Marzo 11th, 2019 Riccardo Fucile
MA ERA UNA CLASSE DI STUDENTI DEL MASTER “SCIENZA DEL MARE” IN VISITA A VENTIMIGLIA GUIDATI DAL PROF. ROVERE DELL’UNIVERSITA’ DI BREMA
Alessio Rovere è responsabile del corso master “Scienze del Mare” degli studenti dell’Università di Brema e nella sua classe sono presenti 18 ragazzi, di varie nazionalità .
Il post del professor Rovere:
“Vorrei augurare una vita solitaria e triste alla persona che oggi, a Ventimiglia, ha chiamato polizia e carabinieri (ho contato 4 volanti) perchè ha visto che tra i miei studenti c’erano alcuni ragazzi di colore. Per la mera cronaca, stavamo spiegando una pericolosissima mappa geologica e ci apprestavamo ad entrare in un museo a 5 metri di distanza. Attività che devono avere oltremodo intimorito il cittadino/a, facendo temere chissà cosa.
Ho apprezzato la generale gentilezza dei poliziotti/carabinieri intervenuti dopo aver chiarito l’equivoco, condite da un lieve imbarazzo per l’assurdità della situazione e dalle parole di un rappresentante delle forze dell’ordine che mi ha porto le proprie scuse, dicendomi che se li chiamano devono intervenire. Spero che le suddette forze dell’ordine abbiano anche provveduto a rintracciare chi li ha chiamati per ricordargli/le che il procurato allarme è un reato”.
(da Globalist)
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Marzo 11th, 2019 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI 2,3 MILIARDI PER COMPLETARE LE DUE CANNE DELLA GALLERIA TRA L’IMBOCCO DI SAINT JEAN DE MAURIENNE E IL CONFINE ITALIANO
Il consiglio di amministrazione di Telt ha firmato l’avvio dei bandi per 2,3 miliardi di lavori nel
tunnel di base della Torino-Lione.
Tra due giorni il testo comparirà sulla Gazzetta ufficiale europea.
Trascorreranno poi sei mesi prima che le aziende che hanno deciso di presentare offerte ricevano l’invito formale da Telt per partecipare al bando. Sarà quello il momento in cui i due governi potranno ancora decidere di fermare la procedura.
La riunione di oggi, in videoconferenza tra Parigi e Roma, ha dato il via libera alle procedure per i bandi del tunnel di base sul versante francese.
Si tratta di completare le due canne della galleria di base, lato Francia, tra l’imbocco di Saint Jean de Maurienne e il confine italiano. In tutto un tratto di 45 chilometri. Dei 90 chilometri complessivi di galleria 9 fanno parte del primo lotto che sta per essere completato.
Oltre agli 81 chilometri di tunnel, l’appalto (diviso in tre lotti) prevede anche la realizzazione delle gallerie di interconnessione tra le due canne, una ogni 300 metri.
Grazie al via libera di oggi non si perderà la tranche da 300 milioni di euro messa a disposizione dall’Unione europea.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2019 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI DANILO BARATTI, IL COMANDANTE PIU’ ANZIANO DI ALITALIA
“Gli aerei di ultima generazione sono completamente computerizzati. L’obiettivo è ottenere prestazioni migliori. Il problema è che a volte i computer possono impazzire. A quel punto il pilota può escludere il computer e prendere la conduzione manuale della macchina. Dalle informazioni che abbiamo ad oggi, sembra che il personale a bordo del Boeing 737 Max 8 che è precipitato tra Addis Abeba e Nairobi non ci sia riuscito. E non è il primo caso”.
Danilo Baratti ha fatto il suo primo volo nel 1973. Più di 40 anni dopo è un pilota ancora in servizio: “Sono il comandante più anziano di Alitalia, sono entrato in azienda nel 1986 – racconta ad HuffPost – ho alle spalle più di 20mila ore di volo. Lavoro sugli aerei a lunga percorrenza”.
