Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
“SONO UN MODO PER SPENNARE NON SOLO GLI STRANIERI, MA ANCHE GLI ITALIANI E FAVORIRE SPECULAZIONI FINANZIARIE, LE PIU’ COLPITE SARANNO LE CATEGORIE PIU’ DEBOLI”
I mini Bot lanciati dal responsabile economico della Lega, Claudio Borghi, potrebbero essere un problema e affossare l’euro. È l’opinione del Financial Times, che torna a occuparsi dell’Italia e della politica economica della nascente coalizione di governo tra Lega e M5s, e in un articolo a firma John Dizard ricorda anche l’esperienze del ‘Patacon’ argentino
La minaccia di titoli di Stato italiani noti come mini Bot fa sì che la politica monetaria europea torni a rischio dopo che negli ultimi due anni sembrava che l’eurozona avesse superato i pericoli esistenziali grazie agli acquisti irrefrenabili di bond da parte della Bce.
Se fossero introdotti su larga scala le pressioni politiche con il tempo forzerebbero o l’Italia o la Germania fuori dall’euro e avendo prodotto il danno questo strumento sarebbe alla fine liquidato.
Dopo aver descritto i mini Bot, il Financial Times ricorda come sia Lega che M5s continuino a insistere come questi non sarebbero una valuta parallela nè una scappatoia per far crescere il debito pubblico, ma anzi promettono di rispettare il Trattato di Lisbona e in particolare l’articolo 106 secondo cui solo la Bce può coniare moneta.
Secondo loro non provocherebbero un aumento del debito perchè sarebbero semplicemente un modo per creare un anticipo di tassazione futura.
Finora, scrive Dizard, “banchieri centrali e ministri delle finanze sono stati equilibrati nella loro reazione. Un equilibrio “tra lo sdegno e il colpo apoplettico”.
Gli eurocrati ritengono che il piano dei mini Bot sia un’altra trama per spennare gli stranieri. Vero, ma sarebbero anche un modo per spennare gli italiani” in particolare alcune categorie come “pensionati e impiegati statali.
Nello scenario delineato dal Financial Times si afferma che il rispetto dell’ortodossia ha portato l’Italia alla stagnazione e alla disoccupazione giovanile.
Ma i giovani disoccupati non sarebbero i beneficiari dei mini Bot.
I grandi profitti andrebbero a quelli che comprerebbero i mini Bot dai pensionati o dai creditori dello Stato a prezzo di sconto, poniamo il 20 o 30%.
Questi venderebbero la quasi moneta ad acquirenti con il portafoglio ben fornito.
Ci sarebbe una redistribuzione interna a favore delle industrie del Nord Italia e dei lavoratori specializzati, mentre i pagamenti a pensionati e impiegati statali al Sud subirebbero un taglio.
La prima difficoltà per Lega e 5 Stelle, quindi, potrebbe essere quella di “stare insieme politicamente”, perchè “l’equilibrio delicato” che c’è al momento tra le due parti potrebbe essere messo a dura prova dalle “dure decisioni economiche”, e potrebbero subire defezioni che “metterebbero in pericolo la loro esigua maggioranza in Parlamento”.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
PESANTE ATTACCO CONTRO L’IR-RESPONSABILE ECONOMICO DELLA LEGA DOPO LE SUE PAROLE CHE HANNO FATTO PERDERE IL 9% DEL VALORE DELLE AZIONI DELL’ISTITUTO SENESE
“Giocare sulla pelle di Monte dei Paschi di Siena con i soldi dei cittadini non è quello che
deve fare chi si appresta a guidare un paese. Le responsabilità dei disastri del passato a marchio Pd sono chiare a tutti; i responsabili dovranno sicuramente pagare. Ora però bisogna lavorare per risolvere i problemi limitando al minimo le perdite della collettività che sono e saranno ingenti”.
Lo scrive, in un post su facebook, il deputato M5S Stefano Buffagni.
