Maggio 15th, 2018 Riccardo Fucile
STA ATTUANDO LO SCIOPERO DELLA FAME PER VEDERSI RICONOSCIUTA LA PENSIONE CUI HA DIRITTO
La storia di Francesco Briganti, portata all’attenzione dei media da Marco Furfaro, è stata raccontata oggi a L’Aria che tira su La7: ha i requisiti anagrafici per andare in pensione, ha versato contributi all’Inps, poi all’Enasarco, l’ente di assistenza per gli agenti di commercio. 17 anni di contributi, 41 mila euro. Ma non cumulabili con quelli Inps.
Al momento di andare in pensione, Enasarco gli comunica che quei soldi non bastano. Ne servono almeno altri 7 mila, tre anni di contributi.
Per questo Francesco ha iniziato lo sciopero della fame: “non lo faccio per me, ma contro un’ingiustizia che vivono decine di migliaia di persone. Diciamo sempre che in Italia le persone non si ribellano… ecco, io voglio ribellarmi, perchè è meglio rischiare di morire lottando che vivere arrendendosi. La mia vita è lo strumento per questa lotta”.
“Mi chiedono di morire lavorando”, come dice lui. Francesco chiede a Enasarco (che ha un attivo di 154 milioni di euro) almeno la restituzione dei 41 mila euro versati, ma gli sono stati negati.
Durante l’intervista la conduttrice Myrta Merlino gli chiede per chi abbia votato alle elezioni. E lui risponde: “Io sono un vecchio comunista, ho sempre votato in vita mia. Non ho nessuna difficoltà a dirlo: non mi sono mai pentito di essere un vecchio comunista, però alle ultime elezioni ho votato 5 Stelle”.
E poi: “Ma per quel che mi riguarda, non perchè facessero un governo con la Lega, comunque”.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 15th, 2018 Riccardo Fucile
L’UE AVVERTE L’ITALIA: “NUOVO GOVERNO CONTINUI A RIDURRE IL DEBITO
Il presidente Sergio Mattarella ha concesso altro tempo – fino al massimo a lunedì
prossimo – a Luigi Di Maio e Matteo Salvini per dare vita a un nuovo governo.
Ma il pessimismo cresce sulla possibilità che l’esecutivo giallo-verde si riesca a mettere insieme. L’intesa sul nome del premier non c’è e anche sul programma restano parecchie distanze.
Questa mattina, infatti, gli sherpa dei due partiti si sono incontrati nuovamente per continuare a limare la bozza del contratto. Ma su molti punti si continua a litigare.
A cominciare dalle grandi opere.
I grillini sono storicamente contrari a tutte le grandi infrastrutture progettate al Nord, dalla Tav alla Pedemontana, dal Terzo Valico al gasdotto Tap.
Nessun accordo nemmeno sul tema migranti. La Lega propone rimpatri di massa per gli stranieri irregolari, introduzione del reato di immigrazione clandestina.
Il M5s, più attento alle ragioni di tipo umanitario, spinge per siglare patti bilaterali con i paesi d’origine.
Anche le legge sulla legittima difesa proposta dal Carroccio non piace ai pentastellati.
Entrambi i partiti sono pronti a consultare le rispettive basi. Il leader M5s al termine del colloqui con il Capo dello Stato ha annunciato il voto online degli iscritti sul contratto sulla piattaforma Rousseau, che avverrà quasi sicuramente prima del week end. Stessa formula, ma nelle piazze italiane, sceglie la Lega, che sabato e domenica prossimi organizzerà un referendum nei gazebo.
Se Salvini in un tweet mattutino ammette che oltre alla “coerenza e alla concretezza” serve anche “fortuna”, nel centrodestra si nutrono parecchi dubbi.
