Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
NEL FRATTEMPO SI E’ COSTITUITO BERGAMIN, UNO DEI TRE LATITANTI
Luigi Bergamin, uno dei tre ex terroristi rossi in fuga dopo l’ondata di arresti di
ieri mattina in Francia, si è presentato a palazzo di Giustizia di Parigi assieme al suo avvocato per costituirsi. Tra gli ideologi dei Pac, il gruppo armato di Cesare Battisti, e come lui condannato per l’omicidio del macellaio Lino Sabbadin, Bergamin avrebbe dovuto scontare 16 anni di carcere.
Intanto, sono arrivati nel palazzo della Corte d’Appello di Parigi gli altri sette italiani condannati per episodi di terrorismo negli anni di Piombo. Dopo aver trascorso la notte nei locali della polizia giudiziaria a nord di Parigi, sono stati trasferiti nel centro della capitale Giovanni Alimonti, Enzo Calvitti, Roberta Cappelli, Narciso Manenti, Sergio Tornaghi, Marina Petrella, Giorgio Pietrostefani.
Nel vecchio Palazzo sull’Île de la Cité avviene in queste ore la notifica ai sette fermati delle richieste di estradizione dell’Italia, a cui Emmanuel Macron ha dato via libera, con una svolta politica rispetto ai decenni passati.
“Accettate l’estradizione?”
E’ la procuratrice generale della Corte d’Appello di Parigi, l’alta magistrata Catherine Champrenault, a dover eseguire la notifica, anche se questa mattina non sarà fisicamente presente lei ma verrà rappresentata da un altro magistrato. Per ogni persona il procuratore fa la lettura della domanda di estradizione, con le condanne da eseguire in Italia. Nella procedura è previsto che venga chiesto agli italiani se accettano o meno l’estradizione. Un passo dovuto e dall’esito scontato visto che i latitanti sono rifugiati in Francia da oltre trent’anni. “Francamente non pensiamo che nessuno di loro accetterà” dice una fonte della Procura. Una volta che sarà espresso il rifiuto formale, i magistrati della Corte d’Appello daranno il via libera al vero e proprio percorso giudiziario per esaminare le sette domande di estradizione. Un percorso che durerà mesi, se non anni.
Regime di detenzione
La prima cosa da decidere oggi sarà quindi come e dove i sette italiani (e ora anche Bergamin) trascorreranno la lunga battaglia giudiziaria. La procura dovrà dare un orientamento ai due magistrati che poi decideranno se applicare o meno un regime di detenzione. L’orientamento potrebbe non essere uguale per tutti gli italiani. Ci sono persone ormai molto anziane e malate come Pietrostefani, altre che hanno già avuto problemi di salute in passato come Petrella. La decisione sarà comunque presa in giornata, e nel caso avvenga la liberazione di alcuni del gruppo, potranno essere applicate misure di sorveglianza a domicilio.
La battaglia giudiziaria
La prima udienza alla Chambre d’Instruction della Corte d’Appello di Parigi potrebbe esserci già la settimana prossima. “Speriamo ci sia dato più tempo per esaminare le domande di estradizione di cui non sappiamo ancora nulla” commenta Antoine Comte, avvocato di Tornaghi. “Certo che ci batteremo, come abbiamo giù fatto in passato” promette Irène Terrel, avvocato di Alimonti, Cappelli, Manenti, Pietrostefani e Petrella. “Di questi processi ne abbiamo già vinti tanti in passato” commenta Jean-Louis Chalanset che difende Calvitti. Molti degli arrestati hanno infatti già frequentato le aule di tribunali per richieste di estradizioni che in passato vennero bloccate dalla giustizia francese. E’ una giurisprudenza che peserà? “I tempi sono cambiati, molte procedure di estradizioni furono bloccate dalla politica” risponde William Julié, l’avvocato che rappresenterà lo Stato italiano.
