Aprile 10th, 2019 Riccardo Fucile
ALTRO CHE ELIMINARE SETTE ACCISE, NEL DEF LA PROVA DELLA MENZOGNA: AUMENTANO DI 400 MILIONI NEI PROSSIMI TRE ANNI
Diranno che è colpa della congiuntura internazionale, dei complotti per far salire lo
Spread o delle richieste pentastellate nel contratto di governo.
Ma la verità è una sola: Matteo Salvini aveva promesso di abbassare il costo della benzina tagliando le accise. Lo aveva detto tre giorni prima del voto del 4 marzo 2018: «nel primo Consiglio dei Ministri del Governo Salvini cancelleremo 7 ACCISE sulla benzina, e finalmente in Italia non pagheremo più il carburante più caro d’Europa!».
È passato un anno, da dieci mesi Salvini è al governo e non è successo.
Poco male, si dirà , lo faranno presto, perchè fino ad oggi il governo Conte ha dovuto lavorare per litigare con l’Unione Europea, far salire il debito pubblico, approvare un’inutile legge sulla legittima difesa.
Vi diranno che bisogna avere fiducia e che la riduzione delle accise arriverà . Ma le cose non stanno così.
Perchè già nella manovra del Popolo il governo aveva messo nero su bianco un aumento delle accise per il 2020, il 2021 e il 2022 per incassi pari a 400 milioni di euro l’anno.
Non ci credete? Nella tabella qui sotto si parla di due cose: incremento di 3,2 punti percentuali dell’aliquota IVA e aumento delle accise sui carburanti.
Ma questa era la legge di Bilancio, il Documento di Economia e Finanza va a risolvere queste cose e finalmente verrà mantenuta la promessa di Salvini, giusto? Sbagliato.
Perchè nella bozza del DEF si legge che «la lettura della previsione tendenziale deve tenere conto del fatto che la legislazione vigente, come modificata dalla Legge di Bilancio 2019, prevede un aumento delle aliquote IVA a gennaio 2020 e a gennaio 2021, nonchè un lieve rialzo delle accise sui carburanti a gennaio 2020».
E ancora, nel triennio 2019-2021 il Ministero dell’Economia prevede maggiori entrate per circa 50,8 miliardi di euro derivanti prevalentemente «dagli aumenti delle aliquote IVA e delle accise (dal 2020)». Insomma pure il MEF dice che le accise aumenteranno.
Salvini invece si deve essere dimenticato di quella promessa, concentrato com’è a chiudere i porti e a schivare processi grazie all’immunità parlamentare.
Ma al governo hanno decisamente le idee chiare: non sanno dove trovare i soldi per sterilizzare l’aumento dell’IVA e pensano (o meglio agitano sotto il naso degli italiani) alla Flat Tax.
Di Maio ha detto che «aumentare l’Iva per fare la flat tax è una follia, la flat tax si farà ma non aumentando l’Iva».
Sarebbe carino che ci dicesse dove pensa di trovare i soldi per la tassa piatta e i 23 miliardi per evitare l’aumento dell’IVA. Curiosamente nel DEF si parla diffusamente dell’aumento dell’IVA ma non della flat tax, perchè l’IVA non aumenterà per fare la Flat Tax, aumenterà indipendentemente da quella se il governo non trova i soldi per sterilizzare le clausole di salvaguardia.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 10th, 2019 Riccardo Fucile
NIENTE FLAT TAX, CRESCITA ZERO, AUMENTO IVA ALL’ORIZZONTE: E ALLA FINE NESSUNO SI PRESENTA IN CONFERENZA STAMPA PER INTESTARSI LA CAPORETTO
Quando Matteo Salvini insiste sulla flat tax si ritrova di fronte un muro. Quello di Giovanni Tria.
A Palazzo Chigi si tiene il vertice che precede il Consiglio dei ministri chiamato ad approvare il Def: è qui che viene strappato il libro dei sogni.