Ha passato buona parte della sua vita su un aereo ed è vicepresidente dell’Associazione Navaid. Poco più di 24 ore dopo l’incidente aereo in cui hanno e perso la vita 157 persone, tra cui otto italiani, racconta quali sono le difficoltà in volo e prova a spiegare ciò che può essere accaduto il 10 marzo sui cieli dell’Africa.
Comandante, un aereo in volo tra Addis Abeba e Nairobi è precipitato pochi minuti dopo il decollo. Cosa può essere successo?
Quella è una zona in cui sembra di essere in un’eterna primavera. Per chi vola, le condizioni di tempo, durante la giornata, sono sempre abbastanza buone. Da quello che mi hanno raccontato, anche ieri era così. Pochi minuti dopo il decollo, il personale che era sull’aereo ha dichiarato che il mezzo aveva una velocità unreliable, inattendibile, impossibile da rilevare. Si tratta di una condizione anomala perchè, in situazioni normali, la velocità di un aereo non cambia spesso, non è normale avere la lancetta della velocità che va da un lato all’altro. Peraltro, da quello che ho capito, la celerità è andata aumentando, perchè l’aereo si è schiantato a 380 nodi all’ora, una velocità molto alta.
Chiaramente dovranno essere fatte indagini approfondite ma, in prima analisi, che problema può esserci stato?
Il fatto che il contatto con il suolo sia avvenuto a una velocità così sostenuta fa pensare che il motore sia rimasto a spinta piena, la stessa che si usa durante il decollo. In condizioni normali bisogna ridurre lo stress del motore, quando si arriva 300-400 metri da terra la spinta del motore va ridotta. Per dire con precisione cosa sia successo dovremmo avere i dati, ma mi sembra di capire il pilota non sia riuscito a ridurre la potenza del motore e, quindi, la velocità sia andata oltre ogni limite. C’è poi il fattore ambientale: la geografia del luogo è complicata. Addis Abeba è in mezzo alle montagne, ci sono molti ostacoli quando si deve tentare un atterraggio di emergenza.
Quando si trova in condizioni di emergenza uguali o simili a queste, cosa può fare un pilota?
Da 20 anni a questa parte la macchine sono completamente gestite dai computer, in un’ottica di ottimizzazione, per ottenere migliori prestazioni su tutto. Il problema è che i computer possono impazzire, allora il pilota deve passare al controllo manuale del mezzo. Alcune macchine consentono un recupero manuale importante, altre meno perchè garantiscono un’efficienza molto elevata dei computer e quindi permettono una minore azione manuale. La Boeing consente di recuperare un buon pezzo di comando a mano, lo stesso che avevano le macchine di 40 anni fa. L’Airbus è più restia, ma entrambe dovrebbero consentire il passaggio al controllo manuale dell’aereo.
In questo caso ciò non è avvenuto?
Da quello che possiamo sapere ad oggi sembra che non ci siano riusciti. E non è il primo caso su questo tipo di velivolo.
A fine ottobre 2018 un altro Boeing 737 Max 8 è si è schiantato in Indonesia. Il fatto che nel giro di così poco tempo lo stesso modello di aereo abbia avuto due incidenti dalle dinamiche molto simili cosa potrebbe significare?
Che la macchina abbia un problema, che le sofisticazioni a cui siamo arrivati siano troppe. Però, ovviamente, per poterlo dire, servono indagini approfondite e i dati. Fino a quando non le avremo non possiamo dire nulla con certezza. Sicuramente l’interrogativo è legittimo: perchè una macchina nuova nel giro di poco tempo è stata protagonista di due incidenti simili? Non si può escludere che il passaggio dall’automatismo al manuale sia troppo complicato. O, ancora, ci potrebbe essere una difficoltà dei piloti di nuova generazione.
Quale?
Può darsi che siano talmente abituati a fidarsi dei sistemi automatici che abbiano più problemi a passare al sistema manuale. Del resto, se si è soliti lavorare con sistemi altamente affidabili, il giorno in cui questi presentano dei problemi è inevitabile rimanere perplessi, esitare. Bisogna considerare che quando si è in volo i minuti sono fatali. Se si perdono istanti importanti, c’è il rischio di non salvarsi. Ma anche quando non ci sono esitazioni, la questione è capire quanto sia complicato il passaggio dall’automatismo al manuale, quanto sia difficile escludere il computer primario e quelli che lo controllano dal sistema. Questo processo potrebbe richiedere del tempo.
