Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
“LE TERAPIE INTENSIVE SONO AL 90% E SIAMO MOLTO INDIETRO NELLA VACCINAZIONE DEGLI ANZIANI”
Una delle province italiane ad essere prematuramente e duramente colpita dalla variante inglese è
stata Brescia, che ha dichiarato zona rossa come tutta la Lombardia e conta oltre mille contagi.
Il sindaco della città lombarda Del Bono chiede aiuti al premier viste le condizioni drammatiche: “Ho molta fiducia nel presidente del Consiglio e una sua visita a Brescia sarebbe molto gradita, anche dal punto di vista psicologico”, ma “mi importa la sostanza, un’attenzione speciale a queste terre affaticate, e che si possa ragionare e valutare meglio ciò che sta avvenendo qui”.
Il sindaco ha anche dichiarato che scriverà a Draghi per ricevere un quantitativo più alto di vaccini.
“Se esistono categorie prioritarie nelle campagne vaccinali, che sono condivisibili, questo principio delle priorità dovrebbe valere anche in base all’andamento del contagio. E a Brescia serve una campagna più urgente e veloce soprattutto per ridurre l’impatto sul sistema sanitario”, sottolinea in un’intervista. Negli ospedali, “abbiamo le terapie intensive occupate al 90%, molto più di ciò che viene considerato la soglia critica, e complessivamente nella provincia di Brescia ci sono circa 1.400 ricoverati”, che equivalgono a circa un quarto dei ricoveri della Lombardia intera.
Le vaccinazioni, intanto, vanno a rilento: in provincia di Brescia, Guido Bertolaso aveva iniziato a vaccinare la popolazione di alcuni Comuni al confine con la bergamasca, ma “il problema riguarda tutta la provincia di Brescia, non ci sono dati molto difformi: siamo dai 550 ai 580 casi ogni 100mila abitanti, più del doppio di quello viene definito il parametro per entrare in zona rossa. E l’andamento delle vaccinazioni è molto lento, anche probabilmente per mancanza di approvvigionamento”, sottolinea il sindaco.
In una città come Brescia, con 200mila abitanti, “credo che i vaccinati non arrivino a 10mila, e sugli anziani siamo molto indietro. Gli over 80 vaccinati sono il 23% circa. La mia riflessione non è supponente, ma è la fotografia di una situazione: tra gli elementi da valutare c’è la velocità con cui il contagio si diffonde e qui quest’ondata è più aggressiva che in altri territori italiani”.
Tra l’altro, sottolinea ancora, “Brescia non è la prima volta che paga questo prezzo così alto, sarebbe la seconda. Ci sarebbero le condizioni per una valutazione diversa”, tanto più che il picco di contagi, stando agli epidemiologi locali, sarebbe ancora lontano, non prima della fine di marzo. A Draghi, che è atteso a Bergamo giovedì, scriverà una lettera questo fine settimana.
“Ho usato un’espressione di Don Milani: Non c’è ingiustizia maggiore che fare parti uguali tra diseguali. Il nostro andamento del contagio non è uguale ad altri territori dove magari le misure di limitazione possono essere efficaci e sufficienti, da noi sono ormai palesemente insufficienti, servono i vaccini”. Se il premier decidesse di andare a Brescia “mi farebbe solo piacere: gode di una stima molto diffusa nei nostri territori, di apprezzamento e di fiducia”.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
INDEGNO COMPORTAMENTO DELLA POLIZIA METROPOLITANA DI FRONTE A CHI ESPRIME DOLORE E RIVENDICA IL DIRITTO DELLE DONNE A USCIRE DI CASA IN SICUREZZA
La veglia per Sarah Everard, 33enne sparita mentre tornava a piedi a casa a Londra il 3 marzo e ritrovata morta una settimana dopo nella campagna del Kent, non è stato un momento di conciliazione, anzi.
Le immagini della polizia che trascina e ammanetta donne che si erano ritrovate sui prati di Clapham Common, il parco che Sarah ha attraversato prima di essere rapita, per renderle omaggio e per piangere l’ennesimo episodio di violenza ai danni di una donna, hanno fatto il giro del mondo, suscitando amare ironie e nuove accuse nei confronti della polizia metropolitana.
