Destra di Popolo.net

UGANDA, APRE IL CENTRO PEDIATRICO DI EMERGENCY PROGETTATO DA RENZO PIANO

Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile

CURE CHIRURGICHE GRATUITE PER I BAMBINI IN UN CONTESTO DOVE TUTTO E’ A PAGAMENTO

Oggi a Entebbe, in Uganda, si realizza un sogno: l’apertura del Centro di chirurgia pediatrica di Emergency, un progetto nato dall’incontro tra Gino Strada, chirurgo e fondatore della ong, e Renzo Piano, uno dei più importanti architetti al mondo.
Due uomini che hanno condiviso una visione: costruire un “ospedale scandalosamente bello” nel cuore dell’Africa che potesse unire la chirurgia pediatrica con il più alto livello di architettura per divenire un centro di riferimento per i bambini di tutto il continente.
Quel sogno è diventato realtà anche grazie al sostegno del ministero della Salute ugandese: sulle rive del Lago Vittoria, a 1.200 metri in una zona verde e salubre, il Centro di chirurgia pediatrica di Emergency è operativo da mercoledì.
I primi pazienti si chiamano Ramadhan, Topista, Justine, Katongole, Matovu e Jordan, hanno tra i 3 e gli 11 anni e sono stati ricoverati per problemi all’apparato genitale, gastro-intestinale ed ernie sovraombelicali.
L’ospedale di Entebbe curerà gratuitamente bambini e ragazzi di età inferiore ai 18 anni affetti da malformazioni congenite, problemi urologici e ginecologici, anomalie del tratto gastro-intestinale, patologie del sistema biliare, cheiloschisi.
“Il modo migliore per aiutare l’Africa è fare lì quelle stesse cose che vorremmo avere anche qui in Italia”, dichiara Gino Strada, chirurgo e fondatore di Emergency. “Siamo andati in Uganda con tutte le competenze, gli equipaggiamenti, le tecnologie necessarie a fare una chirurgia di alto livello e con una struttura straordinaria. Facciamo tutti parte della comunità umana: siamo ‘uguali in dignità e diritti’, come è scritto nella Dichiarazione universale dei diritti umani. Abbiamo la responsabilità di curare un bambino africano esattamente come faremmo con un bambino italiano.”
In Uganda, la mortalità infantile sotto i cinque anni è di 49 morti su 1.000 nati e il 30% di questi decessi è causato dalla mancanza di cure chirurgiche adeguate.
Il Centro di Entebbe triplica di fatto la disponibilità di posti letto chirurgici per i bambini in Uganda e diventerà un punto di riferimento per le necessità chirurgiche di tutto il continente africano.
Dopo il Centro Salam di cardiochirurgia di Emergency aperto a Khartoum, in Sudan, nel 2007, quello ugandese è il secondo centro dell’ANME, la Rete sanitaria di eccellenza in Africa nata nel 2010 su iniziativa della ong, a cui hanno aderito 11 Paesi africani per sviluppare una rete di strutture sanitarie di eccellenza e rispondere a bisogni sanitari specifici su base regionale.
La struttura si estende su 9.700 metri quadri e dispone di 3 sale operatorie, 72 posti letto, di cui sei di terapia intensiva e sedici di terapia sub-intensiva, una sala di osservazione e stabilizzazione, 6 ambulatori, una radiologia, un laboratorio con banca del sangue, una TAC, farmacia, amministrazione, servizi ausiliari, foresteria per i pazienti stranieri, area di accoglienza ed educazione sanitaria e una area gioco esterna
L’intero progetto è stato realizzato pro bono dallo studio Renzo Piano Building Workshop, in collaborazione con TAMassociati e la Building division di Emergency
