Maggio 21st, 2018 Riccardo Fucile
PRIMA DELLE ELEZIONI AVEVA INDICATO UNA SERIE DI MINISTRI, ORA A QUESTI E’ STATO DATO IL BENSERITO… DOVEVANO SERVIRE COME SPECCHIETTO DELLE ALLODOLE
Tre giorni prima delle politiche, il primo marzo, Luigi Di Maio presentava con grande pompa a Roma, al Salone delle Fontane, la squadra di governo al completo in caso di vittoria dei cinquestelle alle elezioni.
In tutto 17 ministri, più Di Maio premier, con cinque donne di cui tre in posizioni chiave (Interno, Difesa ed Esteri).
Di quella squadra oggi, nel giorno decisivo in cui Di Maio e Salvini salgono al Colle per proporre il governo Conte, rimane poco o niente: la maggior parte dei ministri tecnici è stata “rottamata” prima ancora di cominciare l’avventura politica.
Di fatto l’unico “promosso” è proprio il giurista Giuseppe Conte che, da un ministero non di primo piano come la Pubblica amministrazione, si ritrova a ricoprire la potenziale casella di premier.
Più amaro invece il destino dei tecnici sedotti e “usati” ai fini della propaganda pentastellata e poi abbandonati lungo la via della lunga e tormentata trattativa con il Carroccio.
Come nel caso di Paola Giannetakis, criminologa e candidata al ministero dell’Interno (nonostante avesse firmato un appello per il sì al referendum costituzionale voluto da Renzi). Il suo posto sarà preso quasi sicuramente da Matteo Salvini, che punta ad avere mani libere su sicurezza e migranti.
O di Salvatore Giuliano, vulcanico preside dell’Itis Majorana di Brindisi, ministro dell’Istruzione in pectore. U
na casella che probabilmente sarà invece ricoperta da Vincenzo Spadafora, già Garante dell’infanzia e adolescenza e nello staff di Francesco Rutelli quando era ministro della Cultura, dal 2016 braccio destro di Di Maio.
Anche alla Difesa l’ipotetico esecutivo cinquestelle prevedeva una donna, Elisabetta Trenta, candidata al Senato per il M5S ma non eletta, vicedirettore del Master in Intelligence e sicurezza dell’Università Link Campus di Roma.
Ma Di Maio punta ora su Riccardo Fraccaro, deputato cinquestelle e questore anziano in prima linea contro i vitalizi, il cui nome però è in partita anche per il ministero della Semplificazione.
Quanto agli Esteri, la professoressa di sociologia politica Emanuela Del Re sarà rimpiazzata probabilmente da Giampiero Massolo, diplomatico di lungo corso e da due anni presidente di Fincantieri.
Breve anche la parabola di Andrea Roventini, professore di Economia politica alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, a cui era stata promessa la poltrona del ministero del Tesoro.
Allo Sviluppo economico e Lavoro, i nomi di Lorenzo Fioramonti, professore ordinario di Economia politica all’Università di Pretoria e di Pasquale Tridico, docente di economia del lavoro e politica economica a Roma tre, sono stati di fatto “assorbiti” dal leader cinquestelle Luigi Di Maio, che prenderebbe per sè la guida di un superministero che ne accorperebbe due dopo l’addio alla premiership.
Anche alle Politiche agricole Alessandra Pesce, dirigente del Crea, ente di ricerca del ministero, viene sostituita dal leghista Nicola Molteni. Da sempre infatti questo dicastero è importante per il Carroccio: fu trampolino di lancio anche per Luca Zaia, attuale governatore del Veneto.
Forse gli unici tecnici del “dream team” di Di Maio che potrebbero essere ancora in corsa sono Armando Bartolazzi, anatomopatologo del S.Andrea di Roma, a cui andrebbe il ministero della Salute, e il generale dei carabinieri che guidò in Campania l’inchiesta sulla “Terra dei fuochi” Sergio Costa per l’Ambiente.
(da “La Repubblica”)
argomento: Costume | Commenta »
Maggio 21st, 2018 Riccardo Fucile
WEBER (PPE): “L’ITALIA E’ PESANTEMENTE INDEBITATA, ATTENTI A QUELLO CHE FATE”… PREOCCUPAZIONE IN EUROPA PER IL GOVERNO DEI CAZZARI AL SERVIZIO DI PUTIN
“State giocando col fuoco perchè l’Italia è pesantemente indebitata”. Lo afferma il leader dei Popolari
europei (Ppe), Manfred Weber, in una dichiarazione ai media tedeschi precisando che “le azioni irrazionali o populiste”, da parte del futuro governo targato M5S-Lega “potrebbero provocare una nuova crisi dell’euro”.
