Destra di Popolo.net

E’ MORTA CAMILLA, LA 18ENNE DI SESTRI LEVANTE VACCINATA CON ASTRAZENECA

Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile

LA SINDACA: “CI STRINGIAMO ATTORNO ALLA FAMIGLIA”… UN’ALTRA DONNA DI 36 ANNI E’ RICOVERATA IN RIANIMAZIONE

È morta Camilla Canepa, la diciottenne di Sestri Levante ricoverata domenica al S.Martino di Genova dopo una trombosi al seno cavernoso e operata per la rimozione del trombo e ridurre la pressione intracranica. Era stata vaccinata con il vaccino di AstraZeneca il 25 maggio nell’open day per gli over 18.
“Purtroppo, poche ore fa, Sestri Levante è stata colpita da un lutto che mai avremmo voluto vivere – dice la sindaca di Sestri Valentina Ghio-. L’amministrazione comunale e tutta la città si stringono intorno alla famiglia della ragazza scomparsa oggi. In questo momento di dolore esprimo tutto il mio affetto e la mia vicinanza ai familiari di Camilla”.
La giovane era stata ricoverata al San Martino il 5 giugno per una trombosi dopo avere ricevuto il vaccino AstraZeneca il 25 maggio
È quanto vogliono verificare il pubblico ministero Stefano Puppo e l’aggiunto Francesco Pinto che hanno aperto un fascicolo senza ipotesi di reato sulla vicenda: il reato ipotizzabile sarebbe quello di lesioni colpose procedibile però solo a querela di parte. I magistrati hanno chiesto alla direzione sanitaria tutta la documentazione relativa all’iter vaccinale, ma anche a quanto successo dal primo accesso al pronto soccorso, passando per le dimissioni, e il secondo ricovero.
La ragazza aveva ricevuto il vaccino il 25 maggio nel corso di un Open Day. Il 3 giugno era andata una prima volta in pronto soccorso con cefalea e fotofobia. Quella volta però all’ospedale di Lavagna.
Secondo quanto dichiarato dai vertici ospedalieri, era stata sottoposta a Tac cerebrale ed esame neurologico, entrambi negativi, ed era stata dimessa con raccomandazione di ripetere gli esami del sangue dopo 15 giorni.
Il 5 giugno, però, è tornata in pronto soccorso con deficit motori. Questa volta però all’ospedale regionale di secondo livello, appunto al San Martino di Genova. Sottoposta a Tac cerebrale “ con esito emorragico”, era stata trasferita nel reparto di Neurochirurgia dove era stata sottoposta a due interventi chirurgici.
In Procura sono quattro i fascicoli aperti per persone morte dopo la vaccinazione. Il primo caso riguarda l’insegnante di 32 anni Francesca Tuscano a cui era stato inoculato Astra-Zeneca.
Intanto, l’altro ieri al San Martino è stata ricoverata una donna savonese di 34 anni che: mentre si trovava al lavoro nel Tigullio, ha avvertito un forte mal di testa e si è recata autonomamente al pronto soccorso del Policlinico. Dai primi esami effettuati, è emerso un livello basso di piastrine nel sangue. La donna ha riferito di essere stata vaccinata ad Alassio il 27 maggio scorso con la prima dose di AstraZeneca. Secondo quanto riferito dagli specialisti del San Martino, anche questa paziente è stata operata ed ora è in rianimazione.
(da La Repubblica)

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IL PASTICCIO SULLA PAGINA WIKIPEDIA DELLA CANDIDATA VICESINDACO DI ROMA DEL CENTRODESTRA

Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile

CREATA IN FRETTA E FURIA, CANCELLATA PER TROPPI ERRORI

Toni agiografici, voci prive di riferimenti e fonti esterne, violazione di copyright e, infine, la cancellazione. L’epopea della pagina Wikipedia della candidata vicesindaca a Roma Simonetta Matone
Che i nomi di Enrico Michetti e di Simonetta Matone circolassero da tempo nelle liste dei papabili candidati per il centrodestra nella corsa al Campidoglio romano è un dato di fatto. È però vero che, escludendo gli addetti ai lavori, si tratta di due nomi che fuori dal Gra (e forse anche all’interno) dicono ben poco. Tant’è che ieri, dopo l’annuncio della candidatura in ticket si è verificata la corsa a scoprire chi fossero.
Insomma, chi sono Michetti e Matone? Qual è il loro curriculum? Quali sono le loro pregresse esperienze? Che ruolo ricoprono nel centrodestra? Domande più che legittime per un potenziale elettore, ma anche per chi guarda alle elezioni del prossimo autunno come semplice curioso spettatore.
E dove si vanno a cercare queste informazioni? Sulla stampa nazionale e locale, certo. Ma anche su Wikipedia, per esempio.
Michetti, al momento, non ha una pagina a lui dedicata. Diversa invece l’epopea wikipediana della voce dedicata alla magistrata e candidata vicesindaca di Roma, Simonetta Matone.
Una voce enciclopedica che, nel corso delle ultime ore, è stata protagonista di una tragicomica vicenda nella sua compilazione. Già, perché subito dopo l’annuncio dell’accordo in «piena sintonia» raggiunto dal centrodestra sui due candidati, la pagina della sostituto procuratore generale della corte d’Appello di Roma è stata continuamente e posticciamente oggetto di modifiche.
I problemi della pagina di Wikipedia di Simonetta Matone
Bisogna tener a mente che la compilazione di una voce su Wikipedia richiede il rispetto didascalico delle regole della piattaforma, l’inserimento di fonti, dati e di collegamenti esterni a sostegno di quanto riportato nel testo. E richiede tassativamente che i contenuti non vengano copia-incollati da altre pubblicazioni. Insomma, un lavoro certosino e di cura. Cosa che non è accaduta sulla pagina di Simonetta Matone. Tant’è che la voce a lei titolata è stata inizialmente segnalata per ben tre violazioni delle norme.
La prima: sul tema del «diritto» la pagina risultava «orfana, ovvero priva di collegamenti in entrata da altre voci».
La seconda, simile alla prima: «Questa voce o sezione sull’argomento magistrati non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti».
E infine l’ultima, che va a violare uno dei capisaldi dell’enciclopedia digitale più usata al mondo: «La neutralità di questa voce o sezione sull’argomento politica è stata messa in dubbio». Il motivo? La «voce curriculare presentava toni agiografici».
Certamente il curriculum della magistrata romana è di tutto rispetto, ma le modalità con cui è stato riportato non erano idonee per una voce enciclopedica, che deve essere il più neutrale e meno autoreferenziale possibile.
Nella biografia wikipediana di Matone, solo per citare l’incipit, si poteva infatti leggere: «Laureata in giurisprudenza alla Sapienza di Roma nel 1976, dal 1979 al 1980 è vicedirettore del carcere presso Le murate a Firenze. Dal 1981 al 1982 è giudice presso il tribunale di Lecco e dal 1983 al 1986 è magistrato di sorveglianza Roma.
Fin dall’inizio della sua attività lavorativa, per lei la parola “giustizia lenta” non esiste: troppe persone aspettano, troppe cause, fascicoli che non possono rimanere chiusi in armadi per anni. Ha 26 anni, è scrupolosa e scioglie nell’ambito civile centinaia di riserve ereditate dei suoi predecessori. Tutti ricordano il suo lavoro svolto con attenzione, porta in Camera di Consiglio numerosi processi civili pendenti da anni ricevendo l’encomio del Consiglio dell’ordine».
Dai toni usati, secondo le linee guida di Wikipedia, la biografia di Simonetta Matone risultava essere più simile a una narrazione agiografica che una voce enciclopedica.
E se per tutto il pomeriggio e nella serata di ieri la voce è stata continuamente modificata e rimpinguata di informazioni non propriamente in linea con le regole dell’enciclopedia, stamattina la pagina di Matone risultava esser stata rimossa.
Perché? Perché oltre alle 3 contestazioni precedenti, il testo violava anche il copyright di pubblicazioni esterne, l’una di Sardegna Reporter, l’altra dell’Enciclopedia delle Donne. Insomma, servirà tempo e cura per la prossima campagna elettorale e per presentarsi agli elettori e alle elettrici.
Anche su Wikipedia, se proprio si vuole.
(da agenzie)

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TRE SOCIETA’ AL POSTO DI ROUSSEAU

Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile

CONTE INCONTRA GRILLO: SUL TAVOLO LE NUOVE REGOLE DEL M5S

Il divorzio da Davide Casaleggio segna anche la fine per il M5S dell’era della piattaforma. Che cessa di esistere o meglio cambia radicalmente il concetto. Il capo politico reggente dei pentastellati, Vito Crimi, ha già fornito, in un intervista a il Fatto quotidiano, alcune anticipazioni su come si organizzeranno i grillini nel prossimo futuro in cui verrà incoronato leader Giuseppe Conte.
Tutto ritornerà in capo al Movimento che non si avvarrà più di un’unica società ma di diversi operatori appaltanti (tre) che avranno forti specializzazioni. E così ci sarà una società che si occuperà del software per la gestione dei dati e per consentire agli iscritti di accedere e di iscriversi, “un Crm, uno tra i più usati al mondo”.
E dunque anche le votazioni saranno appannaggio di un operatore specializzato. “Di fatto – ha spiegato sempre il reggente – compreremo un prodotto-voto”. Non sono stati ancora fatti ufficialmente i nomi delle società.
Ma nel provvedimento del primo giugno con cui il Garante della Privacy ordinava all’Associazione Rousseau di consegnare al M5S tutti i dati personali degli iscritti al Movimento qualcosa trapela. “Il Movimento – si legge – nell’affermare di avere provveduto alla nomina di nuovi soggetti quali responsabili del trattamento (Corporate Advisor s.r.l., Isa s.r.l. e Notaio in Roma dott. XX), ha altresì illustrato precise modalità tecniche di trasferimento dei dati in questione”.
La prima società, Corporate Advisors – Trust company, ha sede a Roma. Quanto alla seconda, Isa, capitale sociale di 100 mila euro, ha sede a Viterbo. Sul sito della prima si legge che “la Corporate Advisors è una società di consulenza aziendale che si occupa dell’elaborazione della contabilità e delle dichiarazioni fiscali per privati e aziende”.
Dal 2010 – si legge sempre – “la Corporate Advisors ha ampliato la sua offerta di servizi alla clientela, occupandosi, nella qualità di trustee, di gestione dei patrimoni delle famiglie e delle società attraverso l’istituto del Trust”.
L’azienda fa riferimento allo studio legale di Massimo Giuliano e Daniela Di Gravio. Il primo è anche commissario liquidatore, nominato con decreto del ministero dello Sviluppo Economico, di società cooperative poste in liquidazione coatta amministrativa. E membro del gruppo di esperti Blockchain e Distributed Ledger Technology istituito sempre presso il Mise, messo in piedi quando ministro era Luigi Di Maio.
L’Isa è invece impegnata nei software per la sanità: gestione erogazione farmaci, vaccinazioni, ricette e fatture elettroniche. Gran parte degli appalti sono con le aziende sanitarie del Lazio.
“Il Team Isa – si legge sul suo sito – da sempre sensibile alle progressive innovazioni nel settore dell’Information Technology, si pone come partner tecnologico qualificato per aiutare il cliente a identificare nuovi e più efficienti pattern di lavoro e offrire servizi di consulenza, analisi, progettazione e sviluppo”.
Tutta la gestione dell’organizzazione, appunto, sarà salda in capo al M5S. E per accedere ai vari servizi gli iscritti dovranno andare sul sito del Movimento. “Contiamo di avere costi inferiori a quelli di Rousseau, che erano pari a 1,3 milioni all’anno”, spiega Crimi. Ma non è questo l’argomento all’ordine del giorno.
Ora che il M5S è in possesso dei dati sugli iscritti, il prossimo traguardo sono le due votazioni sulla modifica allo Statuto e, subito dopo, sul “nuovo assetto” del Movimento. E proprio sulla stesura del nuovo Statuto e della Carta dei valori M5S martedì ci sarebbe stato un primo faccia a faccia tra Conte e Beppe Grillo, il quale avrebbe confermato il suo no al superamento del vincolo del doppio mandato.
(da La Notizia)

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REGNO UNITO, OLTRE 7.500 CONTAGI IN 24 ORE: MAI COSI’ TANTI DA FEBBRAIO

Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile

PESA LA VARIANTE DELTA

I casi Covid nel Regno Unito hanno registrato un’impennata nella giornata di ieri, quando sono stati registrati 7.540 nuovi contagi: il massimo dal 26 febbraio scorso.
Sul nuovo aumento dei contagi sembra pesare la diffusione della variante Delta (finora nota come “indiana”) che si sta espandendo molto rapidamente nel Paese.
Nell’ultima settimana il rimbalzo dei casi di positività al Covid nel Paese ha toccato il 90 per cento in più. Restano limitati invece i casi gravi: sono solo 6 i decessi registrati tra l’8 e il 9 giugno, mentre il numero di ricoverati è di poco più di mille in tutti i reparti nazionali, ed è in aumento contenuto.
Il governo Johnson, preoccupato dalla possibilità di essere costretto a rinviare di un paio di settimane la prossima tappa di uscita dal lockdown fissata per il 21 giugno, ha immediatamente allargato la platea dei richiami.
Nel Regno Unito sono 28,5 milioni le persone che hanno completato il ciclo vaccinale, mentre 40,7 milioni di persone hanno avuto almeno una dose. L’Office for National Statistics ritiene che circa otto persone su 10 nel Paese abbiano anticorpi contro il coronavirus, perché guarite dal virus o perché vaccinate.
Il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano Massimo Clementi all’Adnkronos Salute ha dichiarato: “La morale di quel che sta accadendo in Gran Bretagna è che una dose di vaccino non basta: ce ne vogliono due, il ciclo completo, per avere il massimo di protezione. La maggioranza dei soggetti infettati sono persone che hanno ricevuto solo la prima dose. C’è qualche contagiato anche con 2 dosi, ma pochi” e “l’Inghilterra aveva fatto una bandiera della scelta di vaccinare tanto con una dose”.
Con una variante di Sars-CoV-2 più problematica dal punto di vista della maggiore trasmissibilità, “come quella Delta” arrivata dall’India, “avere un’immunità più bassa, conferita da una sola dose, non è sufficiente”, spiega Clementi. “E in Gran Bretagna hanno ancora un buon numero di persone vaccinate con una dose, anche se stanno continuando la campagna d’immunizzazione anche loro in maniera estensiva e massiccia”.
(da agenzie)