Il titolare dell’Economia illustra un testo che trasuda realismo, con la forza dei numeri, dove si certifica che la crescita rasenta lo zero. Soldi non ce ne sono, inutile insistere.
La conseguenza è chiara: alcune misure previste dal Contratto di Governo, a iniziare dalla flat tax, dovranno slittare. E qui che Tria cala il principio della realtà nello storytelling dell’anno bellissimo: “Volete la flat tax? L’unico modo è aumentare l’Iva”. I minuti passano, si trasformano in ore. Tutti gli altri ministri, fuori dalla porta, aspettano l’inizio del Consiglio dei ministri. Ormai il pallino è nelle mani del titolare del Tesoro che all’indomani della vittoria sui risarcimenti ai truffati dalle banche incassa un altro punto, perchè è la realtà dei fatti a sostenere le sue argomentazioni.
Per la prima volta, dentro al Governo, c’è qualcuno, oltre a lui, che deve prendere atto che i costi delle promesse elettorali sono insostenibili.
All’interno di quel testo, Tria ha smontato il cavallo di battaglia della Lega, riducendolo a promessa collocata in un orizzonte temporale indefinito. Salvini passa all’attacco: “La flat tax si deve fare”. Ma il ministro dell’Economia è perentorio: “Volete la flat tax? L’unico modo è aumentare l’Iva”.
È in quel momento che Luigi Di Maio, già infuriato per le accuse rivolte da Salvini a Toninelli, sbotta: “Non se ne parla, non possiamo finanziare la tassa piatta aumentando l’Iva”. La temperatura si fa bollente.
La soluzione la tira fuori Tria ed è un accenno alla flat tax, derubricata o meglio messa sotto chiave nella dimensione della promessa: non ci sono i riferimenti alle aliquote, ma solo una vaga traccia politica che contiene il riferimento al ceto medio, necessaria per accontentare Di Maio, a sua volta in pressing su Salvini per sbarrare la strada a un successo pieno del coinquilino di governo.
Nessuno dei due vicepremier può esultare.
L’immagine della sconfitta è la sala stampa di palazzo Chigi vuota, dove i giornalisti attendono invano l’arrivo del premier Giuseppe Conte, dei due vice e di Tria. Le sedie del governo rimangono vacanti. Mai era successo che un Documento di economia e finanza, l’architrave dei conti pubblici, non venisse presentato in conferenza stampa una volta approvato.
E invece, questo pomeriggio di liti furibonde, scenate isteriche e ammissione del fallimento della politica economica tracciata con la manovra, è culminato con una fuga del Governo gialloverde.
Dai rumors trapela che a non voler incontrare i giornalisti sarebbe stato Salvini, in difficoltà nel giustificare l’insuccesso sulla flat tax.
Ma anche Di Maio, che alle 20.30 era atteso negli studi di La7, ha dato forfait. Che il clima fosse pessimo lo si era capito a vertice in corso quando ha dato mandato ai suoi di disdire la sua partecipazione in tv.
Il clima è così infuocato che la riunione del Consiglio dei ministri dura appena mezz’ora. La quadra non c’è, è inutile andare avanti.
Tria si infila in macchina e lascia palazzo Chigi, forte di aver tenuto il punto. Di Maio e Salvini rimangono con Conte per un’ora e mezza. Si fa il punto anche sulle norme per i rimborsi ai risparmiatori traditi dalle banche, attese oggi. Slittano. Troppa carne al fuoco, tra l’altro andata a male,
per avere la concentrazione necessaria a chiudere un dossier delicato.
E’ il momento di leccarsi le ferite. Perchè il Def certifica l’insuccesso di una linea portata avanti, anche contro l’Europa: il Pil, in quattro mesi, è passato dall’1% allo 0,2%, il debito è ritornato a risalire invece di fermarsi, il deficit è schizzato al 2,4%, lo stesso livello che era stato oggetto di scontro con Bruxelles.
