Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
NEGLI ULTIMI 11 ANNI SPUTTANATI 5,3 MILIARDI DI SOLDI PUBBLICI E NON E’ FINITA QUA, ORA IL M5S PARLA PURE DI NAZIONALIZZAZIONE
«Io credo che una grande compagnia di bandiera come Alitalia noi la dobbiamo riavere tra
le mani dello Stato quindi è chiaro che se servirà una nazionalizzazione dell’azienda si dovrà vedere», ha le idee chiarissime il vice-ministro dei Trasporti Giancarlo Cancelleri (M5S) oggi ad Agorà .
In una situazione in cui il ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli ha detto che il consorzio di Atlantia e Delta non esiste più il fantastico piano del Governo è quello di nazionalizzare la compagnia aerea nella speranza di poterla vendere, forse, in futuro.
Il salvataggio di Alitalia lo pagheranno quindi gli italiani. I quali senza dubbio saranno talmente felici di aver appena risparmiato una cinquantina di milioni di euro dal taglio dei parlamentari, fortemente voluto dal MoVimento 5 Stelle e votato da Lega e Partito Democratico, da non accorgersi del costo dell’idea di chi oggi chiede di salvare Alitalia coi soldi pubblici.
Si parte con il prestito ponte da 400 milioni di euro stanziato dal Governo. Dovevano essere 350 milioni, ma evidentemente si è deciso di arrotondare, tanto se ne sono appena risparmiati 50 dal taglio di deputati e senatori.
Soldi che in realtà si risparmieranno a partire dalla prossima legislatura e che quindi per ora sono un minore aggravio solo sulla carta.
Il viceministro dello Sviluppo Economico Stefano Buffagni fa sapere che «lo spacchettamento dei servizi ha senso», il famoso spezzatino in cui si prova a vendere la parte della compagnia che è più appetibile sul mercato (le rotte e il comparto volo) mentre allo Stato rimarrebbero quelle meno redditizie e più onerose.
Un’altro regalo per i cittadini. Ma Patuanelli va oltre e non esclude nemmeno in ritorno dell’IRI, la grande panacea di tutti i mali per le ex grandi aziende di Stato (da Alitalia all’Ilva ma non si esclude nemmeno Autostrade nell’eventualità della famosa revoca delle concessioni.
Ma nessuno ha il coraggio di affrontare il fatto che in 30 anni di salvataggi pubblici Alitalia è ancora lì, sull’orlo del crack e del fallimento. Anzi: ogni governo che è passato ci ha messo qualche centinaio di milioni di euro, andati invariabilmente bruciati senza risolvere nulla.
Quello di Alitalia è il salvataggio infinito, prima dei 400 milioni promessi dal Conte 2 ci sono stati i 900 milioni di euro del prestito concesso dal governo Gentiloni (al MISE c’era Carlo Calenda che qualche tempo fa ha detto che la farebbe fallire).
Quei soldi sarebbero dovuti servire per vendere Alitalia in Lufthansa, ma come al solito non se ne è fatto nulla. Un prestito poi solo per modo di dire visto che quei soldi — che avrebbero dovuto essere restituiti a fine giugno — non li rivedremo mai.
Dopo tre proroghe il governo gialloverde aveva infatti deciso di cancellare il termine per la restituzione. E con il Decreto Crescita Lega e M5S hanno anche deciso che Alitalia non avrebbe dovuto nemmeno pagare gli interessi sul debito: circa 10% all’anno, altri 145 milioni di euro regalati.
E di soldi gli italiani ad Alitalia ne hanno dati tanti. Dal 2017 calcolatrice alla mano sono un miliardo e quattrocento milioni.
Il Sole 24 Ore ha calcolato che Alitalia è costata ai cittadini 5 miliardi e 278 milioni negli ultimi undici anni.
Dal 2008, quando si parlava di una vendita ad Air France bloccata da Berlusconi, ad oggi. Ben 9 miliardi e 200 milioni se si estende lo sguardo più in là nel passato. Il tutto per ottenere cosa? Un’azienda che perde un milione di euro al giorno ma che si permette di premiare i dirigenti.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
“CONDANNATE LE FUTURE GENERAZIONI A PENSIONI SEMPRE PIU’ POVERE”
Se l’Italia non aumenta l’età pensionabile e con un mercato del lavoro ancora appesantito da contratti part-time e temporanei, rischia di condannare le prossime generazioni a pensioni sempre più povere.
Nel sistema pensionistico italiano la priorità dovrebbe essere «aumentare l’età effettiva di ritiro dal lavoro» dato che al momento è a 62 anni, di due anni circa inferiore a quella media Ocse e di cinque più bassa rispetto all’età legale di vecchiaia (67).