Tempi lunghi
I legali della difesa punteranno a fare ricorsi tecnici e formali. In passato hanno pesato nella giurisprudenza alcune differenze del sistema giudiziario italiano (uso dei pentiti, processi in contumacia, concorso morale) che non esistono in Francia. Ci saranno poi altri cavilli e modi per tentare di rallentare al massimo la procedura che ha comunque tempi medi di oltre un anno. Se la Corte d’Appello emetterà una sentenza favorevole all’estradizione gli avvocati della difesa avranno possibilità di fare appello alla Corte di Cassazione. Nel caso ci sia la convalida dell’estradizione anche nell’ultimo grado di giudizio, allora sarà il primo ministro a dover firmare il decreto di estradizione. Ma anche in questo caso è possibile il ricorso presso il Consiglio di Stato. L’arrivo in Italia dei sette fermati non avverà prima di qualche anno, ed è possibile che alcune delle estradizioni non siano convalidate dalla magistratura francese. I consiglieri di Macron ne sono consapevoli: “La difesa farà valere le sue ragioni, è il normale percorso della giustizia che rispettiamo”.
(da La Repubblica)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
“PENSAVO DI ANDARE A CASA DI AMICI, UNA TRAPPOLA”… NEGLI SMARTPHONE DEGLI INDAGATI LA PROVA DEGLI ABUSI
L’avevano invitata a una festa fra amici, ma era solo una scusa. Una diciottenne si è ritrovata prigioniera del branco, che l’ha violentata, all’interno di un’abitazione estiva di Tre Fontane, nel comune di Campobello di Mazara. Era l’8 febbraio scorso. Qualche giorno dopo, la giovane ha trovato la forza di denunciare tutto ai carabinieri del comando provinciale di Trapani.
E, questa mattina, sono scattati quattro arresti nei confronti di giovani che hanno un’età compresa fra i 20 e i 24 anni: due sono andati in carcere, gli altri ai domiciliari. Pesante l’accusa contestata dal giudice delle indagini preliminari di Marsala, che ha accolto la ricostruzione della procura diretta da Vincenzo Pantaleo: violenza sessuale di gruppo aggravata.
“Il giorno della denuncia sono subito iniziate le indagini dei carabinieri della Compagnia di Mazara del Vallo – spiega adesso un comunicato dell’Arma – attraverso l’attivazione di intercettazioni telefoniche e ambientali, sono stati anche sequestrati gli smartphone degli indagati, tutto questo ha consentito di raccogliere molteplici elementi di prova”.
“Mi avevano rassicurato che alla festa ci sarebbero stati degli amici e soprattutto altre ragazze – ha raccontato la giovane nella sua denuncia – ma era una trappola”. Sul corpo della vittima, i medici hanno trovato lividi e contusioni. “Ho provato a divincolarmi, a urlare. Ma non è servito a nulla”.
Il pericolo di inquinamento delle prove ha portato agli arresti.
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
PEGGIO LA PEZZA DEL BUCO, IL COMUNICATO E’ ESILARANTE, POI LA GENTILE CONCESSIONE: “OGNI UOMO E DONNA NEL TERRITORIO DEL COMUNE PUO’ VESTIRSI COME DESIDERA”
A.A.A. Cercasi social media manager con incarichi da ufficio stampa. 
L’offerta di lavoro dovrebbe avanzarla il Comune di Cassina de’ Pecchi che, dopo essere stato travolto dalle polemiche per un articolo del regolamento (da discutere in Consiglio comunale) della polizia municipale che vorrebbe vietare ai cittadini di “vestirsi e comportarsi” come chi voglia “esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali”, qualsiasi cosa ciò voglia dire, ha bissato la figuraccia rilasciando un comunicato stampa alquanto bizzarro su Facebook per difendersi dalle critiche.
Ma le parole della sindaca Elisa Balconi, della Lega, non hanno sortito effetti diversi dall’imbarazzo in chi leggeva quanto scritto.
