Luglio 27th, 2018 Riccardo Fucile
LA NARRAZIONE TOSSICA DI UNO STATO BUGIARDO SUL CASO ROM
Poi alla fine, non sono le 200 persone buttate per strada nel caldo torrido romano; questo non interessa nessuno. Ciò che conta è come si è saputo comunicare all’esterno lo sgombero del campo rom di Camping River, a Roma.
E’ fuori discussione: è sulla narrazione della sua genesi, della sua giustificazione e della sua necessità che il Campidoglio ha vinto la sua battaglia.
Interviste, video e un paio di post sui social al momento giusto ed ecco che il tragico allontanamento di sessanta famiglie dalle loro abitazioni è diventato la battaglia vinta contro il degrado, l’illegalità , i roghi tossici.
Addirittura contro l’Europa che non rispetta la sovranità nazionale.
Poi se la realtà è un’altra e se a pagare il prezzo della propaganda sono i poveracci di via Tiberina, pazienza.
In fondo non è la prima volta che accade. Anche la Giunta Raggi ha capito che non importa ciò che fai ma come, e soprattutto cosa racconti.
Sapendo che anche davanti ad un’informazione falsa o un numero inesatto, la smentita avrà sempre e comunque tempi ampi e spazi compressi per sopravvivere alle reazioni suscitate dalla prima notizia. Che ormai sarà diventata virale.
Primo esempio. La “terza via”.
E’ un’espressione coniata da poche settimane nelle stanze di Palazzo Senatorio e da quel giorno ripetuto in ogni intervista da qualsiasi rappresentante istituzionale quando deve parlare di “questioni rom” a Roma. Nè sgomberi, nè assistenzialismo: adesso c’è la “terza via”, il cui canale privilegiato ha un nome: rimpatrio assistito. Ed ecco che il 20 luglio spunta un video girato negli uffici comunali.
Una coppia di rumeni (lei a volto coperto) ringrazia timidamente la sindaca per l’aiuto ottenuto nel tornare in Romania. «Vogliamo dimostrare che terza via è effettivamente possibile», ripete la sindaca presentando il video. Arriva tardi chi si dilata nella spiegazione, troppo lunga e di scarso appeal, che i cittadini comunitari presenti nei campi romani, gli unici che potrebbero rimpatriare, rappresentano solo il 15% della popolazione totale e che già il sindaco Veltroni ci aveva provato nel 2007 con gli stessi strumenti ed i medesimi fallimentari risultati.
Secondo esempio. Allarme igienico-sanitario.
E’ quello che scatenato l’Ordinanza sindacale che ha giustificato lo sgombero entro 48 ore dalla sua notifica. “Vi allontaniamo dalle vostre case — è stato spiegato agli abitanti — per la tutela della vostra salute”.
Anche in questo caso, nessun impatto per l’articolata narrazione: «E’ stato il Comune a decidere il 30 giugno di sospendere l’erogazione dell’acqua e a chiudere le utenze. Una settimana prima era stato sempre il Comune a distruggere una cinquantina di moduli abitativi lasciando le persone per strada» .- come ha sostenuto la nostra associazione presentando ricorso alla Cedu.
“Allarme igienico-sanitario” è lo slogan vincente ed inquietante, che rimanda a pericoli, a contagi, a pestilenze, a untori da allontanare.
Terzo esempio. La cattiva Europa.
Il 23 luglio la Corte Europea per i Diritti dell’uomo sospende lo sgombero organizzato per lo stesso giorno, decidendo di rimandare la decisione al 27 luglio, al fine di leggere le carte e approfondire la questione. «Ci mancava il buonismo della Corte Europea per i diritti dei rom», il commento sarcastico di Matteo Salvini sui social. Il giorno dopo, accompagnato dalla sindaca Raggi rincara la dose: «Strasburgo non fermerà la legalità ».
