Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
APERTURA A POSSIBILI INTESE CON IL PD: “PER FORZA ITALIA E’ ARRIVATO IL MOMENTO DI SALPARE L’ANCORA E NAVIGARE NEL MARE APERTO DELLA POLITICA”
Enrico Letta non esclude un’alleanza con Forza Italia, come ha affermato giovedì sera
in tv a La7. E anche ieri nel corso dell’asseblea nazionale del Pd ha riproposto il tema della costruzione di una alleanza larga, che dialoga con il M5S ma non solo.
Questa disponibilità non è sfuggita al alcuni esponenti di Forza Italia più moderati, un drappello di “liberal” non disposti a farsi schiacciare dai sovranisti.
Come il senatore azzurro Elio Vito (di recente dimessosi dal Copasir per protesta contro il presidente della Lega Volpi e fautore della legge contro l’omotransfobia) che, commentando le parole del capogruppo alla Camera Occhiuto su Forza Italia ancorata nel centrodestra, afferma: “Io invece credo che con il governo Draghi sia giunto per Forza Italia il momento di salpare l’ancora e navigare nel mare aperto della politica”. Un riferimento al grande “patto per la ricostruzione”, evocato da Letta ieri nel corso dell’assemblea, sull’esempio di “Ciampi nel 1993”.
“Le parole del segretario del Partito Democratico Letta – continua perciò Vito – mostrano che sono finalmente caduti ingiusti pregiudizi nei nostri confronti. Seguiamo dunque laicamente la rotta dei programmi e dei contenuti, senza schemi precostituiti, e cerchiamo di arrivare in porto con un Paese finalmente più aperto, moderno e liberale”.
“Il centrodestra fondato da Berlusconi – conclude il senatore di FI- era ben diverso dall’attuale, e non solo per i rapporti di forza interni. Forza Italia è nata per innovare la politica e cambiare l’Italia ed i governi di Silvio Berlusconi hanno potuto solo in parte realizzare le riforme necessarie, perché spesso frenati da forze conservatrici che pur ne facevano parte”.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
LA GIORNALISTA ARRIVA A PARLARE DI “DECLINO CULTURALE E POLITICO DELL’EUROPA”… LA DURA RISPOSTA DELLA UE
Lei si chiama Annalisa Chirico, ha 34 anni ed è giornalista pubblicista. Su twitter si presenta dicendo di essere una firma del Foglio, e di occuparsi anche di altro: scrive libri ed è spesso ospite nei canali televisivi più importanti. È amica di Matteo Salvini, e qualche anno fa alcuni rumor parlavano di loro come coppia (tutto smentito dagli interessanti). Ma comunque, il punto non è questo.
Il punto è che oggi, tra un post di una vecchia e bellissima auto e quello di alcuni dolcetti, ha dedicato un po’ dello spazio sulla sua bacheca Facebook alla Commissione europea.
O meglio: a una foto che è stata pubblicata il 14 aprile sul loro profilo Instagram. Nella foto ci sono un padre e suo figlio, entrambi di colore: son felici e sventolano la bandiera europea.
Si tratta di una sorta di spot per il Next Generation Eu, e nella didascalia lo si capisce bene. Ma a qualcuno questo non è piaciuto. Cosa? Vedere un giovane papà di colore con in braccio il figlio.
Come a dire: il futuro dell’Europa è fatto da persone che non hanno la pelle bianca? Così – ad esempio – la pensa proprio Annalisa Chirico, che ha addirittura parlato di “declino culturale e politico” e ha scritto:
Il declino culturale e politico dell’Europa sta tutta in questa foto. La Commissione Ue posta questa immagine su Instagram per dire ‘Think future. NextGenerationEU’, con un chiaro riferimento al piano europeo di ripresa e al destino delle future generazioni. Sono un padre e un figlio, una bella immagine familiare, ma davvero il futuro dell’Europa è rappresentato da due persone di colore? Non c’entra il razzismo, c’entra il politicamente corretto. Nessuna discriminazione per le seconde e terze generazioni, per chi in Europa lavora e rispetta le leggi e ha pieno diritto di cittadinanza, ma davvero la Commissione europea non trova una immagine diversa, di due europei bianchi, per dire che l’Europa siamo noi, con la pelle bianca, appartenenti a una comune storia e tradizione giudaico cristiana. Siamo bianchi: dobbiamo vergognarcene?