Lo si legge nel Rapporto Ocse Pensions at a Glance, nella scheda sull’Italia nella quale si ricordano le nuove regole per il sistema previdenziale a partire da Quota 100.
La sfida sarà di «mantenere adeguate prestazioni di vecchiaia limitando la pressione fiscale a breve, medio e lungo termine».
L’Italia spende per il sistema pensionistico il 16% del Pil, il secondo livello più alto nell’area Ocse. Secondo il rapporto, il reddito medio delle persone con più di 65 anni è simile a quello dell’intera popolazione mentre nella media Ocse è più basso del 13%. L’Ocse sottolinea che l’età di ritiro legale è 67 anni, tre anni superiore a quella della media Ocse ma che di recente «è andata indietro rispetto alle recenti riforme introducendo Quota 100».
L’aumento dell’età pensionabile effettiva in Italia «dovrebbe essere la priorità , evidenziando la necessità di limitare il pensionamento anticipato agevolato e di applicare debitamente i collegamenti con l’aspettativa di vita».
Si aggiunge nel rapporto a proposito dell’introduzione di regole che consentono il ritiro anticipato rispetto alla vecchiaia come la Quota 100. Bisogna poi «concentrarsi sull’aumento dei tassi di occupazione, in particolare tra i gruppi vulnerabili, il che ridurrebbe l’utilizzo futuro delle prestazioni sociali di vecchiaia».
L’Ocse sottolinea che l’Italia oltre ad aver introdotto Quota 100 che consente di ritirarsi in anticipo dal lavoro, ha bloccato l’aumento dei requisiti legati all’aspettativa di vita fino al 2026 per coloro che hanno almeno 42 anni e 10 mesi di contributi se uomini e 41 e 10 mesi se donne. Inoltre non è prevista una revisione per l’età di vecchiaia nel 2021 legata all’aspettativa di vita.
«Il sistema italiano — scrive l’Organizzazione — combina un’alta età pensionabile obbligatoria con un tasso di contribuzione pensionistica elevato del 33%» e ciò comporterà un tasso di sostituzione netto futuro (quando si raggiungeranno i 71 anni, ndr) molto elevato, il 92% per i lavoratori con salario medio a carriera piena contro il 59% in media nell’Ocse.
L’Ocse segnala inoltre che la pensione di cittadinanza ha innalzato i benefici per la vecchiaia portandoli al di sopra della media Ocse per questi schemi. In particolare l’Organizzazione ricorda le difficoltà del mercato del lavoro italiano con una percentuale di lavoro temporaneo e part time che generalmente dà guadagni più bassi, più alto rispetto alla media dei paesi Ocse.
«Queste forme di lavoro — avverte — aumentano il rischio di basse pensioni future dato che il sistema italiano collega strettamente le pensioni ai contributi. Inoltre i tassi di occupazione di giovani e anziani in Italia sono ancora bassi con il 31% di giovani tra i 20 e i 24 anni al lavoro contro il 59% medio Ocse e il 54% tra i 55 e i 64 anni contro il 61% della media Ocse. Anche questo rischio di carriere incomplete pesa sulla pensione futura strettamente legata ai contributi versati».
Infine l’Ocse ricorda l’alta percentuale di lavoro autonomo nel nostro Paese «Più del 20% dei lavoratori sono autonomi — si legge — a fronte del 15% nei paesi Ocse». E se nella media Ocse questi lavoratori hanno pensioni mediamente più basse del 22% rispetto ai lavoratori dipendenti in Italia c’è il divario più grande con una differenza che supera il 30%
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
IL GRUPPO ITALIANO GARANTIRA’ IL SERVIZIO MADRID-BARCELLONA, MADRID-VALENCIA-ALICANTE E MADRID-MALAGA-SIVIGLIA
Trenitalia (Gruppo Fs Italiane) si aggiudica i servizi dell’alta velocità Madrid-Barcellona,
Madrid-Valencia/Alicante e Madrid-Malaga/Siviglia.
Il consorzio Ilsa, composto da Trenitalia e Air Nostrum, è stato selezionato da Adif, il gestore dell’infrastruttura ferroviaria spagnola, e sarà il primo operatore privato ad accedere nel mercato iberico.
L’inizio del servizio commerciale è previsto per gennaio 2022 e avrà una durata decennale.
Il consorzio ILSA offrirà 32 collegamenti giornalieri sulla rotta Madrid-Barcellona (16 in ciascuna direzione). La rotta Madrid-Valencia avrà otto collegamenti al giorno, sette saranno quelli sia fra Madrid e Malaga sia fra Madrid e Siviglia.
