Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
IL CONGRESSO DEL 21 DICEMBRE SANCIRA’ LA NASCITA DELLA “LEGA PER SALVINI PREMIER”… E PER LA “LEGA NORD” SARA’ NOMINATO UJN COMMISSARIO CHE TEORICAMENTE DOVRA’ PENSARE A PAGARE LE RATE DEI PROSSIMI 80 ANNI (CON QUALI SOLDI?)
A Matteo Salvini, è cosa nota, sentirsi chiedere dei famosi 49 milioni della Lega Nord non fa molto piacere. Non che abbia mai risposto seriamente alle domande dei giornalisti sull’argomento. Ma una volta concluso il congresso che sancirà la nascita ufficiale della Lega per Salvini premier non dovrà più farlo.
Perchè quella Lega dei 49 milioni di euro non sarà più affar suo.
Il Congresso del 21 dicembre darà vita ad una bad company, una Lega “cattiva” che dovrà occuparsi della questione dei 49 milioni di euro.
La vecchia Lega non può sparire, non tanto per questioni nostalgiche o perchè il partito ormai non è più radicato solo al Nord ma perchè deve restituire allo Stato (in comode rate) i famosi 49 milioni.
Salvini però non sarà il Segretario di quella Lega per la quale verrà nominato un commissario. Il leader della Lega avrà quindi finalmente l’alibi politico per non dover rispondere alle domande di chi gli chiede dove siano finiti quei soldi.
Anche se parte di quelli sono “scomparsi” ben dopo la fine della gestione di Umberto Bossi, prima con Maroni (quello delle scope padane) e poi proprio con Salvini.
Perchè la vicenda è sì quella della truffa ai danni dello Stato, sui rimborsi elettorali non dovuti dal 2008 al 2010, ma l’Espresso ha documentato che non si tratta unicamente di “presunti errori” di dieci anni fa perchè i soldi in questione sono entrati nelle casse del partito anche tra il 2011 e il 2014, quindi durante la gestione di Roberto Maroni e Matteo Salvini.
E pensare che qualche tempo fa Salvini commentando la sentenza del tribunale del Riesame che aveva accolto il ricorso della Procura di Genova sul sequestro dei 49 milioni di euro della Lega diceva che i soliti poteri forti «cercano di toglierci dai giornali, dalle tv, dalle radio, dal Parlamento. Cercano di farlo “alla turca”. Ma non ci riusciranno. In democrazia sono i cittadini con il loro voto che decidono chi vince e chi perde, non un singolo giudice. Sono proprio curioso di vedere adesso cosa dirà il Presidente della Repubblica».
Alla fine a far sparire la Lega sarà proprio lui, quello che diceva che non avrebbe mollato. E a “suggerire” che questa sarebbe stata l’unica strada era stato il procuratore di Genova Francesco Cozzi che in un’intervista al Corriere nel settembre dello scorso anno aveva spiegato che «di fronte a un nuovo soggetto giuridico completamente autonomo, non potremmo fare nulla rispetto ai versamenti futuri. Anche se il neonato partito è erede del precedente dal punto di vista ideologico e politico. Bisogna sempre valutare la continuità giuridica per procedere e in questo caso salterebbe».
Insomma alla fine le scope padane di Maroni sono servite prima a nascondere la polvere sotto il tappeto e poi a metterci direttamente il partito.
Chissà cosa succederà in futuro, ad esempio ora che c’è la nuova Lega che fine faranno le indagini e le inchieste in corso?
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
“DUE GIUDICI STABILISCONO CHE OPEN NON E’ UNA FONDAZIONE E CAMBIANO LE REGOLE IN MODO RETROATTIVO”
“Chi decide oggi che cosa è un partito? La politica o la magistratura? Su questo punto si gioca
una sfida decisiva per la democrazia italiana”.
Con un post su Facebook, con al centro l’inchiesta sulla fondazione Open, Matteo Renzi torna all’attacco della magistratura. Per la seconda volta in poche ore. “Chiameremo in causa tutti i livelli istituzionali per sapere se i partiti sono quelli previsti dall’articolo 49 della Costituzione o quelli decisi da due magistrati fiorentini”, continua l’ex premier nel suo post.