Secondo quanto pubblicato dalla pagina Facebook del Comune di Cassina de’ Pecchi, “la polemica nata intorno all’articolo 23 del Regolamento di Polizia Urbana è frutto esclusivamente di strumentalizzazione politica”.
Dopo aver citato l’articolo nella sua interezza, il Comune specifica che “è fuori di dubbio che ha un unico scopo: recepire all’interno del Regolamento di Polizia Urbana del nostro Comune una norma avente ad oggetto quanto è già legge in Italia, ovvero il divieto di sfruttare e/o favorire la prostituzione. MASCHILE E FEMMINILE”.
Il maiuscolo lo lasciamo perché si ripete con costanza nel medesimo post ed è, al pari di alcune frasi, motivo di imbarazzo.
Nel comunicato, quindi, viene sottolineato come sia “stucchevole la pochezza di chi ha volutamente stravolto il significato della nostra proposta a scopi meramente politici. OGNI DONNA COME OGNI UOMO – continua – PUO’ CIRCOLARE VESTITA/O COME DESIDERA SUL NOSTRO TERRITORIO”.
Anche in questo caso, il maiuscolo va a riempire un vuoto che non riesce ad essere colmato dalle parole stesse: bene ha fatto forse un utente di Facebook che, ironicamente, ci ha tenuto a ringraziare il Comune per la “concessione”.
Dopo la doverosa introduzione, che però non riduce lo sconcerto dell’articolo proposto, il colpo di genio: ricordare a tutti che “ciò che la legge vieta è il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione”, con tanto di ulteriore precisazione della sindaca, che aggiunge: “A chi non sta bene, ovvero chi vuole sfruttare la prostituzione o favorirla in qualche modo (ha dovuto ripeterlo perché evidentemente aveva timore di essere – nuovamente – fraintesa, ndr), lo farà fuori da Cassina de’ Pecchi. Almeno finché io sarò Sindaco”.
E giù ancora litri di inchiostro: “LA PROSTITUZIONE E’ UNA FORMA IGNOBILE DI SCHIAVITU’, SIA DELLE DONNE SIA DEGLI UOMINI, CHE QUESTA AMMINISTRAZIONE COMBATTERA’ CON TUTTE LE FORZE A PROPRIA DISPOSIZIONE”.
Infine, l’attacco frontale della sindaca ai Consiglieri che hanno alzato il polverone, sempre via social: “Le discussioni politiche si fanno in aula, non sui social – dice la Bacoli, scrivendolo su un social
Le discussioni politiche si fanno in aula, non sui social. Ah già, ma questo la sindaca lo aveva già scritto…
(da Fanpage)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
IMPRENDITORI E UN SINDACO AVREBBERO SALTATO LA FILA
Sono 53 le persone finite nel fascicolo della Procura di Bari, che indaga sui cosiddetti furbetti del vaccino. Un elenco lungo di soggetti che hanno “saltato la fila”, ricevendo la dose del siero in anticipo rispetto a quanto previsto dal piano vaccinale del governo, tra cui configurano gli imprenditori Domenico De Bartolomeo, ex presidente di Confindustria Puglia, il fratello Luigi e Nicola Canonico. Nella lista degli indagati c’è anche il sindaco di Noicattaro, Raimondo Innamorato, del Movimento 5 Stelle. A coloro a cui il pm Baldo Pisani, insieme al procuratore Roberto Rossi e all’aggiunto Alessio Coccioli, ha fatto notificare un invito a rendere interrogatorio come persona indagata, vengono contestati i reati di violazione del piano vaccinale nazionale che stabiliva l’ordine di priorità della categoria di cittadini da vaccinare, di false dichiarazioni sulla identità, di truffa aggravata ai danni del Sistema sanitario nazionale e di falso ideologico.
Le persone indagate sarebbero state vaccinate nella prima fase della campagna, pur non rientrando tra le categorie prioritarie individuate dal governo, cioè personale sanitario, ospiti e dipendenti di Rsa e over 80.
