Marzo 8th, 2019 Riccardo Fucile
MARIKA POLETTI, EX PRESIDENTE DI FRATELLI D’ITALIA, HA RASSEGNATO LE DIMISSIONI
-A seguito di un’interrogazione al consiglio provinciale autonomo di Trento, si è dimessa Marika
Poletti, neo responsabile dell’Ufficio di Gabinetto dell’assessore agli Enti locali e rapporti con il consiglio provinciale Mattia Gottardi.
Il motivo? La donna 34enne ha una svastica tatuata su una gamba, messa ben in evidenza in uno scatto pubblicato sui social network.
Ex presidente di Fratelli d’Italia, Marika Poletti si era giustificata affermando che il tatuaggio non raffigurava una svastica bensì un’antica runa che nulla aveva a che vedere con la simbologia nazista.
La lettera di dimissioni è stata consegnata nelle mani di Maurizio Fugatti, il presidente della Provincia autonoma di Trento. “Al Servizio per il personale dell’amministrazione provinciale è pervenuta la lettera con cui Marika Poletti comunica le proprie dimissioni volontarie dall’incarico di responsabile dell’Ufficio di gabinetto dell’assessore agli enti locali e rapporti con il Consiglio provinciale”, si legge in una nota dell’amministrazione provinciale.
Il tatuaggio della donna ha scatenato grosse polemiche e reazioni da parte di Alleanza per Israele, così come altre richieste di intervento sono giunte da parte di formazioni partitiche (tra cui, Pd e Futura 2018).
Inoltre, come riporta il Corriere della Sera, sul web circolerebbe un video in cui la Poletti canta una parodia del Ragazzo della via Gluck di Adriano Celentano con questo testo: “C’era un ragazzo della Wehrmacht si divertiva a giocare con me/ qual era il gioco non te lo dico, ogni mattina spariva un amico/ là dove c’era il Belgio ora c’è il Terzo Reich…”.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2019 Riccardo Fucile
DECINE DI COMMENTI CONTESTANO LA INUTILE MARCHETTA AI POTERI FORTI: “CHI SALE TROPPO PERDE LA TESTA, IL BOTTO SARA’ GRANDE E LEI TORNERA’ PICCOLO PICCOLO”
“No Tav e Berlusconi. Perderai consensi. Far cadere il governo per un progetto bloccato da vent’anni è assurdo”. “Del Tav non ce ne importa niente. Il governo non può cadere ora! Le priorità sono altre”.
I follower di Salvini, solitamente d’accordo col ministro dell’Interno, questa volta prendono le distanze. E sotto ai post su Instagram e Facebook in cui il vicepremier chiede a chi lo segue — come fa abitualmente — di commentare il suo intervento in tv (in questo caso a Popolo sovrano), gli utenti criticano la sua scelta di tirare dritto sulla Torino-Lione.
Una posizione opposta rispetto a quella del Movimento 5 Stelle, mentre il contratto di governo prevede di ridiscutere “integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”.
Se sui social Salvini incassa la disapprovazione dei suoi sostenitori, 5 Stelle si ricompattano intorno a Luigi Di Maio, impassibile sul no all’infrastruttura.
Il vicepremier si è detto “sbalordito” dalle dichiarazioni di Salvini, che ha ipotizzato l’apertura di una crisi di governo proprio sull’alta velocità . Non solo: per il leader M5s è “da irresponsabili”. “Abbiamo solo chiesto la sospensione dei bandi per un’opera vecchia di 20 anni — ha detto — lo abbiamo chiesto perchè previsto dal contratto siglato tra M5S e Lega. E cosa fa Salvini? Oltre a forzare una violazione del contratto minaccia pure di far cadere il governo? Se ne assuma le responsabilità di fronte a milioni di italiani. Io questo lo considero un comportamento irresponsabile, proprio mentre siamo in chiusura su due misure fondamentali come il reddito di cittadinanza e quota 100. Dovrà spiegare il suo comportamento anche ai truffati dalle banche”.
