Febbraio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
SALVINI, PER NASCONDERE LE SUE RESPONSABILITA’ DI ISTIGATORE ALL’ODIO, AVEVA SOSTENUTO CHE “L’INVASIONE” (CHE NON ESISTE) E’ CAUSA DI SCONTRO SOCIALE… E COME SEMPRE RACCONTA BALLE
L’invasione di immigrati di cui parla il segretario della Lega Matteo Salvini a Macerata non esiste. 
Il leader del Carroccio non ha impiegato molto tempo prima di commentare il folle gesto di Luca Traini, l’uomo 28enne nonchè candidato leghista alle elezioni comunali di Corridonia nel 2017 che ha sparato dalla sua Alfa 147 nera contro persone di nazionalità straniera: “Chiunque spari è un delinquente, a prescindere dal colore della pelle. Poi è chiaro ed evidente che un’immigrazione fuori controllo, un’invasione come quella organizzata, porta allo scontro sociale”.
In altre parole, per Salvini ad aver indotto il giovane leghista a prendere di mira gli immigrati è stata la presenza eccessiva di persone non italiane che alimenta lo “scontro sociale”.
L’Istat però smentisce il leader leghista.
In tutta la provincia marchigiana, le persone di nazionalità straniera residenti sono il 10,14% del totale. Non solo: secondo le tabelle dell’Istituto nazionale di Statistica, la popolazione straniera residente nel 2012 in tutta la provincia di Macerata ammontava a 32.267 individui, nel 2017 sono 31.020 secondo l’ultimo censimento disponibile.
Gli immigrati residenti sono quindi diminuiti.
A voler andare nel dettaglio del Comune di Macerata, la situazione non cambia: nel 2011 gli immigrati erano 3874, nel 2016 sono invece 3879. Solo cinque unità in più.
Per quanto riguarda il conteggio dei richiedenti asilo, nel 2017 erano 4.527 quelli accolti in tutta la regione delle Marche, di cui 3.896 in regime di accoglienza straordinaria e 646 dagli Sprar gestiti dai Comuni.
I dati sono stati forniti dal Tavolo di coordinamento sull’immigrazione: degli oltre 4 mila migranti presenti , la provincia di Ancona ne ospita 1.317 (di cui 208 nel Servizio Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), 579 Ascoli Piceno (di cui 90 nello Sprar), 681 Fermo (132 nello Sprar), 975 a Macerata (123 in Sprar) e 990 a Pesaro (93 nello Sprar).
Dell’invasione nessuna traccia.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
LO STRANO CASO DEI VOTI RICEVUTI DA CANDIDATI RITIRATI O NON IN POSSESSO DEI REQUISITI NECESSARI
Alle Parlamentarie del Movimento 5 Stelle per la definizione dei collegi plurinominali della Camera hanno votato 39.991 iscritti certificati che hanno espresso un totale di 92.870 voti.
Per quelli del Senato 38.878 iscritti che hanno espresso 86.175 voti.
Lo rende noto il blog delle stelle.
In termini assoluti — ciascun candidato correva nel suo collegio di residenza — tra gli esponenti più votati figurano Carla Ruocco alla Camera, con 1691 voti, e Paola Taverna al Senato, con 2136 clic. Entrambe corrono a Roma.
Luigi Di Maio, in Campania, ha preso appena 490 voti.
Il M5S riporta in un file i risultati per ogni collegio, e così vediamo che Laura Castelli è capolista con 433 voti, seguita da Claudia Angotti con 228 voti e Francesca Caviglia con 121.
Il totale dei voti nel collegio è stato di 1711 e 102 sono stati i “voti ricevuti dai candidati ritirati e/o non in possesso dei requisiti richiesti”.
Tra gli esponenti più votati, in termini di clic assoluti e tenendo conto quindi del differente numero di iscritti a seconda del collegio di residenza, figurano Nicola Morra con 564 voti, Danilo Toninelli con 502 voti, Laura Castelli con 433 clic, Manlio Di Stefano con 492 preferenze.
Tra i candidati esterni a Gianluigi Paragone, in Lombardia, sono andate 300 preferenze mentre Elio Lannutti, a Roma, è stato votato da 405 iscritti.
