Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile
ORA L’ALLEANZA CON IL M5S DI CONTE VA BENE ANCHE AGLI EX RENZIANI DEM
L’ultima magia di Enrico Letta: far fare una vera e propria inversione di 180 gradi su Conte e i Cinque Stelle a Bonaccini e al fronte dei sindaci (di Base Riformista) Nardella e Gori.
Se ai tempi di Zingaretti l’ex premier con la pochette e i grillini erano quasi i nemici da abbattere, forse più di Salvini, e il Pd non doveva neanche allearsi con loro, arriva la nuova linea degli amministratori ex renziani rimasti ancora nel Pd.
L’ha dichiarata oggi lo stesso Bonaccini, lasciando a bocche aperte più di una persona al Nazareno. Ecco il nuovo corso di Bonaccini: “Se noi dobbiamo avere alleati, è bene che quei potenziali alleati siano il più in forma possibile”, ha detto il presidente dell’Emilia Romangna intervistato durante il programma tv Omnibus, su La7, riferendosi al M5S. “Se i voti ce li togliamo a vicenda, la destra non si batte. Il tempo dell’autoisolamento mi auguro sia terminato per sempre”.
E poi su Conte: “Io sono convinto che la leadership di Conte al Movimento 5 Stelle possa solo fare bene, in questo momento, perchè gode di stima diffusa e popolarità vera e mi auguro che possa essere un ‘carburante ecologico’ per il Movimento”.
Insomma, una vera e propria marcia indietro rispetto anche a solo poche settimane fa. Roba che quando Zingaretti diceva che era necessario allearsi con i 5 Stelle e Conte, c’era chi saliva sulle barricate. Per la serie: Bonaccini folgorato sulla via di Letta.
(da TPI)
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Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile
LETTA E CONTE: NIENTE ALLEANZE A MACCHIA DI LEOPARDO, MA INTESA TOTALE
“Alle amministrative non possiamo permetterci il lusso di non presentarci uniti ovunque”. A un certo
punto della chiacchierata i due ex premier si guardano negli occhi e condividono un obiettivo: niente alleanze a macchia di leopardo, il cantiere della nuova coalizione deve porre come fondamenta una vittoria al debutto elettorale nelle grandi città . “Altrimenti sarà dura proseguire insieme alle Politiche”, è il ragionamento su cui si trovano d’accordo.
Non è un passaggio scontato, quello che Enrico Letta e Giuseppe Conte consumano alle undici del mattino, mentre anche nella sede dell’Arel, che è la “seconda casa” del segretario pd, giungono gli echi della battaglia del Campidoglio, dove i consiglieri dem vogliono sfiduciare la sindaca Virginia Raggi.
Un autentico cruccio per entrambi, la prima cittadina di Roma, il granello di sabbia capace di inceppare la “gioiosa macchina da guerra” che si intende costruire: un centrosinistra largo, da Calenda a Fratoianni, con il Pd al centro e il Movimento in asse.
Da testare sul campo più importante che c’è: la Capitale d’Italia. Dove servirebbe un candidato unico, non dividersi in tre pezzi, tanti quanti sono oggi i potenziali competitor di una possibile coalizione. Nicola Zingaretti è il sogno, l’uomo che non ha mai perso un’elezione. Irremovibile al momento, ma da qui a ottobre c’è tempo: la speranza è convincerlo, alla fine.
“Chi va da solo è meno efficace”, scandisce Conte, accomunato all’altro capo partito dallo strano status di debuttante nel nuovo ruolo ed ex inquilino di Palazzo Chigi, sfrattati dalla stessa mano: quella di Matteo Renzi. E quando, dopo lunga riflessione sul da farsi, Letta decide di postare su Twitter la foto dell’incontro, in tanti pensano a una cartolina per l’ex Rottamatore, che dal canto suo fa sapere, ruvido, che l’incontro con il redivivo Enrico non è ancora programmato.