I fratelli De Bartolomeo, Canonico e il sindaco Innamorato sono convocati per rendere interrogatorio insieme con altri 23 indagati il 30 aprile, come riporta l’Ansa.
Altre 26 persone saranno sentite dagli inquirenti baresi il 10 maggio. Tra i 53 indagati ci sarebbero cittadini residenti tra Bari e Altamura, che nelle prime settimane della campagna vaccinale, a inizio febbraio, sarebbero stati vaccinati come operatori sanitari pur non essendolo.
(da Fanpage)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
“NEL REGNO UNITO PRIMA SI E’ ARRIVATI AL 70% DELLE VACCINAZIONI E POI SI E’ RIAPERTO”
«Di questo passo non è pessimistico pensare che a fine maggio ci sarà una
nuova ondata, ma assai realistico». Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia all’ Università di Padova, mette in guardia dall’ eccesso di euforia per le riaperture.
Ha visto l’happy hour per le strade italiane?
«È iniziato già dal weekend scorso e non era difficile da prevedere. Mi permetta un altro pronostico facile: nelle prossime settimane ci sarà chi dirà “Avete visto, la curva dei contagi non risale nonostante le riaperture”»
E invece?
«La dinamica del virus è complessa. Da una parte ci sono le restrizioni dei mesi scorsi, che per altre due o tre settimane modereranno la curva, ma dall’ altra arrivano i nuovi contagi dovuti alle riaperture, agli aperitivi, alle visite agli amici e alle scuole, i cui risultati rimarranno invisibili per qualche tempo ed esploderanno a fine maggio. Il periodo di latenza illuderà che tutto stia filando liscio, ma sarà solo un effetto ottico».
Ci sono diverse stime su tale impatto, quanto sarà grave?
«L’ intensità di un’evitabile ulteriore ondata dipenderà dal ritmo della vaccinazione e dall’azione della variante inglese o di altre mutazioni, come quella indiana. Proprio queste temibili novità avrebbero richiesto maggiore prudenza. Si sarebbe dovuto seguire l’esempio dell’ Inghilterra, che solo dopo aver vaccinato il 70 per cento della popolazione si è permessa timide riaperture. Il contagio va diminuito molto di più prima di alleggerire le misure, altrimenti senza tamponi e tracciamento riparte in poche settimane».
La vaccinazione potrebbe aiutare?
«Se fosse al livello inglese sì, ma in Italia quasi la metà degli ottantenni non ha ricevuto la seconda dose e si inizia a vaccinare i sessantenni senza aver raggiunto l’ 8 per cento della copertura totale dei settantenni. Si riapre senza aver messo in sicurezza il Paese e confidando nella bella stagione, dimenticando che l’ anno scorso venivamo da forti chiusure e che la vita all’ aria aperta può solo mitigare il contagio».
La variante indiana sostituirà quella inglese?
«Sarà un bel match. Certamente ha grande capacità di diffusione, ma non si può dire ora se superiore all’ inglese. Ha però in più due mutazioni preoccupanti in una parte del virus che viene riconosciuta dagli anticorpi. Il problema di queste varianti è che portano facilmente alla saturazione degli ospedali, aspetto molto rischioso per il Sud, e dimostrano come in questi mesi non si sia creato un sistema di controllo delle mutazioni del virus. Senza un investimento del genere è davvero imprudente allentare le misure, perché si finisce per facilitare le mutazioni».
Biden toglierà la mascherina ai vaccinati in Usa, quando succederà da noi?
«Quando avremo molti più vaccinati e le varianti sotto controllo. Per ora siamo ancora vulnerabili, e onestamente anche negli Stati Uniti lo sono. Non è Israele, dove sono riusciti a mettere in sicurezza il Paese».
Come mai è tornata fuori la sua polemica con la Regione Veneto sui tamponi antigenici?
