Destra di Popolo.net

IL MISTERO DEI COSTI DEL CONGRESSO DELLE FAMIGLIE, IL SINDACO DI VERONA NON RISPONDE

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

100.000 EURO LA CIFRA CHE COSTEREBBE AL COMUNE PER AVER RESO GRATUITI SERVIZI CHE NORMALMENTE VENGONO FATTI PAGARE

La discussione sul Congresso delle Famiglie accende gli animi, e non solo a livello nazionale. Nelle stesse ore in cui il presidente del Consiglio chiedeva ufficialmente al ministro della Famiglia di rimuovere il patrocinio di Palazzo Chigi, il Consiglio Comunale di Verona si infiammava per quello che, al momento, resta un interrogativo: il costo dell’evento per la città .
Mentre è nota la lunga lista di agevolazioni (diciotto per la precisione) che il Comune garantirà  agli organizzatori e ai partecipanti dell’iniziativa, nessuna cifra è stata diffusa sulla spesa che Verona dovrà  sostenere. Se non quella stimata dall’opposizione.
A sollevare la questione in Consiglio comunale è stata Elisa La Paglia, dell’opposizione. Ha chiesto al sindaco, Federico Sboarina, di sapere quanto avrebbe speso la città  per l’evento e quanto, invece, avrebbe incassato se al posto di offrire gratis i servizi e gli spazi avesse applicato agli organizzatori le tariffe ordinarie.
A queste domande il primo cittadino non ha dato una risposta: “Sono in corso i conteggi… le farò sapere prima possibile”, si è limitato a dire, come si sente nella registrazione video del Consiglio Comunale del 21 marzo.
Secondo i conteggi di La Paglia la città , a causa di questa iniziativa, perderà  più di 100mila euro.
Il calcolo è stato fatto guardando alle tariffe che il Comune impone a chi vuole usufruire degli stessi servizi che ai promotori del Congresso saranno concessi in maniera gratuita: “Se un privato avesse organizzato un evento simile, pagando i servizi al Comune, avrebbe speso circa 150mila euro”, ha spiegato in Consiglio comunale.
Per il sindaco, che assicura che le verifiche sono in corso, si tratta di un calcolo sovrastimato: “Oggettivamente mi sembrano numeri particolarmente elevati”, ha sostenuto. Ma una cifra precisa, per il momento, non la conosce nessuno.
“È grave che il Sindaco a tutt’oggi non sappia o non voglia dire quanto costerà  alla città  di Verona questo congresso dai contenuti inquietanti – afferma La Paglia ad HuffPost – Oltre al danno di immagine della nostra città  che diventerà  famosa per aver strumentalizzato il termine famiglia a fini politici, gli oltre 100.000 euro che il comune perderà  per questo incontro dovevano e potevano essere usati per il sostegno economico e di servizi alle famiglie reali, quelle che i congressisti vogliono negare”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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BUDAPEST PREDA DEL RISENTIMENTO, I GIOVANI FUGGONO

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

PAESE DIVISO, CLIMA INCANDESCENTE: “SOMIGLIAMO SEMPRE PIU’ ALLA RUSSIA DI PUTIN CHE A UN PAESE EUROPEO”

