Agosto 5th, 2020 Riccardo Fucile
QUESTO SOGGETTO (CHE POI DA CUOR DI LEONE SI E’ SCUSATO PENSANDO DI EVITARE LA DENUNCIA) SAREBBE UN RAPPRESENTANTE DELLE ISTITUZIONI?
“Io sono uno di quelli che gli sparerebbe a quelli lì, tranquillamente”: il consigliere della Lega del
Friuli Venezia Giulia Antonio Calligaris Il consigliere leghista in Friuli che “gli sparerebbe” (ai migranti) lo ha detto oggi a una quindicina di militanti di Casapound che sono entrati nell’aula del Consiglio regionale in cui era in corso una commissione sul Programma immigrazione 2020 del Friuli Venezia Giulia.
Frase pronunciata quando i militanti avevano concluso di leggere il loro messaggio sugli immigrati -in cui sostanzialmente denunciano l’immobilismo della politica — e che ha subito creato costernazione tra i consiglieri dell’opposizione.
«Io sono uno di quelli che ai migranti sparerebbe tranquillamente»
Subito dopo Calligaris si scusa in una nota: “Sono sinceramente pentito di aver pronunciato parole che possano essere ricondotte ad azioni violente lontane dal mio modo di essere. Mi scuso con chiunque possa rimanere turbato dai toni e dal significato delle parole da me usate e voglio rassicurare che non era mia intenzione istigare alla violenza. Sono andato oltre in un momento di concitazione”.
I militanti di Casapound sono entrati senza essere fermati e con le mascherine al volto hanno urlato ai consiglieri presenti di “fare qualcosa” per frenare l’arrivo dei migranti, “invece di stare sempre a discutere”.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2020 Riccardo Fucile
ALLORA E’ UN VIZIO: UNA RIPASSATINA DI GEOGRAFIA NON SAREBBE MALE
In molti si sono concentrati, anche per il suo ruolo istituzionale di sottosegretario agli Affari Esteri, sulla gaffe-errore di Manlio Di Stefano che, in prima battuta su Twitter, aveva confuso i cittadini libanesi (a cui ha espresso solidarietà per quanto accaduto nel tardo pomeriggio di ieri a Beirut) con i libici.
Lo stesso esponente penstastellato ha risposto con alcuni post polemici a chi lo ha deriso (e sta deridendo) per quanto scritto.
Ma non è stato l’unico: anche la senatrice del Movimento 5 Stelle, Elisa Pirro, ha commesso la stessa identica gaffe.
Elisa Pirro aveva pubblicato questo tweet che conteneva lo stesso identico errore commesso, in quegli stessi istanti, dal sottosegretario pentastellato agli Affari Esteri.
Un posto che non è passato inosservato e che è stato immortalato da molti utenti che, come accaduto con Manlio Di Stefano, si sono scagliati contro la senatrice per un grave errore geografico fatto da un rappresentante delle istituzioni italiane.
«Le immagini dell’esplosione avvenuta a Beirut sono sconvolgenti. Esprimo la mia vicinanza al popolo libico e cordoglio per le vittime».
Insomma, anche in questo caso — come successo con il sottosegretario agli Affari Esteri Manlio Di Stefano — si è fatta confusione per assonanza (o, almeno questa è una speranza ottimistica) tra i libanesi (cittadini del Libano) e i libici (cittadini della Libia).
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2020 Riccardo Fucile
ITALIA ACCERCHIATA… PREGLIASCO: “PER ORA CONTENIAMO, MA RISCHIAMO ANCHE NOI”
â€³È chiaro che è arrivata la seconda ondata di Covid-19”. L’annuncio del Belgio fa tremare l’Europa,
mentre in Germania cresce vertiginosamente il numero dei contagi, la Francia parla di un “equilibrio fragile” e in Romania si viaggia su una media di oltre mille casi al giorno.
La recrudescenza della circolazione del virus era attesa per l’autunno, ma in diversi stati europei si sta verificando già da adesso, in piena estate.
L’Italia, partita come il paese con la situazione più critica, si trova adesso nelle retrovie. La curva dei contagi cresce anche qui, l’allerta resta altissima, ma “il peso psicologico del lockdown” – più pesante in Italia che nel resto d’Europa – pare spingere i cittadini a rispettare con maggior rigore le misure di contagio. E la situazione resta per il momento sotto controllo a differenza di quel che avviene oltralpe.
