Gennaio 30th, 2019 Riccardo Fucile
IL VICEMINISTRO M5S CITATA A GIUDIZIO DAL TRIBUNALE DI TORINO PER UN POST SU FB CON INSINUAZIONI VERSO UNA CANDIDATA PD
La procura di Torino ha citato in giudizio per diffamazione l’attuale viceministro (senza deleghe,
perchè Tria non si fida) all’Economia Laura Castelli (M5S).
Il procedimento si riferisce a un post pubblicato dalla Castelli su Facebook nel 2016, alla vigilia delle elezioni amministrative nel capoluogo piemontese, con critiche (ora considerate diffamatorie) a una candidata del Pd. Il post aveva ricevuto numerosi commenti con insulti razzisti e sessisti.
Per tale ragione la procura procede anche contro una ventina di commentatori. Il tribunale dovrà fissare la data dell’inizio del processo.
Per Laura Castelli la procura aveva chiesto inizialmente l’archiviazione, ma nel gennaio 2018 il gip Paola Boemio ha ordinato di formulare il capo di imputazione.
«Questa notizia (quella dell’indagine sul bar, ndr), di sicuro interesse pubblico e sostanzialmente espressa in maniera continente, fa solo da cornice a quanto, a ben vedere, è la reale portata del post e che integra a pieno titolo il reato contestato: non la critica all’opportunità politica della scelta di un determinato candidato consigliere, ma l’allusione, neppure troppo velata, all’esistenza di un legame intimo tra la Roscaneanu e Fassino», scrisse all’epoca il GIP.
E ancora: «Il post, che esordisce con un eloquente ‘che legami ci sono tra i due?’ ed è accompagnato da una foto, manipolata ad arte, che ritrae i due protagonisti affiancati, abbracciati e sorridenti, è maliziosamente volto a sostenere l’esistenza di un rapporto sentimentale tra i due, violando pienamente tutti e tre i canoni della veridicità , dell’interesse pubblico e della continenza e spostando illecitamente quella che vuole sembrare una mera ed innocua critica politica sul piano personale, in maniera gratuita e senza che ciò nulla aggiunga di utile alla valutazione di inopportunità politica nella scelta dell’aspirante consigliere comunale», scrisse all’epoca la GIP.
Aggiungnendo che erano proprio state le allusioni di Castelli ad aver scatenato gli insulti degli astanti nei confronti di Roscaneanu.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 30th, 2019 Riccardo Fucile
DA FLORIS NON RISPONDE SE VOTERA’ SI O NO SU SALVINI: “DEVO PENSARCI UN PAIO DI SETTIMANE”…E IL GIORNALISTA FRANCO LO DISTRUGGE: “ALLORA SIETE COME TUTTI GLI ALTRI”
Vi ricordate di quando Laura Castelli fece quella figura barbina da Lilli Gruber a Otto e Mezzo perchè non voleva dire cosa avrebbe votato a un eventuale referendum sull’euro che comunque il MoVimento 5 Stelle si è rimangiato perchè è meglio tirare a campare che tirare le cuoia?
Bene, ieri sera il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli ha fatto la stessa cosa su Salvini: a domanda diretta di Floris su come avrebbe votato sull’autorizzazione a procedere di Salvini, Toninelli, coadiuvato con grande maestria dall’applauso della claque in studio (come Salvini, del resto) riesce nell’impresa di buttarla disperatamente in caciara e a non rispondere sostenendo di aver bisogno di due settimane di tempo per decidere.
L’apoteosi però arriva quando Massimo Franco fa notare che questo comportamento è un modo per sviare la risposta ed evitare di darla: a quel punto Toninelli risponde con la raffinatissima tecnica dello specchio specchietto, già molto in voga nelle scuole d’infanzia: “Non rispondo come per trent’anni non hanno avuto risposte dagli esperti della politica che hanno governato l’Italia”, servendo un assist perfetto alla replica del giornalista: “Ma allora è vero che siete uguali a tutti gli altri”.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 30th, 2019 Riccardo Fucile
“PERDEREBBERO LA FACCIA”
Tra coloro che ufficialmente consigliano al MoVimento 5 Stelle di votare sì all’autorizzazione a
procedere sul caso Diciotti c’è Marco Travaglio.
