Marzo 21st, 2021 Riccardo Fucile
UNA CHAT PER PRENOTARE NEI LOCALI CHIUSI PER LE RESTRIZIONI… POI SONO QUELLI CHE CHIEDONO PURE I RISTORI
Nella notte tra sabato 20 e domenica 21 marzo in un ristorante di Brebbia, in provincia di Varese, le telecamere di Striscia la Notizia hanno ripreso assembramenti e persone senza mascherina sedute tranquillamente per cenare o al bancone del bar per un aperitivo.
Una quarantina di persone tra invitati e personale di sala hanno partecipato ad una festa di compleanno clandestina, in piena zona rossa.
Il festeggiato, Francesco Tomasella, è il creatore e amministratore della chat, già al centro di un`inchiesta di Striscia del 15 marzo, per prenotare locali chiusi per restrizioni anti-Covid, e quindi fuorilegge, che permettono ai clienti di mangiare al tavolo nonostante i divieti.
Max Laudadio, sul posto con la troupe, ha invitato l`organizzatore della festa a rilasciare un`intervista, ma Tomasella si è sottratto al confronto. Sul posto è intervenuta anche la Polizia che ha identificato i presenti.
Il servizio andrà in onda lunedì sera su Striscia la notizia (Canale 5, ore 20.35).
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2021 Riccardo Fucile
“I LAVORATORI VANNO VACCINATI, NON LICENZIATI”
Una critica a tutto tondo, giusto per far capire che il governo Draghi non è un governo così neutro ma
– anche se in parte – si fa portavoce delle istanze della destra liberista che si ritrova intorno alla linea ‘padronale’ della nuova gestione di Confindustria.
I lavoratori andrebbero tutti vaccinati e non licenziati, ed è completamente sbagliata la scelta politica di un nuovo condono fiscale nel decreto Sostegni, che peraltro amplia la platea dei precari con diritto al ristoro, di cui però riduce l’ammontare. La stoccata al governo arriva dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, secondo il quale il condono “non c’entra nulla con il lavoro, la povertà , l’emergenza”.
Landini ha sottolineato che “entro l’estate i lavoratori vanno vaccinati, non licenziati. E’ un errore da correggere quello del governo, mentre è del tutto sbagliata la scelta politica di un nuovo condono fiscale: un’offesa a chi paga sempre le tasse”. Del decreto Sostegni, il segretario della Cgil dice che è “sicuramente necessario, ma ci sono tre cose” che non lo convincono.
“La prima è la decisione di inserire in un decreto per sostenere l’economia, in questo drammatico momento, un nuovo condono fiscale. Che non c’entra nulla con il lavoro, la povertà , l’emergenza. Anzi, è un modo di offendere chi le tasse le paga sempre. Pessima scelta. Qui ci vedo una netta contraddizione con le affermazioni contenute nel discorso programmatico del presidente Draghi. Dove era forte il richiamo alla dimensione europea e alla volontà di una riforma complessiva del sistema fiscale”.
Il secondo punto riguarda i sostegni destinati ai lavoratori precari. “E’ vero che si è allargata positivamente la platea a figure finora escluse – osserva Landini-, ma a fronte di questo è stato ridotto l’ammontare dell’indennità : da mille euro al mese a 800 euro. Questo in un momento in cui nel nostro Paese sta crescendo la povertà anche tra coloro che hanno una qualche forma di occupazione”.
Il terzo punto oggetto delle critiche della Cgil è che “questa dovrebbe essere una fase di coesione sociale, di unità del Paese. Invece aver stabilito che da luglio, in teoria, le imprese industriali potranno ricorrere ai licenziamenti collettivi mentre per gli altri settori di attività continuerà il blocco fino ad ottobre dividerà il Paese. Una decisione incoerente rispetto all’impegno del governo di arrivare in autunno ad una riforma condivisa degli ammortizzatori sociali. Non vorrei che ci possano essere aziende che licenziano a luglio per poi chiedere soldi in autunno. Sarebbe molto grave. Continuo ad avere aspettative da questo governo e non ho alcun pregiudizio”.
