Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
UN SOTTOSEGRETARIO CHE SI VANTA DI AVER FATTO AFFIDARE L’INCHIESTA SUI 49 MILIONI RUBATI DALLA LEGA A UN GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA “NOMINATO DA NOI” IN QUALSIASI STATO CIVILE NE DOVREBBE RISPONDERE AL PAESE E AI GIUDICI
L’assordante silenzio del governo sul caso Durigon fa molto più rumore dell’inchiesta di Fanpage.it. Il silenzio del Presidente Draghi di fronte a un sottosegretario che promette nomine e dice di poter controllare le indagini è un caso che, in qualsiasi altro paese europeo, avrebbe portato alle dimissioni del politico coinvolto e che in Italia non trova spazio neanche nella tv di stato.
L’inchiesta del team Backstair di Fanpage.it ha svelato il sistema di potere di Claudio Durigon. Il sottosegretario all’economia del Governo Draghi promette posti nelle aziende partecipate e afferma di poter condizionare l’inchiesta sulla Lega perché il titolare dell’indagine è stato “messo da lui”.
Non solo, la sua ascesa è legata a un sistema di tessere gonfiate, di incarichi pubblici ottenuti grazie a questo escamotage, di rapporti quantomeno “pericolosi” con esponenti della criminalità di Latina e vicini la ‘ndrangheta.
Fatti gravissimi che in qualsiasi altro paese d’Europa avrebbero scatenato un putiferio e che, in Italia, il governo sta cercando di tenere quanto più “nascosti” possibile.
Claudio Durigon non è un onorevole di secondo piano. È il “papà” di Quota 100, fa parte del cerchio magico di Matteo Salvini (è con lui al Papeete, alle feste di compleanno, in vacanza a Sabaudia), è il numero due del Ministero delle Finanze, il cui Ministro è una diretta emanazione del Presidente del Consiglio Mario Draghi.
In un paese in cui la politica si occupa dell’aspetto etico dei suoi membri Claudio Durigon si sarebbe già dimesso.
Ma siamo in Italia e abbiamo delegato alla magistratura anche le scelte etiche sulla politica. È arrivato il momento di dire basta.
Il perimetro delle responsabilità sociali è un perimetro molto più ampio di quello sulle responsabilità penali. Fa parte del patto tra cittadino e suo rappresentate e non ha, necessariamente, un corrispettivo penale.
Se un politico mente, se un politico afferma di dare indietro i soldi al proprio partito (e magari su quella promessa viene eletto) e poi non lo fa, non siamo nell’ambito penale ma etico.
Non è importante se la magistratura aprirà o meno un’inchiesta, perché la nonchalance con la quale Durigon dice di disporre di un generale della Guardia di Finanza, la semplicità con la quale offre nomine a una persona a lui vicina rappresenta un problema etico prima che giuridico.
L’assordante silenzio del governo e del Presidente Draghi fa più rumore dell’inchiesta stessa. Se il nostro perimetro etico deve essere quello delle democrazie europee ebbene in Europa un sottosegretario che afferma di poter condizionare le indagini si sarebbe già dimesso.
E invece siamo qui nell’attesa che un membro della maggioranza dica qualcosa, spieghi, chiarisca. Niente. Solo il silenzio. Il silenzio della tv di stato, per la quale quest’inchiesta non esiste.
Il silenzio di Matteo Salvini, sempre pronto a commentare qualsiasi cosa venga dibattuta sui social.
Il silenzio di un governo di larghissime intese che avrebbe dovuto fare della ricostruzione del patto stato-cittadino il suo faro e che invece si trova a nascondersi dietro i portoni dei palazzi.
L’Italia è un paese che uscirà davvero dalla crisi coronavirus solo quando avrà ricostruito questo patto, solo quando avrà una classe politica che si autoregolamenta davvero e non deve aspettare sempre un’inchiesta della magistratura per delimitare il proprio perimetro etico.