Secondo la polizia sono state arrestate 4 persone in tutto «per ragioni di sicurezza», ma l’associazione che ha organizzato la veglia, Reclaim These Streets, accusa le forze dell’ordine non soltanto di aver agito con eccessiva forza ma di non aver interagito in modo costruttivo con loro
nella pianificazione dell’evento.
Sia il ministro dell’Interno Priti Patel sia il sindaco di Londra Sadiq Khan hanno chiesto ufficialmente spiegazioni, mentre cresce il coro di politici che puntano il dito contro il capo della polizia metropolitana Cressida Dick.
Intanto va avanti il processo. Sabato 13 marzo Wayne Couzens, l’uomo al centro del caso, è apparso in tribunale per la prima volta, dove dovrà rispondere dell’accusa di rapimento.
Il ritrovamento del corpo e l’arresto del poliziotto Couzens
L’ultima volta che Sarah era stata vista in vita erano le 21 circa del 3 marzo quando ha lasciato la casa di una amica a Clapham, quartiere al sud di Londra. Stava tornando a casa da sola quando è sparita nel nulla dalle strade della capitale. Per giorni la polizia ha setacciato i dintorni di casa e i parchi del quartiere, per le strade sono comparsi manifesti con la sua foto e i giornali hanno pubblicato lunghe descrizioni degli abiti che indossava nella speranza che qualcuno potesse ritrovarla.
Martedì 9 marzo, poco prima della mezzanotte è arrivata una notizia inquietante: la polizia ha annunciato di aver arrestato un poliziotto nel Kent, contea a sud della capitale, in connessione all’omicidio.
Il giorno dopo è stato ritrovato il corpo di Sarah in un bosco ad Ashford nel Kent, a decine di chilometri da dove era sparita una settimana prima. L’uomo accusato di averla uccisa è stato identificato: si chiama Wayne Couzens, ha 48 anni, padre di due figli, da circa tre anni in servizio tra le fila della polizia metropolitana.
In passato lavorava come meccanico nell’officina di famiglia. Era assegnato al servizio di protezione del corpo diplomatico e dei politici di Westminster, il parlamento britannico.
È stata arrestata anche la moglie, con l’accusa di essere sua complice. «Una famiglia in apparenza normale», dicono i vicini. «Una vicenda davvero disturbante», il commento di Scotland Yard.
Il Paese si interroga sulla violenza contro le donne
Lo è anche per la società civile britannica che comincia ad interrogarsi su quanto sia pericoloso per una giovane donna girare da sola di sera anche in quartieri ben illuminati e relativamente sicuri come Clapham e Brixton. Così, nei giorni dopo la sparizione di Sarah, sui social media e sui giornali è un crescendo di testimonianze di donne.
«Quello che è successo a Sarah Everard ha colpito duramente tante donne perchè ogni giorno facciamo calcoli simili a quelli che faceva lei — scrive su Twitter in un lungo thread la giornalista politica Kate McCann -. Prendiamo il percorso più lungo e meglio illuminato, mettiamo da parte la paura per lasciare spazio alla voce dentro di noi che dice “non essere sciocca, hai tutto il diritto di tornare a casa a piedi da solo la notte ed essere al sicuro […] ma facciamo comunque un piano: le chiavi strette tra le dita prendiamo nota dei negozi all’angolo in cui potremmo rifugiarci lungo il percorso. Sostituiamo le scarpe che indossiamo con quelle da ginnastica, nel caso avessimo bisogno di correre. Manteniamo la musica bassa o spenta».
Le fanno eco la parlamentare Dianne Abbot, così come anche la giornalista televisiva Julie Etchingham, ma le testimonianze di donne sui social media sono tantissime.
Se nei giorni dopo la sparizione di Sarah la polizia metropolitana aveva esortato le donne a fare attenzione a non avventurarsi da sole, soprattutto di sera, dopo l’arresto di Couzens il capo della polizia metropolitana Cressida Dick ha cercato di riportare un po’ di pace dichiarando che è comprensibile che le donne, in particolare a Londra «si possano sentire preoccupate e spaventate», ma aggiungendo che il rapimento di una donna per strada è un evento «incredibilmente raro».