Il leader di Italia Viva poi incalza e fa un riferimento alle perquisizioni disposte il 26 novembre dalla magistratura, in varie città d’Italia: “Perquisire a casa e in azienda, all’alba, persone non indagate che hanno dato lecitamente contributi alla fondazione Open è un atto senza precedenti nella storia del finanziamento alla politica. I finanziamenti alla fondazione sono tutti regolarmente tracciati: trasparenza totale!”. Poi torna sull’operato dei magistrati: “Due giudici fiorentini decidono che Open non è una fondazione ma un partito. E quindi cambiano le regole in modo retroattivo. Aprendo indagini per finanziamento illecito ai partiti! Ma come? Se era una fondazione, come può essere finanziamento illecito a un partito?”.
Alla fine la provocazione. Nel frattempo, scrive Renzi, “raccomando a tutte le aziende di NON finanziare Italia Viva se non vogliono rischiare: possiamo raccogliere solo microdonazioni di cittadini che non accettano questa gara al massacro contro di noi. E che al sito italiaviva.it/sostieni stanno contribuendo in queste ore, dimostrandoci solidarietà e affetto”.
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
LA PENOSA POLEMICA DEI RAZZISTI CHE SMENTISCONO SE STESSI: MA NON ERANO QUELLI DELL’AIUTIAMOLI A CASA LORO?
Renato Farina su Libero di oggi interpreta il sentimento popolare italiano riguardo il terremoto in Albania con la solita nobiltà d’animo e d’intenti che sprizza da tutti i pori delle prestigiose firme del centrodestra italiano.
Sorvolando sul fatto che questi sono quelli che dicono degli immigrati che vanno aiutati a casa loro, ma quando c’è da aiutarli a casa loro allora dicono che prima bisogna aiutare i nostri (perchè “non sono razzista ma…” “con tutto il rispetto per la signora Segre…“) oggi a riportare questi signori alla realtà ci pensa Il Sole 24 Ore:
L’Italia riveste un ruolo importante nella realtà economica albanese. Il nostro Paese è il primo partner commerciale di Tirana, con circa 2,6 miliardi di euro di interscambio messi a segno nel 2018, pari a un terzo di tutti gli scambi internazionali dell’Albania. L’Italia è anche nettamente il primo cliente delle imprese albanesi, con il 48% di quota del volume delle esportazioni, ed è anche il primo fornitore dell’Albania con il 27,3% delle importazioni. Il secondo paese partner più importante, cioè la Grecia, detiene solo il 7% dell’interscambio commerciale di Tirana, e ancora meno spazio occupano la Germania e la Cina, rispettivamente terzo e quarto Paese partner dell’Albania.
Le imprese italiane in territorio albanese sono un migliaio, soprattutto piccole e medie, cui si aggiungono grandi gruppi come Intesa SanPaolo e alcune medie aziende, principalmente nei settori del cemento, dell’agroalimentare e dell’energia. Sul totale delle imprese con capitale straniero e misto, è sempre il nostro Paese ad aver assorbito la quota maggiore dell’occupazione, con una quota di oltre il 49%.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
L’EX SINDACO DI LIVORNO AL MINISTERO DEI RAPPORTI CON IL PARLAMENTO
Filippo Nogarin ha sette vite come i gatti. Il sindaco di Livorno che rimarrà nella storia per
aver dimenticato di usare l’app per l’allerta meteo e per aver riportato la sinistra a vincere in città grazie ai suoi anni di amministrazione, non è diventato europarlamentare perchè è stato trombato ma ha trovato un posto al ministero. Racconta oggi Paolo Bracalini sul Giornale:
Da lunedì scorso, con la bollinatura del decreto di nomina, l’ex sindaco è diventato ufficialmente «consigliere per le questioni politiche» del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà . Ministro grillino, ovviamente. D’Incà cura il rapporti con il Parlamento ma evidentemente anche i rapporti con i compagni di movimento come Nogarin, che per questo incarico prenderà 40mila euro lordi e lavorerà negli uffici del ministero tre giorni a settimana.