Nel Lazio al Senato per i collegi 1-2-3 a vincere è Paola Taverna con 2136 voti seguita da Elena Fattori, amatissima con 1173 voti e la new entry (ma già in politica con l’IDV) Elio Lannutti. Quarto arriva Gianluca Perilli con 254 voti mentre al quinto posto c’è quell’Emanuele Dessì finito al centro di polemiche e che i 5 Stelle, secondo quanto scrivevano alcuni giornali stamattina, vorrebbero in qualche modo far dimettere in maniera preventiva.
In questo quintetto, a parte il volto noto Lannutti, ci sono tre precedentemente eletti (Perilli in Regione Lazio) e poi proprio Dessì, che è il più popolare candidato strettamente della base al Senato.
I voti ci permettono in qualche modo di poter stilare una classifica dei volti più amati dai 5 Stelle. Ma anche ad esempio di notare che sono tantissimi i candidati che hanno ricevuto un solo voto (e tra questi forse qualcuno si è votato da solo), mentre i voti ricevuti dai candidati ritirati e/o non in possesso dei requisiti richiesti arrivano a essere 748, il che fa pensare che ci sia stata qualche grossa eliminazione.
Il totale dei voti ricevuti nel collegio è 12mila.
Nel collegio Lazio 1 alla Camera svettano, a dimostrazione della grande popolarità presso i romani, Carla Ruocco, Federica Daga, Stefano Vignaroli e Massimo Enrico Baroni: sopra le mille le preferenze per Ruocco e Daga.
Gli altri arrivano molto distanziati in voti da questo quartetto, che ha quindi altissima popolarità presso gli iscritti. Non a caso si tratta anche qui, come al Senato, di quattro eletti.
Tanto per dare un termine di paragone, alle Parlamentarie del Lazio 2 alla Camera arriva prima Marta Grande con 310 voti su un totale di 1466 votanti. Il capitano Gregorio De Falco (candidato sempre a Palazzo Madama) ha vinto il collegio Toscana — 02 raccogliendo 262 voti su 2.155.
Ci sono poi i casi curiosi delle Parlamentarie, come quello di Ivana Mainenti che si trova candidata all’estero nel collegio dell’America Meridionale con tre voti.
Non c’è nulla di strano ovviamente: ci sono soltanto pochi iscritti al M5S tra chi risiede in America Meridionale: in totale sono appena 31 i voti del collegio. Alle parlamentarie del Movimento 5 Stelle per la definizione dei collegi plurinominali della Camera e del Senato sono stati espressi in Puglia 14.472 voti, su un totale nazionale di 92.870.
Tra gli esponenti più votati in Puglia e candidati figurano Barbara Lezzi con 951 voti e Maurizio Buccarella con 492 (entrambi Senato Puglia 2), poi Giuseppe L’Abbate (Camera Puglia 3) e Giuseppe D’Ambrosio (Camera Puglia 4) con 349 voti ciascuno.
“Noi abbiamo pubblicato il dato delle Parlamentarie in questo momento, mentre vi parlo, avrete tutti i dati pubblici sui risultati. E per quanto mi riguarda, il M5S non è una navicella che porta chiunque in Parlamento, abbiamo dovuto applicare delle regole”, ha detto Luigi Di Maio commentando i risultati. “Le nostre liste sono piene di supercompetenti che cambieranno l’Italia”.
Qualcuno potrebbe chiedersi perchè c’è il totale di “voti ricevuti dai candidati ritirati e/o non in possesso dei requisiti richiesti”, che si trova alla fine di ogni tabella.
Il motivo è semplice: in quel calderone ci sono i candidati che hanno voluto ritirarsi e quelli che sono stati esclusi dal M5S dopo segnalazioni arrivate a causa dei giornali o del lavoro di scrematura che sostiene di aver fatto il MoVimento 5 Stelle.
Che però non sembra aver funzionato alla grandissima. Se i grillini avessero fatto sapere i nomi e i voti presi dai candidati esclusi per loro scelta, avrebbero potuto aprirsi al rischio di ricorsi in tribunale.
