Novembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
PUBBLICA LA FOTO DI UN MODESTO ALLOGGIO MA UTILIZZAVA LA FORESTERIA DEL MINISTERO, VISTO CHE LA FATTURA DELL’INTERVENTO E’ RELATIVA MIT DI PORTA PIA
«Ci piacerebbe sapere se anche gli altri ministri Cinque Stelle, tipo Toninelli e Lezzi, hanno mollato all’istante tutti i privilegi che avevano quando erano in carica. Perchè la storia di questi anni insegna: con i Cinque Stelle a pensare male difficilmente si sbaglia. Comunque non si commette peccato». Così chiosava oggi Alessandro Sallusti sul Giornale a proposito della vicenda dell’appartamento di rappresentanza dell’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta.
La risposta di Danilo Toninelli, oggi semplice senatore del M5S, non è tardata ad arrivare. L’ex ministro dell Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato su Facebook la foto del “privilegio” che ha mollato. Si tratta, spiega Toninelli di «un bilocale da 30 metri quadrati in zona ministero, trovato tramite agenzia immobiliare, che mi costava circa 1.000 € al mese».
Un appartamento angusto, che dalla foto sembra essere al di sotto del piano stradale. Toninelli allega anche la foto del contratto. O meglio: di quello che dovrebbe essere il contratto di affitto visto che tutte le informazioni utili per identificare l’appartamento vengono oscurate.
Non abbiamo alcun motivo di dubitare della buona fede di Toninelli (e dallo scatto dell’alloggio stile Marcovaldo capiamo anche il motivo che spingeva il ministro a trascorrere del tempo in palestra). Ci limitiamo qui a far notare alcune incongruenze. La prima: Toninelli dice che l’appartamento “gli costava” mille euro al mese. Sappiamo però che i deputati pentastellati rendicontano al “centesimo” le spese sostenute e che utilizzano i rimborsi della camera di appartenenza per pagare le spese che sostengono per l’esercizio del proprio mandato (come ad esempio l’affitto).
Dopo il rinnovamento del sistema TiRendiconto non è più possibile sapere quando spende un parlamentare del M5S per il vitto o per l’alloggio. Le spese per l’affitto e il sostentamento a Roma non vengono coperte dallo stipendio (come per i comuni mortali) ma dai 3.000,00 euro di spese forfettarie garantite (e rimborsate) ai pentastellati. Dire che l’alloggio “gli costava” mille euro al mese non è corretto, visto che a pagare eravamo noi.
C’è poi un secondo dettaglio interessante. Ad agosto Franco Bechis sul Tempo raccontava la vicenda della lavastoviglie di Toninelli. La storia è questa: ad inizio anno a Toninelli si è rotta la lavastoviglie, per farla riparare (1.280 euro). Succede, direte voi. Certo con oltre milleduecento euro di spese per le riparazioni una persona normale la avrebbe comprata nuova, ma qui le cose sono andate diversamente. Perchè Bechis racconta che dopo le vacanze natalizie «Toninelli torna a Roma al ministero e scopre dopo una bella mangiata che la bella lavastoviglie della foresteria non funziona». Sembrerebbe insomma che il ministro alloggiasse nella foresteria del MIT in zona Porta Pia.
Tant’è che il Tempo riferisce che l’intervento del tecnico viene riportato nella nota protocollata al n. 1766 del registro ministeriale il giorno 15 gennaio 2019 richiede «un intervento tecnico per la riparazione della lavastoviglie in uso alla foresteria del Sig. Ministro». Nel caso pensiate che si tratti di una fake news non è così: la determina è pubblica. A chiedere l’intervento è il Capo Segreteria di Toninelli.
Perchè questo interessamento se Toninelli manco ci viveva? Viene il dubbio che Toninelli abitasse proprio lì.
I guai non finiscono qui perchè l’8 agosto viene pubblicata la determina a contrarre per la richiesta di un intervento tecnico per la riparazione del frigorifero e per la fornitura ed installazione di n° 1 lavastoviglie in uso alla foresteria del Sig. Ministro.