Poche parole per spostare il problema da Camping River ad un’Europa cattiva e prepotente che attenta alla sovranità nazionale. Dopo lo sgombero del 26 luglio, realizzato in barba alla decisione della Corte di Strasburgo, la sindaca scrive: «La Corte Europea ci dà ragione».
Troppo lunga la contro narrazione che c’è poco da celebrare, visto che è stata solo sospesa la misura ad interim relativa allo sgombero perchè che lo stesso è stato già effettuato.
La verità è che il ricorso, promosso da tre ricorrenti del campo, è ancora pendente come una spada di Damocle sull’Amministrazione perchè si apre alla violazione di gravi articoli.
Tre slogan per raccontare una realtà virtuale, menzognera, semplificata all’osso.
Che però è vincente perchè compressa in uno slogan pubblicitario, accattivante come un dolce proibito, e soprattutto rispondente a ciò che la persona comune vuole ascoltare.
Una realtà che copre omissioni e incapacità , che si compiace di se stessa. E che si materializza nella navetta della Polizia che, il giorno dopo lo sgombero, accompagna i giornalisti accreditati nel visitare le macerie del Camping River.
Il campo dove l’unica cosa tossica non sono stati i roghi — mai registrati in quell’insediamento — ma la narrazione di uno Stato che fa propaganda.
Carlo Stasolla
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: denuncia | Commenta »
Luglio 27th, 2018 Riccardo Fucile
A BORDO ANCHE UN UOMO FERITO E DUE DONNE INCINTE, UNA RISCHIA DI PERDERE IL BAMBINO… LA NAVE FERMA AL LARGO DELLA TUNISIA : “DIVIDIAMO IL PANE, AIUTATECI” … ITALIA, MALTA E FRANCIA SUL BANCO DEGLI IMPUTATI
Oggi sono al quindicesimo giorno in mare, i migranti che nessuno vuole. 
Tra loro anche due donne incinte in gravi condizioni di salute. A rilanciare su Twitter la loro odissea è la sezione italiana della ong Sea Watch, che scrive: “Sono da due settimane ignorati dalle istituzioni, che negano sia un porto di sbarco che l’evacuazione delle due donne in gravidanza”.
I migranti invisibili sono quaranta e dal 16 luglio si trovano a bordo della Sarost 5, la motonave di supporto logistico per le piattaforme offshore di gas che li ha soccorsi. Erano stati intercettati in mare, a 90 miglia da Lampedusa, nella zona Sar maltese, dopo un guasto al motore dell’imbarcazione con cui erano partiti dalla Libia cinque giorni prima, e portati su una piattaforma petrolifera da cui la Sarost li ha caricati a bordo.
Ai 40 naufraghi però – provenienti da diversi Paesi africani, dall’Egitto al Mali, dalla Nigeria alla Sierra Leone – nè l’Italia nè Malta nè la Francia hanno concesso l’autorizzazione allo sbarco.
A quel punto la Sarost ha fatto di nuovo rotta verso il Nordafrica e si trova da giorni ferma al largo di Zarzis, in Tunisia, che però non è ritenuta un luogo sicuro dalla comunità internazionale.
A quanto si è appreso, all’inizio i migranti avrebbero chiesto di non essere sbarcati in Tunisia, poi avrebbero cambiato idea, ma il Paese non ha concesso l’ok.
Gli spazi sono ridotti, la nave non è attrezzata per i soccorsi e non c’è personale medico.
Tra i 40 migranti, costretti a dividere con i 14 membri dell’equipaggio le razioni di cibo rimaste, ci sono anche un uomo ferito e due donne incinte, una di sei mesi che ha bisogno di assistenza e una di poche settimane.
Mongi Slim, medico del Comitato tunisino della Mezzaluna rossa che mercoledì scorso è salito a bordo, ha dichiarato: “Abbiamo chiesto almeno per loro una evacuazione immediata, ma senza ricevere risposta”, ha detto. Sempre inascoltati finora gli appelli delle persone salvate e dell’equipaggio.