Secondo gli ultimi dati diffusi dall’autorità sanitaria belga Sciensano, infatti, il numero medio di infezioni da coronavirus è salito in Belgio a 517,1 tra il 25 e il 31 luglio, con un aumento del 60% rispetto alla settimana precedente.
“Non è un piccolo aumento. Non sappiamo quanto durerà e quanto saliranno le curve”, ha dichiarato Steven Van Gucht, presidente del comitato scientifico sul coronavirus dell’Istituto di sanità .
Van Gucht stempera in parte la preoccupazione: “Questa seconda ondata potrebbe non avere conseguenze drammatiche: le misure messe in atto dal Consiglio di Sicurezza Nazionale possono funzionare. Il Coronavirus in futuro si comporterà come una lieve infezione”.
Il tema della prevenzione come arma per scongiurare un ritorno alla Fase 1 è frequente nelle parole degli addetti ai lavori italiani, che non escludono l’ipotesi di una seconda ondata autunnale nel paese, ma confidano nell’efficacia delle misure precauzionali, che dovrebbero contenere i focolai. Certo è che, spiega il professor Fabrizio Pregliasco ad Huffpost, “se intorno a noi le cose peggiorano, il rischio è che peggiorino anche da noi”.
“Più che seconda ondata potrebbe esserci una situazione di rialzo evidente”, spiega Pregliasco, ricercatore all’Università Statale di Milano, “L’andamento ondulante della pandemia lo dobbiamo subire, quante alte saranno queste ondulazioni lo vedremo. Al momento abbiamo schiacciato la curva, ma il virus sta circolando ancora”.
L’Italia era uno dei paesi più colpiti, ora assiste timorosa a una situazione che si fa pericolosa intorno a lei: “Stiamo mantenendo una bassa diffusione grazie a una buona capacità dimostrata nell’individuare i casi sospetti e i contatti. La situazione potrebbe degenerare anche in Italia se non riusciamo a contenere questi focolai a seguito di due aspetti: l’organizzazione del servizio sanitario sul territorio, un’organizzazione nostra come cittadini nel non esagerare nel ‘liberi tutti”.
Sull’importanza dell’impegno da parte di tutti i cittadini per contenere la diffusione del virus insiste il presidente francese Emmanuel Macron, che ha lanciato l’ennesimo appello per l’uso della mascherina che presto potrebbe diventare obbligatoria a Parigi.
La capitale è il terzo dipartimento per casi di Covid e la sindaca Anne Hidalgo pensa a rendere obbligatoria la mascherina in alcune zone: le strade più commerciali, i lungosenna, i parchi e i giardini, i mercati all’aperto.
“La Francia si trova in una situazione controllata ma fragile, con una recrudescenza della circolazione del virus in estate”, si legge nella parte introduttiva del documento intitolata “Prepararsi ora per anticipare un ritorno del virus in autunno”, compilato dal Consiglio scientifico che guida le scelte dell’esecutivo di Parigi sull’emergenza pandemica.
Anche in Germania sale il numero dei contagi e anche qui, come in Belgio, si parla di “una piccola seconda ondata”. Per Susanne Johna, presidente dell’Associazione dei medici tedeschi Marburger Bund, “il pericolo è vanificare i successi finora raccolti”. I numeri nello stato non sono ancora quelli di marzo e aprile, ma i contagi crescono: nelle ultime 24 ore, secondo il Robert Koch Institut, sono stati registrati 870 nuovi casi. Preoccupa la Romania, il più colpito tra i Paesi dei Balcani, con 1.232 nuovi casi nelle ultime 24 ore che portano il totale a 55.241. I decessi sono stati 48. Chi arriva in Italia dalla Romania, come pure dalla Bulgaria, ha l’obbligo di quarantena per due settimane mentre l’ingresso è interdetto per gli altri Paesi balcanici extra Ue: Serbia, Montenegro, Kosovo, Bosnia-Erzegovina, Macedonia del Nord. Non cessa l’allarme per la ripresa dei contagi neppure in Spagna dove è stato cancellato anche il Mutua Madrid Open 2020 di tennis.
Perchè in Italia al momento la situazione non è altrettanto critica? Secondo il dottor Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione microbiologi clinici e membro del comitato tecnico scientifico della Lombardia, “noi paghiamo positivamente tutte le strategie di contenimento, compreso quella del lockdown”.