Insomma la riparazione da quasi milletrecento euro non è servita e tocca comprare una nuova. Nel frattempo si è rotto pure il frigorifero e va riparato (importo complessivo€. 1.584,00 Iva esclusa, si legge). L’appalto, per la cronaca, è stato aggiudicato il 2 settembre, due giorni prima del giuramento del nuovo esecutivo. Il povero Toninelli non ha nemmeno potuto godere della lavatrice nuova.
È interessante notare che a questa epopea degli elettrodomestici della foresteria in uso al ministro Toninelli (finita pure sul Corriere) non ha sentito la necessità di replicare mostrando la foto del sottoscala dove abitava.
C’è da dire poi che se il Ministero dispone di una foresteria (già pagata per cui paghiamo la manutenzione degli elettrodomestici) non si capisce come mai Toninelli (non si sa quando, visto che non mostra nemmeno la data in cui è stato stipulato il contratto) abbia deciso di affittare un appartamento da 30 metri quadri. Sempre a nostre spese, visto che i rimborsi li paghiamo noi.
(da “NextQuotidiano“)
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Novembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
ARRESTATI ESPONENTI DI COSA NOSTRA PER TRAFFICO DI DROGA E TRUFFE… CINQUE DI LORO RICEVEVANO IL CONTRIBUTO
Boss mafiosi, ma con il reddito di cittadinanza. È quanto emerge dall’operazione antimafia
eseguita dalla Squadra mobile di Palermo e coordinata dalla locale Procura che ha portato al fermo di nove persone, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, autoriciclaggio, danneggiamento fraudolento di beni assicurati e altro.
Le indagini hanno assestato un duro colpo al mandamento di Brancaccio e fatto emergere il nuovo business di Cosa nostra: le lucrose truffe assicurative messe a segno con l’impiego degli spaccaossa.
Uomini spregiudicati pronti a reclutare persone bisognose e ai margini della società disposte a farsi fratturare le ossa per incassare poche centinaia di euro a fronte di risarcimenti che arrivano anche a 100mila euro e che finivano nella casse di Cosa nostra.
Oltre ai soldi che arrivavano dal traffico di stupefacenti e dalle truffe, cinque degli indagati usufruivano anche del reddito di cittadinanza. Dalle indagini è emerso che le mogli di Stefano Marino e Nicolò Giustiniani avrebbero percepito il sostegno. Denaro che sarebbe arrivato mensilmente anche nei nuclei familiari di altri tre fermati: Ignazio Ficarotta, Pietro Di Paola e Angelo Mangano.
(da agenzie)
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Novembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
MA LA REGIONE ASPETTA ANCORA I SOLDI PROMESSI DAL GOVERNO QUANDO SALVINI ERA MINISTRO E LEI SOTTOSEGRETARIO: SU 102 MILIONI STANZIATI NE SONO ARRIVATI SOLO 21… LA CANDIDATA LEGHISTA E’ IN CONFUSIONE TOTALE
La senatrice Lucia Borgonzoni, candidata della Lega alla presidenza dell’Emilia Romagna ieri ha attaccato il presidente Stefano Bonaccini approfittando dell’emergenza maltempo. Secondo la senatrice Borgonzoni è tutta colpa del PD.
La ex barista del centro sociale Link non più tardi di una settimana fa se ne era uscita con la promessa di tenere aperti gli ospedali anche di notte e il sabato e la domenica. Ieri invece ha sostenuto che la situazione attuale e le criticità idrauliche siano colpa della Regione che «non ha portato a termine nessun intervento strutturale» per salvaguardare il territorio dal dissesto idrogeologico.
Secondo la senatrice leghista l’amministrazione regionale sta dimostrando «tanta leggerezza di fronte a un rischio che espone cittadini, attività , imprese».
Appena un’ora prima del post della Borgonzoni però il Presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini aveva fatto il punto della situazione.
Ad aprile, quando al governo c’era ancora la Lega (e la Borgonzoni era sottosegretario) la Regione aveva presentato un pacchetto di 89 interventi (per un importo complessivo di di 102 milioni di euro) per la realizzazione di opere di prevenzione del rischio idrogeologico e messa in sicurezza del territorio.