La scadenza della consulenza è quella «del mandato governativo», dunque dura finchè dura il ministro grillino di cui è consigliere. In realtà Nogarin già da settimane stava facendo da consulente per D’Incà , come scoprì il Foglio,ma la nomina formale, come il compenso, è arrivata solo ora.
Immaginiamo che la grande esperienza di Nogarin in questioni parlamentari sia stata decisiva nel conferimento dell’incarico: è infatti laureato in ingegneria aerospaziale ed è stato tesoriere dell’Ordine oltre che project manager.
Nogarin, a cui i romani devono la vita perchè ha regalato loro come assessore Gianni Lemmetti con tutto il suo guardaroba di magliette buffe, dopo la sfortunata corsa alle Europee aveva spiegato di avere altri progetti:
«Ora posso dedicare tutte le attenzioni a mia moglie, ai figli, ai libri, all’orto, al mare. La politica è importante ma non è l’ossigeno per respirare».
Già quando conquistò Livorno aveva assicurato che, dopo i cinque anni da sindaco, sarebbe tornato a fare l’ingegnere. Eppure l’attrazione dev’essere forte se anche nel toto ministri per il Conte bis era spuntato il nome di Nogarin come possibile ministro, poi come possibile sottosegretario.
(da “NextQuotidiano“)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE: “DONNA SPLENDIDA, LA STIMO”… LA CONDUTTRICE: “NE SARA’ CONTENTO QUALCUNO”
«Presidente De Luca, sono pronta a candidarmi con lei non solo alla Regione, ma a livello nazionale. Presidente ti amo!».
Elisa Isoardi in un video pubblicato su Instagram apre alla possibilità di candidarsi alle prossime elezioni regionali in Campania nella lista dell’attuale governatore Vincenzo De Luca.
Poi chiude con una frecciatina a Salvini: «Ne sarà contento qualcuno».
I giornalisti hanno prontamente riferito la notizia al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca che ovviamente ha risposto positivamente: «Isoardi vuole candidarsi con me? Non può che aumentare mia stima nei suoi confronti”.
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
UN PAESE DOVE NON SI RISPETTANO NEANCHE PIU’ I MORTI
Non sono durate neanche una settimana. Qualche facinoroso ben pensante ha deciso, nella
notte di imbrattare le due targhe di largo Nella Mortara e via Mario Carrara.
Le due strade, solo sette giorni fa, erano state intitolare, insieme a una terza insignita alla memoria di Enrica Calabresi, a tre personalità che si opposero al Manifesto della Razza. Le targhe vittime leggi razziali, però, hanno avuto vita breve, come testimoniato dalla denuncia social fatta da Virginia Raggi.
«Imbrattate targhe delle strade intitolate la settimana scorsa a chi ha combattuto contro fascismo e razzismo — ha scritto Virginia Raggi sul suo profilo Twitter condividendo la foto delle condizioni in cui sono state ritrovate, qualche ora fa, le due lastre di marmo per l’indicazione toponomastica delle strade -, prima erano dedicate a firmatari del “Manifesto della razza”. Gesto vergognoso. Ripuliamo subito».
Le due targhe vittime leggi razziali erano state installate a Roma la scorsa settimana. Come dichiarato dalla prima cittadina della Capitale, i nomi di Nella Mortara e Mario Carrara — unitamente a quello di Enrica Calabresi — erano state installate per sostituire quelli di Arturo Donaggio ed Edoardo Zavattari, due dei firmatari del Manifesto della Razza. Un’operazione che, evidentemente, non è piaciuta a qualcuno che ha deciso, nella notte tra martedì e mercoledì, di imbrattare la memoria e quell’onorificenza decisa dal Campidoglio
(da agenzie)
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Novembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
EMILIA, PRESCRIZIONE, COMMISSIONE: LA SVOLTA DI GRILLO E’ UN’ILLUSIONE FINO A CHE NEL M5S SI PERMETTERA’ A DI MAIO DI FARE DI TUTTO PER FAR CADERE IL GOVERNO… QUANDO IL M5S ARRIVERA’ AL 5% FORSE QUALCUNO LO PRENDERA’ A CALCI IN CULO
La “fase nuova” è durata 48 ore. Si è rivelata cioè un’illusione l’idea di un intervento risolutore di Beppe Grillo, di una sorta di “commissariamento” di Luigi Di Maio, di una stabilizzazione dell’alleanza col Pd e, con essa, del governo. Franata.