“Gli altri paesi sono sempre stati più leggeri nell’affrontare l’epidemia, e questo è importante dal punto di vista psicologico: la popolazione italiana sa cosa vuol dire rischiare un ulteriore lockdown”, spiega all’Huffpost il dottor Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione microbiologi clinici e membro del comitato tecnico scientifico della Lombardia, ”È psicologicamente più predisposta a mettere la mascherina, a rispettare il distanziamento. La negazione delle misure di contenimento ha fatto esplodere negli altri paesi questi casi, che continuano a crescere”.
Il rischio di abbassare la guardia potrebbe però colpire anche la preparata Italia: “Si è abbassata l’età delle persone contagiate, ora si va dai 18 ai 40 anni. Questo dato ci racconta qualcosa: la fascia più colpita sono i ragazzi, che vanno in discoteca, nelle spiagge, nei luoghi di aggregazione, com’è giusto che sia d’estate. Aumenteranno sicuramente il numero dei casi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 5th, 2020 Riccardo Fucile
UN ATTO DI ACCUSA NEI CONFRONTI DEI NEGAZIONISTI E DI CHI SOTTOVALUTA IL CONTAGIO
Il necrologio della vedova di David W. Nagy per il marito morto dopo essersi ammalato di COVID-19 sta diventando virale perchè si è trasformato in un atto d’accusa nei confronti di chi, sottovalutando la pericolosità del Coronavirus SARS-COV-2, ha consentito e consente ancora oggi la sua circolazione: “Dave ha fatto tutto quello che doveva fare, ma voi no”, ha scritto Stacey Nagy, 72 anni, nel tributo al 79enne morto il 22 luglio che lascia cinque figli. “Peccato per tutti voi, e possa il Karma trovarti tutti!”.
Come ha spiegato lei stessa a Buzzfeed, David aveva patologie che aumentavano il rischio di morte in caso di contagio, tra cui il diabete, problemi cardiaci e primi segni di demenza.
Mentre la pandemia si diffondeva negli Stati Uniti, Stacey e suo marito hanno cercato di prendere tutte le precauzioni possibili: “Siamo stati sposati per 20 anni e ora lui non c’è più”, ha detto. “È stato semplicemente devastante per me. Mi fa incazzare perchè non aveva bisogno di morire. Se le persone avessero seguito le raccomandazioni, le cose sarebbero andate diversamente”.
“I membri della famiglia credono che la morte di David sia stata inutile”, recita il necrologio. “Incolpano della sua morte — e di quella di altre persone innocenti — Trump, Abbott e tutti gli altri politici che non hanno preso sul serio questa pandemia e sono più preoccupati della loro popolarità e dei voti che delle nostre vite”.
“Ma la colpa è anche delle molte persone ignoranti, egocentriche ed egoiste che si sono rifiutate di seguire il consiglio dei professionisti medici, credendo che il loro” diritto “di non indossare una mascherina fosse più importante del contagiare persone innocenti”, hanno scritto i familiari nel necrologio.
Fino al finale: “Vergognatevi tutti, e possa il karma punire ognuno di voi!”.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2020 Riccardo Fucile
SI CHIEDE PRUDENZA AGLI ITALIANI E UN IRRESPONSABILE VA IN GIRO A PUBBLICIZZARE IL CONTAGIO PER COLTIVARE IL USO EGO SMISURATO
Ieri a In Onda il professor Massimo Galli ha parlato dei baci e dei selfie di Matteo Salvini mentre la
tv mostrava le immagini del Capitano che a Genova gioiosamente elargiva affettuosità senza mascherina: “È un abbinamento che avrei volentieri evitato”, esordisce, “non è facile dire che sia un buon esempio: ultimamente le nuove infezioni documentate hanno avuto un calo dell’età media: le persone anche più anziane del sottoscritto si guardano bene dal finire in situazioni come queste, mentre altre più giovani stanno più attente a non finire in situazioni pericolose. Se dovessi dire che questa è una cosa sicura per loro stessi… francamente mi viene difficile dirlo. Ma siccome tutto avviene sotto il simbolo di un partito politico sembra che io voglia attaccarlo, ma non è così”, conclude.
Le immagini della gente in fila per fare un selfie con Salvini arrivavano da Genova, dove il Capitano ha baciato anche un bambino.