(da Globalist)
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Marzo 21st, 2021 Riccardo Fucile
CHAT INFUOCATE: “E ORA CHE SI FA?”,,, IPOTESI DE MICHELI O SERRACCHIANI ALLA CAMERA, AL SENATO SI PARLA DI FEDELI
L’intervista di Enrico Letta è esplosa come una bomba nelle chat dei parlamentari Pd sin da questa mattina. “Hai visto? E ora, che si fa?”, è la domanda che corre tra deputati e senatori dem spiazzati dal blitz del segretario.
Letta oggi, nella sua prima intervista ad un quotidiano, dice che i due capigruppo di Camera e Senato dovranno essere donne. Lo dice al Tirreno, che è lo storico quotidiano della sua regione ma – si fa notare – che è anche quella di Andrea Marcucci.
E l’intervista esce anche in un altro quotidiano del gruppo, la Gazzetta di Reggio Emilia: a casa di Graziano Delrio, insomma.
L’ipotesi di un cambio era nell’aria da giorni. Ora le indiscrezioni sono diventate una richiesta esplicita di Letta. E i gruppi – le assemblee sono previste martedì – saranno chiamati ad esprimersi su una richiesta che suona un po’ come un atto di fiducia verso il nuovo segretario Pd.
“Certo, è un’entrata a gamba tesa”, dice un deputato dem, “ci ha spiazzato tutti. Da Parigi è tornato Enrico ‘Matteo’ Letta, è tornato un rottamatore…”.
La presa di posizione del segretario va a scardinare un sistema di equilibri tra correnti articolato tra presidenti e vice nei gruppi. E non è stata affatto presa bene.
A palazzo Madama c’è molta irritazione, a quanto si riferisce. I senatori più vicini ad Andrea Marcucci reagiscono a caldo con stizza, si dicono pronti a ‘sfidare’ il segretario e tentati di andare alla conta: “Vediamo, non è detto che Andrea non venga rieletto… e poi se il problema è la foto per la parità di genere, ma di che parliamo?”.
Anche se il ragionamento tra i senatori dem è che difficilmente si andrà a uno scontro: “Non sappiamo cosa intende fare Marcucci, lui di certo ha i numeri ma arroccarsi e per di più sulla parità di genere non avrebbe senso”.
Il riferimento del senatore dem sulla ‘foto’ è nel passaggio dell’intervista di Letta quando dice: “Quando sono arrivato ho detto che c’è un problema enorme di presenza femminile nel nostro partito: tre ministri sono uomini, io sono un uomo. Penso che per forza di cose due capogruppo debbano essere due donne. Non possiamo fare una foto di gruppo del vertice del partito e presentare volti di soli maschi. In Europa sono cose che può fare Viktor OrbàŸn in Ungheria o Mateusz Morawiecki in Polonia”.
Il segretario sottolinea che per Delrio e Marucci “non è una bocciatura. Sono fra le figure di maggiore rilievo che abbiamo, hanno lavorato benissimo e potranno tornare utilissimi in altri ruoli. Siamo intorno alla metà della legislatura ed è giusto lasciare spazio a due donne”.
Quanto alla scelta, sarà affidata all’autonomia dei gruppi: “Suggerisco che votino e scelgano senza drammi. Non le indico io le capogruppo, le scelgano. Tutti mi hanno votato, quindi non c’è maggioranza e minoranza”.
Dice Cecilia D’Elia: ci sono “molte donne capaci e competenti. Spetta ora ai Gruppi decidere il nome in piena autonomia, oltre ogni logica legata alle correnti”. Eppure tra i parlamentari si ragiona invece su “una scelta complessiva”, ovvero che tenga conto degli equilibri interni pesando i ruoli a Camera e Senato.
