Febbraio 10th, 2018 Riccardo Fucile
LA RABBIA DI DI MAIO
Ci sono 226 mila euro che stanno letteralmente mandando nel panico il M5S.
È la differenza tra quanto, 23.418.354 euro, i parlamentari grillini hanno dichiarato – sul sito autogestito t irendiconto.it – di aver versato nel fondo per il microcredito, tagliandosi lo stipendio, e quanto risulta dal prospetto del ministero dello Sviluppo economico che quel fondo lo gestisce, (23.192.331 euro).
Quella differenza è un ammanco che potrebbe nascondere altri casi di furbetti del bonifico, dopo quelli del deputato Andrea Cecconi e del senatore Carlo Martelli, svelati da un servizio delle Iene che sarebbe dovuto andare in onda domenica ma che è stato bloccato.
Ragioni di par condicio (il programma non è testata giornalistica) che hanno spinto Michele Anzaldi del Pd a parlare di «imbroglio».
Intanto il candidato premier Luigi Di Maio ha annunciato che «sono già partite verifiche a tappeto» sui singoli profili dei grillini a caccia di eventuali complici o qualcun altro che ha truccato le ricevute degli avvenuti bonifici allegati al sito.
Segno che la questione terrorizza i 5 Stelle.
Se secondo calcoli interni, infatti, è vero che è di circa 90 mila euro la cifra che i due grillini non avrebbero versato, su per giù mancherebbero ulteriori 136 mila euro dal totale dichiarato su tirendiconto.it.
Cinque anni di decurtazioni per 123 tra deputati e senatori, 23 milioni di euro in tutto, sono una cifra considerevole che mette al riparo il M5S da sospetti che molti altri parlamentari abbiano fatto un raggiro di massa, ma non bastano ad alleggerire il clima di vera e propria paranoia che si sta vivendo in queste ore nello staff di Di Maio.
Lo provano proprio le sue dichiarazioni e il cambio di linea.
Dall’«orgoglio» ostentato con cui ha «accolto» la decisione dei due parlamentari di dimettersi, alla rabbia con cui ieri il leader ne ha invece chiesto l’espulsione dal M5S. L’ultima parola spetterà al collegio dei probiviri, che sembrava più orientato alla sospensione, anche perchè Cecconi e Martelli avrebbero già restituito i soldi.
Ma per Di Maio, in piena campagna elettorale, serve la massima sanzione, una severità necessaria per mostrarsi inflessibile davanti agli elettori. «Chi fa queste cose deve restare fuori dal M5S» dice Di Maio incalzato dalle Iene che ieri lo hanno seguito nel suo tour a Lecce.
«Non ho parlato con loro due, sono molto deluso» ha risposto il capo politico ai microfoni degli inviati. Non c’è più spazio per l’orgoglio, sfumato nel giro di una notte. Di Maio è consapevole che a tre settimane dal voto questo potrebbe rivelarsi un duro colpo che ammacca il mito della diversità grillina, e di nuovo su una questione di soldi.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 10th, 2018 Riccardo Fucile
CAFIERO DE RAHO: “AL VOTO PUNIAMO CHI LI CANDIDA”
“Siamo lontani dall’etica che dovrebbe essere, invece, indicatore di un cambiamento”. I partiti non
funzionano e il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho si rivolge agli elettori mentre nelle nuove liste del 4 marzo non mancano i cosiddetti impresentabili: “La politica deve fare un controllo preventivo dei soggetti eleggibili. Laddove questo non avviene spetta all’elettorato dare una valutazione”.
Procuratore De Raho, anche in questa tornata elettorale abbiamo contato più di 70 tra imputati e indagati inseriti nelle varie liste. Cosa ne pensa?
La prima selezione deve essere fatta dai partiti. La politica deve guardare dentro di sè e portare all’elettorato gli uomini migliori. Quelli che potranno garantire una barriera rispetto alle corruzioni, alle collusioni, ai comportamenti mafiosi. Altrimenti la gente non riuscirà a credere in questo Stato.
La sensazione è che a nessuno interessi questa barriera contro le collusioni. In Calabria le forze politiche hanno candidato indagati per ‘ndrangheta, imputati e pure “avvisati” per stalking…
Questo non è dimostrazione di un programma serio di contrasto alle illegalità . In territori come la Calabria credo che le situazioni equivoche continuano a determinare e a favorire quella confusione che è la prima forza delle mafie. Alla fine i soggetti che rappresentano la società , quelli che gestiscono il potere legale sono quegli stessi che provengono dal mondo dell’illegalità . Quando la politica non riesce a svolgere questa selezione, devono essere necessariamente gli elettori a farlo.