Quando davanti a fatti di tale gravità quelli che si definiscono leader abbiano il coraggio di metterci la faccia e di dire “così non va”. La credibilità della classe politica passa anche per questi gesti. L’antipolitica si combatte così, con l’etica, non con il silenzio.
(da Fanpage)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
I POLITICI SOVRANISTI CHE SPARANO CAZZATE SONO SERVITI: LA CHIUSURA DELLE ATTIVITA’ COMMERCIALI RIDUCE L’RT DEL 35%
Il coprifuoco è uno dei temi che sta facendo più discutere in questi giorni di
prime riaperture. Ora a gettare luce sulla sua utilità giunge uno studio condotto da grandi atenei europei che, pubblicato in pre-print su MedRxiv, mostra che nel Vecchio Continente l’impatto del coprifuoco sull’indice Rt si aggira intorno al 13%.
“Conoscere l’efficacia degli interventi dei governi in Europa contro la seconda ondata del Covid-19”, è il titolo della ricerca che approfondisce ed analizza l’efficacia anche di altre misure anti-Covid e del loro impatto sull’indice Rt (numero che indica quante persone vengono contagiate da una sola persona, in media e in un certo arco di tempo, ndr).
Tra le misure più efficaci in questo senso ci sono le “business closure”, ossia la chiusura delle attività commerciali che riducono l’Rt del 35%. La chiusura di scuole e università, invece, contribuiscono per il 7% al calo dell’indice.
Su coprifuoco e mascherine, gli autori dello studio scrivono: “L’uso rigoroso di mascherine nei luoghi pubblici e il coprifuoco notturno hanno avuto un moderato ma statisticamente significativo effetto pari rispettivamente al 12 e 13%”.
La chiusura delle attività di ristorazione, secondo lo studio, può ridurre l’indice di contagio del 12%.
Stessa percentuale per locali da ballo e le attività non essenziali, come parrucchieri e centri estetici. Pari al 3% la riduzione comportata dalle limitazioni poste a eventi culturali e alla chiusura di luoghi come zoo, musei e teatri.
Di grande impatto, invece, risultano le limitazioni agli incontri tra persone estranee al proprio nucleo famigliare fino a un massimo di 30: la riduzione sull’Rt è del 26%.
Gli studiosi specificano che “nessuna di tutte le misure cosiddette non farmacologiche può funzionare da sola”.
La ricerca è stata condotta da alcune delle maggiori università europee: Oxford, Imperial College London School of Economy, Bristol, Copenaghen e Essen. All’interno del database sono confluite oltre 5.500 voci di intervento che corrispondono a 114 aree di analisi. La raccolta dei dati ha riguardato 7 Paesi: Austria, repubblica Ceca, Germania, Inghilterra, Italia, Olanda, Svizzera nel periodo tra il 1 agosto 2020 e il 9 gennaio 2021.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
“UTILIZZA LE ANSIE DELLE PERSONE PER CREARE DANNI ALL’ITALIA, UN SOGGETTO IN MALAFEDE”
“Cosa rispondo quando Salvini ironizza sul fatto che sono un esperto di zanzare? Che non capisce nulla. È demagogia allo stato puro”.
Così l’epidemiologo Andrea Crisanti, ospite di ‘Accordi&Disaccordi’, il talk politico condotto da Luca Sommi e Andrea Scanzi tutti i mercoledì sul Nove, in risposta a un video in cui Salvini ironizzava sul suo spessore scientifico definendolo “un esperto di zanzare”.
“Io penso che i politici dovrebbero interessarsi di politica. Queste persone utilizzano in malafede, sfruttando le ansie, le frustrazioni e le aspettative delle persone, gli argomenti per causare danni al Paese – ha proseguito il professore – Questa è demagogia allo stato puro. Queste sono cose che mi fanno veramente irritare perché dimostrano che non sono in buona fede”, ha concluso Crisanti.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI UN GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA: DRAGHI NON HA NULLA DA DIRE? COSA ASPETTA LA MAGISTRATURA A VERIFICARE SE SI TRATTA DI DIFFAMAZIONE O MENO?