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FONDAZIONE GIMBE SU ASTRAZENECA: “I RISCHI PER GLI UNDER 50 SUPERANO I BENEFICI”

Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile

“PERCHE’ SONO STATE IGNORATE LE RACCOMANDAZIONI?”

Una netta diminuzione di positivi e di decessi in tutto il Paese. Questo il nuovo quadro epidemiologico illustrato dal monitoraggio settimanale di Fondazione Gimbe sulla situazione Covid in Italia.
Nella settimana dal 2 all’8 giugno i nuovi casi di Sars-Cov-2 sono scesi del 31,8% (da 22.412 a 15.288). Un calo percentuale simile a quello registrato per i decessi: -34,9%, con 469 nuove vittime, rispetto alla settimana precedente quando erano state 720.
«Da 12 settimane consecutive il trend dei nuovi casi si conferma in discesa, sia per la ridotta circolazione del virus come dimostra la riduzione del rapporto positivi/casi testati, sia per la costante diminuzione dell’attività di testing» commenta il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta, ribadendo proprio l’importanza del tracciamento.
Calo delle persone testate. Cartabellotta: «Ingiustificabile»
A proposito dei dati sul tracciamento, il monitoraggio Gimbe evidenzia un’ampia disparità tra Regioni. Nelle ultime 4 settimane il numero di persone testate settimanalmente a livello nazionale si è ridotto del 28,3%, scendendo da 2.614.808 a 1.875.575. «A fronte di una media nazionale di 150 persone testate al giorno per 100 mila abitanti si rilevano notevoli e ingiustificate differenze regionali» spiega meglio Cartabellotta, «da 239 persone testate/die per 100 mila abitanti del Lazio a 64 persone testate/die per 100 mila abitanti della Puglia».
Ricoveri, tutte le Regioni sotto le soglie di allerta
Sul fronte della pressione ospedaliera il monitoraggio settimanale di Gimbe segnala uno svuotamento progressivo delle strutture sanitarie. Dal picco registrato del 6 aprile scorso fino al 2 giugno, si attesta un calo importante dell’84% di ricoveri in meno. -1.507 persone ospedalizzate rispetto alla settimana precedente a quella del 2 giugno. Numeri che si confermano anche per le terapie intensive: – 301 ricoveri (-30,4%) con l’occupazione dei posti letto che si attesta all’8% e tutte le Regioni sotto le soglie di allerta.
Ancora troppi over 60 senza vaccino
«Con l’apertura della campagna vaccinale a tutte le fasce d’età era atteso il netto incremento dei trend di vaccinazione nelle persone di età inferiore a 60 anni. Ma al momento, con oltre 2,9 milioni di over 60 ad elevato rischio di ospedalizzazione e decesso che non hanno ancora ricevuto nemmeno la prima dose, diventa sempre più urgente integrare il sistema di prenotazione volontaria con strategie di persuasione individuale, personalizzate e capillari sul territorio».
La responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari di Gimbe, Renata Gili, spiega lo stato dell’arte della campagna vaccinale anti Covid evidenziando ancora un grande vuoto nella messa in sicurezza dei più fragili.
Ad oggi risultano ancora totalmente scoperti il 7,4% degli over 80 ( 330.526), il 14,7% della fascia 70-79 ( 879.088) e il 22,9% per quella 60-69 anni. Sempre sul fronte dei fragili, il monitoraggio segnala l’83,7% degli over 60 con almeno una dose di vaccino ricevuta, evidenziando allo stesso tempo una costante disuguaglianza tra le Regioni: se Puglia, Umbria, Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna, Molise e Toscana superano l’85%, la Calabria e la Sicilia restano ancora sotto il 75%.
«AstraZeneca? L’uso sui giovani è ormai anacronistico»
Fondazione Gimbe si è poi espressa sulla delicata questione del vaccino AstraZeneca per i giovani. Mentre Ministero della Salute e Cts discutono sul possibile utilizzo consentito solo agli over 50, Cartabellotta ribadisce come «in un’ottica di salute pubblica e di strategie vaccinali il profilo beneficio-rischio del vaccino si modifica in relazione alla circolazione del virus. Ed è anacronistico che, a fronte delle indicazioni del Ministero della Salute che già dallo scorso 7 aprile raccomandava AstraZeneca “preferenzialmente” per gli over 60, nelle ultime 3 settimane, su un totale di 1.431.813 dosi di vaccini a vettore adenovirale somministrate, il 33,1% (473.578 dosi) siano state somministrate a persone under 50 e l’11% (158.156 dosi) nella fascia 18-29». In buona sostanza per Gimbe è arrivato il momento di prendere una decisione più decisa nei confronti delle raccomandazioni finora date da Aifa e Ministero. «Nei soggetti più giovani, già a minor rischio di Covid grave, in condizioni di bassa circolazione virale l’incidenza di effetti avversi, seppur molto bassa, supera i potenziali benefici del vaccino nel prevenire ospedalizzazione, ricovero in terapia intensiva o decesso», continua a spiegare Cartabellotta, sottolineando come «se da un lato non bisogna rallentare il ritmo della campagna vaccinale, dall’altro è indispensabile massimizzarne i benefici e minimizzarne i rischi».
(da Open)