“Stiamo soffrendo, stiamo soffrendo molto. Sono 14 giorni che non mangiamo. L’equipaggio a bordo divide i pasti con noi ma non è abbastanza. Per favore aiutateci”, hanno detto mercoledì ai microfoni di Radio Radicale.
E ancora: “Abbiamo solo pane, abbiamo perso chili”, abbiate pieta”. “Non aspettiamo viveri o beni di prima necessità , chiediamo una risposta su dove sbarcarli, l’equipaggio è stanco”, ha spiegato a Euronews il comandante in seconda.
Oggi a lanciare un nuovo appello è l’ong Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes), che chiede alle autorità del Paese nordafricano di autorizzare lo sbarco. E sottolinea la “difficile situazione umana” di questi migranti, fermi da due settimane in mare benchè alcuni abbiano bisogno di cure mediche e psicologiche. Il Forum parla di “politiche disumane degli Stati dell’Unione europea che si rifiutano di assumere la responsabilità legale e umana nei confronti dei migranti”.
Mentre la Ue fa sapere che, attraverso la sua delegazione in Tunisia, sta seguendo la vicenda “da vicino, in coordinamento con le autorità tunisine, l’Unhcr, l’Iom e gli Stati Ue”.
Mina Andreeva, vice portavoce della Commissione europea, aggiunge: “Secondo le nostre informazioni, le persone a bordo stanno ricevendo aiuti e cure. Speriamo in sviluppi positivi”.
(da agenzie)
argomento: criminalità | Commenta »
Luglio 27th, 2018 Riccardo Fucile
E ALLA FINE SI SCOPRE LA MARCHETTA DI GRILLINI E LEGHISTI ALLA CONFINDUSTRIA… CON POLETTI (PD) ERA IL 20%
Le aziende potranno assumere con contratti a termine (compresi quelli in somministrazione) fino al 30% dei propri dipendenti: un tetto superiore a quello del 20% fissato dal decreto Poletti, antipasto del Jobs Act.
E’ quello che prevede un emendamento dei relatori Giulio Centemero (Lega) e Davide Tripiedi (M5s) al decreto Dignità approvato venerdì mattina, quando le commissioni Finanze e Lavoro della Camera dovrebbero concludere i lavori sul testo e inviarlo all’Aula per la discussione a partire dalla prossima settimana.
La novità appare come un cedimento alle richieste del mondo imprenditoriale che aveva paventato effetti negativi sull’occupazione proprio perchè il decreto voluto dal ministro e vicepremier Luigi Di Maio, come è noto, riduce a 12 mesi la durata massima dei contratti a tempo in assenza di una causale.
(da agenzie)
argomento: governo | Commenta »
Luglio 27th, 2018 Riccardo Fucile
MENTRE IN ITALIA I SENZATETTO VENGONO ABBANDONATI A SE STESSI
E’ nato ad Edimburgo, in Scozia, il primo Homeless village del mondo. 
Sorge su un terreno donato dal comune e può contare su 11 case appositamente costruite per ospitare i senzatetto.
Il progetto della onlus Social Bite vuole creare una comunità stabile e solidale per 20 persone, per i prossimi 12-18 mesi. Se ne parla in un articolo di Ronnie Convery pubblicato dalla rivista Scarp de’ tenis.
L’idea è che questo ambiente possa aiutare le persone a prepararsi a vivere in alloggi permanenti e che sia una soluzione più valida rispetto agli ostelli, ai rifugi e ai B&B. Entusiasta il co-fondatore di Social Bite, Josh Little-John, come si legge nell’articolo: “Quello che stiamo facendo al Village sta diventando un’alternativa praticabile ai modelli di alloggi temporanei che sono stati adottati finora per i senzatetto”.
L’Homeless village sarà dunque un ambiente comunitario, protetto e organizzato dove lo staff dell’associazione Cyrenians incoraggerà le persone a sostenersi a vicenda per costruire un futuro più felice, in un luogo fatto di sicurezza e speranza.