Il giorno dopo l’incidente, l’Associazione Nazionale dei Piloti ha chiesto a Air Italy – l’unica compagnia italiana che ha nella flotta i Boeing 737 Max 8 – di lasciare i mezzi a terra. Lei cosa ne pensa?
Provvedimenti del genere devono essere presi dall’autorità . Credo che l’Easa – l’European Aviation Safety Agency, Agenzia europea per la sicurezza del trasporto aereo – in mancanza di una risposta rapida della Boeing su cosa è successo disporrà di fermare le macchine. È successo già in passato. Ma voglio precisare che gli aerei sono certificate. E, quindi, se è necessario saranno gli stessi enti certificatori a stabilire un eventuale stop al volo.
Fermare gli aerei dello stesso modello di quello che ha fatto l’incidente, quindi, in questo momento non avrebbe senso?
Potrebbe anche essere una soluzione. Ma non è il clamore di una singola associazione che li farà fermare. Io sono sicuro che, in caso di necessità , sarà l’autorità a decidere di fermare quei Boeing, per il semplice fatto che parliamo dello stesso ente che è chiamato a certificare quelle macchine e quindi a proteggere i cittadini.
Lasciando a terra quegli aerei non si rischia di creare inutile allarmismo?
Le macchine di cui stiamo parlando sono talmente poche (qualche centinaio, ndr) che non ci sarebbe ragione di creare allarmismo. Certamente una compagnia non potrebbe, di sua iniziativa, cancellare un volo in mancanza di un parere dell’autorità . Se non sei sicuro di quello che è successo, non ha senso fermare la macchina. Si tratterebbe di un gesto penalizzante. In un momento come questo potrebbe decretare anche la fine di un’azienda.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 11th, 2019 Riccardo Fucile
LA RICHIESTA AVANZATA DAL LEGALE DELLA DIFESA VERRA’ DISCUSSA IL 18 MARZO… SI BASA SULL’ACCORDO FIRMATO TRA BRASILE E ITALIA
Cesare Battisti tramite il suo legale Davide Steccanella ha richiesto a febbraio che l’ergastolo
venisse commutato in 30 anni di reclusione in carcere.
Secondo quanto riportato nell’istanza depositata dall’avvocato della difesa, risulta che negli accordi di estradizione tra Italia e Brasile fosse stata concordato uno sconto di pena per l’ex terrorista dei Pac, con dannato per aver commesso 4 omicidi alla fine degli anni ’70.
Già «nella decisione di estradizione del 16 dicembre 2009» scrive nell’istanza il difensore, «viene espressamente indicata la clausola di limitazione temporale della pena» sulla quale è necessaria «una pronuncia chiara e definitiva».
Il titolare del fascicolo, il sostituto pg Antonio Lamanna, aveva già dato un parere negativo all’istanza.
Secondo il legale invece era fondamentale ridiscutere la pena per rispettare gli accordi presi con il Brasile: nel paese sudamericano infatti la pena di reclusione a vita non è prevista.
L’accordo Italia-Brasile è l’unico documento su cui fare affidamento, poichè, sempre secondo quanto sostenuto dalla difesa di Battisti, la consegna del latitante da parte delle forze boliviane non avrebbero rispettato le procedure di espulsione.
Il «funzionario boliviano» non avrebbe atteso i tre giorni imposti dalla legge locale per permettere il ricorso, e aveva «omesso di inviare l’espulso nel Paese d’origine» che risultava essere il Brasile.
Dalla Bolivia all’Italia quindi non ci sarebbero documentati validi attestanti l’estradizione, e l’unico metro di riferimento resta quello stretto con il Brasile.
La Corte D’assise d’Appello di Milano ha accolto l’istanza e ha quindi fissato la data dell’udienza per la discussione al 18 marzo.
