Novembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
AL MAURIZIO COSTANZO SHOW RIESCE A BANALIZZARE UNO DEI TESTI PIU’ INTENSI DELLA MUSICA INTERNAZIONALE… COME INTERPRETARE LA “CANZONE DEGLI ULTIMI” COME UNA CANZONETTA DA AVANSPETTACOLO
Ormai è diventato un format del Maurizio Costanzo Show, ma ci sono esibizioni che
possono andare anche contro lo spirito che il giornalista di Canale 5 aveva immaginato quando ha proposto di far cantare una canzone ai politici ospiti del suo salotto esclusivo.
Così Matteo Salvini canta De Andrè e sceglie Via del Campo, famosissimo e intenso dramma del disagio esistenziale, che descrive una delle zone, in passato, più povere di Genova.
Il leader della Lega intona le prime due strofe, che sarebbero potute anche bastare. Invece, Salvini ha voluto andare avanti, passando direttamente alla terza strofa, chiedendo a Maurizio Costanzo di poterla cantare perchè «c’è la parolaccia».
Quando si arriva a dover pronunciare la parola «puttana», tuttavia, Matteo Salvini ci mette un’enfasi particolare, accentuando l’espressione, quasi con tono liberatorio. Tono liberatorio che è stato sottolineato anche da un gesto della mano da parte di Maurizio Costanzo.
A testimoniare il fatto che due strofe sarebbero state sufficienti, c’è anche il fatto che — subito dopo la parola ‘puttana’ — Salvini accelera in maniera naturale l’andamento della canzone, praticamente sorvolando su uno dei versi più intensi dell’intero brano («se di amarla ti vien la voglia, basta prenderla per la mano», che accostata a una prostituta è una delle immagini più intense della produzione di De Andrè, che ha scritto il testo su una musica di Enzo Jannacci e Dario Fo).
Via del Campo è la canzone degli ultimi. Matteo Salvini l’ha trattata come una qualsiasi canzonetta di avanspettacolo, mostrandosi particolarmente soddisfatto quando ha pronunciato la parola ‘puttana’.
Non è la prima volta che il leader della Lega cita De Andrè: è ormai noto che il cantautore genovese sia uno dei suoi artisti preferiti.
In passato, non sono mancate le polemiche — anche con la stessa famiglia De Andrè — per questa passione di Salvini (all’epoca anche ministro dell’Interno). Un anno fa, Salvini aveva cantato Albachiara di Vasco Rossi. Un brano più nazionalpopolare. Quest’anno ha voluto esagerare.
(da agenzie)
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Novembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
“MI SONO BASTATE QUESTE DUE SETTIMANE DA SIMIL-POLITICO”
Durante un’intervista rilasciata a un’emittente bolognese, Mattia Santori, ideatore e portavoce del movimento delle Sardine, ha escluso una sua eventuale candidatura in politica.
«Non mi hanno chiesto di candidarmi e non è tra le mie priorità », ha risposto Santori intervistato questa mattina dall’emittente bolognese Radio Città del Capo.
Sulla possibilità , però, che in un futuro nemmeno troppo remoto potrebbero chiedergli di candidarsi, Santori non ha dubbi: «Dico di no. Mi sono bastate queste due settimane di vita da simil-politico per capire che non è la mia strada».
Il movimento che continua a “nuotare” in giro per l’Italia, organizzando flash mob e manifestazioni grazie a eventi su Facebook e messaggi su Whatsapp, potrebbe essere votato dal 17% degli Italiani, secondo la rilevazione di Emg Acqua .
Santori sgombra così il campo dalle illazioni sovraniste: le sardine restano apartitiche.
(da agenzie)
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Novembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
SERGIO VESSICCHIO AVEVA ESPRESSO, PRIMA ANCORA DELL’INIZIO DELLA PARTITA DEL CAMPIONATO DI ECCELLENZA, GIUDIZI INCOMMENTABILI SU UNA GUARDIALINEE IN QUANTO DONNA
L’Ordine dei giornalisti della Campania comunica che il Consiglio di disciplina territoriale,
dopo approfondita istruttoria come previsto dalla legge, ha provveduto a radiare dall’Albo il giornalista pubblicista Sergio Vessicchio.