Il direttore del Fatto oggi spiega quali sono le opzioni in campo e perchè il M5S dovrebbe sceglierne solo una:
Ora il M5S ha tre opzioni: 1) confermare il sì all’autorizzazione a procedere; 2) cambiare idea pure loro e dire no; 3) astenersi.
La 2 sarebbe un suicidio politico, per l’abbraccio mortale con leghisti e forzisti a protezione di un ministro che non vuol farsi processare.
La 3 sarebbe una furbata da Ponzio Pilato.
La 1 salverebbe la loro coerenza, già messa a dura prova dalle retromarce sul Tap e il Terzo Valico, ma farebbe infuriare i leghisti e metterebbe a repentaglio il governo e la maggioranza, anche se — come ha preannunciato Di Maio — i ministri 5Stelle chiedessero di testimoniare al processo di aver condiviso la scelta di trattenere a bordo i 177 migranti non per privarli della libertà , ma per attendere la risposta degli altri Paesi Ue sull’accoglienza.
A meno che Di Maio e gli altri ministri pentastellati (Toninelli in primis, responsabile dei porti) facciano un passo in più, dopo aver autorizzato i giudici: si autodenuncino al Tribunale di Catania e chiedano di essere processati con Salvini per un atto che hanno condiviso e rivendicano come collegiale di tutto il governo. Il che taciterebbe Salvini.
In realtà , l’autodenuncia grillina — ovvero il gesto eclatante annunciato ieri da alcuni nel governo — non sembra poter sortire gli effetti sperati nel procedimento (sui giornali sì, ma questa è un’altra storia).
Il governo che dice di essere responsabile in toto nella vicenda ha forse votato un atto in consiglio dei ministri sulla Diciotti tra quelli contestati dalla magistratura? La risposta è no.
Certo, che tutto il governo sia moralmente, eticamente e politicamente responsabile del sequestro di persona esattamente come Salvini è cosa sulla quale è d’accordo il 100% dell’elettorato, ma questo non rileva.
Tuttavia, anche se il governo si autodenunciasse questo non vorrebbe dire che i magistrati porterebbero tutta la banda dell’eventuale associazione a delinquere finalizzata al sequestro di persona: contano gli atti concreti sullo sbarco della nave, anche i giudici sanno che ci sono anche i mitomani in cerca di attenzione che a volte si autoaccusano.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 30th, 2019 Riccardo Fucile
L’EX PROCURATORE NORDIO, VICINO A SALVINI, GLI HA FATTO CAPIRE CHE L’ACCUSA DI SEQUESTRO DI PERSONA AGGRAVATA HA SOLIDE FONDAMENTA E RISCHIA GROSSO… E IL BULLO CERCA L’IMMUNITA’
Da “non vedo l’ora di farmi processare” a “non processatemi, per carità ”. Che Matteo Salvini si sia trasformato in poche ore da Capitano Coraggioso a Capitan Coniglio è un dato di fatto — tra l’altro, annunciato ben prima della lettera al Corriere della Sera — ma a 24 ore dall’ufficialità della svolta ancora permane il mistero su un cambio di orizzonte che ha spiazzato il MoVimento 5 Stelle, lasciandolo con il cerino acceso in mano dopo l’annuncio del Fatto sulla volontà grillna di mandare Salvini a processo.
Eppure i sussurri e le grida di Palazzo ci dicono che quella di Salvini è stata una scelta obbligata. Frutto proprio dell’autorizzazione a procedere inviata dal tribunale dei ministri di Catania al Senato. E della legge Severino, per la quale in caso di condanna a due o più anni di carcere è prevista l’ineleggibilità e l’incandidabilità — o, in caso di deputato o senatore già eletto, la decadenza delle cariche elettive che deve essere votata dagli onorevoli della camera di appartenenza — per i 6 anni successivi alla sentenza passata in giudicato.
Insomma, il Capitano rischia di essere messo in panchina per un buon numero di annetti. Per questo ora chiede di dargli l’immunità dopo aver detto il contrario.
Ma come mai Salvini ha maturato la convinzione di rischiare la condanna?
Carmelo Lopapa su Repubblica fa sapere che sembra che l’ex procuratore Carlo Nordio, da tempo assai vicino al vicepremier leghista, lo abbia messo in allerta sui rischi concreti all’orizzonte.
