Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
RETORICA DEL NULLA, FRASI ROBOANTI, LISTE DELLA SPESA E DELIRIO DEL POTERE
La politica ci sta sempre più propinando la retorica del nulla e delle frasi roboanti: quelle, cioè, prive
di sostanza vera, almeno dal punto di vista delle “idee innovative ed istituzionalmente, sia sostenibili, che accettabili”.
Sono settimane, infatti, che Salvini, da una parte, e Di Maio, dall’altra, stanno provando a venderci “il pacco” della “Terza Repubblica”; del “governo del cambiamento” e del “contratto di governo”: come se il popolo fosse davvero incline a “bersi tutto ed il contrario di tutto”.
Ma il “delirio” dell’essere ad un “passo dal potere” sembra essere più forte di tutto, comunque.
I due leaderini, invero, continuano ad atteggiarsi come i “padroni”, come le “prime donne” assolute della scena.
Scrivono varie bozze di contratto.
Vanno da Mattarella e gli portano “la lista della spesa”.
Chiedono di poter partire con la loro ipotesi di “spartizione del potere” anche in presenza di critiche generali e generalizzate.
Facciamo finta che le idee, almeno per un momento, non siano davvero importartanti (o, meglio ancora, aspettiamo almeno di leggerle quelle proposte di merito prima di commentarle: sarebbe poco serio ragionare soltanto sul sentito dire o sui meri “schieramenti in gioco”), e concentriamoci sul “metodo”.
Diciamoci la verità : quello tra Lega e M5S non è un contratto vero e proprio, ma un accordo politico per la spartizione del potere finalisticamente orientato, con indicazione delle specifiche finalità – sia generali che di dettaglio – e degli “equlibri fisici” del relativo “gruppo di gestione”.
Un “mero accordo”, quindi, e per nulla vincolante, nè per il Presidente della Repubblica (che potrebbe chiaramente prescinderne, spettando a lui, non una mera azione di ratifica dell’operato altrui, ma una pregnante azione di impulso e coordinamento Istituzionale), nè per lo stesso Parlamento (che potrebbe serenamente non votare nessuna fiducia).
Il che cozza parecchio con l’idea di un atto col quale si starebbe facendo la storia.
Ma, oggi, le cose sembrano andare avanti “così”: nell’era della comunicazione “veloce” – e molto poco ragionata, soprattutto da parte di buona parte dei relativi destinatari – gli “hashtag” rischiano di travolgere tutto, ivi compresa la serietà .
A Napoli, tutte le volte in cui si assiste ad una condotta “approssimativa” e/o “poco corretta” dal punto di vista del rispetto delle previste e dovute “dinamiche”, siamo soliti dire che “‘a carta ‘e musica è juta a fernì ‘mano ‘e cecati” (che lo spartito è finito nelle mani di chi non sa leggerlo, insomma).
Nel caso di specie, comunque, le “esuberanti forzature giovanili” sul metodo potrebbero drammaticamente portare finanche a ripensarla quella frase, perchè ho la sensazione che i due leaderini, non solo non sappiano leggere, ma siano anche “sordi”.
Non ci facciamo fregare, quindi. Teniamo (idealmente e concettualmente) duro e rispediamo il “pacco” al “mittente”: le regole sono regole e nessuno mai potrà prescinderne.
“La legge, è legge”, insomma, e quel principio…
Quello sì che “ha fatto” la storia…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
COME MAI GLI EROI SOVRANISTI, SEMPRE PRONTI A CACCIARE GLI ASSEGNATARI LEGITTIMI SE STRANIERI, STAVOLTA NON SONO ANDATI A CACCIARE I CAMORRISTI ABUSIVI?
Utilizzavano le case popolari come piazze di spaccio h24.
L’operazione “Rinascita” dei carabinieri di Castello di Cisterna ha liberato alcune palazzine della provincia di Napoli occupate dal clan dei “Mariglianesi” – dopo aver cacciato i legittimi assegnatari – per vendere chili di droga di ogni tipo.
Il blitz dei militari disposto dalla Dda è scattato all’alba a Marigliano e San Vitaliano, arrestate 29 persone in tutta Italia: a Napoli e provincia, Verona, Castelvolturno, Terni, Reggio Emilia, Ferrara e Bari.
Gli indagati sono affiliati al clan camorristico dei “Mariglianesi” attivo tra Marigliano e i comuni confinanti, “costola” del clan napoletano dei “Mazzarella”. L’indagine ha scoperto un’associazione di tipo mafioso dedita alla vendita di sostanze stupefacenti nei complessi di edilizia popolare. Fondamentale il ruolo delle donne.
Le piazze di spaccio erano attive 24 ore su 24 e il clan aveva arruolato spacciatori e vedette in gran parte tra i residenti delle palazzine.
Lì l’organizzazione aveva inserito famiglie di fiducia sfrattando gli originari assegnatari degli alloggi.
Scoperti 2 tentati omicidi a colpi di pistola e mazze da baseball e una gambizzazione nei confronti di 3 “capi piazza” restii a pagare la “quota” al clan.
L’organizzazione rimpinguava le casse anche dissanguando commercianti, imponendo il “pizzo” a supermercati, imprese funebri, edili, ambulanti, negozi di ortofrutta, pizzerie. un imprenditore intenzionato a non pagare fu sequestrato per essere portato “al cospetto” del vertice del clan, sequestro organizzato anche con la complicità della mamma del reggente.
Le donne partecipavano a pieno titolo alle scelte strategiche dell’organizzazione. contestati anche la detenzione illegale di armi e il favoreggiamento, per le “vedette”.
Tutti i reati sono aggravati da metodo e finalità mafiosi. Contestati anche reati di detenzione illegale di armi e il favoreggiamento, per le vedette, tutti aggravati da metodo e finalità mafiosi.
(da agenzie)
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Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
CHI HA VOTATO CENTRODESTRA NON HA VOTATO INCIUCI CON IL M5S E CHI HA VOTATO M5S NON HA SCELTO UN’ALLEANZA CON LA LEGA
In tutta onestà non ho proprio idea per quale motivo Salvini abbia deciso di stringere un’alleanza di
governo (di “inciuciarsi”, insomma) col M5S.
Lo ha fatto in chiave prospettica, perchè immagina di consumare future alleanze elettorali con Di Maio & Company?
Per “spingere” alle corde” Berlusconi e la Meloni in un non meglio precisato “gioco di forza”?
Perchè la vera anima della Lega “Salviniana” non è finalizzata alla realizzazione di un centro-destra liberale, ma alla creazione di un asse “sinistro” ed ultra statalista?
Faccio davvero molta fatica a rispondere. Le sue scelte sono incomprensibili, sia in superficie che cercando di scavare — appena, appena; poco, poco — più a fondo.
Di sicuro, tradiscono altro, e soltanto il tempo ci dirà esattamente di cosa si tratta…
Il nuovo esecutivo, da quello che si legge in rete, ma anche da quello che si sente in TV, dovrebbe partire dal reddito di cittadinanza. da uno specchietto per le allodole, insomma.
La Meloni, per esempio, ieri sera, a “Porta a Porta”, ha raccontato che il Prof. Conte, durante le consultazioni, da un lato, avrebbe detto molto poco in merito alle altre “ragioni programmatiche” del “Suo Governo” (insomma, i riferimenti alle misure finalizzate al rilancio dell’economia sarebbero stati, non soltanto generici e nebulosi, ma chiaramente secondari rispetto a quelli finalizzati all’assistenzialismo diffuso); dall’altro, avrebbe comunque precisato di agire per conto del M5S.
Cose oggettivamente credibili e sotto gli occhi di tutti, insomma.