Da Madrid ad Alicante, invece, ci saranno quattro collegamenti giornalieri, incrementabili durante le settimane estive di punta.
Il treno scelto da ILSA è il Frecciarossa 1000 fabbricato con tecnologie ecosostenibili e dotato di design aerodinamico. Le cinque rotte aggiudicate saranno servite grazie a una flotta di 23 treni.
Il Frecciarossa 1000, treno di punta della flotta di Trenitalia e più veloce d’Europa, è stato progettato e costruito secondo le Specifiche Tecniche di Interoperabilità (STI) internazionali che consentono al treno di poter circolare su più reti europee. Il Frecciarossa 1000 è il primo treno alta velocità ad aver ottenuto la certificazione di impatto ambientale (EPD) ed è costruito con materiali riciclabili e riutilizzabili per quasi il 100%, oltre ad avere ridotti consumi idrici ed elettrici.
Trenitalia è presente con società controllate in Gran Bretagna con Trenitalia c2c (trasporto pendolare) e Trenitalia UK, che dal 9 dicembre 2019 gestirà i servizi InterCity da Londra a Glasgow/Edimburgo (West Coast Partnership); in Germania con Netinera (passeggeri); in Francia con Thello (collegamenti internazionali Italia—Francia) e in Grecia con TrainOSE (servizi passeggeri).
“Questo progetto segna l’ingresso del Gruppo Fs nel mercato ferroviario alta velocità iberico”, spiega Gianfranco Battisti, ad e direttore generale di Fs Italiane. “Siamo orgogliosi di mettere a disposizione anche in Spagna il know-how sviluppato in 10 anni di alta velocità con 350 milioni di passeggeri trasportati in Italia, unici in Europa in un mercato competitivo”, ha continuato Battisti.
“Il Gruppo Fs Italiane è un player internazionale primario, pronto ad affrontare le sfide per le gare nel mercato americano dopo l’aggiudicazione sia dei servizi ferroviari fra Londra ed Edimburgo, operativi dal 9 dicembre in Gran Bretagna, sia del progetto per l’alta velocità in Thailandia.”
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
A SORA IL PICCOLO GIOIELLO DELLA “SCUOLA DI TUTTI”, PROTOTIPO DI SCUOLA ANTISISMICA A RISPARMIO ENERGETICO: “SARA’ IL LUOGO DELLA LIBERTA’, PERCHE’ DA SEMPRE I BAMBINI CERCANO IL CIELO”
È una giornata di sole a Sora, città in provincia di Frosinone, vittima di un disastroso terremoto nel 1915 e zona sismica. Una giornata di sole. Anche metaforicamente. Perchè è il giorno della demolizione dell’ex mattatoio fatiscente e diroccato, al posto del quale sorgerà la Scuola di Tutti, scuola prototipo antisismica progettata da Renzo Piano.
“La scuola deve essere un luogo sicuro”, dice l’Architetto. “L’Italia ha una grande tradizione metodologica, ma edifici scolastici non all’altezza. Questo è uno dei tanti piccoli grandi progetti che io e il mio team di ragazzi al lavoro al Senato stiamo realizzando”.
La cronaca degli ultimi anni, e degli ultimi giorni, ci racconta di un’Italia sempre più fragile. Le persone non si sentono più sicure.
L’Italia è da sempre un paese fragile, ma di grande bellezza. E la bellezza di natura ha una sua fragilità . È un paese sismico e non bisogna credere alla fatalità , bisogna prepararsi. A livello nazionale è lo stesso tema, ci vuole un’energia, un rammendo del territorio: è questo il lavoro che facciamo al Senato dove ci sono un gruppo di 30 persone che lavorano a piccoli progetti.
Ci parla di piccoli progetti. Ma si assiste a crolli di ponti e viadotti, disastri come l’acqua alta di Venezia o le alluvioni di Genova. Come facciamo a mettere in protezione tutta l’Italia?
Io questo non glielo so dire. Io intanto faccio quello che posso. Facendo delle piccole cose, tante piccole cose: vede, questi progetti sono come gocce, con tante gocce si fa anche il mare. Che a volte è anche pieno di sardine…
Ed è un bene o male che questo mare sia pieno di sardine?
È un bene, è un bene.
A che punto siamo con la ricostruzione di Ponte Morandi?
Intanto non si chiama più Ponte Morandi, perchè purtroppo quel ponte non c’è più. Stiamo ricostruendolo, è un cantiere che va. Ma il punto è che non bisognerebbe fare le cose solo spinti dall’emergenza.