Anche perchè — dettaglio non sfuggito all’esame di chi ha dimestichezza con gli atti giudiziari — la richiesta di autorizzazione al processo del Tribunale dei ministri di Catania sarebbe stata messa a punto con dovizia di particolari e con robuste fondamenta giuridiche.
Per questo si è riunito un enclave al termine del quale Salvini ha disegnato il cambio di strategia e anche la difesa che sottoporrà al Parlamento quando sarà chiamato a difendersi davanti alla giunta per le autorizzazioni a procedere presieduta da Maurizio Gasparri, il quale sarà protagonista senza troppo entusiasmo di salvare il governo grillino attraverso il salvataggio di Salvini
Una sorta di gabinetto di guerra, riunito martedì pomeriggio a Palazzo Chigi negli uffici del vicepremier, ha messo a punto la strategia difensiva e i contenuti di quella lettera. Col leader, erano solo in due: Giancarlo Giorgetti e la ministra-avvocato Bongiorno.
Punto primo: spiegare che il ministro dell’Interno non vuole avvalersi di uno scudo per proteggersi dal processo, ma semplicemente far comprendere al Senato che la sua scelta di allora è stata dettata da un interesse pubblico, di governo.
Rinunciare all’immunità comporterebbe l’ammissione di aver agito per altri fini.
Punto secondo: non è stato fatto un passo indietro, anche perchè non è stata prodotta alcuna memoria per sottrarsi al processo.
Terzo e ultimo: mancherebbero, secondo la difesa, i presupposti del sequestro, dato che se era precluso il porto di Catania, ad agosto, «erano percorribili tutte le altre direzioni». Sono i punti centrali della difesa che sarà utilizzata in giunta e poi in aula al Senato.
Cosa c’è nel fascicolo che accusa Salvini
Nel fascicolo all’esame del Senato d’altro canto si può osservare con dovizia di particolari come la macchina dei soccorsi messa in campo dall’Italia sia stata allora bloccata dal ministro dell’Interno.
Il quale, bisogna sempre ricordarlo perchè il particolare è talmente ridicolo da renderlo necessario, si è messo a fare la guerra a una nave italiana e appartenente al nostro corpo d’armata.
Infatti stranamente oggi nessuno domanda ai ministri che vanno in tv a difendere quanto sta facendo il governo con la Sea Watch come mai oggi dicano che la barca dell’ONG dovrebbe andare in Olanda perchè batte bandiera olandese ma ieri non volevano far sbarcare nessuno dalla Diciotti che batteva bandiera italiana.
Per affilare la sua difesa intanto Salvini è tornato a raccontare che c’era un rischio terrorismo in caso di sbarco dalla Diciotti. Nella domanda di autorizzazione però c’è scritto che «nessuno dei soggetti ascoltati da questo Tribunale (compresi i funzionari del Viminale, ndr) ha riferito (come avvenuto invece per altri sbarchi) di informazioni sulla possibile presenza, tra i soggetti soccorsi, di «persone pericolose per la sicurezza e l’ordine pubblico nazionale».
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 30th, 2019 Riccardo Fucile
GRAZIE A MACRON E MERKEL, OLTRE A ROMANIA, PORTOGALLO E MALTA, LUSSEMBURGO CI SARA’ UNA REDISTRIBUZIONE IN EUROPA (SALVO I SOLITI INFAMI DI VISEGRAD, AMICI DI SALVINI)… EMERGONO GRAVI ANOMALIE DEL MINISTERO DEGLI INTERNI: NESSUNO E’ MAI SALITO A BORDO, UN SISTEMA PER BLOCCARE LA MAGISTRATURA?
Il via libera non è ancora arrivato ma dovrebbe essere questione di ore. Dopo l’annuncio
dell’accordo raggiunto ieri per la redistribuzione in Europa dei 47 migranti a bordo della Sea Watch, il vertice notturno a Palazzo Chigi tra il premier Conte, Salvini e Di Maio è servito ad ottenere l’ok del ministro dell’interno.
Si attende la formalizzazione dell’accordo europeo. Ci sarebbe anche il Lussemburgo nel patto, oltre a Germania, Francia, Portogallo, Romania e Malta.
Al Viminale stanno mettendo a punto le modalità dello sbarco e quasi certamente i 47 verranno portati in un hotspot a Pozzallo o a Messina. Qui verranno identificati e aspetteranno di essere trasferiti nei Paesi europei che hanno dato la disponibilità .