Nelle pieghe della conversazione durata circa un’ora – un’apertura dedicata all’emergenza Covid, fra vaccinazioni e Recovery – ci sono altri punti di concordia: ad esempio sull’esigenza di portare avanti insieme alcune riforme in Parlamento, dalla sfiducia costruttiva alla norma anti-trasformisti che penalizza i cambi di casacca. Letta ne parlerà , nel pomeriggio, anche alla presidente del Senato.
Restano sul sfondo, pressochè inespresse, le divergenze. Che pure ci sono.
A partire da quelle sulla legge elettorale, che il segretario pd vuole in senso maggioritario e i 5S di stampo proporzionale. Ma ci sarà modo di parlarne, adesso è l’ora delle consonanze. Di definire con chiarezza schema di gioco e regole di ingaggio.
Per costruire quel “fronte civico e sociale ampio” delineato ieri dall’ex ministro Francesco Boccia. Di questa coalizione i 5S saranno alleati principali, non forza organica.
È il concetto del doppio cerchio contiguo, che serve per rimarcare la differente identità dei due principali azionisti del Conte II, placandone i dissensi interni, ma anche per rassicurare quanti – in primis appunto Renzi – arricciano il naso davanti all’abbraccio con i grillini
Il leader in pectore dei 5s si muove in una curiosa forma ufficiosa. Da solo, senza il portavoce Rocco Casalino al seguito e con la maggior parte di deputati e senatori pentastellati tenuti all’oscuro: in tanti, ieri pomeriggio, hanno cercato al cellulare “Giuseppi” per avere notizie sul faccia a faccia con Letta. Ma senza avere risposta. Il futuro, per ora, è solo immaginato dietro quella carta geografica che anima, si fa per dire, l’immagine della prima uscita del nuovo capo.
(da agenzie)
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Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile
LA GRAN BRETAGNA HA “UN CONTRATTO IN ESCLUSIVA”, QUELLO DELLA UE SI BASA SUL “MIGLIOR SFORZO” DA PARTE DELLA CASA FARMACEUTICA
Il Regno Unito ha con AstraZeneca un contratto “di esclusiva” per la fornitura del vaccino contro il coronavirus, mentre l’Unione europea ne ha stipulato uno che si basa sui “migliori sforzi” da parte della casa farmaceutica.
Per questo, gli accordi stipulati dal governo britannico prevarrebbero su quelli europei.
Lo ha detto in un’intervista al Financial Times il ministro britannico della Salute, Matt Hancock, spiegando che Londra e Bruxelles stanno cercando di risolvere la disputa riguardo alle consegne delle dosi del vaccino anglo-svedese.
Tuttavia, ha aggiunto Hancock, l’Unione europea non dovrebbe sospendere le esportazioni verso la Gran Bretagna del vaccino prodotto nello stabilimento olandese, proprio per la natura degli accordi contrattuali stipulati con la casa farmaceutica.
“Ritengo che le nazioni che si basano sul libero commercio seguano il diritto contrattuale”, ha detto il ministro britannico. “Loro hanno un contratto di ‘migliori sforzi’ e noi abbiamo un accordo di esclusiva”, ha affermato Hancock, aggiungendo che “il nostro contratto prevale sui loro. Si chiama diritto contrattuale. E’ molto semplice”, ha sottolineato il responsabile della Sanità britannica.
L’intervista di Hancock fa seguito alle polemiche di ieri tra Londra e Bruxelles, che sembrano poi essersi placate con la diffusione di una nota congiunta nella quale le parti affermano di essere alla ricerca di una situazione soddisfacente per tutti, per “estendere la fornitura di vaccini a tutti i nostri cittadini”.
(da Globalist)
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Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile
IL VIROLOGO BROCCOLO: “QUELLI ADATTI NON SONO ANCORA DISPONIBILI”
I test antigenici nasofaringei sono poco reattivi sui pazienti con una bassa carica virale, come accade
spesso per i bambini. Ecco perchè, per il virologo della Bicocca, bisognerebbe spingere sui test rapidi salivari
«Uno screening settimanale per riaprire le scuole? Per essere più precisi possibile avremmo bisogno di test salivari rapidi, che al momento però non abbiamo». Il professor Francesco Broccolo, virologo dell’Università Bicocca, è il direttore del laboratorio Cerba di Milano, uno tra i più importanti della Lombardia. Dalla sua posizione ha potuto osservare in tempo reale le difficoltà della macchina dei tamponi messa in moto nella lotta al Coronavirus: come aveva spiegato ad Avvenire, il fallimento autunnale del tracciamento ha provocato un’impennata di casi su tutto il territorio nazionale, aggravata poi dall’utilizzo smodato dei test rapidi in sostituzione di quelli molecolari.