Anche adesso i ricorsi in tribunale sono possibili, ma consegnando i numeri che certificavano la posizione in graduatoria il M5S avrebbe fornito una ulteriore prova del danno che il candidato escluso ha subito.
I nomi invece sono stati omessi perchè il M5S ha parlato in maniera generica dei motivi di esclusione, senza mai entrare nel merito ma sparando un po’ nel mucchio.
Un candidato rifiutato avrebbe potuto sentirsi così ulteriormente “diffamato” dalla “messa in piazza” della sua esclusione.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
LUCA RICOLFI RACCONTA UN DIBATTITO TELEVISIVO CHE DIMOSTRA IL MARE DI NEBBIA IN CUI NAVIGA LA MELONI
Luca Ricolfi sul Messaggero oggi ci racconta come i partiti (centrodestra e 5 Stelle) continuino a
promettere l’abolizione della Legge Fornero senza però avere la minima intenzione di spiegare cosa vogliono fare con il buco che si creerebbe: come intendano riempirlo o in che modo abbiano intenzione di diminuire la spesa per le pensioni:
Il difetto di questa posizione, tuttavia, è che non solo si guarda bene dallo scendere nei dettagli, ma si rifiuta ostinatamente di rispondere alla domanda cruciale, che dovrebbe precedere qualsiasi esposizione approfondita di come le cose dovrebbero funzionare “se vinciamo noi”.
La domanda è questa: stante che la legge Fornero, rispetto alla disciplina precedente, comporta un risparmio ingente (dell’ordine di un paio di decine di miliardi l’anno), la vostra riforma farebbe aumentare, farebbe diminuire o lascerebbe invariata la spesa pensionistica?
E se non la lascerebbe invariata, di quanti miliardi la farebbe aumentare o diminuire rispetto alla situazione di oggi?
A questa basilare domanda gli acerrimi nemici della legge Fornero non hanno, per ora, saputo fornire alcuna risposta.
Io stesso, qualche tempo fa, ho avuto occasione di constatarlo in un dibattito televisivo con l’on. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia.
Quando ho posto quella domanda, ne ho ricevuto la seguente, a suo modo geniale, risposta: “non condivido la domanda”.
Ecco perchè, di fronte al pomo della discordia costituito dalla legge Fornero, penso non si possa che assumere un atteggiamento scettico.
Nessuna legge è perfetta, e quella legge ha sicuramente dei difetti. Ma almeno non è a scatola chiusa, come lo sono quelle dei suoi critici: nulla, al momento, ci garantisce che essi la sostituirebbero con una legge migliore, e che, nella ricerca del meglio, non metterebbero a repentaglio i conti dello Stato.
Speriamo che, di qui al 4 marzo, almeno una delle forze politiche che vogliono disfarsi della legge Fornero abbia il coraggio di scoprire le carte, e di rispondere perlomeno alla domanda preliminare: quanti miliardi in più o in meno all’anno ci costerà la nuova legge?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
MULE’ E CERNO QUINDI SONO “SERVI”, MENTRE PARAGONE E’ UN EROE INDIPENDENTE
Secondo il M5S è uno scandalo che tra le tante figure professionali rappresentate dai candidati alle Politiche 2018 ci siano anche i giornalisti.
O meglio che ci siano due giornalisti come Giorgio Mulè e Tommaso Cerno.
Il primo, candidato con Forza Italia, è stato fino a qualche giorno fa direttore di Panorama.
Il secondo invece correrà per il Partito Democratico ed è stato condirettore di Repubblica. I due rappresentano quindi due giornali sgraditi al MoVimento 5 Stelle che infatti oggi gli ha dedicato un post dove deplora la mancanza di indipendenza della grande stampa italiana.
Questi giornalisti-candidati, come si legge in un post su Facebook pubblicato sulla pagina ufficiale del MoVimento, «fanno le loro buone carriere obbedendo al padrone, poi vengono premiati per la loro fedeltà ».
In poche parole sono dei giornalisti-servi che fanno solo la convenienza del padrone (perchè i servi sono in vendita quindi hanno padroni).
Gli unici veramente danneggiati invece «sono i lettori che non possono contare su una stampa veramente indipendente!».