«Da mesi considero tutti gli antigenici inaffidabili, non solo quelli scelti dal Veneto, e mi sono espresso più volte in tal senso. La trasmissione Report ha ricostruito la vicenda in modo organico e il mio contributo affatto polemico ha contribuito a ristabilire i fatti. Con il Presidente Zaia non ci sentiamo da mesi e per me la diatriba con lui è acqua passata».
(da La Stampa)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
“NON VORREI CHE A BREVE CI RITROVASSIMO IN ZONA ARANCIONE”
Una voce controcorrente proviene proprio da una delle fasce in emergenza: la ristorazione Il punto di vista “fuori dal coro” è quello dello chef Giancarlo Morelli che ha sottolineato la sua posizione contraria alle riaperture e la sua personale idea “del tutto particolare rispetto alla maggior parte dei suoi colleghi.
“Io avrei aspettato almeno altri 20 giorni, non avrei riaperto i ristoranti in questa situazione e con queste regole, non con il coprifuoco, ma avrei fatto come in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, vaccinando prima il maggior numero di gente possibile”.
Non vorrei – ha aggiunto lo chef del ristorante Bulk di Milano – che fra poco ci ritrovassimo di nuovo in zona arancione, ma per fortuna ci sta pensando il maltempo, per adesso, ad evitare gli assembramenti in giro”.
“Appena 20 giorni ancora – ha spiegato Morelli – e nel frattempo vaccinazioni a tappeto: che danno si sarebbe potuto fare? E dopo, a metà maggio, magari riaprire, con le regole, certo, ma senza coprifuoco e altre restrizioni. Senza questa libertà vigilata. Non si può aprire in questo modo, viviamo in una situazione psicologica frustrante, difficile da sopportare”.
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
ORMAI PER DUE VOTI NON SI SA PIU’ COSA FARE
Chissà cosa risponderà ora Fedez. Si sa che lui non nutra proprio una grande
simpatia verso il leader della Lega, che soprattutto ultimamente ha criticato parecchio.
Il terreno di scontro nelle ultime settimane è stato il Ddl Zan, che Matteo Salvini non vuol sostenere.
E anzi, fa e ha fatto di tutto per mettergli i bastoni fra le ruote, forte del sostegno dei suoi in commissione. Per questo il cantante proprio questa mattina su Twitter aveva scritto: “La cosa interessante è questa: quando loro raccolgono 99mila firme è una grande vittoria, quando dall’altra parte ci sono quasi mezzo milioni di firme pro Ddl Zan se ne fregano altamente”.
Un tweet che – sembrava- il senatore volesse far cadere nel vuoto. Ma a cui invece oggi ha deciso di rispondere. E, come lo ha fatto? Chiedendo di incontrarlo.
Quello che è certo, è che il messaggio c’è stato. E ora sarà interessante leggere cosa risponderà Fedez. C’è chi dice che aprirà al senatore, chi invece di no. Salvini, dal canto suo, gliel’ha chiesto. Ora sta a lui decidere se parlare con il numero uno della Lega di “diritti, libertà e lavoro”.
Ecco cosa ha scritto:
Caro Fedez,
non solo ti ammiro come artista, ma ti ringrazio come cittadino, per i generosi contributi che hai dato per la costruzione dell’Ospedale anti-Covid in Fiera a Milano e per aiutare i lavoratori dello spettacolo in difficoltà. Non è tempo di polemiche ma di ricostruzione, per cui sarei ben contento di incontrarti per parlare di diritti, lavoro e libertà.
Un disperato che non sa più cosa fare.
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
TEMPI PIU’ LUNGHI PER L’INCHIESTA, SI AGGIUNGONO NUOVI ELEMENTI
Emergono nuovi particolari dall’inchiesta per stupro a carico di Ciro Grillo, il figlio del Garante dei 5Stelle, e di altri tre suoi amici.