Soltanto l’altroieri il Capitano aveva raccomandato attenzione a tutti e chiesto di indossare la mascherina nei luoghi chiusi, autosmentendo il suo comportamento al Senato di qualche giorno prima. Ieri invece aveva detto che l’emergenza era finita e gli italiani erano sotto ricatto del governo Conte.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2020 Riccardo Fucile
GIORNALISTA, SCRITTORE E POLITICO, SI E’ SPENTO A 96 ANNI
Quasi ogni giorno, alle 7.30, arrivava la telefonata. Federico Fellini chiamava il suo amico Sergio Zavoli, riminese come lui, sia pur d’adozione e, insieme, facevano il bilancio del mondo: “Ci raccontavamo le cose più diverse anche i sogni”, confessava il giornalista che si è spento ieri a Roma a 96 anni.
Levità , ironia, immaginazione, talento. Molto li univa. Anche i sogni, per l’appunto. Quei sogni che, sin da piccolo, popolavano la notte di Zavoli. Erano a colori, tanto che i genitori si preoccuparono: “Mi portarono dal medico. All’epoca, gli altri vedevano in bianco e nero…”. Lui no. Il futuro radiocronista, condirettore del telegiornale, direttore del Gr, presidente della Rai (dall’80 all’86), narratore e inchiestista tra i più raffinati, scrittore e persino poeta, aveva già una mente che straripava di suggestioni e immagini.
La televisione nel suo destino: una missione culturale iniziata nel 1948 (complice Vittorio Veltroni, il padre di Walter), un amore mai tradito, anche nell’ultimo periodo, quello della presidenza alla Commissione vigilanza Rai, quando l’amarezza per il degrado dell’ente pubblico e del Paese era tanta ma sempre sussurrata.
Durante l’avvilente tira e molla con Riccardo Villari, avvinghiato alla poltrona, Zavoli si sfogava con gli amici: “Sono tentato di rinunciare, non voglio essere coinvolto in una vicenda che ha preso una piega così misera ma non posso tornare indietro, danneggerei le persone che hanno riposto fiducia in me anche a destra, e l’azienda”.
Senso di responsabilità , spirito di servizio e un’idea etica dell’informazione che nulla ha a che fare con il panorama sguaiato di questo nuovo millennio.
Per Zavoli, pur consapevole delle logiche di mercato, la televisione pubblica era, e sarebbe ancora dovuta essere, “uno straordinario mezzo di promozione della crescita culturale e civile della società “.
“Far conoscere i fatti – diceva – è già un modo di risvegliare le coscienze”. Proprio alla sua presidenza Rai toccò una difficile e inedita navigazione, con la fine del monopolio televisivo e la nascita dell’emittenza privata.
“Fu un’occasione storica mancata”, ripeteva sempre. La Rai avrebbe dovuto accettare la sfida, competere, “distinguersi” per qualità e impegno. Ma così non è stato. Hanno vinto l’appiattimento, la sirena populista, la tentazione al ribasso.
Zavoli, il “socialista di Dio”, come lo chiamavano, prendendo spunto dal titolo di un suo libro, Zavoli capace di rapportarsi al potere e alla politica senza esserne scalfito (“Non sarò stato un campione di intransigenza ma non ho granchè di cui arrossire”).
Zavoli e tutti i suoi dubbi, le sue angosce, rappresentati nella lectio magistralis per la laurea honoris causa ricevuta nel 2007 all’università Tor Vergata di Roma: “Come trasmettere il senso delle cose comunicate se, per garantirsi il consenso del pubblico, si è fatto largo il costume di privilegiare l’effimero e l’inusuale, il suggestivo e il violento strumentalizzando e banalizzando persino la sacralità della vita e della morte?”.
Detestava l’informazione “enfatica, ammiccante, strumentale”. Non ne ha mai fatta, sin da quella straordinaria innovazione che fu, negli Anni Sessanta, “Processo alla tappa”, storica trasmissione di commento al Giro d’Italia.
Un viaggio “nel ventre della corsa”, come diceva lui, nelle piccole storie umane, sociali, dei gregari dell’Italia di allora. Ecco la corsa di Lucillo Lievore, vicentino di Breganze, 17 minuti di vantaggio dal gruppo. “Non voltarti, tieni duro”, gli urlava Zavoli dalla moto, sapendo che, davanti al ciclista in fuga, c’era “un altro corridore, più in fuga di lui”.
Metafora della vita: “Il mondo non è fatto di primi, vincitori e vincenti, ma di secondi, terzi, ultimi, di gente che arriva fuori tempo massimo pur sputando sangue”. Era il suo approccio, il suo modo di fare informazione e avvicinarsi alla verità .
