Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
DALLE BR AI NAR, QUELLI DI PRIMARIO INTERESSE SONO UNA VENTINA
I target ritenuti di “primario interesse” erano ventisette, secondo l’elenco dei latitanti politici, rossi e neri, fatto stilare dall’allora Guardasigilli, Alfonso Bonafede, nel 2019, in occasione dell’arresto dell’ex terrorista dei Pac, Cesare Battisti.
Ora, dopo l’ultima operazione condotta nelle scorse ore dall’antiterrorismo a Parigi (leggi l’articolo), ne restano da rintracciare 20, tre dei quali sono sfuggiti alla cattura proprio nei giorni scorsi.
Ma il numero di latitanti politici, più rossi che neri, su cui almeno due generazioni di investigatori e analisti dell’intelligence si sono finora concentrate, potrebbero essere molti di più. Sono tutti condannati in via definitiva, come lo era Battisti, per associazione sovversiva, banda armata, omicidio e strage.
E almeno 20 di questi, come ha dimostrato la meticolosa operazione condotta dalla Polizia a Parigi, si trovano in Francia, il Paese che più di ogni altro – grazie alla cosiddetta dottrina Mitterrand – ha accolto chi aveva imbracciato un mitra per fare politica negli anni Settanta e Ottanta. Poi c’è Nicaragua, Brasile, Argentina, Cuba, Libia, Angola, Algeria e Svizzera.
Tra il 1978 e il 1982, gli anni in cui il terrorismo politico insanguinò il nostro Paese, circa 500 esponenti della sterminata galassia eversiva italiana (qualcosa come 92 sigle tra sinistra e destra) hanno scelto di sottrarsi alla giustizia rifugiandosi Oltralpe.
Un censimento di diversi anni fa parla 163 imprendibili “rossi”, 46 dei quali condannati in via definitiva per omicidi e ferimenti e i restanti 117 con l’accusa, in molti casi ormai prescritta, di associazione sovversiva e banda armata.
In cima alla lista, esclusi i 7 ricercati arrestati oggi, ci sono ad esempio due latitanti storici delle Brigate Rosse, entrambi implicati nel sequestro e nell’uccisione del presidente della Dc Aldo Moro.
Si tratta di Alessio Casimirri (nella foto), nome di battaglia “Camillo”, uno dei nove del commando che il 16 marzo 1978 partecipò alla mattanza di via Fani, insieme ad Alvaro Lojacono.
Casimirri nel 1980 si è dissociato dalle Br e due anni dopo è fuggito prima in Francia, poi a Cuba, Panama e, infine, in Nicaragua dove si è unito al Fronte Sandinista e dove, tuttora, vive con moglie i figli.
Casimirri, che ha anche un profilo Facebook inattivo dal 2012, sempre secondo quanto se ne sa, oggi fa il pescatore ma deve scontare l’ergastolo per la strage di via Fani, così come il suo compagno Lojacono, che, invece, si è rifatto una vita in Svizzera.
Nel ‘93 il compagno Camillo fu raggiunto nel Paese dell’America centrale da due agenti del Sisde a cui fornì indicazioni per far arrestare la sua ex moglie, Rita Algranati, anche lei brigatista, e Maurizio Falessi. Entrambi catturati dai Servizi in Algeria nel 2004.
Una missione, quella del Servizio segreto civile, molto discussa, che costò allo Stato circa un miliardo e mezzo di lire ma che non consentì l’arresto di Casimirri. A cosa servì tutto quel denaro è ancora oggi un mistero. Uno dei tanti quando si maneggiano storie di questo tipo.
Ma nell’elenco dei “parigini” c’era, fino ad oggi, anche l’ex esponente di Lotta Continua, Giorgio Pietrostefani, condannato a 22 anni per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi. Manca ancora all’appello Enrico Villimburgo, ex Br condannato all’ergastolo nel processo Moro, ma anche Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti, coinvolte più recentemente nelle inchieste per i delitti D’Antona e Biagi. Mentre Sergio Tornaghi, anche lui condannato all’ergastolo, compare nell’elenco dei 7 latitanti rintracciati nelle scorse ore a Parigi insieme al suo compagno, anche lui ex Br, Giovanni Alimonti, che, invece, ha un debito con la giustizia di 11 anni e 6 mesi.
Nell’elenco stilato da via Arenula compare anche il nome di Claudio Lavazza, ex membro dei Proletari armati per il comunismo, coinvolto, insieme a Battisti, nell’omicidio del maresciallo della Polizia Penitenziaria Antonio Santoro.