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INIZIA IL PROCESSO PER L’OMICIDIO DI WILLY

Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile

BELLEGGIA, I FRATELLI BIANCHI E PINCARELLI RISCHIANO L’ERGASTOLO

È iniziata la prima udienza in Corte d’Assise al tribunale di Frosinone per i quattro ragazzi di Artena accusati di aver ucciso a pugni e calci il 21enne di Paliano, Willy Monteiro Duarte.
In carcere con l’accusa di omicidio volontario, i fratelli Marco e Gabriele Bianchi assieme a Mario Pincarelli e Francesco Belleggia rischiano fino alla condanna all’ergastolo, dopo che il giudice ha rifiutato la richiesta dei loro legali di accedere al rito abbreviato.
Il pestaggio mortale è avvenuto la notte tra il 5 ed il 6 settembre 2020 a Colleferro. I familiari del giovane cuoco italo-capoverdiano si costituiranno parte civile insieme ai Comuni di Paliano, Colleferro e Artena. «Willy è con noi e spero ci dia la forza per affrontare questo processo. Provo tristezza, solo tanta tristezza», ha detto la madre del ragazzo.
Dopo il pestaggio che ha portato alla morte di Willy, gli accusati hanno sempre negato non solo di avergli fatto del male, ma anche di averlo toccato. Le intercettazioni in carcere, però, dimostrerebbero il contrario. «Solo ci so, ci so tirato», ha detto Pincarelli in dialetto al padre, mentre erano a colloquio. «Solo lo so un po’ rovinato, gli so tirato quanto steva per terra da chiglio».
Per gli investigatori c’è quindi la certezza che il ragazzo abbia fatto del male a Willy quando era in terra.
Bianchi, invece, a colloquio con il fratello, dà la colpa a Francesco Belleggia, l’unico tra gli accusati dell’omicidio a trovarsi agli arresti domiciliari: «L’ha spezzata chiglio figlio de puttana de Belleggia la vena n’canna (in gola, ndr)».
Con Pincarelli, Belleggia avrebbe preso a pugni Willy, finendolo.
Il corpo di Willy
In seguito all’arresto dei quattro, l’ordinanza del gip descriverà il pestaggio come un episodio caratterizzato da «Colpi sferrati con inaudita violenza da persone esperte ed allenate nonché consapevoli, anche per la sproporzione fisica rispetto alla vittima, della nocività e letalità degli stessi».
Il giudice scrive che «Willy Monteiro Duarte, un ragazzo di appena 21 anni e corporatura esile, era semplice spettatore di una discussione che stava volgendo al termine ed era dunque del tutto impreparato all’aggressione. Per circostanze e velocità dell’azione non faceva in tempo a opporre alcuna resistenza». Secondo i risultati dell’autopsia, il 21enne muore per un’azione «coordinata». Riporterà lesioni al torace e alla carotide.
(da agenzie)