In precedenza lo stesso Vessicchio era già stato sospeso dall’Albo. La decisione è stata notificata anche al procuratore generale della Corte d’Appello di Napoli. La radiazione è stata delibera ai sensi dell’art. 55 della legge n° 69 del 1963 e successive modifiche”.
Sergio Vessicchio, telecronista di CanaleCinqueTv, era diventato famoso ben oltre il territorio campano perchè ha avuto la geniale idea di insultare una guardalinee prima dell’incontro tra Agropoli e Sant’Agnello, valida per il campionato di eccellenza.
“È uno schifo vedere le donne che vengono a fare gli arbitri in un campionato dove le società spendono centinaia di migliaia di euro, è una barzelletta della Federazione una cosa del genere”, ha detto Vessicchio mentre Annalisa Moccia della sezione di Nola, designata per la partita del campionato di Eccellenza della Campania tra Agropoli e Sant’Agnello, andava a controllare le reti della porta prima di raggiungere il centrocampo.
Il fatto accadde appena prima dell’inizio della partita dove un dirigente dell’Agropoli si era lamentato, in generale, della qualità di arbitri e guardalinee della zona, senza però fare alcun riferimento al sesso.
Vessicchio invece disse: “Pregherei la regia di inquadrare l’assistente donna che è una cosa inguardabile”. Successivamente Vessicchio disse che Moccia era “impresentabile per un campo di calcio”. Infine, per completare il curriculum di Vessicchio, va segnalata la surreale intervista rilasciata al Fatto Quotidiano in cui sosteneva che intendeva dire il contrario di quello che ha detto: “Ho sbagliato ma non era quella la mia intenzione, per questo mi scuso. Volevo dire che nel Cilento e in Campania le arbitre donne vengono vessate. È uno schifo quello che si verifica, finiscono nel mirino tra offese, insulti, battutine e ingiurie dal momento in cui arrivano sul campo di calcio”.
(da agenzie)
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Novembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
“MI GRIDANO NEGRO DI MERDA, TORNATENE AL TUO PAESE”: LA DENUNCIA DI MAXIME MBANDA’, NATO IN ITALIA DA MADRE ITALIANA E PADRE CONGOLESE
Episodi di razzismo scuotono lo sport italiano. Dopo Eniola Aluko, calciatrice della Juventus Women che lascia accusando Torino di essere una città razzista, è la volta di un azzurro del rugby, Maxime Mbandà , giocatore delle Zebre Parma, che denuncia di essere stato aggredito e insultato in strada mentre si trovava a Milano, dove vive la sua famiglia e dove si trovava per una cena con la sua compagna, italiana.
Come Mario Balotelli, anche Mbandà è nato e cresciuto in Italia e lo rivendica nel post su Facebook dove ha raccontato quello che gli è successo ieri sera, durante una lite stradale al termine della quale avrebbe anche rischiato di essere investito da un automobilista, che poi è fuggito.
“Dopo anni che non mi succedeva, ho subito un atto di razzismo. Giusto appunto due giorni fa, rispondendo a una domanda, dissi che i miei genitori mi avevano insegnato sin da piccolo ad affrontare gli episodi di razzismo col sorriso, ma questa volta no”, ha scritto il rugbista. Questa volta il giocatore, figlio di madre italiana e padre congolese ha deciso di denunciare: “Sentirsi dire, da cittadino italiano e mulatto quale sono ‘Va negro di merda, tornatene al tuo paese’, mi ha letteralmente ferito, deluso, danneggiato moralmente e mi ha fatto riflettere tutta la notte”
Perchè “non erano frasi dette da un bambino che avrebbe potuto semplicemente ed ingenuamente ripetere ciò che poteva aver sentito da genitori, altri bambini, televisione o qualsiasi altra fonte”.
Su Facebook Mbandà assicura che lotterà sempre per il rispetto dei diritti: “Sono nato in Italia da una donna sannita di Pannarano, un paesino in provincia di Benevento e da un uomo congolese, venuto in questo Paese con una borsa di studio a 19 anni e diventato un medico chirurgo sapendo solo lui le difficoltà a cui sia andato incontro. Sarò sempre quel ‘negro’ che alcune persone ignoranti usano con quel tono dispregiativo e sarò sempre italianò che la gente lo voglia o no. Sono fiero di essere il risultato dell’unione di due culture diverse”.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI DICE CHE RIFAREBBE LA STESSA COSA, A CONFERMA CHE VA ARRESTATO PER REITERAZIONE DEL REATO: IN UN PAESE CIVILE SAREBBE IN GALERA DA TEMPO … ORA SOLO DI MAIO PUO’ SALVARLO
Sequestro di persona e omissione d’atti d’ufficio in concorso. Reati commessi a Roma dal 14
al 20 agosto “per la conseguente privazione della libertà personale di numerosi migranti”.