Il progetto, spiega Josh nell’articolo, fa parte di una rete di soluzioni pensate per risolvere il problema dei senza dimora e si affiancherà ad un programma di housing first che prevede nei prossimi 18 mesi la realizzazioni di 800 alloggi tradizionali in cinque città scozzesi.
(da Globalist)
argomento: povertà | Commenta »
Luglio 27th, 2018 Riccardo Fucile
“PER FARLO HA UTILIZZATO SOLDI PUBBLICI” … LEI REPLICA: “NESSUN CONTRIBUTO PUBBLICO, SPESE PAGATE DA SPONSOR, RESTO DELLA MIA OPINIONE”
Voce inconfondibile, presenza sanremese ormai assidua e pure personaggio televisivo, Nina Zilli è sicuramente una delle cantanti più amate dal pubblico nazionalpopolare ( e non) di questa stagione, una di quelle che sembra mettere d’accordo tutti. O quasi. Da ieri ha sicuramente un avversario, il ministro dell’Interno Matteo Salvini che l’ha attaccata dai suoi attivissimi social, accusandola di «averla insultata con soldi pubblici».
I fatti
Ovvero il team che segue il leader leghista su Facebook ha postato ieri un video in cui la cantante lo manda letteralmente a quel paese durante un concerto a Comacchio.
In realtà i fatti risalgono al 5 luglio, nei giorni in cui vi era molto dibattito per le immagini dei piccoli migranti annegati (con relativa polemica legata al fatto che alcuni sostenessero essere foto finte).
Sullo schermo della piazza romagnola, scorrevano dunque le immagini dei bambini e la cantante ha dunque proferito il vaffa, per mostrare la sua distanza dalle politiche del governo sul tema dell’accoglienza.
Il dibattito sui social
Interpellata, la cantante si limita a commentare : «Mi sono fatta prendere dall’enfasi e ho detto quell’insulto. Me ne scuso, forse avrei dovuto dire abbasso, per quanto il vaffa sia stato sdoganato. Ma rimango della mia opinione, non ce la si prende con i bambini e con chi scappa dalla guerra».
In quanto al tema dei soldi pubblici, dall’entourage fanno sapere che i costi di questo tipo di iniziative sono quasi integralmente coperti dalle sponsorizzazioni.
E sui social si è scatenato subito il dibattito: in tanti se la prendono con la cantante, con varie contumelie, altri la difendono, mentre qualcuno fa notare perchè uno non debba esprimere, in qualunque circostanza, la sua opinione, condivisibile o meno che sia, da cittadino prima che da artista.
(da agenzie)
argomento: Costume | Commenta »
Luglio 27th, 2018 Riccardo Fucile
DECISIONE ALL’UNANIMITA’ IN COMUNE: “XENOFOBIA PREOCCUPANTE”… LA SOLITA RISPOSTA ARROGANTE: “CHI SE NE FREGA”… LA VERGOGNA INTERNAZIONALE DI AVERE UN MINISTRO RAZZISTA… E ORA SI ASPETTA LA MAGISTRATURA SPAGNOLA
Il segertario della Lega Matteo Salvini? Persona non grata. 
Le politiche sui migranti del ministro dell’Interno hanno strascichi sul piano internazionale.
ll Consiglio comunale di Maiorca ha infatti dichiarato il ministro dell’Interno “persona non grata” nell’isola spagnola. Lo rende noto il Diario de Mallorca, spiegando che la mozione, presentata dai partiti Podemos, Mes e Psib, è stata approvata all’unanimità , includendo anche una condanna della proposta del ministro dell’Interno italiano di fare un censimento dei Rom
Il consiglio comunale di Maiorca tra le altre cose ricorda “l’immensa opera umanitaria delle Ong come Proactiva Open Arms, Lifeline, Proemaid o SMH nel salvataggio di decine di migliaia di persone dalla morte certa nel Mediterraneo”, e si condannano le politiche migratorie europee “senza garanzie per i diritti umani”.