Poco importa a questo punto che Tommaso Cerno abbia annunciato qualche sera fa ad Otto e Mezzo di voler lasciare il giornalismo perchè, spiegava, il mestiere di giornalista non è uno che si può continuare a fare dopo aver intrapreso la carriera politica.
La macchina del fango del M5S si è messa in moto e quindi il fatto che due giornalisti si siano candidati con Forza Italia e con il Partito Democratico è la prova provata che in Italia la stampa non è libera.
O meglio, lo è ma solo quando asseconda il MoVimento 5 Stelle, come ebbe già a farci capire qualche tempo fa Roberto Fico.
E deve essere per questo che il MoVimento 5 Stelle ha candidato quattro importanti e famosi giornalisti.
Il primo è Emilio Carelli che stranamente il M5S presenta come “direttore di SkyTg24” dimenticando di ricordare che dal 1980 al 2003 Carelli ha lavorato per tutte le reti Finivest facendo (proprio come Mulè!) “una carriera nelle aziende del condannato incandidabile”.
Il secondo è l’ex direttore de Il Centro Primo Di Nicola per trent’anni firma de L’Espresso (lo stesso dove ha lavorato Cerno!).
Il terzo è Gianluigi Paragone, che viene ricordato generalmente come il conduttore della Gabbia ma che ha diretto a lungo La Padania, il quotidiano della Lega Nord che ha intascato una notevole somma di contributi pubblici (gli stessi che il M5S vuole abolire!). Tra le altre cose Paragone ha affibbiato a Rocco Casalino il simpatico nomignolo di “Botulino”.
Ma evidentemente questo, nel partito che fa largo uso di termini come “psiconano”, “ebetino” o “gargamella”, è sicuramente un punto a suo favore. Infine ci sarebbe anche la Iena Dino Giarrusso, anche lui giornalista buono perchè candidato con il MoVimento. Last but no least: Alessandro Di Battista.
Il grillino di lotta (ma non di governo) prima di diventare scrittore si definiva “giornalista”. Anche se non è iscritto all’albo al contrario di Luigi Di Maio, che stando al sito della Camera esercita la professione di giornalista pubblicista.
I problemi del MoVimento 5 Stelle con i giornalisti e la libertà di stampa sono ben noti.
E non ci sono solo le liste di proscrizione del “giornalista del giorno” pubblicate sulla vecchia versione del Blog di Grillo e ora disponibili sul sito ufficiale del M5S.
Non si tratta nemmeno della solita tirata di Alessandro Di Battista contro gli “editori spuri”. C’è anche la faccenduola della classifica della libertà di stampa stilata da Reporter sans frontieres che Grillo interpreta ogni volta in un modo diverso.
E per finire c’è Beppe Grillo che ai giornalisti disse: «Vi mangerei per il solo gusto di vomitarvi Un minimo di vergogna voi la percepite per il mestiere di che fate, sì o no? O perchè fate il vostro lavoro da 10 euro al pezzo pensate che giustifichi tutto questo».
Prendiamo ad esempio le dichiarazioni fatte dal senatore pentastellato Carlo Martelli a Linea Notte di mercoledì 31.
In studio c’era il giornalista del Manifesto Loris Campetti che ha chiesto a Martelli “ho sentito Di Maio in più circostanze dire che bisogna reintrodurre l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, solo che ogni volta Di Maio che va a incontrare gli imprenditori oppure a Londra questo aspetto salta per aria”.
Martelli ha candidamente risposto “chiaramente quando Di Maio va a parlare dagli imprenditori dirà altre cose”.
Il che è ovvio, ma il fatto che Martelli lo abbia detto così, “rivelando” ad un giornalista quello che pensa sulla politica, ovvero che — come scrive Massimo Bordin sul Foglio — “la politica sia solo imbroglio e menzogna e chi la fa deve, per l’intanto, adeguarsi”.
Un clamoroso autogol fatto nella più assoluta buonafede, proprio come il post contro Mulè e Cerno.
Un atteggiamento che non solo rivela la scarsa considerazione che il M5S ha per i giornalisti che non seguono la loro linea politica ma anche per gli elettori, ai quali si può raccontare qualsiasi cosa.