Eppure negli ultimi anni molti politici, anche parlamentari, sono finiti in carcere per i loro rapporti con la criminalità organizzata. I partiti non hanno capito il messaggio o comunque è più forte l’interesse delle mafie da tutelare a Roma?
A volte si può anche ipotizzare che, dietro decisioni di questo tipo, ci sia la consapevolezza che il voto mafioso consente di spostare, da un lato all’altro dell’arco costituzionale, il risultato elettorale. È evidente che sono questi i ragionamenti che fondano le scelte dei candidati.
Da anni si parla di codice etico dei partiti. È uno strumento che serve alla politica o, in zone come la Calabria, la Campania e la Sicilia dove tutti sanno chi sono i referenti delle cosche, il codice etico è solo uno specchietto per le allodole?
Lo strumento serve. D’altro canto ci sono casi di soggetti portati alle elezioni pur avendo un passato dimostrativo di collusioni, contiguità e illegalità . È certo che qui la risposta deve essere dell’elettorato, ripeto.
Secondo lei l’elettorato è pronto a dare una risposta di questo tipo?
I risultati ce lo diranno. Riusciremo a capire se, finalmente, gli elettori faranno quella selezione che non è stata in grado di fare la politica. Mi aspetto che, laddove ci sono presenze inquinanti, gli elettori riescano a dare una lezione definitiva ai partiti.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 10th, 2018 Riccardo Fucile
OLTRE 700.000 HANNO UNA PENSIONE LIQUIDATA DA ALMENO 35 ANNI
Sono quasi mezzo, per la precisione, 471.545 i pensionati italiani che ricevono un assegno di vecchiaia, di anzianità contributiva o ai superstiti da oltre 37 anni, ovvero con una decorrenza antecedente rispetto al 1980.
Il dato arriva dagli osservatori statistici dell’Inps che calcolano invece in oltre 700.000 le persone che hanno una pensione liquidata da almeno 35 anni (dal 1982 o negli anni precedenti).
Non si includono naturalmente in questi numeri i trattamenti di invalidità e le pensioni sociali. Le pensioni private antecedenti il 1980 sono 413.157 mentre le pubbliche sono 58.388.
L’età alla decorrenza delle pensioni liquidate prima del 1980 è di 49,9 anni per la vecchiaia e di 46,4 per l’anzianità , mentre per i superstiti da assicurato è di 41,5 anni (45,7 per i superstiti da pensionato).
Il dato chiaramente risente del fatto che le persone rimanenti con pensioni così “vecchie” sono quelle che sono andate a riposo prima e dopo 37 anni sono ancora in vita.
Per i pensionati del settore privato l’età è un po’ più alta per i trattamenti di vecchiaia (compresa l’anzianità ) con 54,7 anni, mentre è più bassa per i superstiti con appena 40,7 anni al momento della liquidazione della pensione.
Il dato dei pubblici risente chiaramente delle pensioni “baby” e quindi delle uscite dal lavoro con 20 anni di contributi o meno (14 anni sei mesi e un giorno per le donne con figli).
Se per le pensioni del settore privato l’importo medio degli assegni liquidati prima del 1980 è largamente inferiore a mille euro al mese (807 euro mensili i trattamenti di vecchiaia, 526 euro quelli ai superstiti) per le pensioni dei pubblici l’importo medio supera i 1.660 euro al mese nel caso della vecchiaia e i 1.465 in quello dell’anzianità . Superiore ai mille euro anche le pensioni ai superstiti erogate da prima del 1980 per il settore pubblico con 1.125 euro per i superstiti da assicurato (ovvero da persona morta mentre ancora lavorava) e 1.190 euro per i superstiti da pensionato.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2018 Riccardo Fucile
MIGLIAIA DI FOTO ON LINE, ALCUNE SOTTRATTE DA APPARECCHI DI RIPARAZIONE, ALTRE RUBATE DA PROFILI PRIVATI … MA IN QUESTO CASO NESSUNO “PERCEPISCE” IL PERICOLO DEL DIFFONDERSI DI QUESTA ABITUDINE DEI BENPENSANTI
Tre persone arrestate, 33 denunciate, 37 perquisizioni. 
