Aprile 9th, 2019 Riccardo Fucile
CONTE RIPRESO DALLA CUSTODE, MENTRE LA FOLLA SI INCAZZA PERCHE’, CAUSA IL SUO RITARDO DI DUE ORE SUL PROGRAMMA, E’ STATA COSTRETTA AD ATTENDERE FUORI
Da quando è stato nominato premier, più di una volta, si è ironizzato sull’eccessiva presenza mediatica dei suoi due vice, che oscurerebbero la sua figura.
E fa sorridere, quindi, che il premier Giuseppe Conte non sia stato riconosciuto da una addetta del Salone del Mobile di Milano, che l’ha anche rimproverato. Durante il giro tra i padiglioni della Fiera di Rho per l’inaugurazione della 58esima edizione del Salone, infatti, Conte si è intrattenuto nell’area dedicata a lampade e luci: in una sala si è avvicinato a una delicata lampada e l’ha toccata, subendo il rimprovero della custode: “Don’t touch, please”, ha detto la ragazza al premier. Quando le hanno fatto notare che stava parlando con il presidente del Consiglio c’è stata una risata generale.
La due giorni milanese del premier Conte era iniziata lunedì sera, con l’inaugurazione del Museo del design. Inaugurazione con mugugni: perchè Conte, trattenuto a Roma da impegni governativi, è arrivato alla Triennale con due ore di ritardo, condizionando così l’apertura della mostra.
Per far entrare i visitatori, infatti, si è aspettato l’arrivo del premier che doveva tagliare il nastro, per questo la gente in coda ha iniziato a rumoreggiare.
Quando Conte, appena entrato, si è fermato con giornalisti e tv, in molti hanno gridato: “Basta, vogliamo entrare”, così il ministro Alberto Bonisoli ha chiesto alle forze dell’ordine di rompere i cordoni e far entrare chi era da più di un’ora in coda. Il ritardo si è accumulato, ma in serata Conte – che non ha partecipato alla cena di gala alla Scala – ha visitato il Cenacolo e il Museo della Scienza e della Tecnologia.
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2019 Riccardo Fucile
PER LA LEGA “PRIMA GLI ITALIANI BENESTANTI”, I POVERI POSSONO MORIRE
Ci deve essere qualche ragione antropologica per spiegare la passione della Lega per infierire sui
più deboli.
Da una parte abbiamo un vicepremier che si presenta come “ministro e papà ”. Dall’altra numerosi casi di mense negate.
La storia viene da lontano, qualcuno si ricorderà il caso della scuola elementare di Adro, quella tappezzata di simboli leghisti, e del sindaco — oggi eurodeputato — Oscar Lancini che decise di lasciare senza mensa 15 alunni, figli di italiani e stranieri che non riuscivano a pagare la retta. In questi giorni è toccato ad una bambina della scuola elementare Giacomo Zanella di Minerbe (Verona). I suoi genitori non riescono a pagare la retta e così le tocca la mensa ridotta: un pacchetto di cracker e una scatoletta di tonno.
Il centrocampista dell’Inter Antonio Candreva si è offerto di pagare la retta alla bambina. Un gesto di generosità e di solidarietà da parte di chi è sicuramente più fortunato. Lo ha fatto telefonando direttamente al sindaco di Minerbe, il leghista Andrea Girardi, per chiedere come poter risolvere il problema.
E “il problema” è che la famiglia della bambina è rimasta indietro con il pagamento dei buoni.
La stessa logica che lascia la gente in mezzo al mare per “tenere il punto” con l’Unione Europea.
I poveri però la pagano sempre, perchè il Comune decide che puoi andare “in negativo” per due pasti e poi passi ai cracker col tonno.
Eppure ci sono tanti servizi fondamentali — come ad esempio la sanità pubblica — cui tutti possiamo usufruire anche se non paghiamo le tasse. Avete mai visto un evasore fiscale cui vengono negate le cure al pronto soccorso? Oppure un evasore fiscale al quale il Comune non garantisce la possibilità per i figli di iscriversi all’asilo o alla scuola elementare? No.