Parole che sono destinate a riaprire un capitolo apparentemente chiuso. 
A parlare – inconsapevole di avere di fronte una telecamera accesa – è il leghista Claudio Durigon.
Non si tratta di un iscritto di poco conto al partito di Matteo Salvini, ma del coordinatore del Carroccio nel Lazio e commissario della stessa Lega a Roma.
Una figura fortemente voluta dal leader del Carroccio che, come si può vedere e ascoltare nell’inchiesta-video realizzata da Fanpage, si è lasciato andare a una confessione sulle indagini sui 49 milioni di euro sottratti alla Lega (con sentenza definitiva sulla restituzione).
“Quello che fa le indagini sulla Lega lo abbiamo messo noi”. Così, ostentando grande tranquillità e naturalezza, Claudio Durigon si confida con la persona che ha davanti. Non conscio di avere una telecamera puntata contro, il leghista parla dell’inchiesta che ha portato al sequestro – da parte della Procura di Genova – di quesi famosi 49 milioni di euro di rimborsi elettorali.
Soldi che, secondo la difesa della Lega (che ha scaricato il tesoriere Francesco Belsito dopo il processo e il nuovo corso targato Salvini) sono spariti nel nulla.
Una confessione che riapre un capitolo mai del tutto chiuso con le indagini che sono proseguite nel corso degli anni, anche con la collaborazione tra diverse Procure, come quella sulla Lombardia Film Commission che ha portato all’arresto di tre commercialisti ritenuti vicini al Carroccio. Le parole di Claudio Durigon, secondo quanto riportato da Fanpage, sono la conferma del suo ruolo primario e preminente all’interno della Lega.
Tra le testimonianze raccolte, infatti, c’è anche quella di un ex deputato e dirigente del Carroccio: “Mi ricordo che ce l’ha presentato Salvini, dicendo che era una sorta di nuova leva che doveva aprire il partito al Sud. La sua scalata non si spiega con meriti acquisiti sul campo”.
Durigon, prima di entrare nel partito di Salvini e scalare le gerarchie all’interno della Lega, era un sindacalista dell’UGL e venne scelto da Matteo Salvini nel 2018, quando ottenne anche un posto a Montecitorio. Ora è anche Sottosegretario all’Economia del governo Draghi, dopo aver ricoperto lo stesso ruolo – ma nel dicastero del Lavoro – durante il primo esecutivo guidato da Giuseppe Conte. E il suo approdo al fianco di Salvini è coinciso con alcuni incarichi affidati dal Carroccio ad altre persone molto vicine al sindacato UGL.
Poi ci sarebbe anche un caso immobiliare. Come noto, infatti, la Lega ha trovato il suo posto nella capitale (dove Durigon è commissario del Carroccio) in via delle Botteghe oscure. Ma lì, sempre nella stessa strada, c’è anche una sede del sindacato UGL che avrebbe messo a disposizione del team di comunicazione di Salvini una stanza. A titolo gratuito.
(da La Notizia)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
SI ALLARGA LA DIVERSITA’ DI VEDUTE ALL’INTERNO DELLA LEGA
Matteo Salvini celebra, a cadenza quotidiana, i presunti successi della sua raccolta firme contro il coprifuoco.
Una petizione che, occorre ricordarlo, è fittizia in quanto non ha valore e non può imporre alcuna influenza sulle decisioni del governo e del Consiglio dei Ministri. Alcune fonti, però, parlano di un ministro della Lega che “si è dimenticato” di apporre la propria firma su quella istanza.