A Montecitorio il gruppo è articolato tra varie anime dem e le possibilità sono diverse da Paola De Micheli a Debora Serracchiani fino a Alessia Morani e Marianna Madia.
Al Senato le cose sono più complicate anche per la presenza corposa di parlamentari di Base Riformista. Nel caso di un cambio, la senatrice di area più riconoscibile sarebbe stata Simona Malpezzi che però è impegnata al governo.
C’è poi l’ex-ministra Valeria Fedeli, che da alcuni senatori viene data in pole. Ed ancora Anna Rossomando, che è vicepresidente del Senato e neonominata in segreteria da Letta, vicina ad Andrea Orlando. E infine Roberta Pinotti, figura autorevole, di Areadem di Dario Franceschini.
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2021 Riccardo Fucile
“ITALIA VIVA OGGI E’ SOSPESA, NON DECISA”
Il senatore Eugenio Comincini di Italia viva passa al Pd. 
L’annuncio oggi su Facebook. “Ho chiesto di poter tornare nel Pd. Un anno e mezzo fa aderii ad Italia Viva”, scrive il parlamentare, “fu una scelta sofferta” per “costruire, fuori dal Pd, “una casa dei riformisti”.
“Italia Viva oggi appare sospesa, non decisa su aspetti sui quali per me non può esserci confusione”. Secondo Comincini i campi politici, “continuano ad essere due: il centrosinistra, imperniato sul Pd, e il centrodestra, imperniato sulla Lega. Non c’è una terza via: io non vedo le condizioni perchè possa nascere un soggetto centrista liberaldemocratico”.
“Ritorno nel Pd senza etichette, con le mie idee e le mie convinzioni”, si legge ancora nell’annuncio dell’addio a Italia viva da parte senatore Comincini che sottolinea “rientro nel Pd da persona libera”.
“Quella – aggiunge – che qualche giornalista chiama “transumanza” per me è libertà di assumere scelte difficili in un quadro politico che definire mutevole sarebbe riduttivo.
Il tema giustamente posto da Enrico Letta dei cambi di casacca (sul quale pure io mi sono a lungo interrogato) va affrontato alla radice: riconnettendo realmente gli eletti con la scelta degli elettori. Torno in pace, senza essere “cavallo di Troia” di nessuno, disponibile al confronto sulle idee”. “Un anno e mezzo fa non avevo chiesto garanzie nè ho avuto nulla in cambio per la mia scelta. Come è naturale e giusto che sia, non le ho certo chieste ora che torno sui miei passi. – prosegue il senatore – Non è nel mio stile. Se peraltro avessi voluto ottenere qualcosa in cambio, avrei fatto questa scelta quando, durante la crisi di governo, la transumanza (quella vera) mi riconosceva un peso politico e numerico infinitamente maggiore di quello che ho in questo momento”.
“Questa settimana – scrive Comincini – ho quindi chiesto di rientrare nel Pd motivandone la ragioni alla segreteria nazionale di Enrico Letta, al capigruppo Marcucci, ai segretari lombardo Vinicio Peluffo e metropolitano milanese Silvia Roggiani. Li ringrazio per l’accoglienza: non era affatto scontata dopo la mia scelta di un anno e mezzo fa. Nelle prossime ore formalizzerò la mia decisione alla Presidente del Senato Casellati. E quindi riprenderò l’attività con il colleghi Senatori con i quali avevo iniziato la legislatura”.