Ma se la definizione dell’accordo dovesse allungare i tempi, tornerebbe l’urgenza di far sbarcare immediatamente i 15 minorenni a bordo come sollecitato per la seconda volta dalla Procura di Catania in ottemperanza della legge Zampa che stabilisce che i migranti minori non possano in ogni caso essere respinti.
Ma nessuno, a cinque giorni dall’ingresso in rada della nave, ha ancora provveduto all’identificazione dei minorenni rendendo quindi ineseguibile il provvedimento del tribunale dei minori che non puo’ che essere nominativo.
A bordo della nave, battente bandiera olandese ormai da 12 giorni in mare e da 5 nella rada di Siracusa, non è ancora mai salito personale della Capitaneria di porto nè della polizia giudiziaria per gli adempimenti e una nuova sollecitazione in tal senso è stata fatta al prefetto di Siracusa.
Anche il pronunciamento della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ieri non ha ordinato lo sbarco ma solo raccomandato di garantire la massima assistenza ai migranti, ha espressamente previsto la tutela legale dei minori a bordo.*
Da Cagliari, dove si trova in visita, interviene sulla vicenda il premier maltese Joseph Muscat: “Non abbiamo mai chiuso il nostro Paese e quando abbiamo chiesto un segnale di solidarietà europea lo abbiamo sempre ottenuto. Non penso che sia una conseguenza diretta del fatto che si attui una linea dura o no”.
Rispondendo a una domanda sugli effetti della linea intransigente del governo italiano sugli sbarchi di migrantii, afferma: “Non mi intrometto nelle decisioni italiane, ma penso che la linea dura sia controproducente, perchè se ci si trova davanti a una responsabilità che deriva da leggi internazionali non si può rispondere ‘non voglio’. Penso che questo sia un atteggiamento miope”.
(da agenzie)
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Gennaio 29th, 2019 Riccardo Fucile
AL VIMINALE QUALCUNO PASSA DOCUMENTI FALSI ALLA STAMPA PER AIUTARE SALVINI, A QUESTO SIAMO ARRIVATI… FUNZIONARI DEL MINISTERO AVREBBERO SOSTENUTO CHE CI FOSSE IL RISCHIO DI TERRORISTI A BORDO DELLA DICIOTTI, MA GLI INTERROGATORI ATTESTANO IL CONTRARIO
Non era stato dato alcun allarme sulla possibile presenza di terroristi e criminali a bordo della nave Diciotti.
E nessuno, tra i funzionari del ministero dell’Interno, aveva dichiarato ai magistrati che tra i 177 migranti salvati dall’imbarcazione della Guardia costiera italiana avrebbero potuto esserci degli infiltrati.
Non c’è alcuna corrispondenza tra quanto fatto trapelare oggi, 29 gennaio, da ambienti del Viminale e gli atti del tribunale dei Ministri di Catania che chiede di procedere contro Matteo Salvini sul caso Diciotti.
Dichiarazioni inedite, diffuse all’improvviso, contro atti dei magistrati dunque.
Ma cosa è successo? Nel pomeriggio è stata diffusa un’indiscrezione da fonti del Viminale in cui veniva fatta trapelare una tesi mai esposta finora.
Si sosteneva il rischio che a bordo della nave – rimasta ancorata per giorni a fine agosto nel porto di Catania – ci fossero dei criminali.
L’asserzione, però, non ha nessun riscontro negli atti dei giudici. Tra le pagine 42 e 43 della richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini, inoltrata dal Tribunale dei ministri di Catania al Senato, si legge testualmente:
Nell’adempimento di un dovere il fatto lesivo è “imposto” perchè valutato come “necessario” per l’interesse generale. Tuttavia, nel caso di specie, va osservato come lo sbarco di 177 cittadini stranieri non regolari non potesse costituire un problema cogente di “ordine pubblico” per diverse ragioni, ed in particolare a) in concomitanza con il “caso Diciotti”, si era assistito ad altri numerosi sbarchi dove i migranti soccorsi non avevano ricevuto lo stesso trattamento; b) nessuno dei soggetti ascoltati da questo tribunale ha riferito (come avvenuto invece per altri sbarchi) di informazioni sulla possibile presenza, tra i soggetti soccorsi, di “persone pericolose” per la sicurezza e per l’ordine pubblico nazionale.