Si tratterebbe, dunque, di un personaggio molto influente all’interno del partito e dell’esecutivo, con un ruolo di grande importanza strategica. I papabili sono tre, ma Fiorella Sarzanini – su il Corriere della Sera – fa il nome: Giancarlo Giorgetti.
Secondo la giornalista de il Corriere della Sera, dunque, è il deputato e Ministro dello Sviluppo economico il ribelle del Carroccio che non ha aderito alla petizione per chiedere la cessazione del coprifuoco.
Anche dentro la Lega le sensibilità sulle scelte del governo in tema di riaperture sono diverse. Se Matteo Salvini raccoglie le firme per abolire il coprifuoco, il ministro Giancarlo Giorgetti si dimentica, si fa per dire, di firmare la petizione.
Insomma, sarebbe proprio il braccio destro (ex?) di Matteo Salvini ad aver deciso di non partecipare alla raccolta firme tanto decantata dal leader del suo partito.
Una vicenda che si somma all’imbarazzo di Giorgetti il 21 aprile, quando durante il consiglio dei ministri ha ricevuto la telefonata del suo segretario che imponeva l’astensione dal voto (e con lui anche gli altri due ministri del Carroccio, Stefani e Garavaglia) a Palazzo Chigi sul decreto riaperture.
Secondo quanto raccontato da Fiorella Sarzanini, dunque, all’interno della Lega continuano a vivere due anime.
I rapporti tra Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini, come già emerso in passato, non sono dei migliori con le tensioni che viaggiano sotto pelle senza mai deflagrare. Ma se fosse confermata la scelta del capo del MISE di non partecipare alla petizione, il Carroccio si ritroverebbe con una nuova grana da affrontare. Il tutto mentre Giorgia Meloni e i suoi Fratelli d’Italia si avvicinano nei sondaggi.
(da La Notizia)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
L’ULTIMO RAPPORTO DELLA FONDAZIONE GIMBE: “VACCINATO SOLO IL 9,1% DELLA POPOLAZIONE”
“Terapie intensive sopra la soglia di saturazione in sette regioni”
“Una lenta discesa dei casi (-7,7%) e dei decessi (-10,5%); scendono anche i posti letto occupati in ospedale da pazienti Covid”, ma con “terapie intensive ancora sopra soglia di saturazione in 7 Regioni”.
“Come atteso – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – continua la lenta e progressiva discesa dei nuovi casi settimanali, frutto delle restrizioni di un’Italia tutta rosso-arancione delle scorse settimane, che proseguirà verosimilmente ancora fino a metà maggio. Oltre 448mila casi attualmente positivi confermano, tuttavia, che la circolazione virale nel nostro Paese è ancora molto elevata”.
Come sempre, il dato nazionale “risente di situazioni regionali piuttosto eterogenee: la variazione percentuale dei nuovi casi aumenta in 3 Regioni e crescono i casi attualmente positivi in 5 Regioni”, sottolinea la Fondazione Gimbe.
“Il ritmo della campagna” vaccinale anti-Covid “cresce in maniera lenta e costante, ma il target delle 500mila somministrazioni al giorno è ancora lontano. Pesa il mancato decollo delle consegne. Nel confronto con gli altri Paesi europei, l’Italia sale in classifica per la copertura degli over 80, ma si colloca al quartultimo posto per le fasce 60-69 e 70-79”.
Lo evidenzia l’ultimo report della Fondazione Gimbe sul monitoraggio epidemiologico nella settimana 21-27 aprile. “Purtroppo il vero cambio di passo nella vaccinazione delle fasce fragili – osserva il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta – è avvenuto solo a partire dalla seconda metà di marzo e l’utilizzo improprio dei vaccini durante il primo trimestre da un lato rende meno sicure le riaperture, dall’altro non ci fa ben figurare in Europa nel confronto con altri Paesi”.