In caso di commutazione della pena, il legale Steccanella sostiene che la pena di 30 anni dovrà «essere detratto quanto oggetto dei diversi provvedimenti di condono» e il «presofferto» ovvero il periodo già trascorso da Battisti in carcere.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2019 Riccardo Fucile
ANNUNCIATO PER IERI SERA NON E’ ANDATO IN ONDA, MEDIASET: “SOLO RINVIATO PER PROBLEMI TECNICI”… LA STRANA ABITUDINE DELLA PARLAMENTARE DI PIAZZARE TELECAMERE ANCHE NELLA SUA CAMERA DA LETTO E DI REGISTRARE TUTTO
Ieri sera Le Iene hanno annunciato un servizio di Filippo Roma su Giulia Sarti e Bogdan Tibusche, che però alla fine non è andato in onda.
Davide Parenti, ideatore e capo degli autori delle Iene, oggi precisa: “Non c’è stato nessun problema politico, solo un incidente tecnico. Purtroppo c’è stato un problema di file corrotto, di cui ci siamo resi conto solo al momento della messa in onda in diretta. Ma tutti lo vedranno in onda nella puntata di domani”
La parte curiosa della vicenda è che grazie all’anticipazione del servizio i giornali e le agenzie di stampa hanno diffuso il testo del video senza che sia andato in onda. E si tratta della storia di Luca e Dedo: proprio per “controllare” loro due venne attivata, per un prezzo di quattromila euro, la videosorveglianza.
Si trattava di un gioco privato, attinente alla sua sfera intima, o c’era dell’altro? «Se quelle persone andavano a casa della Sarti, era perchè lei voleva registrare tutto quello che veniva detto per motivi di lavoro».
Che fine hanno fatto le registrazioni, realizzate con camere grandi quanto una moneta da due euro? Bogdan non lo chiarisce, nè è chiaro se i due uomini erano al corrente. Filmare senza il consenso è illegale. Uno di loro è stato contattato dalle Iene. «Viene registrato su delle schede di memoria, esattamente come col telefono: non serve una grande competenza tecnica»
Nell’intervista Bogdan, che ha anche realizzato il blog di Alessandro Di Battista, ammette di essere stato pagato in nero, era un collaboratore senza contratto, e che i pasticci dei mancati rimborsi fatali alla Sarti sono sorti dopo che l’Inps le aveva imposto di pagare i contributi per i suoi collaboratori parlamentari ufficiali. «L’Inps ha mandato le cartelle esattoriali, Giulia è andata in panico, disse “ora ci tocca pagarli, senno finisce sui giornali”». Quindi i due decidono di fare finta di versare i fondi al Microcredito, per poi revocarli, confidando di appianare il debito più in là . «È stata un idea congiunta», dice Tibusche.
Se la circostanza raccontata da Tbusche fosse vera, tutti quelli che sono passati nell’abitazione della Sarti sarebbero stati filmati a loro insaputa: dialoghi intimi e politici.
Bogdan sostiene che la Sarti sapesse tutto ed è in possesso di una copia digitale delle registrazioni, mentre un’altra copia l’avrebbe lui. A conferma, ci sarebbero alcuni sms inviati ad amici, nei mesi scorsi, nei quali parla di filmati hard.
Bogdan,davanti all’inviato delle Iene Filippo Roma, conferma di essere in possesso di molto materiale. Il tribunale di Rimini ha archiviato la denuncia contro di lui per appropriazione indebita fatta dalla Sarti che per questa vicenda si è dimessa dalla presidenza della Commissione Giustizia della Camera. L’Adn Kronos ha pubblicato il testo del servizio:
Iena: Ma visto che ormai tu non sei più il collaboratore della Sarti, lei ti ha mai chiesto indietro questi filmati?
Bogdan: Non ho più avuto contatti con lei dal giorno che mi ha denunciato… alcun tipo di contatto.
Iena: E non te l’ha chiesti indietro, non ti ha detto…
Bogdan: Nel senso lei lo sa che c’è una copia, c’era un hard disk di backup preposto.
Iena: Il tuo amico ti chiede, a proposito di filmati, ‘Di lei con lui’? E tu rispondi ‘Sì’. Chi è sto lui?
Bogdan: Ma che ne so…
Iena: È Luca?