È stato, invece, localizzato in Gran Bretagna, Vittorio Spadavecchia, ex estremista di destra legato ai Nar che nel 1982 assaltò a Roma la sede dell’Olp.
Si sono perse le tracce anche di Franco Coda, uno dei fondatori di Prima Linea, condannato per concorso in banda armata e associazione con finalità di terrorismo. È latitante da 45 anni, nonostante una condanna all’ergastolo per associazione terroristica, l’altoadesino Siegfriend Steger, autore degli attentati ai tralicci in Alto Adige, così come un altro altoadesino, Karl Ausserer.
Nello stesso elenco c’è anche Paul Volgger, condannato per attentati alla sicurezza dei trasporti e detenzione di esplosivi.
Non c’è più, invece, il nome di una storica ex brigatista della colonna romana delle Brigate Rosse, Roberta Cappelli, fino a ieri architetto in Francia anche se doveva scontare una pena per associazione con finalità terroristiche, concorso in rapina e omicidio.
Stessa sorte anche un’altra nota combattente delle Br, Marina Petrella, nome di battaglia “Virginia”, condannata all’ergasotolo e rintracciata, sempre oggi, dalla Polizia. Le manette, a Parigi, sono scattate anche ai polsi dell’ex terrorista bergamasco Narciso Manenti, ex Nuclei Armati Contropotere Territoriale, condannato all’ergastolo nel 1986 per l’omicidio di un carabiniere.
È ancora oggi ricercato, per omicidio e partecipazione a banda armata, Paolo Ceriani Sebregondi, anche lui ex Br come Maurizio Di Marzio, accusato di partecipazione a banda armata e rifugiatosi da anni in Francia insieme a Ermenegildo Marinelli e sfuggito alla cattura nelle scorse ore. Gli altri due latitanti, dei 10 che il presidente francese Emmanuel Macron ha autorizzato a catturare, ma che non si sono fatti trovare, sono l’ex militante veneto dei Pac, Luigi Bergamin e Raffaele Ventura.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
NEL FRATTEMPO SI E’ COSTITUITO BERGAMIN, UNO DEI TRE LATITANTI
Luigi Bergamin, uno dei tre ex terroristi rossi in fuga dopo l’ondata di arresti di
ieri mattina in Francia, si è presentato a palazzo di Giustizia di Parigi assieme al suo avvocato per costituirsi. Tra gli ideologi dei Pac, il gruppo armato di Cesare Battisti, e come lui condannato per l’omicidio del macellaio Lino Sabbadin, Bergamin avrebbe dovuto scontare 16 anni di carcere.
Intanto, sono arrivati nel palazzo della Corte d’Appello di Parigi gli altri sette italiani condannati per episodi di terrorismo negli anni di Piombo. Dopo aver trascorso la notte nei locali della polizia giudiziaria a nord di Parigi, sono stati trasferiti nel centro della capitale Giovanni Alimonti, Enzo Calvitti, Roberta Cappelli, Narciso Manenti, Sergio Tornaghi, Marina Petrella, Giorgio Pietrostefani.
Nel vecchio Palazzo sull’Île de la Cité avviene in queste ore la notifica ai sette fermati delle richieste di estradizione dell’Italia, a cui Emmanuel Macron ha dato via libera, con una svolta politica rispetto ai decenni passati.
“Accettate l’estradizione?”
E’ la procuratrice generale della Corte d’Appello di Parigi, l’alta magistrata Catherine Champrenault, a dover eseguire la notifica, anche se questa mattina non sarà fisicamente presente lei ma verrà rappresentata da un altro magistrato. Per ogni persona il procuratore fa la lettura della domanda di estradizione, con le condanne da eseguire in Italia. Nella procedura è previsto che venga chiesto agli italiani se accettano o meno l’estradizione. Un passo dovuto e dall’esito scontato visto che i latitanti sono rifugiati in Francia da oltre trent’anni. “Francamente non pensiamo che nessuno di loro accetterà” dice una fonte della Procura. Una volta che sarà espresso il rifiuto formale, i magistrati della Corte d’Appello daranno il via libera al vero e proprio percorso giudiziario per esaminare le sette domande di estradizione. Un percorso che durerà mesi, se non anni.