Ieri il deputato della Lega e suo responsabile economico Claudio Borghi aveva spiegato che il cambio della governance di Mps è “quasi naturale”. E oggi, invece, è uno dei deputati più vicini a Luigi Di Maio ad esprimere la sua, differente, opinione.
“Non tollero neppure di poter permettere a certi boriosi di darci degli incompetenti”, spiega riferendosi questa volta agli attacchi del Pd e prima di concludere: “Ne va dell’interesse del nostro paese e della nostra credibilità internazionale. Noi ce la metteremo tutta, perchè sono in gioco i risparmi degli italiani, di tutti!”.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
ANCHE IL GIUSLAVORISTA ALLEVA NON LE MANDA A DIRE: “PROGRAMMA DEL LAVORO DELUDENTE, QUESTI VOGLIONO ADDIRITTURA RIMETTERE I VOUCHER”
Nella nuova alleanza tra 5 Stelle e Lega, finalizzata alla formazione del nuovo governo “non mi trovo per motivi ideologici, ho un’altra sensibilità e avrei preferito un’altra direzione”: con queste parole dette all’agenzia AGI Pasquale Tridico, docente di politica economica all’università Roma Tre e indicato come ministro del Welfare ‘in pectore’ dei pentastellati si sfila dal nuovo contratto M5S-Lega.
Il professore ha precisato di non aver visto la versione definitiva del contratto di governo ma in generale, riferendosi alle tematiche sul lavoro, ha spiegato che “non ci sono questioni che a me stavano più a cuore come l’articolo 18” o determinate modifiche “al Jobs Act”.
“Io non sono mai entrato nel MoVimento — ha sottolineato Tridico da Bologna a margine di un convegno organizzato da L’Altra Emilia Romagna — ero un tecnico. Non penso che il mio ruolo sia compatibile con la Lega. Nel Movimento 5 Stelle ci sono diverse anime. Luigi di Maio ha una sensibilità molto forte sul lavoro. Mi auguro — ha continuato — che la sua guida possa spostare verso un programma orientato verso gli ultimi. Io ero stato chiamato come tecnico” su punti precisi ma “dal momento che queste cose non ci sono è quasi naturale che io mi sfili”.
Proprio sul tema del lavoro sarebbe stata possibile un’alleanza tra i 5 Stelle e la sinistra?
“Secondo me sì” ha replicato il docente rimarcando ad esempio le posizioni critiche comuni riferite al Jobs Act.
Anche il giuslavorista Piergiovanni Alleva, consigliere regionale dell’Altra Emilia-Romagna, non ha apprezzato: il contratto di Governo tra Lega e 5 stelle “purtroppo è molto deludente, proprio perchè nonostante quello che si era detto il tema del lavoro è praticamente scomparso”, ha detto all’agenzia DIRE.
Alleva, che in Emilia-Romagna ha provato a proporre la riduzione dell’orario di lavoro per ridurre la disoccupazione, non è affatto soddisfatto delle proposte al vaglio degli elettori di Lega e M5s.
“Addirittura vogliono rimettere i voucher a quanto sembrerebbe. Sono molto sbalordito per questo, a maggior ragione ritengo che sia opportuna una denuncia forte di questa situazione”. Un tema, quello del lavoro, “trascurato, quando invece in campagna elettorale se ne era parlato molto”.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
MA ORA IN QUELLI DEL M5S APPAIONO I MARCHI ROUSSEAU DELLA CASALEGGIO: UNA ASSOCIAZIONE PRIVATA IN UNA ISTITUZIONE PUBBLICA
“In Senato sono appena finiti i lavori di ristrutturazione nelle stanze del gruppo M5S. Qual
è il costo finale a carico dell’amministrazione di Palazzo Madama? E’ legittimo che in una sede istituzionale siano evidenti ovunque i riferimenti ad una associazione privata come la Rousseau?”.