“Mi piace pensare all’Africa come un laboratorio per il futuro e non solo come uno scenario di sofferenza e di guerre dimenticate”, afferma Renzo Piano. “Gino mi ha sempre chiesto di disegnare un ospedale ‘scandalosamente bello’. Parla dello scandalo della bellezza perché per certe persone è uno scandalo offrire bellezza ed eccellenza a tutti, in particolare ai più svantaggiati ed emarginati. D’altronde è risaputo che in tutte le lingue africane, lo swahili per primo, l’idea di bello è sempre accompagnata all’idea di buono: non c’è bellezza senza bontà”, spiega l’archistar.
La bellezza – nel progetto di Piano – va a braccetto con la sostenibilità ambientale, con una dotazione di circa 2.500 pannelli solari fotovoltaici in copertura di una parte del fabbisogno energetico del Centro. I muri dell’ospedale sono stati edificati in pisè, una tecnica di costruzione tradizionale che utilizza la terra cruda, garantendo un’inerzia termica che mantiene costanti la temperatura e l’umidità nell’edificio.
Tra gli obiettivi del Centro, la formazione di medici e infermieri che possano contribuire a migliorare la chirurgia pediatrica in Uganda. “Il Paese non è del tutto sprovvisto di strutture sanitarie, né di cultura medica, ma necessita della collaborazione internazionale per garantire a fasce più ampie della popolazione la continuità di cure mediche di secondo e terzo livello e la formazione di specialisti”, osserva Rossella Miccio, presidente di Emergency. “La scelta fatta per l’ospedale è stata di inserirlo nel contesto sanitario ugandese come centro di chirurgia elettiva pediatrica, generale e specialistica, al fine di permettere il trasferimento programmato dei piccoli pazienti da tutto il Paese e dall’estero”.
A regime, lo staff è composto da 385 addetti, di questi 179 sono personale sanitario. Chirurghi, pediatri, anestesisti, fisioterapisti, infermieri, farmacisti e tecnici sono per l′80% circa professionisti locali e per il 20% professionisti di provenienza internazionale. Lo staff non medico è costituito da internazionali per il 5% e da nazionali per il 95%.
“L’apertura dell’ospedale rappresenta un punto di svolta per i bambini dell’Uganda e dell’intera regione dell’Est Africa, grazie alla sua offerta di prestazioni di chirurgia pediatrica di alta qualità, senza alcun costo per i pazienti”, dichiara Ruth Aceng Ocero, ministro della sanità dell’Uganda. “Questa iniziativa è parte dello sforzo del governo volto a rafforzare il sistema sanitario nazionale, riducendo i trasferimenti medici all’estero e potenziando i servizi sanitari per i nostri bambini. Il Centro permetterà inoltre all’Uganda di diventare una destinazione di turismo sanitario per quanto concerne le prestazioni pediatriche e una istituzione centrale nella formazione del personale sanitario locale”.
Il ministero della Sanità ugandese ha partecipato da subito allo sviluppo del progetto, collaborando alla sua definizione, mettendo a disposizione il terreno su cui è stato costruito e finanziando, come previsto per tutti i progetti realizzati dalla rete ANME, il 20% dei lavori e dei costi di gestione.
“Questo Centro di chirurgia pediatrica curerà i bambini di tutta l’Africa, da diversi Paesi e con diversi problemi. Meritano un bellissimo ospedale, un luogo pieno di gioia e amore, qualcosa per ridare un po’ di speranza, un possibile futuro”, è il pensiero con cui Strada saluta il nuovo Centro. Da oggi quel posto è realtà, grazie all’incontro e alla determinazione di tutti quelli che ci hanno lavorato.
(da Huffingtonpost)