Quelli che oggi gridano soddisfatti perchè “è così che si fa” e perchè quando erano piccoli i loro genitori non avevano mai pensato “di accollare i nostri problemi alla comunità ” dovrebbero riflettere su questo.
Eppure la comunità è lì proprio per quello, per farsi carico delle necessità di chi rischia di rimanere indietro. Soprattutto se sono dei bambini. Evidentemente a Verona la famiglia naturale — perchè è una famiglia composta da mamma e papà mica da Genitore 1 e Genitore 2 — la difendono solo ai convegni dell’ultradestra.
Ci sono poi quelli che spiegano che Candreva ha sbagliato. Ha sbagliato perchè la beneficenza si fa ma non si dice; ha sbagliato perchè “cosa volete che siano per lui quei soldi” e che in proporzione al suo reddito dovrebbe pagare la mensa a tutta Italia. Infine sbagliato perchè così facendo discrimina le altre famiglie, quelle che invece la mensa se la devono pagare da sole.
Una particolare categoria di patridioti è quella che ritiene che se la bambina fosse stata italiana “figlia di genitori italiani” (la precisazione è d’obbligo in tempi di cittadinanza data a gente che non è italiana da almeno 25 generazioni) non sarebbe successo nulla.
Eppure proprio il sindaco di Minerbe spiega che ci sono 30 alunni della scuola elementare che non pagano la mensa ogni giorno e che «sei di loro vengono da famiglie italiane, tutti gli altri sono straniere».
Candreva, il cui lavoro è prendere a calci un pallone e non occuparsi della gestione delle rette delle mense o dei servizi sociali, «ha voluto sapere quanti altri sono in questa condizione per pagare tutto. Stiamo facendo i conteggi, gli faremo sapere in giornata».
Chissà che hanno fatto fino ad ora quelli pagati per occuparsi e risolvere quei problemi. Il sindaco Girardi dice che «siamo stanchi di essere presi in giro. Io devo agire anche in base a un principio di giustizia nei confronti di chi paga», come se la povertà fosse una specie di scherzo che uno fa al Comune.
Ad ogni modo fa piacere sapere che per la Lega il prima gli italiani significa prima gli italiani benestanti, i poveri dopo, se avanzano tempo e soldi.
Nel frattempo per “contrastare” la narrazione buonista sono scesi in campo anche i pezzi grossi del sovranismo di Twitter. Come quella che rinfaccia a Candreva di non passare abbastanza tempo con la figlia avuta dalla prima moglie, dalla quale ha divorziato. Come se le due cose avessero una qualche correlazione tra loro.
Ma l’importante è gettare fango su una persona che ha fatto del bene, non invitare gli italiani a fare altrettanto. Si sa, la beneficenza si fa in privato: l’odio si spande in pubblico.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 9th, 2019 Riccardo Fucile
L’INIZIATIVA DEL CALCIATORE DOPO LA DECISIONE DEL SINDACO DI MINERBE DI DARE SOLO TONNO E CRACKER AGLI INSOLVENTI… LE PENOSE GIUSTIFICAZIONI DI UN SINDACO CHE SI APPELLA AI REGOLAMENTI
Andrea Girardi, sindaco di Minerbe (Verona), certo ci vuole un cuore di pietra per dare come pasto tonno e cracker a una bambina di otto anni in arretrato con il pagamento dei buoni.
“Guardi, i soldi un’amministrazione li trova. Non è quello il problema. È una questione di principio. Noi siamo disposti ad aiutare ma bisogna anche avere voglia di essere aiutati”.
Cosa intende?
“Sa quante volte abbiamo proposto alternative a quella famiglia?”
Certo ricorderà quel refrain sulle colpe dei padri…
“Ma infatti, non voglio entrare nel merito. Il mio dovere di sindaco è anche proteggere quella scuola e quella famiglia”.
Ormai è tardi, è diventato famoso in tutta Italia.
