Febbraio 6th, 2019 Riccardo Fucile
IL GIORNALE DI TRAVAGLIO ACCUSA I PARLAMENTARI M5S DI AVER TRADITO I VALORI DEL MOVIMENTO PER SALVARE GOVERNO E POLTRONE
Il Fatto Quotidiano va all’attacco del MoVimento 5 Stelle che su Salvini “parla come Berlusconi”, in occasione dell’assemblea dei senatori grillini che ieri è andata in scena a Palazzo Madama.
Racconta il quotidiano che c’è una netta spaccatura nel gruppo ma la maggior parte degli eletti vuole salvare Salvini, come da volontà di Di Maio (sia fatta la sua volontà !).
Da una parte c’è la vecchia guardia, quella dei senatori al secondo mandato come Nicola Morra, Laura Bottici e Matteo Mantero, che sostengono la necessità di “non rinnegare i vecchi principi”, quindi di votare sì al rinvio a giudizio.
E dall’altra molti dei nuovi eletti, convinti che la questione che non fa dormire Salvini sia tutta un’altra storia dalle vecchie vicende di casta, quelle in cui le richieste dei giudici sbattevano contro l’immunità dei parlamentari.
Ergo ,“i giudici non possono pretendere di processare il governo”come teorizza una senatrice. In linea con molti nuovi, che sono di più, sono la maggioranza.
Ed è lo specchio della mutazione del M5S, dove anni fa la rotta la indicavano Casaleggio padre e Grillo, il fondatore che giorni fa twittava “Minenna alla Consob” e ieri ha sbattuto contro la nomina di Savona.
Mentre ora il gioco lo smista il capo politico Di Maio, in collaborazione e pure concorrenza con il presidente del Consiglio Conte, “l’avvocato del popolo” che è l’aedo del no al processo a Salvini: in nome del diritto e del tirare avanti.
Rimane aperta la possibilità di un voto online per salvare Salvini, come si raccontava ieri.
Ma l’orientamento dei senatori è chiaro: bisogna salvare Salvini, anche perchè sennò cade il governo e si rischia di andare tutti a casa:
Invece Emanuele Dessì, al primo mandato, invita a tenere conto “non solo dei principi costituzionali ma anche della politica”.
E ricorda: “Il Movimento è nato anche per cancellare le differenze di trattamento tra politici e normali cittadini”. L’assemblea si scioglie, e i senatori appaiono. “Voteremo tutti allo stesso modo, ma il caso Salvini è differente da ogni altro su cui si è votato sull’immunità ”, precisa Ugo Grassi, docente di Diritto civile a Napoli.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 6th, 2019 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI ROMA CHIEDE L’ARCHIVIAZIONE PER “MANCANZA DI DOLO”, LA PALLA AL TRIBUNALE DEI MINISTRI… SOLO IMBECILLITA’ NELLA IGNOBILE PASSERELLA ALL’AEROPORTO E NELL’AVER MOSTRATO UN AGENTE SOTTO COPERTURA
Il Giornale scrive oggi in un articolo a firma di Francesca Fagnani che Matteo Salvini e Alfonso
Bonafede sono indagati per il video-gogna su Battisti.
Il reato, come si raccontava parlando dell’esposto della Camera Penale di Roma, è quello previsto dall’articolo 114 del codice di procedura penale che vieta “la pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica” e quella prevista dall’art 42 bis dell’ordinamento penitenziario che prevede che “nelle traduzioni sono adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità ” .
Si parla quindi dell’immonda sceneggiata del 14 gennaio, quando sulla pagina Facebook del ministro della Giustizia venne pubblicato un video che mostrava la coppia Salvini-Bonafede (quest’ultimo in divisa della polizia penitenziaria) e che partiva con una serie di cinque fotografie, all’inizio, e una ventina circa di spezzoni video montati a costruire il racconto della giornata.