“Al 28 aprile (aggiornamento ore 6.10), il 22% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (13.072.472) e il 9,1% ha completato il ciclo vaccinale (5.430.357), con differenze regionali che si vanno progressivamente appiattendo – evidenzia il report Gimbe – Le somministrazioni continuano gradualmente a salire, sia guardando al numero delle dosi settimanali (+10,7% negli ultimi 7 giorni), sia alla media mobile a 7 giorni, aumentata da 324.081 al giorno (20 aprile) a 355.582 al giorno (27 aprile)”. “Nonostante questo incremento – commenta Renata Gili, responsabile Ricerca sui servizi sanitari della Fondazione Gimbe – il numero di vaccinazioni giornaliere non raggiunge i target definiti per la settimana 22-29 aprile dal commissario straordinario, documentando difficoltà organizzative in alcune Regioni nella somministrazione tempestiva delle dosi disponibili. Si conferma inoltre una netta riduzione delle inoculazioni nei giorni festivi”.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
“NON SONO TRA QUELLI CHE LA SCORSA ESTATE AVEVANO DETTO CHE IL VIRUS ERA MORTO”
La guerra (dialettica) tra gli esperti prosegue spedita. Fin dall’inizio della pandemia, giornali e televisioni hanno ospitato alcuni medici per analizzare gli effetti del virus, sia a livello sanitario che a livello sociale.
Molte volte, però, le posizioni dei diversi personaggi sono state antitetiche, provocando anche una cattiva percezione sul lettore-spettatore. Il dibattito a distanza più acceso vede come protagonisti due infettivologi: uno di Milano, l’altro di Genova. E oggi si registra l’ennesima puntata della fiction Galli contro Bassetti (e viceversa).
L’infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano, ancora una volta, è stato chiamato a dirimere la matassa di un rapporto conflittuale con Matteo Bassetti.
Come noto, infatti, i due esperti – spesso protagonisti di trasmissioni televisive che parlano di Covid – hanno posizioni diametralmente opposte. Da una parte c’è Massimo Galli, da sempre molto prudente e poco incline alle riaperture per via della situazione epidemiologica (non solo contagi, ma anche situazione di sovraffollamento negli ospedali italiani); dall’altra c’è il direttore del reparto Malattie Infettive del San Martino di Genova che ha sempre mostrano un atteggiamento molto più “aperturista”.
“Non me ne faccia parlare, non vorrei perdere più tempo. Ne ho piene le scuffie di far polemica con quella gente lì”.
Questa la risposta data da Massimo Galli alla domanda posta da Alessandro Trocino per il Corriere della Sera. E non finisce qui.
“Cosa devo dire, che io ho ragione e altri dicono corbellerie solenni? Diciamo che alcuni hanno avuto una notevole capacità di contraddirsi, altri praticamente mai. Io non ero nella compagine ristretta ma chiassosa di chi, l’estate scorsa, diceva che il virus era clinicamente morto. Né in quelli dell’immunità di gregge”.
Insomma, la battaglia dialettica a distanza di Massimo Galli contro Bassetti (e viceversa) prosegue a suon di dichiarazioni al vetriolo.
(da NextQuotidiano”)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
CATENA, PRIMARIO DI TERAPIA INTENSIVA AL SACCO, SPIEGA CHE LE APERTURE SONO PRECOCI RISPETTO AI DATI EPIDEMIOLOGICI
“Temiamo di assistere a una risalita della curva dei contagi”, spiega il medico:
“Secondo me il periodo di fine maggio, primi quindici giorni di giugno sarà quello più delicato perché pagheremo le conseguenze di queste riaperture anticipate, precoci rispetto ai dati epidemiologici. E d’altra parte non abbiamo ancora una percentuale di popolazione vaccinata tale da arginare questo fenomeno”.
