Aprile 14th, 2019 Riccardo Fucile
DON PIETRO E’ NOTO A ROMA PER IL SUO AIUTO AI POVERI
Don Pietro Sigurani dice messa nella basilica di Sant’Eustachio, nel cuore di Roma. Una chiesa che si trova al centro delle istituzioni, fisicamente. A pochi passi da Montecitorio, da Palazzo Madama, da Palazzo Chigi.
Chiaro che una comunità parrocchiale del genere debba prendersi la responsabilità di parlare di quello che fanno le istituzioni e dell’impatto che queste ultime hanno sulla gente comune.
Così, don Pietro Sigurani ha deciso di promuovere un’iniziativa: domani, all’ora della messa della domenica delle Palme, oltre ai ramoscelli d’ulivo distribuirà anche delle pistole ad acqua.
Un gesto forte per protestare contro la legge sulla legittima difesa.
«Lo facciamo contro questa deriva d’odio della società di oggi — dice don Pietro Sigurani a Roberta Benvenuto di Servizio Pubblico -. Non soltanto contro la legge sulla legittima difesa (approvata nei giorni scorsi, ndr), ma per lanciare un messaggio a chi insulta i migranti, ora i rom. Dove andremo a finire? La violenza non è mai una risposta».
Ecco, dunque, l’iniziativa: in chiesa, la funzione sarà quella di ogni anno, con la benedizione delle Palme. Fuori dalla chiesa, sul sagrato, i volontari distribuiranno delle pistole ad acqua ai fedeli. Un messaggio nel messaggio, in una giornata — quella della domenica prima di Pasqua — tradizionalmente dedicata alla pace.
Eppure, a quanto pare, questa iniziativa non è piaciuta a tutti. Lo dice con un pizzico di rammarico, don Pietro Sigurani: «L’altro giorno mi sono venuti a minacciare. Mi hanno detto: ‘Non ci sta bene che tu dai da mangiare agli italiani, ai migranti, agli zingari. Sappi che tu usi le pistole ad acqua, ma noi usiamo un altro tipo di pistole’».
Don Pietro Sigurani è un sacerdote molto noto a Roma per la sua attività benefica a favore dei poveri. Proprio per questo motivo, in passato, aveva ricevuto altre minacce.
Il 24 gennaio scorso gli era stato recapitato un biglietto con su scritto: «Caro reverendo, la Chiesa è la casa del Signore, non dei poveri».
Una figura che, evidentemente, è diventata scomoda a molti, anche per il suo modo schietto di rappresentare la realtà e di dire le cose davanti alle telecamere. Padre Sigurani è un sacerdote mediatico: spesso viene intervistato nei talk-show politici, ancor più spesso rende pubbliche le sue iniziative.
Quella delle pistole ad acqua contro la legittima difesa (e le pistole vere nelle case) è solo una di una lunga serie. E — c’è da giurarci — non sarà nemmeno l’ultima, nonostante le minacce.
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2019 Riccardo Fucile
RAPPORTI INTELLIGENCE: PREPARIAMOCI A UNA ONDATA DI ARRIVI
Il rischio per l’Italia è che dalla Libia in crisi scappino o vengano rilasciati dai centri di detenzione i
profughi attualmente dentro.
Scrive il Corriere della Sera che i rischi su quel che potrà accadere sono stati più volte evidenziati dall’intelligence nei report riservati consegnati in queste ore al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ma anche nel corso dell’audizione di fronte al Copasir del direttore dell’Aise – l’agenzia per la sicurezza all’estero – Luciano Carta.
E paventano la possibilità che ci siano almeno 6.000 stranieri determinati a imbarcarsi pur di sfuggire all’inferno libico. Tra loro moltissime donne e bambini. Senza tralasciare i rischi legati al terrorismo, il pericolo che la guerra civile scateni una nuova offensiva dei gruppi legati all’Isis.
Con il conflitto in corso e le milizie impegnate a difendere le postazioni, il controllo del territorio inevitabilmente rimane appannaggio della criminalità .
Ma è pur vero che senza gli aiuti «esterni» – vale a dire finanziamenti e approvvigionamento dei mezzi – organizzare le partenze in queste ore appare complicato. Ecco perchè «i trafficanti di uomini stanno cercando di organizzarsi nel reperimento di barche e gommoni», in modo da prepararsi al trasporto dei profughi in fuga.
Una situazione che lo stesso Conte ha ben presente, non a caso ha ribadito di voler «coordinare ogni iniziativa», comprese quelle legate all’arrivo delle navi nei porti italiani.
Ieri il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha voluto ribadire la «linea dura» ma appare pressochè scontato che – in caso di guerra – potrebbe essere necessario non soltanto autorizzare gli sbarchi e prevedere corridoi umanitari.