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CALENDA E’ RINGIOVANITO, LE ELEZIONI (E IL FOTOSHOP) GLI FANNO BENE

Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile

CI VOLEVA UN ALTRO CON I MANIFESTI PHOTOSHOPPATI, NE SENTIVAMO LA MANCANZA

«Enrico Michetti e Simonetta Matone? Non conosco personalmente né lui né lei. Mi devo documentare». Carlo Calenda, 46 anni, si è candidato sindaco di Roma già da 8 mesi. E ora finalmente conosce i nomi di tutti i suoi principali avversari.
Si è messo a dieta. Alterna caffè, sigarette e bottigliette d’acqua a go-go. Le sue parole d’ordine sono competenza, esperienza e cursus honorum. Insomma, per salvare la Capitale non «basta uno qualunque».
Appena un anno fa su Leggo escludeva la possibilità di candidarsi sindaco e ora eccola qui. Cosa è successo?
«È successo che non si è candidato nessuno. Paolo Gentiloni no, Enrico Letta – che io dissi che avrei appoggiato – nemmeno, Carlo Fuortes idem. E allora mi sono fatto avanti io e mi sono messo a studiare. Perché per candidarsi a sindaco di Roma bisogna studiare molto».
Perché tutti scappano?
«Perché i problemi si stanno accumulando. È l’unica Capitale che cresce meno rispetto al Paese che rappresenta. C’è un problema di classe dirigente politica. I politici non hanno voglia di avere rogne, come si dice a Roma».
Cioè?
«Finché si tratta di prendere il consenso andando in tv sono tutti capaci. Ma quando si tratta di affrontare gli enormi problemi di Roma, preferiscono fare altro. Giorgia Meloni che in tv è bravissima quando si tratta di andare a governare la sua città, ribaltandola e dimostrandosi quindi pronta a governare l’Italia, scappa, non si sporca le mani. Come fai a pensare di governare una nazione se non hai mai guidato una città».
Sono 8 mesi che gira Roma, c’è qualcosa che l’ha particolarmente colpita?
«Ne ho viste tantissime. Mi ha colpito molto il cosiddetto Tunnel dei sette nani a Gregna. Un tunnel per saltare il Raccordo: per camminarci i cittadini hanno dovuto mettere delle tavolette. Sembra che se lo siano scavati da soli».
E in positivo?
«In genere il lavoro fatto dalle associazioni. Un esempio: c’è un ragazzo – Michele – che mantiene da solo il Parco dell’Acqua e del Vino – e fa lavorare alcuni ragazzi difficili. L’eccellenza romana oggi è l’associazionismo».
Torniamo ai sindaci, lei boccia la Raggi, ma i suoi predecessori? Marino lo promuove?
«Marino non lo promuovo. Aveva molte idee giuste, ma non gli hanno fatto fare niente. Poteva avere molti limiti, ma il Pd non gli ha fatto fare proprio niente».
Lo sa che però in molti la accostano a Marino? Dicono che anche lei sia un extra terrestre.
«C’è una differenza sostanziale, io non mi metto accanto quelli che si è messo vicino Marino. Se devi parlare ogni volta con Astorre e Bettini non fai nulla».
Veltroni e Rutelli ?
«Rutelli è stato il miglior sindaco di Roma, e si era messo intorno persone molto capaci».
E il suo alleato a Roma Matteo Renzi?
«Non lo sento mai, non lo sento da molto tempo».
Se diventasse sindaco qual è il primo provvedimento che prenderebbe?
«Un piano straordinario di pulizia della città di 12 mesi da 38 milioni di euro. Levare le erbacce, pulire le strade, mettere a posto i marciapiedi cancellarei graffiti. Devi dare subito la sensazione che la città ha invertito la rotta».
Poi?
«Sistemare la questione dei rifiuti».
Ma la situazione in città è fuori controllo. Come si sistema?
«Bisogna raddoppiare le linee dei termovalorizzatori e chiudere il ciclo dei rifiuti. Inoltre tutti i TMB di Roma sono vecchissimi, vanno resi più moderni anche se costa molto».
Anche il porta a porta costa moltissimo.
«Vero, però si può iniziare dai non residenziali. Dai bar, dai ministeri, dai ristoranti. Sono di meno, ma producono molti più rifiuti. Se fai il porta a porta per i non residenziali, raggiungendone l’80% fai il 60% della raccolta totale. È una cosa che si può fare rapidamente».
Dice che il Pd è un ostacolo, però lei aveva cercato il loro appoggio.
«Ma alle mie condizioni. Ho proposto un rinnovo completo. Nel Pd ci sono anche persone in gamba».
Nomi?
«Marta Leonori, Marta Bonafoni. Estella Marino è una persona che io avrei preso in squadra per lavorarci».
Intanto Roma è bistrattata e boicottata.
«Roma non è sentita come Capitale e quindi nessuno l’ha difesa. Quando hanno costruito Intesa San Paolo a Torino sono state messe alcune condizioni per tutelare la città. Con UniCredit nessuno a Roma ha fatto altrettanto. Questa città non è difesa da nessuno. In parte è colpa dall’inettitudine della Sindaca, in parte dei parlamentari».
Ha già in mente la squadra per la Capitale?
«Ora non faccio nomi. Ma posso assicurare che sono tutte persone capaci e preparate. Gente che lavora e che è disposta a scendere in campo se divento sindaco. Fare i loro nomi ora non sarebbe corretto. Tutte persone con un cursus honorum adeguato, esperienza dopo esperienza hanno dimostrando la loro competenza. Roma va ribaltata, qui serve un dream team».
Con chi le piacerebbe confrontarsi al ballottaggio?
«La Raggi, senza dubbio. Così, proprio a Roma, si rompe definitivamente la chiacchiera grillina uno vale uno. Il fatto di dire io faccio il voto di protesta e quindi eleggo per incarichi difficilissimi persone senza competenza e senza esperienza deve finire».
Se non va al ballottaggio per chi vota?
«Io vado al ballottaggio».
Qual è il suo posto del cuore a Roma?
«Io sono nato a Via Nicolò Piccinini. Il mio posto del cuore è tra Villa Chigi e viale Somalia. Il mio quartiere».
E dove ha dato il primo bacio?
«A Villa Ada».
È vero che è a dieta?
«Sì e faccio sport la mattina».
Alemanno ha detto che ha inondato la città con manifesti talmente photoshoppati da sembrare suo figlio?
«Si, mi sono tolto qualche ruga. Che male c’è? Mi sono ringiovanito un po’. Lo dice anche mia figlia. Viva Photoshop».
(da La Notizia)