Le richieste di finanziamento, per opere che la Regione definiva già cantierabili entro la fine del 2019, erano state avanzate sulla base di un accordo siglato tra Emilia Romagna e Governo.
A maggio il Ministero dell’Ambiente faceva sapere che «in relazione ai progetti cantierabili presentati dalla Regione per la prevenzione del rischio idrogeologico e la messa in sicurezza del territorio» si sarebbe attivato «con il mutuo Bei per la somma necessaria per completare gli interventi cantierabili del 2019 laddove non coperti dalla somma già messa a disposizione».
A quanto pare però il governo poi rinunciò all’attivazione del mutuo della Banca Europea degli Investimenti (BEI) limitandosi a mettere a disposizione solo 21 milioni e 680mila euro a fronte dei 109 richiesti per la realizzazione di 18 opere cantierabili (su 89). Lo stanziamento è stato disposto a maggio ma la firma del ministro dell’Ambiente sul decreto attuativo è arrivata solo a settembre, dopo la nascita dell’attuale esecutivo.
Secondo il segretario regionale del PD Paolo Calvano la Borgonzoni sta strumentalizzando la questione a soli fini elettorali perchè l’ex sottosegretario «accusa la Regione dicendo che sono sue le colpe per i danni da maltempo di questi giorni, quando il Governo precedente, di cui lei faceva parte, ha stanziato solo 21 milioni su 102 del piano che la Regione ha pronto da tempo per 89 interventi di prevenzione del rischio idrogeologico in tutto il territorio dell’Emilia-Romagna».
Sorprende poi che in Veneto la Lega abbia difeso a spada tratta il Presidente Zaia che dopo l’alluvione di Venezia era corso al Paladozza per festeggiare la Bergonzoni e che diceva di non sapere come mai il MOSE non era ancora ultimato mentre in Emilia Romagna passi all’attacco di Bonaccini dimenticandosi che quando era al governo non ha stanziato i fondi necessari.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
IL TESORIERE DELLA LEGA CENTEMERO E’ INDAGATO PER FINANZIAMENTO ILLECITO
Il Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza ha svolto un’analisi pre-investigativa su
14 segnalazioni sospette che riguardano società in orbita della Lega. L’appunto, racconta oggi Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Valeria Pacelli, è agli atti dell’indagine della procura di Roma su Giulio Centemero, anche se le operazioni non sono oggetto di inchiesta.
Centemero, tesoriere della Lega, è accusato di finanziamento illecito per i 250mila euro che la Onlus leghista Più Voci ha ricevuto tra dicembre 2015 e febbraio 2016 dalla Immobiliare Pentapigna SRL, riconducibile all’epoca a Luca Parnasi. La procura ha di recente chiuso le indagini su di lui e su Francesco Bonifazi, ex tesoriere PD e attuale senatore di Italia Viva. I magistrati a breve decideranno se chiedere il processo o meno.
Spiega Il Fatto:
Agli atti di questa inchiesta vi è quindi l’analisi pre-investigativa del Nucleo Valutario, riversata in un’informativa dei colleghi del gruppo investigativo criminalità economico-finanziaria. Si comincia dunque dai 250 mila che la “Più Voci”riceve in passato dalla Immobiliare Pentapigna. Parte di questo denaro —50 mila euro — “è stato a sua volta bonificato sul conto corrente” di Radio Padania.
“Quest’ultima —continuano i finanzieri —tra il 2016 e il 2017 ha trasferito 368.565 euro (provenienti principalmente della dismissione delle frequenze radiofoniche) alla Sdc srl a titolo di pagamento fatture”. Poi i soldi dalla Sdc srl arrivano “tramite bonifici con causale riferita a fatture”a diversi soggetti: Centemero, Alberto Di Rubba (estraneo all ‘indagine romana) e Andrea Manzoni, revisori legali della Lega alla Camera e al Senato.