Sulla strada che dall’aeroporto porta verso la capitale ce ne sono ancora. Perchè se a Budapest i cartelloni della discordia, quelli che avevano provocato la levata di scudi del Partito popolare europeo (Ppe), sono spariti, in periferia e nei piccoli centri di provincia, roccaforti del premier Viktor Orbà¡n, il cittadino deve stare in allerta.
«Hai il diritto di sapere cosa sta facendo Bruxelles!», recita lo slogan che incornicia i volti sghignazzanti di Jean-Claude Juncker e del miliardario ungherese George Soros, finanziatore della Open society foundation e di progetti legati al multiculturalismo e all’immigrazione, e quindi obiettivo numero uno della propaganda del partito al potere Fidesz.
In un Paese in cui già  alla vigilia del voto del Ppe non mancavano tensioni e spaccature, il clima nelle ultime ore si è fatto incandescente. Tanto che dall’opposizione non sono mancate bordate contro l’«autoritarismo» del partito del premier «finalmente svelato» in Europa.
Negli uffici di Momentum, piccolo partito pro-Ue, la vicepresidente Anna Donath ammette però che la «sospensione concordata» di Fidesz dal Ppe è «una soluzione politica per non risolvere il problema, mentre sarebbe servito un messaggio ancora più chiaro come l’espulsione».
Secondo Donath «alle elezioni europee gli ungheresi seguiranno i loro valori: il voto darà  un’opportunità  ai partiti più piccoli di mostrare che in molti vogliono un’alternativa».
«Le generazioni più giovani — prosegue, mentre è continuo il via vai degli attivisti — hanno già  beneficiato così tanto dell’appartenenza all’Unione Europea, ognuno di noi ha la sua storia personale di cosa significa essere cittadini europei. Non possiamo tornare indietro».
«Orbà¡n ha distanziato Fidesz dai valori del Ppe: il governo ungherese non rispetta quei fondamenti democratici che rappresentano valori comuni europei»: Petra Bà¡rd insegna Diritto costituzionale europeo in quella Central European University sostenuta da Soros che la nuova legge sulle università  straniere voluta dal governo sta “forzando” al trasferimento da Budapest a Vienna.
Il Ppe aveva chiesto il salvataggio dell’ateneo, la cui sede in Nador utca dista dalla sede del Parlamento di Budapest poche centinaia di metri, ma Orbà¡n ha tirato dritto. «L’Ungheria oggi è un Paese che non rispetta la libertà  accademica, un Paese dominato dalla politica del risentimento — prosegue Bà¡rd —. Vede i miei studenti? Non apprezzano l’illiberalismo e molti di loro hanno in programma una carriera all’estero. Lo definirei un “bran drain” volontario, offriamo ad altri Paesi le nostre menti migliori».
Al potere dal 2010, dopo la schiacciante vittoria nelle elezioni dello scorso anno Fidesz detiene una “supermaggioranza” che gli ha consentito anche importanti modifiche costituzionali. Il clima è da campagna elettorale permanente, favorito, secondo l’opposizione, dalla riduzione dei media indipendenti. I continui richiami alla difesa dei valori cristiani e l’apertura a politiche di sostegno alle famiglie si scontrano con la chiusura ai migranti, con la stretta sull’equilibrio dei poteri nel sistema giudiziario e con le nuove leggi sul lavoro definite dall’opposizione “leggi schiavitù”, che hanno provocato manifestazioni di piazza.
Balà¡zs Hidvèghi, già  deputato e membro di Fidesz da 30 anni, oggi è il numero uno della comunicazione del partito, membro della ristretta cerchia di Orbà¡n. Ci riceve negli uffici parlamentari, la vista sul Danubio in una giornata insolitamente piena di sole è impareggiabile. «Quello con il Ppe è stato e sarà  un dibattito sul futuro dell’Europa, su due visioni diverse. Certo non avremmo accettato una sospensione come atto unilaterale — sottolinea —. Lo scambio è e sarà  basato sul mutuo rispetto, ma certo non possiamo fare compromessi sulla difesa dei tradizionali valori cristiani europei e sullo stop all’immigrazione».
Rà³za Hodosà¡n, sociologa, storica attivista per la democrazia ed ex parlamentare liberal, guarda oggi con preoccupazione all’evolversi dello scenario politico. «Sì sono molto pessimista, credo che il regime — parlando con Avvenire lo definisce così — abbia raggiunto il punto di non ritorno. Non somigliamo più ad un Paese europeo democratico, ma alla Russia di Putin: un’autocrazia cleptocratica».
Parole dure, toni perentori. In fondo più di uno, in questa dolce e fresca serata di Budapest, dal Ppe si è sentito inevitabilmente “tradito”.

(da “Avvenire”)