Per il MoVimento i giornalisti non meritano di ricevere risposte, ma di essere compatiti perchè poverini non ci arrivano a capire il grande gioco della campagna elettorale. Se si vuole una stampa libera però forse bisognerebbe smettere di considerare i giornalisti e chi dà le notizie come dei semplici megafoni o “portavoce”.
Anche perchè i parlamentari a 5 Stelle hanno ampiamente dimostrato di non essere in grado di essere dei portavoce nemmeno loro che erano stati eletti per farlo.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
DOPO LA COMUNICAZIONE CHE INVITAVA A CERCARE “LE NEFANDEZZE”, I GRILLINI ACCUSANO IL GAZZETTINO … MA IL LORO RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE HA LAVORATO PROPRIO PER QUEL QUOTIDIANO
Ieri il Gazzettino ha pubblicato un messaggio Whatsapp inviato da Ferdinando Garavello,
responsabile della comunicazione in Veneto del MoVimento 5 Stelle guidato da Luigi Di Maio, ai 56 candidati alla Camera e al Senato che contiene “istruzioni importanti” per gli stessi candidati.
Garavello, giornalista, ha successivamente oscurato il suo profilo Facebook mentre la storia finiva su tutti i giornali insieme al testo del messaggio incriminato: «In questa campagna elettorale faremo molta comunicazione negativa sui partiti e sui candidati che corrono in Veneto. Quindi ognuno di voi va a cercarsi — questo vale sia per l’uninominale che per il plurinominale — e tira fuori tutto il peggio che si può tirar fuori. Nefandezze, foto imbarazzanti, dichiarazioni e tutto quello che può servire a fare campagna negativa su di loro. I nomi sono pubblicati su tutti i giornali, buon divertimento. Avete tempo fino a questa sera. Grazie».
A quel punto quei geni del MoVimento 5 Stelle Veneto hanno pubblicato una nota su Facebook per rispondere alle polemiche che conteneva una serie di insulti al quotidiano che ha pubblicato la notizia, definito “il braccio armato del sistema” che usa la disinformazione
Jacopo Berti, il coordinatore della campagna elettorale in Veneto, ha spiegato per bene la situazione. “Il concetto è che se hai un condannato, un personaggio sporco, è importante farcelo sapere. Se le altre liste hanno impresentabili all’interno è giusto che i cittadini lo sappiano”.
Ora, è interessante notare che secondo Jacopo Berti è importante che si sappia che “le altre liste” hanno impresentabili al loro interno (non una parola sui propri). Ma soprattutto è ancora più interessante notare che Ferdinando Garavello, l’autore della comunicazione, è stato un collaboratore del Gazzettino, ovvero del quotidiano che è “il braccio armato” del sistema.
Ovviamente tra i commenti della pagina del M5S Veneto ci sono in molti che fanno notare la leggerissima contraddizione.
Ma soprattutto qui si apre una questione importante: se il Gazzettino è il braccio armato del sistema contro il M5S e il M5S Veneto assume uno che lavora per quel giornale, allora — per la proprietà transitiva — il M5S è il braccio armato del sistema contro il M5S?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
UNA CARTA IN CUI RINUNCIA IN CASO DI ELEZIONE: UNA SITUAZIONE DISPERATA MA NON SERIA
Il MoVimento 5 Stelle starebbe pensando alle dimissioni in bianco per Emanuele Dessì, il candidato al Senato nel collegio Lazio3 finito nella bufera per il video con Domenico Spada, la vicenda della casa popolare e quella delle botte a un cittadino rumeno. L’ipotesi, rimbalzata ieri nelle agenzie di stampa che citavano fonti del M5S e oggi finita anche sui giornali, costituirebbe una sciocchezza sesquipedale per i grillini non tanto per le spiegazioni che ieri ha fornito lo stesso Dessì, ma per l’evidente incostituzionalità della soluzione che sarebbe stata architettata dai vertici M5S.
