Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
E IL CENTRODESTRA NON PUO’ PERMETTERSI DI CANDIDARE PREMIER UN POTENZIALE CONDANNATO ALLE PATRIE GALERE
Ieri Matteo Salvini è stato rinviato a giudizio per rifiuto di atti d’ufficio e sequestro di persona nel caso Open Arms. Il processo comincerà il 15 settembre a Palermo.
La vicenda della Open Arms comincia il primo agosto 2019: a bordo 121 persone (32 minori), salvate al largo della Libia, le viene vietato lo sbarco in Italia. Solo il 20 agosto, dopo un pronunciamento del Tar del Lazio, il pm di Agrigento ordina lo sbarco, che attracca a Lampedusa con 83 persone a bordo.
Il 15 novembre 2019 la Procura di Agrigento indaga Salvini per sequestro di persona. L’8 gennaio 2021 il Senato (149 sì e 141 no) concede l’autorizzazione a procedere.
Il giudice Lorenzo Jannelli ieri ha concluso: «Considerato che non ci sono i presupporti per il non luogo a procedere, si dispone il rinvio a giudizio». Ora, il leader della Lega attende l’esito di un’altra inchiesta siciliana: il 14 maggio, il gup di Catania si pronuncerà su un’analoga accusa di sequestro di persona, per i 134 migranti rimasti cinque giorni sulla nave Gregoretti. La procura diretta da Carmelo Zuccaro ha chiesto il non luogo a procedere.
Secondo Salvini si tratta di «due episodi identici di fronte ai quali due Procure della stessa regione dicono due cose diverse; in una città si dice che ho fatto bene e in un’altra che ho fatto male».
In realtà, spiega oggi il Corriere della Sera, i due episodi hanno ben poco di identico o di simile. A Catania Zuccaro sostiene l’infondatezza della notizia di reato perché considera i pochi giorni di trattenimento a bordo della Gregoretti quasi fisiologici a far scendere i migranti e distribuirli in Europa; qui lo sbarco è seguito al sequestro della nave ordinato da un magistrato, dopo la decisione del Tribunale amministrativo del Lazio di sospendere il divieto d’ingresso firmato dai ministri Salvini, Toninelli (Trasporti) e Trenta (Difesa).
Ed è una differenza non da poco, almeno nella prospettazione dell’accusa. Dopo la pronuncia del Tar i colleghi dei Trasporti e della Difesa si rifiutarono di sottoscrivere un nuovo diniego, come ha testimoniato proprio a Catania l’ex ministra Trenta. Di qui la conclusione della Procura palermitana: il divieto di sbarco non fu una decisione condivisa, ma del solo ministro Salvini.
Ora però c’è anche da segnalare che con questo rinvio a giudizio il leader leghista è azzoppato nella corsa a Palazzo Chigi. Repubblica scrive oggi che Salvini potrebbe cambiare definitivamente atteggiamento nei confronti del governo Draghi. E il primo obiettivo potrebbe essere il ministro della Salute Roberto Speranza. Ma quanto peserà il rinvio al pro cesso del 15 settembre a Palermo?
Sarà ancora Salvini il leader del centrodestra e dunque il candidato premier in pectore della coalizione?
«Io i voti li ho presi dagli italiani, il comandante delle Ong no», sostiene con un parallelismo claudicante. Quel che è chiaro è che non tollera che per questo scivolone venga messa in discussione la sua leadership. Ma è proprio questo il punto.
Quanto inciderà il processo per sequestro di persona, al quale sarà sottoposto dal prossimo autunno, sul suo percorso politico?
Giorgia Meloni è la prima ad avergli espresso solidarietà, ma la leader di Fdi è anche colei che potrebbe avvantaggiarsi politicamente più degli altri dell’inciampo, nel breve-lungo periodo.
Non solo perché è in crescita di consensi costante e (per Salvini) insidiosa, a destra. Ma anche perché se si andasse al voto l’anno prossimo, magari dopo l’elezione del capo dello Stato, non sarebbe così scontato che l’incarico vada a un capo politico a rischio condanna per sequestro di persona.
Questo è il punto politico più importante della vicenda.
(da agenzie)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
“CONTINUE FALSIFICAZIONI PER NASCONDERE LE SUE RESPONSABILITA'”
All’epoca del Conte Uno non è stato certamente il più brillante. Ma è altrettanto vero
che, nonostante le gaffes e i continui svarioni, c’è il tentativo di farlo passare per il capro espiatorio di tante nefandezze, nonostante all’epoca del governo giallo-verde le dichiarazioni in tema di migranti e Ong dei grillini non fossero così diverse da quelle di Salvini.