Secondo un altro documento della Banca d’Italia, a Di Rubba sono arrivati 198 mila euro, a Manzoni 171 mila, a Centemero circa 62 mila.
Dalla Sdc Srl partono anche due bonifici verso società in orbita leghista: la Studio Dea Consulting srl (poi divenuta Partecipazioni Srl, con amministratore unico Di Rubba), e la Studio Cld srl, ora cancellata ma di cui era unico socio la Partecipazioni Srl. La parecchio attiva Dea Consulting C’è altro. Per i finanzieri la Studio Dea Consulting ha versato il capitale sociale di altre due società “nonostante la sua formale estraneità alla compagine societaria di entrambe”.
E quali sono queste società ? Sono la SDC Srl e la Vadolive, che abbiamo già incontrato qualche tempo fa. L’amministratore unico è Davide Franzini, presidente del CdA di Radio Padania Società Cooperativa e estraneo all’indagine romana
La Sdc Srl,come ricostruito dai finanzieri, ha ricevuto anche soldi pubblici. I fondi sarebbero transitati tramite la Immobiliare Andromeda Srl che dopo aver ricevuto 800 mila euro“derivanti da un contributo erogato dalla Regione Lombardia di un milione di euro”da parte dalle Fondazione Lombardia Film Commission, “ha elargito 178.450 euro alla Sdc srl”e per il tramite di due società altri 100milaalla Taac (amministratore unico Di Rubba). “I fondi —è scritto — sono stati impegnati per l’acquisto di un immobile concesso in locazione alla Dea Consulting”.
Le Fiamme gialle notano anche altro. Ossia che presso la Partecipazioni Srl (già Studio Dea Consulting) hanno sede anche alcune società partecipate dalla fiduciaria italiana Seven Fiduciaria Srl “controllata dalla Sevenbit srl, a sua volta partecipata dalla Blue Srl riconducibile ad Alessia Berlusconi, nipote di Silvio”.
La Vadolive è la società a cui la Lega ha dato 480mila euro l’anno per la promozione social. “La provvista derivante dalle rate di 36 mila euro accreditate sino al 4 dicembre 2018”sul conto della Vadolive — è scritto nell’appunto del Nucleo Valutario — “è stata utilizzata per bonifici diretti a soggetti titolari di incarichi di fiducia conferiti”da Salvini. Tra questi si citano: Luca Morisi, l’ex capo dell’ufficio stampa del Ministero dell’Interno Matteo Pandini, alcuni titolari di incarichi di collaborazione stampa, come Leonardo Foa, figlio del presidente Rai Marcello. Di questo si parlava in un servizio di Report del giugno scorso:
Il 2 maggio 2018, a due mesi dalle elezioni, la cognata di Alberto Di Rubba, Vanessa Servalli, apre una società : la Vadolive srl. Di Rubba, con Andrea Manzoni, è uno dei due collaboratori di Giulio Centemero, tesoriere della Lega indagato a Bergamo per finanziamento illecito.
Il gruppo della Lega di Salvini al Senato sottoscrive con questa società un contratto da 480mila euro per comunicare le attività della Lega sui social network, ovvero fare il mestiere di Luca Morisi. La cognata di Di Rubba ha un bar a Clusone in provincia di Bergamo. Subito dopo la scena si sposta su Vanessa Servalli, che viene intercettata nel suo bar dove il giornalista le chiede come mai lei abbia aperto una società che ha ricevuto i 480mila euro della Lega. “Lei non sa nulla e l’hanno messa lì per qualcun altro?”, le chiede. Il contratto è stato interrotto dopo qualche mese ma una parte dei soldi sono arrivati ai membri dello staff di Salvini che avevano già un contratto fiduciario con il ministero dell’Interno (che ci costa un migliaio di euro al giorno): si parla di 87mila euro.