Diciamoci la verità : è sin dall’inizio della legislatura che Salvini rincorre i Pentastellati. L’ha fatto in occasione della nomina dei Presidenti delle Camere ed ha continuato a farlo anche dopo
Nello specifico di “questo frangente” della vita del Paese, pur di farlo, si è spinto addirittura fino al punto di comportarsi come quel “generale” che, dopo aver vinto la battaglia, anzichè continuare a fare la “guerra”, si arrende al nemico lasciando una parte della truppa sotto i bombardamenti (la similitudine l’ha usata proprio la Meloni e l’ho trovata calzante).
Una scelta incomprensibile. Un’incoerenza spaventosa. Qualcosa che sfida perfino la logica più perversa.
Constati gli eventi e ti assale una pregnante repulsione: la sostanza della cosa è davvero assurda…
Non ho mai votato per la Lega e mai la voterei: è distante anni luce dalle mie idee. Alle ultime “politiche”, infatti, e non senza difficoltà ideali — lo confesso! — ho votato Forza Italia. Ma il punto non è questo, comunque…
Al di la della stucchevole retorica “azzeccagarbugli”, del politichese tipico della prima, della seconda ma anche della “terza” Repubblica, il nuovo esecutivo sarà figlio di tradimenti verso gli alleati (per quanto concerne la Lega) e verso gli stessi elettori (e questo vale, e varrà , sia per la Lega che per il M5S).
Gli orpelli formali continueranno a propinarci la menzogna del “contratto di governo”. La sostanza delle cose, quella che involge direttamente alla verità , continuerà a raccontarci dell’ennesimo inciucio consumato ai danni di tutti, popolo compreso.
Certo, qualche “fuoco d’artificio” ci sarà , ma sarà finalizzato soltanto al tentativo di confondere la massa: ci stanno prendendo “semplicemente” in giro, e lo stanno facendo quasi tutti.
Credo che tenerlo ben presente, sia cosa necessaria. Proprio come la necessità di auspicare una sana alternativa.
E quanto innanzi, sul metodo: immagino che quando ci sarà da esaminare e ragionare sui contenuti di questa farsa indegna, la repulsione sarà addirittura più devastante…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
“SE QUALCUNO VUOLE VIVERE AL DI SOPRA DELLE PROPRIE POSSIBILITA’ E FARE DELL’EVASIONE FISCALE UN MODELLO DI VITA, LIBERO DI FARLO, MA NON A SPESE DI ALTRI PAESI”
Il settimanale tedesco Der Spiegel si occupa dell’Italia e nella sua edizione online accusa il paese di voler “scroccare” dal resto dei partner dell’Unione europea, in un durissimo articolo firmato da Jan Fleischauer.
Non si tratta di un paese povero, scrive il giornalista nel suo commento al piano del futuro governo, e poi attacca: “Come si dovrebbe definire il comportamento di una nazione che prima chiede qualcosa per lasciarsi finanziare il suo proverbiale ‘dolce far niente’, e poi minaccia coloro che dovrebbero pagare se questi insistono sul regolamento dei debiti? Chiedere l’elemosina sarebbe un concetto sbagliato. I mendicanti almeno dicono grazie, quando gli si dà qualcosa. Scrocconi aggressivi si avvicina di più” alla condotta dell’Italia.
“In effetti si procede verso il ricatto”, continua Spiegel, affermando che “rispetto all’Italia la Grecia è una bazzecola”.
“Se gli italiani decidono di non voler assolvere ai loro pagamenti, l’euro è alla fine e la Germania perderà tutti i soldi impegnati per salvarlo”, si legge anche.
E l’uomo che “ha fornito l’arma” che l’Italia punta contro i suoi vicini “siede a Francoforte”, aggiunge il magazine, tirando in ballo Mario Draghi. Il “whatever it takes” pronunciato dal presidente della Bce nel momento più critico dell’eurocrisi, è la tesi, “è stato notato a Roma”. “E adesso alla Bce non resta altro che continuare la sua politica perchè ogni rialzo dei tassi porterebbe lo Stato italiano all’incapacità di pagare”.