(da “Huffingtronpost”)
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Marzo 21st, 2021 Riccardo Fucile
GIORNATA CONTRO LE DISCRIMINAZIONI
Eliminare la discriminazione razziale richiede impegno costante. Il messaggio del Papa in un tweet in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale richiama alla necessità di attenzione costante: “Il razzismo è un virus che muta facilmente e invece di sparire si nasconde, ma è sempre in agguato. Le espressioni di razzismo rinnovano in noi la vergogna dimostrando che i progressi della società non sono assicurati una volta per sempre” dice Bergoglio
Dal 1966 le Nazioni Unite hanno proclamato il 21 marzo Giornata internazionale per l’eliminazione dell’odio razziale. La scelta è caduta sul primo giorno di primavera perchè il 21 marzo 1960, a Sharpeville, un gruppo di dimostranti sudafricani scioperò contro una delle più odiose norme introdotte dal regime dell’apartheid, secondo cui qualunque uomo dalla pelle nera per accedere ad una zona riservata alla gente bianca si sarebbe dovuto procurare un’autorizzazione. Durante la protesta pacifica la polizia aprì il fuoco, ci furono 69 morti e 180 feriti.
Le Nazioni unite hanno scelto come tema per il 2021 “I giovani in lotta contro il razzismo” ricordando come i ragazzi abbiano avuto un ruolo di primo piano nell’organizzazione delle marce Black Lives Matter del 2020 quando migliaia di ragazzi sono scesi in piazza per protestare contro la discriminazione razziale e hanno diffuso attraverso i social messaggi di un attivismo che, affermano le Nazioni Unite, “è tanto più significativo nel contesto della pandemia, che ha ristretto la libertà di movimento e di riunione e ha scatenato ondate di odio, violenza e paura verso etnie diverse”.
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2021 Riccardo Fucile
NEMMENO OGGI PARTONO GLI SMS PER LE CONVOCAZIONI… LA PIATTAFORMA CHE GESTISCE LE PRONOTAZIONI HA FATTO DI NUOVO CILECCA: HUB VUOTO A CREMONA FIERE
Continuano i disagi a Cremona legati alle difficoltà incontrate da Aria Lombardia, la società della
Regione che gestisce le prenotazioni delle vaccinazioni e che sarà presto sostituita con il servizio di Poste Italiane.
Anche stamattina, come ieri, non si è presentato nessuno a Cremona Fiere — l’hub allestito in città — per la vaccinazione anti Coronavirus, perchè non sono stati inviati di nuovo gli sms di convocazione ai cittadini a causa di un problema al sistema di avviso agli utenti che si erano prenotati sulla piattaforma.
L’Asst di Cremona si è quindi mobilitata in prima persona con gli aventi diritto (aziani con più di 80 anni e personale scolastico), gestendo in prima persona le chiamate sulla base dei nominativi di chi aveva aderito alla campagna.
La speranza è quella di raggiungere comunque il risultato di ieri, 20 marzo, quando alla fine, nonostante il disguido, sono state vaccinate 1.100 persone (mai così tante in precedenza).
Ieri la vicepresidente della Lombardia e assessora al Welfare Letizia Moratti aveva scritto su Twitter: «L’inadeguatezza di Aria Lombardia incapace di gestire le prenotazioni in modo decente rallenta lo sforzo comune per vaccinare. È inaccettabile! Grazie agli operatori che si prodigano vaccinando comunque 30 mila persone al giorno. E grazie ai cittadini lombardi per la pazienza».
La sindaca di Crema replica alla Moratti
“Dite alla Moratti che il capo è lei” — la sindaca di Crema, Stefania Bonaldi, non ha risparmiato le critiche ed ha pubblicato sul suo profilo Facebook l’intervento della vicepresidente regionale via social e commenta: “Sincerità apprezzabile, ma qualcuno spieghi per favore all’Assessore che lei è il capo”.
(da agenzie)
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Marzo 20th, 2021 Riccardo Fucile
LA FIDUCIA NEL GOVERNO DRAGHI E’ CROLLATA AL 40%
Il primo tagliando del governo Draghi a un mese abbondante dal giuramento al Quirinale non è entusiasmante per il premier e i suoi ministri.
I sondaggi danno un responso unanime: il consenso attorno all’ex presidente della Bce è in flessione, la luna di miele con l’opinione pubblica sembra già agli sgoccioli.