Se lo chiedono, in una nota, i senatori dem Stefano Collina, Eugenio Comincini, Davide Faraone, Simona Malpezzi e Dario Parrini, che interesseranno della questione la presidente Maria Alberti Casellati.
E’ un altro round della guerra tra Pd e M5s sugli uffici dei due gruppi al Senato, dopo che gli eletti cinquestelle hanno ottenuto una buona parte dei locali che storicamente erano del Pd, alla luce del risultato del 4 marzo con cui hanno portato a Palazzo Madama 109 senatori a fronte dei 52 eletti dai Dem.
“E’ inquietante come la Rousseau risulti sempre di più la proprietaria di un gruppo politico – sottolineano i parlamentari del Pd – è un’ ombra sinistra che si proietta fino al nuovo governo Di Maio-Salvini e che in sfregio alla Costituzione trasforma i parlamentari del M5S, che non potranno neppure più presentare liberamente interrogazioni e disegni di legge, in soldatini a disposizione della Casaleggio. Ora anche i lavori faraonici a carico del Senato, si fermi la minacciosa avanzata di un’associazione privata almeno nelle sedi istituzionali”.
E allegano le foto del ‘marchio Rousseau’ negli uffici del Movimento in Senato
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
DA “LE MONDE” AL “WALL STREET JOURNAL”, DA “EL MUNDO” A “ECONOMIST” UN CORO DI GIUDIZI NEGATIVI: “SONO IRRESPONSABILI E PERICOLOSI”
La stampa estera guarda con preoccupazione al contratto di governo di Lega e Movimento 5 Stelle. “Italia: una sfida mortifera posta all’Europa”, scrive Le Monde che sottolinea che pur avendo programmi molto diversi, 5 Stelle e Lega hanno deciso di associarsi “attorno a un nemico comune: la Commissione di Bruxelles. Sul piano economico, il progetto delle due formazioni – un mix di aumento delle spese e tagli alle tasse senza coerenza – ha di che inquietare”.
Le conclusioni di Le Monde sono perentorie: “La sfida posta dai 5 Stelle e dalla Lega non è solo diretta contro un’Europa tecnocratica. L’attacco portato grazie a una retorica complottista multiforme, anti-elite e anti-scientifica va ben al di la. Ciò che è in gioco, è niente meno che l’eredità dell’Europa”.
Il quotidiano spagnolo El Mundo, in un altro editoriale, sottolinea che per l’Unione Europea arrivano “nubi dall’Italia”. Non solo la coalizione tra “due partiti estremisti come la Lega Nord e il M5S (.) difficilmente darà stabilità al paese” perchè si tratta di “un’unione contro natura tra due formazioni populiste che non condividono nulla, tranne la loro fobia europea”.
Il problema per l’Ue è che “non resisterebbe all’assalto di un paese così grande” come l’Italia in mano ai populisti.
§Anche l’Economist dedica un editoriale all’Italia, criticando i mercati che sono rimasti tranquilli fino a mercoledì prima di svegliarsi di fronte alla minaccia 5Stelle-Lega. “Suonare il violino prima che Roma bruci”, il titolo del commento: “i populisti italiani sono più pericolosi di quanto sembrino”.
Secondo l’Economist, sono diverse le ragioni per preoccuparsi, come i programmi incoerenti di M5S e Lega sul piano economico, il loro “viscerale euroscetticismo (che) minaccia l’integrità della zona euro, le “distrazioni perverse” stile simpatie per i movimenti no-Vax.
“Pericolose da sole, le loro proposte politiche potrebbero essere molto peggio messe insieme”, scrive il settimanale, sottolineando che i piani di bilancio di Di Maio e Salvini sono “irresponsabili”.
Di fronte alla fragilità dell’Italia “nè la Lega nè i 5S offrono soluzioni ai problemi reali”, scrive l’Economist, che lancia un agghiacciante avvertimento: se gli italiani non correggeranno da soli questa situazione “saranno i mercati a rendere un duro verdetto”.