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GINO STRADA: “SE NON FERMIAMO IL VIRUS IN AFRICA CE LO TROVIAMO MUTATO IN CASA NOSTRA E I VACCINI NON SERVIRANNO”

Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile

“LA LOMBARDIA? E’ UN CASO MONDIALE DI INEFFICIENZA”

Gino Strada, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, ha parlato della situazione Covid in Africa, in particolare in Sudan e in Uganda, dove ha aperto un ospedale pediatrico, “una goccia che vorremmo si facesse oceano”.
″Li abbiamo abbandonati a loro stessi. In Sudan hanno fatto i tamponi al personale sanitario. Su milletrecento medici ed infermieri i positivi erano il 70%. A Khartoum addirittura l′80%. L’Occidente è miope. Le mutazioni del virus rischiano di rendere obsoleti i vaccini. Se il virus non si ferma anche in Africa poi ce lo ritroviamo mutato in casa nostra”.
Il fondatore di Emergency parla della struttura, disegnata da Renzo Piano:
“Ci lavorano quasi quattrocento sanitari. Quaranta fanno riferimento allo staff internazionale di Emergency. Ma il grosso è composto da personale locale. Volevamo anche che fosse un ospedale confortevole per i bambini. Renzo Piano lo ha disegnato circondandolo di trecentocinquanta alberi. I muri sono stati edificati in pisé, una tecnica di costruzione tradizionale che utilizza la terra cruda, garantendo temperatura e umidità costante″.
Parlando della sanità italiana:
″A oggi è tutto da ricostruire a cominciare dalla sanità territoriale. Non c’è un politico che spieghi perché la sanità privata funziona coi soldi pubblici. È un controsenso. È un settore a profitto garantito, dunque se lo facciano coi soldi loro″.
La Lombardia, ″è un caso mondiale di inefficienza”.
“Attilio Fontana, Guido Bertolaso e Letizia Moratti sono il peggio dell’inefficienza. Ma non penso solo alla sanità. Con il progetto ‘Nessuno escluso’ distribuiamo generi alimentari. Non avrei mai immaginato la gente a Milano in coda per un pasto. Non i clochard, proprio i milanesi. Una cosa vergognosa. Ci prepariamo a un disastro sociale con dimensioni epocali″.
E sul caso legato alla sanità calabrese:
“Abbiamo dato la nostra disponibilità anche a prendere in mano la gestione di diciotto ospedali chiusi ma per ora non ci ha risposto nessuno. Ospedali chiusi ufficialmente per ragioni di budget – ha aggiunto – Ma al solito perché si è preferito sostenere la sanità privata. La gente ha perso la speranza di rivedere una sanità pubblica che funzioni. E poi ci sono le infiltrazioni della criminalità organizzata. Diciamo che sono strutturali più che infiltrazioni″.
(da Globalist)

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SALVINI SI SFILERA’ DAL GOVERNO? SE TOGLIE IL DISTURBO PER DRAGHI NON CAMBIA NULLA, ANZI

Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile

NON SARA’ MAI TROPPO TARDI SE SI TOGLIE DAI COGLIONI, PIANGERANNO SOLO RAZZISTI ED EVASORI

Il gioco delle parti è iniziato ieri sera a Palazzo Chigi, dove la Lega ha deciso – per volontà di Salvini – di astenersi dal voto sul decreto riaperture (che prenderanno il via, gradualmente, da lunedì 26 aprile).
Una decisione per protestare contro la decisione di non modificare l’orario d’inizio del coprifuoco e la scelta di rimandare a giugno la possibilità di riaprire i ristoranti al chiuso. Un’opposizione interna che ha spiazzato anche Mario Draghi che si è detto sorpreso (se non irritato) per questa decisione del Carroccio su misure coordinate all’interno della maggioranza. Uno strappo che, se non sarà ricucito (ma i margini sono esigui, visto l’atteggiamento del leghista), potrebbe portare a un addio. Ma per il governo Draghi cambierebbe veramente qualcosa?
I numeri dicono di no. Partiamo da un punto fondamentale: all’interno dell’esecutivo ci sono alcuni ministri del Carroccio che – a differenza di quanto “imposto” dal loro segretario – a differenza di Salvini, hanno sempre mostrato un indole meno “propagandistica”.
Infatti, come riporta il quotidiano La Repubblica, il voto di ieri sera è stato contornato da una lunga telefonata tra il leader della Lega e i suoi tre ministri (Giorgetti, Stefani e Garavaglia). Prima di tutto ciò, il confronto a Palazzo Chigi viaggiava spedito e veloce, con l’accordo tra tutti gli esponenti e capi dei dicasteri. Poi, però, al momento di votare, Giancarlo Giorgetti è intervenuto dicendo: “Noi non possiamo dire sì, ci asteniamo. Non sto qui a spiegare le ragioni, che voi tutti conoscete”.
Le ragioni rispondono al nome di Matteo Salvini. Il passo indietro, obbligato, dei tre ministri è arrivato – infatti – dopo quella lunga telefonata con il segretario della Lega. E lo strappo arriva proprio in quegli istanti, con Mario Draghi che si è lasciato andare a un laconico commento: “Prendiamo atto, è un precedente grave”. Insomma, la vera sconfitta è per i tre ministri del Carroccio che, per colpe non loro, sono stati costretti ad arrovellarsi attorno a una decisione imposta dall’alto
Si sfila? I numeri dicono che cambierebbe poco o nulla
Il timore che Salvini si sfili – anzi, che faccia sfilare la Lega – dall’esecutivo è concreto. L’exploit sondaggistico di Giorgia Meloni sta condizionando le sue scelte politiche e anche quelle del suo partito. Ma l’eventuale addio del Carroccio al governo non muterebbe gli equilibri nella maggioranza. Neanche in Parlamento. Come sottolinea l’agenzia Dire, infatti, alla Camera un’opposizione composta da FdI e Lega sarebbe composta da 167 parlamentari (molti in meno rispetto alla maggioranza assoluta di 316). Al Senato, gli stessi due partiti si fermerebbero a quota 84, mentre la maggioranza assoluta è a quota 170. Insomma, Salvini potrebbe tranquillamente tornare a fare opposizione, perché per Mario Draghi e per il suo governo non cambierebbe nulla. Anzi, ci sarebbe la possibilità di evitare una polemica al giorno.
(da NextQuotidiano)