L’articolo si conclude con un’osservazione dal tono quasi personale: “Io non ho nulla contro persone che vivono al di sopra delle loro possibilità . Per me l’Italia può continuare a praticare l’evasione fiscale come sport nazionale. Trovo però incomprensibile che si vogliano addossare i costi delle proprie decisioni politiche ad altri che hanno un’altra concezione della politica. Questo difficilmente si concilia con il mio concetto di democrazia”.
“Chi vorrebbe essere considerato uno scroccone? Gli italiani, così almeno pare, hanno superato questa forma di orgoglio nazionale”.
(da agenzie)
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Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
DAVA LA PRECEDENZA PER L’ISCRIZIONE A CHI RISIEDE DA ALMENO 15 ANNI IN VENETO: VIOLA IL PRICIPIO DI UGUAGLIANZA SANCITO DALL’ART.3 DELLA COSTITUZIONE … ALTRO CHE “PRIMA I VENETI”, PRIMA CHI NE HA DIRITTO IN BASE ALLA LEGGE
E’ incostituzionale la legge del Veneto, voluta dal governatore Luca Zaia, della Lega, che dava la
precedenza per l’iscrizione agli asili nido ai residenti da almeno 15 anni nella regione
*Lo ha stabilito la Consulta con la sentenza 107/2018 depositata oggi.
La norma viola il principio di uguaglianza sancito nell’articolo 3 della Costituzione poichè introduce un criterio irragionevole per l’attribuzione del beneficio, e “persegue un fine opposto a quello della tutela dell’infanzia”.
La legge regionale del Veneto, del 2017, è il frutto di quel “prima gli italiani” che è stato anche lo slogan della Lega di Matteo Salvini nell’ultima campagna elettorale. “Prima i veneti resta un principio forte e non scalfibile” aveva detto Zaia quando la norma era stata rinviata alla Corte costituzionale
Ma non è stato così visto che la sentenza della Consulta ha stabilito che la norma è illegittima. Il legislatore Veneto aveva configurato come titolo preferenziale per l’iscrizione dei bambini al nido pubblico la residenza ininterrotta (o l’attività lavorativa, anche non continuativa) per 15 anni in Veneto.
Questa previsione, secondo la Consulta, contrasta con il principio di uguaglianza, poichè introduce un criterio irragionevole per l’attribuzione del beneficio, non essendovi alcuna “ragionevole correlazione” tra la residenza prolungata in Veneto e le situazioni di bisogno o di disagio
La norma contrasta inoltre con la funzione educativa a vantaggio dei bambini dell’asilo nido e con quella socio-assistenziale a vantaggio dei genitori privi dei mezzi economici per pagare l’asilo privato
“La configurazione della residenza protratta come titolo di precedenza, anche rispetto alle famiglie economicamente deboli – spiega la sentenza – si pone in frontale contrasto con la vocazione sociale degli asili nido, servizio che risponde direttamente alla finalità di uguaglianza sostanziale fissata dall’articolo 3, secondo comma, della Costituzione, in quanto consente ai genitori (in particolare alle madri) privi di adeguati mezzi economici di svolgere un’attività lavorativa”.
Quanto poi alla funzione educativa del nido, la Corte ha osservato che è “ovviamente irragionevole ritenere che i figli di genitori radicati in Veneto da lungo tempo presentino un bisogno educativo maggiore degli altri”.
I giudici costituzionali hanno infine richiamato la libertà di circolazione garantita dai Trattati e la giurisprudenza della Corte di giustizia Ue in tema di requisiti per l’accesso a prestazioni sociali erogate dagli Stati membri, sottolineando l’incoerenza dello scopo perseguito dalla norma impugnata e il carattere comunque sproporzionato della durata della residenza richiesta.
(da agenzie)
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Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
GLI ACCOUNT SUI SOCIAL, LE PAROLE CHIAVE, LE FOTO DA FAR VEDERE E QUELLE DA NASCONDERE, IL PIANO DEI CASALEGGIO BOYS
Come creare un nuovo brand da zero, renderlo popolare, farlo piacere a un pubblico molto esigente.