La risposta della commissione Europea a chi la pensa come Annalisa Chirico
Il post della Commissione Europea, come detto, è del 14 aprile e ha incassato più di 20mila reazioni positive. Il 15 aprile il social media manager della Commissione europea ha dovuto modificare la didascalia per mettere alcune cose in chiaro, e rispondere a chi commentava il tutto con frasi razziste. E ha scritto:
Siamo rattristati nel vedere una serie di commenti negativi basati sul colore della pelle del padre e del bambino raffigurati in questo post. La società europea è diversificata. Questo è un punto di forza per l’Europa e vogliamo rappresentarlo nei nostri post. Non tolleriamo commenti razzisti o xenofobi sulla nostra pagina.
Certamente non è una risposta che arriva ad Annalisa Chirico, ma forse lei leggendola potrà trovare risposta alle sue domande e potrebbe così capire che quello che lei ha etichettato come “declino culturale e politico”, altro non è che – dice la Commissione europea – “un punto di forza”, e che se per lei l’Europa è fatta di “bianchi con tradizione giudaico cristiana”, la verità gliela spiegano in poche righe: “La società europea è diversificata”.
Una risposta ad Annalisa Chirico l’ha data anche Aboubakar Soumahoro, sindacalista ivoriano naturalizzato italiano, che ha scritto su Facebook:
Le gravi e vergognose parole della dottoressa Annalisa Chirico sono una profonda offesa per tutte le persone con un colore di pelle evidentemente non gradito alla giornalista. Il Consiglio Nazionale Ordine Dei Giornalisti, i quotidiani e le numerose trasmissioni televisive, di cui è spesso ospite, dovrebbero prendere posizione e una netta distanza da queste dichiarazioni che traspirano una cultura razzista e razzializzante nostalgica di un’Europa ariana, che fortunatamente non esiste.
A pensarla come lui sono anche i molti che hanno commentato proprio il post della giornalista. E – forse il più azzeccato e sobrio è quello di Mattia – che ha scritto: “Ma davvero ha scritto queste cose?”.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
SUL CAMBIAMENTO DEL SIMBOLO DIVERSITA’ DI VEDUTE TRA CONTE E GRILLO
Negli ultimissimi appunti sulla bozza della carta dei valori, su cui sta lavorando ormai
da settimane, c’è scritto chiaro e tondo che il «suo» Movimento Cinque Stelle ha un «orientamento progressista» e che l’approdo naturale a Bruxelles dovrà essere il Partito socialista europeo.
Sul primo punto c’è un accordo di massima nello stato maggiore, ormai acconciato all’evidenza di un’alleanza elettorale con Pd e Articolo 1; sul secondo, invece, il dibattito è aperto, visto che tra i maggiorenti c’è chi preme per andare tra i liberali dell’Alde e chi non vorrebbe rinunciare al sogno di conquistare un posto in prima fila tra gli ambientalisti.
Ma il punto su cui negli ultimi giorni Giuseppe Conte ha esteso al massimo possibile l’elastico della tensione con il gotha del Movimento, a cominciare da una serie di telefonate con Beppe Grillo, è il simbolo.
Dietro il silenzio prolungato dell’ex presidente del Consiglio, che dietro quel suo «sto lavorando» ha accumulato riflessioni che in alcuni momenti stavano per spingerlo a un passo da un clamoroso ripensamento, c’è la consapevolezza che «intestarsi» anche plasticamente il M5S rifondato potesse far prendere ai sondaggi quell’abbrivio che ancora non si vede.
Più che a un cambio di nome, l’avvocato aveva pensato a una specie di restyling che comprendesse nel logo la parola «Conte» o la formula «con te», l’hashtag sui social rilanciato a più riprese anche da Grillo.