In questo senso, Podemos ha condannato le “terribili e oltraggiose dichiarazioni e le politiche” di Salvini, che “distillano una xenofobia molto grave e preoccupante e un evidente disprezzo per la vita e la dignità umana”.
Il Consiglio ha sollecitato il suo presidente Miquel Ensenyat a dichiarare “persona non grata” anche il presidente Usa Donald Trump, sempre per le sue politiche sui migranti. La replica di Salvini è arrivata, ancora una volta, dai social e rigorosamente all’insegna del sarcasmo: “Non benvenuto a Maiorca? Chi se ne frega, le mie vacanze le faccio in Italia!”.
Come se una decisione del genere riguardasse solo lui e non l’immagine dell’Italia nel mondo. Avere un ministro razzista è una vergogna per tutti gli Italiani veri.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Luglio 27th, 2018 Riccardo Fucile
I RAPPORTI CON LEGA E M5S, GLI ARTICOLI PER I MEDIA DI MOSCA, L’INCONTRO CON BANNON
Giusto dieci giorni fa Marcello Foa annunciava querela contro L’Espresso: oggi è stato indicato dal governo gialloverde come nuovo presidente della Rai.
Nell’ inchiesta di Vittorio Malagutti sulla rete dei sovranisti europei, L’Espresso aveva infatti raccontato i rapporti tra Foa, il mondo leghista, quello pentastellato e le voci di Putin in Italia.
L’inchiesta partiva da Sestu, vicino a Cagliari, dove ci sono gli uffici della Moving Fast Media, società da cui dipende il sito di news “Silenzi e Falsità ” che dichiara l’ambizioso obiettivo di raccontare “quello che i media non dicono”.
La linea politica del sito è chiara. Pieno appoggio al governo Conte e titoli enfatici per attaccare quelli che vengono descritti come i nemici dell’esecutivo, partiti o giornali.
A tirare le fila dell’iniziativa è Marcello Dettori, 28 anni, fratello di Pietro, classe 1986, a lungo collaboratore di Gianroberto Casaleggio e poi di suo figlio Davide, oggi uno dei quattro soci della piattaforma Rousseau.
Anche Marcello Dettori, il gestore di Silenzi e Falsità , ha lavorato due anni (da ottobre 2013 a dicembre 2015) alla Casaleggio associati.
Moving Fast Media è stata costituita pochi mesi fa, a dicembre del 2017, ma nel frattempo il più giovane dei Dettori si era già messo in proprio come consulente.
Tra i clienti, tre in tutto, compare anche una società di Lugano: la MediaTi holding.
A questa sigla fa capo il più importante gruppo editoriale della Svizzera italiana, proprietario del Corriere del Ticino, un quotidiano, a cui si aggiungono televisione, radio e un sito di news
Che cosa c’entra il consulente a Cinque Stelle con questi media che battono bandiera elvetica? C’è un nome, una persona, che fa da anello di congiunzione tra due mondi in apparenza distanti.
È appunto Marcello Foa, amministratore delegato della Società editrice del Corriere del Ticino, che l’anno scorso ha assorbito MediaTi holding.
Doppia cittadinanza, italiana e svizzera, giornalista, blogger e saggista, il nuovo presidente della Rai ha 55 anni ed è impegnato in prima linea nella battaglia sovranista.
Ha lavorato a lungo per il Giornale, alla redazione esteri e come responsabile del sito. Poi, nel 2011, il salto a Lugano, da manager di punta del gruppo Corriere del Ticino.
Foa non ha mai nascosto il suo sostegno a Salvini, mentre sul fronte Cinque Stelle i legami con Dettori junior si sono consolidati nel tempo.
Il sito Silenzi e Falsità ospita spesso interventi del giornalista italo-svizzero.
Sulla sua pagina Facebook, il manager del Corriere del Ticino non manca mai di segnalare anche i suoi interventi da opinionista per Russia Today, la tv via satellite in lingua inglese controllata dal governo di Mosca.
