Destra di Popolo.net

IMMIGRATO SVENTA UN FURTO E FA ARRESTARE IL LADRO ITALIANO

Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile

IL RAGAZZO GHANESE SI E’ LANCIATO ALL’INSEGUIMENTO DEI FUGGITIVI

Un extracomunitario ha sventato il furto di un motociclo facendo arrestare il ladro. È accaduto a Palermo dove la Polizia di Stato ha tratto in arresto, nella flagranza del reato di furto aggravato, Benedetto Petrone, italiano di 26 anni.
Ad essere testimone del reato, in via Nicolò Gallo e ad averlo sostanzialmente impedito, un cittadino ghanese di 38 anni che ha inseguito, a piedi, il malvivente fino a bloccarne la fuga.
Il ghanese, presente proprio in via Nicolò Gallo all’atto del furto, era stato insospettito dalla circospezione con cui due giovani, a bordo di ciclomotore, avevano ripetutamente fatto il giro dell’isolato, puntando la loro attenzione su una Honda parcheggiata in zona.
Era quella la fase preparatoria del blitz che sarebbe scattato di lì a poco ed avrebbe visto protagonisti entrambi i malviventi. Il ghanese non ci ha pensato molto e si è lanciato all’inseguimento dei fuggitivi intimando loro di arrestare la marcia.

(da “Huffingtonpost”)

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L’ITALIA DELLA SOLIDARIETA’: LE VISITE GRATUITE DEI PRIMARI DOPO LA PENSIONE

Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile

A BORGOMANERO IN 23 DECIDONO DI AIUTARE LE PERSONE IN DIFFICOLTA’ INSIEME CON IL PRESIDENTE DELL’AUSER

Ventitrè ex primari in pensione visitano gratuitamente anziani, rifugiati, persone in difficoltà  economica che altrimenti non saprebbero come curarsi.
Il miracolo accade ogni giorno a Borgomanero, all’ambulatorio dell’Auser: l’anno scorso sono state più di 1500 le persone che hanno usufruito, senza spendere un centesimo, di una visita cardiologica, ortopedica, dermatologica, neurologica, un’ecografia o un ecodoppler.
Un’idea così non poteva che venire alla Maria, come tutti la chiamano a Borgomanero.
Maria Bonomi, 80 anni trascorsi tra fabbrica e battaglie sindacali, è la presidente dell’Auser: «Era il 2010 – racconta – la crisi stava impoverendo tante famiglie, arrivavano dall’estero persone in condizioni pietose, e mi sono detta che non potevo stare a guardare. Da bambina ho sofferto la povertà , quella dura, quando non hai neppure la minestra: in famiglia eravamo in dieci tra fratelli e sorelle, ma allora la solidarietà  era il pane quotidiano. Così, davanti a tanta gente che non aveva i soldi per curarsi ho chiesto a dei medici che conoscevo se mi aiutavano a creare un piccolo ambulatorio gratuito».
I pionieri
I pionieri dell’ambulatorio di Borgomanero sono stati Piero Sacchi, primario cardiologo, Sergio Cavallaro, urologo, e Felice Fortina, nefrologo. «C’era poco spazio ma da subito tantissima gente. E l’esempio di questi tre medici è stato fondamentale: il dottor Sacchi si ammalò di tumore, era in carrozzina, ma veniva lo stesso a visitare».
In breve sono arrivate le adesioni di altri dottori, primari andati in pensione che hanno creato a Borgomanero un centro unico, dove non fai code, non paghi e trovi anche una buona parola, un sostegno psicologico.
Oggi l’ambulatorio offre 17 specialità  mediche, oltre ai dottori i pazienti trovano infermiere e centralinisti, tutti volontari, tutti a stipendio zero, che hanno però trovato qui gratificazioni impensate. «La gente – dice il dotto Cavallaro, uno dei fondatori – ha sempre un cuore grande. Chi non ha i soldi, ti porta la scatola di cioccolatini o caramelle, una bottiglia.     E poi abbiamo pazienti che ci hanno fatto delle donazioni con cui abbiamo potuto acquistare delle apparecchiature diagnostiche, una signora commossa ha voluto regalarci un ecocardiografo. Ma l’aspetto più bello è che le persone ti scelgono liberamente, al di fuori di ogni rapporto economico».
Il successo porta anche qualche problema: all’Auser si può effettuare anche la visita odontoiatrica e, visti i costi delle protesi, arrivano le richieste più impensate: «Dalla Puglia volevano venire per farsi fare una dentiera: spiacenti, ma quello non è il nostro compito, e poi ci occupiamo, com’è logico, di un’utenza locale, che però è già  molto ampia».