Lo ritroviamo cautamente più ottimista in merito alle ipotesi — in studio in questi giorni al Ministero dell’Istruzione — secondo cui la riapertura delle scuole verrebbe accompagnata da sistematici test antigenici.
Tuttavia, secondo il virologo, la questione resta delicata per diversi motivi: se è vero che gli antigenici naso-faringei permettono una diagnosi rapida ed evitano l’effetto imbuto nei laboratori (andati in tilt lo scorso novembre), non sono sufficientemente sensibili come potrebbero essere i salivari, chiamati in causa dal sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, che l’Istituto superiore di sanità dovrebbe approvare entro Pasqua. «Mi meraviglio che ci stiamo mettendo così tanto», sottolinea Broccolo, «visto che è da marzo 2020 che si stanno provando».
Al momento, però, i testi salivari hanno ancora bisogno di un’analisi da laboratorio: un dettaglio che potrebbe causare non pochi problemi di tipo logistico.
«A oggi non abbiamo test rapidi salivari», spiega il professor Broccolo. «Il campione biologico dovrebbe comunque essere mandato nei laboratorio per fare un’analisi molecolare. E dal punto di vista della logistica rimaniamo di nuovo intrappolati in tempistiche più lunghe». Se invece vogliamo fare come la Francia, che sta facendo screening sui bambini con i test naso-faringei rapidi, allora «è fattibilissimo». Ma dobbiamo ricordarci che questo tipo di tampone ha un’affidabilità «sempre limitata»: a differenza di quelli salivari, sono poco reattivi nei pazienti con cariche virali basse — che è quasi sempre il caso dei bambini.
La ricerca della varianti
Oltre all’analisi dei tamponi, il laboratorio Cerba si dedica anche alla ricerca delle nuove varianti del Sars-Cov-2 — che sono, almeno ufficialmente, il motivo per cui le scuole sono state chiuse in quasi tutta Italia.
«Ne scopriamo continuamente», spiega Broccolo. «Ci sono delle mutazioni strane e rarissime che stiamo analizzando proprio in questi giorni. Oggi stesso abbiamo trovato due mutazioni nuove in un paziente, descritte pochissime volte solo a New York».
Le continue evoluzioni, comunque, non sono sempre collegate a una maggiore virulenza: «Ieri abbiamo individuato una variante inconsueta in una signora di Novara, ma la donna sta bene ed è guarita in fretta. Probabilmente il virus sta mutando per diventare endemico — cioè per adattarsi all’essere umano».
(da Open)
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Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile
LA DIDATTICA A DISTANZA COMPORTA MENO RISCHI, SOLO DEI FISSATI POSSONO CONTINUARE A INSISTERE PER RIAPRIRE LE SCUOLE
Abbiamo visto, negli ultimi mesi, susseguirsi gli appelli e le proteste da parte del mondo della scuola perchè gli istituti accolgano di nuovo gli alunni. Ma una più silenziosa, non piccola, fetta di insegnanti e genitori è ancora titubante sulla questione.
Anzi, preferirebbe continuare a fare i conti con la Dad piuttosto che esporsi al pericolo contagio. A dirlo, un sondaggio di ‘Tecnica della Scuola’ su 10.094 lettori: così come riporta il sito Skuola.net, infatti, il 49,3% del campione si è infatti schierato contro il ritorno in classe in tutti i gradi scolastici.
C’è comunque un 33% che si è detto favorevole al riavvio in presenza di tutti gli studenti e un 17% che lo considera attuabile solo per infanzia e primaria.