Si galleggia senza la forza di quella manovra necessaria per impedire al Titanic di andare a sbattere contro l’iceberg.
Perchè i problemi restano e si chiamano soldi da trovare. Si potrà evitare la manovra correttiva prima delle elezioni europee, ma intanto si devono lasciare per strada due miliardi, che si tradurranno in tagli alle imprese, all’istruzione e ai trasporti.
In autunno, però, vanno tirati fuori 23 miliardi per disinnescare le clausole di salvaguardia: se quelle risorse non si trovano, l’Iva aumenterà .
Fine di un’altra promessa elettorale e cioè la riduzione delle tasse. Bacchette magiche non ce sono come dimostra l’impatto di appena lo 0,1% che il decreto crescita e lo sblocca-cantieri faranno convergere su un Pil che parte dallo 0,1 per cento.
Le munizioni ritenute migliori, cioè il reddito di cittadinanza e quota 100, sono in realtà colpi andati a vuote. Lo scrive Tria, sempre nel Def: la misura per gli anticipi pensionistici avrà impatto zero, il reddito appena dello 0,2 per cento. Altro che flat tax.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 10th, 2019 Riccardo Fucile
TRIA E’ STATO CHIARO: “SE LA VOLETE ALLORA BISOGNA AUMENTARE L’IVA, I SOLDIO NON CI SONO”
La flat tax è scomparsa dal Documento di Economia e Finanza che ieri il governo ha
licenziato.
Mentre la campagna elettorale per le elezioni europee si fa sempre più dura , delle clausole Iva e di flat tax si è discusso nelle quattro ore di vertice fra il premier Conte, Tria e i due vicepremier Salvini e Di Maio prima del Consiglio dei ministri.
Il confronto si è concentrato sulla flat tax: il testo, che è entrato con due aliquote a 15 e 20%, è uscito senza riferimenti numerici ma con la volontà che della riduzione fiscali benefici il ceto medio.
Spiega oggi La Stampa:
Nella versione finale del Pnr non solo è scomparso il richiamo alle due aliquote ma anche il rimando «ai prossimi anni» e anche i riferimenti ai vincoli di bilancio risultano più sfumati.
«Il Governo — è scritto così nella versione finale del Def — in linea con il Contratto di Governo, intende continuare, nel disegno di legge di Bilancio per il prossimo anno, il processo di riforma delle imposte sui redditi e di generale semplificazione del sistema fiscale, alleviando l’imposizione a carico dei ceti medi. Questo nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica».
Come e con quali tempi lo scopriremo (forse) in autunno quando la legge di Bilancio dovrà prevedere misure concrete e relative coperture
E a spiegarci il motivo della scomparsa è oggi Repubblica:
Tria non fa una piega ma — raccontano i ministri presenti — ribatte serafico: «Bene, lo faremo, ma sappiate che non abbiamo alternative. La riduzione dell’imposta ai dipendenti anche se sotto quella soglia minima imporrà l’aumento all’Iva, sarà inevitabile».
Richiama le clausole di salvaguardia da 23 miliardi che tutti lì al tavolo conoscono bene e alle quali bisognerà trovare copertura per evitare appunto l’aumento che peserebbe non poco sui consumi (si parla di 500 euro l’anno a famiglia in media).