La decisione di Salvini non era – stando ai documenti dei magistrati – dunque motivata da ragioni di ordine pubblico.
E le dichiarazioni rese note oggi da ambienti del ministero non hanno alcuni riscontro negli atti che ora sono al vaglio del Senato.
Dal canto suo il ministro dell’Interno – nella registrazione DiMartedì su La7 – continua a sostenere questa tesi. Riprende le indiscrezioni trapelate poche ore prima e, pur non facendo un riferimento preciso alla Diciotti dice: “Il Senato e gli italiani devono decidere se sto facendo qualcosa che è nell’interesse del popolo italiano o no. Ci sono segnalazioni precise che sui barconi si infiltrano spacciatori, delinquenti, terroristi”.
A quanto pare, però, il rischio di soggetti pericolosi a bordo della nave della Guardia Costiera Diciotti non esisteva.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 29th, 2019 Riccardo Fucile
DI BATTISTA TIRA UN CALCIO A OGNI IPOTESI DI ACCORDO… PARLAMENTARI GRILLINI SPACCATI, LA MAGGIORANZA DEL GRUPPO VUOLE VOTARE SI’ : “NON POSSIAMO PERDERE LA FACCIA”
Cipro, interno giorno. Giuseppe Conte saluta tutti e se ne va. 
“Impegni di governo a Roma”, spiega agli omologhi riuniti a Nicosia per il vertice dei paesi mediterranei. Lascia una sedia vuota alla cena di lavoro in programma, e intorno alle 21.00 decolla, direzione vertice notturno di governo.
La necessità di quella che in tutta evidenza è una drammatizzazione della situazione politica è quella di risolvere al più presto il caso Sea Watch.
Ma inevitabilmente le tensioni che aprono preoccupanti crepe nella maggioranza di governo riguardano anche la Diciotti, che della nave che batte bandiera olandese rischia di essere un pericoloso precedente.
Perchè sulla linea porti chiusi si è attestato compattamente tutto il governo. Ma su cosa fare della responsabilità penale che il tribunale di Catania imputa a Matteo Salvini proprio per quella posizione è ancora notte fonda.
La situazione è spinosissima. Il segretario della Lega ha scritto una lettera al Corriere della Sera, rivendicando una decisione politica, non una responsabilità personale, e che per questo motivo il Senato non debba dire sì all’autorizzazione a procedere richiesta dai pm.
Una svolta dopo giorni di indecisione e tentennamenti che manda gambe all’aria i piani di Luigi Di Maio. Che appena lunedì sera a Quarta Repubblica su Rete4 aveva tenuto la linea di corresponsabilità sul caso Diciotti come conseguenza del rifiuto dell’immunità : “Salvini ha sempre detto che vuole andare a processo, non lo impediremo, ma è una decisione che coinvolge tutto il governo, anche me e il premier”. La lettera del ministro dell’Interno è come un sasso lanciato nel vespaio del Transatlantico.
Il Movimento 5 stelle vacilla. Letteralmente non si sa che pesci pigliare. Per molti la linea di Salvini è ragionevole. “Non si tratta di uno che ha rubato o sparato a qualcuno — commenta un autorevole senatore — ma di un’inchiesta assurda su un atto di indirizzo politico del governo”. Non sono pochi quelli che si attestano su questa linea. Ma sono di più gli oltranzisti. “Va processato”, tuona Luigi Gallo, deputato molto vicino a Roberto Fico. Dando voce a quello che è il pensiero maggioritario nel governo. “Ha ragione Gallo — commenta un esponente di governo — non possiamo permetterci un voto contrario. Ma è proprio un bel casino”.
Già , un bel casino. In entrambi i casi i 5 stelle hanno da perderci.
Se votano no rischiano la rivolta della base, senza contare una tenuta del gruppo che diventerebbe assai incerta.
Se votano sì si compatterebbero, mettendo tuttavia a forte rischio il governo. Una loose-loose situation. Dal mattino nei corridoi di Palazzo gira una voce: Conte e Di Maio si autodenunceranno formalmente, per conclamare la responsabilità collegiale del vertice dell’esecutivo.