Weber prosegue lanciando “un appello a restare entro i confini della ragione”.
“Nella vita di tutti i giorni, non c’è alternativa che lavorare a stretto contatto e in collaborazione con i nostri vicini in Europa”, prosegue Weber.
“Per questo spero che le persone finiscano per rendersi conto che il populismo diffonde molte bugie e non offre nessuna risposta costruttiva”, conclude il leader dei Popolari europei, precisando di “rispettare” comunque il “risultato elettorale” degli italiani.
Le proposte dei partiti che si apprestano a formare il nuovo governo in Italia “stanno creando molto nervosismo” ha detto invece l’esponente del consiglio direttivo della Banca centrale europea Ewald Nowotny ad una conferenza a Praga – riferisce Bloomberg – auspicando che le politiche saranno “molto più sagge” delle proposte.
La preoccupazione si respira anche sulla stampa internazionale.
Il Financial Times segnala che “un dilettante della politica, semi-sconosciuto”, Giuseppe Conte, è in pole position per guidare il governo M5S-Lega.
“Italia: il nuovo governo euroscettico sta per essere svelato” titola Le Monde.
Le prime tre pagine e due editoriali, “Teatro all’italiana” e “L’avventura all’italiana”, dominano l’edizione odierna di Le Figaro che analizza “lo scenario che da 10 anni fa sudare freddo a Bruxelles, Francoforte, Berlino o Parigi: una squadra antisistema al potere in un paese della zona euro troppo grande per fallire, diversamente dai casi della Grecia, dell’Irlanda e del Portogallo”.
(da agenzie)
argomento: Europa | Commenta »
Maggio 21st, 2018 Riccardo Fucile
IL PROF PRIMA CONGELATO CHE E’ RITORNATO IN POLE POSITION… LA LEGA FAMELICA ALL’ASSALTO DELLE POLTRONE
E alla fine il nome per Palazzo Chigi potrebbe essere proprio lui, il candidato “congelato” lunedì scorso da un perplesso Matteo Salvini.
Ovvero l’avvocato e docente universitario Giuseppe Conte, 54 anni, pugliese ma trapiantato a Roma, già ministro alla Pubblica amministrazione nella squadra di governo presentata da Luigi Di Maio prima delle Politiche.
E le parole di ieri di Alessandro Di Battista su La 7 (“Il nome del premier non vi stupirà , non viene da Marte”) sembrano confermare che sarà lui “la figura terza”.
Indicata da quel Di Maio che a questo punto prenderà un superministero, quello che dovrebbe nascere dall’accorpamento del dicastero del Lavoro con lo Sviluppo economico. E che terrà in pancia anche le Telecomunicazioni, materia che interessa a quello che è rimasto fuori a inveire, a Silvio Berlusconi. Mentre Matteo Salvini è destinato all’Interno.
Ed entrambi i leader dovrebbero essere anche vicepremier, per dare sostegno (e di fatto la rotta) al presidente terzo, Conte. Anche se ieri i boatos, rimbalzati anche sul sito Dagospia, davano come possibile alternativa Paolo Savona, 81 anni, economista con un lungo passato in Banca d’Italia, già ministro all’Industria con Carlo Azeglio Ciampi.
Ma a quanto emerso ieri sera Savona sarebbe in realtà il nome indicato dal Carroccio per il ministero dell’Economia. Scelta che però potrebbe lasciare perplesso il Quirinale.
Perchè Savona è un deciso oppositore della linea dell’austerità dell’Europa. E non solo. Ieri in ambienti politici ricordavano una intercettazione del 2005 in cui Savona, allora presidente della società di costruzioni Impregilo, parlava con l’economista Carlo Pelanda del Ponte di Messina, per la cui costruzione Impregilo era in corsa. E Pelanda gli riferiva: “La gara per il ponte sullo Stretto la vincerà Impregilo, me lo ha detto Marcello Dell’Utri”.
Vecchia storia, senza alcuna rilevanza penale. Mentre tutti sciorinano aneddoti su Conte: docente di Diritto privato a Firenze, quindi diretta conoscenza di Alfonso Bonafede, dimaiano doc che a Firenze esercita la professione di avvocato. E che salvo sorprese sarà il Guardasigilli del governo giallo-verde. È stato lui il vero fautore dell’ascesa di Conte, presenza fissa ai convegni sulla giustizia del M5S.