Un giudizio simile arriva dal Wall Street Journal, che definisce il contratto per un governo del cambiamento come “pura fantasia” (Magical Thinking, ndr) nel titolo del suo editoriale.
Se i mercati si sono risvegliati mercoledì è per “buone ragioni”: le ricette economiche del programma 5Stelle-Lega, dall’aumento del deficit alla marcia indietro sulla legge Fornero sono sbagliate (il Wsj plaude solo alla Flat Tax) e un governo italiano filorusso potrebbe complicare le relazioni tra Ue e Usa.
Il Wall Street Journal non manca d’ironia. “L’Italia ha avuto più di 60 governi in 73 anni e così la nuova coalizione che si sta formando tra M5S e Lega probabilmente non è destinata a durare più delle altre”, scrive il quotidiano americano, prima di concludere: “Gli italiani hanno un genio tutto loro per sopravvivere a pessimi governi. Così il meglio che si possa dire è che troveranno un modo per sopravvivere anche a questo”.
(da agenzie)
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Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
AFFONDO DI BERLUSCONI CONTRO IL CONTRATTO DI GOVERNO: “CON SALVINI C’E’ MOLTA DISTANZA, SONO PRONTO A GUIDARE IL CENTRODESTRA”
Al tavolo sul contratto di governo “Salvini non ha parlato a nome della coalizione, ha
sempre parlato a nome suo e della Lega, in questo momento con Salvini c’è molta distanza”.
Lo ha detto Silvio Berlusconi, ad Aosta, parlando del contratto tra Lega e M5S. “Nell’ultima telefonata a Salvini ho consigliato di tornare a casa”, ha aggiunto.
“Il contratto definitivo” suscita “preoccupazione molto forte, c’è anche una delusione profonda, perchè ci sono troppi punti opposti al contratto centrodestra, in alcuni punti sulla giustizia siamo nella direzione più giustizialista possibile e ci danno forti motivi di preoccupazione”, ha sottolineato l’ex premier.
Il Cavaliere è pronto a guidare il centrodestra. “C’è un certo Silvio Berlusconi che ha un’esperienza di nove anni al governo del Paese, che ha presieduto per tre volte il G7 e il G8 ed è tornato disponibile. E con la carenza di personaggi che c’è..”, ha incalzato. “Credo – ha aggiunto – che quello che dovrebbe accadere dovrebbe essere la possibilità di dare l’incarico al centrodestra di presentare un proprio programma al Parlamento dove saremmo sicuri di ottenere la maggioranza e dare vita ad un governo che potrebbe durare per molto tempo, anche per tutta la legislatura”, ha aggiunto il Cavaliere.
Le battute di Berlusconi sul tema del governo Lega-M5S arrivano proprio dopo la chiusura del contratto tra i due partiti, ora al vaglio di Rousseau.
Ma sull’esecutivo Silvio ha già le idee chiare: Nel contratto tra M5S e Lega ci sono “situazioni non comprensibili dal punto di vista dei costi che qualcuno dei nostri ha già fatto i conti e quantificato in 100 miliardi per quanto riguarda la necessità di certe realizzazioni”.
“Stiamo vedendo punto su punto — ha detto Berlusconi — e prenderemo al più presto una decisione, ho già detto ai miei di convocare un Ufficio di presidenza, forse lo convochiamo già per sabato e domenica”.
(da agenzie)
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Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
COSTI PREVISTI: DA 108 A 125 MILIARDI. COPERTURE 0,5 MILIARDI.. SE POI GLI ITALIANI SONO DEI COGLIONI GIUSTO CHE NE PAGHINO LE CONSEGUENZE
In una infografica pubblicata dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani diretto da Carlo Cottarelli possiamo ammirare una rappresentazione plastica del problema più grande del contratto di governo Lega-M5S: le coperture che non ci sono.
Cottarelli mette insieme tutta una serie di misure espansive, come l’introduzione della Flat Tax sull’IRPEF, la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, l’eliminazione delle accise sulla benzina, il reddito e le pensioni di cittadinanza, il rafforzamento dei centri per l’impiego e così via.