“Il rischio che fallisca la trattativa Lega-M5S c’è, perchè ieri avevano promesso a Mattarella che avrebbero dato il nome del premier, punto di partenza per la formazione del governo, e poi non sono stati in grado di farlo”, afferma Guido Crosetto, coordinatore di Fratelli d’Italia, a Radio1. Che aggiunge: “Penso che Sapelli fosse la persona individuata, ma poi si è mosso troppo e si è bruciato da solo”
Per il forzista Gianfranco Rotondi “le urne sono vicinissime”.
Mentre Renato Brunetta, a Radio anch’io, suggerisce un “preincarico a Salvini” o altrimenti “voto in primavera”.
Sul fronte Pd, invece, a parlare sempre a Radio 1 è il vicepresidente della Camera Ettore Rosato: “M5S e Lega si devono arrendere. Non so chi sia più pronto in caso di elezioni ma questo Paese ha bisogno di un governo. Chi dice di aver vinto, dopo 70 giorni non è in grado di realizzarlo, questo governo. Stanno litigando su tutto”.
Chiamato in causa, l’economista e premier mancato Giulio Sapelli afferma a Circo Massimo su Radio Capital: “Penso che sia difficile trovare un punto d’incontro, Lega e cinquestelle hanno stili politici troppo diversi”.
Dall’Ue intanto arriva un avvertimento da parte di Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue, intervistato da Politico.eu: “È chiaro che l’approccio alla formazione del nuovo Governo e l’approccio rispetto alla stabilità finanziaria deve essere quello di rimanere nel corso attuale, riducendo gradualmente il deficit e riducendo gradualmente il debito pubblico”.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 15th, 2018 Riccardo Fucile
LA BATTUTA DI GIORGETTI DA’ IL SENSO DELLA SITUAZIONE: “ACCORDO? SI’, PER IL VOTO”
«Altissimo rischio politico, bassa resa». Sono le cinque parole attribuite al leader che nelle ultime ore in Lega si diffondono come fossero uno slogan. Ma è uno slogan per la campagna elettorale.
Lo dice Giancarlo Giorgetti all’uscita dal Quirinale. Il capogruppo leghista alla Camera, di fronte alle telecamere e ai taccuini spalancati, si lascia andare. Gli chiedono se la Lega si stia avviando verso un accordo con i 5 stelle. E lui risponde: «Per le elezioni… ».
Lo staff leghista si affanna a precisare: solo una battuta. Ma è quella che dà il segno alla giornata. E le parole molto nette di Salvini dopo l’incontro con il capo dello Stato («Gli accordi un tanto al chilo non fanno per me») sono il segno, dicono i suoi sostenitori, di una svolta: «Siamo usciti dal piano inclinato. L’accordo con i 5 stelle non è più inevitabile».
Parole simili le avrebbe pronunciate il segretario: «Abbiamo costruito una via d’uscita rispetto al destino obbligato».
Perchè il tavolo sul programma è servito soprattutto a rimarcare le divisioni con i 5 stelle.
Quanto al candidato premier, la verità è sempre la stessa: «Non c’è».
E così, la Lega si affida al repertorio antico per risolvere il problema attuale: il prossimo weekend torneranno nelle piazze i gazebo, simbolo rustico della volontà popolare. In cui si chiederà il parere dei cittadini su alcuni punti del «contratto» di governo con i 5 stelle in fase di complicata gestazione.
Guarda un po’, saranno sottoposti a consultazione proprio gli aspetti che – a dispetto di estenuanti riunioni – nel rapporto con gli stellati sembrano proprio non funzionare: immigrazione, legittima difesa, riformulazione dei trattati europei. Più l’abolizione della Fornero e la Flat tax, cuore del programma leghista.
Il faccia a faccia con Mattarella per Salvini è stato una «presa di coscienza». Tanto per cominciare sull’Europa.
Il presidente della Repubblica ha ricordato alla delegazione leghista l’entità dei vincoli europei e internazionali dell’Italia. Non che Salvini li ignorasse, ma l’esposizione di Mattarella deve essere stata efficace. Perchè poco più tardi, il leader leghista si apriva con i suoi: «La verità è che per superare quel tipo di vincoli, occorre un piglio di un certo tipo. Un’impresa così richiede una grande convinzione».