Così è nato Tv7, così sono nati i reportage televisivi più belli, “Viaggio intorno all’uomo”, “Nascita di una dittatura” e, sopra tutti, “La notte della Repubblica”. 50 ore sulla “rivoluzione impossibile del terrorismo”.50 ore di domande e risposte, di vedove, di padri delle vittime, di lacrime brigatiste davanti alla telecamera. Un “gioco delle parti”, tra lui e i terroristi, “fondato sulla più cruda e persino crudele lealtà “. Un faccia a faccia condotto con quella sua voce profonda, piana, non aggressiva, tuttavia severa fino a intimidire, destabilizzare l’interlocutore.
Grandi successi (spezzati dall’infelice esperienza della direzione de “Il Mattino di Napoli” nel ’94), due Prix Italia, la laurea honoris causa, i libri, e poi la svolta “naturale” in politica, “in ossequio a quell’impegno civico ereditato da mio padre”: tre volte senatore con i Ds, con l’Ulivo, con il Pd. Per autorevolezza e carattere, non sarà mai una comparsa, pur lasciando il primo piano ad altri.
Lo arruolano improvvisamente nel febbraio 2015 quando si tratta di trovare un nome per la presidenza alla Commissione di vigilanza Rai che metta d’accordo tutti e risolva la grana Villari. Glielo chiede Walter Veltroni, figlio di Vittorio, e Zavoli non sa dire di no.
La salute già lo tradisce, la Rai, nell’orbita berlusconiana, è più che mai un contenitore di veleni e colpi bassi. Il gioco si fa duro, forse troppo per un intellettuale della televisione, pur non ingenuo nella navigazione della vita.
Sempre più spesso interviene con delle note scritte, quasi a voler amministrare le parole in un’ansia minimalista provocata dall’overdose di voci e polemiche. E’ con una lettera che informa Dario Franceschini di averlo scelto tra i candidati alla leadership nel Pd, in nome di quel “riformismo che è la più declamata e disattesa tra le promesse storiche del centrosinistra”:
Anche sulla morte ragiona da giornalista: “Non vorrei andarmene senza essere presente al congedo. Dopo l’evento della mia nascita, vorrei non perdermi quello, conclusivo, del congedo”.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 5th, 2020 Riccardo Fucile
NEANCHE DI FRONTE A UNA IMMANE TRAGEDIA GLI PSICOPATICI RAZZISTI RIACQUISTANO UN MINIMO DI DIGNITA’ UMANA
Dopo la terribile esplosione di ieri a Beirut Giuseppe Conte ha espresso solidarietà al Libano
spiegando che l’Italia farà il possibile per fornire il proprio sostegno e il proprio aiuto.
Nonostante Conte informi che a Beirut ci sono anche degli italiani (ad esempio i militari della Brigata Sassari, ma ci sono anche civili) molti commentatori, per fortuna non tutti, utilizzano la possibilità di rispondere al premier per farfugliare quattro parole in croce sentite e lette nel peggiori bar sovranisti.
Ci sono quelli che capiscono solo che se non sei italiano sei immigrato e quindi se gli parli di libanesi risponde che l’Italia deve “rimpatriare l’immigrazione”.
Ma c’è anche chi parte dal presupposto che Conte le promesse non le sappia mantenere, come ha già dimostrato qui da noi. Non come quell’illustre statista che ha abbassato le accise della benzina non appena è andato al governo
E poi Giuseppi si permette di andare in vacanza quindi non può essere elogiato. Non fa mica come chi si mette a giocare con le biglie sulle spiagge di Milano Marittima. Quelle non sono vacanze, è lavoro!
Poi ci sono quelli che “ho anche amici libanesi”, ovvero che sono dispiaciuti ma prima bisogna pensare agli italiani.
C’è chi lo dice con un po’ di garbo e chi invece non ha nessun pudore e spiega chiaramente che gli interessa solo dei “connazionali”.
Un’altra sottospecie di sovranista è quello specializzato in economia. Non possiamo aiutare i libanesi perchè non abbiamo soldi causa emergenza coronavirus.