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MA SALVINI CHE SI ASTIENE IN CDM E’ LO STESSO CHE VENERDI’ ESULTAVA PER IL DECRETO ?

Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile

VENERDI SPIEGAVA CHE LE MISURE ERANO UNA SUA VITTORIA, IERI NON LE FA VOTARE: QUALCUNO NON HA ANCORA CAPITO CHE E’ INAFFIDABILE

Ieri sera i ministri della Lega si sono astenuti nel Cdm sul decreto riaperture d’intesa con il leader Matteo Salvini e dopo un colloquio con il premier Mario Draghi al quale hanno spiegato le loro perplessità sul provvedimento. La cosa divertente è che le norme approvate in CdM erano le stesse che Salvini venerdì scorso spiegava essere una vittoria del Carroccio
Ma Salvini che si astiene in CdM è lo stesso che venerdi esultava per il decreto Covid e si intestava le riaperture?
Era il 16 aprile, appena venerdì scorso, e la canzone che il leader della Lega intonava era molto diversa: le riaperture “non sono vittorie della Lega, ma del buonsenso”, spiegava Salvini, a termine di una visita al centro vaccinale allestito alla Fabbrica del Vapore di Milano. Del resto “erano richieste dei sindaci e dei governatori di tutti i partiti”, aggiungeva sottolineando che “se tutto va come deve andare, il 26 aprile ci sarà un raddoppio della Liberazione”.
Peccato che quell’esultanza non era stata accolta con altrettanto entusiasmo sui social. In tanti avevano criticato il “Capitano” per la concessione per la riapertura dei ristoranti solo all’aperto e anche per il coprifuoco alle 22.
Bene ma non benissimo, si dice in questi casi. Non solo: la Lega ha provato a mediare non solo il coprifuoco ma anche sulla proroga dello stato di emergenza, che è stato poi rinnovato fino al 31 luglio.
Secondo il Carroccio sarebbe bastata una proroga più breve, e d’altra parte spiegare ai propri elettori perché quando era all’opposizione tuonava contro e ora che è al governo acconsente sarebbe potuta essere una fonte di imbarazzo.
Ora, senza che sostanzialmente sia cambiato niente rispetto alla cabina di regia, a parte la percentuale degli studenti delle superiori che faranno lezioni in presenza, Salvini si sfila mettendo anche in imbarazzo Giorgetti che ha dovuto spiegare in CdM l’astensione del Carroccio a un Draghi arrabbiatissimo. Salvini ci ha provato in tutti i modi, con sms al presidente del Consiglio, con avvertimenti preventivi, ma nulla è servito per far cedere SuperMario. Le carte ormai sono scoperte. Era ora, e Salvini presto dovrà decidere se essere o di lotta o di governo.
(da NextQuotidiano)

