Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
“PREOCCUPA DEBITO CHE NON CALA, OCCORRE MIGLIORARE I CONTI CON URGENZA, TROPPE BARRIERE A INVESTIMENTI”
La Commissione Ue è preoccupata per quanto accade in Italia.
Conti pubblici deteriorati e passi indietro sulle riforme, con il rischio contagio per il resto dell’Eurozona.
Boccia quota 100, guarda con scetticismo al reddito di cittadinanza, segnala in generale che la manovra del Governo gialloverde sull’economia italiana non favorisce la crescita e sta causando “squilibri eccessivi”, dando il senso dell’urgenza di un correttivo in corsa.
Nel Country Report, pubblicato oggi, Bruxelles conferma le sue valutazioni negative . L’osservato speciale è, come sempre, il debito pubblico.
“La mancanza di progressi nell’affrontare” le sfide di fronte alle quali si trova “purtroppo ci portano a concludere che gli squilibri dell’Italia restano eccessivi” dice Pierre Moscovici, commissario Ue agli affari economici. “L’Italia dovrà adottare ancora misure per migliorare la qualità delle sue finanze pubbliche, aumentare l’efficienza della sua amministrazione e del sistema giudiziario, rafforzare l’ambiente economico, rafforzare il mercato lavoro e il sistema finanziario. È urgente fare tutto ciò date prospettive le economiche per l’Italia”, ha proseguito Moscovici, sottolineando che “le previsioni per il 2019 non sono più di un 0,2% di crescita e quindi sentiamo un senso di urgenza molto forte”
“Rimaniamo preoccupati che il debito non scende a causa dei piani economici deboli del Governo, in generale lo slancio delle riforme si è fermato” segnala il vice presidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis. “La Commissione resta vigile e monitorerà da vicino la situazione italiana” per fare valutazione in primavera basata soprattutto “sul livello di ambizione del programma nazionale di riforme”, ha aggiunto.
“Il rapporto debito/Pil non è atteso scendere nei prossimi anni dato che la prospettiva macroeconomica e i programmi di bilancio del Governo, anche se meno espansivi di quanto previsto inizialmente, comporteranno un deterioramento del surplus primario” scrive la Commissione.
“In Italia i progressi in alcune aree degli anni scorsi sono stati oscurati da prospettive peggiori dovute largamente dal deterioramento i bilancio previsto e dal blocco generale dell’agenda di riforme”.
La Commissione europea mantiene l’Italia nel gruppo di paesi sotto osservazione per squilibri macroeconomici eccessivi a causa di debito alto, dinamica della produttività debole prolungata che “implica rischi rilevanti transfrontalieri in un contesto di crediti deteriorati tuttora alto e alta disoccupazione”
Tre Stati Ue hanno squilibri macroeconomici eccessivi: Italia, Grecia e Cipro. Dieci hanno degli squilibri che non sono eccessivi: Bulgaria, Germania, Spagna, Francia, Croazia, Irlanda, Olanda, Portogallo, Romania e Svezia.
Per Bruxelles “l’aggravamento o la riduzione degli squilibri macroeconomici dell’Italia dipenderanno in modo cruciale dalle politiche per migliorare la qualità delle finanze pubbliche, aumentare l’efficienza della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario, rafforzare il contesto per il business, rafforzare il mercato del lavoro e il sistema finanziario”. La Commissione non dà indicazioni sulle prossime mosse: sarà solo dopo le elezioni europee di fine maggio, sulla base del programma di bilancio che l’Italia dovrà inviare prima della metà di aprile a Bruxelles, che deciderà il da farsi.
L’Italia è il paese con più barriere agli investimenti, seguita da Spagna e Portogallo. Dell’analisi non fa parte la Grecia.
L’italia se la cava solo in tre ambiti: economia digitale/telecomunicazioni, energia e trasporti. Ci sono problemi per gli investimenti nei settori della pubblica amministrazione (oneri amministrativi, funzionamento, appalti, sistema giudiziario, quadro insolvenza, concorrenza), mercato del lavoro (sistema contrattuale, regolazione salariale, formazione), fisco (tassazione e accesso ai finanziamenti), ricerca e sviluppo, condizioni di contesto per il business (servizi, professioni, distribuzione, costruzioni).