Cosa mi dice del crollo del viadotto Savona-Torino? L’ha fatta tornare indietro con la memoria?
Usciamo dal tema, parliamo della scuola, non mi voglio rifiutare di parlare, sia chiaro, ma sono ansioso di demolire l’ex mattatoio per far nascere questo piccolo gioiello.
E questo piccolo gioiello, di cui Renzo Piano, il sindaco e tutta la città di Sora sono giustamente orgogliosi sarà una “piccola scuola, solo 250 alunni”, come racconta l’Architetto. Ma c’è di fondo l’idea che sia un luogo sicuro. Perchè da sempre la scuola è un luogo di incontro”.
Ma sarà anche una scuola dove si sperimenterà il risparmio energetico: “L’idea di usare il legno è bella, perchè è un materiale rinnovabile, porta un suo profumo, una sua bellezza. Il sindaco mi ha promesso che saranno piantati tanti alberi per quanto legno verrà utilizzato per la costruzione della scuola”.
Perchè la scuola obbedisce a regole logiche: “Deve essere un luogo certo, un luogo dove non si corrono rischi”, racconta l’Architetto e esorcizza: “Non succederà mai più, sia chiaro, ma i terremoti sono una cosa da considerare nella storia del nostro paese, dove i percorsi sono difficili, ma le cose si fanno anche qui”.
Non solo. La Scuola di tutti di Sora sarà non solo modello abitativo per l’edilizia scolastica di tutta l’Italia, ma insegnerà ai bambini “che la fragilità della Terra è ormai acquisita”, spiega l’Architetto e “che l’ambiente va difeso”.
“Sarà a tre piani” continua Renzo Piano, “il piano terra sarà il luogo dello scambio della scuola con la città , al primo piano ci saranno le aule e poi la terrazza giardino”, racconta Renzo Piano. “Lì sarà il luogo della libertà , perchè da sempre i bambini cercano il cielo e sognano di volare. Devono continuare a farlo”.
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
IN PIAZZA ANCHE LA DESTRA CIVILE, LIBERALE, LAICA ED EUROPEA
E chi l’ha detto che per essere una “sardina” sia necessario considerarsi di sinistra? Sì, ok, in
quelle piazze che in questi giorni si vanno riempendo in tutta Italia ci sono tante persone accomunate anche da una precisa fede politica. Ma certe adunate, per natura, non sono mai tutte dello stesso colore. Anzi.
Negli slogan, nella determinazione, nell’ironia di quella gente c’è spazio per chiunque si senta diverso dalla destra salviniana.
Una destra orgogliosa di rivendicare la propria distanza da una politica fatta di odio e propaganda, di rabbia dispensata a piene mani in cambio di voti facili, senza reali proposte.
C’è un popolo (di destra, è bene ribadirlo) che non accetta il dominio dell’estremismo. E che proprio per questo si batte.
Le immagini che hanno inondato i social e le tv nelle scorse ore hanno dipinto piazze bellissime dove una destra civile, liberale, laica ed europea può e deve trovare un suo personalissimo spazio.
Il manifesto redatto a Bologna dai 4 ragazzi che hanno avuto la geniale intuizione della protesta “ittica” è chiaro: i sovranisti hanno approfittato della buona fede e della paura della gente per catturarne l’attenzione.
Deviandola verso la politica dell’insulto facile, del pericolo sempre dietro l’angolo, lontana da argomenti seri che non possono affrontare, non avendo un bel niente da dire in proposito.
Questa è la destra del duo Salvini-Meloni, una presenza opprimente che parte dai social e alla quale è arrivato il momento di dire basta. Armandosi di pesci di cartone, perchè no.
Con la consapevolezza che questo è solo il primo passo, un movimento spontaneo da tenersi stretto finchè in grado di veicolare un messaggio forte e chiaro: di questa politica che si lega al potere con le catene della paura non abbiamo bisogno. Stop.
Ecco perchè, in fondo, anche la destra, una buona destra, può essere un po’ sardina. Perchè tattiche, obiettivi, priorità in politica possono essere diversi ma i valori di civiltà no, quelli possono essere unificanti.
Queste piazze sono la dimostrazione che un’altra politica anche in Italia può esistere. E di questo bisogna essere felici. Anche da destra.