(da Open)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
“CI SONO REGIONI COME LA LOMBARDIA DOVE CONTINUANO A FARE DANNI”
Lombardia che dovrà tornare in zona rossa assieme a due terzi del paese e Salvini, parafrasando Conte, aveva chiesto agli italiani di “stringere i denti ora per rinascere ad aprile”.
Il portavoce di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni ha attaccato le parole del segretario della Lega, attaccando il famigerato e fallimentare sistema lombardo della sanità , che è stato capace di creare soltanto danni, non avendo arginato il virus fin dall’inizio.
“Caro Salvini il nostro Paese e gli italiani dovranno stringere i denti nel mese di marzo non solo perchè la pandemia non si ferma, ma perchè ci sono stati politici che per mesi hanno sproloquiato contro il rigore delle misure di prudenza e sul riaprire tutto mentre strizzavano l’occhio ai nomask”
“Dovranno stringere i denti -conclude il leader di Sinistra Italiana- perchè ci sono giunte regionali come la Lombardia che continuano a fare pasticci e disastri sulla pelle delle persone, perchè ci sono stati commissari alla sanità come quello indicato dalla Lega in Molise che per anni si sono dimostrati incapaci di lavorare per il bene pubblico. Salvini cerca di nascondere la verità , ma è questa, semplicemente questa”.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
“SERVONO PER FAR RIPARTIRE IL PAESE”
La guida su come cambiare idea su uno stesso tema viene fornita direttamente da quei politici che
prima criticavano le chiusure, ma una volta al comando le giustificano e le ritengono necessarie.
Lega e Fratelli d’Italia hanno fatto scuola in questo senso, adesso si accoda anche Mariastella Gelmini (da Forza Italia), che magicamente sostiene come le chiusure adesso siano utili per ripartire in futuro.
“Purtroppo l’Rt ha superato l’1 in tutto il Paese, venerdì abbiamo contato 27 mila nuovi contagi e quasi 400 morti. Senza misure così rigorose, fra due settimane ci saremmo ritrovati con 40 mila casi al giorno e il doppio delle vittime. Il governo non ha potuto fare altro che prendere atto, con rapidità , del drammatico impatto delle varianti”.
Il ministro per gli Affari regionali e le autonomie: “Avremmo preferito certamente parlare di riaperture e ci toglie il sonno aver dovuto sospendere le lezioni in presenza per moltissimi ragazzi, ma mi sentirei in imbarazzo a dire che va tutto bene, quando da inizio anno abbiamo avuto oltre 25 mila morti”
Appunto, i morti prima non contavano, oggi sì perchè è ministra.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
AUMENTANO LE PREOCCUPAZIONI SULLA TEMPISTICA DELLE SOMMINISTRAZIONI
Secondo il nuovo piano vaccinale preparato dal Commissario straordinario per l’emergenza sanitaria, il generale Francesco Paolo Figliuolo, nei prossimi mesi verranno somministrate 500 mila dosi di vaccino al giorno su base nazionale, vaccinando almeno l’80% della popolazione entro il mese di settembre e quindi, di fatto, raggiungendo l’immunità di gregge a fine estate.
Un obiettivo ambizioso annunciato in precedenza anche dal Ministro della Salute Roberto Speranza che tuttavia potrebbe scontrarsi con gli ormai cronici ritardi nelle consegne dei vaccini da parte delle aziende farmaceutiche.
Lo stesso ministro tedesco della Sanità , Jens Spahn, all’indomani dell’autorizzazione da parte di Ema del vaccino di Johnson&Johnson ha dichiarato: “Le forniture alla Ue non avverranno prima di metà -fine aprile, a causa dell’incertezza delle decisioni politiche di Washington sulle esportazioni”.
Johnson&Johnson infatti è una società multinazionale statunitense e non è da escludere che Biden voglia trattenere negli USA più dosi possibile per immunizzare tutta la popolazione entro luglio.
Le Regioni italiane sono consapevoli che il siero J&J non arriverà prima di fine aprile: secondo il piano vaccinale se ne attendono 2,4 milioni di dose al mese per un totale di 7,3 milioni, sempre ammesso che l’azienda rispetti gli accordi.