Inoltre, pesano “le incertezze relative all’orientamento del governo che hanno contribuito ad aumentare le pressioni sui mercati e a più alti rendimenti dei titoli sovrani italiani nel corso dell’anno scorso” per cui “l’aggravio o la riduzione degli squilibri macroeconomici dipenderà dalle scelte per migliorare la qualità dei conti pubblici, aumentare l’efficienza della pubblica amministrazione e della giustizia, migliorare il contesto per il business e rafforzare il mercato del lavoro e il sistema finanziario”. Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, nella comunicazione che accompagna il rapporto è scritto che ‘il suo successo dipende largamente dalla sua ‘governance”.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
DISPOSTO UN ANNULLAMENTO CON RINVIO E ACCOLTO IN PARTE IL SUO RICORSO
Decide di non decidere la Cassazione, chiamata in causa sul provvedimento che vieta a Mimmo Lucano di stare a Riace, il “borgo dell’accoglienza” che ha guidato da sindaco fino all’ottobre scorso, quando è finito al centro di un’inchiesta per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.
Inizialmente ai domiciliari, quindi “esiliato” dalla “sua” Riace per decisione dei giudici del Riesame, Lucano contro quel provvedimento ha portato avanti la battaglia fino alla Suprema Corte, ma il suo ricorso è stato accolto solo parzialmente.
Gli ermellini hanno disposto un annullamento con rinvio, ordinando che i giudici del Riesame di Reggio Calabria tornino ad esaminare il caso sulla base di una serie di rilievi.
Sebbene non ci siano ancora le motivazioni, secondo i legali del sindaco sospeso, in Cassazione avrebbe destato più di una perplessità l’accusa di “turbata libertà di scelta del contraente” mossa a Lucano in relazione all’appalto comunale per la gestione della differenziata.
A Lucano la procura di Locri ha contestato infatti di aver affidato in via diretta la raccolta dei rifiuti ad una cooperativa sociale del paese, formata da italiani e rifugiati.
Una procedura illegittima per l’accusa, ma sempre difesa come regolare da Lucano e dai suoi legali.
In più, la Cassazione avrebbe ordinato ai giudici reggini di valutare la posizione del sindaco alla luce delle mutate esigenze di custodia cautelare.
Fra i motivi che nei mesi scorsi avevano spinto i giudici a disporre “l’esilio” di Lucano c’era anche un presunto pericolo di inquinamento probatorio, legato anche alla carica per lungo tempo ricoperta.
Tuttavia, da tempo ormai non solo è stato sospeso dall’incarico ed è lontano da Riace, ma l’inchiesta in cui è coinvolto è stata già chiusa.
Nel dicembre scorso, la procura di Locri ha notificato al sindaco sospeso di Riace ed altre persone il provvedimento di chiusura indagini, riproponendo l’impianto accusatorio già bocciato dal giudice per le indagini preliminari.
Nei giorni scorsi il sindaco “sospeso” del borgo dell’accoglienza, si è presentato in procura a Locri per rilasciare spontanee dichiarazioni in relazione ai reati di cui è accusato. Tutti elementi che i magistrati adesso dovranno valutare per decidere se chiedere il processo per Lucano e gli altri indagati.
(da agenzie)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
CASALINO NEGA DI AVER CONSIGLIATO ALLA SARTI DI SCARICARE SULL’EX FIDANZATO LA COLPA DEL MANCATO VERSAMENTO… LA SARTI FACEVA PRIMA A DIRE CHE LA RESTITUZIONE E’ UNA CAZZATA E CHE I QUATTRINI SE LI TENEVA
Parla Rocco Casalino. Il portavoce del presidente del Consiglio, uomo chiave nella comunicazione
del Movimento, interviene sul caso della deputata Giulia Sarti, coinvolta nella Rimborsopoli 5Stelle. “Sarti si è probabilmente coperta dietro il mio nome con l’allora compagno, se avessi saputo di questi ammanchi o di giri strani l’avrei immediatamente riferito al capo politico e ai probiviri. Io non tutelo i parlamentari, ma il Movimento, come sanno tutti”, dice Casalino in una nota.
Ma a intervenire è anche il vicepremier Luigi Di Maio. Ed è netto: “Giulia Sarti si è dimessa dalla presidenza della Commissione Giustizia, e si autosospesa. Ora il Movimento dovrà decidere l’espulsione, che credo doverosa”.
Un caso complicato quello di Giulia Sarti.
Solo ieri aveva dichiarato: “Preciso che nè Ilaria Loquenzi (ndr, altra responsabile comunicazione) nè Rocco Casalino mi hanno spinto a denunciare nessuno, ma si sono limitati a starmi vicino”.