Filippo Rossi
Direttore artistico Caffeina Festival
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
“RIMETTIAMO L’INDIVIDUO AL CENTRO, VOGLIAMO RAPPRESENTARE QUELL’ITALIA CHE RAGIONA CON LA TESTA”… “NON SIAMO UN PARTITO E NON CI INTERESSA CREARLO, E’ LA POLITICA CHE DEVE CAMBIARE TRASMETTENDO VALORI POSITIVI”
“Noi non inseguiamo Salvini, è lui che ha bisogno di venirci dietro. In piazza abbiamo dimostrato di saperlo battere. Siamo stufi della rappresentazione di un mondo semplicistico, la società è complessa e vogliamo contribuire a migliorarla. Rimettiamo l’individuo al centro. L’elettore ha una responsabilità . Noi nuovo partito? Smettetela di vedere ogni volta nei neo-movimenti dal basso come il nostro l’opportunità di una rinascita per il vostro vuoto politico e per i vostri fallimenti. Non siamo un fenomeno di moda: vi garantisco che c’è un’intera generazione che oggi vede nelle Sardine un’ancora di salvezza a cui aggrapparsi. Ma non chiamatemi leader, io sono ‘solo’ Mattia”
Mattia Santori, 32 anni, può essere considerato l’ideatore delle Sardine. Sono stati lui e altri tre ragazzi a organizzare in pochi giorni il primo mega-raduno del popolo “che non si Lega”: quello del 14 novembre 2019 in piazza Maggiore a Bologna. E ora il movimento si è allargato a tutta Italia: da 6mila a 200mila manifestanti, uniti contro la “cultura dell’odio portata avanti da Matteo Salvini”.
È proprio nel cuore di Bologna, seduti a un tavolo nello storico ristorante “Ballotta”, che si svolge l’intervista di TPI a Santori.
“Il vuoto che abbiamo scoperto esserci in Emilia Romagna e anche a livello nazionale, e la risposta e l’energia che abbiamo provocato, sono molto più grandi di quel che ci aspettassimo. È una bella responsabilità ”, osserva Mattia.
Dai quattro ragazzi di partenza oggi il coordinamento delle Sardine, sede a Bologna, è composto da una ventina di persone: “Cerchiamo di avere persone fidate — spiega il leader — perchè gestiamo dati sensibili e dobbiamo verificare che non venga snaturato il messaggio partito da piazza Maggiore: siamo al 99 per cento persone pienamente coinvolte ma dobbiamo tutelarci da quell’1 per cento che ha doppi fini”.
Nell’intervista Santori chiarisce qual è la vera natura del movimento: “Non siamo un partito e non è nostra intenzione formarlo. C’è una parte di Italia che preferisce ragionare con la pancia e una parte che preferisce ragionare con la testa. Noi abbiamo cercato di dare una risposta e una identità a chi cercherebbe di ragionare con la testa ma in questi anni non ha avuto nessun interlocutore”.
“Abbiamo riaffermato l’importanza della coscienza politica prima della politica in senso stretto”, aggiunge. “Bisogna riaffermare la centralità dell’individuo: viene prima la persona rispetto alla campagna elettorale”.
Salvini? “Lo abbiamo già sconfitto. O meglio: abbiamo sconfitto il messaggio che viene dalla sua parte politica. Noi siamo nati parlando di lui per convogliare un’energia contro un nemico comune e ora la situazione si è ribaltata: loro tutti i giorni parlano delle Sardine e cercano di riaffermare quanto sono diversi da noi”.
Nelle Sardine, dice Mattia Santori, “rivedo un messaggio quasi evangelico di libertà ”. “Sono cattolico, cerco di avere un percorso di fede”, racconta.
Infine, un messaggio: “Le piazze delle Sardine sono nate con uno slogan molto preciso: l’Italia non abbocca. Il messaggio è che la politica e la società sono qualcosa di molto più complesso di quello che vogliono farci credere, torniamo a riappropiarci di uno spazio fisico, come la piazza, e anche intellettuale per fare in modo che la politica cambi“.
(da TPI)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
E IN OGNI CASO I GIUDICI DEL TRIBUNALE DELLE NEBBIE HANNO DIMOSTRATO DI NON CONOSCERE LE LEGGI INTERNAZIONALI: TOCCAVA ALL’ITALIA DESIGNARE UN PORTO SICURO IN BASE ALLA CONVENZIONI DI AMBURGO
Il tribunale dei ministri di Roma ha archiviato le accuse di abuso e omissione di atti di ufficio
nei confronti dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini sul caso della Alan Kurdi con motivazioni che sembrano piuttosto curiose a prima vista: ovvero, illustra oggi Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera, che se è vero che la responsabilità di assegnare un porto sicuro spetta allo “stato di primo contatto”, quest’ultimo “non può che identificarsi in quello della nave che ha provveduto al salvataggio”.