Bogdan: Ma che ne so?
Iena: È Dedo?
Bogdan: Ma non lo so!!
Iena: E poi tu dici ‘E se li riguardava pure ogni tanto…’
Bogdan: Cioè se c’aveva una copia dei filmati, cioè penso che sapeva benissimo di cosa c’era dentro. Cioè nel senso, se io ti do una copia di quello che c’è su una card, cioè…
Iena: E quindi se li riguardava, vabbè oh…
Bogdan: Ma dovevamo continuare su questa storia?
Iena: No aspetta poi, poi… E poi tu dici ‘Poi gli è venuto il pallino di mettere una telecamera grande davanti al letto e collegarla alla tv così si guardavano in diretta’
Bogdan: No, mi è stato chiesto di collegare una telecamera a una tv.
Iena: A una tv, in camera.
Bogdan: E c’era una telecamera che è stata collegata a una tv con un dispositivo anche quello acquistato.
Iena: Ah ok, così si guardavano… quindi la Sarti non era da sola quando…
Bogdan: Si guardavano cosa?
Iena: Eh sei tu che scrivi questa cosa.
Bogdan: Eh appunto.
Iena: Così si guardavano in diretta.
Bogdan: Sì, ma tu…Iena: Lei e chi secondo te?
Bogdan: Ma che ne so!
Iena: E perchè hai scritto guardavano
Bogdan: Ma che ne so cioè non lo so…
Iena: Vabbè lo saprai però.
Bogdan: No!
Iena: Non ce lo vuoi dire, io…
Bogdan: No non lo so…
Verso la fine del colloquio però Bogdan, parlando dei messaggi che si è scambiato con un amico, smentisce sè stesso, o meglio smentisce a mezza bocca quello che ha tentato di affermare a mezza bocca:
Bogdan: Capito? ma penso anche altre persone frequentassero la casa della Sarti, anche la sua collaboratrice, penso anche, non lo so… altre persone… lei aveva necessità di registrare 24h su 24 quello che… succedeva a casa.
Iena: E tu commenti in conclusione a questa riflessione ‘Pensa tu che fidanzati eravamo’.
Bogdan: Eh.
Iena: Quindi tu a quest’amico, o ex amico, dici che eravate fidanzati, giusto?
Bogdan: No un attimo, se conosciamo un attimo l’italiano pensa che fidanzati eravamo, se lei aveva altri amici, altri uomini, chiaro?
Iena: Ah ok ora è chiaro. Quindi diciamo una persona dotata di un’intelligenza medio bassa…
Bogdan: No aspetta, tu sei molto bravo a…
Iena: …giunge alla conclusione che quelli là , quelle là erano persone che venivano filmate mentre facevano, diciamo, roba con la Sarti?
Bogdan: Tu sei molto bravo a ricostruire le cose, però ti do un’altra chiave di lettura, se quelle altre due persone andavano a casa dalla Sarti per lavorare, e lei volesse, voleva registrare tutto quello che veniva detto all’interno di quella casa per motivi di lavoro…
Un giochino che di solito accade quando va in scena un ricatto.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 11th, 2019 Riccardo Fucile
SIMULAVA SCENE DI STUPRO, TRE RAGAZZE ERANO MINORENNI
Un regista è stato arrestato a Roma con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata nei
confronti di cinque ragazze, di cui tre minorenni all’epoca in cui si sono svolti i fatti.
L’uomo, un 69enne romano, inscenava finti provini simulando uno stupro, abusando così ripetutamente delle giovani.
È stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di cinque ragazze, di cui tre minorenni all’epoca in cui si sono svolti i fatti.
La misura cautelare è stata emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica nei confronti di un regista e produttore artistico romano di 69 anni, che per anni ha abusato delle giovani costringendole a subire atti sessuali.
Il nome dell’uomo è Pino Flamini: per adesso le vittime accertate sono cinque, e attualmente non si sa se ce ne siano altre abusate da lui.