Dall’arrivo di Battisti, alla sua presa in consegna da parte delle forze dell’ordine, con il prelievo delle impronte digitali, fino alla sua partenza in aereo verso il carcere di Oristano. Il video era accompagnato da un brano musicale, Ether di Silent Partner, che è libero dal copyright.
Per il loro comportamento, a seguito di una denuncia, è stato aperto un fascicolo presso la Procura di Roma, che ha deciso di fare domanda di archiviazione depositandola presso il Tribunale dei ministri, che potrebbe anche respingerla come è successo per il caso Diciotti.
Secondo la Procura di Roma Bonafede e in concorso con lui Salvini, avrebbe violato la legge per la mancata adozione delle opportune cautele dirette a proteggere le persone in arresto dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità .
A mettere nei guai il ministro della Giustizia sarebbe stato proprio questo video — realizzato con toni trionfalistici e propagandistici in cui Battisti veniva esibito come un trofeo nel passaggio e nella consegna tra le varie forze dell’ordine. Tuttavia per i magistrati romani il fatto non costituisce reato perchè mancherebbe il dolo e il vantaggio patrimoniale.
Scrive il Giornale che sia Salvini che Bonafede sono stati avvertiti dell’indagine nei loro confronti ma nè l’uno nè l’altro hanno detto una parola in pubblico sulla vicenda. Il sindacato dei penalisti romani, presieduto da Cesare Placanica, nell’esposto segnalava che si sarebbero potuti configurare alcuni reati tra quali quello previsto dall’articolo 114 del codice di procedura penale che vieta “la pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica” e quella prevista dall’art 42 bis dell’ordinamento penitenziario che prevede che “nelle traduzioni sono adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità ” .
Il comma 4 dell’articolo 42 bis stabilisce che “nelle traduzioni sono adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità , nonchè per evitare ad essi inutili disagi”. E qui la violazione della norma appare innegabile.
Non solo non sono state prese le “opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità ”, ma è stato fatto l’esatto contrario. In uno spezzone del video — al minuto 2.10 — si vedono anche due coppie di agenti, la prima della Polizia di Stato e la seconda della Polizia Penitenziaria, scambiarsi il prigioniero e farsi ritrarre in favore di telecamera.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2019 Riccardo Fucile
HEYDI CASSINI PARLA DELLA ESTORSIONE NEI CONFRONTI DELLA SINDACA DA PARTE DEL SUO EX CAPO UFFICIO STAMPA
I viaggi a Roma di Luca Pasquaretta nel mirino della procura di Torino.
I magistrati che indagano sul collaboratore di Laura Castelli accusato di estorsione nei confronti di Chiara Appendino hanno messo sotto la lente quattro viaggi a Roma subito dopo l’estate con l’obiettivo unico e dichiarato di incontrare i vertici del MoVimento Cinque Stelle tra cui il vicepremier Luigi Di Maio per perorare la sua ricerca urgente di lavoro sotto la voce di «contratti e contatti».
Racconta oggi La Stampa
Ma i viaggi nella Capitale di Luca Pasquaretta (dall’intento univoco, si apprende da fonti investigative) sono finiti sotto la lente degli inquirenti della procura di Torino che lo hanno indagato per una presunta estorsione ai danni della sindaca Chiara Appendino oltrechè per traffico di influenza e turbativa d’asta.
L’8 agosto scorso l’ex capo ufficio stampa della prima cittadina aveva risolto consensualmente il suo contratto con la Città di Torino. E si era messo in moto con un pressing insistente fatto — secondo la procura — anche di minacce reiterate di rivelare segreti compromettenti.
È ormai ragionevolmente noto che la sindaca Chiara Appendino si sia data da fare per aiutarlo contattando la sottosegretaria al ministero dell’Economia Laura Castelli.
La disponibilità di aprire una collaborazione ufficiale — iniziata a novembre con contratto da circa 2000 euro lordi al mese regolarmente depositato alla Camera dei Deputati non sarebbe stata però sufficiente per Pasquaretta.