Ma proprio dal garante, che comunque continua a essere lo sponsor principale della sua investitura, è arrivato uno stop inatteso non tanto nei modi quanto nei toni. Raccontano dentro il Movimento che, prima di lasciarla ventilare urbi et orbi , la posizione intransigente di Grillo sul simbolo sia stata comunicata a più riprese a Conte stesso, che aveva provato a insistere più volte.
E che il niet grillino abbia gettato nello sconforto l’ex presidente del Consiglio, che le interlocuzioni più amichevoli (da Bettini a D’Alema a molti ex ministri del suo governo) ormai le ha più fuori che dentro il M5S.
Il tutto ha provocato l’ennesima battuta d’arresto alla rifondazione del M5S, rimasto impigliato – oltre che nelle dispute interne – nelle carte bollate del Tribunale di Cagliari (l’istanza era stata avanzata da una consigliera espulsa) e nell’attesa di un pronunciamento sul ripristino dell’organismo collegiale decaduto, che nello statuto ha preso il posto del vecchio «capo politico».
Lasciatosi convincere dall’idea che rinunciare alla sua lista personale fosse il modo migliore per giocarsi le briscole rimaste, adesso Conte è di nuovo a un bivio.
La rottura di un percorso con M5S ormai avviato e benedetto a tutte le latitudini è un’ipotesi lontana, certo; ma la ragnatela di tensioni e cavilli tra il Movimento e l’Associazione Rousseau – col suo codazzo di tensioni che attraversa tutto il gruppo dirigente – viene considerata dall’avvocato un ostacolo da cui liberarsi al più presto.
E così, mentre fuori dalle mura del suo studio impazza il dibattito sul presunto complotto che ne avrebbe provocato l’uscita dalla scena di Palazzo Chigi, il tacer di Conte non è più il verbo di chi acconsente.
Una fonte pentastellata di primo livello racconta così lo scontro sottotraccia con Grillo: «Lui e Giuseppe sono come l’azionista di maggioranza di un’azienda e il suo amministratore delegato. Il secondo è quello che decide ma il primo è quello che possiede. E quando le vedute non coincidono, allora il primo obiettivo è evitare strappi rumorosi e arrivare a un punto d’accordo».
Col rischio che i dossier sospesi rimangano a prendere polvere sulla scrivania. A cominciare da quello che riguarda le prossime elezioni amministrative, dove la messa a punto dell’accordo col Pd è ancora lontana. Come dimostra il campo principale della tornata, Roma.
(da Il Corriere della Sera)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
CARO DRAGHI, NON SIAMO IN BORSA, NON SI SACRIFICANO ESSERI UMANI FRAGILI PER INGRASSARE RISTORATORI E IMPRENDITORI
Avranno intersecato ascisse e ordinate, composto diagrammi, prodotto fogli Excel di inappuntabile precisione. Che ne sappiamo noi di indici Rt e saturazione degli ospedali, percentuale di vaccinati e afflussi nei ristoranti? Mica siamo bocconiani.
Non ci azzardiamo a contestare la base tecnico-scientifica del “rischio ragionato” su cui Draghi ha impostato la sua campagna di riaperture, ma su quella politica e linguistica qualche parola ce la consentiamo.
Intanto, la base politica: quello che l’anno scorso non è riuscito a Renzi con Conte, è riuscito a Salvini con Draghi.
Mettersi a capo del partito dei riaperturisti e dare a intendere agli italiani che al governo c’è gente che vuole illogicamente tenere tutto chiuso è una strategia talmente grossolana che poteva venire in mente solo a quei due finti patrioti; essa però consente un duplice risultato: racimolare un facile consenso, che si sente di stare perdendo; tenere sotto scacco il governo.
Anche stavolta i sabotatori della politica prudenziale (adottata in tutta Europa) stanno al governo, che tengono (pardon) per le palle, ma stavolta possono contare sul fatto che l’esecutivo ha un’anima: di sedicente destra.
Infatti, non potendo sparare sul pianista (Draghi), cioè sul capo del governo in groppa al quale sono tornati al potere (grazie, Renzi!), sparano su Speranza.