Sottinteso: piglio e convinzione che con i 5 stelle sarebbero assai difficili da mettere in campo. Il deludere l’elettorato anti euro non è che uno degli aspetti della «bassa resa» dell’accordo con gli stellati.
Peggio ancora sarebbe se nessuno vedesse il nuovo in tema di immigrati: «Impensabile mettersi in gioco senza essere certi di avere le mani libere» dice ai suoi Salvini. Sul fronte dell’altissimo rischio politico, c’è il rapporto con il centrodestra.
Il segretario leghista in prospettiva non crede alla «benevolenza» degli atteggiamenti di Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni: «Ci marcherebbero stretto e non ce ne lascerebbero passare una. Per giunta, Meloni si muove su terreni vicini a quelli della Lega, e dunque il rischio cresce».
Il presidente Mattarella, secondo i leghisti, è stato «molto corretto». Però, loro sanno che il presidente deve solo attendere qualche giorno prima che il tentativo di governo pentaleghista si areni da solo.
Per dipingere lo spirito in cui si muove il Quirinale, a Giancarlo Giorgetti è attribuita un’immagine presa da Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway. Citata così: «Dagli corda, dagli corda… quando si stancheranno, potrai tirarli su…».
(da “Il Corriere della Sera”)
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Maggio 15th, 2018 Riccardo Fucile
“RISCHI DI FARTI DEL MALE, LA SITUAZIONE TI STA SFUGGENDO DI MANO”
Se potesse parlare direbbe che «quei due» non vanno da nessuna parte, che aveva ragione
lui, che tutti i nodi stanno venendo al pettine, e infine che «Salvini rischia grosso, di farsi del male, perchè la situazione può scappargli di mano».
Se potesse Silvio Berlusconi non direbbe queste cose ai suoi collaboratori, o direttamente a Matteo Salvini, che ieri mattina lo è andato a trovare ad Arcore, ma farebbe una dichiarazione.
Ma l’ex premier per ora ha scelto di tacere, di stare a guardare, di non interferire.
È stato lui a farsi di lato, non dovrà essere lui a provocare un eventuale fallimento delle trattative fra i 5 Stelle e la Lega.
Candidabilità ritrovata
Ovviamente sotto sotto ad Arcore ci sperano: non stanno scrivendo la sceneggiatura, ma hanno l’auspicio che il film fra Di Maio e Salvini finisca male.
E non c’è nemmeno dubbio che l’ex premier abbia ragionato in modo diretto e aperto con Salvini, che se ha sentito il bisogno di fargli visita di prima mattina, senza rendere pubblica la notizia, avrà i suoi motivi.
A cominciare da quello esplicitato al Quirinale, subito dopo l’ennesimo colloquio con Sergio Mattarella, e ovvero l’intenzione di mantenere intatta l’alleanza del centrodestra e dunque di muoversi dentro un perimetro di programma che faccia salvi i valori che Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi e lo stesso Salvini hanno sottoscritto prima del voto.
Se sia l’inizio di un ritorno a Canossa non lo sa nessuno. Berlusconi ieri era molto soddisfatto per la riabilitazione giudiziaria, per la candidabilità ritrovata, per le grandi difficoltà che sono emerse al Quirinale e, non da ultimo ovviamente, per la visita dell’alleato che lo ha informato in dettaglio sullo stato dell’arte, sulle distanze che ancora restano, e forse si allargano, con la pattuglia programmatica dei 5 Stelle.
Manifesto ottimismo
Non è difficile immaginare che l’ex premier abbia parlato in modo aperto con Salvini, invitandolo alla riflessione, ai rischi che la Lega affronta sposando un governo con i 5 Stelle, agli ostacoli che può trovarsi una volta arrivato dentro il Palazzo: una cosa sono i punti di un documento, ancorchè soppesato e condiviso da due partiti, un’altra la storia di entrambi, i rispettivi elettori, la concretezza e la difficoltà dell’azione di governo in Italia.