Ricordiamo la storia: ad aprile Salvini, all’epoca ministro dell’Interno, decide – in forza del decreto Sicurezza – di non concedere lo sbarco ai migranti soccorsi dalla nave Alan Kurdi della ONG tedesca Sea Eye. L’imbarcazione, che batte bandiera tedesca, è rimasta bloccata per dieci giorni. A bordo c’erano 65 migranti tra cui 12 donne, una incinta, e un bambino. In seguito alle decisioni del ministro viene aperta una indagine nei confronti di Salvini per abuso d’ufficio e rifiuto di atti di ufficio.
Spiega il quotidiano:
«L’assenza di norme di portata precettiva chiara applicabili alla vicenda – hanno scritto i giudici Maurizio Silvestri, Marcella Trovato e Chiara Gallo –non consente di individuare, con riferimento all’ipotizzato, indebito rifiuto di indicazione del Pos (Place of safety), precisi obblighi di legge violati dagli indagati, e di conseguenza di ricondurre i loro comportamenti a fattispecie di rilevanza penale».
Niente reati quindi, e niente processo.
Oltre a stabilire la responsabilità dello Stato di appartenenza della nave che ha soccorso i profughi, infatti, il tribunale romano aggiunge che quando –come nel caso della Alan Kurdi, e come spesso accade – le coste di quel Paese sono troppo lontane, «la normativa non offre soluzioni precettive idonee ai fini di un intervento efficace volto alla tutela della sicurezza dei migranti in percolo».
Le leggi sono inadeguate, e tutto è rimesso a «una concreta e fattiva cooperazione tra gli Stati interessati che, fino a oggi, è di fatto scritta solo sulla carta».
L’interpretazione di norme e regolamenti, però, sembra tutt’altro che scontata. E difficilmente il provvedimento del tribunale porrà fine a denunce e inchieste.
Cosa c’è che non torna nella sentenza del tribunale dei ministri
Nella sentenza però, o perlomeno nella sintesi che ne fa il Corriere, c’è qualcosa che non torna: la casistica generale prevede che tutti gli attori coinvolti collaborino al salvataggio: il comandante della nave ha l’obbligo di salvare i naufraghi, lo stato di bandiera deve assicurarsi che le navi ottemperino ai regolamenti internazionali e lo Stato che coordina i soccorsi e che gestisce la zona SAR deve indicare il place of safety per lo sbarco.
Del resto anche nel codice di condotta delle ONG varato da Minniti (che non tutte le ONG hanno sottoscritto) prevedeva per le organizzazioni non governative l’impegno a comunicare al competente MRCC l’idoneità tecnica (relativa alla nave, al suo equipaggiamento e all’addestramento dell’equipaggio) per le attività di soccorso, fatte salve le applicabili disposizioni nazionali ed internazionali concernenti la sicurezza dei natanti e le altre condizioni tecniche necessarie alla loro operatività e l’impegno ad assicurare che, quando un caso SAR avviene al di fuori di una SRR ufficialmente istituita, il comandante della nave provveda immediatamente ad informare le autorità competenti degli Stati di bandiera, ai fini della sicurezza, e il MRCC competente per la più vicina SRR, quale “better able to assist”, salvo espresso rifiuto o mancata risposta di quest’ultimo.
Al momento del salvataggio da parte della Alan Kurdi la nave aveva l’obbligo di avvertire il MRCC competente per farsi assegnare un POS. Dal momento che la Libia nemmeno per Salvini è un porto sicuro una volta interpellata l’Italia aveva l’obbligo di concedere il Pos, in forza della Convenzione di Amburgo: in particolare il punto 2.1.9. la Convenzione stabilisce che nel caso in cui le Parti contraenti vengano informate che una persona è in pericolo in mare, in una zona in cui una parte contraente assicura il coordinamento generale delle operazioni di ricerca e di salvataggio, le autorità responsabili di detta parte adottano immediatamente le misure necessarie per fornire tutta l’assistenza possibile.
È la legge a dire che il comandante ha l’obbligo di salvare, lo stato bandiera di vigilare che il comandante rispetti tale obbligo, lo stato che ha in “carico” la zona Sar di coordinare i soccorsi. Per come viene raccontata dai giornali la decisione dei giudici appare incomprensibile.
Su Twitter il ricercatore dell’ISPI Matteo Villa scrive che il titolo del Corriere della Sera “Le Ong sbarchino nei loro paesi” è errato perchè «per i giudici chi soccorre non deve sbarcare nel Paese di bandiera (spesso sarebbe ridicolo, o folle), ma farsi coordinare da quello».