Raccontano che, a metà giornata, Nicola Zingaretti, di fronte a un nuovo impazzimento del quadro, ha così commentato, quasi allargando le braccia: “È ripartita la rumba”. Qualcun altro, tra i suoi, parla di “gioco al massacro”.
Effettivamente, la dinamica è piuttosto chiara. Seguite l’escalation di giornata.
La miccia è la raffica di perquisizioni, all’alba, nell’ambito dell’inchiesta che vede indagato l’avvocato Bianchi, presidente della fondazione Open, cassaforte del renzismo.
Alla notizia, Luigi Di Maio avrebbe potuto scegliere due strade. Limitarsi a esprimere fiducia nell’operato della magistratura o caricarla politicamente. Sceglie la seconda, chiedendo di accompagnare l’indagine con una sorta di processo politico che coinvolge l’alleato di governo, attraverso una “commissione di inchiesta” sui finanziamenti ai partiti, come ai tempi della commissione sulle banche per colpire su Etruria.
E lo fa— non è un dettaglio — sapendo che sul tema ha con sè il consenso di tutto il Movimento, anche di chi vorrebbe metterlo in discussione su altro. Perchè è materia identitaria, genetica, è come ricordare a tutti il proprio Dna.
Poi, la reazione di Matteo Renzi. Che avrebbe potuto scegliere due strade: limitarsi, anche in questo caso, alla fiducia nella magistratura oppure rilanciare. Sceglie la seconda, in perfetto stile berlusconiano: evoca la persecuzione da parte dei giudici che sono gli stessi che arrestarono i genitori, il “massacro mediatico” (manca solo “l’orologeria” per completare l’amarcord).
E accetta il terreno della “commissione”, dove chiederà di indagare sul rapporto finanziario tra la Casaleggio associati e il Movimento Cinque stelle.
Ecco, in questa storia c’è tutto: lo snaturamento di strumento “eccezionale”, come una commissione di inchiesta parlamentare, utilizzato nella storia della Repubblica in casi rari e delicati, trasformato, come accadde sule banche, nel set di una campagna anti-politica dal sapore elettorale; due partner dello stesso governo che si comportano come stessero uno all’opposizione dell’altro, senza valutare le conseguenze in termini di stabilità e coesione della maggioranza; l’idea condivisa che, in definitiva, il processo mediatico è più importante di quello reale.
È logica del “a brigante, brigante e mezzo” o, se preferite “a commissione, commissione e mezzo”, senza che nessuno si ponga il problema di come i due “briganti” — per stare al detto — possano governare assieme il paese, mentre cercano prove dell’opacità politica altrui in materia di finanziamenti.
Ecco, proprio questo è il punto. Altro che rumba.
Parliamoci chiaro: ci fosse un “baricentro politico” forte tra Pd e Cinque stelle, il ballo sarebbe gestibile. Ma è esattamente l’opposto.
L’idea di una commissione è proprio il modo per evitare che questa maggioranza abbia un baricentro, in un gioco simmetrico tra “i soliti sospetti”, Renzi e Di Maio, entrambi impegnati ad impedire la trasformazione di questa maggioranza in una “maggioranza politica”.
E che adesso si ritrovano su terreno perfetto, come nemici perfetti, nel momento perfetto: l’uno alfiere contro il giustizialismo pentastellato, l’altro alfiere dell’“onestà onestà ” contro un avversario che è un usato sicuro, in termini di consenso. Non a caso il Pd tace, limitandosi a esprimere fiducia nell’operato della magistratura.
Terreno perfetto, dicevamo. Come perfetto è quello della prescrizione, su cui Di Maio ha trascinato Conte a difesa delle norme Bonafede, impotabili per il Pd, perchè, come nel caso della commissione d’inchiesta, anche qui non ce n’è uno solo dei Cinque stelle che può mettere in discussione la linea.