Del resto è stato lo stesso Salvini a citare le infrastrutture, gli immigrati, la giustizia, come punti di grande distanza con Di Maio, punti che anche un esecutivo e una maggioranza omogenea farebbe fatica a gestire e ad affrontare, come si è visto negli ultimi anni.
Non è nemmeno difficile immaginare che lo scetticismo che Salvini ha esternato all’uscita dello studio del capo dello Stato, dopo alcuni giorni di manifesto ottimismo, siano stati in qualche modo anche collegati al colloquio mattutino.
Un’avventura partita male
Alla fine Mara Carfagna, una fedelissima di Berlusconi, oggi vicepresidente della Camera, fa una dichiarazione che riassume lo stato dell’arte con distaccata preoccupazione e allo stesso tempo diplomazia, più o meno lo stato d’animo dell’ex premier, che ad Arcore attende in silenzio la fine di un film che non gli piace: «Forza Italia – riassume la Carfagna – è preoccupata da questa infinita trattativa tra Lega e Movimento 5 Stelle, ci sembra un’avventura partita male. Non c’è intesa sui punti salienti del programma, non c’è accordo sul nome del premier e questo non è un dettaglio, perchè senza il governo non esiste. Ci auguriamo che riescano a mettere in campo un progetto serio, concreto e magari anche condivisibile. Per adesso vediamo solo tanta confusione mentre l’Italia resta a guardare e aspetta».
Nel frattempo escono i dettagli della riabilitazione alle cariche pubbliche pronunciata dal tribunale di Milano, e per Berlusconi sono un’ulteriore buona notizia, da quando ha finito il periodo di prova si è comportato «benissimo», scrivono i giudici.
Sestino Giacomoni, parlamentare storico di Forza Italia, riassume così: «Salvini rifletta bene, il tempo è scaduto, in primo luogo per gli italiani».
(da “Il Corriere della Sera”)
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Maggio 15th, 2018 Riccardo Fucile
DI MAIO HA PAURA DELLE ELEZIONI E RIMANERE TAGLIATO FUORI, SALVINI HA PAURA DI TUTTO, CAPACE SOLO DI FARE IL CASINANTE
C’è Giulio Sapelli che è ancora lì ad attendere di sapere se gli faranno scegliere il ministro dell’Economia e vorrebbe Domenico Siniscalco, a via XX Settembre con Berlusconi.
C’è Giuseppe Conte che avrebbe anche il curriculum giusto ma la Lega fa sapere che le sue frequentazioni a Firenze (leggi: Maria Elena Boschi) non sono gradite.
C’è Enrico Giovannini, il cui nome è durato lo spazio d’un mattino prima che si tirasse fuori dal gioco perchè è un uomo di sinistra.
E Giampiero Massolo, nome fatto per essere bruciato già la settimana scorsa.
E poi c’è Gianluca Vago, medico specializzato in Anatomia patologica e rettore della Statale di Milano, c’è Michele Geraci, professore di economia a capo del Global Policy Institute di Londra che ha detto che flat tax e reddito di cittadinanza sono incompatibili.
O Guido Tabellini, ex rettore della Bocconi che non piace per niente alla Lega.
O ancora Giulio Tremonti, che sarebbe il punto di contatto perfetto del M5S con Berlusconi.
Con in più il bonus di Sapelli che dice che “Nulla mi leva dalla testa che il Movimento Cinque Stelle sia stata un’invenzione americana ed israeliana per condizionare la nostra politica” e che qualche tempo sosteneva che “Esiste un arco istituzionale in Germania, in cui si muovono molti partiti che sapranno arginare questi neonazisti. Mi sembra, da questo punto di vista, che la situazione sia molto più preoccupante in Italia con il M5S. La Germania è vaccinata e ha gli anticorpi. Noi no. E non mi riferisco alle presunte istanze populiste del Movimento di Beppe Grillo, ma al suo evidente dna di matrice neonazista…“.