La Procura di Salerno ha dato il via a una grossa operazione contro la pedopornografia online. L’indagine, condotta dalla Polizia postale di Salerno è cominciata con una segnalazione e ha portato a scoprire ingente materiale pedopornografico conservato in un archivio digitale nascosto nel deepweb (le directory di internet che sfuggono alle normali ricerche) denominato Labibbia 3.0.
L’archivio contiene migliaia di file di fotografie e video che ritraggono donne, prevalentemente adolescenti nude e in pose provocanti.
Ogni cartella dell’archivio ha un titolo per agevolare la consultazione. Una catalogazione minuziosa che parte da ‘Bagascia con nome e cognome’ fino a ‘Bagascia senza nome’, Instacagne’, ‘Non sapevo che fossi minorenne’. In molti casi sono riportati elementi utili per l’identificazione della persona ritratta, persino il numero di telefono, l’indirizzo email e la citta’ di residenza; in altri invece non ci sono informazioni private; in alcuni casi le foto sono stati acquisiti dai social come instagram.
A conclusione delle indagini è stato possibile ricostruire l’apporto dato all’archivio informatico dai partecipanti alla chat, identificando chi inviava le foto dell’ex fidanzata, o della sorella minore di 12 anni.
Immagini sottratte da telefoni e computer in riparazione, e foto di ragazze minorenni rubate da profili pubblici.
Dei tre arrestati, due devono rispondere di detenzione di ingente quantità di materiale pedopornografico, uno di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti oltre al sequestro di centinaia di supporti informatici contenenti migliaia di files pedopornografici.
I 33 denunciati devono rispondere del reato di detenzione di materiale pedopornografico. Le perquisizioni di stamani sono state effettuate in 14 regioni (Campania, Lazio, Piemonte,Lombardia, Emilia Romagna, Puglia, Sicilia, Calabria, Marche, Abruzzo, Veneto, Toscana, Liguria, Trentino Alto Adige).
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2018 Riccardo Fucile
CHE STRANO, NESSUNA CHE CHIEDA DI CACCIARE TUTTI I TRAMVIERI
“Basta, lasciami la stanza, voglio andare a dormire”. È l’ultimo messaggio inviato via WhatsApp da Jessica Valentina Faoro al suo assassino, Alessandro Garlaschi. A riportare l’ultima chat è il Corriere della Sera, che scrive:
L’inizio della lite tra Jessica Valentina Faoro e il tranviere assassino Alessandro Garlaschi è rimasta cristallizzata in una chat di WhatsApp. Messaggi che i due si sono scambiati nelle prime ore della notte tra martedì e mercoledì; una comunicazione sui cellulari, nonostante entrambi, in quel momento, fossero nella casa del tranviere, al civico 93 di via Brioschi.
[…] ha ricevuto l’ultimo messaggio di Jessica, una frase arrabbiata, infastidita: «Basta, lasciami la stanza, voglio andare a dormire». Perchè in quel momento il tranviere, che ha 39 anni, occupava il divano letto che aveva offerto in subaffitto alla ragazza, guardava il dvd di un cartone animato, non voleva andarsene in camera sua, e anzi insisteva perchè Jessica, 19 anni, si unisse a lui, in un approccio sessuale maldestro e insistente. La lite prima dell’omicidio è iniziata così.
Questa l’ultima scena ricostruita dagli inquirenti:
Jessica si trova verosimilmente nell’ingresso-cucina dell’appartamento, se ne sta al telefono, chatta con amici; Garlaschi invece è nel piccolo ambiente vicino, seduto sul divano letto subaffittato alla ragazza, e le chiede di avvicinarsi, insiste a starsene sul letto, quella è la sua forma di pressione per l’approccio sessuale.
Una parte di questo “dialogo” avviene anche via WhatsApp, fino a che Jessica, quando manca poco alle 4, perde la pazienza e manda quel messaggio: “Alzati e vattene (nella camera «matrimoniale», ndr) perchè voglio dormire
Poco dopo, l’omicidio.
(da “il Corriere della Sera“)
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Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile
GLI UOMINI E LE AZIENDE LEGATE ALL’ALLEANZA CON PUTIN…IL COLLEGAMENTO CON SERGEY ZHELEZNYAK E IL CENTRO ROSSOTRUDNICESTVO A PALAZZO SANTACROCE… TRASFORMISTI E INDAGATI RIEMPIONO LE LISTE DA ROMA IN GIU’
Legami pericolosi. L’ombra del Cremlino a Est, quella delle clientele e degli impresentabili al Sud.