Quelle clausole le hanno disinnescate tutti gli ultimi governi, compreso l’esecutivo Conte nella sua prima manovra. Ma se adesso bisognerà allargare i cordoni per recuperare i 12-15 miliardi necessari a favorire la tassa unica — è la tesi dei tecnici del Tesoro — allora non si potrà fare altrimenti.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 10th, 2019 Riccardo Fucile
DA FLORIS L’ENNESIMA GAFFE DEL MINISTRO… IL CONDUTTORE GLI ILLUSTRA IL DEF E LUI NON SA CHE RISPONDERE: “QUESTO LO DITE VOI”
“Questo lo dite voi!”: come la conterranea Laura Castelli, ieri Danilo Toninelli ha dato spettacolo a DiMartedì durante l’intervista di Giovanni Floris: il ministro dice al conduttore che i risultati delle misure varate dal governo si faranno vedere sulla crescita, Floris gli ricorda che nel DEF ci sono le previsioni sull’effetto di Quota 100 e reddito di cittadinanza sul PIL (rispettivamente 0,2 e zero) e Toninelli dice: “Questo lo dite voi”.
A quel punto il conduttore gli ricorda che il DEF lo fa il governo, non i giornalisti: e a Toninelli non resta che buttarla in caciara.
Come abbiamo scritto, si legge nel documento che «il PIL rimarrebbe invariato nel 2019 e 2020 e risulterebbe superiore di 0,2 punti percentuali sia nel 2021 sia nel 2022».
Matteo Salvini nei giorni scorsi diceva che grazie a Quota 100 ci sarebbero state 100mila assunzioni di giovani, vale a dire uno per ogni pensionato.
Il DEF lo smentisce perchè scrive che «a fronte di una cessazione nel 2019 di 100 mila dipendenti pubblici, concentrata negli ultimi cinque mesi dell’anno, l’ipotesi di turn-over sarebbe pari 35 per cento». Il che significa circa 35mila assunzioni, non un rapporto uno a uno tra pensionati e nuovi assunti (e nemmeno uno a tre come diceva Di Maio) ma un nuovo assunto ogni tre pensionati con Quota 100.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 10th, 2019 Riccardo Fucile
DUE DEPUTATI PD (MARTINA E ORFINI) ERANO STATI AUTORIZZATI A VISITARE LA NAVE DAL PREFETTO E DALLA CAPITANERIA, POI AL RITORNO SONO STATI INDAGATI: PER ORDINE DI CHI?
Un esposto di due deputati del Partito Democratico mette sotto accusa Danilo Toninelli. 
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ieri da Floris ha dimostrato di non conoscere i numeri del DEF, è oggetto della denuncia di Maurizio Martina e Matteo Orfini, depositata il 2 aprile scorso.
Racconta Repubblica:
«Cosa è successo nei locali della capitaneria di porto di Siracusa il 28 gennaio 2019? Chi ha firmato la denuncia a carico dei parlamentari che si erano recati a bordo della Sea Watch III?».
I deputati del Pd chiedono chiarezza: dopo essere stati espressamente autorizzati a salire sulla nave della ong tedesca, si sono ritrovati indagati per il reato di «inosservanza dei provvedimenti dell’autorità ». Per questo, in un esposto alla procura di Catania del 2 aprile scorso, chiamano in causa il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli.
La storia è quella della nave Sea Watch, con 47 migranti a bordo, che ha atteso ben 12 giorni davanti al porto di Siracusa prima di avere l’ok allo sbarco a Catania il 31 gennaio scorso.
A firmare l’esposto sono i deputati Pd, Matteo Orfini e Maurizio Martina, e in rappresentanza del partito, il tesoriere Luigi Zanda.
I primi due il 28 gennaio si erano recati a Siracusa per verificare «quella che a nostro avviso costituiva una grave violazione dei diritti umani». Nel frattempo però l’autorità portuale aveva vietato con ordinanza la navigazione attorno alla nave della ong.
I parlamentari avevano dunque chiesto prima al prefetto di Siracusa e poi al comandante della capitaneria di porto l’autorizzazione a salire a bordo. Autorizzazione «concessa limitatamente ai rappresentati istituzionali».
E così Orfini e Martina erano riusciti visitare la Sea Watch e a verificare lo stato di salute dei migranti. Al ritorno, la sorpresa: nei locali della capitaneria di porto, gli esponenti Pd venivano a sapere di essere stati denunciati per «violazione del divieto di avvicinarsi alla nave» e questo anche se «i militari sapevano perfettamente che il nostro accesso era non solamente legittimo, ma autorizzato».