(da “La Stampa”)

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IPNOTIZZAVA LE PAZIENTI E POI LE VIOLENTAVA: ARRESTATO UN MEDICO PADANO DI ALBA

Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile

ALMENO TRE LE VITTIME DELLA VIOLENZA SESSUALE

Ipnotizzava le pazienti e poi abusava di loro. Un medico di Alba è finito agli arresti. Si chiama Marco Vito Surdo, ha 56 anni ed è stato arrestato dalla sezione di polizia giudiziaria della Procura di Asti e dai militari della Compagnia Carabinieri di Alba. Ora si trova agli arresti domiciliari, a seguito dell’ordinanza emessa dal gip del tribunale di Asti Federico Belli.
Al medico vengono contestati diversi episodi di violenza sessuale, compiuti dal 2012 al 2016, nei confronti di almeno tre giovani pazienti.
Le indagini, dirette dal pm Delia Boschetto, erano state avviate nel 2016.
Poliziotti e carabinieri hanno “sentito persone informate sui fatti, eseguito intercettazioni telefoniche ed effettuato perquisizioni domiciliari, facendo emergere elementi di riscontro alle ipotesi di reato contestate” spiega la procura in una nota.
Tutta l’attività  investigativa era partita da una prima querela sporta da una donna che aveva denunciato di aver subito atti sessuali contro la propria volontà .

(da “La Stampa”)

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BUONGIORNO MEDIOEVO: IL CICLOFATTORINO CAMUFFATO IN TV PER CONSERVARE IL LAVORO

Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile

UNA VOLTA ERANO I PENTITI A DOVERSI TUTELARE, CAMBIANO I TEMPI

Finora in tv si mascherava o camuffava la voce solo il pentito di mafia o chi — svelandosi — poteva andare incontro a un pericolo imminente e gravissimo per la propria incolumità .
Ma i tempi cambiano e anche i pericoli, ugualmente seri, subiscono un downgrade. Qualche giorno fa Agorà , il programma mattutino di Raitre, ha convinto a parlare un ciclofattorino offrendogli di sistemare una maschera sul viso e modulare la sua voce come un vecchio indiano dell’Ohio.
Il ciclofattorino non farebbe un lavoro granchè pericoloso: deve portare in bici la pizza, oppure altre pietanze o anche oggetti che ordiniamo da casa.
Le buche in strada dovrebbero costituire il principale fattore di rischio, togliendo dagli eventi perniciosi il sugo di pomodoro.
Il pericolo oggi, come quella maschera drammaticamente ci dice, è conservare il lavoro, anche il più modesto com’è questo, anche se pagato solo quattro euro l’ora, anche se si è senza contratto, anche se si lavora a chiamata.
Mai protestare, men che mai spiegare agli altri come ti trattano. In silenzio, sempre.
O, per i più coraggiosi, con una maschera da bandito.
Buongiorno Medioevo.