Matteo Salvini ha rivoluzionato così il partito dopo aver archiviato le stagioni di Bossi e Maroni.
Un Carroccio al verde, sostiene il leader che studia da premier. E per questo alla costante ricerca di finanziatori. Ma anche una Lega che insegue il colpaccio sotto Roma per sancire la trasformazione in partito nazionale. E che per farlo ha imbarcato di tutto.
A ricostruire la rete di persone e interessi che si muove dietro il nuovo Carroccio è una dettagliata inchiesta dell’Espresso
Matteo il russo
Si parte dalla Russia: delle simpatie per Putin, Salvini infatti non ne ha mai fatto mistero. L’ufficiale di collegamento si chiama Sergey Zheleznyak, 47 anni, delegato del Cremlino ai rapporti con i partiti europei. È lui l’uomo che per conto di Vladimir Putin ha sancito l’alleanza ufficiale con Matteo Salvini lo scorso marzo a Mosca. Un patto raggiunto dopo quattro anni di corteggiamenti, visite, prove di fedeltà .
Gianluca Savoini è, invece, il delegato italiano a mantenere i rapporti con la Russia. Ex giornalista de La Padania, 54 anni, per qualche tempo suo portavoce personale, per raccogliere imprese-amiche Salvini ha scelto proprio lui, che vanta parecchie conoscenze nel mondo russo, e negli ultimi anni si è recato di continuo nella Federazione.
Insieme ad altri leghisti ha creato l’associazione Lombardia-Russia, il cui presidente onorario è Aleksey Komov, dell’associazione ultracattolica World Congress of Families, responsabile internazionale della Commissione per la Famiglia del Patriarcato ortodosso di Mosca e grande amico dell’oligarca Konstantin Malofeev, già molto attivo nei rapporti tra il Cremlino e i francesi del Front National.
L’appoggio più visibile in Italia Salvini lo ha trovato però in una organizzazione russa. La sede è a Palazzo Santacroce, un elegante edificio barocco nel centro di Roma, a due passi dal ministero della Giustizia.
Si chiama Rossotrudnicestvo, in italiano Centro Russo di Scienza e Cultura, controllato dal ministero degli Esteri.
Anton Shekhovtsov, politologo che insegna in Austria all’Institute for Human Sciences, è uno dei massimi esperti delle relazioni fra Mosca e i movimenti politici europei.
Secondo Shekhovtsov, Rossotrudnichestvo è oggi «il maggior strumento usato dalla Russia per esercitare soft power in Paesi stranieri», presente in almeno 25 nazioni e con 600 dipendenti all’attivo. Una rete politico-diplomatica che può contare sui generosi fondi del Cremlino.
La Lega va al Sud
Negli stessi anni in cui tesseva la rete di rapporti per sfondare il fronte russo, la truppa leghista si è data da fare anche per mutare pelle in politica interna. Dall’indipendentismo al nazionalismo. Per farlo è stato necessario trasformare la Lega in un partito presente in ogni regione, anche al Sud. Con il movimento Noi con Salvini, il leader del Carroccio, ha gettato le basi per contare sempre di più a livello nazionale, il collante che ha legato Palermo a Milano, Reggio Calabria a Varese è la guerra totale all’immigrazione.
Il primo banco di prova sono state le Regionali siciliane, dove insieme a Fratelli d’Italia ha ottenuto il 5,6 per cento. Un risultato che ha aperto per la prima volta le porte dell’Assemblea regionale a un deputato leghista. Non esattamente un volto nuovo, bensì un riciclato dei vecchi partiti della clientela democristiana. E già indagato.
Non l’unico trasformista in Sicilia. Il segretario nazionale di Noi con Salvini e responsabile della Lega sicula è Angelo Attaguile.
Suo padre Gioacchino è stato sottosegretario e ministro nei governi Rumor e Colombo, lui, democristiano da una vita, è legatissimo a Raffaele Lombardo, l’ex presidente di Regione condannato in appello per voto di scambio.
Attaguile si è speso molto per la causa, al punto da mettere a disposizione, come racconta L’Espresso, l’abitazione romana di via Cesi dove risulta tuttora registrata la sede del movimento incubatore della Lega nazionale.
In Calabria, invece, Salvini ha puntato sulla destra sovranista. Con lui, infatti, si è schierato l’ex governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, condannato per abuso e falso e sotto inchiesta della procura antimafia di Reggio Calabria.