Genitori e docenti contrari al ritorno a scuola: c’è paura del contagio
Più della metà dei partecipanti al sondaggio è composto da genitori, considerando anche che una parte ricopre anche il doppio ruolo padre-madre assieme a quello di insegnante; visto che i docenti hanno rappresentato circa il 45% dei rispondenti, una quota distribuita equamente su tutto lo stivale.
Ma quali sono i motivi dell’incertezza dimostrata su questo argomento? Probabilmente, oltre al timore del contagio, c’è la questione vaccini. Perchè, secondo il sondaggio, quasi il 60% del campione complessivo ha dichiarato di essere ancora in attesa di fare la prima dose del vaccino AstraZeneca.
Il 10%, invece, non ha intenzione di vaccinarsi, contro un 30% di utenti che hanno già prestato il braccio al vaccino AstraZeneca. Secondo quanto afferma ‘Tecnica della Scuola’, per quanto riguarda i soli insegnanti la quota di chi è ancora in attesa del vaccino scende a circa il 40%. Ma evidentemente non è ancora abbastanza per rasserenare chi lavora in prima linea nel mondo della scuola.
(da agenzie)
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Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile
“NEL REGNO UNITO NELLE DIFFICOLTA’ SI UNISCONO INVECE CHE DIVIDERSI”
Il virologo e direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova
Andrea Crisanti, da sempre sostenitore del massimo rigore sulle misure per contenere il Covid e spesso in contrasto con gli amministratori che tendono invece a riaprire prima del previsto anche quando la situazione contagi è fuori controllo, ha fatto una previsione sull’andamento della curva epidemica nei prossimi mesi: “Molto difficilmente avremo una estate come quella del 2020, quando dopo il lockdown abbiamo riaperto con pochi decine di casi di contagio. Probabilmente quest’anno arriveremo a inizio maggio con almeno 7-8mila casi al giorno, che sono ancora tantissimi purtroppo”
Crisanti ha spiegato che la dinamica della trasmissione del virus è ancora oggi allarmante, che purtroppo questo non lascia elementi di ottimismo: “C’è ancora anche un numero inaccettabile di morti”, ha ricordato il microbiologo.
“Ogni giorno guadagnato è un giorno che vacciniamo persone, solo così ricominceremo a respirare. Arrivare al numero di vaccinazioni del Regno Unito non è una cosa che si improvvisa, loro sono fondamentalmente molto più organizzati. L’Inghilterra è diversa da noi anche come popolo, di fronte alle difficoltà agisce come una sola persona, tendono a unirsi invece di dividersi”, ha detto ancora Crisanti commentando le differenze sulla campagna di vaccinazione anti-Covid nel Paese di Boris Johnson e nel nostro, dove invece il piano vaccini fatica a decollare.
Il professor Crisanti ha smentito poi anche una delle tante notizie false che circolano sui vaccini contro il Coronavirus: “Il vaccino non è una terapia genica, stiamo iniettando un ‘intermedio genetico’ estremamente labile, che non dura, ma che prima che si degrada produce le componenti del virus che inducono una risposta immunitaria”, ha chiarito il professore.
(da Globalist)
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Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile
OCCORRERA’ ANCORA USARE LA MASCHERINA E RISPETTARE IL DISTANZIAMENTO
No agli incontri in ambienti chiusi con persone non appartenenti allo stesso nucleo famigliare. Nessuna deroga al distanziamento sociale, da “rafforzare” in ragione della maggiore contagiosità della variante inglese di Sars-CoV-2.
E massimo rispetto dell’indicazione a lavarsi frequentemente le mani, in particolare prima di portarsele al volto.
Se si è tra i “fortunati” che si sono già sottoposti alla vaccinazione contro Covid-19, le misure anti-contagio da rispettare non cambiano di una virgola.
Le indicazioni fornite dai governi partono dalle evidenze portate alla luce dalla comunità scientifica. Sebbene siano in fase di consolidamento le prove che alcuni vaccini (quelli a mRna) proteggano all’80% dal contagio, la vaccinazione non deve essere vissuta come lo spartiacque oltre il quale è possibile abbassare la guardia nei confronti della pandemia. A maggior ragione se si è stati sottoposti soltanto alla prima iniezione
Nel Regno Unito e in Israele contagi in aumento dopo la prima vaccinazione
Il richiamo giunge dalle colonne del British Medical Journal. Punto di partenza è l’esperienza del Regno Unito, in cui oltre la metà degli adulti ha già ricevuto almeno una dose del vaccino contro Covid-19.