La fiducia degli elettori nel nuovo governo è in calo secondo tre diversi istituti demoscopici: per Euromedia Research di Alessandra Ghisleri è al 47% (e partiva dal 57), secondo Aqua Group di Fabrizio Masia è al 40% (una settimana fa era al 42), anche per Antonio Noto (Noto Sondaggi) è al 40, in discesa di circa 4 punti dall’ultima rilevazione.
Anche il carisma personale del presidente del Consiglio sembra meno luminoso di come era stato percepito all’esordio a Palazzo Chigi: la fiducia in Draghi scende dal 57 al 52% secondo i numeri di Noto, dal 64 al 57% per quelli della Ghisleri.
Le ragioni? “Più il tempo passa, più le persone aspettano qualcosa di concreto”, riflette la direttrice di Euromedia Research.
Per Ghisleri, “Draghi fa bene a comunicare poco, è la sua cifra e il suo stile, credo si sia imposto di parlare solo nel momento in cui c’è qualche risultato effettivo da presentare all’opinione pubblica. Al tempo stesso però la gente sente il bisogno di essere tranquillizzata, sia sui ristori che sull’evoluzione della pandemia. La gestione del caso AstraZeneca, ad esempio, poteva essere affrontata in modo più limpido e rassicurante”.
L’impressione complessiva che si ricava dai sondaggi di Draghi è che il sostegno praticamente unanime del sistema mediatico non sia stato sufficiente a mascherare le lacune del suo basso profilo comunicativo.
“Mettendo insieme destra e sinistra — sottolinea Noto — il premier partiva da un bacino potenziale di consenso vicino al 70%, se si sommano le percentuali dei partiti di maggioranza. Un potenziale altissimo. È difficile mantenere un consenso di questo livello. La grande attesa iniziale e l’aspettativa alimentata dal racconto dei media possono diventare un boomerang”.
Per i bilanci è ancora presto, i numeri di maggio o giugno racconteranno una tendenza più solida e significativa. Intanto però si è accesa una prima spia d’allarme attorno alla reputazione quasi sacrale di un uomo presentato come il salvatore della Patria: “Credo Draghi stia scaldando ancora i motori — aggiunge Noto —, di certo finora ha parlato davvero troppo poco. Visti i numeri di partenza molto alti, un calo può essere anche considerato fisiologico. Resta il fatto che gli italiani per adesso non hanno percepito nessun cambiamento concreto rispetto alla situazione precedente”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 20th, 2021 Riccardo Fucile
DAL MOTTO “PER PAGARE E PER MORIRE C’E’ SEMPRE TEMPO” AL “NON PAGARE, TANTO ARRIVA IL CONDONO”
Non chiamatelo stato di necessità . Quando si fa un condono perchè il Fisco non funziona la necessità
è aggiustare l’amministrazione finanziaria e non fare regali a chi non ha pagato.
Ma in tempi di pandemia il consenso è merce rara e così a prevalere sono le necessità della politica, che ieri nel decreto ristori ha infilato il più classico dei condoni fiscali.
Un dono del tutto inutile per svuotare il magazzino delle scartoffie perdute nelle società di riscossione, in quanto lo stralcio circoscritto a chi dichiara fino a 30mila euro di reddito lascia in vita la stragrande maggioranza delle cartelle esattoriali.
Dunque il minimo risultato con il massimo costo, se nel conto mettiamo il messaggio che viene dato ancora una volta agli italiani: per pagare e per morire c’è sempre tempo, ma se si parla di tasse di tempo ce n’è molto di più, perchè in un modo o nell’altro un condono arriva sempre.
Lasciamo allora ogni speranza di vedere aumentare i cittadini onesti, e finiamola con cashback e lotterie degli scontrini. Fare la lotta all’evasione in questo Paese è come togliere l’acqua con un cucchiaino da una nave che affonda.