Per un costo totale che va dai 108 ai 125 miliardi.
E tutto ciò a fronte di misure di entrate che arrivano a mezzo miliardo di euro.
Ce n’è abbastanza per fare un salto sulla sedia, senza contare gli eventuali costi del blocco della TAV e del Terzo Valico.
Il contratto di governo Lega-M5S, spiega oggi Carlo Cottarelli in un editoriale per La Stampa, si presta a scenari ben più che catastrofici:
Quale è il rischio? Il rischio è che, se anche i mercati non reagiranno subito al programma del nuovo governo, saremo esposti a un cambiamento di umore dei mercati dovuto a qualche choc di origine interna o internazionale. Sarebbe anche peggio se questo choc causasse una recessione perchè, a quel punto, con un debito in crescita rispetto al Pil e lo spread davvero in aumento, ci troveremmo costretti ad aumentare le tasse o tagliare la spesa, come è stato necessario nel 2012.
A quel punto, qualcuno darebbe colpa all’Europa, chiedendo a gran voce l’uscita dall’euro. Tra quelli che sostengono le politiche incluse nel programma di governo c’è chi vede questo scenario come del tutto auspicabile.
E a quel punto sarà default.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
NEL CONTRATTO IL MERIDIONE E’ SCOMPARSO, C’E’ LA FLAT TAX PER FAR PAGARE MENO TASSE AI RICCHI E IL CONDONO AGLI EVASORI, MENTRE IL REDDITO DI CITTADINANZA E’ VINCOLATO A DUE ANNI
L’aggettivo «italiano» spuntava un po’ dappertutto durante la discussione sul contratto di
governo tra M5S e Lega.
E Vincenzo Spadafora, ex presidente Unicef, oggi deputato grillino, ha dovuto sudare per evitare che finisse anche nel capitolo dell’infanzia: «Ricordiamoci che stiamo pur sempre parlando di bambini» è stato uno dei suoi tanti interventi per scongiurare un’invasione di italianità degli ex secessionisti della Lega.
“Prima gli italiani”
Ma il tocco di Matteo Salvini e della sua ideologia del «Prima gli italiani» si percepisce un po’ ovunque nelle 39 pagine di programma suddiviso in 29 punti.
Tanto che se dovessimo mettere sulla bilancia i temi portati sul tavolo dai due partiti, a pesare di più sarebbero certamente quelli della Lega. Peso specifico, si intende.
E sembrerebbero pensarla allo stesso modo dallo staff della comunicazione del M5s se ieri, già alle otto del mattino, hanno sentito l’esigenza di precisare con i giornalisti di essere riusciti a infilare dentro il contratto «tutti i 20 punti» del programma presentato agli elettori prima del 4 marzo.
In realtà basterebbe la sola analisi semantica per comprendere che alla fine, tira e tira, il contratto si è spostato molto verso i principi leghisti del sovranismo.
La parola «sovranità », spesso seguita dall’aggettivo «nazionale», rimbalza più volte agli occhi, nella Bibbia del futuro governo.
Nel capitolo Difesa, ma anche in Agricoltura come «sovranità alimentare».
Stesso discorso per «interesse nazionale» (capitoli Europa, Difesa ed Esteri). All’opposto, «stranieri», aggettivo contrario al più luminoso «italiano» per il Carroccio, è termine usato sempre in contesti negativi.
Si parla di abusivismo? La Lega chiede l’aggiunta di un paragrafo: «Gli occupanti abusivi stranieri vanno rimpatriati».
Alla fine è saltato il riferimento alle «famiglie straniere residenti in Italia da almeno 5 anni» che nelle prime bozze erano destinatarie, assieme alle italiane, degli asili nidi gratuiti. Con quest’ultima modifica si ottiene l’effetto di creare bambini di serie A e di serie B.