Ma anche dove l’Agenzia della Salute Pubblica ha evidenziato un “aumento notevole” delle infezioni negli over 70 che avevano ricevuto nei giorni precedenti la prima dose del vaccino AstraZeneca.
Un dato confermato anche in Israele, dove l’incidenza giornaliera è quasi raddoppiata nella prima settimana successiva alla vaccinazione. Evidenze che hanno indotto i sanitari dei due Paesi a sospettare che, una volta intrapreso il percorso di immunizzazione, i cittadini rischiano di abbassare la guardia nei confronti del virus.
“Le statistiche che giungono sia dal Regno Unito sia da Israele ci dicono che, dopo la prima iniezione, ci sono maggiori probabilità che le persone incontrino persone non appartenenti al proprio nucleo famigliare, spesso in cassa e riducendo il distanziamento sociale”, è il monito lanciato da James Rubin, docente di psicologia dei rischi per la salute all’University College di Londra, attraverso il British Medical Journal.
Per l’immunità possono servire fino a tre settimane
In calce all’articolo, oltre alla sua, la firma di altri tre sanitari (Julii Brainard, Paul Hunter e Susan Michie). Unanime la richiesta: aumentare i messaggi per evidenziare i rischi legati a questi comportamenti.
Anche se non è possibile conoscere con certezza le origini di questi aumenti dei contagi, è ragionevole pensare che alla base ci sia un allentamento delle misure di prevenzione del contagio.
Un qualcosa che non è al momento possibile permettersi, considerando che “lo sviluppo dell’immunità completa può richiedere fino a tre settimane”, ricorda Rubin.
Senza trascurare che, come tutti i farmaci, anche i vaccini contro Covid-19 potrebbero in alcuni casi non rivelarsi efficaci. Secondo gli esperti, un luogo e un momento opportuni per rimarcare l’importanza di rispettare la triade dei comportamenti anti-contagio sono rappresentati proprio dai centri in cui le persone si recano per vaccinarsi.
Sars-CoV-2: è possibile infettarsi anche dopo la vaccinazione
I vaccini anti-Sars-CoV-2 attualmente disponibili conferiscono una protezione che va dal 60 per cento di AstraZeneca (dopo la prima dose) a oltre il 90 per cento nel caso dei farmaci sviluppati da Pfizer-Biontech e da Moderna.
Questo vuol dire che, anche dopo la doppia vaccinazione, c’è una quota di persone che può ammalarsi, una volta entrata in contatto con il virus.
Trattandosi di un virus che si trasmette per via respiratoria, altamente contagioso, è necessario continuare a indossare le mascherine, rispettare il distanziamento sociale e lavare frequentemente le mani.
Sebbene tutti i vaccini praticamente azzerino la possibilità di sviluppare una forma grave di Covid-19, adottare queste precauzioni è fondamentale per ridurre la circolazione del virus nella comunità e proteggere coloro che vaccinati non lo sono ancora. A partire – naturalmente – dalle persone più fragili.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile
ALTRO INCREDIBILE FLOP DELLA REGIONE LEGHISTA: DA DUE GIORNI C’E’ IL PERSONALE PER FARE 800 VACCINAZIONI MA SONO SOLO UN CENTINAIO I CITTADINI CHIAMATI A PRESENTARSI
“Siamo sottoutilizzati”. A Iseo, in provincia di Brescia, le sedie del centro vaccinale ospitato nella
palestra della città sono rimaste vuote: per il secondo giorno di seguito sono state convocate soltanto 120 persone a fronte di una capacità di oltre 800.
E così nel palazzetto dove giocava la squadra di basket locale è stata attivata soltanto una delle otto linee possibili.