(da Globalist)
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Aprile 10th, 2019 Riccardo Fucile
ERA PREVISTA ANCHE LA PARTECIPAZIONE DEL VENETO FRONTE SKINHEADS
Non c’è pace per il nipote del Duce. Mentre la sua pagina Facebook giace, il ristorante lo
conduce alla porta.
Racconta oggi il Gazzettino che nel loro menu “specialità carne alla griglia e piatti della tradizione, pizzeria classica e con specialità Pizza Gourmet, carta dei vini, dolci di nostra produzione” — i titolari del ristorante pizzeria Rosa, a Conselve, il dopocena a base di campagna elettorale non lo hanno voluto.
Lo hanno detto (e scritto a chiare lettere su Facebook) ieri: «Cari signori, tranquilli, non eravamo a conoscenza dei risvolti della cena… Per noi era solo una presentazione di un libro, di cui non conoscevamo il titolo. Così abbiamo deciso di annullare, a nostro discapito economico, la cena. Perchè noi siamo apolitici».
E così il pronipote del Duce candidato con Fratelli d’Italia mette a rischio l’iniziativa del circolo Fratelli d’Italia della non lontana Albignasego e dell’associazione Azione studentesca.
Con le elezioni europee all’orizzonte, il circolo azzurro aveva organizzato per questa sera una cena, alla Rosa appunto,in cui, dopo pizza Gourmet e carne alla griglia, si sarebbe dovuto discutere «di dottrina del fascismo, con ospite d’onore Caio Giulio Cesare Mussolini, il bisnipote del duce, candidato alle Europee per il partito di Giorgia Meloni».
Nelle intenzioni del circolo, un posto a tavola era riservato anche al leader del Veneto Fronte Skinheads.
Quando si è sparsa la voce, il ristorante ha cominciato a ricevere recensioni negative su Tripadvisor per l’iniziativa e allora ha annullato tutto spiegando nel post su Facebook il motivo.
(da agenzie)
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Aprile 10th, 2019 Riccardo Fucile
LA CONFRATERNITA DEI GOVERNI CRIMINALI SE NE FOTTE, L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA NEANCHE RISPONDE
Una nuova emergenza nel Mediterraneo.
Una barca di legno blu con venti persone a bordo, tra le quali ci sarebbero anche diversi bambini, sarebbe affondata al largo delle coste libiche.
Ne dà notizia Alarm Phone, che ha ricevuto la chiamata di aiuto dei migranti e che racconta di aver sentito durante l’sos il pianto di diversi bambini.
Secondo il loro racconto, al momento della telefonata intorno alle sei del mattino, già otto persone erano finite in acqua: chi ha telefonata ha detto che l’imbarcazione aveva perso il motore e stava affondando.
Non sembra che in zona vi fosse alcun mezzo della guardia costiera, presenza assai improbabile in questi giorni di scontri armati in Libia.
Mediterranea chiede che si vada a prestare immediato soccorso ma, in assenza ormai anche delle navi militari di Sophia, il dispositivo di aiuti in mare è praticamente inesistente.
Moonbird, l’aereo della ong Seawatch, ha avvistato l’imbarcazione mentre stava andando alla deriva vicino al confine libico-tunisino.
Alarm Phone ha informato le sale operative della guardia costiera di Tunisi, Roma e Malta. A Tripoli non risponde nessuno.
“In questo momento uomini donne e bambini stanno affondando davanti alle coste della Libia. Otto di loro sono già morti. Tutte le autorità sono informate da 4 ore di questa situazione. Nessuno risponde, compresa Roma. Che voi siate maledetti, assassini”. E’ la denuncia su Twitter della ong Mediterranea Saving Humans dopo la notizia dell’ennesimo naufragio .