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SALVINI DICE CHE CHI PAGA 600 EURO IN NERO UN CAMERIERE NON E’ UNO SFRUTTATORE

Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile

HA PARLATO LO SPECIALISTA DI CONDONI FISCALI AGLI EVASORI… COMUNQUE PUO’ SEMPRE RINUNCIARE AI 10.000 EURO AL MESE DA PARLAMENTARE E VIVERE CON 600 EURO IN NERO LAVORANDO 12 ORE AL GIORNO , NESSUNO GLIELO VIETA

C’era lui in Consiglio dei Ministri quando il governo di cui faceva parte ha votato e approvato a larga maggioranza il Reddito di Cittadinanza. Poi quella coppia di fatto con il Movimento 5 Stelle non ha terminato la luna di miele ed è partita la corsa alla demonizzazione del provvedimento che mirava (con annesse e innegabili storture nella gestione dei sussidi) a sostenere tutte quelle persone alla ricerca di un posto di lavoro. E oggi Matteo Salvini è riuscito nell’impresa di “giustificare” quegli imprenditori che offrono occupazione (anche stagionale) con compensi irrisori.
Il tutto dichiarato pubblicamente nel corso della sua intervista a Studio24, su RaiNews.
“Dopo un anno e mezzo di Covid va fatta una riflessione sul significato e l’efficacia del reddito di cittadinanza. Perché molti imprenditori, da Nord a Sud, lamentano il fatto che si sentono dire troppi no da coloro ai quali propongono un posto di lavoro perché la risposta è ‘mi conviene tenermi i 500 euro per restare a casa a vedere gli Europei di calcio’”.
Ovviamente la ricostruzione del divano e degli Europei – prossimi all’inizio – sembra essere una versione partorita dalla mente del segretario della Lega che, non contento, ribadisce il concetto qualche istante dopo.
Rispondendo a una domanda specifica della conduttrice sugli stipendi offerti ai lavoratori stagionali, infatti, Matteo Salvini coglie la palla al balzo per parlare di cifre e compensi: “No, ci sono dei contratti. Non ci sono gli imprenditori sfruttatori. Molto semplicemente: se tu prendi 600 euro per stare a casa a guardare la televisione e ti offrono 600 euro per andare a fare il cameriere, la soluzione la lascio intuire”. Insomma il problema è il reddito di cittadinanza che ha cifre troppo alte rispetto alle proposte degli imprenditori? La risposta sembra essere questa analizzando le parole del segretario della Lega.
Parole che, di fatto, legittimano l’esistenza di compensi bassi offerti a chi risponde a un offerta di lavoro. Anche stagionale. Il leader della Lega ha parlato di calo di manodopera dovuta al reddito di cittadinanza (che ricordiamo essere una misura targata Movimento 5 Stelle, ma sostenuta, votata e approvata anche dal Carroccio durante il governo Conte-1).
La miglior risposta a questa propaganda è arrivata nei giorni scorsi da Sammontana e da quella valanga di candidature arrivate poco dopo l’annuncio della ricerca di 300 lavoratori stagionali.
Ma anche dall’Istituto Alberghiero di Roma che ha sottolineato come molti giovani siano stati costretti a lasciare l’Italia per via delle bassissime retribuzioni offerte dal mercato ristorativo italiano.
Evidentemente, il lavoro (quello degli altri, ovviamente) merita stipendi bassissimi.
(da NextQuotidiano)