Intanto però su Pasquaretta parla anche una pornostar.
Lei si chiama Heidy Cassini e un paio di giorni fa ha pubblicato un commento (trovato dal giornale online Nuova Società ) in cui, rivolgendosi alla Appendino, le dice che avrebbe dovuto informarsi bene su chi si stava mettendo vicino.
C’è da ricordare che Pasquaretta, prima di diventare braccio destro della Appendino, fu portavoce e capo ufficio stampa di Torino Erotica, fiera dedicata al settore “adult”. Lei, però, in un’intervista rilasciata oggi a La Stampa, non sembra avere tanta voglia di spiegare:
«Guardi non sono cose nè belle nè tantomeno felici da mettere in piazza. Ciò che posso dire è che se lei ha avuto dei brutti momenti per colpa di quell’uomo deve esser sostenuta».
Ma cosa riguardavano? Ricatti, come sostiene la procura per il caso della sindaca?
«Sono cose delicate e delle quali io no voglia nè il piacere di chiacchierare con nessuno»
Ma lei ha denunciato Pasquaretta per quelle questioni?
«No non ho fatto nulla. Poi, per fortuna, quel signore lo abbiamo perso nel corso del tempo e adesso non so più che cosa fa, chi frequenta o altro».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 6th, 2019 Riccardo Fucile
DON MARCO BELLIN ACCUSA: “SALVINI HA LA COSCIENZA SPORCA, PER QUESTO HA PAURA DEL PROCESSO”
Don Marco Bedin, parroco di Ospedaletto in provincia di Vicenza, ha pubblicato un articolo
sull’ultimo bollettino dal titolo “Strage di Stato”, in cui afferma che “Nel Mar Mediterraneo in questi mesi, per responsabilità diretta del nostro attuale governo, si sta consumando una vera e propria strage: quella dei migranti”.
“Ad aggravare il quadro della politica migratoria – prosegue il sacerdote – è la spocchia machista. Il caso Diciotti, per chi lo ha seguito, è tragicamente chiaro. Infatti Salvini non vuole essere processato, dando segno evidente di una coscienza sporca”.
E ancora: “La colpa non diventa minore perchè si è in tanti a commettere un reato: anzi, semmai ha l’aggravante della complicità . E mai come oggi l’ignoranza è colpevole, visto che tutti possiamo sapere”.
Non è la prima volta che don Marco Prende posizioni ‘pesanti’ su vicende pubbliche: nel novembre 2017 scrisse una lettera aperta a Gianni Zonin, ex presidente di Banca Popolare di Vicenza, invitandolo a restituire “un po’ dei suoi soldi a chi ne ha persi tanti per colpa sua”.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2019 Riccardo Fucile
NEL 2009 COMANDAVA IL GRUPPO ROMA
C’è un generale tra gli indagati del caso Cucchi. Si tratta di Alessandro Casarsa, fino a qualche settimana fa comandante dei Corazzieri. L’ufficiale nel 2009 era colonnello e comandava il gruppo Roma che sovrintende alle varie compagnie della capitale.
Il procuratore Giuseppe Pignatone e il pm Giovanni Musarà³, che coordinano l’inchiesta bis sulla morte del geometra romano per cui sono già a processo 5 carabinieri, accusano l’alto ufficiale di falso. E l’indagine fa un salto di passo, scalando piano piano, la gerarchia dell’Arma romana dell’epoca.
La vicenda è quella delle annotazioni di servizio modificate dalle quali vennero fatti sparire una serie di dettagli rispetto alle condizioni di salute di Stefano la notte del suo arresto. Una storia per la quale nei mesi scorsi erano già finiti iscritti i diretti sottoposti di Casarsa, il comandante della compagnia Montesacro e il suo vice.
Casarsa nei giorni scorsi è stato interrogato e ha negato qualsiasi coinvolgimento nelle modifiche delle annotazioni, ma i pm hanno il sospetto che a coordinare l’operazione sia stato lui.
(da agenzie)
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