Ai 6.000 profughi che sono già chiusi nei centri e nelle prigioni, bisogna infatti aggiungere altre migliaia di persone che erano giunte dal deserto proprio per intraprendere il viaggio verso l’Europa. Senza tralasciare – è questa l’altra incognita – la capacità della Guardia costiera libica di tenere sotto controllo quel tratto di mare, ma soprattutto la certezza che Tripoli certamente non possa essere considerato «porto sicuro».
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2019 Riccardo Fucile
MENTRE L’INTERNAZIONALE CRIMINALE SOVRANISTA FA AFFOGARE DONNE E BAMBINI, LA ONG DIFENDE I PRINCIPI SACRI DEL CONCETTO DI UMANITA’
La Mare Jonio è di nuovo in acqua. Questa mattina all’alba l’imbarcazione di Mediterranea è salpata dal porto di Marsala per la seconda missione del 2019, la quinta da quando un gruppo di associazioni (Arci, Ya Basta Bologna), l’ong Sea-Watch, il magazine online I Diavoli e l’impresa sociale Moltivolti di Palermo hanno dato vita alla piattaforma.
Condizioni del mare permettendo, la nave italiana arriverà nella zona Search and Rescue libica tra lunedì e martedì.
Una missione, questa, che assume un valore particolare visto quel che sta succedendo sulla costa nord dell’Africa.
“La Libia brucia per una guerra civile terribile e migliaia di persone sono a rischio — dice la portavoce di Mediterranea Saving Humans, Alessandra Sciurba — nessun governo europeo sta pensando all’apertura di canali umanitari, sono tutti troppo impegnati nella loro assurda battaglia contro le navi della società civile. Torniamo a navigare ancora una volta decisi a rispettare fino in fondo il diritto internazionale del mare, i diritti umani e i principi della nostra Costituzione”.
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2019 Riccardo Fucile
LA PENOSA LOTTIZZAZIONE DELLE POLTRONE TRA I DUE PARTITI DI REGIME ALL’ORIGINE DELLO SCONTRO
Giovanna Vitale su Repubblica racconta oggi che il pressing leghista sul Tg1 sta facendo schizzare la
tensione alle stelle in redazione. Ieri, subito dopo l’edizione delle 13,30, il direttore in quota grillina Giuseppe Carboni e il vice di fede sovranista Angelo Polimeno Bottai sarebbero quasi arrivati alle mani:
A far scattare la scintilla, una questione relativa ai turni. Esplosa però all’indomani delle promozioni decise dal direttore, ma frutto della rigida lottizzazione gialloverde.
Dei due nuovi capiredattori ad personam, infatti, uno è espressione 5S (Alberto Matano), l’altro leghista (Sonia Sarno).
Dopo essersi insultati davanti ai colleghi, Carboni e Polimeno si sono chiusi in una stanza ma i toni sono rimasti alti . Ora del caso si occuperà l’ad Salini.
Giuseppe Carboni, 57 anni, direttore del Tg1 gradito al governo di Giuseppe Conte, sembra discostarsi molto dai principi del Governo del Cambiamento enunciati in tutti i luoghi e in tutti i laghi.
Come ha raccontato tempo fa Marco Lillo sul Fatto, il Tg1 ha registrato con le sue telecamere martedì scorso le immagini di una parte molto delicata dell’audizione del collaboratore Giovanni Brusca al processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio.
Brusca, su sollecitazione del pm Stefano Luciani, ha rievocato un incontro dell’estate del 1995 con il boss Matteo Messina Denaro, tuttora latitante. Mentre parlava di orologi, Matteo Messina Denaro avrebbe detto a Brusca che Giuseppe Graviano (boss di Brancaccio condannato per le stragi del 1992 e 1993) avrebbe visto un orologio prezioso del valore di 500 milioni di lire “al polso di Silvio Berlusconi in un incontro a quattr’occhi (…) non lo aveva visto su una rivista”. Matteo raccontava a Brusca, secondo quest’ultimo: “Giuseppe Graviano gli ha visto un orologio a Berlusca, come lo chiamavano loro”.
Ma poi non ha mandato in onda niente.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 14th, 2019 Riccardo Fucile
IL CARROZZONE IN DEFICIT TENUTO IN PIEDI PER MERI FINI ELETTORALI DA LEGA E M5S
La carta di Cassa Depositi e Prestiti per Alitalia. Mentre la cordata delle Ferrovie dello Stato mostra la corda e Delta Airlines rimane unico vettore interessato a entrare con una quota di minoranza per svolgere il ruolo di partner industriale.
Per questo il Messaggero racconta oggi che potrebbe essere CdP a muoversi:
Respinta al mittente la proposta di Lufthansa, pronta a rilevare la flotta tricolore ma solo dopo il taglio di 4-6 mila dipendenti, e cadute nel vuoto le offerte di easyJet e di alcuni fondi d’investimento, dalle parti del governo si sta pensando nuovamente a una partecipazione della Cassa depositi e prestiti: un’idea che nelle intenzioni degli advisor che lavorano attorno alla formazione della cordata, avrebbe dovuto completare la combinazione con Atlantia.