MoVimento 5 Stelle e Lega sono sull’orlo di una crisi di nervi perchè non trovano un nome spendibile per Palazzo Chigi, mentre Matteo Salvini denuncia in tv che non c’è accordo nemmeno sul programma: sull’immigrazione lui vuole le mani libere, sulla giustizia vorrebbe la legittima difesa potenziata e processi più svelti e dall’altra parte non c’è accordo.
Ce n’è abbastanza per dire che il governo Lega-M5S è già in crisi prima di cominciare e, soprattutto, per segnalare che oggi le urne sembrano più vicine rispetto a una settimana fa, quando di accordi tra grillini e Carroccio nemmeno si parlava.
Tanto che c’è chi spiega che Lega e M5S potrebbero star preparando a un piano B in caso di rottura, cioè un ritorno alle urne l’un contro l’altro armati.
Mentre si è ancora “in alto mare” sui nomi di molti ministri, compreso quello per l’Economia, che dovrebbe andare al Movimento, il Fatto scrive che il M5S dice di voler insistere su Conte. Ma le voci di dentro dicono che il docente è quasi “bruciato” e che Di Maio è un’opzione ancora possibile.
E riemerge la suggestione della staffetta, con Salvini. Mentre la Lega annuncia per il fine settimana una consultazione pubblica nei gazebo sul contratto che non c’e’.
Una situazione disperata ma non seria, nella quale Lega e M5S sono andati a impelagarsi senza preoccuparsi troppo delle possibili conseguenze sul Quirinale, che ieri è tornato a concedere più tempo ai due partiti per trovare un accordo sul contratto di governo pur avendo ben chiaro che i problemi ci sono su Palazzo Chigi e su tutti gli altri posti da occupare.
La mossa di Sapelli, che ha una logica soltanto se la provenienza è quella del Carroccio, serviva a sciogliere l’impasse ma evidentemente non è piaciuta ai grillini.
Proprio per questo, mentre i sondaggi post-voto continuano a incoronare il centrodestra, c’è chi teme che la crisi possa sbloccarsi nel modo più improbabile ad oggi: con il ritorno al voto.
E ad averne paura oggi è proprio il M5S di Di Maio, spiega Annalisa Cuzzocrea su Repubblica:
Il ritorno alle urne, una soluzione che per qualche giorno il leader del Movimento aveva sposato riunendo i parlamentari e ottenendo un plebiscitario via libera, non sembra più praticabile.
«Ci siamo spinti troppo in là , se non la chiudiamo rischiamo di pagarla cara», è l’analisi di uno dei pochi ammessi nella war room in queste ore infuocate
Un rischio gigantesco non solo per i consensi del Movimento 5 stelle — che tanto sta concendendo sul tavolo della trattativa — ma anche per la leadership di Luigi Di Maio, nel momento in cui continua a chiedere tempo, al Colle e al Paese, sapendo che è proprio il tempo a giocare contro di lui.
Il leader M5S aveva pensato potesse essere un’opportunità una trattativa lunga da sbloccare solo con il ritorno del suo nome sul tavolo.
Aveva trovato il Colle disponibile a sondare le reali possibilità di un’intesa. Ma l’atteggiamento della Lega ha cambiato le carte in tavola. «Salvini ha paura di tutto. Di governare, del Quirinale, di Berlusconi. A lui conviene continuare a fare Salvini».
La sentenza dell’inner circle nasconde il timore di queste ore: i gazebo leghisti che bocciano l’accordo cui gli sherpa stanno lavorando giorno e notte.
Gli alibi dell’Europa o dell’immigrazione usati per far saltere l’intesa lanciando una campagna elettorale che descriva il Movimento come piegato al sistema e Salvini come l’unico in grado di sovvertirlo.