Subito dopo Report ascolta il senatore e capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, a cui chiede perchè hanno sottoscritto il contratto da 480mila euro con la società Vadolive. Il parlamentare, intercettato in strada mentre sta andando a votare sul decreto Sbloccacantieri, non ha tanta voglia di rispondere. Sigfrido Ranucci spiega che il contratto stipulato con la Vadolive, fondata otto giorni prima e di proprietà della barista che è cognata del direttore amministrativo del gruppo: “E’ legale tutto questo?”, si chiede il conduttore, “Sì, è legale perchè la legge permette che si possano affidare i soldi pubblici a chi dicono loro purchè siano spesi e rendicontati per le attività istituzionali del gruppo“.
(da “NextQuotidiano“)
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Novembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
ORMAI LA PIAZZA L’HA PERSA: QUELLI CHE LO CONTESTANO SONO ANCHE DIECI VOLTE PIU’ NUMEROSI DEI SUOI FAN
Matteo Salvini doveva essere a Modena alle ore 18 in via Gallucci, in un appuntamento “informale, dunque, che non prevede un luogo specifico per un comizio, che verosimilmente sarà improvvisato in strada, puntando anche sul riciamo della movida che ruota attorno ai pub della via” mentre la piazza delle Sardine era convocata per le 19.
Ieri il suo programma è poi improvvisamente (?) cambiato e il Capitano si è fatto vedere in città soltanto alle 20,30, mentre le Sardine contro Salvini riempivano Piazza Grande con 7000 persone al grido di Modena non si Lega. Ma quindi Salvini è scappato? Lui alla Stampa oggi ha detto di no:
Salvini? Doveva passare da Modena, farsi “una vasca”, nella lingua locale una passeggiata, in via Gallucci, rinomata per l’alta concentrazione di bar (chiosa di un piddino anonimo: «Così darà un giudizio sulla qualità dei mojito). Invece è andato prima a Carpi a visitare un’azienda e poi a Modena a una cena di militanti.
Meglio schivare le Sardine, segretario? «Ma no, pioveva, io vado nelle fabbriche dalla gente che lavora”
Però queste piazze piene sono la vera novità della campagna… «Loro sono contro, sempre anti, io preferisco chi lavora per».
(da agenzie)
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Novembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
“SPECULA SULLA MORTE DI MIO FRATELLO PER BASSA POLITICA, E’ ANCORA SOTTO GLI EFFETTI DEL MOJITO”
“Il giorno in cui viene pronunciata la sentenza ha il coraggio di dire quelle parole come se fosse
al bar e parlasse ai suoi amici? Sono solo una normale cittadina ma non posso fare altro che querelarlo”. Lo ha detto Ilaria Cucchi intervistata durante il programma ‘Lavori in corso’ in onda su Radio Radio e Radio Tv.
“Matteo Salvini fa speculazione su mio fratello, sono stata accusata io di fare questo, ma lui è uno sciacallo – ha aggiunto Ilaria – fa politica di basso livello sulla morte di mio fratello e sulla nostra storia. Arriva al punto di parlare ancora di droga nel momento in cui sono state emesse le sentenze di condanna per omicidio dopo dieci anni dalla morte di mio fratello. Ma che ci vuole dire che i drogati devono essere uccisi? Secondo me lui è completamente fuori dal mondo. Il giorno della sentenza mia madre che sta molto male è rimasta tantissime ore in quell’udienza ad aspettare la pronuncia. Mio padre è una persona talmente per bene e onesta che a pochi giorni dalla morte di Stefano ha denunciato suo figlio per aver trovato un quantitativo di droga nella sua abitazione di Morena. Questa è la nostra famiglia. Anche io da madre, ho paura della droga, anche io sono contraria, ma qui parliamo di omicidio preterintenzionale non di droga. Matteo Salvini piuttosto che preoccuparsi del nostro processo si preoccupi di casa sua, pensi a loro, non alla mia famiglia. Mio fratello non è morto perchè drogato, è chiaro a tutti fuorchè a Salvini che ripete sempre le stesse cose… Probabilmente sarà ancora sotto gli effetti del mojito. La querela è in via di presentazione”.
Quanto al suo impegno politico, Cucchi ha aggiunto: “Quella che mi piace e che voglio fare è quella che ho fatto in questi dieci anni… Quella vera, quella sul campo, non quella che parla alla pancia della gente. Quella che torna interessarsi al tema dei diritti umani. Ci dobbiamo battere per i nostri figli per consegnargli una società migliore”.