La solita zona grigia del diritto internazionale, commenta Villa che aggiunge «per il diritto internazionale neppure il coordinamento compete allo Stato di bandiera, ma agli Stati responsabili della loro zona SAR. Il coordinamento dello Stato di bandiera è facilitante e residuale».
Come aveva spiegato a luglio il Redattore Sociale la legge del mare contiene numerose zone grige che gli stati sfruttano per rimpallarsi le responsabilità dei salvataggi.
Ed è in quella zona grigia che Salvini ha pensato di incardinare la sua trovata propagandistica dei “porti chiusi”. Come detto però le norme non richiedono un coordinamento attivo da parte degli stati bandiera (immaginate che a salvare i migranti nel Mediterraneo sia una nave da carico battente bandiera panamense, è successo) ma gli Stati che hanno la competenza sulla specifica zona SAR.
E qui casca l’asino: se il salvataggio avviene in acque SAR libiche i libici non possono indicare il proprio paese come place of safety, restava l’Italia, ma Matteo Salvini “chiudeva i porti”.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
10 VOTANO A FAVORE, 2 CONTRO, 2 SI ASTENGONO… LA GUERRIGLIA INTERNA CONTINUA
M5S ha cambiato idea su Ursula von der Leyen? La presidente della Commissione Europea ha ottenuto il via libera alla sua squadra da parte del Parlamento Europeo nella votazione del 27 novembre.
Una votazione che, dopo le turbolenze delle scorse settimane (con tanti cambiamenti in seno al team deciso dalla von der Leyen per accompagnarla nella sua missione di guida delle istituzioni dell’UE), ha ottenuto un largo consenso in parlamento, con 461 voti a favore, 157 contrari e 89 astenuti.
Sorpresa tra le fila del Movimento 5 Stelle. I 14 pentastellati, infatti, hanno espresso orientamenti diversi: 10 parlamentari hanno votato a favore, due contro e due si sono astenuti.
E pensare che era stato proprio il voto favorevole del Movimento 5 Stelle, qualche giorno prima che cadesse il governo giallo-verde con la crisi aperta da Matteo Salvini, a dare il via libera alla figura di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione Europea.
In poco più di quattro mesi, gli orientamenti sembrano essere cambiati. Un segnale preoccupante che arriva da Bruxelles proprio in seguito ai malumori interni che si sono aperti all’interno del Movimento e della sua visione europeista all’indomani delle decisioni sul Mes, il Meccanismo europeo di Stabilità .
Probabile che in questa spaccatura ci sia una visione pro-vertici e anti-vertici dei pentastellati.
Nel corso degli ultimi giorni, il dibattito interno al Movimento 5 Stelle si è fatto più serrato e soltanto l’intervento di Beppe Grillo ha impedito un vero e proprio ciclone che avrebbe travolto non soltanto il partito, ma la tenuta della maggioranza e dell’intera legislatura.
Una guerriglia interna che, a giudicare dal voto sulla von der Leyen, non si è ancora del tutto sopita.
I 14 eurodeputati M5s, eletti lo scorso 26 maggio 2019 sono Eleonora Evi e Tiziana Beghin per la circoscrizione Nord-Ovest, Marco Zullo e Sabrina Pignedoli in quella Nord-Est. Al Centro Fabio Massimo Castaldo e Daniela Rondinelli. Al Sud Chiara Maria Gemma, Laura Ferrara, Piernicola Pedicini, Rosa D’Amato, Isabella Adinolfi, Mario Furore. E infine per le isole Dino Giarrusso e Ignazio Corrao. Nove sono gli eurodeputati confermati al secondo mandato.
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
VIA LIBERA ALLA NUOVA COMMISSIONE, I SOVRANISTI NON CONTANO UNA MAZZA
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ottiene il via libera
dell’Europarlamento con 461 voti a favore – inclusi quelli deu grillini italiani – e 157 contro (89 gli astenuti).
Al via il suo mandato il primo dicembre, dopo la proclamazione del Consiglio europeo, Von der Leyen fa meglio del suo predecessore Juncker che ebbe 423 voti a favore, 209 contrari e 67 astenuti (su 751 eurodeputati): “Siamo pronti – dice von der Leyen – ora sostenetemi. Mettiamoci a lavorare insieme per un nuovo inizio dell’Europa”.
E la nuova Europa avrà la difesa dell’ambiente al vertice della sua agenda: “Prima l’Europa si muove e maggiori saranno i vantaggi per cittadini. Venezia sotto l’acqua è una questione vitale. Vediamo le foreste in Portogallo colpite da incendi, la siccità in Lituania. E’ successo anche in passato, ma non possiamo perdere neanche un secondo”.