Negli atti in mano alla Procura di Tempio Pausania gli investigatori avrebbero verbalizzato anche gli “schiaffi sulla schiena e sulle natiche” di Silvia (nome di fantasia), la ragazza che poi ha denunciato tutto ai carabinieri della Compagnia Duomo di Milano, al suo ritorno dalla Sardegna, una settimana dopo il presunto stupro di gruppo nella villa Beppe Grillo, a Porto Cervo, il 17 luglio del 2019.
La giovane, con la mamma, otto giorni dopo si era presentata alla clinica Mangiagalli di Milano per farsi visitare, poi ha denunciato i quattro giovani della Genova bene: oltre Ciro Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria.
ll fascicolo, alla luce dei racconti che gli indagati hanno fornito il 15 aprile scorso al procuratore capo Gregorio Capasso e al sostituto Laura Bassani, si è arricchito di nuove informazioni, tra cui il video di cui parla Beppe Grillo nel su intervento diventato virale in cui dice che il figlio Ciro e gli altri ragazzi “non sono stupratori ma sono quattro co…i”, e che “è strano che la ragazza abbia presentato la denuncia solo dopo otto giorni”.
Secondo quanto trapela da fonti giudiziarie della cittadina gallurese, il quadro indiziario sarebbe cambiato. Per alcuni in peggio, per qualcuno in meglio.
Certo è che la Procura si è presa ancora un mese di tempo. Entro tale termine sarà depositato in cancelleria un nuovo avviso conclusione indagini preliminari (il 415 bis), un secondo avviso di garanzia. Poi gli avvocati avranno 20 giorni per (ri)chiedere ulteriori interrogatori o depositare nuove memorie difensive.
Non ci si aspetta in tempi brevi alcuna richiesta di processo da parte della procura, né di archiviazione. E per il pronunciamento del giudice per l’udienza preliminare se ne parlerà in estate.
L’altro capo di imputazione è la violenza sessuale ai danni di Roberta: Ciro, Capitta e Lauria si sono immortalati mentre la oltraggiavano quando dormiva. Quella foto è stata mostrata ad altri amici.
(da La Repubblica)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DELLA FAMIGLIA DELLA RAGAZZA CHE HA DENUNCIATO CIRO GRILLO E I SUOI AMICI PER VIOLENZA SESSUALE: “ABBIAMO FIDUCIA NELLA GIUSTIZIA”
“Fango”. “Dolore aggiunto al dolore”. “Come se il corpo di nostra figlia fosse un
trofeo”. “Frammenti di un video condivisi tra amici”. “Ma ciò nonostante abbiamo fiducia nella giustizia”.
Parla la famiglia della ragazza che accusa di stupro il branco di cui faceva parte anche Ciro Grillo. Indignazione. Querele in vista, su cui sta lavorando la legale della famiglia Giulia Bongiorno
Ma ecco il testo. “Non è facile rimanere in silenzio davanti alle falsità che si continuano a scrivere e a dire sul conto di nostra figlia, aggiungendo dolore al dolore: il nostro e il suo. D’altro canto, sarebbe fin troppo facile smentirle sulla base di numerosi atti processuali che sconfessano certe arbitrarie ricostruzioni e che, per ovvie ragioni, non possono essere resi pubblici”.
Scrive ancora la famiglia: “Abbiamo appreso, inoltre, che frammenti (frammenti!) di video intimi vengono condivisi tra amici, come se il corpo di nostra figlia fosse un trofeo: qualcosa che ci riporta a un passato barbaro che speravamo sepolto insieme alle clave”.
Infine – nonostante tutto – la fiducia nella giustizia: “Confidiamo nel fatto che tutto questo fango sarà spazzato via facendo emergere la verità. In ogni caso, la fiducia nella giustizia e il rispetto per le istituzioni – che ci hanno guidato finora e che continueranno a guidarci in futuro – non significano che siamo spettatori passivi: abbiamo conferito mandato al nostro legale di agire in sede giudiziaria contro tutti coloro che a qualsiasi titolo partecipano e parteciperanno a questo deplorevole tiro al bersaglio”.
(da agenzie)
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