Avvocato cassazionista, esperto in arbitrati, dal 2013 è membro del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa, l’organo di autogoverno del Tar e del Consiglio di Stato.
Ora invece potrebbe diventare premier al posto di Di Maio, che ci ha provato fino a poche ore fa. Ma la Lega ha fatto muro, fino all’ultimo. “Salvini non poteva reggerlo con i nostri” ripetono i leghisti.
Però c’è sempre la possibilità che Mattarella respinga come troppo leggero il nome di Conte. O di un altro tecnico. E allora Di Maio, come leader del Movimento primo per consensi, tornerebbe in prima fila. Una speranza che il grillino ha conservato, forse. “Ma a quel punto potrebbe saltare il banco”, ammettono M5S. Mentre impazza il totonomi per la squadra di governo.
Con la Lega che pare fare incetta di ministeri pesanti, per compensare il premier indicato dai 5Stelle.
Nell’attesa le ultime indiscrezioni danno agli Affari europei su indicazione del Movimento il giurista Enzo Moavero Milanesi, classe 1954: già sottosegretario a Palazzo Chigi con Ciampi, ministro proprio agli Affari europei prima con Mario Monti e poi con Enrico Letta. Gradito al Quirinale.
Mentre per gli Esteri rimane favorito Giampiero Massolo, già direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, anche lui sponsorizzato dal Colle. La Lega invece vuole l’ avvocato Giulia Bongiorno, già legale di Giulio Andreotti, per le Riforme e i Rapporti con il Parlamento, e prenderà l’Agricoltura con Nicola Molteni, vice capogruppo alla Camera. Giancarlo Giorgetti, numero due del Carroccio, sarà invece il sottosegretario “forte” alla presidenza del Consiglio. E sottosegretario a Palazzo Chigi, con delega ai Servizi segreti, sarà anche il senatore grillino Vito Crimi.
Poi però c’è un nodo, il ministero delle Infrastrutture. Sembrava destinato alla 5Stelle Laura Castelli, deputata e storica No Tav. Ma ieri, forse sfruttando le polemiche sullo stop all’opera, la Lega ha chiesto il dicastero. E il nome di Salvini è Giuseppe Bonomi, ex deputato e assessore a Milano, già presidente della società di gestione aeroportuale Sea.
Mentre Castelli potrebbe prendere la Pubblica amministrazione. E c’è battaglia anche per l’Ambiente, con il Carroccio che pare destinato a prenderlo. E sarebbe una ferita, per il M5S che dell’ambiente aveva fatto un totem.
Altro nodo è la Difesa, per cui sarebbe in prima fila il leghista Lorenzo Fontana. Ma il Colle potrebbe preferire un tecnico. Di certo nel governo ci sarà anche un fedelissimo di Di Maio come il deputato Vincenzo Spadafora, forse a un ministero ad hoc, quello alla Famiglia.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: governo | Commenta »
Maggio 21st, 2018 Riccardo Fucile
DOPO TANTO ACCUSARE GLI ALTRI PREMIER, SALVINI E DI MAIO SI SONO RIDOTTI A INDICARE UN ESECUTORE TESTAMENTARIO, MAI VOTATO E CHE IN EUROPA NON CONOSCE NESSUNO
Massimo Franco sul Corriere della Sera oggi segnala il paradosso in cui Matteo Salvini e Luigi Di Maio
sono caduti indicando Giuseppe Conte come presidente del Consiglio del governo Lega-M5S
Entrambi hanno detto di avere vinto il 4 marzo, ma sanno di non averlo fatto a sufficienza per rivendicare direttamente per sè la premiership. La contraddizione nasce dal fatto che, se oggi al Quirinale non ci saranno sorprese sempre possibili, sarebbe un «terzo», non eletto, a diventare premier come soluzione di mediazione e di garanzia.
Può darsi che una soluzione del genere si riveli una scelta felice: sempre che la persona indicata dimostri di avere quella personalità politica e quella credibilità , necessarie per compensare un’eventuale carenza di gravitas nei rapporti sia con la maggioranza, sia con le istituzioni europee.
La figura di un capo del governo ridotto a «esecutore», soprattutto in una fase cruciale come questa, susciterebbe molte perplessità . E di certo, se finirà così, a Cinque Stelle e Lega sarà difficile puntare il dito sul Quirinale, di ieri e di oggi, accusandolo di mandare a Palazzo Chigi chi non aveva un’investitura popolare.