Non sarà candidato per evitare imbarazzi al capo leghista, ma non ha rinunciato a infilare in lista sue pedine.
È, invece, in lizza per un posto da deputato Domenico Furgiuele,segretario della Lega-Noi con Salvini in Calabria. Suo suocero è un imprenditore con i beni sotto sequestro dall’antimafia. E non solo.
(da “L’Espresso”)
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Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile
PER LA MELONI “IL SINDACO CI VIETA DI FARE CAMPAGNA”, MA IL SINDACO SVELA IL MISTERO: “RICHIESTA IRRICEVIBILE PERCHE’ HANNO ARTEFATTO IL MODULO IN CUI SI RICHIEDE IL RISPETTO DELLE LEGGI SULL’ISTIGAZIONE ALL’ODIO RAZZIALE”
“Prove tecniche di regime” denuncia Giorgia Meloni dopo che il sindaco di Pontedera Simone Millozzi ha negato ai Fratelli d’Italia l’installazione di un gazebo.
E il coro indignato del partito patriottico si è esteso fino al consigliere regionale Giovanni Donzelli, al nuovo acquisto Daniela Santanchè, al deputato Fabio Rampelli, l’alleato Renato Brunetta fino all’ex ministro Ignazio La Russa che da avvocato ha annunciato azioni legali per conto del partito.
Ma il motivo del no del sindaco alla manifestazione dei Fratelli d’Italia nella città toscana alla fine si è scoperto: i responsabili del partito avevano “sbianchettato” la parte del modulo per richiedere i permessi nella parte in cui si dichiarava il rispetto delle leggi “che vietano sia la ricostituzione del partito fascista che la propaganda di istigazione all’odio razziale“, rendendo la richiesta “irricevibile“.
Non solo: la manifestazione si è svolta regolarmente.
E’ lo stesso sindaco a spiegarlo su facebook. “Non è il Comune ma la Questura che autorizza o nega una manifestazione politica — aggiunge il primo cittadino di Pontedera — Nel caso di specie la manifestazione politica si è svolta regolarmente. Se oltre la manifestazione viene richiesta l’installazione di palchi, gazebo o pedane sul suolo pubblico è il Comune tenuto a rilasciarne l’autorizzazione”.
Ed è a quel punto che gli uffici del Comune, ha spiegato il sindaco, hanno informato Fratelli d’Italia che “la richiesta così artefatta è irricevibile”.
La presidente di Fratelli d’Italia Meloni aveva invocato l’intervento “dalle più alte cariche dello Stato e dal ministro Minniti. Non è possibile che nel 2018 venga impedita una campagna elettorale”.
“Vogliamo sapere se è possibile impedire al quinto partito italiano, presente in Parlamento e che raccoglie milioni di voti di fare campagna elettorale”.
Ma il problema più che politico era soprattutto burocratico. Tanto che, ha spiegato Donzelli, “prima ha negato l’autorizzazione” e poi “ha mandato i vigili, come se fossero guardie di regime, a sanzionare (con 169 euro di multa, ndr) un partito politico reo di fare campagna elettorale a tre settimane dal voto”.
La Russa si era premurato di comunicare di aver avuto mandato dalla leader del partito “di avviare ogni opportuna azione giudiziaria affinchè non resti senza conseguenze penali e risarcitorie l’incredibile comportamento di chi, come il sindaco di Pontedera, vuole negare a Fratelli d’Italia l’utilizzo del suolo pubblico per legittime iniziative elettorali con la motivazione che Fdi mirerebbe alla ricostituzione del partito fascista. Ogni commento alla faziosa stupidità del diniego è superflua”.
Chissà come si chiama quella di chi si è messo a sbianchettare il modulo.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile
FDI RIVENDICA “GRANDI VITTORIE”, MA ALLA BASE CI SONO SOLO BUFALE E FAKE NEWS… DA AMAZON AL MUSEO EGIZIO DI TORINO
Generalmente in campagna elettorale i leader politici si limitano a fare promesse incredibili su cosa
faranno quando saranno al governo.
Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia invece non serve nemmeno votarli e già ottengono clamorose vittorie. Verrebbe quasi da pensare che non c’è alcun bisogno di votare Fratelli d’Italia visto che già ora, senza essere eletti e senza nessun costo per i cittadini italiani, riescono a difendere l’Italia e i patrioti.