E ora si difende.
“Il senatore Danilo Toninelli, più volte oggetto di paradossali accuse e addebiti di responsabilità da parte della difesa del senatore Matteo Salvini all’indomani della lineare testimonianza nella vicenda ‘Gregoretti’, è stato ancora una volta chiamato indebitamente in causa nell’analoga vicenda ‘Open Arms’, attraverso una reiterata mistificazione del risultato probatorio della deposizione resa al Gup di Catania, rifluita nell’udienza preliminare conclusasi oggi a Palermo. Tali continue falsificazioni, strumentali all’autodifesa del senatore Matteo Salvini, appaiono finalizzate a nascondere la realtà storica emersa nel processo e ad addossare incredibilmente sul senatore Toninelli responsabilità non sue”. E’ quanto si legge in una nota dei legali del senatore Danilo Toninelli che “preannuncia iniziative legali a sua tutela e nell’interesse preminente della verità e della correttezza dell’informazione”.
“Appare utile, perciò – si legge nella nota dei legali-, far conoscere all’opinione pubblica l’ingenerosità del malaccorto ‘scaricabarile’, e rappresentare, una volta per tutte, che i tuoni e i fulmini del senatore Salvini contro l’approdo delle navi di migranti nei porti italiani sono improvvisamente scomparsi nel processo per fare spazio a un ben più utile e callido programma difensivo nel quale lo stesso senatore Salvini si è miracolosamente trasformato in un missionario caritatevole e umano pronto ad accogliere e accudire gli stranieri, ossia le medesime persone che tempo prima, quand’era ministro dell’interno, non esitò a definire pubblicamente, in aperto contrasto con le posizioni del Governo Conte, clandestini e malfattori da respingere alle frontiere”, si legga ancora nella nota.
(da Globalist)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
IL COSTO PAGATO E LA MANLEVA SU TUTTE LE CONSEGUENZE
Report pubblica integralmente i primi contratti per l’acquisto dei vaccini anti-Covid stipulati da Bruxelles a fine 2020 con Pfizer e Moderna, che ancora mancavano all’appello.
Sono gli accordi con cui l’Europa ha versato un anticipo di 700 milioni di euro a Pfizer e 318 milioni a Moderna, per prenotare rispettivamente 200 e 80 milioni di dosi.
I contratti rivelano che il prezzo del vaccino Pfizer non è di 15,50 a dose: quella è soltanto la media fra due prezzi differenti concordati con la casa farmaceutica. L’azienda infatti ha venduto il suo siero a 17,50 euro per i primi 100 milioni di dosi, e 13,50 euro da 100 a 200 milioni di dosi.
Per tutti gli ordini ulteriori fatti entro 3 mesi dall’autorizzazione concessa da Ema (dunque fino al 21 marzo), si passa a 15,50 euro a dose. Dopo, di nuovo a 17,50 euro. E il prezzo sembra destinato ad aumentare ancora in futuro.
Per il momento, però, il primato di vaccino più caro sul mercato resta di Moderna: 18.80 a dose.
I contratti confermano anche che, in caso di danni da effetti collaterali, gli indennizzi ricadranno quasi esclusivamente sugli Stati.
Sulle concessioni fatte alle case farmaceutiche in materia di responsabilità civile si discute da mesi in tutta Europa. Ma il testo ribadisce che l’utilizzo “avviene in periodo di condizioni epidemiche e l’amministrazione dei prodotti sarà condotta sotto la sola responsabilità degli Stati membri”.
Le case farmaceutiche rispondono soltanto in caso di dolo o di dimostrata violazione delle Good manifacturing practice (le buone pratiche di produzione che tutte le aziende sono tenute a rispettare). I brevetti, invece, restano in mano ai privati, nonostante la manleva e i finanziamenti pubblici.
(da agenzie)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
PER LE ALTRE BISOGNERA’ ASPETTARE IL PASS
Nelle zone gialle spostamenti liberi, compresi quelli per turismo. In quelle arancioni
e rosse, invece, bisognerà attendere l’arrivo del pass (per chi si è vaccinato, è guarito dal Covid o ha un tampone negativo)
Dal 26 aprile ci si potrà spostare da una regione all’altra, liberamente. Ma ci sono diverse condizioni: anzitutto gli spostamenti saranno consentiti esclusivamente tra regioni in fascia gialla.