È l’ennesimo flop della campagna vaccinale lombarda, dopo i disagi dei giorni scorsi a Cremona, Como, Monza e Varese, dove il personale è stato costretto a chiamare i pazienti uno per uno al telefono.
Anche qui sulle rive del lago, Il problema non sono i vaccini che mancano “ma la gestione delle convocazioni — racconta il sindaco Marco Ghitti dopo aver ringraziato i volontari, i medici e gli infermieri che lavorano in questo centro — avere una potenzialità tale e vedersi sottoutilizzati sicuramente non fa piacere nè a me nè ai miei concittadini”.
E se il presidente della Lombardia Attilio Fontana ha scaricato tutte le responsabilità su Aria, chiedendo le dimissioni in blocco del consiglio d’amministrazione (cosa avvenuta oggi), in realtà i malfunzionamenti derivano anche da una serie di scelte prese da lui, insieme alla sua vice Letizia Moratti e a Guido Bertolaso.
I vertici regionali decidono di anticipare al 18 febbraio l’inizio delle somministrazioni agli over 80, e affidarsi ad Aria pur senza avere i tempi necessari per l’adeguamento del sistema informatico delle prenotazioni.
Per questo ancora oggi le agende con gli appuntamenti vengono fatte con la compilazione di file excel non integrati nella piattaforma: Ecco la ragione del caos di questi giorni. E delle immagini dei palazzetti deserti.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile
ORA SIAMO DOPO NIGERIA E PERU’, VOLO IN PICCHIATA CHE CI FA PERDERE ALTRE 11 POSIZIONI DOPO IL CAMBIO DI GOVERNO
Al 40° posto su 53 Paesi, con un volo in picchiata di 11 posizioni. Nella Covid Resilience Ranking, la classifica stilata da Bloomberg sui luoghi del mondo dove la pandemia viene gestita in modo più efficace, l’Italia continua a non essere un esempio. Superato da Nigeria e Perù, al 38° e 39° posto, il nostro Paese non è uno dei migliori luoghi in cui vivere durante una pandemia. 994 casi su 100 mila abitanti registrati in un mese, un tasso di mortalità pari all’1,6%.
Ancora più in basso di Paesi come Pakistan e Portogallo, l’Italia registra un tasso di capacità di resilienza pari a 50.1, superando di poco Grecia e Iran. Allontanandosi di 28 unità dal punteggio ottenuto dalla Nuova Zelanda, prima nella classifica della rivista americana.
I dati raccolti dalle analisi della Johns Hopkins University si uniscono a quelli sulla vaccinazione calcolati da Bloomberg: per l’Italia si registra una copertura vaccinale del solo 6,7%. Nulla in confronto al 54,1 % di Israele, in cima alla classifica della resilienza. «L’Italia affonda 11 posizioni mentre il paese ha chiuso negozi, ristoranti e scuole per combattere una nuova ondata. Il suo governo sta pianificando una chiusura totale per Pasqua». La rivista americana parla del nostro Paese insieme a Repubblica Ceca, Polonia, Romani e Grecia, inserendola nell’elenco dei territori che continuano a perdere posizioni.
Sul fronte delle vaccinazioni Stati Uniti, Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti coprono almeno un quinto di popolazione scalando la classifica nell’ultimo mese trascorso, mentre Australia e Cina svettano ai primi posti. Qui il virus è stato quasi del tutto eliminato.
Dall’altra parte i Paesi europei sembrano condurre una strategia anti virus al ribasso. «Stanno pagando il prezzo per un lancio caotico di vaccini, con 9 dei 10 cali più significativi di marzo, e con città come Parigi bloccate di nuovo» spiega Bloomberg. Israele rimane l’esempio per tutti: «La metà della popolazione israeliana di 9 milioni di persone ha ricevuto due dosi di un vaccino Covid e la vita di coloro che sono stati vaccinati si sta normalizzando rapidamente». Il riferimento è al Green Pass rilasciato agli immunizzati per accedere a palestre, hotel e piscine. Discoteche e bar sono di nuovo in attività con una qualità della vita senza paragoni rispetto alla maggior parte dei Paesi ancora in lotta.
(da Open)
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