La denuncia è partita da due collaboratrici dell’uomo e grazie alla testimonianza delle giovani vittime si è potuto risalire agli atti di violenza commessi tra il 2011 e il 2018. Le forze dell’ordine hanno ascoltato le ragazze e, dopo aver visionato del materiale informatico sotto sequestro (tra cui anche file cancellati e poi recuperati dall’hard disk), sono riusciti a capire il modo in cui operava colui che si faceva chiamare il “Maestro”.
Il regista approfittava del fatto di avere delle ragazze molto giovani davanti per abusare di loro. Si presentava alle giovani come un professionista affermato, con una lunga carriera alle spalle e decantava loro la possibilità di sfondare nel mondo dello spettacolo.
Ed è lì che iniziava poi l’orrore: il 69enne portava le ragazze in una stanza ubicata in un seminterrato nella zona dell’Aurelia — sita in un’Accademia di cui è presidente — a fare dei finti provini in cui venivano simulate scene di uno stupro.
Un abuso sessuale in piena regola che è andato avanti per anni ai danni delle aspiranti attrici. Il film di cui parlava alle ragazze, ovviamente, non è mai stato realizzato.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2019 Riccardo Fucile
“NESSUNA STIMA PER LUI, NON APPREZZO LE PERSONE CHE ISTIGANO ALL’ODIO”
Matteo Salvini sabato alla festa del suo compleanno ha fatto sapere di aver avuto in camera da ragazzo il post di Miriana Trevisan, showgirl lanciata da Non è la Rai e poi passata per i programmi d’intrattenimento Mediaset.
Lo stesso Salvini ha aggiunto che la Trevisan quando lo ha saputo si è detta “schifata” della circostanza.
Ora Candida Morvillo intervista per il Corriere della Sera la stessa Miriana che rivela il motivo del suo “schifo”:
Perchè si è detta schifata?
«Perchè no? Il gusto non si discute. Sull’argomento mi sono già negata nel 2014. Ne aveva parlato lui alla radio. Ho rifiutato l’intervista. Ho mandato una mail, non mi ricordo neanche che ho scritto».
Glielo dico io: «Non ho alcun interesse per i gusti giovanili di Salvini, che personalmente non stimo».
«Ecco, giusto così. Non ho niente da aggiungere».
Non ha cambiato idea? Lui è ora ministro, magari ne ha apprezzato l’abilità politica…
«Mmh…».
Perchè ride?
«Senta, io non faccio di tutta l’erba un fascio… Ci sta proprio questo termine, non trova?».
Quale? «Fascio»?
«Non mi permetto, però non apprezzo le persone che istigano alla violenza. Lui, a volte, fa una propaganda troppo forte».
Su cosa? Immigrati?
«Io tendo a riconoscere gli altri come esseri umani. Penso che l’odio porti odio. Le persone non possono diventare uno scarto. Nè si dovrebbe creare emarginazione o alimentare la paura o istigare la rabbia»
Molte donne considerano Salvini un bell’uomo
«Non l’avrei mai immaginato… È una cosa che mi fa sorridere»
Lei non lo trova bello?
«Io no».
E conclude:
«Per me, il potere è essere integri, avere onestà e un senso di giustizia molto alto. Io sono apolitica, ma ho idee che sono sfumature di pace, di serenità , e mai di voler male agli altri».
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 11th, 2019 Riccardo Fucile
I CALCOLI DEL SOLE 24 ORE SU COSA CI ASPETTA A FINE ANNO
Il Sole 24 Ore calcola oggi l’impatto su una famiglia-tipo delle clausole di salvaguardia che il
governo ha accettato di infilare nella Manovra del Popolo per chiudere l’accordo con Bruxelles, secondo la tecnica che ha “garantito” il successo dal 2011 in poi: prima si prevede un rincaro automatico, a copertura di spese pubbliche già decise; poi si tenta di disinnescarlo.
Nella versione della legge di Bilancio, l’Iva ordinaria è destinata a salire dal 22 al 25,2% dal 2020 (e poi al 26,5% dal 2021), mentre per quella al 10% si prevede un rialzo al 13%, sempre dal 2020.