Un’assunzione di responsabilità che l’inquilino di Palazzo Chigi fa da Nicosia, ma al momento solo sul piano politico: “Non sarò certo io a suggerire ai senatori cosa votare, saranno i senatori che giudicheranno la linea politica del governo”.
Una sponda fortemente richiesta dal capo politico M5s, con il quale i contatti sono stati costanti, che si spera disinneschi la furia di Salvini in caso di pollice verso alla sua immunità .
Alessandro Di Battista aveva stressato la linea del Movimento pre-lettera salviniana, declinandola post con toni assai più netti: “Credo proprio che voteremo l’autorizzazione a procedere: poi cercheremo una soluzione tutti assieme. Mancano due settimane, si mettano intorno a un tavolo Salvini, Di Maio, Conte e Toninelli per trovare una soluzione che rafforzi il governo. Consiglio al ministro dell’Interno di rinunciare all’immunità , allo stesso tempo credo che Conte debba assumersi anche formalmente questa responsabilità “.
Difficile capire se sarà sufficiente. Il vertice di governo notturno viene preceduto da due incontri.
Uno con Di Maio e i senatori 5 stelle che siedono in Giunta per le immunità . L’altro tra Salvini e i suoi a Palazzo Madama.
A notte fonda il primo di quella che sarà molto probabilmente una girandola ininterrotta di vertici di governo sull’argomento.
A sera, davanti la buvette di Palazzo Madama passa Maurizio Gasparri, che della Giunta è presidente. Inizia a spiegare come funzionerà la sua relazione introduttiva, i tempi e i modi, i come e i perchè. “Voi giornalisti non capite nulla — dice sornione — ho letto un sacco di fesserie. Sono anche io iscritto all’ordine…”.
“Come Di Maio”, scherza un malcapitato cronista. Il senatore si infuria e se ne va: “Ma come si permette, mi chieda scusa”, tuona allontanandosi, visibilmente irato. Così termina la vigilia del primo giorno dell’ennesima serie di giornate decisive per il governo gialloverde. Restate sintonizzati.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 29th, 2019 Riccardo Fucile
SE IL M5S MANTIENE LA PAROLA SARA’ INUTILE IL SOCCORSO DI FORZA ITALIA … ALTRIMENTI I GRILLINI SALVANO SALVINI E LA POLTRONA E SCENDONO SOTTO IL 20%
Il voto del Movimento 5 Stelle sul destino giudiziario di Matteo Salvini è decisivo già nella Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato.
Alle 11 del 30 gennaio l’organo di Palazzo Madama è chiamato a istruire il “caso Diciotti” che nasce dalla richiesta del Tribunale dei ministri di Catania di processare il ministro dell’Interno Matteo Salvini per sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale per aver impedito ad agosto lo sbarco di 177 migranti per cinque giorni.
Dopo un iter che assicurano fonti della maggioranza non si prolungherà più di 15 giorni, la Giunta approverà una relazione da inviare all’Aula, poi chiamata a decidere se autorizzare o meno il procedimento a carico del leader della Lega.
Una situazione a dir poco scomoda per il Movimento 5 Stelle, caduto in una situazione lose-lose: costretto al rispetto del principio legalitario secondo cui i politici devono sempre sottoporsi ai processi come i comuni cittadini, ma pure consapevole del significato di un voto contro l’alleato di Governo, esponendolo a una ipotetica pena massima di 15 anni di reclusione.
Anche perchè, pur trattandosi di una decisione politica del ministro titolare della sicurezza, la linea politica è sempre stata di totale condivisione delle scelte in tema di chiusura dei porti.
Già dalla proposta che la Giunta dovrà avanzare all’aula del Senato i Cinque Stelle sono più che mai decisivi.
Nell’organo di Palazzo Madama i grillini contano sette membri, la Lega quattro così come Forza Italia e Partito Democratico.
Le autonomie ne hanno uno (in linea con il Carroccio), Fratelli d’Italia sempre uno mentre il Gruppo Misto due: Pietro Grasso di LeU e l’ex M5S poi espulso Gregorio De Falco che ha già intendere il suo voto favorevole alla richiesta dei magistrati.