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IL PICCOLO RAMI E I SUOI DIRITTI TRASFORMATI IN UN PREMIO

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

PER I SOVRANISTI E I LORO SERVI LA COSTITUZIONE E’ COME LO STATUTO DEI BOY SCOUT

Se il diritto si trasforma in un premio, se il coraggio diviene un lasciapassare e magari la timidezza un guaio, accade ciò che sta accadendo a Rami.
Rami, figlio di immigrati, avrà  la cittadinanza italiana ad horas per via della scaltrezza, del coraggio, dell’altruismo, del sangue freddo dimostrato durante il drammatico sequestro dello scuolabus di Crema, alle porte di Milano. È il papà  che ha avanzata la richiesta, e il Viminale prontamente accoglierà  la petizione.
E se Rami, bravo ragazzo, bravo studente, nato in Italia, il Paese dove vivrà , fosse stato appena più timido?
Avrebbe atteso di divenire italiano, come attendono ingiustamente, anni, anni, e anni altri suoi compagni.
Quando il diritto è inquinato dal paternalismo, le regole sono piegate al dominio della morale e non alla disciplina terza di un codice che stabilisca per tutti, a pari condizioni, pari opportunità . Che è l’unica garanzia di ciascuno di obbedire alle regole a cui tutti sono sottoposti.
Invece che chiedersi se sia giusto o sbagliato continuare a negare a chi è nato nel nostro Paese e parla, forse anche meglio di noi, la nostra lingua, ha i nostri usi e costumi il diritto di accedere ai nostri diritti, si conferisce un premio al più coraggioso, come se la Costituzione fosse lo statuto dei boy scout, e si assoggetta il diritto al carattere del premiato.
Chiedo di nuovo: e se Rami fosse stato timido? O solo se non avesse potuto aiutare i suoi compagni? Se fosse stato lui ad uscire per ultimo dal bus, come quella ragazzina impietrita dal terrore che è stata spinta a forza e fatta scendere, il suo diritto a sentirsi cittadino italiano sarebbe venuto meno?
Attendiamo con ansia quale altra prova suppletiva di coraggio debbano superare i compagni di Rami che ancora sono sprovvisti di passaporto.
Attraversare nudi un cerchio di fuoco?
Sgominare con un colpo di karate una banda di ladri italiani intenta a svuotare il caveau di una gioielleria?
Entrare nel Campidoglio e decimare con un’abracadabra corrotti e corruttori?

(da “il Fatto Quotidiano”)

argomento: Diritti civili | Commenta »

MARIANNA MANDUCA E SAVERIO NOLFO: COME LO STATO UCCIDE LA MEMORIA DI UNA DONNA CHE NON HA PROTETTO

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

NON SONO BASTATE 12 DENUNCE PER EVITARE DI ESSERE UCCISA DAL MARITO, ORA LO STATO NEGA AI FIGLI IL RISARCIMENTO DANNI

Marianna Manduca, 32anni, vita e famiglia a Palagonia, in provincia di Catania, fu uccisa a coltellate il 3 ottobre del 2007 da suo marito, Saverio Nolfo, poi condannato a 21 anni di carcere.
Lei aveva firmato 12 denunce contro di lui ma lo Stato non riuscì a proteggerla.
E ieri una sentenza della Corte d’Appello in Sicilia ha negato ai figli il risarcimento danni. Perchè? Scrive oggi il Corriere della Sera:
Ma «ritiene la Corte» che a nulla sarebbe valso sequestrargli il coltello con cui l’ha uccisa «dato il radicamento del proposito criminoso e la facile reperibilità  di un’arma simile». Nemmeno «l’interrogatorio dell’uomo avrebbe impedito l’omicidio della giovane donna», scrivono i giudici. Tutt’al più lui avrebbe capito «di essere attenzionato dagli inquirenti». Men che meno avrebbe avuto effetto una perquisizione a casa sua per scovare il coltello mostrato a lei minacciosamente. In pratica, «ritiene la Corte», che «l’epilogo mortale della vicenda sarebbe rimasto immutato».
Ventuno pagine di sentenza per descrivere il senso di totale impotenza della magistratura (in quel caso la Procura di Caltagirone) davanti alle suppliche di aiuto di Marianna.
E per smentire la decisione di primo grado che invece aveva parlato di «grave violazione di legge con negligenza inescusabile» nel «non disporre nessun atto di indagine rispetto ai fatti denunciati» e nel «non adottare nessuna misura per neutralizzare la pericolosità  di Saverio Nolfo».
Il giudizio d’appello, invece, sostiene che la Procura fece il possibile date le leggi del momento (ancora non c’era la legge sullo stalking).
Dice che – è vero–non eseguì la perquisizione e quindi non sequestrò il coltello, ma le due non-azioni, appunto, non sarebbero bastate a scongiurare il peggio. Per i maltrattamenti e le minacce di morte era previsto anche allora l’arresto (quello sì che avrebbe scongiurato il delitto) ma i comportamenti di Nolfo non furono interpretati all’epoca, e non lo sono in questa sentenza, come gravi: «Non consentivano l’applicazione della misura cautelare». Nemmeno quando lui accolse Marianna mostrandole un coltello a serramanico con il quale finse di pulirsi le unghie.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Giustizia | Commenta »