Allora Draghi, per non dire “abbiamo superato a destra la sedicente destra (leghista e renziana) che cinicamente intercetta e manipola un comprensibile bisogno di normalità” si inventa il “rischio ragionato”, che – fuor di diagramma – vuol dire “abbiamo messo in conto che moriranno molte persone, ma l’economia deve ripartire”.
Questo significa che ci sono degli italiani sacrificabili alla ripresa, o quantomeno alla cassa di ristoratori ed esercenti.
Sono i famosi fragili, gli “over 80 e 70” che non sono stati vaccinati, perché – all’insaputa di Draghi – Draghi aveva deciso di privilegiare alcune categorie, come gli psicologi, a cui – all’insaputa di Draghi – Draghi ha dato pubblicamente degli incoscienti profittatori. E poi, gioiscono i giornali, all’aperto il virus non si diffonde: basti pensare a come è andata bene l’estate scorsa.
A corroborare questa brutale contabilità partecipa l’uso della parola “scommessa”.
I giornali d’area la cubitano come fosse una cosa bella. Si scommette sul “debito buono”, su una “crescita robusta”, sulla “forza del Pil”: tutti modi per dire che non si sprecheranno denari per redditi di emergenza, ma si investiranno su “57 opere pubbliche”.
Abbasso i fragili e gli incapienti; viva imprenditori e albergatori: da far svenire le inviate in sala (“Se non ci fosse lei come presidente del Consiglio saremmo terrorizzati”).
Una scommessa è, da dizionario Treccani, “il puntare una somma di denaro sul risultato aleatorio di una gara”. Draghi non ha detto quando si capirà se la scommessa sarà persa o vinta, se si aspetterà di arrivare a un certo numero di morti a fine estate (facciamo 30 mila?) per dire “mannaggia, ho perso”, e nemmeno cosa rischia di suo. Ma il lessico, come si vede, è quello borsistico; non fosse ancora chiaro che non è la politica che detiene il potere, ma è il potere che detiene la politica.
(da il Fatto Quotidiano)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
CHE MESSAGGIO STA MANDANDO AGLI ITALIANI? QUELLO DEL LIBERI TUTTI? VUOLE ASSUMERSI LA RESPONSABILITA’ DI ALTRE MIGLIAIA DI MORTI?
“Questo rischio calcolato si fonda su una premessa: i comportamenti siano osservati
scrupolosamente, con mascherine e distanziamenti”. Mario Draghi
Nell’attesa, speriamo breve, che sia reso pubblico il testo del decreto con le misure annunciate venerdì da Mario Draghi, ecco alcune domande sul nostro futuro prossimo a cui, riteniamo, il presidente del Consiglio dovrebbe dare le attese risposte.
1) “L’Italia apre. Si riparte dal 26 aprile” (“Repubblica”). “L’Italia riapre” (“Corriere della Sera”). “Draghi riapre l’Italia” (“La Stampa”). È davvero questo il messaggio che intendeva comunicare agli italiani? L’annuncio di un liberi tutti trasmesso direttamente da Palazzo Chigi, sede del potere esecutivo che assume in sé la responsabilità delle decisioni? È così che va inteso il contenuto della sua conferenza stampa? Ma se invece (come speriamo) lei considera questa comunicazione come fuorviante e pericolosa, non pensa che una pronta correzione sia indispensabile prima che il Paese vada a sbattere? Visto che già ieri, all’ora di pranzo, anche non lontano da Palazzo Chigi, bar, tavole calde, mescite e altri esercizi pubblici erano meta di assembramenti spensierati?
2) Con il “si riparte dal 26 aprile” si deve intendere che le riaperture si estenderanno nel tempo senza soluzione di continuità? E dunque anche all’imminente ponte del Primo maggio, quello che va da venerdì 30 aprile a domenica 2 maggio? Festa come sappiamo destinata tradizionalmente a spiagge, picnic e scampagnate, sembra quest’anno favorite da un clima mite. Vale cioè la novità del virus refrattario all’aria aperta? O in queste giornate particolari si potrebbe tornare prudenzialmente alle zone rosse, come avvenuto per le festività di Natale e di Pasqua? In ogni caso non sarebbe stato meglio “ripartire” da lunedì 3 maggio per evitare ancora una volta la diffusione di messaggi contraddittori?