Al Quirinale, mentre il gossip descrive i consiglieri di Mattarella come pronti a ridere (“Siamo su Scherzi a parte!“), il presidente della Repubblica per ora sta al gioco. Dopo 71 giorni, è l’unica scelta che rimane perchè il governo tecnico è stato accolto male dal centrodestra, che è partito lancia in resta con la sua guerra alla tecnocrazia secondo un copione che gira indisturbato dal 2011.
Spiega Marzio Breda, re dei quirinalisti, sul Corriere:
Se ieri avesse bocciato il loro tentativo, avrebbe rischiato una valanga di polemiche e recriminazioni, spesso strumentali. Come quelle su cui insiste Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, che contesta il mancato incarico al centrodestra in minoranza, senza ricordare che allora fu proprio Salvini, leader della coalizione, ad andare oltre, proponendo elezioni anticipate.
Ecco dunque spiegata l’ennesima proroga. Il presidente ci si è rassegnato. E, fanno sapere dal Colle, siccome «non intende impedire la nascita di un governo politico che avvii finalmente la legislatura, ha preso atto della richiesta di Lega e 5 Stelle di avere qualche giorno in più… Le forze politiche faranno sapere loro quando saranno pronte».
Ben sapendo che potrebbero non esserlo mai. E potrebbe finire com’era iniziata: con il governo Gentiloni in carica per gli affari correnti e un paese al voto a settembre o a dicembre.
Proprio come aveva auspicato lui.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 15th, 2018 Riccardo Fucile
LA RICHIESTA DI RENZI CHE HA MESSO IN IMBARAZZO I GRILLINI
Stefano Feltri, vicedirettore del Fatto Quotidiano, scrive oggi che il MoVimento 5 Stelle
non ha mai creduto all’intesa con il Partito Democratico e ha sempre puntato di più a quella con la Lega, i cui effetti possiamo ammirare già oggi.
Questa è la ricostruzione della trattativa:
Si muove in avanscoperta il consigliere di Mattarella, Francesco Saverio Garofani. Nessuno dei 5 Stelle vuole interloquire direttamente con Renzi.
L’ex premier, come rivelato dal Fatto,si dichiara disponibile addirittura a sostenere un governo con Di Maio a Palazzo Chigi, ma vuole fuori dalla squadra tutti i ministri in carica nel governo Gentiloni per indicarne degli altri nuovi (e di sicura fedeltà ).
I negoziatori Cinque Stelle sono spiazzati: “Già faticavamo a far digerire alla base il dialogo con il Pd, nemico di un’intera legislatura, ma un conto è dialogare con un Pd rinnovato, un altro lasciare tutte le decisioni a Renzi”.
I pentastellati erano disponibili a inserire nell’esecutivo guidato da Di Maio Paolo Gentiloni, Marco Minniti, Graziano Delrio, Dario Franceschini.
Ma non ad avere Renzi come interlocutore unico.
La lettera al Corriere è stata una mossa di Di Maio ma è stata anche concordata con il PD.
In ogni caso, “quando Renzi ha rotto noi abbiamo fatto un brindisi, il dialogo sarebbe saltato comunque una volta al tavolo a discutere di programmi”, dicono i pentastellati. Che sono sollevati, perchè finisce un’ipotesi di alleanza a cui non hanno mai creduto, ma anche un po’indignati: con la sua dichiarazione così pubblica, personale e aggressiva che delegittima la discussione interna al Pd, Renzi mette in imbarazzo anche Sergio Mattarella che stava aspettando il responso dalla direzione del partito.
In tutte le sue mosse, Di Maio (e il M5S compatto) ha sempre cercato di essere in piena sintonia con il Quirinale, senza mai mancare di rispetto alle prerogative del capo dello Stato che, da parte sua, non ha mai davvero esplorato maggioranze che escludessero il primo partito emerso dalle elezioni, cioè i Cinque Stelle.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 15th, 2018 Riccardo Fucile
COME I MANIFESTI #UNAVALLEONESTA” SONO FINITI AL MACERO PERCHE’ “QUA DELL’ONESTA’ NON FREGA NULLA A NESSUNO, ROMA CI HA DETTO DI PUNTARE SULL’AUTONOMIA”
Da qualche giorno nei peggiori bar di Courmayeur gira un audio del candidato del MoVimento 5 Stelle Luciano Mossa piuttosto imbarazzante, nel quale lo stesso Mossa dice che bisogna cambiare tattica in campagna elettorale, puntando sull’autonomia invece che sull’onestà negli slogan.