Con questa motivazione il procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, ha condiviso le ipotesi di reato con le quali il collega di Agrigento Luigi Patronaggio gli aveva trasmesso il fascicolo del caso Open Arms e ha depositato al tribunale dei ministri la richiesta di procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno.
“Quando tornerò al governo rifarò quello che ho fatto” il commento di Salvini, che ha avuto notificato anche un altro procedimento su querela di parte della Mediterranea per la nave Mare Jonio.
Entro novanta giorni dal ricevimento degli atti, compiute le indagini preliminari e sentito il pubblico ministero, se non ritiene che si debba disporre l’archiviazione, il tribunale trasmette il procedimento con relazione motivata al procuratore della Repubblica che lo invia alla Camera competente per l’autorizzazione a procedere qualora l’indagato sia parlamentare.
Salvini è stato indagato ad Agrigento per aver impedito ad agosto lo sbarco e trattenuto a bordo della Open Arms, la ong spagnola, 164 migranti soccorsi in zona SAR libica. La vicenda fu sbloccata dal sequestro dell’imbarcazione disposto, per motivi di emergenza sanitaria, dal procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio.
Patronaggio ad agosto aprì una indagine a carico di ignoti per sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio. Solo due settimane fa, dopo aver iscritto Salvini nel registro degli indagati, ha trasmesso le carte ai colleghi di Palermo.
Ribadiamo:
Siamo di fronte a un indagato che nel suo progetto criminale rivendica la “reiterazione del reato” appena ne avrà la possibilità . Uno dei tre casi per cui va spiccato il mandato di arresto e condotto in carcere, visto che il reato prevede una pena fino a 15 anni di galera. Dove peraltro un sequestratore di persone sarebbe da tempo in un Paese civile.
(da agenzie)
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Novembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
“QUESTI INSULTI MOTIVO DI VERGOGNA, NON POSSIAMO PIU’ RESTARE PASSIVI”
Una lettera aperta “a chi ama il calcio italiano” per dire basta, per lanciare un messaggio forte. I 20 club di serie A, dopo un confronto con Lega, Figc ed esperti internazionali, hanno deciso di rimboccarsi le maniche e schierarsi attivamente contro il razzismo, sottoscrivendo un documento con cui si impegnano “pubblicamente a fare meglio”, chiedendo “una efficace policy contro il razzismo, con nuove leggi e regolamenti”, senza più tempo da perdere.
Una lettera che inizia con un’ammissione di colpa. “Dobbiamo riconoscere che abbiamo un serio problema con il razzismo negli stadi italiani e che non l’abbiamo combattuto a sufficienza nel corso di questi anni – si legge nel documento pubblicato dalle società sui rispettivi siti – Anche in questa stagione, le immagini del nostro calcio, in cui alcuni giocatori sono stati vittime di insulti razzisti, hanno fatto il giro del mondo, scatenando ovunque dibattito. E’ motivo di frustrazione e vergogna per tutti noi. Nel calcio, così come nella vita, nessuno dovrebbe mai subire insulti di natura razzista. Non possiamo più restare passivi e aspettare che tutto questo svanisca”.
Quindi l’impegno fattivo, messo nero su bianco. “Su spinta degli stessi club, nelle ultime settimane, è stato avviato un confronto costruttivo con Lega Serie A, Figc ed esperti internazionali su come affrontare e sradicare questo problema dal mondo del calcio. Noi, i club che sottoscrivono questa lettera, siamo uniti dal desiderio di seri cambiamenti e la Lega Serie A ha dichiarato la sua intenzione di guidare questo percorso attraverso una solida e completa politica anti-razzismo in Serie A, con nuove leggi e regolamenti più severi, assieme a un piano di sensibilizzazione mirato per tutti coloro che sono coinvolti in questo sport riguardo al flagello del razzismo. Non abbiamo più tempo da perdere – si legge ancora – Dobbiamo agire uniti con rapidità e determinazione, e così faremo di qui in avanti. Ora più che mai il contributo e il sostegno di tutti voi, tifosi dei nostri club e del calcio italiano, sarà fondamentale in questo sforzo di vitale importanza. In fede, Atalanta, Bologna, Brescia, Cagliari, Fiorentina, Genoa, Hellas Verona, Inter Milan, Juventus, Lazio, Lecce, AC Milan, Napoli, Parma, AS Roma, Sampdoria, Sassuolo, Spal, Torino, Udinese”.