Fin qui l’ermeneutica grillo-leghista dal punto di vista letterale.
Poi ci sono i contenuti. In generale le formulazioni sono molto generiche, attente a declamare intenzioni più che a entrare nei dettagli. Il compromesso è frutto di un metodo preciso: dove possibile, le singole proposte sono state mescolate; per il resto, ognuno ha ceduto su un capitolo.
Qualche esempio: sull’Ambiente, storica stella della cinque su cui è stato fondato il Movimento di Beppe Grillo, ha prevalso la tesi grillina.
Sulle infrastrutture quella leghista (sono le arterie del Nord, soldi e lavoro), con buona pace delle storiche battaglie che hanno fatto la fortuna del M5S. La Tav Torino-Lione resta, sotto l’impegno «a ridiscuterne integralmente il progetto».
Sul Terzo Valico genovese scompare il riferimento che confermava il progetto caro alla Lega. Vuol dire che si farà .
Immigrazione e niente Sud
Passa la linea dura di Salvini, con qualche innesto del M5S sul «business» che ci sta dietro.
Piange l’anima di sinistra del Movimento, costretta a inghiottire una stretta sulle moschee e gli imam: i grillini sono riusciti solo a eliminare l’obbligo delle prediche in italiano e i referendum comunali per decidere sulle costruzioni dei luoghi di culto. L’impressione, comunque, a spulciare le quasi 40 pagine, è che i n generale i 5 Stelle abbiamo piantato le loro bandiere e affermato i titoli delle loro proposte (vedi il conflitto di interessi), con aggiunte più che altro cosmetiche, mentre è prevalso il cuore del programma della Lega .
Il caso più eclatante è quello sul Fisco: c’è la Flat tax che ha permesso a Salvini di raggiungere il 17%, ma con due aliquote per evitare grane costituzionali.
Il reddito di cittadinanza, madre di tutte le proposte grilline, è sopravvissuta ma si è schiantata contro il muro del limite massimo dei due anni preteso dal Carroccio.
Con quella misura il M5S ha conquistato consensi oceanici al Sud, eppure non c’è un capitolo ad hoc sul Mezzogiorno.
Forse perchè ha dominato lo spirito settentrionale della Lega, la matrice originaria rappresentata al tavolo da uomini tutti del Nord.
Giustizia e sicurezza sono i temi sui quali ha funzionato di più l’abbraccio tra i due. Ognuno ha portato a casa le proprie vittorie: la Lega la legittima difesa domiciliare slegata dalla proporzionalità e il M5S il Daspo per i corrotti, l’agente sotto copertura, la revisione della prescrizione. Un po’ annacquato invece il paragrafo sulle intercettazioni.
La cautela di Di Maio si sente su Europa, Deficit e Debito: è vero che in ben due parti si parla dell’esigenza di rivedere i Trattati Ue, ma i 5 Stelle sono riusciti a contenere la volontà del leghista Claudio Borghi di sfondare il deficit.
Così sugli Esteri: lo spirito condiviso è sintetizzato in appena 14 righe, mentre allo sport vengono dedicate due pagine. Un modo per evitare di impantanarsi in ulteriori polemiche internazionali, dopo gli applausi ricevuti ieri da Mosca.
(da “La Stampa”)
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Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
CAMBIATE ANCORA LE REGOLE DELLA FLAT TAX, SPUTTANATI ALTRI 20 MILIARDI PER LE PENSIONI DI CITTADINANZA SENZA AVERE LE COPERTURE
All’ultimo giro di boa la messa a fuoco del meccanismo della flat tax dimezza lo sconto alle imprese.
Nell’ultima bozza di accordo chiusa mercoledì sera i dettagli della riforma fiscale del futuro governo giallo-verde erano infatti ancora segnati in rosso come tutti gli altri punti ancora da sottoporre «a vaglio politico primario».