Insomma, la dinamica è piuttosto chiara. Il capo politico dei Cinque stelle, dopo lo strappo sulle regionali, ha iniziato a gettare benzina sui tanti focolai di divisione col suo partner di maggioranza.
Dimostrando che la sua leadership forse è meno ammaccata di come tutti dicono. È un dubbio che serpeggia anche al Nazareno.
Solo tre giorni fa Grillo aveva parlato di una fase storica nuova, a partire dall’alleanza col Pd. Tre giorni dopo Di Maio, dopo aver lavorato alacremente per far perdere il Pd in Emilia, riparla anche di “contratto di governo”, discussione superata ad agosto e tornata attuale.
In parecchi pensano che, in fondo, il vero disegno di Di Maio sia il ritorno al voto, subito dopo la manovra, forte di un asse con Di Battista, per liberarsi di un assetto che ha subito sin dall’inizio.
E che ci sia una spinta “sistemica” per tornarci prima che diventi operativa la riforma del taglio dei parlamentari. Il che significa che bisognerebbe sciogliere entro il 12 gennaio, a tre mesi dalla pubblicazione in gazzetta della riforma, non essendo stato richiesto un referendum confermativo.
La verità è che proprio l’assenza del voto all’orizzonte invece giustifica questa nuova aggressività . Come accadeva ai tempi del governo gialloverde: c’è uno che tira schiaffi e un altro che in nome della stabilità porge l’altra guancia, sia pur con maggiore “responsabilità ”.
Il tema è fino a quando. Ma questa domanda, al momento, non ha risposta.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
HA INSTALLATO PURE VASCA IDROMASSAGGIO E CONDIZIONATORI SENZA AUTORIZZAZIONE… QUANDO LASCERA’ LA CASA DOVE PAGA UN CANONE IRRISORIO A QUALCHE FERRARESE INDIGENTE?
Qualche tempo fa ci eravamo occupati del curioso caso di Nicola “Naomo” Lodi, all’epoca
candidato al consiglio comunale di Ferrara per la Lega.
Oggi, dopo la vittoria di Alan Fabbri alle amministrative Nicola Lodi è vicesindaco di Ferrara con delega alla sicurezza e alla protezione civile.
Ed in virtù di quell’incarico Lodi percepisce un’indennità di carica pari a 4.802,44 euro lordi al mese (circa 3.200 euro netti). Un compenso senza dubbio commisurato al lavoro svolto, un lavoro difficile visto che la giunta leghista ha deciso di aumentarsi lo stipendio del 10% rispetto a quello dell’amministrazione precedente ripristinando il salario pieno.
Il problema è che “da grandi (se paragonati allo stipendio medio del ferrarese) stipendi derivano grandi responsabilità ”, come direbbe Stan Lee. E nel caso di Lodi si tratta di una questione tutta politica.
Il vicesindaco abita infatti in un alloggio popolare dell’ACER, l’Azienda casa Emilia Romagna, la stessa azienda che gestisce l’edilizia pubblica a Bologna oggetto delle accuse dei due esponenti di Fratelli d’Italia che hanno filmato i campanelli.
Lodi vive in una casa ACER — di cui è titolare dal 2007 — perchè ne ha diritto, in virtù del reddito dichiarato prima di diventare vicesindaco.
E in questo senso la sua storia è molto simile a quella del senatore M5S Emanuele Dessì.
Certo, a differenza del pentastellato, “Naomo” ha pure provveduto a ridecorare la casa in “stile Hollywood” (come lo definiva lui in un video dove parlava di sè in terza persona) con tanto di vasca idromassaggio, climatizzatori e rifacimento della pavimentazione, tutto fatto stando a quanto riferiscono i quotidiani locali, senza l’autorizzazione dell’ACER.
Prima i ferraresi vicesindaco!
Ma quello è il passato, veniamo invece al presente. Qualche tempo fa la presidente della Provincia di Ferrara (che Lodi definisce “pro tempore” usando un’espressione tanto cara a Salvini) Barbara Paron ha risposto alle richieste di dimissioni da parte del centrodestra sottolineando che, «se esiste un posto da liberare quanto prima è l’appartamento Acer in cui tutt’ora sembra abitare il vicesindaco Lodi».