Infine, ha ricordato: “Ho detto che sono pronta a presentarmi come sindaco di Roma purchè tutti i partiti facciano un passo indietro. Più una provocazione che altro… Infatti sono rimasta a casa. Ora penso a godermi questo momento di riconciliazione con me stessa. Avevamo ragione noi, faccio ancora fatica a pensare che ce l’abbiamo fatta”.
(da agenzie”)
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Novembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
SABATO A REGGIO EMILIA, DOMENICA A RIMINI, LUNEDI’ A PARMA: LA PROTESTA CONTRO SALVINI DILAGA NELE PIAZZE
Dopo Bologna e Modena le ‘sardine’ si mobilitano anche a Reggio Emilia con il flash mob “Reggio Emilia non si Lega” in programma sabato nonostante non sia prevista una visita elettorale di Matteo Salvini. Nella città emiliana il leader del Carroccio ha già fatto tappa il 9 novembre scorso.
L’appuntamento è alle 18.30 in Piazza Prampolini, davanti al Municipio, cuore del centro storico reggiano. A organizzare l’evento un gruppo di dieci persone tra cui Stefano Salsi, di professione comunicatore. “Abbiamo percepito la voglia di scendere in piazza anche a Reggio e di riappropriarci della nostra città . Tutto ciò era qualcosa che mancava da tempo. L’obiettivo è essere in tanti, stretti come sardine e tutti col sorriso. Salvini è già stato a Reggio e sabato non ci sarà ? Questo depone a nostro favore in un certo senso perchè significa che non c’è una strategia, ma semplicemente la voglia di esserci”.
L’appuntamento – come da prassi – è stato lanciato su Facebook e in poche ore ha raggiunto migliaia di condivisioni. Con una regola: manifestazione pacifica “che non è volta ad offendere nè a minacciare nessuno”, ricordano i promotori.
“Ci troveremo con la pioggia o con il vento per ricordare a tutti che l’Emilia non è quella che racconta Matteo Salvini – spiegano gli organizzatori – che l’Emilia non è una terra di odio e di razzismo ma una terra di pace, fratellanza, tradizioni che non abbiamo dimenticato. Noi giovani reggiani scendiamo in piazza per dire no a questa destra estrema in nome di quello in cui crediamo”. Anche in questo caso, tra i requisiti per partecipare, la richiesta di non portare bandiere o simboli di partito.
A Piacenza è nato il gruppo in Facebbok: “C’è qualcuno che vuole diventare una sardina? – l’appello – Questa pagina è stata creata per cominciare la “pesca” dopo la grande e civile manifestazione di Bologna. Che il tam tam cominci…”.
Anche a Rimini – dove oggi Matteo Salvini è presente al Congresso nazionale del Sap – si prepara un evento delle “sardine”. L’appuntamento è per domenica 24 novembre in piazza Cavour. Data non casuale: “riempiamo la piazza , mentre Salvini inaugura la nuova sede della Lega a Rimini”. A Parma invece l’appuntamento è per lunedì 25 novembre alle 19 in piazza Duomo.
(da agenzie)
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Novembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
FINISCE LA TELENOVELA SULL’ALLOGGIO DI SERVIZIO: “NON SONO STATA TRATTATA BENE DAL M5S”
“Mio marito, pur essendo tutto regolare, e sentendosi in imbarazzo, per salvaguardare la
famiglia ha presentato istanza di rinuncia per l’alloggio”. Lo ha annunciato intervistata da Radio 24 l’ex ministra della Difesa grillina, Elisabetta Trenta. “Il suo è un atto d’amore nei miei confronti”, ha detto.
“Lasceremo l’appartamento nel tempo che ci sarà dato per fare un trasloco e mettere a posto la mia vita da un’altra parte. Sono una cittadina come gli altri, chiedo e pretendo rispetto”, ha dichiarato l’ex ministra sfogandosi per le polemiche che l’hanno travolta a causa quell’alloggio di servizio passato da lei, ministra (con casa di proprietà a Roma), al marito militare.