“Il nostro processo di costruzione di una cultura inclusiva reale e concreta è iniziato e ora necessita del sostegno di tutti gli attori coinvolti per consentirci di compiere i passi necessari con coerenza e determinazione. La Lega Serie A sta lavorando sodo su questo argomento ed è pronta a guidare la lotta al razzismo all’interno e all’esterno degli stadi”. Sono le parole dell’amministratore delegato Luigi De Siervo, in aggiunta alla lettera aperta sottoscritta dai 20 club del massimo campionato. “Qualsiasi azione, qualsiasi sforzo sarebbe nulla senza il coinvolgimento, il supporto, la responsabilizzazione di ogni singolo stakeholder – prosegue De Siervo – Siamo pronti a guidare questa campagna, animata da uno straordinario spirito di coesione, coinvolgendo tutti i club ma anche tutti i leader nella lotta al razzismo e alle discriminazioni. Leadership, unità , azione. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno adesso. Sarà una lunga strada, ma sarà sicuramente più facile da percorrere se cammineremo tutti insieme, come una squadra. We Are One Team”.
(da agenzie)
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Novembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
PD SOTTO IL 20%, STABILI M5S E ITALIA VIVA, CRESCONO LEGGERMENTE FDI E FORZA ITALIA…CDX AVANTI DI 5 PUNTI MA SOTTO IL 50%
La frenata della Lega di Matteo Salvini viene certificata anche dall’ultimo sondaggio di
Index Research diffuso da Piazza Pulita su La7.
Il Carroccio resta il primo partito, ma cala dello 0,6%, passando quindi dal 33,4% al 32,8%.
Il Partito democratico conserva la seconda posizione, ma cede lo 0,3% restando sotto la soglia del 20%, al 19,3%.
Terzo il Movimento cinque stelle al 16,9%, sostanzialmente stabile con una variazione nell’ultima settimana dello 0,1%.
Cresce invece Fratelli d’Italia che, secondo i dati di Index research, raccoglie ora il 9,3% dei consensi, con un guadagno in sette giorni dello 0,2%.
Sale dello 0,1% Forza Italia, ora al 6,6%.
Italia Viva di Matteo Renzi tocca quota 5%.
Invariato il dato dei Verdi, al 2% mentre Più Europa passa dall’1,8% all’1,7%.
Secondo Index Reasearch, per quanto riguarda le coalizioni, quella del centrodestra viene data al 48,7% mentre i giallorossi sono al 43,9%.
(da agenzie)
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Novembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
LA SENTENZA DICE ALTRO E I GIUDICI HANNO COPIATO PURE MALE, FACENDO UN GRAN CASINO (COME RILEVATO DA MOLTI GIURISTI)
L’archiviazione nei confronti di Matteo Salvini da parte del Tribunale dei Ministri per la vicenda della Alan Kurdi ha fatto fare salti di gioia al leader della Lega. Al punto che è lecito chiedersi come mai quando il Tribunale dei Ministri aveva chiesto l’autorizzazione a procedere al Senato per il caso Diciotti l’allora ministro dell’Interno avesse invece preferito nascondersi dietro l’immunità parlamentare, scrivendo lettere in cui spiegava che non era giusto mandarlo a processo.
«I giudici ci danno ragione sulle Ong, non ditelo a PD, Carole e carolanti vari! L’Italia rialza la testa, è solo BUONSENSO» ha scritto ieri su Facebook Salvini.
Il titolo del Corriere della Sera in primo piano con un virgolettato “le navi delle ONG vadano a casa loro” che sembra proprio dare ragione a quanto ha sempre detto la Lega in questi ultimi anni ma che non è quello che è scritto nella sentenza.