(da “La Stampa”)

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IL RITORNO DI CLAUDIO SCAJOLA E LA CRISI DI NERVI DI TOTI E DELLA LEGA

Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile

NEL POMERIGGIO L’ANNUNCIO UFFICIALE: “MI CANDIDO A SINDACO DI IMPERIA”… E FA SALTARE IL BANCO DEI COMPAGNI DI MERENDE FORZA-LEGHISTI IN REGIONE… DOPO LE ULTIME ASSOLUZIONI ANNUNCIA: “VOGLIO FAR TORNARE BELLA LA MIA CITTA’, BERLUSCONI MI APPOGGIA, TOTI FACCIA QUELLO CHE GLI PARE CON LA SUA LISTA E POI VEDIAMO CHI VINCE”

In una Liguria sonnacchiosa, divisa tra un centrosinistra in crisi esistenziale da tempo e un centrodestra arrogante nel suo acchiappare qualsiasi poltrona libera, fino ad arrivare a nominare un comico a presidente del Ducale, ci voleva qualcuno controcorrente che almeno facesse sorridere, visto che a indurre al riso sfrenato ci pensa già  la compagnia di merende xenofoba di Toti e Bucci.
L’annuncio è arrivato durante il pranzo che precedeva la conferenza stampa del pomeriggio che si è tenuto nell’azienda agricola Il Cascin di Arzeno d’Oneglia.
L’ex ministro Claudio Scajola ha sciolto la riserva. Correrà  per la poltrona di sindaco della sua città , Imperia.
«Voglio far tornare belle Imperia – ha detto Scajola – e vediamo anche se riusciamo a risparmiare la spesa per la domenica del ballottaggio» ha aggiunto, auspicando di farcela al primo turno.
Poi la parte divertente della vicenda: «Forza Italia è contenta della mia candidatura e lo è anche Berlusconi. Io vado per la mia strada, Toti farà  quello che vuole con la sua lista».
Tra i presenti anche l’ex sindaco di Imperia ed ex presidente della Provincia Luigi Sappa, il vicepresidente della Provincia Luigino Dellerba, Pino Camiolo, Giacomo Raineri, Giuseppe Fossati, Antonio Gagliano, Simone Vassallo, che da poco ha lasciato la poltrona di assessore in Comune, Nicola Falciola, Franco Amoretti, Claudio Ghiglione e l’ex segretario generale del Comune Paolo Calzia. Solo per citarne alcuni.
Una prova di forza con oltre cento invitati schierati.
Nei giorni scorsi il governatore Toti e il segretario leghista (a processo per peculato) Rixi avevano già  sclerato: “non ci interessano autocandidature, Scajola non fa parte del nostro progetto” .
Ora il ritorno in campo dell’ex ministro, forte delle ultime assoluzioni nei processi che lo riguardavano.
Il “modello Liguria”, ovvero Forza Italia prona alla Lega, tanto amato da Toti, rischia di saltare per aria, a cominciare da Imperia.
Toti è di fronte a un bivio: accettare Scajola come candidato del centrodestra o appoggiare un candidato leghista, giocandosi la faccia?
I liguri tremano, il red carpet è a rischio

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FRATTINI ASSOLVE I NO BORDER: “VOLANTINARE E DONARE PANINI NON E’ REATO”

Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile

L’EX MINISTRO ORA E’ AL CONSIGLIO DI STATO E RESPINGE LE ACCUSE DELLA QUESTURA DI IMPERIA

Da ministro degli Esteri è stato uno dei protagonisti delle scelte politiche che hanno di fatto chiuso le frontiere interne all’Europa.
Ma oggi Franco Frattini è presidente del Consiglio di Stato. E, a distanza di 15 anni dalla ratifica del Trattato di Dublino II (la legge europea che impone l’esame delle richieste d’asilo dei migranti al primo paese di sbarco), si è trovato a chiarire che “l’affermata adesione al movimento ‘no borders’ non può considerarsi sintomatica di alcun pericolo per la sicurezza pubblica”. Criticare la politica di frontiera della Francia e solidarizzare con i migranti bloccati al confine, insomma, non può essere in alcun modo “indice di pericolosità  sociale”.
E’ quello che si legge nella sentenza del Consiglio di Stato che respinge in blocco l’impianto accusatorio della Questura di Imperia, con il quale il Viminale si opponeva all’annullamento, già  ottenuto di fronte al Tar ligure, del provvedimento di foglio di via ai danni di una delle persone che, dall’estate del 2015, hanno scelto di “sostenere le persone senza documenti bloccate alla frontiera di Ventimiglia e lottare per la libertà  di circolazione”.
Nonostante le sentenze di primo grado definissero i provvedimenti di allontanamento dal Comune di Ventimiglia “ingiustificati, sproporzionati e gravemente lesivi del diritto fondamentale costituzionalmente garantito di libertà  di circolazione e soggiorno sul territorio nazionale”, contro alcuni soggetti la Questura di Imperia ha deciso di impugnare l’annullamento di fronte all’ultimo grado della giustizia amministrativa.
Il caso ha voluto che, proprio in quella sede, a ribadire ancora una volta l’illegittimità  di questi fogli di via fosse proprio Frattini, ministro degli esteri quando il governo Berlusconi ratificava il regolamento di Dublino II che causa l’attuale situazione di stallo al confine tra Italia e Francia.
Per l’accusa, le azioni dei solidali sarebbero indice di personalità  “dedite alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza o la tranquillità  pubblica”, la valutazione dei giudici, al Tar come al Consiglio di Stato, è stata univoca nel ribadire quanto previsto dal diritto:
“La solidarietà  è un diritto e un dovere inviolabile e costituzionalmente garantito, manifestare con i migranti per l’apertura delle frontiere non può essere un reato, così come è legittimo contestare con azioni nonviolente ordinanze ritenute ingiuste”.
Inoltre, per i giudici la quantità  di provvedimenti di allontanamento emanati dalla Questura, 78 nei confronti di cittadini italiani e 25 ai danni di solidali francesi, è indice del “dissimulato scopo di contrastare le attività  solidaristiche del cosiddetto movimento no borders”, intenzione suffragata da una valutazione espressa nelle memorie dell’accusa contro le persone colpite da foglio di via: “Che con le loro iniziative finivano per alimentare dissidi tra la popolazione”.