Vediamo come viene descritto il tutto dai pentastellati: in uno status su Facebook Mossa dice che i giornali locali sono concentratissimi sui loro manifesti:
La pagina del MoVimento 5 Stelle della Valle d’Aosta invece parla a sproposito di fake news e sostiene che è in atto “una modalità di diffusione di notizie che, invece di porre l’accento su contenuti del programma del Movimento e su proposte di governo dello stesso, preferisce stigmatizzare le probabili cause del ritardo dell’affissione elettorale affidando la “tutela della verità ” a fonti non bene identificate, anzi, del tutto sconosciute, soprattutto in relazione all’atto di hackeraggio dell’account del Movimento 5 Stelle”.
Ora, ci vuole un certo coraggio — e soprattutto una discreta mancanza di senso della vergogna — nel lamentarsi per il fatto che i giornalisti non parlino di quello che il M5S vuole; ce ne vuole di più, però, per sostenere che non ci sia nessun diktat dietro “l’affinamento del nostro SOLO slogan elettorale”.
Perchè intanto sui giornali oggi è uscito il testo dell’audio circolato su Whatsapp e attribuito a Massa (il quale ha confermato): «Dobbiamo cambiare tutto, dobbiamo cambiare manifesti e volantini. Ai cittadini valdostani dell’onestà non gliene importa poi tanto altrimenti non voterebbero sempre gli stessi», diceva il messaggio.
Per poi continuare così, racconta Repubblica oggi:
L’audio risale alle scorse settimana e Mossa ha appena finito una riunione a Roma, con lo staff del direttorio, per discutere le strategie della campagna elettorale.
«Siamo entrati alle 11, ci hanno fatto il terzo, il quarto e il quinto grado: sono a conoscenza di tutto quello che succede qui» dice ai militanti nel messaggio registrato subito dopo l’incontro.
Il succo della comunicazione di Mossa alla chat degli attivisti è «dobbiamo cambiare tutto, manifesti e volantini» e «fare esattamente e letteralmente quello che ci chiedono in modo tale che se sarà un fallimento anche loro saranno responsabili. Non preoccupatevi — dice ai candidati — del ritardo dei volantini e dei manifesti, è tutto stabilito dallo staff».
E così i manifesti con l’hastag #unavalleonesta, già stampati, sono finiti in cantina o al macero.
Insomma, il candidato in Valle d’Aosta è stato invitato da Roma a cambiare i temi della campagna elettorale e, cosa più importante, ha accettato di farlo perchè “se sarà un fallimento anche loro saranno responsabili”.
In pratica le strategie elettorali dei candidati “scelti sul territorio” tra i “cittadini” le decidono a Roma e nei territori si abbozza perchè così almeno in caso di sconfitta sarà colpa anche di Roma.
La parte più divertente della vicenda è che i messaggi dovevano puntare sull’autonomia. Non certo dal M5S, ecco.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 15th, 2018 Riccardo Fucile
“QUESTO SARA’ UN GOVERNO D’EMERGENZA PER RESTARE IN PARLAMENTO, NON CERTO UN GOVERNO POLITICO PER AFFRONTARE I PROBLEMI DEGLI ITALIANI”
“Non posso accettare l’idea di uno che, come Di Maio, dice: ‘Scriviamo la storia’. Prima la
si fa la storia e poi la si scrive. In più, sono gli altri che scrivono la storia su di te e su quel che fai. Non è che te la scrivi da solo su quel che farai. E’ una cosa che non ha nè capo, nè cosa. Quello di Di Maio è un atto di supponenza e di arroganza”. Sono le parole dell’ex magistrato Antonio Di Pietro, intervistato a Ecg Regione (Radio Cusano Campus) sulla situazione politica di queste ore.