Un benefit rivendicato con forza in virtù della regolarità delle procedure, 180 metri quadrati in centro a Roma, per 540 euro al mese, composto da doppio salone di rappresentanza, quattro camere, due bagni, cucina con terrazza e posto auto nel garage condominiale.
“Non ho violato nessuna legge – ha insistito anche oggi – è tutto in regola, mi sono attenuta alle regole. Hanno speculato sulla mia privacy. Forse da ministro – ha aggiunto amareggiata – ho dato fastidio a qualcuno, non lo so, ma non voglio alimentare polemiche, sono una donna di Stato”.
Quanto al M5s, che sembra averla ‘scaricata’ in questa vicenda, prima Trenta ha rassicurato dicendo “non sono stata trattata bene, ma io nei valori del Movimento ci credo e non ho nessuna intenzione di abbandonarlo”; poi però, ha ammesso: “Prendermi una pausa di riflessione da Movimento? Chissà , magari me la prendo”.
Scottano d’altronde le parole di Luigi Di Maio che ha definito “non accettabile” la sua permanenza nell’alloggio in via dell’Amba Aradan, e l’attacco diretto amplificato via Blog delle stelle. “Ho parlato con Di Maio – ha detto stamattina – credo che abbia capito le mie ragioni, poi non lo so che cosa vogliano fare…”.
Fastidiosa comunque agli occhi dei grillini quell’operazione che ha trasferito l’assegnazione dell’appartamento dall’allora ministra al consorte, maggiore Claudio Passarelli, addetto alla segreteria del generale Nicolò Falsaperna, a sua volta è segretario generale della Difesa. Ieri la Procura militare di Roma ha aperto un fascicolo sul caso. “Atto duvuto”, ha spiegato il procuratore militare Antonio Sabino, per “sgomberare ogni dubbio, anche da un punto di vista amministrativo”; ma anche la magistratura ordinaria potrebbe intervenire dopo l’esposto del Sindacato dei militari.
Trenta però ha spiegato ancora: “Non è una questione di grado, Maggiore, si può essere anche un Sergente: è una questione di incarico. Sono alloggi di incarico, temporanei. Un ufficiale si sposta di solito ogni tre anni, sposta la famiglia, i figli, e la moglie non può lavorare. Si sta lottando contro i privilegio, e io ho fatto tanto. Ma si sta facendo un ‘caso Elisabetta Trenta’ che non esiste. Si sta lasciando passare l’idea che l’ex ministro abbia mantenuto la casa di servizio: è falso. Quell’alloggio è stato assegnato temporaneamente a mio marito. Ci dormo perchè sono la moglie”.
Infine l’ex ministra 5s, pur arrendendosi al pressing, ha continuato a difendere il suo operato. Anzi, prendendosela con la stampa che ha raccontato il caso, ha attaccato ancora: “Mentre c’è Venezia che affoga, e sappiamo il motivo, si parla per giorni sul nulla di un ex ministro. Vorrei che la stampa avesse un ruolo diverso. La mia colpa è essere una persona per bene”.
(da agenzie)
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Novembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
PUOI FARTI SALVARE DA DI MAIO ANCHE QUESTA VOLTA, VISTO CHE NON HAI LE PALLE PER AFFRONTARE IL TRIBUNALE, MA IL TUO DESTINO E’ LA GALERA
“Mi chiedo se questa volta, come è successo nel caso Diciotti, il Parlamento salverà Salvini negando l’autorizzazione a procedere”, il commento di Oscar Camps, fondatore di Open Arms alla notizia appresa da Repubblica.
Venti infiniti giorni prigionieri a bordo della Open Arms, a mezzo miglio da Lampedusa. Due soli bagni alla turca, giacigli sul ponte per 164 migranti salvati in zona Sar libica e costretti in “condizioni estreme”, follia e disperazione tanto da arrivare a gettarsi in mare nel tentativo di raggiungere la terraferma.