Foa conosce bene Salvini. Il 14 giugno scorso, l’ultimo libro di del giornalista (“Gli stregoni della notizia, atto secondo”) è stato presentato a Milano e il ministro dell’Interno, annunciato come “special guest”, si è materializzato con un videointervento.
L’incontro pubblico è stato organizzato, secondo quanto recita la locandina, dall’Associazione Più Voci, la stessa che, come rivelato da L’Espresso , ha ricevuto un contributo non dichiarato di 250 mila euro dal costruttore Luca Parnasi, arrestato tre settimane fa.
Molto meno pubblicizzata è stata la presenza di Foa a un altro evento dal significato politico ben più rilevante
L’8 marzo scorso, pochi giorni dopo le elezioni, a Milano è sbarcato Steve Bannon, il guru sovranista già vicino a Donald Trump, che ha fatto visita a Salvini. Tra i pochi ammessi all’incontro c’era anche Foa.
(da “L’Espresso”)
argomento: RAI | Commenta »
Luglio 27th, 2018 Riccardo Fucile
IN ITALIA LE QUERELE CONTRO I GIORNALISTI NON SONO UNA DIFESA DALLA DIFFAMAZIONE, MA UN’ARMA DI INTIMIDAZIONE, SONO I NUMERI A DIRLO: IL 70% DELLE QUERELE SONO ARCHIVIATE DAL GIP, CIOE’ SUBITO
Secondo Roberto Saviano, Matteo Salvini, neo ministro dell’Interno, è “il ministro della
malavita“. Come Giolitti secondo Salvemini.
Erano i primi anni del Novecento. E al Sud, erano gli anni della fame, della tubercolosi. Dell’esodo verso l’America. Per Giolitti, liberale, il traino dell’Italia era il nord. Il nord industriale. Era lì che era necessario concentrare gli investimenti.
Il sud non era che un serbatoio di voti. Da gestire attraverso il clientelismo. Attraverso i notabili locali. Spesso legati alla criminalità .
Salvemini non accusava Giolitti di mafia: accusava Giolitti, più esattamente, di non agire contro la mafia. Di guardare da un’altra parte. Perchè gli tornava utile. E dunque, di rendersi complice.
Dopo anni di invettive contro il Sud, a capo di un partito chiamato Lega Nord, il 4 marzo Matteo Salvini è stato eletto al Senato in Calabria.
Con il sostegno, in particolare, di Giuseppe Scopelliti, già sindaco di Reggio Calabria e presidente della Regione, al momento in carcere per falso in atto pubblico. L’alleanza tra Salvini e Scopelliti è stata mediata da Domenico Furgiuele, il coordinatore regionale della Lega. Il cui suocero, Salvatore Mazzei, è un noto imprenditore a cui l’antimafia ha confiscato beni per 200 milioni di euro. Non sono cose che dice Saviano, tra l’altro. Sono cose che dice la magistratura.
E che ha raccontato anche il Guardian. Che però, non è stato querelato.
Ma quella citazione di Salvemini, è diffamazione, o è un’opinione?
A Rosarno, a un comizio di Salvini erano presenti esponenti della famiglia Pesce. E affiliati alla famiglia Bellocco. E chi sta sul palco o parla, come un ragazzo che il 23 settembre 2006, da un palco di Casal Di Principe, guardò i parenti dei latitanti, in un angolo della piazza, e disse: “Questa non è la vostra terra — o parla o tace”.
E chi tace acconsente.
Il 70 percento delle querele contro i giornalisti viene archiviato dal Gip. E cioè subito. Nella fase delle indagini preliminari.
Del 30 percento che arriva a giudizio, solo il 30 percento si chiude con una condanna. Ma in realtà , ti conviene arrivare a giudizio. E affrontare anni di processo, anni di carte, di avvocati, udienze, di giorni sprecati a recuperare prove, rintracciare testimoni: perchè altrimenti, le spese legali restano a tuo carico.
Altrimenti, non solo sei stato querelato per niente. Ti tocca anche pagare.