Giusto sarebbe stato in questo momento difficile per molte famiglie e imprese aiutare che vuole pagare e non riesce a farlo, azzerando gli interessi e allungando le rateizzazioni, ma far passare il concetto che oggi diventa carta straccia quanto dovuto fino a cinquemila euro — e domani magari sarà lo stesso per diecimila e più — è la pietra tombale di ogni promessa di rendere la vita difficile ai furbi che fanno fesso l’Erario.
Perchè qui il vero fesso è chi paga.
(da Infosannio)
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Marzo 20th, 2021 Riccardo Fucile
“TROPPA DISTANZA TRA QUANTO PERSO E I RISTORI STANZIATI”: MA QUALCUNO LI HA OBBLIGATI A FARE I LAVORATORI AUTONOMI?
Criteri giusti, risorse insufficienti. Il popolo degli autonomi e delle partite Iva accoglie con un sospiro di sollievo il Decreto Sostegni, appena varato dal Consiglio dei MInistri, anche perchè, ricorda il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella, “per noi professionisti l’ultimo intervento di ristoro è arrivato a maggio, e il decreto appena varato dal governo prevede che il prossimo contributo ci arrivi non prima di aprile: siamo stati “dimenticati” per un anno”.
Ma a fronte di tanta attesa, e della stretta del Covid a partire dallo scorso ottobre, i ristori messi a disposizione dal governo appaiono una goccia nel mare: “I parametri per ottenere gli indennizzi sono troppo selettivi, e le risorse sono insufficienti. Le speranze sono appese ai vaccini ma, intanto, le imprese non hanno più riserve per andare avanti”, rivendica il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli.
L’ultimo calcolo di Unimpresa stima in quasi 320 miliardi di euro la perdita complessiva di fatturato per le aziende e le partite Iva in Italia, nell’arco del 2020.
Nel complesso, la contrazione degli incassi è del 12,4%: il calo maggiore si è registrato per alberghi, bar e ristoranti (-40,3%), mentre è stato del 27,1% per il settore dell’intrattenimento e dello sport.
In controtendenza sia il comparto informazione e comunicazione (+1,6%) sia quello dell’agricoltura (+1,8%).
In termini percentuali, a livello territoriale è la Sardegna ad aver avuto l’impatto più forte sulla sua economia (-25,2%), seguita da Friuli-Venezia Giulia (-20,3%), Valle d’Aosta (-17,4%) e Lazio (-16,3%). “Il decreto non ci sembra adeguato nè dal punto vista delle tempistiche, perchè i fondi arriveranno almeno ad aprile, nè da quello delle risorse”, conclude Unimpresa.
“Sui ristori alle imprese apprezziamo il metodo applicato dal governo con il superamento del criterio dei codici Ateco, l’attenzione alle piccole imprese con la rimodulazione dell’intensità dei contributi, la rapidità dell’erogazione. Tuttavia va incrementata la quantità di risorse da destinare agli imprenditori, in particolare per i settori più colpiti, dalla moda al legno-arredo fino alla filiera del turismo”, ribadisce il presidente di Confartigianato, Marco Granelli.
Cna ritene ingiusto aver escluso coloro che “hanno subito pesanti cadute del fatturato pur al di sotto del 30% e non percepiranno alcun ristoro.
In attesa di avere maggiori ristori e contributi a fondo perduto, si sarebbe potuto dare una seconda opportunità di prestiti agevolati a imprese e partite Iva, suggerisce Gaetano Stella.
Tra le organizzazioni più critiche c’è Confesercenti, che stima tra il 5 e il 7 per cento la quota di copertura delle perdite subite dalle imprese a causa del Covid. Stime simili quelle di Fipe: secondo l’associazione un bar che nel 2019 fatturava 150mila euro e ne ha persi 25mila a causa delle restrizioni, avrà diritto a un bonus di 1.875 euro, il 4,7% della perdita media mensile. Tutti chiedono comunque al governo di fare in fretta: la preoccupazione è che i tempi di erogazione dei nuovi contributi, già previsti non prima di aprile, possano ulteriormente slittare.
(da “Huffingtonpost”)
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