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LO SGARBO DI SALVINI IMBARAZZA I MINISTRI LEGHISTI

Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile

GIORGETTI E GARAVAGLIA SI DEVONO RIMANGIARE L’IMPEGNO PRESO CON DRAGHI

“La Lega fa quello che dice Salvini. Dobbiamo dare un segnale”. A dare la linea è via Bellerio, non la squadra di governo.
Lo “strappo del coprifuoco” si consuma in mezz’ora di teso consiglio dei ministri, preannunciato in una telefonata con Draghi a cui il leader ribadisce “fiducia”.
Di fronte all’irritazione del premier per la doppia veste del partito, che condivide i provvedimenti nelle riunioni preparatorie ma poi lascia spazio all’atteggiamento da “capopopolo” del leader, Salvini mostra i muscoli.
I ministri leghisti si astengono sul decreto aperture. L’ordine finale, arrivato sui telefonini, viene accolto dagli interessati in un imbarazzato silenzio. Giorgetti e Garavaglia sono colti in contropiede: appena venerdì, nella cabina di regia, avevano dato via libera, e per tutta la giornata hanno confidato nella mediazione. Ma non hanno margine di manovra.
Si diffonde la voce che il Capitano avrebbe voluto addirittura un voto contro le misure, che la “rigidità” del governo lo ha infastidito fino a quel punto, ma fonti del partito smentiscono.
Lo sconcerto è diffuso: lo scontro si è consumato sul rientro a casa che resta alle 22 anziché slittare alle 23. Un’ora di distanza che diventa un baratro. Più altri aspetti delle riaperture per palestre, piscine, ristoranti al chiuso. “Non si può andare alla guerra per il doppio turno serale dei ristoranti… – filtra da Palazzo Chigi – Non possono cercare ogni volta di strappare un pezzetto in più”.
Dietro quello che sembra un puntiglio, in realtà, c’è altro: l’ira di commercianti, baristi, ristoratori, gestori di locali – lo zoccolo duro dell’elettorato salviniano – che considerano le misure del tutto insufficienti, soprattutto per chi non ha i dehors e vede in bilico i ricavi estivi. Poi la necessità di togliere spazio al Pd e all’ala sinistra del governo; infine la feroce competizione con Giorgia Meloni, che erode consensi nei sondaggi.
A giochi fatti, Salvini si intesta la decisione: “Non potevamo votare un decreto che continua a imporre chiusure, coprifuoco, limitazioni. Voteremo il prossimo decreto se insieme a vaccini e tutela della salute prevederà il ritorno alla vita e al lavoro. La Lega chiede di dare fiducia agli italiani”.
E’ una dichiarazione di apertura di ostilità sulla “fase due”, quella delle aperture che premier e ministro della Salute vorrebbero “graduali e irreversibili”, senza forzature né stop and go.
Per quanto la reazione di Draghi sia un’incognita, i leghisti negano conseguenze politiche sulla tenuta della compagine. Poco prima il capogruppo al Senato Romeo ha preannunciato che “salveranno” Speranza dalla mozione di sfiducia di Fdi: “Il ministro deve cambiare linea, ma non vogliamo mettere in difficoltà la maggioranza”. Un colpo al cerchio e uno alla botte. La Lega è sempre più di lotta e di governo. Nello sconcerto dei ministri di Forza Italia, anche loro al buio su quanto stava per accadere.
Il cambio di linea della Lega è repentino, ma la tensione monta sin dal mattino. Salvini punta i piedi, vuole strappare di più, va in pressing già prima della riunione di governo. “Ce lo chiedono sindaci e governatori di tutti i colori, imprese e associazioni, sono misure di buonsenso – insiste – Non me l’ha detto il dottore di approvare cose che non mi convincono”.
Non è la prima volta che evoca questa minaccia, il premier però non ci sente. Salvini convoca i suoi, spiega che il tema è dirimente: all’avvio della stagione turistica bisogna dare “segnali chiari” oppure le prenotazioni languiranno e l’Italia non sarà competitiva con Grecia, Spagna e le altre mete rivali. Ricorda che i ristoratori hanno bloccato l’autostrada, sono arrivati sotto il Parlamento. “Dobbiamo far ripartire il Paese prima che sia troppo tardi” arringa.
La serata finisce con il leader collegato a una manifestazione online, dove promette che girerà i municipi di Roma uno per uno in vista delle amministrative. E con il rumoroso silenzio dei ministri. Fino alla prossima puntata.
(da “Huffingtonpost”)

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GIMBE: “ATTENTI AL LIBERI TUTTI. DATI IN CALO. MA OSPEDALI IN AFFANNO”

Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile

“ATTENTI AL LIBERI TUTTI, DATI IN CALO MA OSPEDALI IN AFFANNO”