Segue una rassegna di “pensa agli italiani”, dove c’è tutto e il contrario di tutto:
Del resto in questi ultimi mesi abbiamo visto dilagare il razzismo contro i cinesi che ci “portavano il virus” e poi gli elogi per i cinesi che venivano in Italia ad aiutarci con il virus. E non dimentichiamoci quando il premier albanese mandò qui in aiuto i suoi medici. Allora fu un fiorire di “bene, bravo, bis”, magari proprio da quelli che gli albanesi non li hanno mai potuti vedere. Allora non c’era nessuno che diceva rimanete a casa vostra fino a che quelli bisognosi di aiuto eravamo noi. Non siamo diventati migliori.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 5th, 2020 Riccardo Fucile
PIOVONO LE PRESE IN GIRO PER LO SVARIONE E SI CORREGGE, MA FA PURE IL RISENTITO
Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano ieri sera ha pubblicato un tweet dove, riferendosi all’esplosione di Beirut, ha mandato un abbraccio “ai nostri amici libici”.
Il tweet, pubblicato in nottata, è stato cancellato successivamente e ripubblicato in forma corretta.
Non solo: quando è partita la presa in giro degli utenti per il macroscopico errore Di Stefano si è anche risentito.
E ha apostrofato chi lo sfotteva con l’epiteto di “fenomeni”, già caro all’ex compagno di governo Matteo Salvini.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2020 Riccardo Fucile
IL TRAGICO BILANCIO DELLA CROCE ROSSA
Sale il bilancio delle vittime a Beirut, in Libano, con la Croce rossa che parla di oltre 100 morti.
Secondo quanto riportato dai media, George Kettaneh, un funzionario della Croce Rossa libanese, ha dichiarato che almeno 100 persone sono state uccise e oltre 4.000 ferite nella massiccia esplosione.
Il ministro della salute libanese Hamad Hasan consiglia a chiunque possa di andare via da Beirut, devastata ieri da due potenti esplosioni che hanno causato almeno 78 morti e 4.000 feriti. Hasan – citato dai media locali – afferma infatti che materiali pericolosi sprigionatisi nell’aria dopo le deflagrazioni potrebbero avere effetti a lungo termine mortali.
A provocare le esplosioni che hanno dilaniato Beirut, nel Libano, è stato un carico di nitrato di ammonio di oltre 2700 tonnellate che era conservato in un magazzino nei pressi del porto dopo esser stato confiscato sei anni fa.
Il ministro degli interni Mohammed Fahmi ha riferito spiegando che da una prima ricostruzione il nitrato di ammonio sarebbe stato posizionato nel magazzino dopo esser stato sequestrato da una nave mercantile nel 2014.
Testimoni riferito di aver visto una nuvola arancione come quella che appare quando viene rilasciato gas tossico di biossido di azoto dopo un’esplosione che coinvolge nitrati e nel Paese è forte la preoccupazione anche per le tossine presenti ora nell’aria.
Donald Trump afferma che secondo quanto appreso da fonti della Difesa statunitense le terribili esplosioni avvenute a Beirut, in Libano, potrebbero esser state causate da causato da una bomba.
Il presidente degli Stati Uniti, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca ha detto di aver incontrato alcuni generali secondo i quali si sarebbe trattato di un’esplosione indotta, di “un attacco, provocato da un qualche tipo di bomba”.
I funzionari libanesi affermano di non aver determinato la causa dell’esplosione, che ha distrutto gran parte di un porto e danneggiato edifici in tutta la capitale, causando almeno 78 morti e oltre 4000 feriti.
Accuse incrociate. Israele ha fatto sapere che non ha nulla a che vedere con la terrificante esplosione avvenuta nel porto di Beirut, ma una fonte dello Stato ebraico ha tenuto a sottolineare che, secondo informazioni non corroborate, il magazzino presso cui è avvenuta la deflagrazione che ha causato decine di morti e migliaia di feriti, veniva utilizzato da Hezbollah, il movimento sciita filo-iraniano che ha sempre giocato un ruolo di spicco nella politica libanese.
Fonti di Hezbollah attribuiscono invece ad un sabotaggio israeliano la responsabilità della potente esplosione che ha sconvolto Beirut, causando almeno 73 morti e 2.750 feriti. Secondo quanto apprende l’Adnkronos, le milizie sciite filoiraniane ritengono possibile che le due esplosioni consecutive che hanno interessato il deposito n. 12 del porto di Beirut siano state causate da un’azione di sabotaggio di Israele.
La versione ufficiale riferisce di un esplosione di un deposito di fuochi di artificio o di nitrato di ammonio, causata da un incendio. Fonti di intelligence occidentali contattate in precedenza dall’Adnkronos ritengono che ad esplodere potrebbe essere stato un deposito di armi di Hezbollah
(da agenzie)
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