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CASO SAMAN, DURA PRESA DI POSIZIONE DELLA CONFEDERAZIONE ISLAMICA ITALIANA: “CI COSTITUIREMO PARTE CIVILE AL PROCESSO, CONTRO LE NOZZE FORZATE VANNO INASPRITE LE PENE”

Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile

“CODICI D’ONORE DISUMANI, LA RELIGIONE NON C’ENTRA, SONO DEI CRIMINALI”

“La Grande Moschea di Roma e la Confederazione Islamica Italiana hanno già conferito mandato ai propri legali di fiducia di valutare la possibilità di costituirsi parte civile nel processo penale a carico di coloro che verranno ritenuti responsabili del delitto di Saman Abbas”.
Sono le parole di una nota inviata ad Aki – Adnkronos International, che esordisce denunciando “violenza sulle donne, ancora”.
“Verrà valutata ogni iniziativa legale a tutela della comunità islamica contro ogni forma di strumentalizzazione mediatica della triste vicenda di Saman Abbas che ci offende e ci addolora profondamente – prosegue il documento firmato dal segretario generale del Centro Islamico Culturale d’Italia, Abdellah Radouane, e dal segretario generale della Confederazione Islamica Italiana, Abdellah M. Cozzolino.
La nota prosegue: “La violenza esercitata sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità, è un fenomeno criminale di particolare allarme sociale in cui convergono una molteplicità di questioni”.
“Il problema dei matrimoni forzati e, più in generale, dei diritti delle donne, va affrontato oltre che con l’inasprimento della pena, per finalità dissuasive, come previsto dalla legge 69/2019 – che all’Art. 7, prevede l’introduzione dell’Art. 558 bis del Codice Penale (Costrizione o Induzione al Matrimonio) – soprattutto con interventi preventivi sul piano culturale, che facilitino una trasformazione più equa delle relazioni di genere rispetto alla cultura d’origine”, continua il documento.
“Occorrono interventi nelle scuole, nelle comunità e nella società, che favoriscano il recupero fondamentale della memoria storica per consolidare una coscienza e cultura civica capaci di condurre verso la condivisione dei valori democratici, di libertà e di giustizia, sanciti nella Costituzione italiana – si legge – Tutelare i diritti delle donne, anche quando lontane e diverse, richiede che vadano distinti e ben identificati i singoli aspetti della questione, per evitare di scivolare in una narrativa che strumentalmente riproponga confronti di matrice discriminatoria basati sull’intolleranza e sull’ostilità contro le minoranze”.
La vicenda di Saman Abbas “non ha assolutamente delle motivazioni di natura religiosa, ma rimanda a tradizioni ancestrali e tribali che sono state importate da contesti lontani, misogini e sessisti, contrari all’ordinamento giuridico italiano ed europeo”, viene aggiunto nel documento firmato dal segretario generale del Centro Islamico Culturale d’Italia, Abdellah Radouane, e dal segretario generale della Confederazione Islamica Italiana, Abdellah M. Cozzolino.
“Una catena di dolore, vergogna e disperazione. Una subcultura che viene da lontano e che su ‘codici d’onore’ disumani trova la forza bruta di ferire e perfino di uccidere. Violenza cieca che spinge a compiere delitti efferati e vigliacchi su donne ritenute come proprietà personale. Inciviltà delle relazioni familiari spesso dipinte con linguaggi e temi che del credente in Dio non hanno proprio nulla”.
Il “drammatico” caso di Saman, aggiungono, “non può essere interpretato e declinato ricorrendo a pareri religiosi, ma va esclusivamente inquadrato nella sua cornice criminale e giudicato con gli strumenti giuridici previsti dall’ordinamento italiano”.
(da agenzie)

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