Occupazione che, come dice la stessa Paron, è legittima in quanto fa riferimento ad una dichiarazione Isee precedente all’assunzione dell’incarico di vicesindaco da parte di Lodi: «ma la cospicua indennità che il vicesindaco da mesi sta percependo, suggerirebbe l’opportunità di lasciare l’appartamento ai ferraresi, prima di tutto, che ne hanno più necessità », ha concluso la presidente della provincia.
Lodi invece preferisce attaccare i giornalisti, curiosi di sapere quanto paga di affitto definendolo “giornalismo spazzatura” che cerca di fare politica sul nulla.
Inutile ricordare come proprio in questi giorni ha tenuto banco la polemica sul canone di affitto pagato dall’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta per il suo alloggio di servizio.
Il vicesindaco di Ferrara ha il diritto di rimanere nell’alloggio popolare assegnato fino alla presentazione della prossima dichiarazione ISEE a gennaio 2021. Anche in quel caso non è nemmeno detto che debba liberare l’appartamento, si potrebbe procedere ad un adeguamento dell’affitto ai nuovi parametri.
Dall’ACER però ci tengono a sottolineare che «è auspicabile non confondere il diritto a rimanere nell’alloggio popolare con l’opportunità politica, altrettanto rilevante, di effettuare determinate scelte in base a intervenute modifiche, in corso d’anno, della propria situazione reddituale».
Anche per Italia Viva Ferrara il problema che Naomo Lodi occupi una casa popolare« non è tecnico. È politico».
Lodi del resto è uno che a cadenza regolare pubblica sulla sua pagina Facebook notizie circa operazioni di “ripristino della legalità ” e di lotta contro l’abusivismo di quelli arrivano con le roulotte e che «usano l’acqua pubblica per lavare i panni».
Se si dice di voler pensare prima agli italiani in difficoltà da qualche parte il buon esempio si dovrà pure iniziare a darlo.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
I COMMENTI DEI DELINQUENTI RAZZISTI SUI SOCIAL CHE FESTEGGIANO SOLO I BAMBINI AFFOGATI
I social sono lo specchio (rotto) della società moderna. Nel corso del pomeriggio di lunedì, la Guardia Costiera ha condiviso il video dei salvataggi dopo il naufragio Lampedusa.
Centoquarantanove gli esseri umani salvati dalle condizioni impervie del mare dopo che la loro imbarcazione di fortuna si era rovesciata per via delle onde e del maltempo. Cinque donne — anche se risultano ancora molti dispersi — hanno perso la vita, ma il numero delle vittime sarebbe potuto essere di gran lunga maggiore senza l’intervento eroico della nostra Guardia Costiera.
Anche su questo — in particolar modo sul video del salvataggio di due bambini -, alcuni utenti social italiani hanno voluto dire la loro.
Senza che nessuno gliela chiedesse, visto il tenore di alcune ipotesi di complotto o attacchi più o meno sgangherati sia ai marinai italiani che ai migranti
Moltissimi quotidiani hanno diffuso e condiviso il video della Guardia Costiera sul naufragio Lampedusa.
Ed ecco spuntare i soliti vergognosi commenti di chi non ha neanche la più pallida idea di quali siano i compiti dei nostri marinai e del funzionamento della macchina di soccorsi. Quando l’odio prevarica sull’umanità .
Da chi fa benaltrismo parlando di orfani napoletani e siciliani, passando per chi ironizza sulla presenza di un fotografo a immortalare la scena (senza sapere che tutte le operazioni di recupero vengano registrate con telecamere, da sempre).
Poi c’è chi dice che gli scafisti mettono bambini sui barconi per impietosire l’opinione pubblica.
Infine ecco arrivare i commenti di chi critica i genitori per aver messo a rischio la vita dei loro figli. Forse, per via di una propaganda che racconta solamente un lato della questione migratoria, a molti sfuggono le condizioni in cui i migranti sono costretti a vivere e, per questo, rischiano la vita pur di cercare un futuro migliore, anche per i loro figli.
Ma per certi delinquenti sovranisti ancora a piede libero il fatto non interessa.
(da agenzie)
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