Sembrano i compiti di un corso di marketing, e invece si tratta dell’ultima sfida della politica italiana: “costruire” dal nulla il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. E farne un prodotto di successo.
Fino a tre giorni fa del professore incaricato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella di formare il governo si conosceva sono il lungo curriculum accademico , diventato in poche ore il suo punto debole a causa di svariate gonfiature e imprecisioni.
Ma nelle scorse ore intorno a Conte si è mosso un nutrito gruppo di professionisti della comunicazione made in Casaleggio associati, “prestati” dal Movimento 5 Stelle come si può leggere nelle cronache di questi giorni , che hanno preso questo professore un po’ “sborone” per trasformarlo ne “l’avvocato degli italiani”.
Diventa quindi interessante seguire l’evoluzione del personaggio e la sua progressiva costruzione attraverso i vari media. Prima di tutto i social, il cuore di ogni strategia pentastellata.
Si parte quindi da Facebook, con la pagina ufficiale con tanto di spunta blu nata mentre Conte è ancora a colloquio da Mattarella.
Il timing è perfetto: tutti parlano di lui e lui “compare” su Facebook. Ma non finisce qui: la prima foto usata come profilo arriva probabilmente dalla presentazione dei ministri 5 Stelle promossa in campagna elettorale da Luigi Di Maio. Ma qui Conte ha un volto severo, forse troppo austero. Tempo un giorno, la foto cambia e compare un sorriso sul suo volto, con dietro le bandiere istituzionali che lo elevano subito a figura di rilievo. Il “professore” severo diventa l’avvocato degli italiani anche nella foto di Facebook.
Ma Conte, o meglio il suo staff, si muovono subito anche su un altro social ormai sempre più importante per raggiungere i più giovani: Instagram. Sulla app delle foto arriva il profilo ufficiale.
Al momento in cui scriviamo ci sono 5 foto, tutte con Conte protagonista. Il motivo è ovvio: il brand da far conoscere è lui, bisogna insistere sulla sua persona. Ma insistere in maniera elegante: niente selfie, ma scatti perfino didascalici che lo mostrano mentre telefona, mentre stringe mani, mentre fa colloqui. Insomma, lui sta lavorando è il messaggio che deve passare.
Ma l’impronta 5 Stelle al profilo la si vede anche dalle foto scelte per la condivisione e da quelle evidentemente scartate. N
elle ultime ore Conte ha visto presidenti di Camera e Senato, rappresentanti di partito, governatori. Ma quali scatti appaiono e, soprattutto, quali non appaiono?
C’è lui che stringe la mano al presidente della Camera 5 Stelle Roberto Fico, ma non c’è il suo incontro con la presidente del Senato Casellati. La colpa di quest’ultima è essere esponente di Forza Italia e quindi oggi non più spendibile.
Niente foto, su Facebook e Instagram, degli incontri con le delegazioni dei partiti o con il governatore di Bankitalia Visco. Anzi, una foto c’è ed è nelle “storie”, gli scatti che su Instagram scompaiono dopo 24 ore. La delegazione immortalata a colloquio con Conte è chiaramente quella 5 Selle, con Luigi Di Maio, Danilo Toninelli e Giulia Grillo.
Tra le foto condivise sui social quella più interessante lo ritrae però al tavolo con la delegazione dei risparmiatori truffati dalle banche. Anche qui il frame da rafforzare è quello già detto: lui sta lavorando, lui è l’avvocato degli italiani. Del popolo, non della casta.
Il personaggio costruito intorno a Conte è insomma definito nel dettaglio e con perizia di particolari. E, almeno a giudicare dai primi commenti, la strategia funziona alla perfezione. I messaggi lasciati sui social del presidente del Consiglio sono in gran parte positivi: “Buon lavoro Professore. Sarai attaccato in maniera invereconda. Non farci caso, la maggioranza degli Italiani è con Te e sarà la Tua forza”, “Non sarà facile ma lei è l’uomo giusto per iniziare a percorrere la strada del cambiamento. Non molli e cerchi sempre di stare in guardia in quella tana di lupi”.