Regime di detenzione
La prima cosa da decidere oggi sarà quindi come e dove i sette italiani (e ora anche Bergamin) trascorreranno la lunga battaglia giudiziaria. La procura dovrà dare un orientamento ai due magistrati che poi decideranno se applicare o meno un regime di detenzione. L’orientamento potrebbe non essere uguale per tutti gli italiani. Ci sono persone ormai molto anziane e malate come Pietrostefani, altre che hanno già avuto problemi di salute in passato come Petrella. La decisione sarà comunque presa in giornata, e nel caso avvenga la liberazione di alcuni del gruppo, potranno essere applicate misure di sorveglianza a domicilio.
La battaglia giudiziaria
La prima udienza alla Chambre d’Instruction della Corte d’Appello di Parigi potrebbe esserci già la settimana prossima. “Speriamo ci sia dato più tempo per esaminare le domande di estradizione di cui non sappiamo ancora nulla” commenta Antoine Comte, avvocato di Tornaghi. “Certo che ci batteremo, come abbiamo giù fatto in passato” promette Irène Terrel, avvocato di Alimonti, Cappelli, Manenti, Pietrostefani e Petrella. “Di questi processi ne abbiamo già vinti tanti in passato” commenta Jean-Louis Chalanset che difende Calvitti. Molti degli arrestati hanno infatti già frequentato le aule di tribunali per richieste di estradizioni che in passato vennero bloccate dalla giustizia francese. E’ una giurisprudenza che peserà? “I tempi sono cambiati, molte procedure di estradizioni furono bloccate dalla politica” risponde William Julié, l’avvocato che rappresenterà lo Stato italiano.
Tempi lunghi
I legali della difesa punteranno a fare ricorsi tecnici e formali. In passato hanno pesato nella giurisprudenza alcune differenze del sistema giudiziario italiano (uso dei pentiti, processi in contumacia, concorso morale) che non esistono in Francia. Ci saranno poi altri cavilli e modi per tentare di rallentare al massimo la procedura che ha comunque tempi medi di oltre un anno. Se la Corte d’Appello emetterà una sentenza favorevole all’estradizione gli avvocati della difesa avranno possibilità di fare appello alla Corte di Cassazione. Nel caso ci sia la convalida dell’estradizione anche nell’ultimo grado di giudizio, allora sarà il primo ministro a dover firmare il decreto di estradizione. Ma anche in questo caso è possibile il ricorso presso il Consiglio di Stato. L’arrivo in Italia dei sette fermati non avverà prima di qualche anno, ed è possibile che alcune delle estradizioni non siano convalidate dalla magistratura francese. I consiglieri di Macron ne sono consapevoli: “La difesa farà valere le sue ragioni, è il normale percorso della giustizia che rispettiamo”.
(da La Repubblica)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
“PENSAVO DI ANDARE A CASA DI AMICI, UNA TRAPPOLA”… NEGLI SMARTPHONE DEGLI INDAGATI LA PROVA DEGLI ABUSI
L’avevano invitata a una festa fra amici, ma era solo una scusa. Una diciottenne si è ritrovata prigioniera del branco, che l’ha violentata, all’interno di un’abitazione estiva di Tre Fontane, nel comune di Campobello di Mazara. Era l’8 febbraio scorso. Qualche giorno dopo, la giovane ha trovato la forza di denunciare tutto ai carabinieri del comando provinciale di Trapani.
E, questa mattina, sono scattati quattro arresti nei confronti di giovani che hanno un’età compresa fra i 20 e i 24 anni: due sono andati in carcere, gli altri ai domiciliari. Pesante l’accusa contestata dal giudice delle indagini preliminari di Marsala, che ha accolto la ricostruzione della procura diretta da Vincenzo Pantaleo: violenza sessuale di gruppo aggravata.
“Il giorno della denuncia sono subito iniziate le indagini dei carabinieri della Compagnia di Mazara del Vallo – spiega adesso un comunicato dell’Arma – attraverso l’attivazione di intercettazioni telefoniche e ambientali, sono stati anche sequestrati gli smartphone degli indagati, tutto questo ha consentito di raccogliere molteplici elementi di prova”.
“Mi avevano rassicurato che alla festa ci sarebbero stati degli amici e soprattutto altre ragazze – ha raccontato la giovane nella sua denuncia – ma era una trappola”. Sul corpo della vittima, i medici hanno trovato lividi e contusioni. “Ho provato a divincolarmi, a urlare. Ma non è servito a nulla”.
Il pericolo di inquinamento delle prove ha portato agli arresti.
(da agenzie)
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