“Era tutto, tranne ciò che volevo”.
Ha ricevuto persino la telefonata del calciatore Antonio Candreva dell’Inter. Cosa le ha detto?
“Mi ha telefonato ieri sera. Mi ha detto che vuole pagare i pasti di tutto l’anno alla bambina in questione, ma non solo. Si è proposto di sanare anche le altre situazioni di mora che abbiamo in essere”.
Dunque non era l’unico caso? Ci sono altri bambini ridotti a tonno e cracker?
“Ci sono più di 30 persone al giorno che non pagano su 200. Capirà che è un costo”.
Un costo di che tipo?
“Un buono pasto costa 5 euro e 40 centesimi. Ogni famiglia, di media, paga 4 euro e 50 cent. In base alla dichiarazione Isee però il Comune rimborsa il 50 o il 40 per cento nei casi più complessi”.
Dunque ci sono 30 bambini della scuola elementare di Minerbe, Comune di 5mila abitanti, che non hanno i soldi per mangiare. Da che famiglie provengono?
“Sei di loro vengono da famiglie italiane, tutti gli altri sono stranieri. Ieri, per farle un esempio, otto non hanno pagato. Il nuovo regolamento introdotto prevede che si possa andare in negativo di due pasti, dopo di che scatta la razione tonno”.
Non le sembra crudele?
“Mi sembrerebbe più crudele lasciarli senza cibo”.
Che effetto le ha fatto ricevere la telefonata di Candreva?
“Sono rimasto sorpreso. Dalla sua voce traspariva grande interesse per la questione. Ha voluto sapere quanti altri sono in questa condizione per pagare tutto. Stiamo facendo i conteggi, gli faremo sapere in giornata”.
Certo era proprio necessario arrivare a questo? Non poteva fare qualcosa per questi 30 bambini?
“Siamo stanchi di essere presi in giro. Io devo agire anche in base a un principio di giustizia nei confronti di chi paga. Tutti fanno sacrifici in questa vita. Mio padre faceva due lavori per mantenere me e la mia famiglia”.
Ha ricevuto altre proposte di aiuto?
“Tantissime, tante quanti gli insulti”.
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2019 Riccardo Fucile
BUSTE PAGA DIMINUITE NEL PRIVATO DELLO 0,3%, IL NORD BOCCHEGGIA: OTTIMO, RINGRAZIATE SALVINI
Una produttività al palo da ormai troppi anni ha gettato le buste paga degli italiani in una palude.
La recessione che ha caratterizzato la seconda parte del 2018 si è riverberata anche sugli stipendi dei lavoratori dipendenti, con alcuni campanelli d’allarme che riguardano la parte variabile e il rallentamento del Nord produttivo.
I dati dell’Osservatorio Jobpricing (Salary Outlook 2019), che si riferiscono ai dipendenti del settore privato, sono in linea con quel che ci hanno detto altre istituzioni come Ocse ed Istat. L’anno scorso, la retribuzione lorda annua (RAL) dei lavoratori si è attestata in media a 29.278 euro, la metà di quella del Lussemburgo che guarda tutti dall’alto ma anche il 25% sotto quella della Francia, Paese che ci precede.
Nell’analisi degli esperti del mercato delle retribuzioni, realizzata in collaborazione con Spring Professional, spicca il -0,3 per cento registrato nel raffronto con il 2018: un segno “meno” che colpisce tutti gli inquadramenti, con l’eccezione dei quadri che hanno visto salire le buste paga dello 0,2 per cento. Ma è anche un altro segnale a destare preoccupazione.
Oltre alla RAL, anche la cosiddetta RGA (Retribuzione globale annua) risulta infatti in calo: -0,6 per cento, la prima volta in cinque anni. La Rga comprende, oltre alla parte fissa dello stipendio, anche gli “elementi variabili” della retribuzione.