L’apertura per le regioni che si trovano ancora in zona rossa o arancione, e che quindi hanno una situazione epidemiologica critica, potrà avvenire solo quando arriverà il pass, quello che certificherà di aver già ricevuto il vaccino o di aver contratto il Covid. Per ora è troppo presto, «comunque entro l’estate», rassicura il ministro della Salute Roberto Speranza. Ad anticipare le nuove misure del governo Draghi è il Corriere. Intanto confermato il coprifuoco dalle 22 alle 5 e la riapertura di bar e ristoranti nelle zone gialle rinforzate.
Cosa cambia adesso
Via libera, dunque, a partire dal 26 aprile, per le zone gialle mentre in quelle arancioni o rosse gli spostamenti saranno consentiti solo per motivi di lavoro, salute o necessità. Esattamente com’è stato fino a questo momento. La situazione cambierà solo con l’arrivo del pass, un lasciapassare che consentirà sempre di più la mobilità tra regioni. Si deciderà lunedì: bisogna capire se basterà il certificato oppure se il pass dovrà essere un tesserino magnetico o se tutte queste informazioni potranno essere inserite, più semplicemente, nella tessera sanitaria. Il pass verrà rilasciato a chi è stato vaccinato, a chi è guarito dal Covid o a chi ha un tampone effettuato nelle 48 ore precedenti, anche antigenico.
Regioni gialle
Nelle zone gialle, dunque, saranno consentiti tutti gli spostamenti. Non sarà necessaria alcuna certificazione né tanto meno il pass e ci si potrà muovere liberamente anche per turismo. Un timido ritorno alla normalità.
Regioni rosse e arancioni
La situazione cambia, invece, per le regioni rosse e arancioni dove non sarà possibile spostarsi liberamente. Al momento, dunque, non cambia nulla, in attesa dell’arrivo del pass. Allo stato attuale è possibile muoversi solo per comprovati motivi di lavoro, salute o necessità (e serve l’autocertificazione). Non è consentito andare in queste regioni per turismo
Seconde case e rientri dall’estero
Resta consentito andare nelle seconde case anche nel caso in cui si dovessero trovare in zona rossa o arancione. Può andarci solo il nucleo convivente e solo se la casa è disabitata. Non si possono invitare amici e parenti non conviventi. Massima attenzione anche per i rientri dall’estero: confermata la quarantena di 5 giorni per chi torna dai Paesi dell’Unione europea. Per tutti gli altri Paesi, al di fuori dell’Ue, quarantena di 14 giorni.
(da agenzie)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
“CON L’ANNUNCIO DELLE RIAPERTURE E’ STATO DATO UN MESSAGGIO DI LIBERI TUTTI CHE NON CI POSSIAMO PERMETTERE”
“Draghi non ne ha azzeccata una”. Il giudizio di Galli sull’operato del Governo è tranchant. In un’intervista su Il Fatto Quotidiano, il direttore delle Malattie infettive al “Sacco” di Milano mette in allarme sulle possibile conseguenze delle riaperture pianificate dal 26 aprile.
“Il punto è che con l’annuncio di venerdì è stato dato un messaggio di “liberi-tutti” che proprio non ci potremmo ancora permettere. Almeno fino a una migliore copertura dei settantenni con la prima dose e degli ottantenni con la seconda. Mi sembrano obiettivi ancora lontani”.
Massimo Galli giudica troppo entusiastici i toni utilizzati per parlare di ripartenze. E avverte:
A me piacerebbe tantissimo far parte della schiera che pensa l’Italia sia messa benissimo, ma purtroppo non è così. Temo la diffusione dell’infezione. Abbiamo per mesi giocato coi colori e in Sardegna abbiamo recentemente visto il risultato più impietoso passando in pochissimo tempo dal “bianco” al “rosso”.
E ora eccoci qui a dare un segnale di riapertura generalizzata mentre le infezioni attive nel Paese sono tra il mezzo milione e il milione. E queste sono stime conservative: non tutti i positivi fanno il tampone e scoprono di esserlo.
Sui vaccini:
“Da qui al 26 aprile al trotto attuale avremo tre milioni e mezzo di nuovi vaccinati a esagerare, quindi 17 milioni in tutto. Il che significa non arrivare neppure a trenta dosi ogni cento persone. Per capirci, nel Regno Unito sono a sessanta dosi ogni cento persone. E risultati importanti si ottengono quando vengono superate le cento dosi ogni cento persone perché vuol dire che si è già partiti con i richiami”
(da agenzie)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
“DI CALCOLATO VEDO BEN POCO”
“Purtroppo l’Italia è ostaggio di interessi politici di breve termine, che pur di
allentare le misure finiranno per rimandare la ripresa economica”. Così Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia a Padova, in un’intervista a La Stampa.