In effetti, nonostante la maggioranza dei provvedimenti risultino tutti illegittimi, e con essi decadono le accuse di violazione degli stessi, a Ventimiglia si può costatare come la repressione del movimento “no borders” sia riuscita ad arginare la maggior parte delle iniziative di solidarietà  diretta e quasi tutte le manifestazioni a sostegno dell’apertura della frontiera e della libertà  di circolazione. Per mesi l’impegno dei solidali, che univa assistenza a denuncia, ha colmato il ritardo organizzativo delle istituzioni, colte di sorpresa dalla improvvisa chiusura delle frontiera francese del 2015, ma non appena i canali di assistenza “ufficiali” sono stati in qualche modo in grado di assorbire la pressione alla frontiera, è arrivata la stretta volta ad allontanare volontari non organizzati, solidali e militanti.
Ecco un elenco delle accuse presentate contro i “no borders” che i tribunali hanno ritenuto non essere indice di “pericolosità  sociale” e di “dedizione alla commissione di reati”. In molti casi, oltre a essere azioni legittime, quelle dei solidali sono attività  che non presentano alcun profilo di illegalità :
— “Distribuivano panini, acqua e coperte ai migranti accampati lungo il fiume in spregio all’ordinanza sindacale che lo vietava espressamente”
— “A bordo di un’automobile si accingeva a raggiungere la manifestazione non autorizzata composta di migranti che stava svolgendosi in quella strada”
— “Sorpresi mentre organizzavano un ‘picnic’ solidale con i migranti distribuendo panini e the caldo”
— “Si radunavano in un presidio con 80 migranti, di fronte al Comune, esponendo i consueti cartelli inneggianti all’apertura indiscriminata delle frontiere, striscioni stigmatizzanti le presunte violazioni dei diritti umani commesse dalle forze dell’ordine, accusate di porre in essere fantomatiche torture e deportazioni” [le stesse che verranno documentate e denunciate con gli stessi termini da Amnesty International nel suo rapporto annuale]
— “Descriveva dettagliatamente le operazioni di polizia volte a identificare migranti e trasferirli dal territorio di Ventimiglia”
— “Si travestivano da clown”
— “Effettuava un volantinaggio a favore dei profughi in occasione del passaggio della manifestazione sportiva”
— “Venivano sorpresi in auto in possesso di cartelli di protesta”
— “Simulava il gioco di ‘ruba bandiera’, con la squadra dei ‘blu’ rappresentata dalle forze dell’ordine disposte in linea in tenuta anti sommossa e, di fronte, la squadra dei ‘bianco e neri’ rappresentata dai migranti e dai no borders (…) Pronunciava frasi irridenti quali: ‘A ruba bandiera però si gioca senza manganelli, scudi, pistole…’ e ‘chi vuole può cambiare squadra, se vogliono i blu possono passare con i bianco neri, più allegri e festosi…’”
Anche le poche dichiarazioni rilasciate alla stampa trovano ampio spazio tra altri capi d’accusa, sempre respinti dalla sentenza di annullamento del foglio di via. In particolare viene riportata integralmente un’intervista rilasciata a ilfattoquotidiano.it. L’attività  di mediazione linguistica, volta a spiegare il regolamento di Dublino a un gruppo di richiedenti asilo intenzionati a raggiungere la Francia, per l’accusa diventa “istigazione alla violazione delle leggi dello stato”. Il Tribunale archivia i fatti come perfettamente legittimi e totalmente irrilevanti a definire un profilo di “dedizione alla commissione di reati contro la sicurezza pubblica”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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QUELLI CHE FOTOGRAFANO IL VOTO (ALL’ESTERO)

Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile

LA FIERA DELLA FOTOGRAFIA E’ INIZIATA

Le elezioni ci saranno il 4 marzo, ma già  è partita la fiera della fotografia del voto (che quest’anno si è svolta anche in Sicilia). A fotografare per vantarsi con gli amici su Facebook sono gli elettori temporaneamente all’estero che hanno ricevuto per posta la scheda e che hanno compilato un modello per farne richiesta.
In questi casi l’Ufficio consolare invia per posta al domicilio un plico contenente il certificato elettorale, le schede elettorali e una busta preaffrancata che reca l’indirizzo del competente Ufficio consolare, oltre alle liste dei candidati della circoscrizione Estero.
In queste foto si vede anche qualcuno che ha espresso una preferenza (per Nicola Bacciu, candidato nella circoscrizione europea per il MoVimento 5 Stelle).
Gli elettori hanno la possibilità  di esprimere una preferenza se la circoscrizione elegge un solo deputato o un solo senatore, oppure due se ne eleggono due o più.
Fotografare il voto è un reato?
La legge dice di sì, ma nel 2015 il tribunale di Latina ha assolto un 49enne che lo aveva fatto e che era stato indagato e poi imputato per violazioni delle leggi elettorali. Il legale dell’uomo ha sostenuto che si può parlare di voto di scambio soltanto se è provato il beneficio che l’elettore ottiene votando un determinato candidato, non essendo sufficiente la sola foto della scheda, e che per quanto riguarda la violazione della segretezza del voto, emersa dall’immagine presente nel cellulare sequestrato, non ci può essere condanna senza prova che il presidente di seggio abbia avvisato l’elettore che non può fare foto. Il giudice gli ha dato ragione.