“L’Autorità pubblica aveva consapevolezza della situazione d’urgenza e il dovere di porvi fine ordinando lo sbarco delle persone”, scrisse il procuratore di Agrigento quando il 20 agosto decise di intervenire ordinando il sequestro della nave e lo sbarco dei migranti. Quell’Autorità pubblica era Matteo Salvini, forse ancora inconsapevole che quelli sarebbero stati gli ultimi giorni da ministro dell’Interno.
Due mesi dopo, per Salvini arriva una nuova (attesa) tegola giudiziaria.
Sequestro di persona e omissione d’atti d’ufficio le ipotesi di reato con le quali la Procura di Agrigento ha iscritto il leader della Lega nel registro degli indagati passando il fascicolo alla Dda di Palermo competente per valutare le ipotesi di reato che dovranno adesso essere sottoposte al tribunale dei ministri.
Il fascicolo è arrivato ieri sul tavolo del procuratore capo Franco Lo Voi che entro dieci giorni dovrà decidere se confermare le ipotesi di reato, riformularle o chiedere l’archiviazione. Insomma, il bis del caso Diciotti anche se quel procedimento fu poi trasferito a Catania perchè i giudici ritennero che la condotta da contestare a Salvini fosse cominciata quando la nave della Guardia costiera fu fatta entrare nel porto di Catania.
Chissà se questa volta, come successe per la Diciotti, il Parlamento salverà Salvini negando l’autorizzazione a procedere.A riprovare a trascinare Salvini davanti al tribunale dei ministri ancora Luigi Patronaggio, il procuratore di Agrigento che lo indagò un anno fa dopo essere salito a bordo della Diciotti. E che, il 20 agosto, sconvolto dalla ispezione sulla Open Arms alla fonda davanti a Lampedusa dopo quasi tre settimane dal primo di tre salvataggi in mare, si assunse la responsabilità di far scendere i migranti rimasti a bordo dopo uno stillicidio di evacuazioni d’urgenza ordinate dai medici. “Malati immaginari”, li definì in quei giorni Salvini fermo nel suo no allo sbarco nonostante la disponibilità di sei Paesi europei ad accogliere i migranti.
Questa volta, il materiale probatorio a carico di Matteo Salvini che costrinse l’intera catena di comando del Viminale a negare l’approdo alla Open Arms, è considerevole. Non c’è solo l’esito dell’ispezione sanitaria guidata da Patronaggio a testimoniare l’omissione di quegli atti d’ufficio che il Viminale avrebbe dovuto adottare.
C’è anche il decreto cautelare d’urgenza del presidente di sezione del Tar del Lazio Leonardo Pasanisi che, alla vigilia di Ferragosto, aveva accolto il ricorso della Ong spagnola annullando il provvedimento di divieto di ingresso in acque territoriali italiane firmato da Salvini e dai ministri Toninelli e Trenta in virtù del decreto sicurezza-bis. Divieto di ingresso illegittimo – fu la valutazione del Tar sposata poi anche nell’inchiesta penale – perchè “in violazione delle norme del diritto internazionale del mare in materia di soccorso”, che prescrivono l’obbligo di soccorrere e portare immediatamente i migranti nel porto sicuro più vicino.
E quelle imbarcazioni soccorse da Open Arms – come scrive lo stesso ministero dell’Interno nel suo ricorso – erano in distress, ovvero a rischio affondamento. Ancora, nel fascicolo c’è la mail con la quale il comando della Guardia costiera ( per la prima volta) comunica al Viminale il suo “nullaosta allo sbarco”, prendendo in qualche modo le distanze dalla rigida posizione della quale ora l’intera catena di comando del Viminale viene chiamata a rispondere, a cominciare dal capo di gabinetto Matteo Piantedosi. Che questa volta, però, non è stato iscritto nel registro degli indagati.
Sarà la Procura di Palermo a valutare la sua posizione. Il suo interrogatorio, settimane fa, stupì i pm: “A dare il Pos – disse – doveva essere la Guardia costiera”. Uno scaricabarile che non è andato molto lontano.
(da agenzie)
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