Non manca qualche commento sopra le righe: “Il suo viso fa trasparire doti di intelligenza, grande determinazione, autocontrollo, acume, saggezza, spirito di finezza e conoscenza del mondo”.
È nata una star.
(da “L’Espresso“)
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Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
E CHE RESTINO “DIVERSI” IN UN MONDO CHE VALUTI IL MERITO E L’ONESTA’ NON I COLORI
“Ma qual è il tuo amico Francesco?”, chiedo a mio figlio. 
“Quello magro”, risponde lui.
Guardo la foto di classe, cerco. I conti non mi tornano.
Ricordavo… mi sembrava… forse sbaglio.
Provo a richiederglielo. “Ma ce ne sono tanti magri”, ritento.
E mio figlio: “Quello con il maglione viola”.
Cerco nella foto, ce n’è un paio con un maglione viola o bluette. Sto per dirglielo, “Ma quello…?”. Allora mi fermo. Capisco.
Mio figlio non vede i colori. Non perchè sia daltonico. Semplicemente per lui il compagno non è nero. È soltanto Francesco.
Buono o miserabile; simpatico o stronzo. Chissà . Ma non bianco o nero.
No, non voglio dire che mio figlio sia buono. E nemmeno che i nostri bambini siano migliori di noi. Ma hanno avuto la sorte di vivere in un mondo più grande.
Me la ricordo ancora la prima volta che ho visto un nero, anzi, un negro come si diceva negli anni Settanta. Era vicino al campo di pallone della chiesa, aveva i pantaloni cachi e una camicia azzurra. I sandali. Camminava attaccato al muro e tutti noi lo guardavano, lo indicavamo con il dito puntato. “Guarda!”.
Soltanto oggi, dopo aver parlato con mio figlio, mi chiedo cosa deve aver sentito quel ragazzo vedendosi indicato. E provo un senso di colpa.
Provo disagio ricordando il giorno che il mio amico Mattia si presentò con il suo ragazzo e io piantai gli occhi per terra non sapendo che faccia fare.
Chissà se anche lui ricorda quel mio sguardo vile.
Vorrei chiamarlo adesso, dopo tanti anni, all’una di notte, e chiederglielo. Vorrei dirgli: “Scusa”.
Speriamo che i nostri figli — nonostante le urla di chi vorrebbe farci vedere di nuovo in bianco e nero — non imparino dai grandi.
Speriamo che non si lascino riportare in un mondo più piccolo. Angusto.
Se non riusciremo mai a considerarci TUTTI uguali, speriamo almeno di arrivare a essere TUTTI diversi.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
I TRE POSSIBILI SCENARI
Alla pugna finale contro Paolo Savona all’Economia.
E la nota del Quirinale che trapela ufficiosamente nel pomeriggio mostra la prima novità del parto di governo. Un’innovazione della prassi costituzionale, che nel caso diventa soprattutto sostanza politica. Chè il capo dello Stato non solo ribalta la vulgata corrente sull’anziano economista, a suo giudizio imposta dalla Lega: “Il Colle non mette presunti veti”, al contrario “non può subire inammissibili diktat”.
Cioè la quotidiana difesa di Savona da parte di Matteo Salvini e dell’intero Carroccio. Ma rivendica, il Quirinale, le prerogative costituzionali per sè e, questa la novità , per il presidente del Consiglio.
Un unicum, mai visto.
Il presidente della Repubblica che difende l’autonomia del premier: non sono ammissibili, quindi, diktat “nei confronti del presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica nell’esercizio delle funzioni che la Costituzione attribuisce a tutti due”.
È la plastica conferma che, dopo l’incarico di mercoledì scorso, il professore Giuseppe Conte condivide le valutazioni negative del Colle sulla nomina di Savona in un dicastero chiave agli occhi dell’Unione europea.