“Da settimane viaggiamo tra i 15 e i 20 mila casi al giorno: un plateau altissimo, che non consente di progettare riaperture”, aggiunge, “la decisione è stata presa e il governo se ne assumerà la responsabilità. L’unica sarebbe potenziare la vaccinazione, ma tra forniture, disorganizzazione e diffidenza verso AstraZeneca pare difficile superare quota 350mila”.
“Sento parlare di rischio calcolato, ma come? Di calcolato vedo ben poco e il vero rischio è giocarci l’estate. Allora diciamolo chiaramente: la scommessa è riaprire ora per vedere se a giugno dobbiamo richiudere tutto”, rimarca Crisanti, “il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza, ieri è stato diplomatico, mentre io che non ho vincoli lo dico chiaramente: riaprire ad aprile è una stupidaggine epocale”.
(da agenzie)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
“ORA C’E’ UN SISTEMA DI ALLERTA PRECOCE”
Rezza non può contestare una scelta che è politica, come quella relativa alle riaperture, ma in modo prudente non nasconde una certa perplessità.
Con la ripresa delle attività, infatti, si rischia una nuova crescita della curva epidemica, “ma abbiamo un sistema di allerta precoce, per intervenire subito”: così il capo della Prevenzione del ministero alla Salute e membro del Cts, Gianni Rezza, in un’intervista a Repubblica.
“Abbiamo ancora oltre 300 morti e 15mila casi al giorno – ha ricordato – stiamo facendo delle riaperture in un momento in cui la curva sta flettendo leggermente. Il rischio c’è. Quello accettabile per un epidemiologo è zero, per un economista può essere invece 100 e per chi campa con un’attività che ha dovuto chiudere è ancora più elevato. Nessuno oggi può escludere che facendo ripartire scuole e altre attività la curva risalga”.
“A meno che non intervengano fattori esterni, come l’allargamento della vaccinazione”, ha precisato Rezza.
(da agenzie)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
“TROPPO RISCHIOSO, NIENTE INTERVENTI PER IL DISTANZIAMENTO E POCHI VACCINATI”… “UNA CLASSE PUO’ OSPITARE 17 STUDENTI, IL RESTO DOVREBBE RESTARE A CASA IN DAD”
Il premier Mario Draghi annuncia il rientro in classe alle superiori al 100% a partire
dal 26 aprile. Ma i sindacati frenano.
La scuola, secondo i rappresentanti dei lavoratori, non è pronta a questo cambio di passo così repentino. In zona gialla e arancione, finora, la presenza a scuola degli studenti delle superiori varia tra il 50% e il 75%. In zona rossa tutti in Dad: la didattica a distanza.
Ma tra una settimana si cambia: tutti in aula, nelle fasce regioni gialle e arancioni. Quasi tutta Italia, al momento. I dirigenti scolastici sono molto preoccupati perché con gli stessi protocolli di sicurezza non sarà possibile rispettare il distanziamento di un metro tra gli studenti e contemporaneamente accogliere tutti in presenza. O l’uno o l’altro. Dentro un’aula di medie dimensioni entrano 17/18 banchetti monoposto e altrettanti studenti. Il resto dovrebbe rimanere a casa. A meno di non modificare i protocolli di sicurezza.
“È difficile organizzare tutto in una settimana – spiega Paolino Marotta, al vertice dell’Andis, l’Associazione nazionale dirigenti scolastici – . Passare da zero al 100% è una bella sfida. Senza servizi e senza misure di prevenzione aggiuntive sarà un salto nel buio. Quella dei dirigenti è un’ansia più che giustificata”.
“Le scuole – aggiunge Pino Turi, della Uil scuola – non sono pronte a riaprire. Il protocollo della sicurezza non è mai stato attuato per intero né rivisto alla luce anche delle nuove situazioni, come la pericolosa variante inglese. Non c’è stato alcun intervento, solo promesse”. I sindacati chiedono regole chiare. “E’ giusto che si riapra – dichiara Maddalena Gissi, della Cisl scuola – se effettivamente tutti rispetteranno le indicazioni del premier Draghi. La decisione è stata assunta – continua la sindacalista – basandosi su un calcolo di “rischio ragionato” che non basta a dare tranquillità e garanzie al personale e agli alunni”.