3) Non ritiene che alle preoccupazioni sulle riaperture (mentre contagi e decessi non accennano a calare in misura rassicurante) espresse dai più autorevoli infettivologi in trasmissioni di grande ascolto (a cominciare dal professor Massimo Galli, venerdì sera a “Otto e mezzo”) si debbano dare risposte altrettanto circostanziate per non ingenerare altro disorientamento nell’opinione pubblica?
4) Affidarsi al senso di responsabilità dei cittadini sull’uso delle mascherine e i necessari distanziamenti è giusto. Ma non ritiene al contempo indispensabile un piano massiccio e particolareggiato per intensificare i controlli? Il ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, dirà qualcosa in proposito? Evitando possibilmente le grida manzoniane prive di effetti concreti, a cui troppi hanno fatto l’abitudine? Anche perché non si accusi il governo (come già qualcuno fa) di scaricare sui cittadini una eventuale, malaugurata recrudescenza della pandemia?
5) A questo proposito lei ha detto che “la possibilità che si ritorni indietro è molto bassa”. Lo speriamo tutti ardentemente. Ma sia pure con la dovuta cautela, l’ipotesi di un piano B di parziale rientro dalle ripartenze non sarebbe il necessario deterrente per frenare i facili e irresponsabili entusiasmi alimentati dalla politica del mojito?
6) Per restare in argomento, non ritiene che il premier debba dire qualcosa di molto severo sulla disgustosa propaganda di Matteo Salvini che a colpi di tweet balla sulla salute degli italiani, come se fosse al Papeete Beach?
(da il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
“LE IMMAGINI DEI MORTI E I CAMION CON LE BARE? TUTTA UNA MONTATURA”
Tra le vie della città simbolo della pandemia oggi domenica 18 aprile circa 400 persone si sono date appuntamento al grido di “No al vaccino anti-Covid”. Dopo la manifestazione di ieri in piazza Duomo a Milano, oggi è Bergamo la cornice delle protesta dei no-vax e di alcuni no-mask.
Seppur quasi tutti in piazza indossano i dispositivi di protezione, c’è chi dal palco grida: “Le mascherine bloccano l’attività celebrale”. Oppure: “Mascherina come museruola”. Alternati da appelli di indossare la protezione anti contagio per chi sosta in piazza
Ma la maggior parte dei presenti sono soprattutto contro il vaccino anti Covid. Tra questi ci sono anche sanitari che ai microfoni di Fanpage.it si lasciano andare a uno sfogo: “Prima eravamo gli eroi della pandemia, ora se non vogliamo fare il vaccino siamo gli untori”.
Un infermiere di Brescia, Mariano De Mattia, invece dal palco grida: “Nel vaccino ci sono embrioni umani e dov’è la chiesa? Il papa?”. Uno degli organizzazione della manifestazione poi spiega meglio: “Sia chiaro, non sono un negazionista, ho preso il Coronavirus a marzo, né sono contro i vaccini, faccio spesso il volontario in Africa e capisco quindi l’importanza delle dosi anti Covid, ma dobbiamo precisare che il vaccino è ancora sperimentale”.
Nel dettaglio: “Di solito per sperimentare un farmaco ci si mette dai quattro ai cinque anni. Ora capisco l’emergenza del momento, ma da cinque anni a cinque mesi c’è differenza”
Altri mettono in dubbio la lunga fila di bare a Bergamo
La manifestazione è continuata per tutto il pomeriggio senza nessun momento di tensione: era stata autorizzata da tempo e quindi non è scattata nessuna sanzione. L’evento infatti si chiama “No Paura Day” e negli ultimi mesi sta facendo il giro d’Italia. Tra le tante tesi negazioniste, c’è quella secondo la quale anche la fila di camion che trasportavano le bare a marzo 2020 “serviva per spaventare”.
Una teoria che già in passato era stata portata avanti dalla leghista toscana Eleonora Leoncini. Oggi, invece, all’evento ha partecipato il magistrato Angelo Giorgianni che, insieme a Pasquale Bacco, ha scritto il libro “Una strage di Stato” dove sostiene anche lui che le immagini dei morti sarebbero in realtà una montatura.