Ma perchè sono tirati in ballo Casalino e Loquenzi? E in cosa consiste lo scandalo dei rimborsi? Proviamo a riepilogare.
Tutto nasce da un’indagine della procura di Rimini, partita un anno fa, e che ora si è conclusa con una richiesta di archiviazione per Bogdan Andrea Tibusche, ex compagno di Sarti. Tibusche fu denunciato per appropriazione indebita proprio dalla deputata.
Ma secondo i magistrati non fu lui a rubare soldi dai conti della parlamentare riminese.
Nè fu lui a impedirle di restituire i rimborsi. E la denuncia era solo un tentativo, da parte della parlamentare, di salvare la reputazione e probabilmente anche il futuro politico.
Il caso era scoppiato nel febbraio 2018 quando – in seguito a un servizio delle Iene – era emerso che alcuni deputati, tra cui proprio Sarti, non avevano restituito parte dello stipendio, come invece previsto dal regolamento interno M5S.
Secondo quanto riferito dalla stessa parlamentare M5s nel colloquio via Telegram con Bogdan, la richiesta di sporgere denuncia nei suoi confronti sarebbe arrivata proprio dai responsabili della comunicazione del movimento, Ilaria Loquenzi e Rocco Casalino.
“Le Iene hanno i nomi da mesi e mi hanno chiesto se denuncio te perchè mi stanno chiedendo come uscire da questa storia”(…) “me l’ha chiesto Ilaria con Rocco. Per salvarmi la faccia…”.
Intanto Bogdan fa sapere che sta valutando una querela per calunnia o una richiesta civile di risarcimento danni nei confronti di Giulia Sarti.
Mentre il Pd attacca Casalino e chiede al premier Conte di intervenire. Lo fa con un’interrogazione del deputato Carmelo Miceli, componente della commissione Giustizia, per sapere “se il presidente del Consiglio non ritenga doveroso effettuare opportune verifiche sul reale comportamento tenuto da Casalino sul caso Sarti, prima ancora che a farlo siano i magistrati”, chiedendo di sospendere il portavoce dall’incarico.
(da agenzie)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
“SBAGLIAI A RUBARE MA GLI AVEVO CHIESTO PERDONO”… LA CASSAZIONE HA CONFERMATO LA SUA VERSIONE, SALVINI E’ ANDATO A ESPRIMERE SOLIDARIETA’ A UN CONDANNATO PER TENTATO OMICIDIO
“La morale? Andare a lavorare. Studiare. E non fare male a nessuno”. Singhiozza, Dorel Jucan, quando pensa a cosa racconterà un giorno alle figlie, di questa storia maledetta.
Incisi sulla pelle gli squarci delle fucilate di Angelo Peveri sono indelebili. Piange e trema anche la moglie Viorica, nello studio dell’avvocato Andrea Tomaselli, dove li incontriamo.
Dice la signora che nel piacentino, quando cammina, si guarda in giro. Di tifosi dell’imprenditore con la doppietta, o di Matteo Salvini, è pieno. E chissà …
E lei, signor Jucan, come sta? È arrabbiato per il sostegno del ministro a chi le sparò a sangue freddo? È spaventato?
“Spaventato, sì, e addolorato. Non pensavo si arrivasse a questo punto. Con tutte le persone che dicono che è giusto avermi sparato, non vedo perchè uno di loro non dovrebbe aspettarmi sotto casa, o spaccarmi i vetri”.
Cominciò la sera del 5 novembre. La racconti.
“Ero andato, anzi, eravamo andati in tre, per prendere del gasolio”.
“Gli chiedevo perdono, mi ha sparato”: parla l’uomo ferito dall’imprenditore visitato da Salvini in carcere
Per rubarlo. È un reato.
“Sì. Per uso personale, però. Non per farci business. Ero rimasto a lungo senza lavoro, ne avevo trovato uno a sessanta chilometri. Con lo stipendio e le spese che avevo, non ce la facevo. Era la prima volta, giuro. Mai più”.
Quella notte lo fece.
“È successo quello che è successo. Abbiamo trovato due escavatori e abbiamo aperto il coperchio del serbatoio. Dopo 5-10 minuti arriva un’auto. Fermata brusca. Sbattono forte le portiere. Sentiamo due spari. Pensiamo che vogliono spaventarci e scappiamo verso il fiume, il Tidone, lì vicino. La macchina scende dal ponte, a fari spenti. Ci urlavano ‘fermatevi’. Mi ricordo della macchina parcheggiata torno indietro. Mi fermano. ‘Mettiti giù’, mi hanno detto”.
