Agosto 17th, 2020 Riccardo Fucile
“RIAPRIRLE E’ STATO UN GROSSO ERRORE”
“Danni all’economia? I contagi di Ferragosto ci costeranno di più”. Così, in un’intervista al
Messaggero, Massimo Galli, direttore di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, ha commentato i casi di Covid-19 in aumento. Il virologo ha criticato il governo per la decisione – tardiva – di chiudere le discoteche.
“Aprire le discoteche non è stata certo un’idea nè opportuna, nè brillante, e sarebbe stato opportuno che chi di dovere lo avesse stabilito con chiarezza, senza consentire deroghe”.
Galli ha commentato anche l’abbassamento dell’età media delle nuove infezioni “non solo per la frequentazione di discoteche”, ma anche perchè “i giovani si muovono per lavoro”.
La situazione, secondo Galli, è peggiore del previsto.
“Speravo molto che in questo periodo i numeri sarebbero stati più confortanti. Rimarremo fuori dai guai se non permetteremo al virus di circolare per un certo numero di giorni senza controllo, perchè allora ci troveremmo di nuovo a dover decidere se chiudere un pezzo di Paese”.
E tra economia e salute, Galli non ha dubbi: “In tutte le grandi epidemie del passato le scelte dei governanti sono state condizionate da pressioni e considerazioni di contenuto economico. Ma i costi successivi, umani ed economici, se non fai le cose come vanno fatte, sono sempre stati assai più pesanti”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 17th, 2020 Riccardo Fucile
MACRON CHIAMA L’UE… TIKHANOVSKAYA: “PRONTA A GUIDARE IL PAESE”
Redazione vuota e musica pop: si è presentato così oggi il desk del telegiornale dell’emittente statale Belorus 1, all’indomani delle manifestazioni innescate dalla
contestata rielezione del presidente Aleksandr Lukashenko.
L’assenza dei giornalisti è stata interpretata, anche dai corrispondenti di testate straniere, come un segno di supporto alla protesta contro il capo dello Stato.
I lavoratori bielorussi sono in sciopero e si stanno riunendo in comitati, ha detto il portale internet Tut.by.
Secondo il portale, i dirigenti delle imprese hanno avuto un altro incontro con i lavoratori oggi e hanno esortato tutti a mettere per iscritto le loro richieste senza interrompere il processo di produzione. Tuttavia “il voto per lo sciopero è stato praticamente unanime; stanno formando comitati di sciopero e si preparano a notificare formalmente all’amministrazione, tramite il sindacato, che la produzione sarà interrotta”, ha detto tut.by.
Tra le richieste avanzate, l’annullamento delle elezioni e lo stop delle violenze contro i manifestanti. Anche alcuni dipendenti della Belteleradiocompany, che riunisce le televisioni e le radio di Stato, sono in sciopero e alle 9.00 è stato mandato in onda per diversi secondi un divano vuoto. Lo riporta Interfax.
Svetlana Tikhanovskaya si dice pronta ad “agire da leader nazionale” per riportare calma e normalità in Bielorussia, secondo quanto riporta l’agenzia russa Tass che dà notizia di un nuovo messaggio video della leader dell’opposizione. “Sono pronta ad assumermi la responsabilità e ad agire da leader nazionale affinchè il Paese si calmi e riprenda un ritmo normale”, ha detto nel messaggio video diffuso tramite YouTube, in cui chiede “elezioni reali, giuste e trasparenti che siano accettate senza condizioni dalla comunità internazionale”.
Si muove, intanto, l’Unione europea . Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha convocato per mercoledì un Vertice Ue straordinario sulla crisi. Lo ha annunciato lo stesso Michel sul suo account Twitter.
“I bielorussi hanno il diritto di decidere del loro futuro ed eleggere liberamente il loro leader. Le violenze contro i manifestanti sono inaccettabili e non possono essere autorizzate”, ha scritto Michel convocando il vertice per le 12.
“L’Unione europea deve continuare a mobilitarsi al fianco delle centinaia di migliaia di bielorussi che manifestano pacificamente per il rispetto dei loro diritti, della loro libertà e della loro sovranità ”.
A scriverlo è il presidente francese Emmanuel Macron in un tweet pubblicato mentre decine di migliaia di persone erano riunite a Minsk per chiedere la fine del regime del presidente Aleksander Lukashenko, recentemente rieletto per la sesta volta dopo una contestatissima tornata elettorale.
Lukashenko, al potere dal 1994, replica con durezza alle proteste. “Non dovreste mai aspettarvi che io faccia qualcosa perchè messo sotto pressione” ha detto il leader bielorusso, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Belta, commentando le proteste di piazza. “Fino a quando non mi ucciderete, non ci saranno nuove elezioni, perchè altrimenti non ci saranno più le grandi fabbriche del Paese. Tutto sarà distrutto”, ha affermato di fronte agli operai della fabbrica di camion Mzkt, che ha citato esplicitamente insieme alla Maz, che produce automobili, e alla BelAz, un’altra fabbrica di camion.