I rappresentanti dei lavoratori mettono in guardia il governo. “Non è cambiato assolutamente nulla – spiega Francesco Sinopoli, segretario della Flc Cgil – ci aspettavamo e ci aspettiamo un confronto vero sull’aggiornamento del protocollo di sicurezza, sia per gestire la fine dell’anno che la ripresa di settembre e poi, come sempre, un quadro chiaro sui dati che continuano a mancare. Mi pare siamo di fronte a un atto volontaristico più che a una pianificazione che si basa su interventi peraltro annunciati”.
Secondo Marcello Pacifico, leader dell’Anief, “sarebbe meglio finire l’anno scolastico con la Dad, completare la vaccinazione di tutto il personale scolastico e iniziare quella degli alunni”. E Rino Di Meglio, della Gilda degli insegnanti, “lascerebbe all’autonomia scolastica la decisione di quanti studenti ammettere in classe”.
E una critica all’esecutivo arriva anche da un alleato di governo. “Auspico – dichiara Francesco Boccia, responsabile Enti locali della segreteria Partito democratico – così come chiedono tanti sindaci e presidenti di provincia, che siano stati predisposti tamponi rapidi continui, un rigido distanziamento, l’igienizzazione continua e il tracciamento dei casi sospetti in tempo reale”.
(da agenzie)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
I NEGAZIONISTI IN PIAZZA NELLA CITTA’ SIMBOLO DELLA PANDEMIA, UNA INDEGNA PROVOCAZIONE
I negazionisti in piazza nella città simbolo della pandemia. Le tesi deliranti di chi sostiene che i camion militari con le bare fossero una messinscena per terrorizzare i cittadini, qui, un anno dopo, sul Sentierone, davanti al teatro Donizetti, cuore e salotto di Bergamo. Incredibile, ma vero.
Si chiama No Paura Day l’evento che farà tappa oggi nel capoluogo della provincia dove il Covid ha falciato migliaia di vite: 6.500 quelle ufficiali, quasi il doppio le stime che tengono conto del sommerso.
Dentro e fuori dai social le polemiche sono accese da giorni, ma la manifestazione, nonostante le critiche, si farà. Con lo slogan “Per la libertà di pensiero e di parola” prenderanno la parola alcuni ospiti già noti tra la platea no-mask e no-vax.
Come Angelo Giorgianni, autore con Pasquale Bacco del libro “Una strage di Stato” con la prefazione del procuratore antimafia Nicola Gratteri. Nel testo si sostiene, appunto, che il corteo dei mezzi dell’esercito che il 18 marzo 2020 sfilò per di Bergamo con i feretri dei morti di Covid destinati ai forni crematori di altre città fosse solo una montatura.
Una tesi shock già espressa dalla leghista toscana Eleonora Leoncini, a suo tempo denunciata dal sindaco Giorgio Gori.
Basterebbe a indignare una popolazione che ha fatto i conti con il coronavirus con conseguenze senza eguali in Italia e — fatte le proporzioni — in Europa. Ma tant’è. I negazionisti oggi si presenteranno. Quanti saranno, e con quale faccia, non è dato sapere.
«Potrebbero essere qualche decina e venire solo a fare presenza. O di più, è impossibile prevederlo», dicono dalla questura. «Sarà una manifestazione pacifica e apartitica — chiariscono gli organizzatori del “No Paura Day” — Vogliamo dire la nostra contro la narrazione pandemica e la strumentalizzazione politica».
Tra le tante critiche piovute sui negazionisti quelle di alcuni professionisti dell’informazione, che per mesi hanno raccontato l’ecatombe bergamasca. Sui social sono stati sommersi di insulti. Dice Pierangelo Manzoni, consigliere a Solza: «Vergognoso. Così si mina la credibilità delle istituzioni e della scienza. Poi ci sono le offese: che vengano a dirci che i camion con le bare furono una messinscena mi indigna profondamente».
In scaletta anche gli interventi dello storico Paolo Sensini e della scrittrice Lidia Sella, che leggerà il suo “Processo alla mascherina. Elenco dei capi d’accusa”. Inoltre, secondo i “No paura”, tamponi e vaccini ad altro non servono che al controllo delle menti. In chiusura è prevista una piccola rappresentazione teatrale sul tema. Da Bergamo — pardon, da Marte — è tutto.
(da agenzie)
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