5,6 MILIONI DI PENSIONATI PIU’ POVERI CON IL RICALCOLO VOLUTO DAL GOVERNO CON LA LEGGE DI BILANCIO

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

SINDACATI IN PIAZZA IL 1 GIUGNO: IL TAGLIO DELLE RIVALUTAZIONI SOTTRARRA’ AI PENSIONATI 2,2 MILIARDI IN TRE ANNI

5,6 milioni di pensionati vedranno diminuire i propri assegni. Dal prossimo primo aprile i trattamenti pensionistici superiori a tre volte il minimo (oltre i 1.522 euro al mese) verranno rivisti secondo la legge di bilancio per il 2019. In una circolare l’Inps chiarisce che sono 5,6 milioni i profili interessati. Per 2,6 milioni la riduzione media mensile del lordo è di 28 centesimi. Il ricalcolo è una diretta conseguenza della manovra Finanziaria per impiegare le risorse per Quota 100.
La rivalutazione è piena per i trattamenti fino a tre volte il minimo mentre per quelle superiori si parte da una rivalutazione al 97% per le pensioni tra le tre e le quattro volte il minimo (da 1.522 a 2.029 euro al mese), al 40% per chi supera i 4.569 euro. Le pensioni fino a 1.522 euro riceveranno il pieno adeguamento fissato in maniera provvisoria a 1,1%, mentre quelle superiori nove volte rispetto al minimo recupereranno solo 0,44%.
L’Inps chiederà  nei prossimi mesi il conguaglio di quanto dato indebitamente nei primi mesi dell’anno in quanto la nuova perequazione andava applicata già  dal primo gennaio.
L’operazione di ricalcolo effettuata dall’Istituto – si legge in una nota dell’Inps – “ha riguardato i trattamenti di importo complessivo lordo superiore a tre volte il trattamento minimo”. Per “importo complessivo lordo” si intende la somma di tutte le pensioni di cui un soggetto è titolare, siano esse erogate dall’Inps o da altri Enti presenti nel Casellario Centrale.
Il ricalcolo rende quindi meno generose le pensioni rispetto a quanto sarebbe spettato ai lavoratori con la formula attiva precedentemente la riforma. “L’istituto – si legge nella nota – comunicherà  le modalità  di recupero delle somme relative al periodo gennaio-marzo 2019”.
Spi-Cgil rende noto che il conguaglio “sarà  di 100 milioni”. Il sindacato ricorda come dal nuovo meccanismo di rivalutazione “il governo arriverà  a recuperare dalle tasche dei pensionati 2,2 miliardi nel triennio” 2019-2021.
“Sono somme – continua lo Spi – che verranno sottratte a chi ha lavorato una vita e che non ha alcuna colpa. Se si sostiene che si tratta di pochi soldi che li lascino allora ai pensionati senza sottoporli all’ennesima rapina nei loro confronti”.
I sindacati non ci stanno e preparano una manifestazione nazionale indetta per sabato 1° giugno in piazza del Popolo a Roma. Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil annunciano l’avvio della mobilitazione dei pensionati per protestare “contro la totale mancanza di attenzione nei loro confronti da parte del governo”, che si è “mostrato del tutto sordo” alle loro richieste.
Le sigle sindacali sostengono che “l’unica misura messa in campo è stata quella del taglio della rivalutazione, che partirà  dal primo aprile e a cui si aggiungerà  un corposo conguaglio che i pensionati dovranno restituire nei prossimi mesi. La tanto sbandierata pensione di cittadinanza invece – proseguono Spi, Fnp e Uilp – finirà  per riguardare un numero molto limitato di persone e non basterà  ad affrontare il tema della povertà “.
“Nulla è stato previsto sul fronte delle tasse – spiegano i sindacati – che i pensionati pagano in misura maggiore rispetto ai lavoratori dipendenti, e tanto meno sulla sanità , sull’assistenza e sulla non autosufficienza, che sono temi di straordinaria rilevanza per la vita delle persone anziane e delle loro famiglie e che necessiterebbero quindi di interventi e di risorse”.
In conclusione dichiarano Spi, Fnp e Uilp i pensionati sono stati “accusati addirittura di essere degli avari per aver osato protestare a fine dicembre contro il taglio della rivalutazione. La loro mobilitazione è quindi necessaria e non più rinviabile”.