Però, spiega l’editorialista del Corriere, non è certo per questo che M5S e Lega perderanno consensi; nè, soprattutto, che li acquisterà chi ha perso le elezioni:
Ma chi, tra gli avversari, già pregusta questo fallimento, convinto che un Paese deluso dalla diarchia nascente M5S-Lega torni verso equilibri e lidi più tradizionali, probabilmente si illude. Il 4 marzo è finito non un equilibrio di governo ma un sistema.
Nel futuro, prossimo o meno, la scommessa non è su un ritorno indietro, ma su passi avanti che ancora non si vedono: da parte di nessuno.
Altrimenti, oggi al Quirinale non salirebbero Di Maio e Salvini, ma i loro avversari prigionieri di schemi e logiche finiti.
Non migliori o peggiori, ma figli del passato.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: governo | Commenta »
Maggio 21st, 2018 Riccardo Fucile
OCCORRE INTERVENIRE SUL 6,3% DEGLI ITALIANI IN “POVERTA ASSOLUTA” CON INTERVENTI CHE RILANCINO OCCUPAZIONE E DIGNITA’
Appurato che ormai siamo al varo del governo giallo-verde, vale la pena di concentrarsi su quanto viene strombazzato come la grande innovazione politica del tempo: il Contratto e i suoi contenuti.
Campo in cui i due contraenti hanno dato sfogo ai rispettivi umori progettuali.
Il reddito di cittadinanza per Di Maio, il vasto arsenale reazionario per Salvini, che va dalla destra plutocratica della flat tax (a pagina 19 del Contratto. Un provvedimento che sembra un “Robin Hood alla rovescia” che toglie ai poveri per dare ai ricchi) alla destra pistolera della giustizia fai-da-te (pagina 22 del Contratto, la disposizione “difesa domiciliare sempre legittima” da America trumpista che brandisce una 44 magnum).
Mi limito a prendere visione del testo sulla previdenza sociale a pag. 34.
Per appurare che i Cinquestelle, capo politico compreso, quando parlano del tanto conclamato reddito che assicurerebbe cittadinanza a tutti, combattendo l’indigenza, dimostrano chiaramente che non sanno ciò che dicono.
Prendiamo la definizione che ne fornisce, in un volumetto de il Mulino, Stefano Toso, docente di Scienza delle finanze all’Università di Bologna: “Il reddito di cittadinanza è l’espressione più autenticamente universale di un welfare state che intende fornire una garanzia incondizionata di reddito a tutti, in quanto cittadini, a prescindere da qualsiasi caratteristica socio-economica (reddito, età , condizione professionale, disponibilità a lavorare)”; cui si contrappone “il reddito minimo” che consiste nel trasferire reddito a soggetti indigenti.
Con l’ulteriore dato che la misura universalistica (Rdc) non è mai stata applicata; quella selettiva (Rm) è presente in quasi tutti i sistemi di welfare, eccetto Grecia e — guarda un po’ — Italia
Reddito di cittadinanza o reddito minimo
Non deve suscitare scandalo se autonominati “rivoluzionari” vogliono realizzare un sistema universalistico che altrove non c’è.
Il problema — semmai — è che quanto presentano non ha nulla del tanto auspicato reddito di cittadinanza.
Difatti, a pag. 34 del Contratto scrivono: “Il reddito di cittadinanza è una misura attiva rivolta ai cittadini italiani al fine di reinserirli nella vita sociale e lavorativa del Paese. Garantisce la dignità dell’individuo e funge da volano per esprimere le potenzialità lavorative del nostro Paese, favorendo la crescita occupazionale ed economica. […] Al fine di consentire il reinserimento nel mondo del lavoro, l’erogazione del Reddito di Cittadinanza presuppone un impegno attivo del beneficiario che dovrà aderire alle offerte di lavoro provenienti dai centri dell’impiego (massimo tre proposte nell’arco temporale di due anni) con decadenza del beneficio in caso di rifiuto”.
Insomma, nient’altro che un semplice sussidio alla disoccupazione.
Ma la perdita di lavoro richiede altro per essere sanata: una politica industriale che promuova occupazione, di cui nel Contratto non c’è traccia.
Soprattutto difetta la consapevolezza di chi davvero ha bisogno di un reddito per sopravvivere e riacquistare dignità : la distinzione tra povertà relativa (largamente occupazionale) e povertà assoluta, dipendente da quello che il sociologo Bauman chiamava “sottoconsumo”.