Ma un altro problema ad aprile sarà quello con le forniture di AstraZeneca: dopo aver tagliato da 16 a 8, infine a 4,2 milioni le dosi inviate all’Italia nel primo trimestre contava di recuperare nel secondo con 10 milioni di dosi, ma sono subentrati nel frattempo importanti problemi nel sito di produzione che sarebbe dovuto sorgere in Olanda per affiancare quello belga a causa di problemi con le autorizzazioni da parte dell’UE.
La casa farmaceutica anglo-svedese difficilmente riuscirà a raggiungere l’obiettivo di 40 milioni di dosi all’Unione europea entro la fine di marzo (di queste 5 all’Italia) e nei prossimi mesi — cioè fino a giugno — arriverà a fatica a 70 milioni (avrebbero dovuto essere 180).
All’Italia arriveranno nel secondo trimestre dell’anno non più di 8 milioni di dosi, rispetto alle 10,7 previste nell’ultimo aggiornamento del piano vaccinale.
Anche per questo, a fronte di un nuovo taglio, la Commissione Europea ha deciso di reagire analizzando “con attenzione tutte le possibili misure da prendere”, come ha dichiarato una fonte Ue all’Ansa. Bruxelles — in particolare — starebbe valutando una sospensione dei pagamenti finchè le relative forniture non vengano portate a termine.
(da Fanpage)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI MEDICI DI MILANO
Il nuovo piano vaccinale di Mario Draghi proverà a dare una svolta alla difficile lotta del Paese
contro il Covid-19. Insieme ai dettagli logistici di hub, personale medico e ritmo di somministrazione, il ministero della Salute ha deciso per una nuova classificazione di priorità nelle vaccinazioni.
Dopo over 80, docenti e forze dell’ordine, ora si procederà in ordine anagrafico decrescente.
Unica eccezione da dover rispettare sarà quella per i soggetti definiti “estremamente vulnerabili”, distinti secondo il nuovo piano dalla categoria dei “vulnerabili”.
Questi ultimi invece perderanno la priorità di cui godevano nel piano vaccinale precedente slittando dopo le fasce 79-70 e 69-60. Open ha già fatto chiarezza sulle patologie prese in considerazione sia per gli “estremamente vulnerabili” che per i soli “vulnerabili”.
Nella maggior parte dei casi a determinare la differenza tra le due categorie sarà il livello di gravità . Un criterio piuttosto complesso dettato per ora da generiche linee guida diffuse dal documento di governo e che di volta in volta dovrà essere determinato dalla figura del medico di base, impegnato nell’assistenza dei singoli pazienti.
Cosa comporterà il dover scegliere il livello di gravità tra un malato oncologico e un altro? Come si procederà per definire una malattia respiratoria più rischiosa per l’infezione rispetto ad un’altra? Il presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, il dottor Roberto Rossi, riflette sui possibili rischi della nuova classificazione decisa dal governo.
«Partiamo col dire che la scelta di ragionare secondo un criterio di rischio e quindi prendendo come riferimento il tasso di letalità provocato dal virus su determinati profili di pazienti è dal punto di vista clinico una scelta sensata. A questo proposito l’età non può che essere una discriminante, considerate le alte percentuali di ricoveri e mortalità registrate in questi mesi di pandemia proprio per le fasce d’età più avanzate».
Una scelta che trova parere favorevole anche da parte dei medici oncologici, pur trattandosi di una delle patologie più a rischio. Ma se un malato di tumore, o di diabete, o di una patologia respiratoria arrivasse nel suo studio per chiedere di essere vaccinato oggi cosa dovrebbe rispondere?
«In questo momento non sappiamo esattamente come avverrà il procedimento di comunicazione dei criteri che ci permetteranno di decidere quale paziente avrà la priorità in quanto “estremamente vulnerabili” e quale dovrà attendere perchè “vulnerabile”. Il documento del governo presenta delle linee guida generiche ma voglio immaginarmi che il prossimo passo da parte del governo centrale sarà quello di accordare con le Ats un database di casi e criteri specifici che possano giustificare le eventuali esclusioni da dover compiere nell’immediato».