Una sorta di cartina di tornasole per verificare l’affidabilità del primo governo sovranista nel cuore dell’Europa occidentale. Contro le “due prerogative” si è però subito alzata di nuovo la voce di Salvini: “Nessun diktat, ma Savona è il nome migliore”.
L’obiettivo vero della nota del Colle è quello di aumentare il pressing su Luigi Di Maio per convincerlo a isolare il leader leghista e ottenere una lista dei ministri (oggi, ma più probabilmente domani) senza il fatidico nome.
La soluzione ideale per il presidente della Repubblica sarebbe una lista con il nome di Giancarlo Giorgetti, lo sherpa salviniano, al posto di Savona.
E se non dovesse accadere? A quel punto la sfida tra Mattarella e Salvini è da tripla. Tre possibili scenari.
Il primo decisamente hard, conseguenza dell’indurimento mostrato ieri con la nota.
Questo: il Quirinale riceve Conte, legge la lista con Savona e mette il premier incaricato dinnanzi a un bivio: o ti prendi tu l’interim oppure rimetti il mandato.
È la strada della rottura dell’intesa gialloverde, peraltro tornata a circolare ieri dopo il breve colloquio tra Salvini e Berlusconi, incrociatisi durante le consultazioni del professore.
È la tesi, questa, di quanti dentro la Lega sperano che Salvini usi la questione Savona per tirarsi indietro all’ultimo minuto e ritornare nel centrodestra a pieno titolo.
In ogni caso, a Salvini, B. avrebbe chiesto garanzie sui nomi alla Giustizia e allo Sviluppo economico (a dire il vero destinato a Di Maio) che ha in pancia le amate Comunicazioni.
Il secondo risultato vira su un esito mediamente soft.
Chè è vero che al momento non è previsto “alcun cedimento” al Colle sull’economista. Ma la politica è “l’arte del compromesso” e magari un’abiura pubblica di Savona sulle “sue posizioni anti-euro” chiuderebbe la vicenda.
Non solo, e questa è la terza e ultima possibilità .
Cioè un compromesso ancora più indolore basato sull’incontro che oggi Conte avrà con Ignazio Visco, il governatore della Banca d’Italia. Una mossa che sarebbe stata ispirata proprio da Mattarella.
Ecco: alla fine del colloquio, Conte potrebbe farebbe (un po’ come l’altro giorno nella prima parte delle sue dichiarazioni alla stampa dopo l’incarico) una solenne professione di fede nell’eurozona, giurando che il suo governo non parlerà mai dell’uscita dalla moneta unica dell’Ue.
In questo caso, il premier diventerebbe il garante di Savona ministro dell’Economia e il tormentone finirebbe, senza più altre complicazioni e tensioni tra Mattarella e la Lega.
Queste tre ipotesi sono al centro delle riflessioni di Mattarella.
La sua speranza è che il nome venga tolto da Conte (e Di Maio) prima di salire al Quirinale. In caso contrario, la decisione è tutta da prendere.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
“IN GIOCO LA FIDUCIA DEL GOVERNO”: E METTE IL ATTO IL SOLITO RICATTO
Oggi Matteo Salvini metterà alla prova Luigi Di Maio. Vuole capire fino a che punto può contare
sulla sponda dell’alleato e del premier incaricato che hanno scelto assieme.
Giuseppe Conte vedrà entrambi i leader per risolvere il puzzle del governo entro stasera. E decidere soprattutto chi mandare al ministero-cardine dell’Economia attorno al quale ruota la battaglia di nervi di queste ore.
Un nome, Paolo Savona, sta già lacerando le certezze del patto giallo-verde. Il Quirinale vorrebbe un’alternativa per via XX Settembre. Conte, durante il colloquio di mercoledì con Sergio Mattarella, avrebbe già aperto alla possibilità di convincere i leghisti e i 5 Stelle a dirottare Savona altrove, magari con un incarico ad hoc.
Il capo politico del M5S non avrebbe alcun problema. E infatti ha smussato: «Savona è uno dei nomi» ma «dei ministri se ne occuperanno il presidente incaricato Conte e il presidente Mattarella».