Ma, pubblicamente frenata dal presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti («Non farei mai un investimento in Alitalia»), alla fine Cdp si è ritirata dalla partita appellandosi a un divieto statutario che però alcuni ritengono possa, attraverso passaggi tecnici nemmeno tanto sofisticati, essere superato.
Sarebbe infatti insostenibile, dal punto di vista politico, annunciare adesso un nuovo piano lacrime e sangue dopo avere lasciato intendere che il salvataggio Alitalia era cosa fatta.
Di qui la nuova linea d’azione sulla quale il governo ora vorrebbe lavorare, tentando di convincere i vertici di Cdp a scendere in campo in qualche modo: già questa settimana sono previsti incontri ai massimi livelli nella sede di Via Goito.
Di certo lo spettro di migliaia di esuberi, soprattutto a Roma dove ha sede la compagnia aerea (si parla di almeno 2.500 espulsioni subito se non partirà il piano delle Fs), è un motivo sufficiente per mobilitare, questa volta si spera seriamente, le forze di governo.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 14th, 2019 Riccardo Fucile
L’IMPRENDITORE, EX SENATORE PDL ED EX PRESIDENTE DELLA ROMA, SI E’ SPENTO A 85 ANNI
E’ morto alle 7.40 a Roma, nella clinica Quisisana di cui era anche proprietario, Giuseppe Ciarrapico:
era gravemente malato da tempo.
Classe 1934, dal 2008 al 2013 senatore per il Popolo della Libertà , Ciarrapico è stato imprenditore – nella sanità , nell’editoria, tra gli altri campi – e presidente della As Roma tra il 1991 e il 1993. Dichiaratamente simpatizzante del fascismo, fu vicino a Giulio Andreotti e la sua mediazione, sollecitata da Carlo Caracciolo, tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti fu determinante per il lodo Mondadori.
Proprietario delle terme di Fiuggi, era detto il Re delle acque minerali: nella cittadina laziale inventò anche un premio internazionale dove riuscì a portare persino Michail Gorbaciov, come ha ricordato all’AdnKronos Stefano Andreotti, figlio del sette volte presidente del Consiglio democristiano: “Non lo definirei un amico di famiglia, ma sicuramente ebbe un rapporto cordialissimo con mio padre, che certamente sarebbe molto addolorato per la sua morte. Era una persona vulcanica”.
Nel ricordo di Stefano Andreotti torna l’attività di Ciarrapico “nel campo della sanità , con la gestione di case di cura molto apprezzate, che mio padre scelse sempre quando dovette sottoporsi ad interventi molto seri”.
E qui c’è spazio anche per il ricordo di un episodio tragico: “Mio padre era ricoverato a Villa Stuart nello stesso periodo in cui si suicidò Alighiero Noschese e raccontava sempre di aver udito quello sparo nella notte”. Poi il calcio: “Da tifoso laziale -dice Stefano Andreotti- non conosco molto quella vicenda, ma penso che mio padre non lo costrinse ma certo lo convinse a prendere la proprietà della società “.
Il Ciarra, come tanti lo chiamavano a Roma, fu anche editore: la sua azienda di Cassino stampò libri e fascicoli a sfondo revisionista sul fascismo e in particolare della Repubblica Sociale Italiana sotto i tipi, della Ciarrapico Editore, a cui collaboravano tra gli altri Marcello Veneziani, che fu direttore editoriale, e, negli anni Settanta, il giornalista Guido Giannettini. “E’ stato uno dei primi e dei pochi – racconta Gianfranco Fini – che negli anni Settanta e ancor prima ha dato vita ad un’editoria di destra, sempre convinto delle sue idee e senza alcun tentennamento”.Sono in tanti dal mondo della destra a piangere Ciarrapico: “amico fraterno di mio padre Romano Mussolini, uomo sempre vicino alla nostra famiglia” scrive per esempio su Twitter Alessandra Mussolini.
E se più recentemente ha controllato numerosi quotidiani locali, tra i quali Ciociaria Oggi, Latina Oggi e Nuovo Oggi Molise, che fanno capo a due società editoriali: Nuovo Oggi srl, ed Editoriale Oggi srl, a Roma è stato tra l’altro proprietario della clinica Villa Stuart, del Policlinico Casilino, della Casina Valadier (avventura finita male, con un crac da 70 miliardi di lire e una condanna a tre anni per ricettazione fallimentare), del bar Rosati in piazza del Popolo.
Diverse le disavventure giudiziarie, il suo vitalizio da parlamentare era stato anche sospeso dal Senato nel 2015 per le condanne penali.
(da agenzie)
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