Si dice però che ogni decisione dovrà essere affidata anche all’importante discrezione del medico chiamato a valutare il caso specifico. A cosa si sta andando incontro?
«Qui il rischio da scongiurare è quello di una giungla delle priorità . Ci aspettiamo criteri di riferimento più dettagliati possibili per poter valutare e nel caso escludere dalla vaccinazione immediata alcuni dei pazienti che verranno a chiederci di prenotarsi. Se questo non venisse fatto si aprirebbe una lunga fila di questuanti che verrebbero a convincerci della maggiore gravità del proprio stato di salute rispetto a quello di altri pazienti. Uno scenario da dover evitare nel modo più assoluto, soprattutto in un momento di grande confusione normativa come questo. Chiediamo quindi un approccio tecnico e rigoroso: la categoria dei malati fragili o estremamente fragili è composta da persone che soffrono. La follia collettiva delle priorità a cui si rischia di andare incontro provocherebbe un’inutile lotta tra medico e paziente, oltre che al pericolo da parte nostra di scelte avventate o sbagliate».
La classificazione fatta dal governo comprende 16 macro aree di patologie, più le forme gravi di disabilità . Andando nel pratico, se un paziente lombardo malato di Parkinson da 10 anni e in più cardiopatico, che secondo il piano precedente avrebbe avuto priorità in quanto “fragile”, venisse da lei per chiedere di essere vaccinato, ora dovrebbe rassegnarsi ad attendere ancora?
«Purtroppo sì. A meno che il livello invalidante della sua patologia farà rientrare la condizione nella legge 104 art.3 comma 3. Stabilire criteri implica fare una scelta. Dall’altra parte il nodo non secondario da dover sciogliere, considerata la situazione attuale, sarà la disomogeneità delle campagne vaccinali sul territorio. Se abbiamo intenzione di procedere con la lentezza con cui la maggior parte delle regioni sono andate avanti finora, anche le nuove classificazioni di cui stiamo parlando avranno vita difficile. Prima ancora della suddivisione tra “estremamente fragili” e “fragili”, la categoria dei soggetti con una o più patologie era nelle liste d’attesa di molte Regioni senza ancora aver visto vaccino. La Lombardia è una di queste, qui si lotta ancora per far avere la prima dose agli over 80».
(da Open)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
TRA IL SALOTTO DI NONNA SPERANZA DI GOZZANO E L’EFFETTO COLLATERALE DI RIMPIANGERE PERSINO GALLERA
Se Gozzano fosse vivo, aggiornerebbe il catalogo del salotto di nonna Speranza. “Loreto impagliato e il busto d’Alfieri, di Napoleone, i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!)… i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, un qualche raro balocco…”.
E poi il Mes e la prescrizione (ah le mozioni italovive in Parlamento!). I Dpcm incostituzionali di Cassese (oh la sentenza della Consulta che ora li giudica doverosi!). Il Sussidistan del sciùr Bonomi (ieri così incazzoso sui bonus e, ora che ne arrivano altri 50 miliardi, quasi impagliato come il Loreto!). L’orrido Ecobonus dell’incompetente Fraccaro (ora meravigliosa per il Sole 24 ore, evviva!). La fetida task force del Recovery (brutta con Conte perchè aveva 300 tecnici, troppi; bella con Draghi perchè ne ha 500, troppo pochi!). La strage degli innocenti nelle carceri perpetrata dal troglodita Bonafede (ora elogiato pure da Antigone su Rep, oh gioia e tripudio!). I videomessaggi del tiranno Giuseppi, novello Pinochet o Chà vez, che per ben due volte non chiamò i giornalisti (ora inutili intralci ai democratici monologhi del Sempre Sia Lodato!).
Però che palle ‘sto salotto di nonno Mario. Usciamo a prendere un po’ d’aria.
E chi ti incontriamo? Il Gen. Comm. Grand’Uff. Francesco Paolo Figliuolo.
Si vede subito che è un tipo sveglio: a lui non la si fa. Infatti spiega in esclusiva al Corriere “la strategia ‘in due pilastri’ studiata dal governo” per le vaccinazioni. E i due pilastri — tenetevi forte — sono: “da una parte la disponibilità e l’afflusso dei vaccini; e dall’altra la capacità di somministrarli”.