(da Fanpage)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
OLTRE 80 ILLECITI CONTESTATI
A partire già da venerdì pomeriggio le pattuglie sono state impegnate a far
rispettare le misure anti-Covid. Numerosi gli interventi per ripristinare le condizioni di sicurezza, a causa di assembramenti, in diversi quartieri della Capitale, in particolare nelle località tipiche della movida.
Verifiche capillari anche sul lungomare di Ostia, dove solo nella giornata di ieri sono stati eseguiti oltre 500 accertamenti su auto e persone.
A causa della presenza di un gran numero di persone, gli agenti hanno dovuto isolare e chiudere momentaneamente alcuni luoghi di ritrovo a Trastevere, come a piazza Trilussa e presso la Scalea del Tamburino, ma anche a piazza Testaccio e in piazza Bologna: oltre venti le persone identificate e sanzionate e tre le denunce scattate per resistenza, minacce e oltraggio a pubblico ufficiale.
A Villa Borghese, costante il monitoraggio dei caschi bianchi per contrastare il fenomeno dei raduni di minicar, segnalato dai cittadini nei giorni scorsi.
Sui social ha provocato polemiche e sdegno un video, pubblicato sulla pagina Instagram di Welcome to Favelas e rilanciato tra gli altri dalla giornalista Myrta Merlino, in cui si vede un gruppo di decine di ragazzi – molti di loro senza mascherina – intenti a ballare e spintonarsi nella serata di ieri, in piazza Fiume.
«Questa si chiama incoscienza e totale assenza di controlli», ha scritto la giornalista. Sempre nella serata di ieri, sono state segnalate due risse tra ragazzi, una al Pincio – già teatro di tafferugli – e una a Trastevere.
(da agenzie)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
EFFETTI DEVASTANTI SUL PAESE… LA DECISIONE DI SOSPENDERE L’EXPORT DI FARMACI
L’India, che produce oltre il 60% dei vaccini contro il Coronavirus, ed è quindi il più grande produttore al mondo, sta finendo le scorte. Dosi prosciugate e una seconda ondata di contagi, iniziata a marzo, che sembra essere più feroce della prima. Nell’ultima giornata il Paese ha registrato 261.500 nuovi casi – la cifra più alta fino ad ora, secondo i dati del Ministero della Salute indiano. L’India ha aggiunto un milione di nuovi casi in meno di una settimana, superando i 14 milioni di casi totali giovedì. Proprio a causa dell’impennata della curva epidemiologica, gli Stati e le città stanno imponendo nuove restrizioni, tra cui il coprifuoco notturno. Come spiega la Cnn, i lavoratori migranti stanno lasciando le principali città in massa per i loro villaggi d’origine, temendo il blocco degli spostamenti.
Sono almeno cinque gli Stati che hanno segnalato gravi carenze nell’approvvigionamento di vaccini e hanno esortato il governo federale ad agire. La sua vasta capacità di produzione è il motivo per cui il paese ha firmato come uno dei principali protagonisti di CoVax, l’iniziativa globale di condivisione dei vaccini che fornisce dosi scontate o gratuite per i paesi a basso reddito. In base agli accordi iniziali, il Serum Institute of India (SII) avrebbe dovuto produrre circa 200 milioni di dosi per 92 paesi.
Ma adesso, «le consegne di dosi dal Serum Institute of India saranno ritardate», ha detto Covax, che è gestito dall’organizzazione internazionale per i vaccini Gavi e l’Organizzazione mondiale della sanità, in un comunicato stampa il 25 marzo. «I ritardi nell’assicurare le forniture di dosi di vaccino Covid-19 prodotto da SII sono dovuti alla maggiore domanda di vaccini Covid-19 in India».
Il blocco dell’export adesso coinvolgerebbe tutti i Paesi, dal Regno Unito al Brasile. L’India aveva fornito finora 28 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca. Per marzo ne avrebbe fornite altre 40 milioni, e 50 milioni ad aprile. Il completamento delle forniture, però, è stato messo «in discussione».