Cosa pensò? Che l’avrebbero ammazzata? Che non avrebbe dovuto?
“Niente, in quel momento. Ci hanno già intimiditi coi due colpi in aria, non penso andranno oltre. Invece mi fanno mettere le mani sopra la testa. ‘Cosa ci fai qui?’. Detto con cattiveria. Mi picchiano col calcio del fucile. Chiedo perdono, dico che il gasolio mi serviva, prego di non farmi male. Peveri mi dice che dovevo pensarci prima. Mi sbatte la testa sulla ghiaia. Poi ricordo il fuoco del colpo, il caldo sul petto e il braccio destro rotto. E nient’altro. Poi la Rianimazione”.
Vi siete più parlati, durante il processo, lei e l’imprenditore?
“Mai. Lo vidi al processo, dall’altra parte dell’aula. Mai un contatto. Non saprei cosa dirgli. Forse gli chiederei perchè. Se mi ammazzava (piange, ndr), le mie bambine chi le cresceva?”. Le sentenze hanno detto.
“Ha deciso un giudice. La legge. Non io. Non è legittima difesa se metti una persona in ginocchio. Potevano chiamare i carabinieri o la polizia per prendermi. E gli spari non sono stati accidentali: non mi avrebbero picchiato prima, o sbattuto la testa sui sassi. Lo dicono i dottori”.
Eppure, dal Viminale, Salvini, si schiera dalla parte di chi ha sparato a sangue freddo. Ha qualcosa da dirgli?
“Non so. Non ci ho pensato. Nel 2019 esistono leggi e magistrati. Centinaia o migliaia di anni fa ci si faceva giustizia da soli”.
Pare che i nostalgici siano centinaia di migliaia.
“C’è libertà di pensiero. Ognuno dice quello che vuole. Sono arrivato nel 2000 in Italia, sono regolare dall’anno dopo. C’era un’altra vita, c’era lavoro. Oggi non si può dire che in Italia si stia male, o che ci sia gente cattiva. Tanti non lo sono. Però non so se oggi la consiglierei”.
Ha ricevuto solidarietà , al di là di famiglia e amici?
“Se qualcuno, forse ci sarà , è solidale con me non ha avuto ancora il coraggio di dirlo. Io sto ancora male, mi sono operato due volte, mi hanno tolto il lobo di un polmone. Tre dita addormentate. Il braccio destro lo sollevo fino a qui. Ho 43 anni, sono invalido al 55% ma se mi offrono un lavoro pesante non posso rifiutare, non posso scegliere. Ora faccio il magazziniere. E penso a cosa spiegare alle mie tre figlie. La grande ha 14 anni, la piccola 4. Per ora ho detto che è successa una faccenda brutta, che ho fatto io e che non farò più per non farle star male. Per il resto, non è ancora il momento”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
LE PRESSIONI DEL M5S E IL RETROSCENA POLITICO DEI MANCATI RIMBORSI E DELLA DENUNCIA
Non fu l’ex compagno a rubare soldi dai conti della parlamentare riminese del Movimento 5
Stelle Giulia Sarti.
Non fu lui a impedirle di restituire i rimborsi, in ossequio al regolamento grillino. E anche la denuncia nei suoi confronti, presentata dalla parlamentare, altro non era che un modo per venire fuori dallo scandalo, per “salvarsi la faccia “.
La procura di Rimini chiede di archiviare l’inchiesta su Bogdan Andrea Tibusche, denunciato un anno fa per appropriazione indebita da uno dei volti più noti della galassia pentastellata.
La protagonista di questa storia, travolta dallo scandalo dei rimborsi, si arrende: ” Annuncio le mie dimissioni da presidente della Commissione giustizia della Camera e, a tutela del M5S, mi autosospendo. Preciso che nè Ilaria Loquenzi nè Rocco Casalino mi hanno spinto a denunciare nessuno, ma si sono limitati a starmi vicino nell’affrontare una situazione personale e delicata”.
Alcuni minuti prima della nota, diffusa ieri, ha parlato in lacrime al telefono con Rocco Casalino, il portavoce del premier Conte. Ma la parola fine non c’è ancora. È lei, adesso, che rischia di essere trascinata in tribunale.
Perchè in questa vicenda di soldi, accuse e tradimenti, non ci sono soltanto 23mila euro spariti nel nulla. Bisogna tornare al 13 febbraio del 2018.
Le elezioni nazionali sono alle porte e scoppia il caso della Rimborsopoli a 5 Stelle: alcuni eletti non hanno restituito parte dei soldi, le Iene denunciano lo scandalo, partono le epurazioni. Sarti è nel mirino.
” La cosa verrà fuori ” , confida in chat a Bogdan, l’attivista e consulente informatico campano conosciuto alcuni anni prima. “Le Iene hanno i nomi da mesi e mi hanno chiesto se denuncio te. Perchè mi stanno chiedendo come uscire da questa storia ” . Chi preme per andare in procura? ” Me lo ha chiesto Ilaria con Rocco per salvarmi la faccia”.
I capi della comunicazione grillina. Il 14 febbraio, alle 19.42, Sarti scrive: ” Ti devo denunciare, ci sono più di 12mila euro da ottobre a oggi che ti sei versato ” . L’ex compagno cade dalle nuvole: ” Denunciare per cosa? Mai preso un cent senza che tu lo sappia ” . E ancora: ” Te ne vuoi uscire così, va bene, ma sai che non è così ” . ” Pensaci bene se puoi dimostrare la truffa (…) Abbiamo sbagliato entrambi tesoro. Nessuno ha truffato nessuno ” . Lei insiste: ” Sono sotto un treno. Sto passando come una ladra quando non ho intascato un solo centesimo…”.
La denuncia parte e stavolta è Bogdan a reagire: ” Chiamo i giornali pure io… cominciamo la guerra? ” . E pensare che fra i due era cominciata diversamente. La parlamentare e l’attivista si conoscono quando la prima ha bisogno di un consulente per via di alcune foto compromettenti finite online. Come emerge dalle carte del procuratore capo di Rimini Elisabetta Melotti e del pm Davide Ercolani, il consulente diventa un aiutante e ha libero accesso al conto corrente. Lei paga anche il suo affitto a Salerno, lo aiuta per alcune spese. Lui gestisce i rimborsi, anche perchè, dice lui, gli eletti ” facevano a gara” a chi rendicontava di più.
Ma sul conto di Sarti non sempre i soldi ci sono. Così si usano degli escamotage: a volte fanno partire un bonifico per pubblicare la ricevuta, salvo annullare il pagamento poco dopo. Altre volte, invece, le transazioni vengono rifiutate dalla banca per mancanza di liquidità . A un certo punto Sarti presta anche soldi ai genitori per comprare un’auto (“Con quale faccia non aiuto mio padre”, confida in chat).
Bogdan, tirato in ballo, si precipita dai pm e parla fino alle 4 del mattino. Mostra chat, consegna documenti.
Ieri al suo avvocato Mario Scarpa ha confidato: ” Mi è arrivata addosso una marea di fango, sono stato insultato, mi hanno fatto terra bruciata intorno”. Per il legale non finisce qui: ” Lui è feroce. Quella denuncia fu strumentale. Valuteremo come reagire, anche con un’azione civile”.
Il capogruppo M5S Francesco D’Uva ha già avviato l’iter per sostituire Sarti in Commissione giustizia. E il Pd chiede le dimissioni di Casalino, che appare come un “mandante” della denuncia al consulente, anche se Sarti afferma il contrario: ” Una vergognosa messinscena, una presa in giro nei confronti degli elettori ” , accusa il deputato Ubaldo Pagano.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
ANZICHE’ “IL CANTO DEL CIGNO” SI LANCIA IN UNA ESPRESSIONE: “SI CANTA LA MORTE DEL CIGNO”
È un po’ come sparare sulla croce rossa prendere in giro Luigi Di Maio, ma c’è da dire che lui continua a fornire materiale comico a profusione.
La sua ultima uscita riguarda la confusione tra l’espressione ‘canto del cigno’ (usata per indicare la fine di una carriera, artistica o professionale) e ‘la morte del cigno’, un balletto di Michel Fokine.
Il risultato è un pastiche targato cinque stelle: “ogni volta si canta la morte del cigno” ha detto Di Maio in conferenza stampa alla Camera a commento del risultato elettorale in Sardegna, “la morte del M5s ma noi siamo vivi e vegeti. E lo dico non perchè dica che va tutto bene, ma perchè penso che le amministrative non abbiano alcun impatto sulla vita del movimento e tantomeno del governo”.
(da “NextQuotidiano”)
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