Esattamente in quest’ordine, casomai a qualcuno venisse in mente di iniettarli prima di riceverli.
Non a caso lui “ha tre lauree e ha comandato le truppe in Afghanistan e Kosovo”. Sennò magari non ci pensava che i vaccini, se non li ricevi, non puoi somministrarli.
Il Foglio nota “una discontinuità col predecessore Arcuri (una laurea e zero guerre, nda). Figliuolo tende a sottolineare un altro aspetto: ‘L’importante non sono io, ma lo Stato. Vedrete, vincerà l’Italia’”. Non il Madagascar, come diceva sempre quell’altro.
Altro pilastro: “Puntiamo a chiudere la campagna entro l’estate, se faremo prima saremo stati più bravi”. Se faranno dopo, un po’ meno. Questo sì che si chiama programmare.
“La chiave è: comando accentrato, esecuzione decentrata”. A meno che non riesca a fare 100 milioni di punture tutte da solo.
Ma attenzione: “Johnson&Johnson ci consegnerà 25 milioni di dosi e, poichè se ne fa una soltanto, è come se ne arrivassero 50 milioni” (una delle tre lauree dev’essere in matematica).
Non so voi, ma io mi sento già molto meglio. Con un fastidioso effetto collaterale, però: un’inspiegabile nostalgia per Giulio Gallera.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
LETTA E’ IL SIMBOLO DEL PD CHE I RENZIANI DETESTANO
Furono vere dimissioni? La domanda in ambienti Pd comincia seriamente a circolare dopo tutto
quello che è accaduto in seguito all’inaspettato passo indietro dell’ormai ex segretario Nicola Zingaretti.
Una resa inizialmente interpretata come mero atto di sdegno di un politico pronto a non riconoscersi più nella sua comunità . O, in alternativa, come autocertificazione di scarso spessore politico, la presa d’atto dell’incapacità di tenere le fila di un partito sempre più lacerato.
Più passano i giorni, però, più la mossa di Zinga prende le sembianze di un saggio di tatticismo politico che farebbe impallidire persino il machiavellismo di Renzi. Le sue dimissioni, che in un articolo sul Fatto Quotidiano Antonello Caporale definisce “operose”, hanno infatti innescato movimento anti-renziano inerziale ma inarrestabile all’interno del Partito Democratico.
E così, è arrivata la richiesta quasi unanime ad Enrico Letta di prendere la guida dei dem. Base riformista, la corrente di Lotti e Guerini, ha accettato quasi senza fiatare, persino di fronte al progetto del “francese” di un congresso tematico e di primarie nel 2023 (la fotocopia della linea Zingaretti).
Stefano Bonaccini, che picconava Zinga e preparava, forse, il terreno per la successione, è sembrato spiazzato dal corso che hanno rapidamente preso gli eventi, e di margini di manovra anche a lui ne sembrano rimasti ben pochi.
Ma non è tutto. Zingaretti, nel mentre che si dimetteva da segretario Pd, rinsaldava l’alleanza in Regione Lazio col Movimento Cinque Stelle (a cui sono andati due assessorati in Giunta), un’alleanza, del resto, a cui crede in maniera ferma anche Enrico Letta.
Come aveva già scritto su TPI Marco Antonellis, la presenza di Zingaretti nel Pd che verrà (e che viene battezzato oggi con l’elezione di Letta in Assemblea Nazionale) sarà tutt’altro che marginale.
“Io ci sarò“, aveva scritto Zinga in una lettera a Letta. Secondo Il Fatto, ciò potrebbe tradursi in un ruolo da ministro in un futuro Governo. Non è esclusa nemmeno la candidatura a sindaco di Roma. C’è anche il collegio da deputato in Toscana che, volendo, lo aspetta.
Ma al di là delle cariche ufficiali, Zingaretti sembra sia riuscito a tessere la tela di un disegno politico che rischiava di impantanarsi, quello dell’alleanza strutturale col M5s e di una marginalizzazione delle correnti centriste e degli orfani di Renzi.