“E’ una situazione di calma apparente. La riduzione dell’occupazione dei posti letto in terapia intensiva c’è stata, ma è stata molto lenta”, ha poi continuato Catena: “Rispetto a giugno dello scorso anno, i due periodi non sono paragonabili – ha osservato l’esperto – perché oggi di fatto stiamo combattendo contro un altro virus. Oggi combattiamo contro le varianti, come quella inglese che è predominante. E quindi i dati che avevamo avuto l’anno scorso, che erano dati di una drastica riduzione dei letti in terapia intensiva, fino a 50 letti in 10 giorni”, oggi non sono possibili: “Tutto questo oggi non si è verificato anche perché le problematiche sono diverse e l’occupazione dei letti rimane ancora molto, molto alta”.
E sui vaccinati ha aggiunto: “La mascherina va comunque sempre indossata. Perché è possibile reinfettarsi anche per vaccinati. Abbiamo avuto in ambito sanitario – ha riferito – casi di soggetti che, nonostante la vaccinazione, hanno manifestato un’infezione blanda e con un tampone positivo e quindi una potenziale diffusibilità”. “Anche coloro che sono vaccinati o hanno un’immunità naturale non devono in alcuno modo abbassare la guardia – ammonisce l’esperto – Situazioni più pericolose non sono quelle all’aperto, ma sono quelle al chiuso in cui un gruppo di amici si incontra per lungo tempo senza mascherina”.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
DALLE BR AI NAR, QUELLI DI PRIMARIO INTERESSE SONO UNA VENTINA
I target ritenuti di “primario interesse” erano ventisette, secondo l’elenco dei latitanti politici, rossi e neri, fatto stilare dall’allora Guardasigilli, Alfonso Bonafede, nel 2019, in occasione dell’arresto dell’ex terrorista dei Pac, Cesare Battisti.
Ora, dopo l’ultima operazione condotta nelle scorse ore dall’antiterrorismo a Parigi (leggi l’articolo), ne restano da rintracciare 20, tre dei quali sono sfuggiti alla cattura proprio nei giorni scorsi.
Ma il numero di latitanti politici, più rossi che neri, su cui almeno due generazioni di investigatori e analisti dell’intelligence si sono finora concentrate, potrebbero essere molti di più. Sono tutti condannati in via definitiva, come lo era Battisti, per associazione sovversiva, banda armata, omicidio e strage.
E almeno 20 di questi, come ha dimostrato la meticolosa operazione condotta dalla Polizia a Parigi, si trovano in Francia, il Paese che più di ogni altro – grazie alla cosiddetta dottrina Mitterrand – ha accolto chi aveva imbracciato un mitra per fare politica negli anni Settanta e Ottanta. Poi c’è Nicaragua, Brasile, Argentina, Cuba, Libia, Angola, Algeria e Svizzera.
Tra il 1978 e il 1982, gli anni in cui il terrorismo politico insanguinò il nostro Paese, circa 500 esponenti della sterminata galassia eversiva italiana (qualcosa come 92 sigle tra sinistra e destra) hanno scelto di sottrarsi alla giustizia rifugiandosi Oltralpe.
Un censimento di diversi anni fa parla 163 imprendibili “rossi”, 46 dei quali condannati in via definitiva per omicidi e ferimenti e i restanti 117 con l’accusa, in molti casi ormai prescritta, di associazione sovversiva e banda armata.
In cima alla lista, esclusi i 7 ricercati arrestati oggi, ci sono ad esempio due latitanti storici delle Brigate Rosse, entrambi implicati nel sequestro e nell’uccisione del presidente della Dc Aldo Moro.
Si tratta di Alessio Casimirri (nella foto), nome di battaglia “Camillo”, uno dei nove del commando che il 16 marzo 1978 partecipò alla mattanza di via Fani, insieme ad Alvaro Lojacono.
Casimirri nel 1980 si è dissociato dalle Br e due anni dopo è fuggito prima in Francia, poi a Cuba, Panama e, infine, in Nicaragua dove si è unito al Fronte Sandinista e dove, tuttora, vive con moglie i figli.