Ieri mattina Di Maio e Salvini hanno dato semaforo verde, ma il paragrafo sulla flat tax è stato riscritto introducendo una penalizzazione a carico delle società , in pratica equiparate alle famiglie, che nella versione precedente del contratto non c’era.
Due aliquote per tutti
Da due aliquote fisse al 15 e 20% per persone fisiche, partite Iva e famiglie e una fissa al 15% per le società , si passa infatti a un meccanismo uguale per tutti: sia le persone fisiche che le famiglie, le partite Iva e le società verranno infatti assoggettate al doppio regime 15/20%.
In questo modo per le imprese, che oggi sono assoggettate a una aliquota Ires del 24%, lo sconto si riduce in maniera significativa e in alcuni casi si dimezza quasi.
Resta invariata invece la previsione di assegnare una deduzione fissa di 3 mila euro sulla base del reddito famigliare allo scopo di introdurre un elemento di progressività che la riduzione delle aliquote rispetto all’attuale regime di fatto riduce in maniera consistente.
Tant’è che secondo una analisi di lavoce.info questa «quasi flat tax» dovrebbe premiare soprattutto i redditi medio-alti a cui andrebbe la metà delle risorse che verrebbero liberate.
Stralcia e paga
Quanto alle coperture, nel primo anno il grosso (35 miliardi) dovrebbe arrivare dalla cosiddetta «pace fiscale» che sa tanto di condono: si tratta dello «stralcia e paga» che dovrebbe prevedere la possibilità di saldare le pendenze col Fisco versando il 6, 10 o 25% del dovuto, a seconda della situazione economica in cui versa il contribuente.
In realtà nel contratto di governo questo meccanismo non viene esplicitato anche se la bozza chiusa l’altra sera con la dicitura «(Mettere la proposta?)» lasciava esplicitamente ai due leader la possibilità di farlo.
Assegno a termine
Vista la mole degli impegni economici un po’ tutti i grandi progetti del tandem Lega-M5S sono destinati a essere diluiti nel tempo. E questo vale anche per il reddito di cittadinanza per la semplice ragione che prima occorre mandare in porto la riforma dei centri per l’impiego, «assolutamente necessaria perchè non funzionano più» come ha spiegato l’altra sera a «Porta a Porta» la deputata 5 Stelle Laura Castelli.
«Se non si fa questa riforma non si può partire col reddito di cittadinanza». Per questo il Contratto prevede 2 miliardi di fondi per una operazione che dovendo però passare attraverso un accordo con le Regioni si presenta tutt’altro che semplice.
Non decollerà certo in tempi rapidi ed è ottimistico anche ipotizzare che il sussidio parta nel 2020.
Intanto nel tira e molla su come dettagliare il provvedimento ha avuto la meglio la Lega: nel testo finale del Contratto resta infatti confermato il limite dei due anni (durante i quali ricevere 3 proposte di lavoro) richiesto dal partito di Salvini per evitare gli effetti assistenzialistici.
Il resto del provvedimento resta confermato: dai 780 euro mensili per persona di soglia di rischio povertà , calcolati tenendo conto sia del reddito del singolo o del nucleo famigliare che dei relativi patrimoni (casa compresa) ai 17 miliardi di stanziamento annuo.
Maxispesa pensioni
Confermata anche l’analoga misura destinata al sostegno di chi ha smesso di lavorare e si trova a rischio povertà : anche la «pensione di cittadinanza» avrà infatti una soglia di 780 euro, «secondo i medesimi parametri previsti per il reddito di cittadinanza».
Di questa seconda misura si è parlato poco, ma ieri è circolata una stima destinata a far lievitare ulteriormente il costo della manovra di M5S e Lega.
In base agli ultimi dati dell’Inps, infatti, a seconda che l’integrazione interessi le sole pensioni sociali (che sono oltre 850 mila) o che venga estesa a tutti gli assegni di importo inferiore a 780 euro mensili (4,5 milioni di persone) il costo oscilla tra 4,7 e 20 miliardi. Mica bruscolini.
(da “La Stampa”)
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