Lo avevamo scritto, lo aveva detto il ricercatore dell’ISPI Matteo Villa su Twitter e oggi lo dice anche la ONG italiana Mediterranea Saving Humans (alla quale però Salvini ha negato più volte il permesso a sbarcare nonostante la sua nave batta bandiera italiana): «i giudici del Tribunale dei ministri non dicono che i naufraghi devono essere sbarcati nel territorio dello Stato di appartenenza della nave che soccorre i migranti».
Secondo la ONG italiana la propaganda dell’ex ministro dell’Interno nasconde la verità perchè «il responso dei giudici dei ministri addossa erroneamente (e con noi lo ritengono erroneo ben più qualificati esperti, giuristi e magistrati, di diritto marittimo internazionale), la responsabilità di gestire i casi di soccorso di naufraghi, al primo stato direttamente chiamato in causa dall’appartenenza di bandiera fino all’identificazione del porto sicuro di sbarco».
Ma non è scritto da nessuna parte, scrive Mediterranea «che i naufraghi debbano essere sbarcati nel territorio dello stato al quale appartiene la bandiera della nave che ha soccorso».
Matteo Villa su Twitter ha spiegato l’inghippo.
Nella motivazioni della sentenza di archiviazione per Salvini giudici citano due articoli (il 3.1.3 e il 3.1.4) della Convenzione di Amburgo per ribadire che deve essere lo “Stato di primo contatto” (vale a dire lo stato bandiera, nell’interpretazione del Tribunale dei Ministri) a dover procedere al coordinamento delle operazioni di salvataggio.
Ma quei due articoli della Convenzione di Amburgo riguardano invece la richiesta di ingresso, da parte di uno Stato nelle acque territoriali di un altro Paese allo scopo di compiere le operazioni di ricerca e di salvataggio in mare.
Si tratta di rapporti di cooperazione tra Stati. Nel caso della Alan Kurdi non solo si parla di un’imbarcazione privata operata da un’organizzazione non governativa ma soprattutto il salvataggio è stato effettuato al di fuori delle acque territoriali perchè si è svolto nella zona SAR, che si estende ben oltre il limite delle acque nazionali (libiche o italiane o di qualsiasi altro Stato).
Inoltre quei due specifici articoli della Convenzione di Amburgo non parlano dell’indicazione del POS, il Place of Safety, ma di operazioni di soccorso in mare. L’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) stabilisce invece che sia il primo MRCC contattato a dover eventualmente trasferire la richiesta di soccorso al RCC responsabile per quell’area e che questo RCC debba «immediately accept responsibility for co-ordinating the rescue efforts, since related responsibilities, including arrangements for a place of safety for survivors» compito che ricade principalmente sul Governo responsabile per quell’area.
E che fine fa il RCC di primo contatto? Secondo l’IMO è responsabile per la gestione dei soccorsi fino a che l’RCC competente non assume la responsabilità dei soccorsi.
noltre al punto 6.8 delle linee guida dell’IMO si legge che che il governo e il MRCC responsabile dei soccorsi deve mettere in atto qualsiasi sforzo per «minimizzare il tempo di permanenza dei sopravvissuti a bordo della nave che ha prestato soccorso». Esattamente l’opposto di quello che ha fatto Salvini con la sua fallimentare strategia dei porti chiusi che ha tenuto per giorni i migranti a bordo delle navi delle ONG e della Guardia Costiera, salvo poi farli sbarcare in Italia.
Non finisce qui, Villa ha anche scoperto che quella parte in cui il Tribunale dei Ministri confonde gli articoli della Convenzione di Amburgo è copiata di sana pianta da un documento redatto dalla Scuola superiore di avvocatura del Consiglio Nazionale Forense.
Ma non hanno letto poco sotto, dove c’è un esempio concreto di cosa si intende con stato di primo contatto, e non tiene conto che nel caso della Alan Kurdi il RCC che opera nella SAR libica non può indicare il proprio paese come place of safety.
Cosa significa tutto questo, che Salvini doveva essere rinviato a giudizio? Probabilmente no, non è stato dimostrato il “dolo intenzionale” da parte di Salvini e del Viminale, e va tenuto conto anche delle competenze in capo del Ministero delle Infrastrutture, all’epoca retto da Danilo Toninelli.
Il punto fondamentale però è chiarire che da nessuna parte è scritto che lo stato di bandiera deve essere quello dove vengono fatti sbarcare i superstiti.