Casimirri, che ha anche un profilo Facebook inattivo dal 2012, sempre secondo quanto se ne sa, oggi fa il pescatore ma deve scontare l’ergastolo per la strage di via Fani, così come il suo compagno Lojacono, che, invece, si è rifatto una vita in Svizzera.
Nel ‘93 il compagno Camillo fu raggiunto nel Paese dell’America centrale da due agenti del Sisde a cui fornì indicazioni per far arrestare la sua ex moglie, Rita Algranati, anche lei brigatista, e Maurizio Falessi. Entrambi catturati dai Servizi in Algeria nel 2004.
Una missione, quella del Servizio segreto civile, molto discussa, che costò allo Stato circa un miliardo e mezzo di lire ma che non consentì l’arresto di Casimirri. A cosa servì tutto quel denaro è ancora oggi un mistero. Uno dei tanti quando si maneggiano storie di questo tipo.
Ma nell’elenco dei “parigini” c’era, fino ad oggi, anche l’ex esponente di Lotta Continua, Giorgio Pietrostefani, condannato a 22 anni per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi. Manca ancora all’appello Enrico Villimburgo, ex Br condannato all’ergastolo nel processo Moro, ma anche Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti, coinvolte più recentemente nelle inchieste per i delitti D’Antona e Biagi. Mentre Sergio Tornaghi, anche lui condannato all’ergastolo, compare nell’elenco dei 7 latitanti rintracciati nelle scorse ore a Parigi insieme al suo compagno, anche lui ex Br, Giovanni Alimonti, che, invece, ha un debito con la giustizia di 11 anni e 6 mesi.
Nell’elenco stilato da via Arenula compare anche il nome di Claudio Lavazza, ex membro dei Proletari armati per il comunismo, coinvolto, insieme a Battisti, nell’omicidio del maresciallo della Polizia Penitenziaria Antonio Santoro.
È stato, invece, localizzato in Gran Bretagna, Vittorio Spadavecchia, ex estremista di destra legato ai Nar che nel 1982 assaltò a Roma la sede dell’Olp.
Si sono perse le tracce anche di Franco Coda, uno dei fondatori di Prima Linea, condannato per concorso in banda armata e associazione con finalità di terrorismo. È latitante da 45 anni, nonostante una condanna all’ergastolo per associazione terroristica, l’altoadesino Siegfriend Steger, autore degli attentati ai tralicci in Alto Adige, così come un altro altoadesino, Karl Ausserer.
Nello stesso elenco c’è anche Paul Volgger, condannato per attentati alla sicurezza dei trasporti e detenzione di esplosivi.
Non c’è più, invece, il nome di una storica ex brigatista della colonna romana delle Brigate Rosse, Roberta Cappelli, fino a ieri architetto in Francia anche se doveva scontare una pena per associazione con finalità terroristiche, concorso in rapina e omicidio.
Stessa sorte anche un’altra nota combattente delle Br, Marina Petrella, nome di battaglia “Virginia”, condannata all’ergasotolo e rintracciata, sempre oggi, dalla Polizia. Le manette, a Parigi, sono scattate anche ai polsi dell’ex terrorista bergamasco Narciso Manenti, ex Nuclei Armati Contropotere Territoriale, condannato all’ergastolo nel 1986 per l’omicidio di un carabiniere.
È ancora oggi ricercato, per omicidio e partecipazione a banda armata, Paolo Ceriani Sebregondi, anche lui ex Br come Maurizio Di Marzio, accusato di partecipazione a banda armata e rifugiatosi da anni in Francia insieme a Ermenegildo Marinelli e sfuggito alla cattura nelle scorse ore. Gli altri due latitanti, dei 10 che il presidente francese Emmanuel Macron ha autorizzato a catturare, ma che non si sono fatti trovare, sono l’ex militante veneto dei Pac, Luigi Bergamin e Raffaele Ventura.
(da agenzie)
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