In Italia le querele contro i giornalisti non sono una difesa dalla diffamazione. Sono un’arma di intimidazione: e sono i numeri a dirlo.
Enrico Mentana ha avuto circa 300 querele (almeno secondo Rolling stone).
Marco Travaglio circa 250 — prima di diventare direttore del Fatto Quotidiano, e perdere il conto.
A Corrado Formigli, la Fiat una volta ha chiesto 20 milioni di euro di risarcimento. Manco gli avesse causato un crollo in Borsa. E colpire uno, significa colpire tutti. Letteralmente. Non è retorica.
Il giornalismo non è un’avventura individuale, è un’impresa collettiva. Che si tratti di mafia, o di migranti, di tangenti o di precarietà , un’inchiesta è sempre decine di inchieste insieme. E il segnale a uno, è il segnale a tutti: se parli, se scrivi, se insisti, ti querelo. E non importa se poi perdo. Intanto ti ho fermato.
Giolitti, detto per inciso, fu anche l’uomo della guerra in Libia. Una guerra voluta più per ragioni economiche, che strategiche: per conquistare nuovi mercati. E per distrarre l’opinione pubblica dai problemi interni.
Francesca Borri
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Giustizia | Commenta »
Luglio 27th, 2018 Riccardo Fucile
QUANTI PALLINI FINISCONO “CASUALMENTE” NELLE SCHIENE DI PERSONE DI COLORE… MA LO SLOGAN NON ERA “PRIMA GLI ITALIANI”?
Piano piano, senza far rumore perchè il colpo di pistola assomiglia a quelle pernacchiette che anticipano i botti veri di Capodanno, gli italiani stanno finalmente prendendo confidenza con le armi e fantasticando con la mente.
A Macerata, ricordate?, un uomo espresse tutto il suo sdegno in nome del “Prima gli italiani”, e falciò una serie di persone di colore. Un libero tiro a segno.
La democratica Macerata invece di insorgere si chiuse in casa, impaurita da quell’atto, e il Pd — che pure aveva subito una pallottola diretta a un suo circolo — s’indignò ritirando ogni appoggio alla protesta di piazza.
Il suo sindaco raccomandò a tutti di non fare baccano per strada, i concittadini erano ancora sotto stress e non avrebbero retto all’urto di una manifestazione pacifica.
Passarono le settimane e qualche pernacchietta venne udita a Forli, poi a Caserta. Infine, ma è cronaca di questi giorni, un esemplare funzionario del Senato, in quiescenza per raggiunti limiti di età , stava provando la sua meravigliosa pistola a piombini.
Nessun proiettile vero, solo piombini che, come dice la parola stessa, fanno male senza strafare. L’uomo esemplare, il padre di famiglia, italiano al cento per cento, volendo esercitarsi è uscito sul balcone e ha mirato dall’alto verso il basso in modo che il suo esperimento fosse sottoposto anche alla virtù della balistica.
Per un accidenti, che ancora il pistolero non sa spiegarlo, una bimba rom ha intercettato il piombino, forse per sgraffignarlo?, e con una torsione incredibile ha lasciato che le si conficcasse in una spalla.
E che dire di quel che è appena successo a Cassola, nel vicentino? Un signore, anche lui con carabina in spalla ha scelto ieri di sparare qualche colpo di piccolissimi e innocenti pallini di piombo.
Aveva un piccione come dirimpettaio e voleva innocentemente spiegargli che era meglio sloggiare: Prima gli italiani.
Il piccione è volato via, cosicchè i pallini di piombo, ormai liberi nella traiettoria, hanno autonomamente scelto di dirigersi nella schiena di un uomo, incredibilmente al lavoro su una scala e, ancor più inspiegabilmente, di colore nero.
I pallini, già tradotti in caserma, devono spiegare perchè hanno cambiato traiettoria sebbene il proprietario della carabina avesse raccomandato prudenza.
La linea difensiva dei pallini, illustrata dall’avvocato difensore, è la seguente: “Avevamo capito di prendere due piccioni con una fava”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »