in quell’occasione era stato fermato un senegalese senza l’autorizzazione al commercio ambulante che era stato multato per 3mila euro.
Nei giorni ancora precedenti gli agenti della polizia locale avevano intercettato un venditore di fiori in centro storico e un altro senegalese in città bassa, anche il quel caso costretto ad abbandonare la merce nella fuga.
Tra la merce sequestrata, di cui sono state pubblicate le foto (il set allestito con gli agenti in pettorina e sul tavolo il materiale sequestrato era lo stesso di quando altrove arrestano un latitante di ‘ndrangheta), a colpire chi scrive sono stati dei calzini in lana.
Uguali, forse dello stesso stock, che qualche sera prima un amico, leghista della prima ora, incontrato al bar, aveva mostrato vantandosi della qualità e del prezzo praticatogli dal venditore senegalese che era fuori dal bar.
I calzini devono essere una vera fissazione per li 007 anti degrado.
Nel giorno di San Valentino gli 007 hanno sì “lavorato sodo contro i venditori abusivi di fiori che sono spuntati in molti angoli della città ma non l’hanno passata liscia”
In occasione dell’ultima conferenza stampa il comandante della polizia locale ha infatti chiosato, come riporta sempre Il Giorno:
“Possiamo arginare il fenomeno contando sul fatto che si ‘sparga la voce’ dei controlli. Specie in zona Ospedale, abbiamo sequestrato anche tantissimi calzini”.
Operazione “Salvini ci salva dai calzini”.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 19th, 2018 Riccardo Fucile
GENOVA HA UNITO I LORO DESTINI NELL’ATTENZIONE PER GLI ULTIMI
La loro Genova ha unito i loro destini, le loro storie si sono incrociate per sempre nell’attenzione verso gli ultimi e gli emarginati.
Don Gallo, il prete di strada che si è fatto conoscere durante tutta la sua vita per l’impegno verso le condizioni umane dei disagiati e degli ultimi, dei dimenticati e Fabrizio De Andrè, hanno condiviso tra le vie di Genova il racconto del mondo.
Lo hanno raccontato e testimoniato allo stesso modo. L’uno attraverso il Vangelo, l’altro attraverso la musica.
Ai tempi dei liceo, Faber era l’alunno del cugino di Don Gallo, Giacomino Piana, che insegnava religione. Don Gallo invece si era insediato come viceparroco nella chiesa della Madonna del Carmine, a una cinquantina di metri dalla famosa Via del Campo, divenuta poi celebre negli accordi di De Andrè.
Nel diciassettesimo anniversario della morte di Faber, questa lettera scritta da Don Gallo racconta, parola dopo parola, l’essenza dell’amico e cantautore italiano, ricordandone la profonda vicinanza verso l’umanità intera e gli insegnamenti scaturiti dalla sua “antologia dell’amore”:
Caro Faber. Per Fabrizio De Andrè di don Andrea Gallo, Genova, 14 gennaio 1999
Caro Faber,
da tanti anni canto con te, per dare voce agli ultimi, ai vinti, ai fragili, ai perdenti. Canto con te e con tanti ragazzi in Comunità .
Quanti «Geordie» o «Michè», «Marinella» o «Bocca di Rosa» vivono accanto a me, nella mia città di mare che è anche la tua.
Anch’io ogni giorno, come prete, «verso il vino e spezzo il pane per chi ha sete e fame». Tu, Faber, mi hai insegnato a distribuirlo, non solo tra le mura del Tempio, ma per le strade, nei vicoli più oscuri, nell’esclusione.
E ho scoperto con te, camminando in via del Campo, che «dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior».
La tua morte ci ha migliorati, Faber, come sa fare l’intelligenza.
Abbiamo riscoperto tutta la tua «antologia dell’amore», una profonda inquietudine dello spirito che coincide con l’aspirazione alla libertà .
E soprattutto, il tuo ricordo, le tue canzoni, ci stimolano ad andare avanti.
Caro Faber, tu non ci sei più ma restano gli emarginati, i pregiudizi, i diversi, restano l’ignoranza, l’arroganza, il potere, l’indifferenza.
La Comunità di san Benedetto ha aperto una porta in città .
Nel 1971, mentre ascoltavamo il tuo album, Tutti morimmo a stento, in Comunità bussavano tanti personaggi derelitti e abbandonati: impiccati, migranti, tossicomani, suicidi, adolescenti traviate, bimbi impazziti per l’esplosione atomica.
Il tuo album ci lasciò una traccia indelebile.
In quel tuo racconto crudo e dolente (che era ed è la nostra vita quotidiana) abbiamo intravisto una tenue parola di speranza, perchè, come dicevi nella canzone, alla solitudine può seguire l’amore, come a ogni inverno segue la primavera [«Ma tu che vai, ma tu rimani / anche la neve morirà domani / l’amore ancora ci passerà vicino / nella stagione del biancospino», da L’amore, ndr].
È vero, Faber, di loro, degli esclusi, dei loro «occhi troppo belli», la mia Comunità si sente parte.
Loro sanno essere i nostri occhi belli.
Caro Faber, grazie! Ti abbiamo lasciato cantando Storia di un impiegato, Canzone di Maggio. Ci sembrano troppo attuali. Ti sentiamo oggi così vicino, così stretto a noi. Grazie
E se credete ora
che tutto sia come prima
perchè avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.
Caro Faber, parli all’uomo, amando l’uomo. Stringi la mano al cuore e svegli il dubbio che Dio esista.
Grazie.
Le ragazze e i ragazzi con don Andrea Gallo, prete da marciapiede.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 19th, 2018 Riccardo Fucile
FAN IDOLE RALLENTA ANCORA, IL VECCHIO VARENNE DICE ANCORA LA SUA, IGOR BRICK E’ IL PRIMO A TAGLIARE IL TRAGUARDO
A due settimane dalle elezioni e due giorni dopo l’inizio del divieto di diffusione dei sondaggi, è
arrivato il momento delle corse ippiche clandestine.
Ne dà notizia Rightnation.it, uno dei principali organi di informazione in fatto di gare ippiche di questo genere.
Primo appuntamento stagionale per le scuderie impegnate nel Grand Prix National 2018. Si corre in un prestigioso impianto milanese, l’Ippodromo de L’Oreal, nel quale da anni le principali scuderie del Paese si battono per la conquista dei sacchi di biada necessari alla propria sopravvivenza.
Le regole del GP costringono i cavalli a fare squadra, ma la competizione è forte anche all’interno degli stessi team.
In quella che fu la Maison Libertè è palpabile la tensione tra Varenne e Groom de Bootz: entrambi vogliono dimostrare di essere il puledro più in forma nelle corsie destre della pista. In ballo non ci sono solo onore e gloria, ma anche l’ipoteca sulla Presidenza della Federazione Ippica, nel caso in cui le scuderie azzurre riuscissero a prevalere sulle altre.
Fin dall’inizio della corsa, dunque, Burlesque e Mathieu de le Sauvegarder frustano i loro cavalli per conquistare, se non la testa della gara, almeno la supremazia casalinga. Alla fine la spunta Varenne con un ottimo 17,9″, davanti a un Groom de Bootz che conferma il 12,3″ della scorsa settimana.
Nella loro scia, Gran Pastèque spinge Frères Tricòlor (4,6″) per cercare almeno di contenere il distacco dai due battistrada.
Nous avec l’Italie et le Bouclier Croisè segue da lontano e chiude in 1,6″.
Presi insieme, Varenne e Groom de Bootz non sembrano avere rivali.
Sul piano delle prestazioni individuali, però, i due cavalli soffrono l’apparente superiorità di Fan Idòle e di Igor Brick.
Sul traguardo, infatti, arriva primo proprio il puledro montato da Louis le Subjonctif in 27,6″, con quattro lunghezze abbondanti sull’ormai acerrimo rivale, in netto calo rispetto alle performance dell’ultimo Gran Prix corso nello stesso ippodromo e ormai lontanissimo dallo stato di grazia raggiunto al GP europeo del 2013.