Continua intanto l’odissea dei migranti a bordo della nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea eye ormai al suo ottavo giorno in stand by in attesa che le trattative tra il governo tedesco e gli altri paesi europei approdi a qualche risultato.
Le 63 persone a bordo (ieri una donna è stata evacuata a Malta per le sue gravi condizioni) sono allo sfinimento.
Regina Catrambone della Ong Moas li ha raggiunti a venti miglia da Malta per portare loro acqua, cibo e farmaci rinnovando l’appello a farli scendere.
(da agenzie)
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Aprile 10th, 2019 Riccardo Fucile
IERI E’ STATO UCCISO UN UOMO DAVANTI ALLA SCUOLA IN UNA SPARATORIA: “QUI OGNI GIORNO SPARANO, CHE ASPETTA IL MINISTRO A INVIARE RINFORZI?”
“Fate venire l’esercito davanti alla scuola”. È un appello disperato quello di Valeria
Pirone, preside dell’Istituto comprensivo Vittorino Da Feltre di San Giovanni a Teduccio.
Le sue parole – raccolte da Il Mattino – arrivano poche ore dopo l’omicidio che si è consumato davanti alla sua scuola. Un uomo è stato ucciso davanti agli occhi di suo nipote e degli altri bambini che stavano entrando nell’istituto.
I piccoli sono traumatizzati, racconta Pirone, ma allo stesso tempo sono abituati a scene di sangue. Le sparatore sono quasi all’ordine del giorno nella zona. Al punto che quando non si sente sparare per qualche giorno ci si preoccupa, perchè significa che dopo la tregua si scatenerà di nuovo la guerra. A chi gli chiede da quanto tempo non si sparava la preside risponde:
Da un paio di settimane. C’era stata una tregua di breve durata, che però destava preoccupazione perchè significa che ci sono nuovi assetti ed equilibri. A conferma ieri c’è stato un omicidio in pieno giorno, quando i bambini della mia scuola entravano nelle aule.
Dopo aver messo a riparo i bambini insieme alle mamme e alle maestre, la preside ha provato a tranquillizzarli. Ma non è servito a molto:
Ho trovato una scusa, dicendo che c’era una gita e perciò c’era tanta confusione, ma non ci hanno creduto.
Valeria Pirone si sfoga: parla di una realtà difficile, in cui l’infanzia è negata e i piccoli non hanno neanche un parco giochi a disposizione. Ma oltre agli spazi per i bambini, secondo Pirone a San Giovanni a Teduccio manca qualcuno che tuteli la sicurezza. Per questo motivo si rivolge al ministro dell’Interno:
Se non dove si spara quando i bambini vanno a scuola, mi spiega in quale altro luogo inviare uomini?
(da agenzie)
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Aprile 10th, 2019 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI BARI RINVIA A GIUDIZIO PROFESSORE CHE AVEVA MINACCIATO DUE STUDENTESSE
La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per il docente universitario barese 46enne Fabrizio Volpe per i reati di concussione, tentata concussione, violenza sessuale aggravata e tentata violenza sessuale nei confronti di due studentesse.
I fatti contestati risalgono agli anni 2011-2015. Il docente avrebbe chiesto, minacciando le presunte vittime, prestazioni sessuali e, ad una delle due, anche denaro per superare gli esami.
Stando alle indagini del pm Marco D’Agostino, il professore, titolare della cattedra di Diritto civile del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Bari, avrebbe costretto, secondo quanto sostiene la Procura, “in più occasioni”, tra maggio 2014 e gennaio 2015, una studentessa 23enne a subire atti sessuali nel suo studio professionale privato e poi, dopo averle chiesto “espressamente di avere rapporti sessuali altrimenti non avrebbe di fatto potuto continuare gli studi”, e aver ottenuto il diniego della ragazza, si sarebbe fatto promettere la somma di 500 euro ad esame.
(da agenzia)
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