L’incremento dell’IVA dovuto alle clausole di salvaguardia, calcola il quotidiano, vale in media 538 euro, ma colpisce in modo più pesante i liberi professionisti e gli imprenditori (857 euro) e le famiglie che vivono in Lombardia e Trentino Alto Adige (658 e 654 euro, rispettivamente).
La clausola fa lievitare anche l’aliquota al 10%, applicata su un vasto range di prodotti e servizi: dagli alimentari (carne, pesce, miele e dolciumi) ai lavori in casa, dal trasporto locale al tempo libero.
Gianni Trovati spiega in un commento perchè sarà molto difficile evitare che le clausole di salvaguardia scattino:
I valori messi a bilancio per 2020 e 2021, rispettivamente 23,1 e 28,8 miliardi, superano di slancio tutte le edizioni passate delle clausole. Questi aumenti, e qui arriva il secondo problema, non servono più a fingere un percorso verso il pareggio, come accaduto finora, ma a evitare che il deficit si impenni fin sopra quota 3 per cento. E il deficit, terzo problema, è già spinto in alto da una congiuntura che promette di fermare la dinamica del Pil 2019 molto sotto sia all’1% messo in programma dal governo sia allo 0,6% posto a base del quadro tendenziale.
Con questi presupposti, è impossibile cancellare le clausole con il disavanzo, che negli ultimi tre anni ha finanziato il 75% dello sforzo anti-Iva (52 miliardi su 71). A meno di non tentare la strada di un “patto” con Bruxelles, in uno scambio tra una dote di flessibilità anti-aumenti e l’impegno a non replicare clausole nel futuro.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 11th, 2019 Riccardo Fucile
IL POVERETTO CERCA DI ACCREDITARE UNA TESI INESISTENTE
Danilo Toninelli ha rilasciato oggi un’intervista al Fatto in cui sostiene che Telt abbia ceduto con il rinvio dei bandi (in realtà gli avis de marchè) e che questo costituisca una vittoria del governo gialloverde:
C’è una novità importante nell’ultima lettera di Telt, perchè precisa che negli inviti alle imprese a presentare candidature verrà inserita la facoltà per la stazione appaltante, cioè per la stessa società , “di non dare seguito in ogni momento alla procedura, senza che ciò generi oneri per la stazione stessa nè per i due Stati”, Italia e Francia. Quindi al nostro Paese non costerebbe nulla.
È la clausola di dissolvenza, già prevista dalla legislazione francese .
Ma nel testo c’è un passaggio in più, rilevante. Nella legge francese è previsto che l’interruzione della procedura debba essere motivata in base a ragioni o fatti di interesse pubblico generale. Invece in base a questa lettera lo stop all’iter non dovrà essere in alcun modo motivato.
Il Corriere della Sera pubblica invece oggi una serie di domande e risposte che invece spiegano a Toninelli quello che è accaduto realmente:
È stata fermata la Tav? C’è stato un rinvio di sei mesi?
No. Era già previsto che i capitolati d’appalto fossero comunicati allo scadere di sei mesi. Su questo non c’è nessuna novità .
Era possibile un rinvio?
No. I consiglieri rischiavano l’incriminazione per danno erariale e chiedevano un atto ufficiale del governo per lo stop. La lettera del premier non è un atto ufficiale.
Che cosa ha ottenuto il premier Conte?
Ha ottenuto di esplicitare quel che era già noto, cioè che l’avvio della procedura dei primi bandi potrà non avere seguito. È quello che prevede già la clausola di dissolvenza
Cos’è la clausola di dissolvenza?
La possibilità , prevista dal codice degli appalti francese, di non dare seguito alla procedura, entro sei mesi. La dissolvenza si può fare per interesse generale. Alcuni giuristi ritengono che siano necessari motivi di forza maggiore per lo stop e che si rischino ricorsi al tribunale di Grenoble.
Ecco quindi che la situazione è più chiara per Toninelli, soprattutto nel punto che spiega che le clausole di dissolvenza non conferiscono l’onnipotenza agli stati nei confronti delle aziende.
In attesa che i grillini blocchino la TAV, come hanno promesso e non hanno ancora fatto.
(da “NextQuotidiano”)
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