“Se fate cadere il governo per un’opera inutile come il Tav, dovrà dire addio a parecchi voti. Il consenso che ha ce l’ha perchè al governo. Se pensa di passare così all’incasso non ha capito proprio niente”, scrive Francesco al ministro dell’Interno su Twitter, che posta pillole del suo intervento a NoStopNews su Rtl102.5.
E tanti altri utenti la pensano allo stesso modo. “Spero che prevalga il buonsenso — dice Stefania — sblocchiamo i cantieri più importanti non quelli come Tav che è voluta solo per interessi di qualcuno allora facciamo anche il ponte sullo stretto, accidentaccio buon senso”, e ancora: “Incomprensibile l’accanimento sul tav quando ci sono un sacco di opere più urgenti lungo il territorio“.
In tanti chiedono anche lo sblocco di opere “essenziali” diverse dall’alta velocità e la costruzione di strade e ferrovie nel Sud. E c’è chi commenta lapidario la linea intransigente del ministro: “Quando si sale troppo c’è il rischio di perdere la testa. Il botto sarà grande e lei tornerà piccolo piccolo”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 8th, 2019 Riccardo Fucile
MA QUANDO HANNO SALVATO DAL PROCESSO IL SEQUESTRATORE DI PERSONE SONO STATI ZITTI
«Minacciare di far cadere il governo come dice il ministro Salvini è da irresponsabili. Io voglio
andare avanti per tutti i cittadini che credono in questo governo».
Così Luigi Di Maio dopo il fallimento dell’ultima trattativa sulla Torino-Lione tra Lega e M5S.
Il vicepremier, bisministro e Capo Politico del MoVimento 5 Stelle sembra non crederci più al contratto di governo, quello che viene chiamato in causa ogni volta che i due alleati di governo sono in crisi. E come potrebbe, del resto il contratto prevede la convocazione del fantomatico “Comitato di conciliazione” ma c’è poco da conciliare.
Davvero il governo rischia di saltare sulla TAV?
Il MoVimento 5 Stelle ha deciso di giocare un’altra carta: quella del Salvini “traditore” non solo dei patti ma anche degli italiani.
Perchè se il ministro dell’Interno decidesse di aprire una crisi di governo non si potrebbero fare le tante cose buone che i 5 Stelle hanno in mente per il Paese. Uno su tutti il Reddito di Cittadinanza, che sta per partire senza la tanto promessa e necessaria riforma dei centri dell’impiego (quindi è un mistero come funzionerà ).
Le sorti del governo e di milioni di poveri, ci fa capire Di Maio, sono subordinate all’interesse della Lega per quel buco inutile nella montagna che è la Tav.
Ma il problema è un altro.
Lunedì dovrebbero essere pubblicati i bandi di TELT, la società che costruirà il tunnel di collegamento Italia-Francia sotto le Alpi. Sono i bandi che il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ha deciso di non bloccare, probabilmente per prendere tempo. Ma una volta aperte le gare sarà sempre più difficile dire di no all’opera.
Da giorni il M5S ha deciso che la strategia sulla Tav è quella di fare un’inutile sceneggiata, ad uso e consumo del suo elettorato che si sente tradito già per una lunga serie di deroghe fatte dai 5 Stelle al programma con cui si sono presentati alle politiche: dalla questione dell’Ilva di Taranto fino al TAP passando per il Terzo Valico e un assordante silenzio sul Muos. Tutte battaglie del M5S cadute nel dimenticatoio (il No Muos a Miscemi) o disattese.
Tutto questo non serve a fermare la Tav e probabilmente nemmeno ad impedire una crisi di governo. L’unico vero obiettivo è quello di salvare la faccia.
Probabilmente al MoVimento considerano più onorevole far cadere il governo Conte su una questione come la Torino-Lione che andare a vedere il bluff del Reddito di Cittadinanza e dei Navigator.
I pentastellati potrebbero anche giocare la carta della Lega “ingrata”. Dopo che i 5 Stelle hanno salvato Salvini dall’autorizzazione a procedere sul caso Diciotti è così che il titolare del Viminale li ripaga?
Ma anche quella questione non è affatto chiusa, perchè manca ancora il voto (a scrutinio segreto) dell’Aula di Palazzo Madama.