Questa la composizione della giunta. Presidente: Gasparri Maurizio (FI). Vicepresidenti: D’Angelo Grazia (M5S), Cucca Giuseppe(Pd). Segretari: Augussori Luigi (Lega), Grasso Pietro (Misto, Liberi e Uguali). Membri: Balboni Alberto (FdI), Bonifazi Francesco (Pd), Crucioli Mattia (M5S), De Falco Gregorio (Misto), Durnwalder Meinhard (Autonomie), Evangelista Elvira Lucia (M5S), Gallicchio Agnese (M5S), Giarrusso Mario Michele (M5S), Ginetti Nadia (Pd), Malan Lucio (Fi), Modena Fiammetta (FI), Paroli Adriano (FI), Pellegrini Emanuele (Lega), Pillon Simone (Lega), Riccardi Alessandra (M5s), Rossomando Anna (PD), Tesei Donatella (Lega), Urraro Francesco (M5s).
I grillini devono quindi decidere alla svelta quale linea assumere.
Alessandro Di Battista, ospite a Porta a Porta, ha dato la linea: “Vorrei far notare che qualora fosse successo a Luigi, lui avrebbe rinunciato all’immunità . Va riconosciuto che Salvini, che aveva detto ‘processatemi’ ha cambiato versione”.
E ora che fare: “Credo proprio che voteremo di sì all’autorizzazione a procedere, poi troveremo una soluzione tutti insieme. E’ molto complicato per la storia del Movimento 5 Stelle non firmare un’autorizzazione a procedere. Ma quella decisione va presa in comune”.
In Giunta, quindi, i membri favorevoli al procedimento per Salvini sarebbero quindi trecidi: i sette M5s, i quattro del Pd, uno di LeU e il probabile voto di Gregorio De Falco.
Contrari resterebbero i quattro leghisti e i quattro forzisti con il voto anche del presidente Maurizio Gasparri, il componente delle autonomie e quello di Fratelli d’Italia. Si fermerebbero a dieci.
Risolto il nodo aritmetico, resta però quello politico tra i due alleati del Governo. E quello non sarà di facile nè immediata soluzione.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 29th, 2019 Riccardo Fucile
IL SOLITO BLUFF MEDIATICO: ESISTE UNA RESPONSABALITA’ POLITICA, MA LA GIUSTIZIA GUARDA GLI ATTI CONCRETI SULLO SBARCO E NON INQUISISCE I MITOMANI
«Ci sarà un colpo di scena, in cui il governo, che ha deciso all’unanimità quell’intervento sulla nave
Diciotti, prenderà le responsabilità in maniera unitaria»: il viceministro Fioramonti ad Agorà comincia a spoilerare il finale della Grande Strategia Mediatica che il MoVimento 5 Stelle e la Lega vogliono mettere in atto per salvare Salvini dal processo, come ai bei tempi di Berlusconi.
Fioramonti rincara la dose: «I processi esistono perchè qualcuno si difenda. Ovviamente diventa complicato se per ogni movimento di questo governo scatta un processo». Bisogna tranquillizzare il sottosegretario: non scatta un processo ogni volta che il governo fa qualcosa, ma scatta — per fortuna — quando il governo fa qualcosa che somiglia a un sequestro di persona aggravato.
Intanto però l’ideona di autodenunciarsi per salvare Salvini non sembra proprio il massimo.
Il governo che dice di essere responsabile in toto nella vicenda ha forse votato un atto in consiglio dei ministri sulla Diciotti tra quelli contestati dalla magistratura? La risposta è no.
Certo, che tutto il governo sia moralmente, eticamente e politicamente responsabile del sequestro di persona esattamente come Salvini è cosa sulla quale è d’accordo il 100% dell’elettorato, ma questo non rileva.
Tuttavia, anche se il governo si autodenunciasse questo non vorrebbe dire che i magistrati porterebbero tutta la banda dell’eventuale associazione a delinquere finalizzata al sequestro di persona: contano gli atti concreti sullo sbarco della nave, anche se i giudici sanno che ci sono anche i mitomani in cerca di attenzione che a volte si autoaccusano.
Chi andrà a processo lo decideranno i giudici, non il M5S
Però una cosa si potrebbe fare.
Se (è difficile…) Salvini andrà davvero a processo e se verrà condannato si potrebbe venire incontro ai desiderata dei 5 Stelle: a scontare la pena potrebbero andare tutti insieme in un posto adatto.
Magari in un carcere di massima sicurezza. Così almeno eviterebbero di dire altre sciocchezze.
(da “NextQuotidiano”)
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