Scrive oggi Repubblica:
Emanuele Dessì, l’ex consigliere di Frascati candidato al Senato nel collegio proporzionale Lazio3, indigente al punto da occupare una casa comunale al prezzo di 7,75 euro al mese, nelle prossime ore potrebbe essere costretto a firmare una carta in cui rinuncia al seggio in caso di elezione. Una certezza, più che un’ipotesi: lo storico attivista dei Castelli romani, fedelissimo dell’aspirante governatrice Roberta Lombardi – assurto agli onori delle cronache per il suo video-balletto con un esponente del clan Spada e per un post su Fb in cui rivendicava il pestaggio di un ragazzo romeno – è stato piazzato al secondo posto nel listino bloccato.
L’ingresso a Palazzo Madama è dunque assicurato, ma quel portone – giura l’inner circle di Luigi Di Maio – Dessì rischia di non varcarlo mai.
«Se dovesse essere vero quel che sta emergendo non può stare nel Movimento», lo ha già scaricato il capo politico.
È infatti evidente che Dessì non è attualmente accusato di nulla, tanto che il comune di Frascati ha ribadito che l’assegnazione della casa popolare alla sua famiglia era regolare; la conoscenza con Spada, come abbiamo scritto all’epoca della pubblicazione del video, era precedente ai guai con la legge del pugile; ma soprattutto, lo stesso Dessì ha mostrato ieri nel video un volantino che risale ad anni fa — e per il quale ha detto di aver querelato — in cui Dessì veniva accusato più o meno delle stesse cose tornate oggi d’attualità .
Il MoVimento 5 Stelle ha sostenuto di aver fatto supercontrolli (forse li hanno fatti i supercompetenti?) sulle liste, e non ha avuto nulla da ridire su Dessì fino al momento in cui un servizio televisivo di Piazzapulita ha raccontato le stesse cose che erano state raccontate sui giornali qualche giorno prima: perchè nessuno ha sollevato il problema nel M5S finchè non è finito in tv?
E soprattutto: chi non sa controllare le sue liste come può anche solo lontanamente pensare di riuscire a governare un paese?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
LA LEGA DI MACERATA ARRIVA A SOSTENERE CHE TRAINI FOSSE IL FIDANZATO DI PAMELA, UNA BALLA COLOSSALE PER GIUSTIFICARE UN DELINQUENTE, LORO COMPAGNO DI MERENDE
Subito dopo la tentata strage di Luca Traini, l’uomo arrestato per la sparatoria di Macerata, Maria
Letizia Marino, segretaria Lega della provincia di Macerata, in una intervista rilasciata a Radio Capital ha sostenuto: «Sappiamo che da qualche tempo frequentava una ragazza romana con problemi di droga, tutto ci lascia pensare che fosse la povera Pamela Mastropietro».
Luca Traini, già candidato con la Lega Nord a Corridonia, avrebbe avuto un movente passionale per essersi messo a sparare contro cittadini di colore a Macerata e contro la sede del Partito Democratico: una motivazione curiosa, visto che ha concluso la sua folle corsa al monumento ai caduti di piazza della Vittoria facendo il saluto romano.
In realtà si tratta di una bufala.
Marco Valerio Verni, zio di Pamela Mastropietro e avvocato della famiglia della ragazza, ha detto all’agenzia di stampa ANSA che “Pamela non conosceva Luca Traini, non aveva mai avuto nessun rapporto di nessun tipo con lui”.
E ha ulteriormente precisato: “Era impossibile per lei avere rapporti con gente esterna alla struttura dove si trovava in cura dall’ottobre scorso e in ogni caso la madre e i familiari non hanno mai sentito nominare questo Luca Traini”.
Anche i carabinieri hanno escluso la circostanza: dagli accertamenti è risultato che i due non si conoscevano.
Non è stata accertata quindi alcuna frequentazione.
In più, il fidanzato di Pamela si chiama Vincenzo, è nativo di Castel di Sangro e lavora a Roma come cameriere.
In realtà il movente di Traini ha tutta l’aria di essere politico, come testimonia questo video girato a Corridonia in cui Luca Traini assisteva a un comizio di Salvini.
A proposito delle simpatie politiche di Traini, il leader di Casapound Gianluca Iannone, condannando il gesto di Traini, ha fatto sapere che “non ha frequentato nè è stato iscritto a CasaPound Italia (Cpi)”: un amico dell’uomo accusato di tentato omicidio aveva detto che si era avvicinato a Casapound e Forza Nuova.