Bisogna quindi raccontare ai grillini che è Salvini che sta facendo di tutto per far cadere il governo. E se possibile tentare di far dimenticare come le posizioni di Lega e M5S sulla Torino-Lione fossero inconciliabili già da prima. La strategia sembra funzionare, infatti nei commenti molti elettori del M5S chiedono la testa del ministro dell’Interno e consigliano a “Luigi” di farsi rispettare e far rispettare la storia del MoVimento.
La linea è quella di Di Maio: «Io sono veramente sbalordito da questa minaccia di crisi di governo che viene dal ministro Salvini. Questo è un momento in cui ci sono milioni di italiani che aspettano di essere risarciti perchè sono stati truffati dalle banche, di avere un reddito di cittadinanza, di accedere a quota 100 e il ministro Salvini minaccia una crisi di governo?». Cosa fare? Quello che i pentastellati di governo sanno fare meglio: aprire un tavolo di discussione (con la Francia in questo caso).
A cosa serve? A prendere tempo, a procrastinare la decisione sulla Torino-Lione a dopo le elezioni europee di maggio. Che coincidono con un altro appuntamento elettorale importante: le elezioni regionali in Piemonte, la regione al centro geografico della questione Tav.
I commenti degli indignados grillini tracimano dalla pagina Facebook di Di Maio e vanno a “dirgliene quattro” direttamente a Salvini.
Le argomentazioni sono sempre quelle: Salvini non far cadere il governo per un buco inutile; Salvini preferisci la Tav a quota 100 e Reddito di Cittadinanza, allora hai a cuore solo il bene del Nord.
Ma ci sono anche quelli che hanno assimilato la lezione leghista e si lamentano che tutta Italia debba pagare per una grande opera che aiuta solo il Nord. Una sorta di padanismo al contrario.
Naturalmente è possibile ribaltare il ragionamento di Di Maio. Perchè rischiare di far cascare il governo, e quindi di non fare RdC, quota 100 e rimborsi ai truffati delle banche, per partito preso e per opporsi a quello che in fondo è solo “un buco in una montagna”? Prima o poi qualcuno farà un’analisi costi-benefici della trattativa Di Maio-Salvini.
E potrebbe scoprire due cose: la prima è che il partito di maggioranza relativa nel governo non riesce ad imporre una sua linea. Certo, i sondaggi danno la Lega sopra al M5S, ma in Parlamento si governa con i voti del 4 marzo 2018, e quelli ci hanno detto che il M5S ha il 30% e la Lega il 17%.
La seconda è che per non vole far fare la Torino-Lione il MoVimento 5 Stelle rischia di mandare a monte tutto le cose buone che ha fatto.
Perchè una crisi la si fa in due, e se è vero che Salvini vuole andare avanti a tutti i costi sulla Tav è anche vero che a rimetterci non è il suo elettorato ma quello dei 5 Stelle. Il M5S si trova così nel più classico dei dilemmi del prigioniero: accettare di fare la Tav dicendo che così ha salvato Reddito di Cittadinanza e Quota 100 (che è sempre meglio che ammettere che non c’era alcuna possibilità di fermare l’opera) sacrificando i propri ideali in nome della Ragion di Stato e mostrandosi così una forza politica responsabile.