(da Open)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
IL PREMIER BABIS: “ABBIAMO PROVE INEQUIVOCABILI”… E’ LA RISPOSTA AL COINVOLGIMENTO DI AGENTI SEGRETI DI MOSCA NELL’ESPLOSIONE DI UN DEPOSITO DI MUNIZIONI CHE PROVOCO’ DUE MORTI… UN ALTRO CASO IN POLONIA, GLI AMICI DEI SOVRANISTI NOSTRANI NON CAMBIANO MAI
La Repubblica Ceca ha annunciato l’espulsione di 18 diplomatici russi in risposta al
presunto coinvolgimento di agenti segreti dei servizi russi Svr e Gru nell’enorme esplosione di un deposito di munizioni nel 2014. Secondo una fonte diplomatica citata da Reuters, l’espulsione potrebbe portare la Russia a decidere di chiudere l’ambasciata a Praga.
Il primo ministro Andrej Babis ha assicurato che la decisione si basa su “prove inequivocabili” fornite dai servizi segreti e di sicurezza cechi che indicano il coinvolgimento di agenti militari russi nella massiccia esplosione in una città orientale che uccise “due padri innocenti”.
“La Repubblica Ceca è uno Stato sovrano e deve reagire adeguatamente a queste scoperte senza precedenti”, ha detto Babis. “L’esplosione ha causato enormi danni materiali e ha rappresentato una grave minaccia per la vita di molte persone del posto, ma soprattutto ha ucciso due nostri concittadini, padri di famiglia”.
Babis ha anche detto che il presidente Milos Zeman, che è noto per le sue opinioni filorusse, è stato informato degli sviluppi e ha “espresso un sostegno assoluto per noi”.
Il ministro degli Interni Jan Hamacek, che è anche ministro degli Esteri ad interim dopo che il suo predecessore è uscito dal governo all’inizio di questa settimana, ha detto che i 18 dipendenti dell’ambasciata russa sono stati chiaramente identificati come spie militari russe ed è stato ordinato loro di lasciare il Paese entro 48 ore.
Hamacek si è detto dispiaciuto che l’incidente avrebbe “danneggiato fondamentalmente le relazioni ceco-russe”. “Siamo in una situazione simile a quella della Gran Bretagna dopo il tentato avvelenamento a Salisbury nel 2018”, ha detto, riferendosi al caso dell’ex agente doppio russo Sergej Skripal che è sopravvissuto a un avvelenamento da agente nervino in Gran Bretagna.
In quel caso, la Gran Bretagna espulse decine di diplomatici russi dopo che gli agenti russi avevano usato un agente nervino dell’era sovietica per avvelenare una ex spia russa e sua figlia che vivevano nella città inglese di Salisbury.
Hamacek ha detto di aver convocato l’ambasciatore russo Aleksandr Zmeyevskij questa sera per comunicargli la decisione.
L’esplosione avvenne il 16 ottobre 2014, in un deposito nella città di Vrbetice che custodiva 50 tonnellate di munizioni, causando la morte di due persone. Un’altra esplosione di 13 tonnellate di munizioni è avvenuta nel deposito il 3 dicembre dello stesso anno.
In un episodio separato, la polizia ceca ha fatto sapere di cercare uomini con doppio passaporto, inclusi i due russi chiamati Aleksandr Petrov e Ruslan Boshirov, gli alias usati dai due agenti del Gru responsabili secondo Londra del tentato assassinio di Skripal nel marzo 2018.
La Russia negò il coinvolgimento, ma circa 300 diplomatici furono rimandati a casa nelle successive espulsioni “occhio-per-occhio”.
Giovedì, la Polonia, confinante con la Repubblica Ceca, aveva annunciato di aver espulso tre diplomatici russi per “aver svolto attività a danno della Polonia”. Varsavia ha anche espresso solidarietà con gli Stati Uniti, che all’inizio di quel giorno avevano annunciato sanzioni e l’espulsione di 10 diplomatici russi come rappresaglia per ciò che Washington ha detto che il Cremlino ha interferito nelle elezioni americane, un massiccio attacco informatico e altre attività ostili.
(da agenzie)
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