Riaprire è “una decisione politica, ma attenti al “liberi tutti” e alle criticità mai risolte”. Per questo adesso serve un piano a medio-lungo termine condiviso da Regioni e Governo.
Avvertimento e invito arrivano dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, insieme al report settimanale al quale sono affidate le analisi e le valutazioni elaborate sui dati della settimana compresa tra il 14 e il 20 aprile.
Rispetto ai sette giorni precedenti si registra una diminuzione nel numero dei nuovi casi (90.030 da 106.326) e dei morti (2.545 da 3.083).
In calo anche i casi attualmente positivi (482.715 da 519.220), le persone in isolamento domiciliare (456.309 da 488.742), i ricoverati con sintomi (23.255 da 26.952) e nei reparti di terapie intensive (3.151 da 3.526).
Sul fronte della campagna vaccinale si registra un sensibile cambio di passi ma per raggiungere l’obiettivo fissato dal commissario Francesco Figliuolo a 500.000 al giorno mancano oltre 180.000 somministrazioni quotidiane.
“La circolazione del virus – spiega Cartabellotta – è ancora sostenuta. I casi attualmente positivi, raggiunto il picco della terza ondata il 5 aprile (570.096), sono scesi a 482 mila, numero molto elevato e sottostimato dall’insufficiente attività di tracciamento”.
E non mancano differenze tra i territori: in tre regioni la variazione percentuale dei nuovi casi aumenta, in sei cresce il numero dei positivi. Gradualmente si allenta la pressione sugli ospedali, ma in varie regioni, “ma il numero di posti letto occupati, sia in area medica che in terapia intensiva è ancora elevato”, fa notare Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione. L’occupazione da parte dei pazienti Covid supera il 40% in 4 Regioni. Più lenta la discesa nell’occupazione dei reparti di terapia intensiva, con una riduzione del 15,8% in 14 giorni. Restano occupati 3.151 posti letto e in 12 Regioni la soglia di saturazione supera il 30%. “Numeri ancora alti anche per i nuovi ingressi giornalieri – sottolinea il direttore operativo di Gimbe, Marco Mosti – con una media mobile a 7 giorni di 182 ingressi al giorno, seppure in diminuzione da un mese”.
Sul fronte della campagna vaccinale, al 21 aprile risultano consegnate 17.752.110 dosi, il 25,9% di quelle previste per i primi sei mesi dell’anno.
Il 18,8% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (11.240.182) e il 7,8% ha completato il ciclo vaccinale con la seconda dose (4.654.357), con notevoli differenze regionali.
Nonostante l’incremento del 35,5% delle dosi inoculate nelle ultime tre settimane. Degli oltre 4,4 milioni di over80, 2.282.611 (51,6%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.336.007 (30,2%) hanno ricevuto solo la prima dose. Dal 20 aprile nel database ufficiale è stata aggiunta una specifica categoria di rendicontazione per soggetti fragili e cargiver che riporta 1.847.928 dosi somministrate.
Degli oltre 5,9 milioni di over70, 284.113 (4,8%) hanno completato il ciclo vaccinale e 2.133.528 (35,7%) hanno ricevuto solo la prima dose, mentre degli oltre 7,3 milioni di anziani di età compresa tra i 60 e i 69 anni, 438.890 (6%) hanno completato il ciclo vaccinale e 965.448 (13,1%) hanno ricevuto solo la prima dose.
Lunedì 26 aprile l’Italia comincerà a riaprire sulla base del “decreto riaperture”. Per Cartabellotta “una decisione politica presa sul filo del rasoio se guardiamo ai dati della pandemia e alle coperture vaccinali, ma al tempo stesso un coraggioso atto di responsabilità del Governo per rilanciare numerose attività produttive e placare le tensioni sociali che affida ai cittadini una grande responsabilità”.
Dalla necessità che gli allentamenti delle restrizioni non siano interpretati come un “liberi tutti”, scrive la Fondazione, invitando Governo e Regioni a elaborare una strategia per arginare “la verosimile risalita dei contagi” e un piano di medio-lungo periodo per uscire dalla pandemia che tenga conto, oltre che delle coperture vaccinali, di scenari epidemiologici e criticità mai risolte in 14 mesi di pandemia. Partendo dal presupposto che gli effetti delle misure restrittive disposte da marzo si vedranno almeno fino a metà maggio e che il progressivo ritorno al giallo determinerà una risalita dei contagi, bisogna rivedere il sistema delle Regioni “a colori”: “servono nuovi parametri per attuare tempestive chiusure locali ed evitare la diffusione del contagio”, si legge nel report di “Gimbe”. E ancora: intervenire con investimenti adeguati, come ancora non si è fatto, per potenziare il tracciamento e il sequenziamento, l’adeguamento delle scuole e dei trasporti, uniformarele norme sulla mobilità interregionale a quelle per i viaggi all’estero, incentivare lo smart work e intensificare i controlli, progressivamente allentati dopo il primo lockdown
(da agenzie)