Preoccupazione in Polonia, che sta monitorando la situazione al confine. Il vice ministro della Difesa Wojciech Skurkiewicz ha detto che “nè la Polonia nè altri paesi europei cadranno nella trappola di Lukashenko. Stiamo guardando a quanto accade in Bielorussia come tutti gli altri Paesi Nato. Non resteremo passivamente a guardare”.
In Bielorussia ieri è stato il giorno delle marce. L’annunciata e attesa grande ‘Marcia per la libertà ‘, che i media descrivono come la più grande manifestazione nella storia bielorussa, ha invaso pacificamente le strade di Minsk con decine di migliaia di persone – 100.000 secondo l’Afp – mentre in un vicino quartiere Lukashenko arringava dal palco una decina di migliaia di suoi sostenitori, convocati per una contromanifestazione, chiamandoli a difendere l’indipendenza nazionale. Un braccio di ferro che si è consumato sotto l’inquietante ombra di un possibile intervento russo di ‘assistenza militare’, evocato non troppo velatamente da Vladimir Putin.
La grande marcia, preceduta sabato dal mesto funerale del manifestante ucciso lunedì scorso negli scontri con la polizia, arriva simbolicamente a una settimana esatta dalle contestatissime elezioni presidenziali, che hanno consegnato, con un ‘bulgaro’ 80% di suffragi, il sesto mandato consecutivo a Lukashenko, ormai al potere da 26 anni.
Nel giorno in cui Papa Francesco all’Angelus ha rivolto un pensiero alla Bielorussia con un “appello al dialogo, al rifiuto della violenza e al rispetto della giustizia e del diritto”, la grande folla lungo il grande Viale dell’Indipendenza, sotto un cielo azzurro, ha srotolato un lungo nastro coi vecchi colori nazionali – bianco, rosso e l’emblema di San Giorgio -, ha innalzato migliaia di bandiere, palloncini, striscioni; ha cantato e scandito il mantra “Vattene!”.
La Marcia per la libertà è il punto culminante di una settimana di proteste, scontri e tensioni iniziata con la violenta repressione – almeno due manifestanti morti, oltre 6.700 arresti, feriti e notizie di pestaggi e torture da parte delle forze di sicurezza e l’autoesilio nella vicina Lituania della candidata anti-Lukashenko, Svetlana Tikhanovskaya.
Poi la violenza è diminuita, ma non la voce dell’opposizione, che venerdì ha proclamato alcuni scioperi.
“L’ultimo dittatore d’Europa”, messo in un angolo da cui non riesce ad avere ragione della piazza, nè con la forza nè con atteggiamenti più concilianti, sabato ha chiesto aiuto a Mosca. Dopo una conversazione telefonica sabato stesso, Lukashenko ha detto di aver ricevuto rassicurazioni da Putin, che avrebbe garantito il suo “aiuto” per “mantenere la sicurezza”, minacciata da forze “esterne”. Oggi lo stesso Cremlino, a seguito di una seconda telefonata, ha promesso di “assistere” se necessario la Bielorussia “sulla base del comune patto militare” che lega Mosca a sei repubbliche ex sovietiche.
Un fantasma, quello dell’intervento russo, reso vivido dei recenti esempi di Ucraina e Crimea e si alimenta del presupposto che le varie rivoluzioni ‘colorate’ nell’Est europeo siano state guidate da forze oscure pilotate dall’estero.
Intanto continuano le defezioni fra gli stessi funzionari dello stato, con l’ambasciatore bielorusso a Bratislava che oggi ha detto di solidarizzare con “coloro che sono usciti nelle strade delle città bielorusse con marce pacifiche per far sentire la loro voce”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 17th, 2020 Riccardo Fucile
L’AMBULANZA STAVA SOCCORRENDO UN RAGAZZO MA IL TURISTA ROMANO VOLEVA PASSARE: LA FECCIA L’ABBIAMO IN CASA
Pietro Paolo Cossu, 50 anni, autista di ambulanza e soccorritore, ieri è stato preso a pugni da un
turista mentre l’ambulanza era ferma all’ingresso della discoteca Just Cavalli a Porto Cervo in Sardegna, per soccorrere un ragazzo che stava male.
Racconta oggi il Corriere della Sera:
È sceso dall’auto: «Spostatevi. Fatemi passare! Mi rovinate la vacanza!». Un operatore ha cercato di dissuaderlo: «Abbia pazienza qualche minuto, stiamo finendo l’intervento». Risposta: «Levati di mezzo» seguita da un pugno. Parapiglia, intervento di altri volontari, finale con il turista che, risalito sull’auto, ha accelerato rischiando di investirli ed è fuggito.