Oppure riaffermare la propria contrarietà alla Tav facendo saltare il banco del governo, ben sapendo che così non si faranno RdC e Quota 100, ovvero due provvedimenti per fare i quali ha già sacrificato tanto, a partire dalla coerenza con i propri valori fondanti quando ha salvato Salvini.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 8th, 2019 Riccardo Fucile
“SE IL GOVERNO DOVESSE CADERE IL M5S DOVREBBE VERGOGNARSI DI TANTE COSE (DAL VOTO DELLA DICIOTTI ALLA LEGITTIMA DIFESA) MA ANDARE ORGOGLIOSI DEL REDDITO DI CITTADINANZA E DEL NO ALLA TAV”
Mentre la Trattativa Lega-M5S sulla TAV prosegue — si fa per dire — con tanto di annunci di crisi di governo, Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano prende posizione su Matteo Salvini in un editoriale ma segnala anche la possibilità di una soluzione diplomatica per l’uscita dal tunnel (è il caso di dirlo):
Salvini è il cazzaro troglodita che è: ma passa le giornate a rivolgersi direttamente alla gente, col linguaggio della gente, sui problemi della gente (anche se le sue soluzioni sono xenofobe e/o propagandistiche). I 5Stelle sono l’armata Brancaleone che sono: ma parlano a persone vere e tentano, a volte con successo altre volte con pasticci, di risolverne i problemi. Anche se il governo cadesse domani e non ci tornassero mai più, i “grillini” dovranno vergognarsi di tante cose (dal voto sulla Diciotti a quello sull’illegittima difesa)
Ma potranno andare orgogliosi di averle tentate tutte per fermare il Tav e ancor di più di aver avviato il più forte investimento contro la povertà , che nel primo giorno ha portato 60 mila cittadini in difficoltà a fare compostamente domanda alle Poste e ai Caf, sperando in un futuro finalmente dignitoso (tra le risate di una “sinistra” indecente, le previsioni di assalti ai forni di una stampa manigolda e le scomuniche di una Cei vergognosa).
Perchè la discesa in campo del presidente del Consiglio, secondo Travaglio, potrebbe sparigliare perchè il premier sa parlare alla stessa base di Salvini:
Al posto di Salvini, ci preoccuperemmo più del linguaggio “populista”e “sovranista”di Conte, concorrenziale al suo e diretto alla sua base, e meno dell’eventuale blocco delle gare: per la prima volta un presidente del Consiglio ha fatto capire all’inclita e al colto (categoria, quest’ultima, che esclude il salviniano medio) che a bloccare il Tav ci guadagniamo tutti, tranne una piccola cricca di affaristi. In un Paese serio, gli autori dell’analisi costi-benefici verrebbero ringraziati per averci fatto risparmiare un sacco di soldi. Invece vengono sputacchiati da giornali e politici prezzolati che, non contenti di averci portati alla bancarotta, ora la vogliono pure fraudolenta.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2019 Riccardo Fucile
LA REPLICA: “E’ UN’ANALISI DI IMPATTO, NON C’ENTRA NULLA, QUEL DOCUMENTO NON MISURA I COSTI”
L’Unione Europea promuove la Tav. Secondo uno studio della Commissione europea di 116
pagine, rivelato dal Tg de La7, l’opera va fatta calcolando i vantaggi del corridoio Mediterraneo di cui fa appunto parte la Torino-Lione.
Secondo quanto riporta il tg de La7 il documento dell’Ue ha ottenuto anche il via libera della società di Marco Ponti, che ha messo a punto l’analisi costi-benefici per il governo dando parere negativo sull’opera.
Con il corridoio Mediterraneo, che va da Gibilterra a Budapest, lo studio stima che al 2030 si potrà ottenere un risparmio di tempo del 30% per i passeggeri e del 44% per le merci. Inoltre, nei prossimi dieci anni per ogni miliardo investito nel cantiere verrebbero creati 15mila posti di lavoro, senza considerare l’indotto sul territorio.
“Quella non è una analisi costi benefici, ma sull’impatto, che si basa su analisi di valore aggiunto, che nulla hanno a che fare con la analisi costi-benefici. Non ci sono i costi in quella analisi lì. Non misura i costi, ma il traffico, l’occupazione e l’impatto sulle imprese, la analisi di impatto si occupa di ipotesi di valore aggiunto”.
Così il responsabile dello studio costi/benefici sulla Tav Marco Ponti, a Mattino 5 intervistato sulla Tav, rispondendo in riferimento a uno studio riservato della Commissione europea che, come riferito da La7, sarebbe stato redatto da numerosi ricercatori di varie nazioni tra cui la la società milanese di Ponti, quindi quella che ha redatto l’analisi costi-benefici per conto del ministero dei Trasporti.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2019 Riccardo Fucile
CORTEI IN TANTE CITTA’, SI FERMANO SCUOLA E TRASPORTI
C’è poco da festeggiare, tanto da protestare per l’8 marzo, festa della donna.