Perchè pagare stipendi e rimborsi spese ai parlamentari di FdI quando si può avere la stessa cosa gratis? Appunto.
Le “forti pressioni” di Fratelli d’Italia su Amazon
Prendiamo ad esempio la ridicola vicenda del braccialetto elettronico Amazon che secondo giornali, sindacati e politici servirebbe a “controllare i dipendenti”. La realtà delle cose è che quel braccialetto non solo non esiste (è un brevetto e non risulta ci sia nemmeno un prototipo) ma anche se esistesse non servirebbe a sorvegliare i lavoratori. Lo scopo per cui è stato progettato il braccialetto elettronico è equiparabile a quello dei pesanti e scomodi lettori di codici a barre palmari che si utilizzano oggi nei vari magazzini di spedizione.
Inoltre l’eventuale introduzione del nuovo sistema dovrebbe essere concordata con le parti sociali (i sindacati) come prevede la legge.
Qualche giorno fa Giorgia Meloni ci ha fatto capire che non solo crede alle bufale ma che è talmente brava come politico che è riuscita a strappare ad Amazon la promessa che non userà il braccialetto elettronico tanto temuto.
Chissà cosa avranno pensato al centro di distribuzione di Passo Corese, forse che tanto valeva assecondarla. In fondo è o non è una grande vittoria il fatto che un’azienda straniera (quindi non patriottica) abbia ceduto alle pressioni di un manipolo di patrioti garantendo che non utilizzerà una cosa che non esiste?
Non solo: la Meloni sostiene di aver ottenuto da Amazon la garanzia che Amazon tutelerà “il marchio italiano” e i prodotti made in Italy.
Bisogna essere davvero ingenui per credere ad una cosa del genere. O almeno: ci può credere solo chi su Amazon non ha mai acquistato nemmeno una penna a sfera.
Fratelli d’Italia difende la Patria dall’islamizzazione!
Vi ricordate la storia della promozione del Museo Egizio di Torino che dava uno sconto sul biglietto ai cittadini che avevano il passaporto di un paese arabo?
Se non ve la ricordate la storia è questa qui ed è nata grazie al video di Andrea Crippa, leader dei Giovani Padani assistente di Matteo Salvini a Bruxelles che per la sua trovata rischia di passare qualche guaio giudiziario perchè il Museo Egizio ha presentato un esposto in Procura per falso.
Inoltre, ma questo forse tutti non lo sanno, il Museo Egizio è una fondazione privata.
La promozione del Museo è però rivolta a coloro che hanno un passaporto arabo che parlano la lingua araba quindi persone che in primo luogo non necessariamente sono di religione musulmana (anche nei paesi musulmani ci sono cittadini di altre religioni).
Ad esempio in Egitto vivono 15 milioni di cristiani copti.
La cosa divertente è che la Meloni oggi è stata simpaticamente disinnescata dal direttore del Museo Egizio Christian Greco che ha spiegato alla leader di FdI che la collezione del Museo Egizio non è italiana (il Museo la custodisce per conto dell’Egitto) e che non si può parlare di discriminazione su base religiosa perchè la promozione di ingresso ridotto è rivolta a chi parla arabo.
Il Museo, ha detto Greco, è di tutti, ed è giusto che si rivolga a tutti.
Greco ha ribadito la scelta del Museo di poter fare le promozioni che preferisce.
Ad esempio a San Valentino tutti coloro che si presenteranno in due potranno visitare il museo pagando il prezzo di un solo biglietto.
È una discriminazione nei confronti dei single? No.
È una discriminazione nei confronti dei vedovi e delle vedove o di chi non ha amici? Nemmeno.
Allo stesso tempo ci sono promozioni per i bambini (come in tutti i musei) è una discriminazione nei confronti degli adulti?
E gli sconti per le famiglie con bambini sono discriminatori nei confronti delle coppie senza figli? Evidentemente no.
Visto che nel simbolo del partito della Meloni campeggia la Fiamma che ricorda il MSI (partito nato dalle ceneri del fascismo) sarebbe interessante sentire giustificare il fatto che Benito Mussolini fosse la Spada dell’Islam e HÄmÄ« al-IslÄm (protettore dell’Islam) senza causare alcuna islamizzazione della Patria.