(da “NextQuotidiano“)
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Febbraio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
“QUESTA E’ LA FINE CHE DEVE FARE”… OVVIAMENTE NESSUNO E’ ANCORA ANDATO A PRELEVARE A CASA QUESTO RIFIUTO UMANO
“Sgozzata da un nigeriano inferocito, questa è la fine che deve fare così per apprezzare le usanze dei suoi amici”. Questa scritta accompagna un raccapricciante fotomontaggio della testa insanguinata della presidente della Camera Laura Boldrini.
Il post apparso su Facebook è stato segnalato dai Sentinelli di Milano, che lo hanno diffuso sulla loro pagina social, facendo nome e cognome di chi lo ha pubblicato, e prontamente rimosso.
In tanti, comunque, lo avevano già copiato e segnalato a Facebook. Repubblica.it ha deciso di non pubblicare il fotomontaggio.
Nel pubblicare il post, i Sentinelli hanno scritto: “Non crediamo sia più tempo come pratica da social di cancellare il nome e il cognome di chi scrive o pubblica cose così. Noi diamo per scontato che Laura Boldrini abbia un grado di protezione tale da non rischiare nulla, perchè” di persone di questo tipo “si sta riempiendo il Paese con mandanti politici fin troppo noti”.
“Ci siamo resi conto questa mattina di questo post, che – racconta Luca Paladini, portavoce dei Sentinelli di Milano – ci è stato segnalato da persone che ci seguono, come spesso avviene, ma una volta che lo abbiamo diffuso chi lo ha pubblicato lo ha rimosso, probabilmente si è accorto che rischiava qualcosa”. I Sentinelli hanno immediatamente segnalato il post a Facebook “e alcuni amici che ci seguono come studio legale – aggiunge Paladini – hanno già preso in mano la cosa”.
Boldrini è da tempo oggetto di attacchi feroci, vere e proprie manifestazioni di odio, per le sue posizioni sul tema dell’immigrazione. E non soltanto sul web. L’ultimo oltraggio non molti giorni fa a Busto Arsizio, dove attivisti del Movimento Giovani Padani della Lega hanno dato alle fiamme in piazza un fantoccio raffigurante la presidente della Camera e uno che rappresentava il premier Paolo Gentiloni.
I precedenti attacchi erano stati ricordati dalla stessa Boldrini nel post scritto dopo il rogo del fantoccio: “La bambola gonfiabile, l’augurio di essere stuprata ricevuto dal sindaco di Pontivrea e dal segretario della Lega di San Giovanni Rotondo, la bufala creata dal capogruppo leghista al Senato che ha riversato tanto odio sulla mia famiglia”.
(da agenzie)
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Febbraio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
“UN PERICOLO MORTALE PER LA TENUTA DEMOCRATICA”… GRASSO: “SALVINI CAUSA DELLA SPIRALE DI ODIO”
“Il mandante morale dei fatti di Macerata è Matteo Salvini. Lui e le sue parole sconsiderate sono
oramai un pericolo mortale per la tenuta democratica. Chi oggi, soprattutto ai massimi livelli istituzionali, non se ne rende conto, sta ipotecando il nostro futuro”. Lo scrive su Twitter Roberto Saviano commentando la sparatoria di Macerata, dove un uomo di 28 anni, legato all’estrema destra, ha ferito 6 persone di origini straniere a colpi di pistola.
“Invito gli organi di informazione a definire i fatti di Macerata per quello che sono – continua – un atto terroristico di matrice fascista. Ogni tentativo di edulcorare o rendere neutra la notizia è connivenza”.
Una linea condivisa da Pietro Grasso: “Le notizie che arrivano da Macerata mi lasciano attonito e inorridito – scrive il leader di Liberi e Uguali – Chi, come Salvini, strumentalizza fatti di cronaca e tragedie per scopi elettorali è tra i responsabili di questa spirale di odio e di violenza che dobbiamo fermare al più presto. Odio e violenza che oggi hanno rischiato di trasformarsi in una strage razziale. Il nostro paese ha già conosciuto il fascismo e le sue leggi razziali. Non possiamo più voltarci dall’altra parte, non possiamo più minimizzare”.
(da agenzie)
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