(da agenzie)

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AL SENATO IL GOVERNO HA UN SOLO VOTO DI MAGGIORANZA

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

IMBARCARE FRATELLI D’ITALIA O ARRUOLARE QUALCHE TRANSFUGA DI FORZA ITALIA?

Siccome uno vale uno al Senato il MoVimento 5 Stelle si trova nel classico dilemma del prigioniero: l’altroieri tre senatrici (Paola Nugnes, Elena Fattori, Virginia La Mura) hanno votato no al Salva-Salvini sulla Diciotti nonostante le indicazioni di voto su Rousseau e i grillini avevano minacciato espulsioni in caso di disobbedienza.
Ma senza quei tre voti la maggioranza che regge il governo Conte al Senato rischia di stare in piedi per un solo voto.
Questo perchè il M5S ha perso alcuni parlamentari prima di cominciare: Maurizio Buccarella e Carlo Martelli al Senato e Andrea Cecconi e Silvia Benedetti alla Camera per Rimborsopoli.
Fuori in corsa anche Salvatore Caiata (Camera), per non aver comunicato di essere indagato per riciclaggio, Catello Vitiello (massone non dichiarato) e Antonio Tasso, che taroccava cd.
Espulsi a legislatura iniziata,invece,Gregorio De Falco e Saverio De Bonis, per non aver votato il decreto Sicurezza.
E ora rischiano Elena Fattori, Paola Nugnes e Virginia La Mura, che hanno votato sì al processo a Salvini.
Per salvare il salvabile ci sono due alternative: far entrare Fratelli d’Italia in maggioranza oppure far transitare molti dei senatori di Forza Italia che hanno deciso di lasciare Berlusconi per Salvini.
In caso di un minirimpasto, con qualche ministro di peso, FdI potrebbe decidere di salire a bordo della maggioranza, fa sapere il Corriere.
Ma la soluzione più semplice è prendersi gli ex di Berlusconi (se esistono, perchè se Forza Italia risale nei sondaggi può anche non essere conveniente)

(da “NextQuotidiano”)

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LA SOVRANISTA CHE HA SCOPERTO IL COMPLOTTO IMMIGRAZIONISTA DEI BAMBINI EROI

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

SOLO GLI ITALIANI POSSONO ESSERE EROI (RIAPRITE I MANICOMI)