Una sacca di miseria insanabile con l’occupabilità perchè composta da soggetti non autosufficienti e spesso abbandonati (disabili e anziani in primis).
Stando ai calcoli Istat 2016 una popolazione pari al 6,3% dell’intero campione nazionale. Ma di cui nessuno sembra interessarsi.
Forse perchè Di Maio, mal consigliato da qualche boccalone delle università virtuali che bazzica, confonde RdC e New Deal.
Qui non si tratta di un volano per lo sviluppo, come l’investimento anticiclico keynesiano, ma di un semplice sussidio di sopravvivenza; socialmente benemerito quanto economicamente inerte.
O forse perchè i poveri assoluti non vanno a votare, quindi risultano un target di nessun interesse.
Anche per giovani politicanti in carriera.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »
Maggio 21st, 2018 Riccardo Fucile
VETO DELLA LEGA SU LAURA CASTELLI ALLE INFRASTRUTTURE: NON SIA MAI CHE LA INUTILE MANGIATOIA DELLA TAV VENGA MESSA IN DISCUSSIONE… I GRILLINI FANNO SOLO CHIACCHIERE
«Sono convinto che si troverà una soluzione. Soprattutto per il nostro Paese che non merita di essere
emarginato per la sua carenza infrastrutturale»: misura le parole Armando Siri con il Corriere della Sera, per evitare di mandare l’accordo di governo tra Lega e MoVimento 5 Stelle a schiantarsi ad Alta Velocità .
Ma proprio oggi La Stampa raccontava che su Laura Castelli, proposta dai grillini come ministra delle Infrastrutture, è arrivato il veto della Lega proprio per la questione della TAV.
Sulla Torino-Lione, il governo francese è impegnato da mesi a superare le resistenze di quanti giudicano prioritarie altre linee, per esempio quella tra Digione e Modane. Per questo ha reagito così duramente alle parole di Di Maio mentre la Lega con Salvini ricordava già ieri sera che non c’è nessuno stop ma soltanto l’impegno a ridiscutere l’accordo.
Un po’ poco per rassicurare i francesi. I quali oggi ricordano che il rapporto Duron, che raccomandava una sospensione fino al 2038, ha un valore soltanto consultivo. à‰tienne Blanc, vicepresidente dell’Auvergne-Rhà’ne-Alpes, in un’intervista rilasciata al Corriere mette il dito sulla piaga: «Continuare senza l’Italia sarebbe impossibile. Ma osservo che da un lato ci sono i Cinque Stelle che dicono fermiamo tutto, dall’altro la Lega che preferirebbe andare avanti. Se devono trovare un accordo, spero che sarà su un compromesso che permetta la continuazione dei lavori. Non si può rinegoziare tutto da capo ma si possono fare degli aggiustamenti. Spero che la ragione prevalga, per il bene degli italiani e dei francesi. È paradossale che si dica no proprio a un’opera che dimostra l’utilità concreta dell’Europa, che finanzia in parte l’opera».
Si prevede baruffa.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Maggio 21st, 2018 Riccardo Fucile
TRAGICO SONDAGGIO EUROSTAT IN 109 CITTA’ EUROPEE: APPENA IL 9% DEI ROMANI E’ SODDISFATTO
Roma ultima in classifica tra le capitali Ue per l’indice di soddisfazione sulla pulizia nelle città .
A dirlo è Eurostat che ha condotto un sondaggio nel 2015 ponendo una domanda agli abitanti di 109 città europee: ‘In generale sei molto soddisfatto, piuttosto soddisfatto, piuttosto insoddisfatto o per nulla soddisfatto della pulizia della tua città ?’.
Secondo la rilevazione nella Città Eterna solo il 9% può dirsi soddisfatto della pulizia. Al top della classifica tra le capitali Ue c’è Lussemburgo con il 95% degli abitanti che promuove la capitale del Granducato per pulizia, seguita a sua volta da Vienna (90%), Lubiana (88%), Riga (81%) e Helsinki (80%).
Poco meno della metà della popolazione si dice soddisfatto a Parigi (49%). Seguono Bruxelles (45%), Atene (41%) e Madrid dove solo il 38% può dirsi soddisfatto per la pulizia.
Il presidente del Codacons Carlo Rienzi va all’attacco: “Eurostat certifica in modo ufficiale ciò che è sotto gli occhi di tutti e che il Codacons denuncia da anni: a Roma la raccolta rifiuti non funziona e i cittadini sono costretti a subire la sporcizia imperante di strade e marciapiedi, specie nelle periferie sempre più abbandonate”. “Ciò avviene — aggiunge Rienzi — nonostante i cittadini della Capitale siano soggetti ad una tariffa rifiuti più elevata delle altre città italiane: per tale motivo invitiamo gli utenti a ribellarsi, chiedendo la riduzione della bolletta Tari”.