Sono previste manifestazioni e cortei in tutte le Regioni, in piazza contro la discriminazione di genere, contro la violenza sulle donne e i femminicidi, contro le molestie nei luoghi di lavoro, contro la precarietà , contro l’obiezione di coscienza nei servizi sanitari pubblici, a difesa della legge 194, contro il disegno di legge pillon su separazione ed affido, per il diritto alla parità salariale.
Se il 2018 è stato l’anno del #MeToo e della reazione agli abusi sessuali, il 2019 è l’anno del #BalanceforBetter, un appello all’azione per velocizzare l’uguaglianza di genere in ogni ambito sociale.
Manifestazioni, eventi, incontri e flash mob sono previsti in molte città . Tra le altre, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma e Torino.
A Roma il movimento femminista “Non Una di Meno” si ritrova alle 9 al ministero della Salute, con le donne che metteranno al centro del presidio la qualità delle condizioni di lavoro di operatrici e operatori sanitari e la “richiesta di consultori e ospedali laici, aperti e finanziati, senza obiettori”.
Alle 10,30 la protesta si sposterà al ministero del Lavoro per richiedere “un salario minimo europeo, un welfare universale, congedi retribuiti e obbligatori per una maternità veramente condivisa; contro la discriminazione delle donne nel mercato del lavoro e la disparità salariale”.
Poi una manifestazione alle 17. Tanti gli appuntamenti anche a Milano, dal presidio della mattina in piazza Oberdan al pranzo solidale, fino al corteo delle 18 e alla festa serale.
I numeri parlano chiaro. In Italia, il tasso di occupazione maschile è superiore rispetto a quello femminile quasi del 20%, i posti di comando di Università , imprese, pubbliche amministrazioni o uffici giuridici sono quasi sempre appannaggio degli uomini.
Il pay gap, la differenza salariale tra uomo e donna, è pari al 17,9%.
In politica, le donne in parlamento, sono il 35%, secondo i dati Eurostat in Svezia sono il 47%, in Finlandia il 42%, in Belgio e Spagna il 40%.
Secondo quanto riportato da World Bank “Women, Business and the Law 2019” sono soltanto 6 i paesi al mondo che garantiscono per legge a uomini e donne la stessa possibilità . La battaglia dev’essere di tutti, uomini e donne, sinistra e destra.
Tra uomini e donne la differenza salariale è sostanziale. Le donne guadagnano, nel settore privato, il 17,9% in meno rispetto agli uomini.
Secondo il Corriere della Sera le italiane lavorano gratis 66 giorni su 365. Ma le differenze non si fermano al privato. Nel pubblico il divario è del 4,4% una percentuale minima ma comunque esistente.
Mentre tra i ragazzi, tra i 14 e 17 anni, a ricevere regolarmente la paghetta sono per il 53,1% gli uomini e per il 42,1 le donne. Dopo un anno di laurea triennale, lo stipendio di una donna, è inferiore del 17,3 rispetto a quello di un uomo, a distanza di 5 anni il gap diminuisce ma si attesta comunque sul 13,9%. Un dirigente maschio? Guadagna il 20,5% in più di una donna. Un impiegato? il 35,1%.
Alla base di un’eventuale piramide lavorativa, la presenza femminile nei posti di lavoro è sempre più forte ma diminuisce vertiginosamente scalando di posizioni. Nei posti di comando le donne sono nettamente meno degli uomini. Come riportato da la Repubblica In politica sono cinque le ministre e tredici i ministri.
Nei ruoli di comando degli uffici giuridici sono 119 donne contro 315 uomini quando la maggioranza dei magistrati è femminile. Negli uffici apicali delle aziende contiamo cinquemila amministratrici contro diciassettemila amministratori. Senza contare che la pensione di una donna è il 37% inferiore a quella di un uomo.
I tentativi di cancellare aborto e divorzio tolgono libertà fondamentali per l’individuo. Il DDl Pillon in questo momento è la pietra dello scandalo che racchiude, secondo buona parte delle contestatrici, un attacco alle conquiste sociali, “Il ritorno al Medioevo” dicono in molte durante le manifestazioni contro il disegno di legge.
(da agenzie)
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