Ci siamo già  occupati del curioso caso di Francesca Donato, la sovranista euroscettica dal tweet facile che paragona i vaccini agli esperimenti dei nazisti nei campi di concentramento.
Ieri la Donato ha scoperto la manipolazione messa in atto dalle forze filoimmigrazioniste e turbosorosiane per invertire il segno della narrazione sul dirottamento, il sequestro e la strage (ovvero l’aver messo in pericolo la vita di più persone) da parte di Ousseynou Sy, il cittadino italiano di origine senegalese alla guida del pullman dove si trovavano gli alunni della scuola media di San Donato Milanese.
I sovranisti non accettano il fatto che venga passato “sotto silenzio” il fatto che l’uomo che ha tentato di uccidere 51 persone, per la maggior parte ragazzini minorenni, sia “uno straniero”. Questo anche se ha la cittadinanza italiana da quattordici anni.
Ma si sa, come dicono in questi casi “se un topo nasce in   una stalla non per questo diventa un cavallo” e quindi Sy in realtà  non è mai stato davvero italiano. Si arriva al paradosso che il vero crimine di Ousseynou Sy è quello di aver in qualche modo demeritato la cittadinanza italiana, disonorandola, e non quello di aver sequestrato una cinquantina di esseri umani.
C’è però un’altra storia, quella dei ragazzini eroi che hanno salvato i loro compagni di classe.
I loro nomi sono Rahmi (o Rami, o Ramy, i giornali non si sono messi d’accordo), Adam e Riccardo. Due sono di origine straniera (egiziana e marocchina) e l’altro è italiano.
Assieme i tre ragazzi sono riusciti ad avvertire i genitori e i Carabinieri, nonostante avessero le mani legate dalle fascette di plastica, nonostante il sequestratore avesse intimato loro di consegnare tutti i telefonini.
Uno di loro, Rahmi (che in alcuni resoconti viene chiamato Samir) ha fatto cadere il telefono sotto sedile, un altro — Riccardo o Ricky — l’ha raccolto e ha provato a chiamare una prima volta.
Poi il cellulare è passato ad Adam che è riuscito a comporre il 112 e poi il numero dei genitori.
Il primo ad essere intervistato è un ragazzino con la maglietta bianca e i capelli biondi, che ha raccontato la vicenda e che è stato identificato come il primo eroe.
Per i sovranisti rimane anche l’unico, nonostante le successive e numerose interviste dove i ragazzini hanno avuto modo di spiegare nel dettaglio cosa è successo all’interno di quell’autobus e come sono riusciti a scappare grazie all’arrivo dei Carabinieri.
Addirittura Adam è stato intervistato da Myrta Merlino a L’aria che tira, che ha ricordato come sia stato uno sforzo di gruppo quello che ha consentito la liberazione degli ostaggi. Ma non basta. Perchè, scrive la Donato, «manipolano l’informazione anche qui, attribuendo il merito del salvataggio a bimbi immigrati per compensare l’effetto negativo dell’attentato? Sono senza ritegno».
E ancora: «il ragazzino che ha chiamato la polizia intervistato ieri era biondo e di pelle bianca. Se oggi un giornale tenta di propinarci un eroe per forza musulmano e immigrato, questa è manipolazione dell’informazione».
«Chi non vuole capire sta bene nel dorato mondo del politically correct», sentenzia la fondatrice del progetto Eurexit in un altro tweet. E cosa ci sarebbe da capire? Probabilmente che i giornali, i programmi televisivi di approfondimento e i buonisti stanno cercando di farci credere che esistono anche immigrati buoni. Come quei due ragazzini di origine straniera ad esempio.
«Il marocchino o l’egiziano eroi rendono l’idea che l’integrazione può funzionare, tutto per celare la più scomoda realtà » scrive nelle risposte un utente con un tripudio di bandiere italiane nel profilo.
Ma il tutto si riduce ad una domanda.
È vero o falso che tra gli eroi di quella giornata ci sono anche due ragazzini di origine straniera, di cui uno ha la cittadinanza italiana e l’altro no? Se la risposta fosse “no” allora avrebbero ragione Francesca Donato e tutti i sovranisti.
Ma le cose stanno diversamente e la risposta è sì: tra quegli eroi, Riccardo, Rahmi e Adam, ci sono due ragazzi di origine straniera. E non potrebbe essere diversamente.
Non solo perchè ci sono testimonianze e interviste. Ma anche perchè sia Luigi Di Maio che Matteo Salvini hanno fatto sapere di voler concedere la cittadinanza a Rahmi per ringraziarlo del suo gesto coraggioso che ha contribuito a salvare i suoi compagni.
Ed è davvero difficile sostenere che Salvini sia un sorosiano immigrazionista vero?
Ma il capolavoro arriva quando un utente spiega che “i bimbi immigrati non sono immigrati! Sono nati a Crema!” e la Donato conferma: “Ma infatti è proprio così! Sono alcuni giornali che distorcono la notizia”.
Incredibile: per Francesca Donato chi nasce in Italia è cittadino italiano. Viva lo Ius Soli!

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Razzismo | Commenta »

GLI “ITALIANI SENZA CITTADINANZA”: “NOI INVISIBILI A MENO CHE NON SALVIAMO 50 BAMBINI”

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

“ANDIAMO ALLA SCUOLA PUBBLICA, ALL’UNIVERSITA’ E LAVORIAMO: SIAMO ITALIANI SENZA UN DOCUMENTO CHE LO DIMOSTRI”