(da “NextQuotidiano”)

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COSI’ LA PROPAGANDA SOCIAL FILORUSSA CERCA DI INFLUENZARE IL VOTO ITALIANO

Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile

CINQUE ACCOUNT DORMIENTI DA TRE ANNI HANNO PUBBLICATO 160.000 TWEET… MESSAGGI TUTTI A FAVORE DI LEGA E M5S

I segnali di un’operazione in corso per influenzare le elezioni italiane del 4 marzo ci sono. «La Stampa» li ha raccolti attraverso questa inchiesta che indirizza verso il coinvolgimento di elementi favorevoli alla Russia.
Ma si ferma sulla soglia che solo le autorità  giudiziarie possono superare.
Nelle settimane scorse un’autorevole fonte internazionale, che ha seguito professionalmente le interferenze di Mosca nei processi politici delle democrazie occidentali, ci ha segnalato cinque account di Twitter.
Un campione che ha particolari caratteristiche già  riscontrate nelle inchieste di intelligence in altri Paesi, e in questo caso sta facendo campagna di disinformazione e propaganda sulla politica italiana.
Gli account erano @DoctorWho744, @CorryLoddo, @lucamedico, @Outis2000, @FrancoSuSarellu.
Osservandoli, prima di entrare nelle analisi tecniche, le loro posizioni politiche sono facili da verificare: appoggio alla Russia, Movimento 5 Stelle, Lega. Dunque un «sample» da investigare, perchè temi e modalità  somigliano a quelli di operazioni precedenti.
Persone a conoscenza della materia affermano che gli account presi in esame hanno caratteristiche che non rientrano nelle attività  di normali utenti dei social.
Uno di questi, ad esempio, è passato da una media di 13 tweet al giorno del 2015, a oltre 105 tweet al giorno nel 2016. Nei primi giorni del 2017 ha tenuto una media di oltre 125 tweet quotidiani.
Tra i suoi oltre 65.000 messaggi, la parola Russia appare oltre 4.700 volte, Putin 1.465, Grillo 966, Renzi oltre 4.000, Berlusconi 475 e Salvini 570.
Di particolare interesse è la menzione dei media: l’account ha avuto 735 interazioni (tweet, RT) verso l’account de «Il Fatto Quotidiano»; oltre 13.000 con Sputnik (la versione Internazionale e quella italiana); oltre 1.100 con Wikileaks. I cinguettii vengono fatti a qualunque ora del giorno: dalle 5 di mattino fino alle 2 di notte.
Le interazioni con account personali sono nel network dei pro-M5S e della destra. Passano da 180, tra retweet e tweet con un noto account pro-M5S, fino a raggiungere i 1.800 con un altro account pro-M5S, per arrivare verso i 2.000 con un account che appoggia temi di partiti come la Lega: immigrazione, sicurezza.
Il titolare, la cui identità  abbiamo deciso di non rivelare, ha due account di Facebook con differenti funzioni: uno riporta solo i tweet dal suo account Twitter (un feed automatico); l’altro è un profilo sempre di propaganda, ma con testi e condivisioni relative solo a pagine e gruppi Facebook. Sul profilo si dichiara un sostenitore del Movimento Cinque Stelle. Ha una compagna russa.
Secondo una fonte che ha deciso di parlare a condizione di restare anonima, da una ricerca più approfondita potrebbe emergere che dall’account sono stati cancellati tutti i log di accesso, cioè da dove si è collegato e con quali dispositivi. Un’attenta pulizia per non lasciare tracce, che potrebbe nascondere una persona molto gelosa della sua privacy, o altro.
L’attività  della casella e-mail sarebbe molto limitata: riceverebbe molta posta di spam, compresi tentativi di phishing, ma si limiterebbe ad inviare pochi messaggi all’anno. L’account avrebbe messaggiato privatamente con meno di 10 persone negli ultimi 4 anni, tra Twitter e Facebook.
Anche in questo caso, o i messaggi sarebbero stati cancellati, oppure le poche interazioni private farebbero pensare che siamo di fronte ad una persona che cinguetta e scrive su Facebook per lavoro e non per svago. È altrettanto chiaro che non si tratta di un semplice attivista, ma di qualcuno che impiega ore della sua giornata in attività  di digital propaganda.
Un altro account del sample rispecchierebbe di più il profilo dei troll, ma con caratteristiche curiose. Ad esempio nasconderebbe spesso le proprie tracce (il suo Ip). Darebbe l’impressione di essere in Sardegna, scrivendo di vivere sull’isola nella sua bio, ma quando entra sui social il suo Ip corrisponderebbe ad altri luogi, come ad esempio Torino.
Potrebbe trattarsi di una persona che viaggia molto, oppure di accessi attraverso Vpn per mascherare e proteggere la privacy, come facevano nelle «troll factory» russe, documentate non solo da inchieste di intelligence, ma anche dal racconto di un ex dipendente con il quotidiano «The Guardian».
Ovviamente non c’è una prova definitiva del rapporto organico tra gli account e un’operazione per influenzare le nostre elezioni, ma collegando i puntini si viene messi in questa direzione, dove forse potrebbero arrivare agenzie attrezzate e autorizzate a farlo.
Anche la dimensione dello sforzo non deve trarre in inganno, perchè in altri Paesi è stato condotto alla stessa maniera, con piccole operazioni insospettabili. Il costo è basso, e qualunque risultato destabilizzante è utile. Basti pensare che questi soli 5 account hanno «scritto» oltre 160.000 tweet.
Durante le elezioni americane del 2016, i tweet fatti dagli account russi hanno avuto oltre 450 milioni di «impression», e questo dato è ancora oggi parziale. Senza dimenticarci di Facebook, dove le varie operazioni di disinformazione hanno raggiunto centinaia di milioni di americani.
Per l’Italia sarebbe importante appurare se una potenza straniera sta cercando di interferire con le nostre elezioni, a qualunque livello. Siamo un Paese democratico e i partiti hanno il diritto di scegliere i programmi che preferiscono.
Se però collaborano con altre nazioni, o hanno intenzione di cambiare le alleanze internazionali dell’Italia, gli elettori hanno il diritto di saperlo e questo punto dovrebbe fare parte del dibattito politico.