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SONDAGGIO IPSOS ELEZIONI MILANO: SALA DODICI PUNTI AVANTI AD ALBERTINI

Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile

SE IL CANDIDATO DEL CENTRODESTRA FOSSE LUPI, IL VANTAGGIO SAREBBE DI 19 PUNTI

Il sindaco uscente di Milano Beppe Sala parte in vantaggio rispetto a Gabriele Albertini e a Maurizio Lupi. A rivelarlo è un sondaggio condotto da Ipsos sulle elezioni amministrative nel capoluogo lombardo. La rilevazione di basa su 2.250 interviste ed è stata pubblicata oggi sul Corriere della Sera.
Ipsos ha sondato due possibili sfide al ballottaggio: Sala/ Albertini e Sala/Lupi-Secondo il sondaggio, Sala è avanti su Albertini, candidato corteggiato dal centrodestra e già sindaco di Milano dal 1997–2006. Il candidato di centrosinistra vincerebbe con il 54-58 per cento dei consensi, contro il 42-46 per cento.
Ancora più netto sarebbe il distacco nel caso di una sfida con Lupi, che oltre a essere stato ministro delle Infrastrutture è stato assessore all’Urbanistica nel primo mandato Albertini: Sala vola tra il 57,5 e il 61,5 per cento contro il 38,54-42,5 dell’ex ministro.
Il 25 per cento degli intervistati, secondo il sondaggio, ritiene ottimo il lavoro svolto dal sindaco durante la pandemia. A questo va aggiunto un 42 per cento di giudizi sufficienti. In totale, il 67 per cento promuove Sala.
(da agenzie)

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ZINGARETTI SI DEFILA DALLA CORSA AL CAMPIDOGLIO, ALLA MELONI INTERESSA DI PIU’ CANDIDARE IL COGNATO ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE LAZIO

Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile

ZINGARETTI VUOLE COMPLETARE IL SUO MANDATO FINO AL 2023

È stato tirato più volte in ballo dalla stampa e dalle voci interne al Partito Democratico come nome spendibile per la candidatura a sindaco di Roma. Alcuni sondaggi lo hanno etichettato come la figura forte da cui ripartire per riportare il centrosinistra alla guida della capitale dopo l’esperienza pentastellata con Virginia Raggi. Oggi, però, Nicola Zingaretti ha rotto il silenzio e ha annunciato che la corsa al Campidoglio non è tra i sui progetti futuri e futuribili
Il Presidente della Regione Lazio, intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio 24, ha spiegato che il suo obiettivo resta e rimane solo quello di portare a termine il suo mandato che si esaurirà nel 2023. Quindi, di fatto, si defila da una possibile candidatura a sindaco di Roma. Il suo nome era emerso dai pareri di molti parlamentari e rappresentanti del Partito Democratico che lo hanno avuto come segretario per due anni (dal 14 marzo del 2019 al 17 marzo del 2021).
“Adesso c’è la campagna vaccinale e voglio continuare a portare avanti questa missione che salva la vita”, ha detto Zingaretti rispondendo a una domanda sul suo futuro in politica e su una sua possibile candidatura con vista sul Campidoglio. Il Pd e tutto il centrosinistra (in attesa di delineare i progetti futuri anche per la Capitale, dove ancora non è stato definito un piano concreto in vista delle elezioni in programma il prossimo autunno).
Le primarie del Centrosinistra e l’incognita Calenda
Il nome del centrosinistra passerà comunque dalle primarie in programma nei prossimi mesi, con l’incognita Calenda. “Sono contento – ha aggiunto Nicola Zingaretti nella sua intervista a Radio 24 – che il centrosinistra abbia deciso di rivolgersi ai romani per scegliere il suo candidato e sono sicuro ci saranno delle personalità che sapranno utilizzare questo strumento”
CENTRODESTRA
Che cosa sta succedendo veramente nel centrodestra di lotta (Giorgia Meloni) e di governo (Matteo Salvini e Silvio Berlusconi)?
Ad esempio, non c’è uno straccio di nome condiviso per Roma capitale, una città che in altri tempi e vista la debolezza dei competitor, il centro-destra avrebbe fatto sua senza troppe difficoltà.
Ma ad oggi non c’è un nome condiviso, Giorgia Meloni è pronta “a valutare tutte le proposte sul tavolo”. Parole che suonano come un possibile via libera perfino per quel Guido Bertolaso finora osteggiato e sostenuto solamente da Lega e Forza Italia.
In realtà, la vera domanda che il centro-destra si pone è la seguente: che senso ha indicare adesso una candidatura se il centro-sinistra lo farà con le primarie il 20 giugno? Perché scoprire le carte ora? E se poi alla fine decidesse di scendere in campo Nicola Zingaretti per la capitale portando di conseguenza al voto anche la Regione Lazio? Perché è via Cristoforo Colombo il vero punto di caduta delle ambizioni di Fratelli d’Italia.
A quel punto la leader sarebbe pronta a dare luce verde a Salvini e Berlusconi sulla candidatura per la città di Roma a patto però di avere un “diritto di prelazione” sulla scelta del candidato governatore della Regione Lazio. In particolare la leader Fdi punterebbe tutte le sue carte sull’attuale capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio, Francesco Lollobrigida, nonche’ suo cognato-
(da agenzie)

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SCUOLE SUPERIORI, 6 STUDENTI SU 10 CONTRARI AL RITORNO IN CLASSE AL 100%

Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile

QUANDO I GIOVANI SONO PIU’ SAGGI DI CERTI POLITICI

La riapertura delle scuole superiori per tutti gli studenti contemporaneamente, per il momento, sembra rimandata. Dopo le forti resistenze mostrate da parte soprattutto di Regioni e presidi, principalmente per motivi organizzativi (distanziamento nelle classi, trasporti, etc.), dal governo arriva una parziale frenata: nel nuovo decreto anti-Covid dovrebbe essere prevista ‘solo’ una presenza variabile tra il 60% e il 100% nelle zone gialle e arancioni (la quota la stabiliscono i singoli istituti), di almeno il 50% in quelle rosse.
Nessun obbligo di apertura totale. Un approccio, questo, che incontrerebbe i favori anche degli studenti, come mostra un nostro sondaggio su un campione di 1500 alunni delle superiori: la maggior parte – circa 6 su 10 – si sono infatti detti contrari se non del tutto (31%) quantomeno in parte (28%) al ritorno di massa in aula per concludere l’anno.
Alla base delle forti perplessità sulla ripresa definitiva della scuola ‘normale’ di un numero così ampio di ragazzi ci sono varie ragioni, su tutte la paura.
Del contagio? Non proprio: per 1 su 3 il timore maggiore è che i professori decidano di sfruttare un’ipotetica finestra di lezioni in aula, tutti i giorni, per recuperare il terreno perduto nei mesi scorsi, caricando gli alunni di interrogazioni e verifiche a ripetizione. Il 17%, invece, è preoccupato che riaprendo le scuole possa aumentare nuovamente la diffusione del virus, partendo proprio dalle classi e dai mezzi pubblici. Il 5% arriva addirittura ad affermare di non sentirsi pronto a tornare in mezzo alla gente dopo un periodo d’isolamento così lungo. Ma la fetta più consistente (43%) ammette di essere spaventata da un po’ tutti questi aspetti.
Preoccupazioni, le loro, poi non così infondate. Lo dimostra il dietrofront, per ora ipotetico ma quasi certo, del governo. Lo confermano i racconti degli stessi ragazzi. Sul fronte trasporti, per esempio, tra chi frequenta quotidianamente bus, tram, metropolitane e treni per andare a scuola appena il 10% promuove il servizio in termini di rispetto del distanziamento sociale. Per il 45% ci sono spazi a sufficienza solo alcune volte, mentre per il restante 45% i mezzi pubblici sono costantemente pieni negli orari in cui vengono utilizzati. Discorso simile per le distanze in classe, tra i banchi: con riferimento alla propria scuola, solo il 28% è sicuro che sia possibile garantire, con tutti gli studenti in presenza, la possibilità di essere distanziati l’uno dall’altro.
(da agenzie)

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