“Nel Paese siamo un milione di “italiani senza cittadinanza”, soprattutto bambini e i politici di professione ci dicono che non contiamo niente. A meno che non rischi la pelle e salvi altri 50 bambini”. Le parole del vicepremier Luigi Di Maio non vanno giù ai figli di immigrati nati e cresciuti in Italia. Per il capo politico del M5S infatti lo ius soli “non è nel contratto, nè nell’agenda di governo”.
Gli “italiani senza cittadinanza”. Il movimento degli “Italiani senza cittadinanza” è nato per sostenere la riforma dello ius soli. Nella scorsa legislatura ha organizzato manifestazioni, ha scritto lettere a tutti i parlamentari, ha promosso una campagna permanente per sostenere una nuova legge sulla cittadinanza, ma senza alcun esito. Oggi sono una community su Facebook di oltre 22mila persone.
“Siamo figli invisibili”.
Così si descrivono su internet: “Abbiamo età  diverse, nati nelle città  italiane o all’estero, ma tutti cresciuti nel Belpaese. La maggioranza di noi va ancora alla scuola pubblica italiana, ma una parte è all’università  o lavora. Siamo tutti italiani con una sola particolarità : non abbiamo un documento che lo possa testimoniare. Siamo figli di una patria che non ci riconosce. L’obsoleta legge 91 del 1992 non rispecchia l’attualità  della nostra Italia, ci rende difficile e talvolta impossibile acquisire la cittadinanza italiana e molti di noi vengono considerati stranieri nel proprio Paese, liquidati come “italiani col permesso di soggiorno”. Ma non siamo stranieri, nè straniere. Siamo gli “italiani e italiane senza cittadinanza”, uniti nel chiedere una legge 91/92 più aperta verso noi “figli invisibili””.
Di Maio e lo ius soli. Al vicepremier Luigi Di Maio, che ricorda come lo ius soli non sia nel programma di governo, il movimento replica con un post pubblico: “Nel Paese siamo un milione di “italiani senza cittadinanza”, soprattutto bambini e i politici di professione ci dicono che non contiamo niente. A meno che non rischi la pelle e salvi altri 50 bambini. Noi invece vogliamo la cittadinanza per tutti quelli che in Italia crescono”.

(da agenzie)

argomento: Diritti civili | Commenta »

FRONGIA HA “DIMENTICATO” DI AVVISARE IL M5S CHE ERA INDAGATO

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

“QUALCUNO HA PRESO LE COSE CON SUFFICIENZA”

Monica Guerzoni sul Corriere della Sera oggi racconta che Daniele Frongia, assessore allo Sport della Città  di Roma, attualmente indagato per corruzione, ha “dimenticato” di avvisare il MoVimento 5 Stelle dell’indagine che lo riguardava. La cosa ha innervosito molto Di Maio:
Di Maio però non ride. Il capo, raccontano, «è molto arrabbiato per quello che accade a Roma». Nonostante l’archiviazione per Frongia sia attesa a giorni, il ministro ha chiamato più volte Virginia Raggi e ha dovuto alzare i toni, per farle capire come la sua pazienza sia all’ultima goccia.
«Qualcuno ha preso le cose con sufficienza», ha lamentato Di Maio, furioso perchè Frongia non ha informato i vertici di essere sotto indagine. Lo avrebbe fatto «furbescamente» solo alle due del pomeriggio, ben oltre la zona Cesarini, inviando una mail ai probiviri quando ha capito che la notizia stava per piombare sui giornali
«Non ci si comporta così», ha minacciato Di Maio. Adesso la giunta è in bilico. Nel M5S molti temono che la macchia nera si allarghi
«Adesso bisogna governare bene e non fare errori – la ricetta di Carelli –Sia a Roma che al governo centrale». Pochi metri più in là  Silvestri blinda a parole la sindaca, «persona eccezionale, con una ossatura incredibile». Poi incrocia le dita: «Spero che la cosa rimanga circoscritta a Marcello».
Anche il Fatto racconta che Di Maio è molto arrabbiato e per questo lo ha fatto sospendere dal M5S:
Di Maio — che, ricordiamolo, finì nei guai per non aver condiviso la mail che lo avvertiva dell’inchiesta su un altro membro della giunta Raggi, l’ex assessore all’Ambiente Paola Muraro- non ha gradito tanta riservatezza. Fonti vicine al capo politico fanno sapere che solo ieri alle 14 Frongia avrebbe “furbescamente” scritto ai probiviri, consapevole che la notizia sarebbe stata pubblicata on line, come poi del resto è avvenuto. “Non ci si comporta così”: al di là  dell’esito giudiziario della vicenda, insistono dal M5S, l’atteggiamento del braccio destro della Raggi “ha un peso”. E non è passato per nulla inosservato.
Frongia era finito nel mirino del M5S all’epoca della vicenda Marra, quando fu detronizzato da vicesindaco da Grillo in persona.

(da “NextQuotidiano”)

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