Poi se avanza tempo potrebbe chiedere al suo alleato Matteo Salvini come mai andava in moschea a chiedere voti ai musulmani.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile
L’INCONTRO CONVIVIALE CON LA MINISTRA AL FUNERAL HOME “TERRACIELO” A MODENA
“Ero in prima fila alla messa del patrono, San Geminiano, e c’era anche lei. Ma il ministro Lorenzin l’ho incontrato più volte in diversi tavoli di lavoro. E adesso, visto che è candidata a Modena (all’uninominale per la coalizione di centrosinistra, ndr) ha colto l’occasione per venire a vedere una delle eccellenze della nostra città ”.
Non parliamo di enogastronomia o di motori, ma di pompe funebri.
§Nello specifico, della prima funeral home o “casa del commiato” in Italia, che si trova nella periferia modenese ed è di Gianni Gibellini, storico imprenditore del settore e presidente di Efi, “Eccellenza Funeraria Italiana”.
È questa l’associazione che ha stampato l’invito per l’evento con la ministra. Giorno: 12 febbraio.
Lorenzin, si legge sull’invito, “visiterà l’eccellenza funeraria modenese Terracielo Funeral Home e si tratterrà per un incontro conviviale con gli invitati”.
Si parte alle 19.30 con un “intrattenimento musicale”, segue alle 20 il “saluto del ministro” e infine alle 21 “cena a buffet nella sala ristorante di Terracielo”. Un’occasione importante per gli imprenditori che aderiscono a Efi, nata a Bologna nel 2012 “con l’obiettivo di riunire e di valorizzare le Imprese Funebri cui fanno riferimento le Case Funerarie che rispondono a standard qualitativi eccellenti in termini di servizi erogati e di prodotti utilizzati”.
L’invito ha iniziato a circolare su tante bacheche facebook degli utenti modenesi, che si domandano se il Pd voglia rivolgersi a quest’impresa “per il suo funerale“.
O, in alternativa, sperano che si tratti di un fake. Nessuna bufala, è tutto vero.
“L’invito l’abbiamo mandato a tutti gli imprenditori del settore — continua Gibellini — ma se volete venire anche voi del Fatto non c’è nessun problema. Non abbiamo niente da nascondere. Il nostro lavoro dipende dal ministero della Sanità , quindi la Lorenzin è il nostro riferimento. Abbiamo lavorato insieme anche su un ddl a firma Vaccari per aumentare le detrazioni fiscali per i funerali e per uniformare a livello nazionale il trasferimento delle salme a bara aperta. Una legge che per ora è ferma. E visto che andiamo verso le elezioni, se ne riparlerà dopo le elezioni. La Lorenzin secondo me ha lavorato molto bene. Oh, e poi diciamo: una cosa come la Terracielo prima di noi in Italia non s’era mai vista. C’era solo nei film americani. A proporla vent’anni fa sembrava di parlare di ufo”.
Nessun sostegno politico diretto alla ministra, però.
“Noi non c’entriamo niente con la politica, vogliamo solo le cose fatte per bene. La Lorenzin è la candidata del Pd? Non lo sapevo — continua Gibellini — credevo che fosse per una lista civica (Civica Popolare è il partito della ministra, ndr). Però sai cosa dico? Che uno si candida, poi decidono gli elettori”.
Infatti, gli elettori. Un punto dolente per il Pd modenese che nelle ultime settimane, secondo fonti dem contattate da ilfattoquotidiano.it, non ha ricevuto segnali di apprezzamento della base sulla scelta della candidata. E nemmeno dalla dirigenza sul territorio.
“Gli iscritti vedono e sanno che non è una candidata del nostro partito — spiega Davide Fava, segretario provinciale del Pd modenese -. Sanno anche che siamo all’interno di una coalizione e che i candidati sono espressione di un soggetto che è alleato con noi. E che da cinque anni governiamo insieme”.
Ma la Lorenzin è candidata all’uninominale per un territorio col quale non ha legami. “Sta girando molto in queste settimane e oltre all’eccellenza della Funeral Home ne vedrà tante altre. Gli elettori la stanno conoscendo”.
Anche sui social, dove non mancano i commenti ai post relativi alle sue iniziative nel Modenese. L’ultima, di oggi.
Scrive la ministra su Twitter: “Questa mattina siamo a #Modena ad inaugurare il Teatro Anatomico Restaurato dopo i danni subiti durante il terribile terremoto del 2012″. E c’è chi commenta: “Come quando Andreotti inaugurava gli stabilimenti della @CentroPermaflex di Frosinone. Le campagne elettorali non sono cambiate di una virgola”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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