La transizione verso la neutralità climatica dell’Europa entro metà secolo “dovrà essere equa e inclusiva altrimenti non potrà avvenire. Noi ci candidiamo a essere un soggetto in grado di definire gli standard globali, ma è evidente che dobbiamo portare con noi il mondo intero a convergere sugli obiettivi. Serve una parità di condizioni nel mercato. Per questo i nostri accordi commerciali contengono una parte sulla sostenibilità ambientale”.
“Il Green Deal europeo, in ogni caso, è la nostra nuova strategia di crescita. Al centro ci sarà la strategia industriale per consentire alle aziende di fare innovazione e sviluppare nuove tecnologie creando nuovi mercati. Ci aiuterà a ridurre le emissioni favorendo la creazione di posti di lavoro”.
Il mondo – continua von der Leyen – ha bisogno che l’Europa abbia “un ruolo guida”, che sia “una forza motrice” nelle relazioni internazionali.
“Dobbiamo mostrare ai nostri partner delle Nazioni Unite che possono fare affidamento su di noi, ai paesi dei Balcani occidentali che condividiamo lo stesso continente, la stessa storia, la stessa cultura e che condivideremo lo stesso destino: le nostre porte rimangono aperte”. La vocazione europea, ha proseguito, è quella di “modellare un migliore ordine globale”. E anche se “ci sono problemi” con il partner transatlantico, “i nostri legami hanno superato tante prove”.
E a proposito della Brexit: “Un membro della nostra famiglia intende lasciare la nostra Unione e io non ho mai sottaciuto che sarò sempre una remainer. Ma rispetteremo la decisione dei britannici e troveremo sempre delle soluzioni alle sfide comuni, ma qualsiasi cosa serba il futuro per noi il legame e l’amicizia dei nostri popoli non possono essere spezzati”, ha aggiunto.
L’italiano Paolo Gentiloni, commissario incaricato agli Affari Economici: “Sarà un buon inizio”. E proprio a Gentiloni, la presidente dedica parole di grande incoraggiamento: “Credo in lui, farà bene”. E a proposito della necessità di dare nuovo sprint all’economia: “Bisogna dare tempo e spazio per permettere alle nostre economie di crescere. Dobbiamo usare tutta la flessibilità consentita dalle regole europee”.
“L’unione bancaria deve essere completata per rafforzare il nostro sistema finanziario e renderlo più resiliente, ho affidato questo compito a Valdis Dombrovskis la persona più giusta per questo compito”.
La presidente Ursula von der Leyen annunciato inoltre che cambierà il nome del portafoglio della commissaria Maryia Gabriel per includervi la parola “cultura”, come era stato chiesto nelle scorse settimane dall’Italia e da altri Paesi. “La cultura e l’istruzione sono ciò che lega la nostra storia con il nostro futuro. Il suo portafoglio sarà ri-denominato per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e la gioventu”.
Ancora von der Leyen sottolinea che l’Europa si è spaccata sulla crisi dei migranti, ma ora dovrà andare avanti per “trovare una risposta umana ed efficace”, perchè è “orgogliosa dei propri valori e dello stato di diritto. E’ stato tragico sapere che una madre in Vietnam ha ricevuto il messaggio dalla figlia che sta morendo asfissiata nel cassone di un camion. Per quelle persone, le loro madri, i padri, gli amici, siamo tutti d’accordo che questo non deve più succedere”.
“Dobbiamo rompere il modello crudele dei trafficanti, riformare i sistemi di asilo senza dimenticare i valori di responsabilità e solidarietà , consolidare le frontiere esterne per tornare a un sistema Schengen perfettamente funzionante, investire in partenariati con i Paesi di origine: non sarà facile ma dobbiamo provare”.
“Come prima donna presidente della Commissione, ogni membro del mio collegio avrà per la prima volta un gabinetto equilibrato per la parità di genere. Entro la fine del nostro mandato, avremo per la prima volta la parità di genere a tutti i livelli di gestione, il che cambierà il volto della Commissione”.
“All’inizio dell’anno prossimo, la commissaria alla Salute Stella Kyriakides lancerà un ambizioso piano contro il cancro per l’Europa, che contribuisca ad alleviare le sofferenze provocate da questa malattia. Quando ero una ragazza a Bruxelles, la mia sorellina è morta di cancro a 11 anni. Mi ricordo il senso di impotenza dei miei genitori, ma anche del personale medico. Tutti hanno una storia simile, o conoscono persone che ne hanno vissute. E in Europa oggi i casi di cancro stanno aumentando. L’Ue deve occuparsi delle cose cui la gente tiene”.
(da agenzie)
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