Poco più di quattro anni, nello strabiliante mondo dell’ippica, sembrano un secolo abbondante.
Ma se Igor Brick è costretto a correre da solo, intorno a Fan Idòle gareggiano cavalli amici, che almeno in teoria dovrebbero contribuire a racimolare qualche sacco di biada in più per la scuderia.
Fan Plus Europe (1,6″), Fan Populaire (1,2″) e Fan Ensemble (0,8″) deludono però le attese.
E neppure tutti insieme i quattro puledri di Fan Faròn riescono a raggiungere il risultato ottenuto da Igor Brick.
Ai fantini che ormai si affidano alla calma serafica di Fan Grand Aimable, avrebbero fatto parecchio comodo i sacchi di biada di Libertè à‰galitè (5,0″), che però ha scelto l’avventura in solitaria e non è mai riuscito a dare fastidio alla testa della corsa. Ancora più indietro, si segnalano le discrete prestazioni di Pouvoir au Peuple (2,7″) e Maison Ezra (1,5″).
Ricapitolando: sul podio della prova individuale ci vanno Igor Brick (27,6″), Fan Idòle (24,0″) e Varenne (17,9″).
Ma l’astruso regolamento della gara assegna la vittoria proprio al team di scuderie guidato (in contumacia) da Burlesque, che mette insieme un risultato complessivo di 36,0″ e stacca nettamente gli avversari.
Probabilmente, nella gara ufficiale del 4 marzo, questo non sarebbe un tempo sufficiente per conquistare la Presidenza della Federazione Ippica. Ma, come si dice negli Ippodromi… meglio non vincere arrivando primi, piuttosto che perdere arrivando secondi.
ORDINE D’ARRIVO
Varenne 17,9″ (+0,8)
Groom de Bootz 12,3″ (=)
Frères Tricolòr 4,6″ (+0,2)
Nous avec l’Italie 1,2″ (-0,4)
>> Totale Scuderie Burlesque 36,0″ (+0,6)
>> Igor Brick 27,6″ (-0,5)
Fan Idòle 23,6″ (-0,4)
Fan Plus Europe 1,6″ (-0,1)
Fan Populaire 1,2″ (=)
Fan Ensemble 0,2″ (+0,6)
>> Totale Scuderie Fan Faròn 27,1″ (+0,1)
>> Libertè à‰galitè 5,0″ (-0,7)
>> Pouvoir au Peuple 2,7″ (+0,3)
>> Maison Ezra 1,5″ (+0,4)
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 19th, 2018 Riccardo Fucile
INTERVISTA A DEMARCO, STORICO EX DIRETTORE DEL ‘CORRIERE DEL MEZZOGIORNO’: “UN SISTEMA DI POTERE PEGGIORE DI QUELLO DI BASSOLINO”
“Il sistema De Luca è peggiore di quello di Bassolino”. Marco Demarco, storico ex direttore del Corriere del Mezzogiorno fino al 2015 e profondo conoscitore delle dinamiche del Sud Italia, non ha dubbi. “Il potere di De Luca è sempre stato tollerato perchè l’efficienza prevaleva nel giudizio sul verticismo e sul cesarismo. Ma senza risultati non regge più”.
Dunque questo “sistema-De Luca” ha travalicato Salerno? Quanto è radicato?
Le foto con i figli ai lati sono l’emblema di questo sistema. Basterebbe questo, senza considerare che uno è imputato per bancarotta fraudolenta, l’altro è indagato per corruzione. Raramente un sistema di potere ha una foto, un’immagine in cui riconoscersi. Questo è talmente evidente e sfacciato che ha addirittura un’icona. Di tutte le famiglie che nel meridione hanno perpetrato il potere, nessuna ha avuto tre componenti contemporaneamente sulla scena pubblica. Penso ai Gava, per esempio. Antonio si affermò solo quando Silvio smise di essere ministro. A un’ascesa corrispondeva una contemporanea discesa.
Viene in mente l’aggettivo “napoleonico” attribuito al periodo di Bassolino. Vede analogie?