Nello specifico il Codacons ricorda ai cittadini romani che sul sito dell’associazione è pubblicato il modulo attraverso il quale è possibile chiedere al Comune di Roma e all’Ama uno sconto dell’80% sulla tariffa rifiuti in presenza di disservizi nella raccolta della spazzatura, come previsto dalla normativa vigente. “Invitiamo gli utenti a documentare attraverso foto e video la mancata raccolta dei rifiuti nel proprio quartiere, e ad attivarsi per far valere i propri diritti scaricando dal nostro sito il modulo per la riduzione della Tari”, conclude Rienzi.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »
Maggio 21st, 2018 Riccardo Fucile
SEQUESTRATO L’HOTEL GRITTI DI MILANO E IL CA’ SAGREDO DI VENEZIA… IRREGOLARITA’ NEI LAVORI PUBBLICI, COINVOLTO ANCHE UN EX MAGISTRATO
Ventuno persone sono state arrestate dalla Guardia di Finanza di Monza in esecuzione di un’ordinanza
del gip della città lombarda per associazione a delinquere finalizzata a reati tributari e fallimentari, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e corruzione.
Tra gli arrestati, dieci dei quali in carcere, c’è anche l’ex magistrato Gerardo Perrillo che prestava servizio alla Sezione fallimentare del Tribunale di Monza e due avvocati. Gli arresti in provincia di Milano, Monza e Brianza, Lecco, Bologna, Asti e Reggio Calabria.
L’inchiesta, chiamata Domus Aurea e coordinata dal pm di Monza Salvatore Bellomo, nasce da un esposto di una lista d’opposizione di un Comune della provincia di Monza e Brianza che aveva denunciato presunte irregolarità nell’esecuzione di alcuni lavori pubblici, portati a termine in modo non conforme al capitolato. In cambio pubblici ufficiali avrebbero preso tangenti.
I provvedimenti cautelari sono stati eseguiti dalla Guardia di Finanza di Monza, a seguito di un’inchiesta che ha portato allo smantellamento di un gruppo di società riconducibili a un imprenditore edile calabrese, Giuseppe Malaspina, residente in Brianza, accusato, tra le altre cose, di aver emesso fatture per operazioni inesistenti per un ammontare di circa 95 milioni di euro, con distrazioni patrimoniali per un valore di 234 milioni di euro.
Tra i beni sequestrati dalla Guardia di Finanza di Monza nel corso dell’operazione c’è anche l’hotel Cà Sagredo di Venezia che, fino a poche settimane fa, ospitava “Support”, opera costituita da due grandi mani dell’artista Lorenzo Quinn, installata in occasione della Biennale d’arte e rimossa ai primi di maggio.
Sequestrati anche lo stabile che ospitava l’hotel Gritti di Milano, a pochi metri dalla Scala, e un maneggio a Oggiono (Lecco).
Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata a reati tributari e fallimentari, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e corruzione.
(da agenzie)
argomento: Giustizia | Commenta »
Maggio 21st, 2018 Riccardo Fucile
PIAZZA AFFARI IN SOFFERENZA, MILANO IN FORTE CALO …NESSUN COMPLOTTO, SOLO LA CONSTATAZIONE CHE QUESTO GOVERNO NON E’ CREDIBILE
Nel giorno clou per la formazione del nuovo Governo, Piazza Affari apre le contrattazioni in netto calo, in controtendenza rispetto al resto d’Europa.
Ai primi scambi il Ftse Mib segna -2% e scende sotto i 23 mila punti, mentre sono in modestro rialzo Parigi e Londra. Francoforte è chiusa per festività .
La giornata di borsa è condizionata anche dal Dividend Day. Infatti ben 19 dei 40 titoli del Ftse Mib staccano la cedola. Tra i peggiori Intesa Sanpaolo (-6,9%), Generali Ass. (-5%) e Unipol (-5,6%), proprio per lo stacco di cedole molto consistenti.
Avvio negativo per i corsi dei titoli di Stato italiani scambiati sul secondario telematico Mts. I titoli italiani decennali aprono in calo con un rendimento che balza al 2,3%. Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund si allarga a 174 punti; lo spread tocca così i nuovi massimi da sette mesi.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »