Destra di Popolo.net

PAOLO FERRARA E IL COMPLOTTO DELLA TARGA SBAGLIATA DI CIAMPI “PER DANNEGGIARE LA RAGGI”

Giugno 1st, 2021 Riccardo Fucile

INVECE CHE AZEGLIO C’ERA IL NOME AZELIO, MA IL CINQUESTELLE PARLA DI COMPLOTTO

Oggi la notizia della targa sbagliata di Ciampi con il nome “Azelio” al posto di Azeglio ha movimentato un po’ la giornata.
La storia è questa: è stato inaugurato questa mattina largo Carlo Azeglio Ciampi, su lungotevere Aventino nel tratto sotto il Giardino degli Aranci, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella, dei figli Claudio e Gabriella Ciampi e della sindaca di Roma Virginia Raggi.
La targa però non è stata scoperta perché secondo la versione ufficiale risulterebbe scheggiata anche se dal drappo trasparente si intravede un errore sul nome di Ciampi.
Si legge infatti ‘Carlo Azelio Ciampi’ e non Azeglio. Le reazioni degli avversari di Virginia Raggi nella campagna elettorale per le comunali a Roma sono state ovviamente tutte dello stesso tono.
Andrea Romano del Partito Democratico ha commentato ironicamente su Twitter: “Non ce la possono fare… A Livorno Nogarin si era rifiutato di riconoscere a Ciampi una piazza della sua città (abbiamo dovuto rimediare noi…). A Roma Virginia Raggi sbaglia il nome del grande italiano ed europeo che fu Carlo Azeglio Ciampi (Gualtieri fai presto…)”. Carlo Calenda invece ha usato anche lui twitter per dire basta: “Inaugurazione della piazza intitolata al Presidente emerito Ciampi. Presenti i Presidenti di Repubblica, Senato e Camera, ospiti della Sindaca Raggi. Non si scopre la targa perché sarebbe ‘scheggiata’. Bugia, in realtà è stato scritto male il nome di #Ciampi. Anche basta”.
Ma la reazione più incredibile l’ha avuta un sostenitore di Raggi, il pentastellato Paolo Ferrara che al comune di Roma è consigliere. Per Ferrara non si tratta di un semplice errore perché “ormai si inventano di tutto per fermare Virginia Raggi”:
Sembrano tornati i bei tempi del complotto dei frigoriferi lasciati per strada, non è vero? Intanto Virginia Raggi fa sapere di aver sistemato tutto: ‘’Sono stata avvisata questa mattina, ho dato subito l’ordine di procedere ad una nuova targa che infatti già adesso è collocata al suo posto’’.
(da aNextQuotidiano)

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LA RIFONDAZIONE DI CONTE STENTA A DECOLLARE

Giugno 1st, 2021 Riccardo Fucile

SOLO IL 33% DEGLI ISCRITTI HA FINANZIATO IL PARTITO

Il progetto Conte stenta a decollare anche dal punto di vista finanziario. Solo una settantina di parlamentari M5S su 237 (162 deputati più 75 senatori) ha pagato i mille euro chiesti dal reggente Vito Crimi per iniziare a riempire le casse del ‘Neo-Movimento’ e avviare, così, la rifondazione targata Giuseppe Conte.
In pratica solo il 33% dei parlamentari ha aderito al progetto Conte prima della sua presentazione ufficiale. Questo dato si riferisce agli eletti che hanno provveduto ad effettuare i bonifici entro il 30 di aprile e i cui versamenti sono stati pubblicati come previsto dalla legge, entro il 31 maggio, sul sito del Movimento 5 Stelle.
Scarsa la partecipazione dei big alla raccolta fondi: tra coloro che hanno versato troviamo, oltre allo stesso Crimi, i ministri Stefano Patuanelli e Federico D’Incà, il capogruppo al Senato Ettore Licheri e la vicepresidente del Senato Paola Taverna.
Ma nell’elenco c’è anche un’ex come la deputata Martina Parisse, da poco passata al partito centrista ‘Coraggio Italia’ di Toti e Brugnaro. La richiesta speciale di anticipare tutto l’anno versando più di 9mila euro è stata accolta da pochi parlamentari: tra questi Crimi, Carinelli, Cominardi, Garruti, Croatti, Bottici, Patuanelli, D’Incà, Gallicchio, Mautone, Mantovani e Vaccaro.
(da agenzie)

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IL GARANTE DELLA PRIVACY DA’ RAGIONE A CONTE: “CASALEGGIO CONSEGNI I DATI DEGLI ISCRITTI”

Giugno 1st, 2021 Riccardo Fucile

ULTIMATUM A ROUSSEAU: “ENTRO CINQUE GIORNI”… CASALEGGIO REPLICA: “NON ESISTE AD OGGI UN LEGALE RAPPRESENTANTE DEL M5S A CUI CONSEGNARE L’ELENCO DEGLI ISCRITTI”

Il Garante per la protezione dei dati personali ha ordinato all’Associazione Rousseau di consegnare al Movimento 5 Stelle tutti i dati personali degli iscritti al Movimento. Il provvedimento è stato adottato d’urgenza all’esito dell’istruttoria avviata dal Garante dopo la segnalazione presentata dal Movimento 5 Stelle.
Dalla documentazione acquisita dall’Autorità, il Movimento 5S e l’Associazione Rousseau risultano essere, rispettivamente, titolare e responsabile del trattamento dei dati degli iscritti al Movimento.
In base alla normativa sulla privacy – continua il Garante – , il responsabile, “su scelta del titolare del trattamento dei dati”, è tenuto a cancellare o restituire tutti i dati personali, “dopo che è terminata la prestazione dei servizi richiesti relativi al trattamento”.
Questa disposizione, precisa il Garante, deve essere applicata in tutti i casi che regolano il rapporto titolare-responsabile.
In quanto titolare del trattamento il Movimento ha quindi diritto, sottolinea il Garante, di disporre dei dati degli iscritti e di poterli utilizzare per i suoi fini istituzionali. L’Associazione Rousseau dovrà quindi consegnare Movimento5S, entro 5 giorni, i dati degli iscritti di cui l’Associazione risulti responsabile. Potrà invece continuare ad utilizzare i dati di quegli iscritti rispetto ai quali sia anche titolare del trattamento.
“Il provvedimento del Garante della privacy fa chiarezza e spazza via qualsiasi pretesto, confermando le ragioni del Movimento. Ora si parte, si guarda avanti. Sarà la nostra comunità a indicare la rotta. Non c’è un minuto da perdere, ci sono tanti cittadini a cui ridare voce”. Lo scrive su twitter l’ex premier Giuseppe Conte.
“Dispiace aver perso tempo – scrive il Movimento 5 Stelle su Facebook – a causa degli ostacoli che in maniera strumentale sono stati messi in campo da qualcuno per rallentare il processo di rifondazione del MoVimento a cui sta lavorando Giuseppe Conte e che la comunità del MoVimento 5 Stelle attende con impazienza. Adesso attendiamo che l’associazione Rousseau ottemperi a quanto sancito dal Garante della Privacy restituendo i dati degli iscritti nei tempi stabiliti, ossia entro i prossimi 5 giorni.”
La replica di Casaleggio. “E’ arrivata una comunicazione del Garante della privacy che in inusuale modalità monocratica dal solo avv. Pasquale Stanzione, scelto durante lo scorso governo Conte II (e non collegiale come da procedura normalmente vengono presi i provvedimenti del Garante della Privacy) ha stabilito quanto previsto dalla legge e già ovvio a tutti ossia che se i dati vengono richiesti dal titolare, il responsabile dei dati deve consegnarli”. Lo scrive Davide Casaleggio sul blog delle Stelle.
“Questo ovviamente è chiaro a tutti da sempre, quello che non lo è e che il Garante non specifica nel suo atto e nella sua disposizione è l’aspetto fondamentale ossia indica di consegnare genericamente i dati al Movimento 5 Stelle, ma non indica chi sia la persona che riveste il ruolo di rappresentante legale, quindi il legittimo titolare dei dati al quale Rousseau può consegnarli”, sottolinea e aggiunge: “Per questo motivo, nella piena disponibilità che abbiamo sempre manifestato, oggi stesso chiederemo al Garante della Privacy di indicarci la persona alla quale consegnare i dati del Movimento e che lui, quindi, ritiene essere il titolare e rappresentante legale del Movimento 5 Stelle dal momento che invece le aule di tribunale hanno sancito che il Movimento 5 Stelle non ha questa figura in questo momento”.
“La situazione del Movimento 5 Stelle è arrivata all’assurdo”, prosegue Casaleggio in un post sul blog delle stelle, pubblicato mentre arriva la comunicazione del garante della Privacy sui dati degli iscritti M5s. “Una situazione talmente kafkiana che spinge le persone a rifugiarsi nella mera tifoseria o peggio nell’agnosticismo, non avendo gli strumenti per comprendere le cause che hanno determinato questa condizione, nè quale sia la soluzione che possa essere adottata. Una soluzione che, in realtà, c’è ed è più semplice e applicabile di quanto si creda”, aggiunge e spiega la strada che, a suo giudizio bisognerebbe seguire. “Essendo ormai trascorsi oltre tre mesi per cercare soluzioni creative alternative è tempo di seguire il percorso più semplice”.
“Per individuare il rappresentante legale” del Movimento 5 stelle ”è necessario seguire lo statuto e votare un comitato direttivo di 5 persone così come deciso durante gli Stati Generali dello scorso inverno e ratificato dagli dagli iscritti con ben tre votazioni (una di indirizzo a dicembre e altre due per la modifica dello statuto a febbraio)”. Lo spiega Davide Casaleggio in concomitanza con la decisione del granate della Privacy sui dati degli iscritti. Il fondatore di Rousseau spiega ancora quale sia il percorso in un post dal titolo “Risolviamo i problemi. Nel modo giusto” e rilancia sulla premiership di Giuseppe Conte.
“Dal momento che per potersi candidare al comitato direttivo è necessario essere iscritti al Movimento 5 Stelle da almeno 6 mesi e Giuseppe Conte non si è iscritto al Movimento, per poter consentire di svolgere la sua attività di rifondazione del Movimento 5 Stelle è sufficiente prevedere l’inserimento di una nuova figura nello Statuto riconosciuta ed eletta democraticamente. Questo consentirebbe di poter presentare e condividere immediatamente il suo progetto, in attesa da oltre 3 mesi, anche a prescindere da questioni burocratiche che richiedono tempo”, conclude.
(da agenzie)

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IL MAGISTRATO AYALA, AMICO DI FALCONE : “BRUSCA E’ DISGUSTOSO MA CON QUELLA LEGGE LO STATO CI GUADAGNA”

Giugno 1st, 2021 Riccardo Fucile

“L’HA VOLUTA FALCONE, CHI GRIDA ‘VERGOGNA’ CERCA FACILE CONSENSO”

“Da un punto di vista personale provo disgusto per questa persona che non riesco a chiamare neanche bestia, per rispetto agli animali. Poi però, se mi spoglio di questo aspetto, non posso non sottolineare che la legge sulla collaborazione dei mafiosi ha portato vantaggi allo Stato”.
La normativa di cui parla Giuseppe Ayala, magistrato che fu pubblico ministero al maxiprocesso di Palermo, è quella che fu fortemente voluta da Giovanni Falcone, di cui Ayala era amico. Così come lo era di Paolo Borsellino.
Si tratta di una legge – “definiamola cinica, opportunistica, se vogliamo”, dice l’ex magistrato – che consente ai mafiosi che collaborano con la giustizia di ottenere dei benefici. Degli sconti di pena, come nel caso di Giovanni Brusca, che ha lasciato il carcere ieri. E Ayala – che tolse la toga poco prima degli omicidi di Falcone e Borsellino perché eletto in Parlamento, per poi rimetterla anni dopo, a L’Aquila – all’indomani della scarcerazione del killer che azionò il telecomando della strage di Capaci, dell’assassino che non si fece scrupolo di ammazzare un ragazzino, Giuseppe Di Matteo, perché suo padre aveva parlato con la giustizia, parlando con HuffPost guarda ai fatti con la lucidità di chi riesce a separare l’aspetto emotivo da quello razionale. Il primo non viene sopito, né scalfito dal tempo.
Solo chi ha vissuto in prima persona gli anni più difficili della lotta alla mafia, chi ha dovuto piangere davanti a corpi di amici e colleghi, può capire perché.
Il secondo aspetto, però, aiuta a rimettere in fila i fatti, ciò che è successo dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio. E, lontano dalla retorica acchiappa like di chi urla allo scandalo, spiega perché la legislazione fortemente voluta da Falcone sia stata fondamentale nella lotta alla mafia. Anche a costo di rimettere in libertà – in ogni caso dopo decenni – un criminale efferato come è stato Brusca.
Dottor Ayala, ieri sera Giovanni Brusca ha lasciato il carcere di Rebibbia. Uscito per fine pena, lo aspettano anni di libertà vigilata. Qual è stata la sua reazione alla notizia?
Non posso non distinguere lo stato d’animo personale dal resto. Ecco, da un punto di vista emotivo io per questa persona provo e ho provato profondo disgusto. È il soggetto – e mi arrabbio anche quando lo chiamano bestia, perché mancano di rispetto agli animali – che ha ucciso Giovanni, la moglie, Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro, giovane poliziotto della scorta con cui avevo un bellissimo rapporto. Non posso mettere da parte l’emotività, credo sia comprensibile.
Lo è. Giovanni Falcone era suo amico, oltre che collega. Provare ancora rabbia per la sua morte è più che normale, soprattutto dalla sua posizione. Provando, però, ad andare oltre l’aspetto più umano, personale, Brusca è stato scarcerato in funzione di una legge, quella sui collaboratori di giustizia.
Una legge voluta da noi, da Falcone soprattutto. La normativa sulla collaborazione può essere considerata cinica, opportunistica, ma ha portato grossi risultati. Volendo ragionare su un piano di costi e ricavi possiamo pensare che il costo è il riacquisto della libertà da parte di un criminale, ma il ricavo – per lo Stato – è un grosso vantaggio processuale. Ecco, in termini molto pragmatici, possiamo dire che questa legislazione ha portato dei ricavi notevolmente superiori ai costi.
Un ragionamento in termini opportunistici probabilmente viene fatto anche da chi sceglie di collaborare, proprio perché ottiene “in cambio” benefici penitenziari.
Certo, opportunismo è il termine giusto. Io chiamo i soggetti che decidono di parlare con gli inquirenti sempre collaboratori di giustizia e mai pentiti. Non sono pentiti affatto, nella mia vita io credo di averne conosciuto uno solo di mafioso che ha collaborato perché davvero pentito.
Non possiamo sapere se Brusca si sia mai pentito, nel suo animo, o no. Certo è che ha confessato reati efferati, 150 omicidi. Quanto sono state utili le sue dichiarazioni?
In generale posso dire che la forza repressiva dello Stato nei confronti della mafia, senza le tante collaborazioni che ci sono state, sarebbe stata meno incisiva. Quanto a Brusca, per farle capire quanto sia stato importante che abbia scelto di parlare le faccio un esempio: durante il maxi processo io gli contestavo l’associazione mafiosa. Solo quella. Il quadro probatorio c’era, ma il giudice di primo grado non lo ha ritenuto sufficiente, tant’è che è stato assolto. Successivamente è stato condannato, grazie alle impugnazioni. Ma ripeto, noi in quel momento di Brusca conoscevamo solo il fatto che fosse affiliato alla mafia. È stato grazie alla sua scelta di collaborare che abbiamo scoperto tutto il resto
E c’è chi dice che non abbia detto tutto.
Questo non lo so, non ho elementi per dirlo. Certamente non posso escluderlo. Posso però dire che sicuramente quello che ha raccontato è stato importante da un punto di vista processuale. Le dirò di più: secondo noi, ai tempi del maxi processo, neanche Tommaso Buscetta aveva detto tutto. Però quello che ha raccontato ha portato a condanne che mai lo Stato aveva ottenuto contro la mafia.
Prima ha detto una frase forte: “Non sono affatto pentiti”. Secondo lei è così improbabile che anche il più efferato dei mafiosi cambi in carcere, con il passare del tempo?
Non sono uno di quelli che sposa la tesi che queste persone cambino. Certo, in alcuni casi può accadere. Del resto, 25 anni di detenzione (quelli scontati da Brusca, ndr) in astratto possono sembrare insufficienti. In concreto non sono affatto pochi.
La scarcerazione di Brusca ha suscitato varie reazioni. Di fronte a quella composta e lucida di Maria Falcone ci sono quelle indignate della politica.
Proprio in virtù di tutto quello che ho detto sulla legge sulla collaborazione resto molto perplesso davanti a chi parla di “Vergogna di Stato”. Troppo facile parlare così. È un modo per cercare consenso.
Brusca esce dal carcere pochi giorni dopo il 29esimo anniversario della morte di Giovanni Falcone. Che ricordo ha di quei giorni terribili?
Io ero a Roma, ovviamente mi sono fiondato a Palermo e sono andato direttamente alla camera mortuaria. Ricordo che sono usciti tutti, mi hanno lasciato solo con Giovanni. Sembrava dormisse, aveva solo un graffio sul sopracciglio. Ho pianto tanto, e non mi vergogno a dirlo. Poi per un attimo ho stretto le sue mani. Questo ricordo, nonostante il passare del tempo, riaffiora spesso nella mia mente.
(da Huffingtonpost)

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INTERVISTA A KHABY LAME, A 21 ANNI NUOVA STAR MONDIALE DEI SOCIAL: “SALVINI? NON E’ UNO CON CUI FAREI UNA FOTO”

Giugno 1st, 2021 Riccardo Fucile

NATO IN SENEGAL E CRESCIUTO TRA LE CASE POPOLARI DI CHIVASSO, FACEVA L’OPERAIO…SU TIKTOK IN 4 MESI HA RAGGIUNTO 65 MILIONI DI FOLLOWER

“Guarda, oggi ha iniziato a seguirmi Salvini!”. Khaby Lame, nato in Senegal e cresciuto a Chivasso, 21 anni compiuti il 9 marzo, 18 milioni di follower su Instagram e 64 su TikTok, ride molto durante l’ora e mezza di domande a cui risponde con gentilezza ma anche una partecipazione spesso distratta, come se il suo invidiatissimo successo sui social fosse un accessorio di cui gli importa il giusto.
Khaby, il tuo primo video su TikTok cos’era?
“Un tutorial ironico su come mettere l’Amuchina. Era marzo 2020, ci avevano appena chiusi in casa per il lockdown e mi sono detto: ‘Mi metto su TikTok’”.
Come mai non ti eri ancora iscritto?
“Mi sembrava un posto pieno solo di balletti, di cazzate. Un anno dopo, a marzo del 2021, avevo 2 milioni di follower. Da marzo 2021 a oggi, quindi in due mesi, 62 milioni”.
La svolta quale è stata?
“C’era questo video assurdo di una ragazza che non riusciva a togliere uno zaino legato a un palo (questo tipo di video si chiama life hack’ ndr). Io ho fatto lo stesso video mostrando (ironicamente) che toglierlo dal palo era molto semplice. E lì ho capito che quel tipo di video/parodia poteva funzionare. Con quello dello zaino ho fatto 50 milioni di visualizzazioni, con quello dopo 100 milioni”.
Hai delle persone che ti aiutano a idearli?
“No, li penso da me. Poi certo, ora i fan che mi seguono mi mandano i video con persone che fanno cose strampalate e mi danno molte idee”.
I tuoi genitori cosa fanno?
“Mio padre è in cassa integrazione da anni, mia mamma è casalinga”.
E tu cosa facevi prima di questo successo?
“Io facevo il controllo numerico in una fabbrica di filtri ad aria a Chivasso. Avevo frequentato la scuola d’arte e dei mestieri, specializzato in tornio e presa. Ma ho anche lavorato per Amazon e fatto quello che capitava”.
Dove sei nato?
“A Mbackè, in Senegal, e quando avevo un anno sono venuto qui in Italia con la famiglia. In Senegal ci sono tornato un mese, sei anni fa”.
Ti piace Chivasso?
“Tanto. Sono cresciuto nelle case popolari e nonostante quello che molta gente pensa sono belle, io sono felice di essere cresciuto lì, ho avuto tutto. Era pieno di ragazzini come me, ognuno coi suoi problemi, certo, ma eravamo tanti amici in un cortile, in un posto dove non ho mai avuto problemi di razzismo perché eravamo calabresi, siciliani, marocchini, napoletani, albanesi, tutti uguali. Ci siamo sempre aiutati tra di noi, c’è stato un legame speciale”
Se non fossi cresciuto lì?
“Non avrei capito il valore delle cose. Oggi, che magari ho tanto, non sono comunque viziato”.
Che ti dicono i tuoi amici?
“Sono tutti orgogliosi di me e io li aiuterò appena posso”.
In che modo?
“Magari, se va tutto bene, ne prendo qualcuno a lavorare con me”.
Hai fatto regali?
“Sì, i brand mi regalano un sacco di cose… scarpe, vestiti… io apro gli scatoloni quando arrivano e li invito a scegliersi quello che vogliono”.
Cosa sognavi di diventare da bambino?
“Il comico. Guardavo Il principe di Bel-Air con Will Smith, i film di Checco Zalone, di Eddy Murphy e facevo già il pagliaccio con gli amici. A me piace far ridere le persone. Però voglio dire che la vita dell’operaio, pure se non dovessi riuscire a diventare un attore comico, non mi dispiace”.
Quando hai smesso di fare l’operaio?
“Durante il lockdown, ma perché mi hanno licenziato. Non bisognerebbe dirlo per la tragedia che abbiamo vissuto, ma alla fine per me è stata una cosa positiva perché in casa ho capito cosa mi piaceva fare”.
I tuoi genitori però si saranno preoccupati.
“Mi dicevano: ‘Ma perché non mandi curriculum anziché fare video?’”.
Ora quando vedono i tuoi video che dicono?
“Soprattutto mio padre, non lo avrei mai detto, si spacca. Lui è uno che non guardava queste cose, è molto ‘militare’ come modi”.
Ti controlla?
“Sì, è un secondo manager”.
Cosa ti dice di non fare?
“Io sono musulmano, mi dice di non cambiare, di ricordare le mie origini”.
Niente alcol, dunque.
“No, ma non mi piace neppure l’odore, non mi pesa. E non fumo”.
Donne?
“Neanche, sono un po’ nerd, sempre stato molto al computer, non sono mai stato troppo dietro alle ragazze, ora poi sono fidanzato e fedele”.
I tuoi genitori quando sei esploso sul web che ti hanno detto?
“Secondo me non hanno capito molto cosa è successo e nemmeno io a dire il vero” (ride).
Se ti chiedono che lavoro fai?
“Difficile da spiegare, sono un tiktoker, ma ora devo lavorare su molte cose”.
La tua crescita sui social è impressionante.
“Sai che volevo festeggiare il raggiungimento di una certa cifra di follower con dei palloncini coi numeri e ogni volta che andavo a comprarli, poi dovevo ricomprarne dei nuovi perché avevo già superato la cifra che volevo festeggiare? Steart, quando mi faceva la grafica dei numeri coi Simpson, doveva rifarla appena la finiva perché quando la terminava erano il doppio” (io l’ho intervistato 4 giorni fa, aveva 62 milioni di follower su TikTok, oggi ne ha 64 milioni).
Di che crescita parliamo?
“Il 15 aprile ero a mezzo milione di follower su Instagram. Ora 18 milioni”.
Come te lo sei spiegato?
Interviene Alessandro Riggio, il suo manager: “Ha creato un nuovo content, poi arriviamo dal periodo ‘Lives Matter’, che rappresenta un cambiamento politico importante. E aggiungiamo che lui ha una mimica facciale incredibile. Ci sono molti ragazzi che mi scrivono ‘Ho realizzato anche io il video che ha fatto Khaby ma non ridono, perché?’. È la sua faccia che funziona, neppure Mr Bean fa ridere quanto lui. Neymar l’altro giorno lo ha visto in videochiamata e piangeva dalle risate per le smorfie che faceva Khaby. Poi, sai, nei video lui appunto non parla, i suoi contenuti sono internazionali”.
Potrebbe farli parlando in inglese.
Interviene Khaby: “Non parlo inglese! Ma ora mi metto a imparare”.
Quante proposte hai ricevuto?
“Tante. Mi hanno proposto di fare l’allenatore dell’Uganda in un film, poi mi ha cercato Netflix, mi hanno invitato in America… Mi hanno scritto tante persone famose… Devo raggiungere Marcelo, il giocatore del Real, che vuole fare un video…”.
Per chi ti sei emozionato?
“Mi tremavano le mani per Alex Del Piero”.
Se ti scrivesse la Kardashian?
“Preferisco Del Piero, quando me lo sono trovato davanti al ristorante è stata una sorpresa incredibile. L’ha organizzata il mio manager, poi abbiamo fatto anche un video insieme. Ora lui mi chiama nipote, io zio”.
Cosa farai quindi come prima cosa, tra le tante che ti hanno proposto?
“Un video con Will Smith, in autunno dovrei andare in America”.
La notte riesci a dormire tranquillo o pensi a quello che ti sta accadendo?
“Dormo tranquillo e comunque mi ammazzo di anime fino alle sei del mattino”.
Mi dici qualcosa della tua fidanzata?
“Si chiama Zaira, ha 18 anni e stiamo insieme da otto mesi”.
Come l’hai conosciuta?
“Le ho risposto a una storia su Instragram”.
Il primo appuntamento dove?
“Al McDonald’s a Chivasso. Abbiamo mangiato il pollo sulle scale perché non ci si poteva ancora sedere per il Coronavirus…”.
Poi l’hai invitata in qualche bel posto?
“Ora la porto a mangiare in posti come si deve, ogni tanto. Ma anche al McDonald’s eh”.
È la prima fidanzata seria?
“No, cioè…aspetta… forse…”.
Se ci devi pensare, mi sa di sì.
“Sì infatti!” (ride).
Hai paura di essere usato da qualcuno, ora che sei famoso?
“No perché ho il pitbull, il mio manager Alessandro”.
(Mi rivolgo ad Alessandro).
Dite no a molte cose?
“A quasi tutto, sono della scuola americana, poche cose ma fatte bene”.
Cosa può sbagliare un ragazzo con quasi 100 milioni di follower?
“A 20 anni può sbagliare anche a farsi un selfie con la persona sbagliata. O a farsi ammaliare da una proposta da 50.000 euro, che sembrano tantissimi, ma che guardando i suoi numeri non sono nulla. Poi, come dicevamo, deve imparare l’inglese subito. Lui ha qualche difficoltà in più perché è dislessico. Deve fare interviste con Washington Post, New York Times, Daily Mail…” (nel frattempo Khaby mi prende il telefono e inizia a suggerire titoli di anime che gli piacciono a mio figlio, appassionato come lui…).
Dove è più seguito Khaby?
“America, Brasile, Russia, Italia… è molto amato ovunque e molti adulti lo conoscono perché lo conoscono i figli. L’altra sera eravamo al ristorante qui a Milano e non ci facevano mangiare, c’erano tantissimi adulti che chiedevano la foto per i figli…”
Guadagni?
“Ti dico subito che 50 milioni di follower non sono 50 milioni di euro e, se totalizzi 70 milioni di follower in 45 giorni, non diventi milionario. Adesso Khaby ha fatto sponsorizzazioni con Barilla, ma siamo ancora agli inizi”.
Come e quanto monetizza?
“La monetizzazione per Khaby arriva dai contenuti di TikTok, dove lui guadagna sull’engagement. Molti pensano che si monetizzi soprattutto dalle views, invece si monetizza di più se il video prende tot like, commenti condivisioni eccetera… Il guadagno viene dall’engagement generalizzato. Lo sharing, i commenti e i like contano più delle visualizzazioni. Inoltre il conteggio è basato sulle 24 ore, non sul cumulo dei numeri degli altri giorni. Guadagni sui 20 milioni di views in 24 ore, non sui 200 in due mesi”.
E poi ci sono i brand.
“Certo, che ci contattano. Ma ora se parla di marchi lo fa ancora per piacere, perché gli piccono le cose che gli regalano. C’è poi Sky che gli vuole fare un contratto con Del Piero per Europei, Hal-Thani l’emiro del Paris Sant- Germain lo vuole testimonial per i Mondiali in Qatar in quanto Khaby è il musulmano più famoso del mondo. Ha numeri superiori a Ronaldo, è il numero uno al mondo per crescita organica”.
Diventerà il tiktoker numero 1.
“Prevediamo entro un anno. Al momento la numero 1 è Charli D’Amelio, che ha 116 milioni di follower. La sorella di Charli, Dixie, Khaby l’ha già l’ha superata e lei ora lo segue”.
(Torno a parlare con Khaby, che sembra disinteressato all’aspetto più materiale del suo successo e continua a messaggiarsi con amici e fidanzata).
Sei felice?
“Sì, ma io lo ero già prima, sono sempre stato felice, non è che adesso essere il primo e le classifiche mi cambiano. Io vivo come se fossi ottantesimo, io mi diverto a fare video”.
Però la tranquillità economica conta
“Certo! Sono più tranquillo, più sicuro, so come andrà a finire il futuro economico per la mia famiglia, però i soldi e la fama non fanno la felicità. Si dice sempre, lo so, ma è vero”.
Hai fratelli e sorelle?
“Ho 4 fratelli maschi”.
Tifano per te?
“Tutti!”.
Vivi ancora con i tuoi nelle case popolari?
“Sì, ma ormai sono spesso a Milano, mi spiace vederli così poco”.
Cambierete casa?
“Forse si avvicineranno a me, sì. Ma non a Milano, è troppo stressante. Magari a Gallarate, o Varese, che mi piace molto”.
Sei fiero di aiutarli?
“Moltissimo, ma io li aiutavo anche quando lavoravo per Amazon. Non ho neppure la macchina, non ho la patente. Non ho mai pensato solo a me, ma sempre alla famiglia”.
Hai hater?
“No. Me li aspettavo e invece per ora no”.
In Italia si parla di te come l’italiano più famoso nel mondo, a livello di numeri sui social.
“E non ho la cittadinanza italiana. Ma tanto, sai, anche se non mi danno la carta io mi sento italiano lo stesso. Ho vissuto qui, ho fatto scuola qui… e per la verità mi sento anche senegalese. Sono le mie origini”.
In Senegal parlano di te
“Sì, sono nei tg e sui giornali senegalesi quasi tutti i giorni!”.
I politici senegalesi ti hanno cercato?
“Sì, volevano fare cose con me per propaganda, sai sono ‘il fenomeno senegalese che sta facendo successo in Italia!”.
Dove ti immagini in futuro?
“Vorrei fare un film con Checco Zalone. ‘Tolo tolo’ era bellissimo, lui è diverso dagli altri comici, fa cose più mature”
Il primo italiano famoso sui social prima di te per dei video (su YouTube) è stato Favij. Anche lui delle tue parti, Torino.
“È vero! Lo seguivo, mi piaceva vederlo quando giocava coi suoi cappelli strani, tutti lo seguivamo alla mia età”.
Il like di Zuckerberg è stata una bella soddisfazione.
“Ero emozionato, sì, mi ha anche risposto in privato. Mi ha scritto ‘Bel lavoro, bravo!’”.
Poi, chi ti segue
“Guarda! Salvini mi segue da oggi!” (ride).
Tu lo segui?
“No che non lo seguo”.
Perché?
“Non è uno con cui mi farei una foto, col figlio magari sì”.
Cosa farai per il tuo prossimo compleanno?
“Vorrei tanto andare in Giappone, indossare un kimono e, visto che sono nato il 9 marzo, vedere la fioritura dei ciliegi. Che sogno, non ci posso pensare! A proposito, per il suo compleanno a tuo figlio devi regalare una delle katane di Zoro, te lo dico io, che così non sbagli, fidati!”.
PS: dall’inizio alla fine dell’intervista Khaby ha guadagnato almeno 200.000 follower. E lui, davvero, sembra pensare ad altro. Per esempio a come fare felici gli altri. Che meraviglia.
(da TPI)

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SONDAGGIO SWG: LEGA 21,7%, FDI 20%, PD 19%, M5S 15,8%, FORZA ITALIA 6,3%

Giugno 1st, 2021 Riccardo Fucile

ATTENZIONE: GLI INDECISI SONO BEN IL 43%, ALMENO LA META’ VOTERA’ E NON HA ANCORA DECISO PER CHI

Secondo i sondaggi politici di SWG per TGLa7 Fratelli d’Italia ha sfondato il muro del 20% nelle intenzioni di voto degli italiani. Come ha scritto il Guardian il partito guidato da Giorgia Meloni è il protagonista di un’«ascesa allarmante» .
E le rilevazioni di SWG lo confermano. Per la prima volta FdI arriva al 20% dei consensi nel campione intervistato per il sondaggio, in crescita di mezzo punto percentuale.
E rosicchia ancora un po’ di distacco rispetto a quello che è ancora il primo partito, ovvero la Lega di Matteo Salvini che si attesta al 21,7% salendo però leggermente di meno della forza politica che gli contende lo scettro nel centrodestra, lo 0,4%.
Mentre il Partito Democratico la settimana scorsa era riuscito a tenere testa a Fratelli d’Italia ora, con la perdita secca di uno 0,5%, vede allontanarsi all’orizzonte la possibilità, almeno nei sondaggi, di contrastare l’avanzata della compagine che potrebbe, ma è tutto scritto sull’acqua, se si votasse oggi, vincere le elezioni.
Infatti sommando anche i consensi di Forza Italia il centrodestra arriva al 48%. E non aiuta la perfomance del Movimento 5 Stelle che scende sotto il 16% perdendo lo 0.7. Crescono dello 0,3 Azione e Sinistra Italiana.
Per quanto riguarda le altre forze politiche Italia Viva risale sopra il 2%, così come MDP Articolo 1.
Bisogna ricordare però che il vero partito che potrebbe contendere la vittoria al centrodestra è quello degli indecisi. Per i sondaggi politici di SWG si tratta del 43% del campione intervistato.
A chi andranno i loro voti, sempre se si recheranno le urne, lo decideranno le mosse dei prossimi mesi.
(da agenzie)

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L’IPOCRISIA DELLA POLITICA SUL CASO BRUSCA

Giugno 1st, 2021 Riccardo Fucile

L’INTERO PARLAMENTO STA PROTESTANDO CONTRO LA LEGGE SUI PENTITI VOTATA DAL PARLAMENTO

Tre notizie.
Prima notizia: Salvatore Garau (leggo da Wikipedia) è un pittore e un batterista nato in provincia di Oristano sessantotto anni fa. Ora è anche uno scultore. Ha realizzato una scultura d’aria. Cioè una scultura che non si può vedere e non si può toccare ma la scultura, assicura Garau, esiste. E infatti l’ha anche venduta. Prezzo: quindicimila euro. Non si conosce il nome del fortunato collezionista ma, secondo istruzioni, la collocherà in casa in uno spazio vuoto dall’ingombro di circa un metro e mezzo per un metro e mezzo, di modo che lo spazio vuoto resti vuoto, o meglio sia riempito dal vuoto della scultura d’aria.
Seconda notizia: Matteo Salvini e Giorgia Meloni – che sono contrari all’abolizione dell’ergastolo ostativo, cioè sono per la carcerazione perenne e senza scampo di chi non si pente davanti al magistrato, e quindi non fa nomi, non svela responsabilità eccetera – si dichiarano furibondi per la scarcerazione dopo venticinque anni di Giovanni Brusca, assassino di Giovani Falcone e molto altro, che si è pentito, ha fatto nomi, ha svelato responsabilità eccetera.
Dunque, secondo Meloni e Salvini, chi non si pente non deve uscire mai, e chi si pente non deve uscire mai, e allora è inutile pentirsi e addio pentiti (chissà, magari è un bene).
Seconda notizia bis: l’intero Parlamento, dall’estrema destra all’estrema sinistra (tranne i soliti radicali), compresi Pd e Forza Italia, esprime la medesima indignazione: Brusca non andava scarcerato.
Pertanto il Parlamento è fuori di sé per l’applicazione della legge sui pentiti votata dal Parlamento.
Se ne deduce che il Parlamento sta protestando contro il Parlamento.
In questo caso non rimane che una strada impervia: per cambiare la legge il Parlamento dovrebbe affidarsi al Parlamento.
Terza notizia: stiamo pensando di raccogliere le firme per chiedere a Garau di realizzare una grande scultura d’aria che celebri la politica italiana.
(da Huffingotonpost)

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“SE INCONTRO CHI HA SCIOLTO NELL’ACIDO MIO FIGLIO NON SO COSA ACCADE”

Giugno 1st, 2021 Riccardo Fucile

SANTINO DI MATTEO: “LA LEGGE NON PUO’ ESSERE UGUALE PER TUTTI, BRUSCA NON FA PARTE DELL’UMANITA'”

“Io vado a testimoniare ai processi per dire quello che so. Ma a che cosa serve se poi lo stesso Stato si lascia fregare da un imbroglione, da un depistatore?”.
Così in un’intervista al Corriere della Sera, Santino Di Matteo commenta la scarcerazione di Giovanni Brusca, l’uomo che ha fatto sciogliere nell’acido suo figlio Giuseppe, 13 anni, per vendetta contro di lui, pentito di mafia.
″Non trovo le parole per spiegare la mia amarezza. A chi devo dirlo? È passato meno di un anno da quando avevano liberato un carceriere di mio figlio, a Ganci, il paesino delle Madonie, uno dei posti del calvario. Ma la verità è che tutti i sorveglianti e gli aguzzini della mia creatura sono liberi. Tutti a casa. E ora va a casa pure il capo che organizzò e decise tutto. Lo stesso boia di Capaci. Si può dire boia? Lo posso dire io?” prosegue Di Matteo.
“La legge non può essere uguale per questa gente. Brusca non merita niente. Oltre mio figlio, ha pure ucciso una ragazza incinta di 23 anni, Antonella Bonomo, dopo avere torturato il fidanzato. Strangolata, senza motivo, senza che sapesse niente di affari e cosacce loro. Questa gente non fa parte dell’umanità”.
Santino Di Matteo aggiunge che ”’u verru, cioè il maiale, come chiamavano Brusca, conosceva Giuseppe, mio figlio, da bambino. Ci giocava insieme con la play station. Eppure l’ha fatto sciogliere nell’acido. E questo orrore si paga in vent’anni? Io non posso piangere nemmeno su una tomba e lui lo immagino pronto a farsi una passeggiata. Magari ad Altofonte. O in un caffè davanti al Teatro Massimo di Palermo. Mi auguro di non incontrarlo mai, come chiedo al Signore. Se dovesse succedere, non so che cosa potrebbe accadere”.
(da Huffingtonpost)

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SALVATORE BORSELLINO: “SCARCERAZIONE DI BRUSCA RIPUGNA UMANAMENTE MA LA LEGGE VA ACCETTATA”

Giugno 1st, 2021 Riccardo Fucile

“LA LEGISLAZIONE PREMIALE PER I COLLABORATORI DI GIUSTIZIA FU VOLUTA DA FALCONE PER COMBATTERE I BOSS”

“La liberazione di Brusca, che per me avrebbe dovuto finire i suoi giorni in cella, è una cosa che umanamente ripugna. Però, quella dello Stato contro la mafia è, o almeno dovrebbe essere, una guerra e in guerra è necessario anche accettare delle cose che ripugnano. Bisogna accettare la legge anche quando è duro farlo, come in questo caso”.
A dirlo all’Adnkronos è Salvatore Borsellino, fratello di Paolo ucciso da Cosa nostra nella strage di via D’Amelio, commentando la scarcerazione di Giovanni Brusca che dopo 25 anni lascia il carcere per fine pena.
“Questa legislazione premiale per i collaboratori di giustizia – ricorda l’ideatore del Movimento delle agende rosse – fa parte di un pacchetto voluto da un grande stratega, Giovanni Falcone, per combattere la mafia, dentro ci sono l’ergastolo ostativo, il 41 bis. Va considerata nella sua interezza ed è indispensabile se si vuole veramente vincere questa guerra contro la criminalità organizzata”.
“L’alternativa, in assenza dell’ergastolo ostativo – sottolinea ancora Salvatore Borsellino all’Adn – sarebbe stato vedere tra cinque anni questa persona libera senza neppure aver collaborato con la giustizia e senza aver permesso di assicurare alla giustizia tanti altri criminali come lui”.
Al pentimento di Brusca, però, Salvatore Borsellino non crede. “Anche perché la sua collaborazione con la giustizia è stata molto travagliata: in un primo tempo aveva cercato di fingere per minare le istituzioni. Non credo si sia veramente pentito, come, invece, ha fatto Gaspare Mutolo, assassino anche lui, che ha ucciso, strangolandole, 50 persone a mani nude, ma che oggi penso sia una persona veramente cambiata. Di Brusca non ho questa impressione”.
Anche perché, è la tesi del fratello del giudice antimafia, “non ha raccontato neanche tutto quello che sa e che avrebbe potuto dire. Sicuramente, però, quello che ha detto è stato tanto e ha permesso di fare tanti processi, di assicurare tanti criminali come lui alla giustizia”.
Il ritorno in libertà di Brusca può costituire un pericolo? “E’ fondamentalmente un criminale, di una persona che uccide un bambino e lo scioglie nell’acido dicendo che era come un cagnolino non ci si può fidare appieno. Ma non credo che possa costituire oggi un pericolo”.
(da agenzie)

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