Proprio la loro diffusione, e l’incremento dei relativi importi (per tutte le categorie contrattuali), avevano negli ultimi tempi rappresentato un appiglio per i bilanci delle famiglie, tanto che nel quinquennio la Rga resta positiva con un +5,6%.
Il fatto che si stiano ora comprimento, fa pensare che le aziende abbiano iniziato a stringere i cordoni della borsa e che probabilmente a livello di performance il clima sia cambiato. Frena il pessimismo Giuseppe Guerra, Executive Director di Spring Professional: “Si tratta di scostamenti ancora troppo limitati per essere apprezzabili sul lungo periodo.
Parallelamente sono intervenuti nuovi pacchetti di benefit collaterali difficilmente valorizzabili che incidono sulla retribuzione. I pacchetti incentivanti legati al risultato del singolo caratterizzeranno sempre di più le retribuzioni a tutti i livelli” .
Per altro, nota il report, l’anno scorso l’indicatore Istat sulle retribuzioni contrattuali era in rialzo dell’1,1 per cento; se si affianca questo dato a quello – negativo – del JobPricing si può dedurre che buona parte degli incrementi retributivi che sono stati fissati nel contratto siano stati “assorbiti” sul mercato.
“Gli aumenti stabiliti dai contratti collettivi – si legge – risultano meno efficaci nell’incremento di reddito a causa della crescita dell’occupazione part-time: secondo ISTAT infatti, nei primi 3 trimestri del 2018 i part-time involontari (relativi a coloro che non hanno trovato un’occupazione stabile), sono aumentati del 4,5% rispetto ai medesimi 3 trimestri del 2017”. Di fatto, quel che viene fissato nella contrattazione non si ‘scarica’ sulle buste paga.
E “visto che i prezzi sono aumentati (+1,1%) di fatto il 2018 ha visto il potere di acquisto dei lavoratori diminuire”, commenta il ceo di JobPricing, Alessandro Fiorelli. “Il dato più significativo, in questo contesto generale, è che il trend peggiore ha riguardato il motore del paese: le regioni del Nord, compresa la zona di Milano (-0,8% per la RAL, ndr) e la Lombardia (-0,7%). Anche dal nostro punto di osservazione, quindi, non pare infondato il recente invito del vertice di Assolombarda per una revisione della Manovra 2019, che si concentri soprattutto su misure a favore dell’abbattimento del cuneo fiscale dei lavoratori”.
In un clima generale tendente al grigio, l’Outlook rileva infatti che l’ultimo anno ha lievemente ridotto la distanza tra Nord e Sud: tenendo sempre ben presente la differenza nel costo della vita, si può comunque osservare che nelle aziende settentrionali gli stipendi sono il 15 per cento migliori che al mezzogiorno, anche se nell’ultimo anno tra Sud e Isole i salari sono cresciuti del 2 per cento, contro il -1,5% del Nord.
§Non stupisce quindi vedere che il podio delle Regioni che pagano meglio è composto da Lombardia, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna e che in fondo ci sia la Basilicata. Per un dirigente, le maggiori soddisfazioni arrivano proprio dalla Lombardia (102.673 euro, 1.577 euro in più della media nazionale), mentre gli operai del Trentino (con la loro media di 26.645 euro) staccano dell’8 per cento la media italiana.
Resta però forte la sperequazione delle retribuzioni. Sia all’interno delle società , dove i vertici arrivano a guadagnare dieci volte più dei profili meno pagati, sia come popolazione lavorativa in genere: i redditi sopra 100mila euro sono l’1 per cento del totale, il 56 per cento sta tra i 23mila e i 31mila euro.
Venendo infine alla questione settoriale, i servizi finanziari e l’agricoltura sono i due poli: nella prima industria si superano i 41mila euro di Ral media, contro i 24mila del settore primario. Il trend migliore l’hanno registrato le buste paga delle Utilities, con una crescita dello 0,9 per cento, mentre la crisi dell’edilizia che non riesce a uscire dal tunnel porta gli stipendi a tagliarsi ancora dello 0,9 per cento.
(da agenzie)
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