E aggiunge: “Dialogo tra M5s e Lega? Quando Mattarella ha suonato la campanella del ‘tutti a casa’, intorno a Salvini e a Di Maio avranno fatto quadrato tutti i parlamentari che a casa non ci volevano tornare. Questo è un governo dell’emergenza per restare in Parlamento, non è un governo politico per risolvere chissà cosa. Comunque, prima di giudicare, bisogna vedere cosa saranno in grado di fare. Mi fa molto riflettere” — continua — “che ancora non siano stati individuati il premier e i ministri. Pd? Certamente avrebbe potuto rappresentare un’alternativa, se avesse accettato di dialogare col M5S. Ma se questo governo dovesse far male, la colpa sarebbe di chi ne fa parte, non del Pd”.
Di Pietro si esprime anche sulla riabilitazione di Berlusconi: “Torna candidabile, ma i cittadini non si devono lasciar prendere in giro da tutti questi portavoce che dicono che finalmente giustizia è fatta. La riabilitazione, proprio per il termine tecnico, significa che uno è riabilitato in quanto è stato condannato, ha scontato la pena, sono passati ulteriori tre anni e può essere riabilitato”.
E puntualizza: “La riabilitazione è un effetto fisiologico di un procedimento penale che è arrivato alla sua conclusione. Non è che se a un assassino danno 20 anni di carcere, questo ridiventa innocente, una volta esaurita la pena”
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 15th, 2018 Riccardo Fucile
“SI E’ COMPORTATO COME UN FIDANZATO CAFONE CHE INVITA LA RAGAZZA AL CINEMA, POI LUI ENTRA E DICE A LEI DI ASPETTARE FUORI”
Durissimo j’accuse del deputato di Forza Italia. Renato Brunetta, al leader della Lega, Matteo Salvini, a proposito del suo accordo di governo con Luigi Di Maio.
Ospite de L’Aria che Tira (La7), l’ex capogruppo di Fi alla Camera dei Deputati, esordisce: “Non mi aspettavo questo suo comportamento. Per quei maledetti tre punti in più che ha preso alle elezioni rispetto a Forza Italia, Salvini ha pensato il leader della coalizione di centrodestra. E nessuno l’ha mai deciso. Salvini ha anche pensato di prendere decisioni, come quella di mettere il veto sul Pd. E anche questo non l’ha mai deciso la coalizione. Lo ha deciso lui. Comportandosi così, si è consegnato, mani e piedi, a Di Maio”.
Alla conduttrice Myrta Merlino, che gli chiede se si sente tradito da Salvini, Brunetta risponde: “Il tradimento è un sentimento molto importante. No, penso che Salvini non interpreti correttamente lo stare in una coalizione. Ha interpretato in maniera egemonica il ruolo della Lega. Per essere il leader di una coalizione, devi avere stile, rispetto, pari dignità , tutte qualità che aveva Berlusconi quando il Pdl era oltre il 30% e la Lega era al 4%. Questo invece non appartiene alla Lega di Salvini. Ed è un elemento che dà disturbo e che rende la coalizione più debole”.
Il politico sfodera un esempio: “Salvini si è comportato come un fidanzato cafone, che porta al cinema la sua ragazza. Poi quello del botteghino gli dice che lui può entrare, ma la fidanzata no. E il fidanzato entra ugualmente senza di lei e le dice: ‘Cara, aspettami fuori’”.
E puntualizza: “Noi di Forza Italia faremo opposizione senza sconti al governo M5s-Lega. Non faremo benevola astensione, come ha detto Toti, che è un grande amico di Salvini”.
E alla domanda finale (“Lei si fida di Salvini?”), Brunetta risponde: “Direi di no. Io spero che si ravveda e che questa devianza grillina lo faccia ricredere”
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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