Affermazioni che non sono piaciute a Salvini, per il quale a Conte «spetteranno» non solo gli onori ma anche «gli oneri di dire nomi e ruoli».
Nelle riunioni ristrette Salvini non parla mai male di Mattarella, nonostante avverta da parte del Capo dello Stato la sfiducia nei suoi confronti.
Detto questo, è rimasto sorpreso da quanto fatto filtrare dal Quirinale: l’irritazione di Mattarella per presunti «inammissibili diktat» che limiterebbero le prerogative del Presidente della Repubblica e del premier sui ministri.
«Ma quali diktat? Piuttosto idee, proposte e suggerimenti» replica piccato Salvini: «Savona resta il nome migliore». È una questione anche politica, di rapporti di forza. Il leader della Lega insiste e lo farà di nuovo, anche oggi, con Conte.
Perchè nella divisione dei dicasteri, all’Economia deve andare qualcuno che è stato indicato dal Carroccio e,«alla fine – ripete ai suoi deputati – il governo dovrà ottenere una fiducia».
Insomma, se salta Savona, «tutto potrebbe essere rimesso in discussione», spiega il vicepresidente leghista della Camera, Lorenzo Fontana. La Lega nega che ci sia qualche chance per Luigi Zingales, economista altrettanto euroscettico, che appena tre giorni fa su Foreign Policy tesseva le lodi dei «populisti italiani al governo» in grado «di battere l’establishment europeo».
Sul tavolo non c’è altro nome per il Tesoro, giurano. Oggi però potrebbe arrivare.
Non quello del capogruppo dei deputati Giancarlo Giorgetti. È vero che piace ai grillini e non dispiace al Colle, ma semplicemente lui non vuole. Preferisce entrare a Palazzo Chigi da sottosegretario per garantire al Carroccio un controllo sulla presidenza del Consiglio, anche se non avrà la delega ai servizi che invece andrà a un grillino, tra Vincenzo Spadafora e Vito Crimi.
Salvini sospetta che si sia già creato un asse tra Mattarella, Conte e Di Maio.
Sente che i 5 Stelle non sono compatti su Savona ma teme che possa prevalere il pragmatismo del leader anche per evitare una grana al premier incaricato e un dispiacere per il Capo dello Stato.
Una soluzione, ha proposto qualcuno dal M5S, potrebbe essere una dichiarazione pubblica dell’economista, magari attraverso un’intervista al Financial Times, che parli all’Europa, alle cancellerie e ai mercati, che rassicuri sulla stabilità dei conti e sulla moneta unica.
Sembra che glielo abbiano suggerito e che Savona abbia dato prova del suo ruvido carattere. Di fatto, dichiarazioni del genere avrebbero sollevato il Colle, ma avrebbero anche contraddetto anni di tesi e pubblicazioni che hanno sempre messo nel mirino l’euro e il dominio economico tedesco.
Non c’è però solo il Mef a impensierire Conte.
Nel primo giorno da premier incaricato ha capito che sono tanti i pezzi a mancare e troppe le richieste che si mescolano ai veti.
La Lega vuole le Infrastrutture, come Salvini ha ribadito a Conte, per accertarsi che si faranno le grandi opere. Inoltre, non piace l’accorpamento che sogna Di Maio tra Lavoro e Sviluppo economico, dentro il quale c’è il dipartimento alle Telecomunicazioni, di grande interesse per le aziende di Silvio Berlusconi.
I 5 Stelle invece hanno un problema da risolvere agli Esteri. I parlamentari hanno detto al capo politico che non vogliono l’ex ambasciatore Giampiero Massolo.
Enzo Moavero Milanesi, in quota Lega, è prenotato per gli Affari europei ma non è escluso che possa essere dirottato alla Farnesina.
I leghisti fanno il nome di Pasquale Salzano, ambasciatore in Qatar, di Pomigliano come Di Maio. Ma questa voce è smentita con decisione dai vertici del M5S.
(da “La Stampa”)
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