La notte di Ferragosto si è conclusa con Pietro Paolo Cossu all’ospedale: frattura scomposta al setto nasale, volto tumefatto, 15 giorni di cura. E il turista denunciato dai carabinieri di Porto Cervo per interruzione di pubblico servizio, lesioni e altri reati per i quali si è attivata la Procura di Tempio Pausania.
Di lui si sa che ha 32 anni ed è romano. La sua identità verrà probabilmente tenuta riservata, per prudenza, dopo le migliaia di post sui social, quasi tutti di sardi furiosi, molti decisi a «dargli una lezione».
Pietro Paolo Cossu, 50 anni, tre figli, è ritornato a casa. Per decenni volontario, dal 2007 assunto come autista soccorritore dall’associazione Arzachena Agosto 89, presidente Salvatore Locci: «È una brava persona. Forte, ma non farebbe male a una mosca».
Con il Billionaire, il Sotto e il Sopravento, il Just Cavalli, che si affaccia sul Golfo del Pevero, è tra i locali più esclusivi della Costa Smeralda, 200 euro cena di Ferragosto, più di 6 mila per un privè. Ricorda Cossu: «Ci hanno chiamato verso le 5, un ragazzo era fuori della discoteca, sembrava in coma etilico. Abbiamo iniziato a soccorrerlo. È arrivata questa Mercedes gialla, cercava di infilarsi rischiando di investire anche il ragazzo a terra. Ho detto all’uomo che guidava: non c’è spazio, siamo in emergenza, ma finiamo subito. Lui gridava e a un tratto ha detto: “Mi avete rotto i c… Sgombrate, mi state rovinando la vacanza”. Ha aperto lo sportello e mi ha sferrato un pugno. Ho provato a proteggermi con le braccia, siamo scivolati per terra». Davanti al Just Cavalli c’erano centinaia di persone. «Sono intervenuti i buttafuori e hanno evitato che finisse in zuffa. Lui insultava: “Ti aspetto, non ti basta? Vieni che ti do ilresto”. Io non ho reagito, sarei passato dalla ragione al torto».
(da “NextQuotidiano“)
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Agosto 17th, 2020 Riccardo Fucile
SI IMBARCA SU UN TRAGHETTO PER LA MADDALENA POI BLOCCA TUTTI
Daniela Martani si imbarca su un traghetto per La Maddalena, ma blocca tutti perchè si rifiuta di indossare la mascherina. L’attivista ha pubblicato su Facebook il filmato in cui discute animatamente con gli operatori del traghetto che, durante il controllo dei biglietti, le hanno detto che non l’avrebbero lasciata proseguire se non avesse prima indossato il dispositivo di protezione.
“Ieri sera alle 1:30 di notte al ritorno dall’isola della Maddalena per Palau la compagnia di navigazione Delcomar ha cercato di impedirmi di salire a bordo della nave, perchè mi sono ribellata alla richiesta di indossare la mascherina nella mia macchina per mostrare il biglietto regolarmente pagato. Ho preteso di visionare questo fantomatico regolamento, ma si sono rifiutati. Quindi in pratica secondo questi signori è obbligatorio indossare la mascherina anche nella propria macchina.
Ma il DPCM governativo è molto chiaro in merito “L’obbligo della mascherina non c’è all’aperto, almeno che non sia possibile rispettare la distanza interpersonale e non ci si trovi in una situazione di affollamento” Io non ci sto a questa follia, mi rifiuto di sottostare a questa dittatura che non ha alcun fondamento. Loro hanno chiamato i carabinieri e hanno minacciata di denunciarmi per interruzione di pubblico servizio io chiaramente sporgerò denuncia per aver violato il mio diritto previsto dalla costituzione italiana alla libera circolazione
L’obiezione della Martani è che non c’è nessuna norma che impone di indossare nella propria auto, mentre si è da soli, la mascherina. E che quindi porgendo il biglietto non avrebbe violato alcun regolamento non portandola. Perciò sono i lavoratori del traghetto ad averle fatto un torto e ad aver calpestato le sue “libertà costituzionali”. Ma gli operatori del traghetto hanno a che fare con centinaia di passeggeri al giorno. E se uno di loro starnutisse in faccia ai lavoratori perchè è senza mascherina la distanza assicurata dalle due braccia tese che si passano il biglietto non sarebbe comunque sufficiente per garantire la sicurezza. È più importante il rispetto per quei lavoratori o avere 5 minuti di notorietà su Facebook?
(da “NextQuotidiano”)
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