C’è un evidente punto in comune. Vale a dire quello per cui, in un sistema di fatto presidenziale come è quello che vige nelle Regioni, è mancata una classe politica forte alla prova dei fatti. Il potere diretto ha fallito alla prova dell’emergenza rifiuti, che dieci anni fa ha sostanzialmente chiuso l’epoca Bassolino. Oggi siamo punto e a capo. L’unico passo avanti, paradossalmente, è stato quello dell’inceneritore di Acerra, per il quale nel 2009 Silvio Berlusconi mobilitò l’esercito. Senza quello oggi saremmo sommersi. Dopo, il nulla più assoluto. E dire che ogni giorno paghiamo 120mila euro di multa all’Ue per il ciclo rifiuti.
Stringiamo il quadro. Roberto De Luca è finito nella bufera per il video di Fanpage in cui si occupa di ecoballe e a nome del quale un suo intermediario e socio sembrerebbe proporre una “quota” da riservare alla politica.
Ci sono due fatti clamorosi. Innanzitutto De Luca jr., senza averne competenza alcuna, accetta di intavolare una trattativa. Per una cosa che riguarda esclusivamente la Regione e sulla quale, come ha detto lo stesso Vincenzo, c’è un rigido controllo dell’Anac. Ha fatto sedere i suoi interlocutori nel suo ufficio, ma doveva dire “Prego, si accomodi negli uffici regionali, qui non ce ne occupiamo”.
E il secondo?
La difesa dell’avvocato, che dice che lo ha fatto come libero professionista. Ma scusa, tu da libero professionista ti occupi di una questione i cui cordoni della borsa sono nelle mani di tuo padre? Siamo ai limiti del conflitto d’interesse.
Pensa che le dimissioni siano una mossa tattica, come sostenuto da molti, o un reale passo indietro?
Sicuramente è stata ben studiata. Tenendo presente che è solo una dichiarazione di dimissioni, bisogna considerare che è la prima volta che si assiste a un passo indietro da parte di un esponente della famiglia De Luca, anche se forse solo momentanea. Oggi Vincenzo, in un video, dice che è in corso una guerra tra camorristi e gente per bene. Ma se è così, perchè far dimettere il figlio?
Che spiegazione si è dato?
Evidentemente le pressioni politiche sono state molto forti. Ma, da sola, senza le necessarie spiegazioni, credo che non basterà ad alleggerire il quadro.
Il sistema De Luca vacilla?
È impressionante vedere come tra il consigliere delegato di Sma Campania e Roberto, nessuno dei due ponga all’interlocutore la domanda su come verranno smaltiti i rifiuti. È una questione che non interessa, e questo riguarda la concezione di etica pubblica. Il potere di De Luca è sempre stato tollerato perchè l’efficienza prevaleva nel giudizio sul verticismo e sul cesarismo. Ma senza risultati non regge più.
E in Regione ha fallito?
Sì, su tre aspetti cruciali. Le ecoballe sono state smaltite solo all’1%. Bagnoli, dopo tre anni di commissariamento, è ancora così com’è. E la sanità è rimasta dove era, tra le peggiori in Italia.
Renzi sembra aver stipulato una sorta di patto di desistenza. Un appoggio alla sua leadership in cambio di carta bianca.
Renzi ha sempre saputo che De Luca era un problema. Ma ha anche capito che portava più voti di quanti ne avrebbe sottratti un eventuale tentativo di contrastarlo. La lampadina si è accesa con il referendum costituzionale, quando in Campania il Sì è andato al di sotto della media nazionale. Ma al momento il segretario nazionale non ha la forza per un’azione decisa.
Insomma, dieci anni dopo la Campania si ritrova al punto di partenza?
Peggio. Con De Luca la società si è ulteriormente richiusa. Già ai tempi di Bassolino lo era, ma ora è peggio, totalmente in preda a un sistema familistico che ha occupato il potere ed è in costante guerra con quello di Napoli, unica realtà dove non è riuscito a penetrare. Ma il modello De Luca è decisamente peggio di quello Napoleonico del suo illustre predecessore.
(da “Huffingtonpost”)
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