(da “La Stampa”)

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LAVORO, CONTROLLI CROLLATI DEL 34% IN 5 ANNI E GLI ISPETTORI GIRANO IN BUS

Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile

I CONTRIBUTI RECUPERATI CALATI DEL 31%

Sono diminuiti anche nel 2017 i controlli sui luoghi di lavoro, quelli che servono a scovare le aziende che impiegano dipendenti “in nero” o che violano le norme sulla sicurezza.
Siamo un Paese con oltre mille morti all’anno per incidenti in fabbriche e cantieri (o sui tragitti per raggiungerli); un mese fa la tragedia alla Lamina di Milano è costata la vita a quattro operai, mentre gli occupati irregolari, secondo l’Istat, sono 3,7 milioni. Nello stesso tempo, però, assistiamo a una continua riduzione delle ispezioni. Se nel 2016 sono state condotte verifiche su 192mila imprese, nei dodici mesi successivi si sono fermate a 160mila, con un calo del 16%. I
datori non in regola con i contributi, con l’assicurazione del proprio personale o con le norme di sicurezza hanno sempre meno possibilità  di ricevere una sgradita visita.
La nascita di un altro ente ispettivo non ha arginato questa discesa.
Anzi, la nuova organizzazione della materia, disegnata dal Jobs Act nel 2015, ha favorito il trend negativo. Il 2017 è stato l’anno che ha visto l’esordio dell’Ispettorato nazionale del Lavoro.
Prima della riforma targata Giuliano Poletti, i controlli erano svolti da tre soggetti diversi e autonomi tra loro: i funzionari del ministero sindacavano sul rispetto delle norme sul lavoro, quelli dell’Inps su quelle previdenziali e infine gli addetti alla vigilanza dell’Inail si occupavano di sicurezza. Ognuno era competente nel proprio settore. Per il governo, però, così si rischiava la duplicazione delle ispezioni, con spreco di denaro pubblico. Così la decisione è stata quella di far nascere l’Ispettorato, un organo che sulla carta dovrebbe semplificare le procedure e coordinare l’agire dei tre enti.
L’anno appena passato è stato il primo di operatività  del nuovo sistema. Si possono quindi confrontare i risultati ottenuti nel 2017 con quelli degli altri anni.
Nel 2012, per esempio, era in vigore il vecchio modello organizzativo e con 244mila ispezioni la cifra recuperata a titolo di contributi e premi evasi è stata di ben 1,6 miliardi di euro.
Nel 2013, i controlli sono scesi a 235mila e l’incasso non è andato oltre 1,4 miliardi. Il calo è proseguito senza freni fino al 2016, quando per la prima volta siamo andati sotto le 200mila verifiche e il recupero si è fermato a 1,1 miliardi.
Il 2017, infine, con le sue 160mila ispezioni rappresenta un record negativo. C’è una consolazione: nell’anno appena trascorso, gli ispettori sono riusciti comunque a recuperare la stessa somma del 2016, ma il confronto con il passato resta impietoso.
Secondo l’Ispettorato, la riduzione dei sopralluoghi deriva da una serie di motivi. In parte, spiegano, “è stata abbattuta la duplicazione di controlli”. Inoltre, una serie di funzionari hanno dovuto seguire corsi di formazione e quindi hanno sottratto tempo alle missioni e altri ancora si sono concentrati sulle grandi aziende, in attività  che quindi richiedono più tempo. Non finisce qui: negli ultimi mesi gli ispettori di molte province hanno deciso di non andare più in missione con la propria automobile, perchè ritengono che “manchi una programmazione delle attività ”. La verità  è che le auto a disposizione per fare le verifiche nelle aziende non ci sono. E gli ispettori non vogliono più usare il proprio veicolo. Quindi il personale si sposta solo con i mezzi pubblici. Cosa che rallenta ancora i controlli.
Per l’Ispettorato sono disagi momentanei che saranno risolti. Ma molti ispettori, soprattutto dell’Inps, pensano che il futuro sarà  ancora più complicato.
Da giugno 2018, come previsto da un decreto del ministero del Lavoro, sarà  l’Ispettorato a programmare la vigilanza di tutto il personale ispettivo, anche quello di Inps e Inail.
In pratica, il nuovo ente avrà  in mano il portafogli: le spese per tutte le missioni (per esempio i rimborsi chilometrici) dovranno essere prima autorizzate dall’Ispettorato. Una novità  che ha provocato la rivolta dei funzionari Inps e Inail — sostenuti dai sindacati Uil, Usb e Cisal — in diverse regioni italiane, tra le quali la Sicilia e la Lombardia.
Denunciano che in questo modo si perderà  efficacia ed efficienza. “Il precedente sistema era duttile — racconta un ispettore Inps — operavamo con il capo team di vigilanza e, all’occorrenza, eravamo noi stessi a segnalare aziende a rischio affinchè partisse immediatamente l’accertamento. Con l’istituzione dell’Ispettorato, questo tipo di accertamento è impossibile, l’Inps non può decidere autonomamente di effettuare un controllo, perchè deve darne comunicazione alla Direzione territoriale dell’Ispettorato prima di intervenire”.
L’istituto di previdenza, tra i tre enti, è in genere quello che permette di ottenere la parte più grossa del recupero: 894 milioni nel 2017 (su un totale che, come detto, è di 1,1 miliardi). Per il 2018, però, le attese del bilancio Inps sono meno ottimistiche, perchè la previsione di recupero dall’attività  ispettiva si ferma a 676 milioni.
Chi protesta sostiene che non era necessario far nascere un nuovo ente, perchè per evitare i controlli a doppione sarebbe bastato unificare gli archivi informatici di ministero, Inps e Inail, come tra l’altro previsto (ma mai attuato) con una legge approvata nel 2004.
La moltiplicazione di soggetti, invece, almeno per ora, sembra aver spuntato le ali alla rete dei controlli. Non proprio uno scenario auspicabile in un Paese che deve fronteggiare una serie di problemi nel mondo del lavoro, come gli occupati in nero, gli infortuni mortali denunciati all’Inail e i fenomeni del caporalato, delle false cooperative e degli appalti illeciti.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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