Perchè è successo che Salvini abbia bloccato imbarcazioni battenti bandiera italiana. Ed è alquanto improbabile che un’eventuale cargo battente bandiera panamense possa essere costretto a portare i migranti fino a Panama.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
IL CAPOLAVORO DEI CAZZARI SOVRANISTI: STORCONO IL NASO SU UN EMENDAMENTO PRESENTATO DAL GOVERNATORE DELL’ABRUZZO DI FRATELLI D’ITALIA
Ieri l’Aula di Montecitorio è stata svilita dal siparietto dell’onorevole Di Muro (Lega) che
durante la discussione per la Conversione in legge del decreto-legge 24 ottobre 2019, n. 123, recante disposizioni urgenti per l’accelerazione e il completamento delle ricostruzioni in corso nei territori colpiti da eventi sismici ha pensato bene di fare la sua proposta di matrimonio alla fidanzata.
Ma mentre i più erano distratti dal trionfo dell’amore (a nostre spese) l’Aula era impegnata ad approvare una legge per aiutare i terremotati in Abruzzo.
La Lega, che ha vinto in Abruzzo e che si è sempre lamentata di come nessuno (tranne loro) abbia mai fatto qualcosa per i terremotati ha però deciso di astenersi al voto finale sul testo.
La legge prevedeva, tra le altre cose, anche il blocco degli aumenti tariffari dei pedaggio delle autostrade A24 e A25.
Una decisione che i leghisti, pur dicendosi favorevoli, hanno contestato perchè la considerano un «regalo ad un gruppo privato senza alcun giustificazione» (Parolo). Insomma per la Lega da un lato il governo fa bene a sospendere l’aumento dei pedaggi dall’altro però non deve consentire al concessionario una proroga per il pagamento del canone di concessione.
C’è però un problema. La regione Abruzzo come tutti sanno è governata dal Centrodestra con l’appoggio fondamentale del partito di Matteo Salvini. L’emendamento tanto contestato dai leghisti in Aula è stato presentato e proposto dal Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio (già senatore di Fratelli d’Italia). Nel dicembre del 2018 Marsilio presentò infatti un emendamento alla legge di Bilancio identico a quello votato ieri in Aula sul quale la Lega però ha detto di non gradire. L’emendamento di Marsilio prevedeva infatti di annullare l’obbligo del Concessionario delle Autostrade A24 ed A25 di versare le rate del corrispettivo della concessione relative alle annualità 2017 e 2018.
All’epoca l’emendamento venne dichiarato non ammissibile. Dopo l’approvazione di ieri Marsilio ha rivendicato il suo lavoro, ma in Aula i compagni della maggioranza hanno fortemente criticato il “suo” emendamento, perchè a proporlo era qualcun’altro.
Ieri e l’altro ieri in Aula invece la Lega, che in Abruzzo governa con Marsilio il quale presumibilmente difende gli interessi degli abruzzesi come da motto leghista, ha fatto sapere che «qui stiamo regalando i canoni concessori a un gruppo privato che, attenzione, già ha goduto del medesimo trattamento con i precedenti Governi» (Ugo Parolo) oppure che «la quantificazione che c’è in questo emendamento è sproporzionata rispetto a un eventuale aumento dei pedaggi» (Rixi).
Il capolavoro però è Fratelli d’Italia (cioè il partito di Marsilio) che ieri ha detto «voteremo a favore su questo emendamento, seppure dubbiosi sulle vicende legate al concessionario, fortemente dubbiosi» (Lollobrigida).
Insomma Lega e FdI in Regione sostengono un Presidente che vuole esattamente quanto previsto dall’emendamento votato ieri.
A Roma invece si dicono “dubbiosi” o contrari al “regalo” al Concessionario.
Alla fine poi il capolavoro: sul voto finale per la conversione in legge del Decreto che aiuta i terremotati i leghisti si sono astenuti (ma almeno questa volta erano in Aula, evitando la doppia figuraccia di Salvini all’Europarlamento).
Perchè evidentemente è impensabile votare a favore di un provvedimento della maggioranza e del governo, anche se aiuta le popolazioni colpite dal terremoto.
Ma non era “prima gli abruzzesi”? Alla fine la legge è passata, i cittadini dell’Abruzzo sapranno chi ringraziare.
(da “NextQuotidiano“)
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