Ed è riuscito a farlo, paradossalmente, proprio dimettendosi da segretario.
(da TPI)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
IL COMMENTO DI ROTONDI: “UN TIPO GENTILE CHE NON FARA’ PESARE LA SCONFITTA DI NOI MODERATI DEMOCRISTIANI”
E’ il giorno di Letta, ed è un bel giorno: per il Pd, per il Paese.
Enrico è una persona seria, davvero. Ha qualche anno meno di me, ma la generazione dc è quella. Abbiamo fatto assieme la scissione del Ppi, da fronti opposti. Era già il migliore di noi, per unanime riconoscimento. Ha avuto una grande carriera dopo la Dc, ma la avrebbe avuta uguale vivente mamma Dc. E sono sicuro che gli sarebbe piaciuta di più. Enrico è un vero democristiano, a tutto tondo.
Ma la sua sfida è adesso e qui: nel Pd, il partito che ha contribuito a fondare con le scelte ispirate nel bugigattolo dell’Arel dal suo mentore, il mitico, intelligentissimo e permalosissimo Nino Andreatta.
Al vecchio Nino, e al suo portasilenzi Enrico Letta, si debbono le grandi scelte della sinistra dc degli anni novanta: l’opzione europeista, la discesa in campo di Romano Prodi, la scelta di campo per il centrosinistra, l’Ulivo, il Pd.
Letta est ‘substantia rerum’: è il Pd.
C’è una lettura tutta democristiana della elezione di Letta, e l’ha data ‘ante litteram’ un dc di rito andreottiano come Vito Bonsignore, lo scorso ottobre a Saint Vincent, al convegno della fondazione ‘Democrazia Cristiana’.
Cito testualmente Bonsignore: ‘il Pd non è la ditta ex pds, ma la sinistra dc che lo ha preso in mano al punto da permettersi il lusso di lasciarne la gestione a Zingaretti’.
E ancora: “smettiamola di parlare di comunisti, il Pd è il partito della sinistra dc che ha vinto la sua scommessa; una Dc ancora fortissima si divise nel 1995, da una parte i moderati, dall’altra la sinistra che scelse l’Ulivo, e che ha egemonizzato il Pd esprimendo quattro premier e un presidente della Repubblica”. “Hanno vinto loro”, concluse Bonsignore, quasi a concludere un congresso postumo.
E sissignori, concediamola questa vittoria, e profittiamo che a riscuoterla è un tipo gentile come Enrico, che non ci farà pesare la sconfitta. Che è tutta dei moderati democristiani.
Non abbiamo concluso un cavolo. Giocavamo nel campo più favorevole, quello moderato, dove stazionava l’elettorato ex democristiano. L’abbiamo diviso con Berlusconi, che era una specie di Democrazia Cristiana formato Standa. Ma poi abbiamo lasciato che quell’elettorato si radicalizzasse nei populismi, tra Lega, destra e persino Cinquestelle.
Da noi dc, manco un vagito. Ci siamo baloccati in partitelli dai nomi improbabili, abbiamo fatto cause sullo scudo crociato, in tre o quattro siamo andati persino al governo, ma l’uno contro l’altro, e sempre senza una strategia che non fosse quella di fotterci tra di noi. Solo Casini ebbe un quarto d’ora istituzionale alla presidenza della Camera, poi si stufò e ora gira il mondo.
Si dirà che ce la siamo vista col trentennio berlusconiano, ma è un’aggravante: Enrico e soci si sono mangiati i comunisti, altro che il Cavaliere che attaccava i manifesti della Dc (e non ha mai frenato la ricostruzione democristiana).
La colpa è nostra, senza appelli: non eravamo all’altezza. Ancora adesso consumiamo l’ultimo anno di legislatura sperando che ce ne sia ancora un altro, senza una iniziativa, un’idea forte, un guizzo.
Eppure la ragione ideale sarebbe dalla nostra parte: ma come diceva Cossiga, non basta aver ragione, devi trovare qualcuno che te la dia. E soprattutto devi avere il coraggio di farti avanti e di chiederla.
In bocca al lupo, Enrico.
Gianfranco Rotondi
deputato di Forza Italia
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