Giugno 13th, 2021 Riccardo Fucile
I CONTRARI AL BLOCCO MAGGIORI TRA GLI ELETTORI SOVRANISTI (QUELLI CHE DICONO DI ESSERE VICINI AI LAVORATORI)
Il 51% degli italiani favorevole al blocco dei licenziamenti. Lo dice l’ultimo sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera. Gli italiani favorevoli (51%) al blocco dei licenziamenti, introdotto lo scorso anno dopo lo scoppio della pandemia, prevalgono sui contrari (28%).
Un dato che non stupisce particolarmente, il tema lavoro è sempre stato in testa nella classifica delle priorità degli italiani.
Nando Pagnoncelli spiega sul Corriere che in un sondaggio del mese scorso alla domanda “Qual è il problema principale del Paese?” il 61% degli italiani rispose proprio il lavoro.
Ma torniamo al quesito sul Blocco dei licenziamenti.
Il 59% nel sondaggio odierno ha espresso un parere favorevole al blocco dei licenziamenti; al contrario il 18% ritiene che sia stato dannoso per la competitività delle imprese e, quindi, anche per gli stessi lavoratori.
“Il consenso per il provvedimento prevale tra tutte le categorie professionali e tra tutti gli elettorati, pur in presenza di una quota più elevata di critici tra gli imprenditori (34%), gli autonomi (28%), gli elettori della Lega (31%) e di FdI (29%).”
Gli elettori di centrosinistra e del M5S preferirebbero il mantenimento del blocco dei licenziamenti, quelli di Lega e FI che si dichiarano contrari, mentre gli elettori di FdI si dividono a metà tra favorevoli e contrari.
In ogni casi quasi un italiano su due (47%) prevede che verrà adottata una soluzione di buon senso, cioè il blocco verrà tolto nella maggioranza dei settori e verrà mantenuto solo per quelli maggiormente in difficoltà, mentre il 16% ritiene che verrà prorogato per tutti e il 14% al contrario pensa che verrà eliminato per tutti.
(da agenzie)
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Giugno 13th, 2021 Riccardo Fucile
JARED GIOCA CON IL CODOGNO, I TIFOSI RAZZISTI SONO DI VARZI (PAVIA)… CI VUOLE TANTO A CHIUDERE I CANCELLI E IMPACCHETTARE QUESTI RIFIUTI UMANI?
La storia è nota. Jared Zamble, 27enne italo-ivoriano nato a Cremona e calciatore del
Codogno calcio, è stato raggiunto da insulti razzisti, versi della scimmia e altre offese durante una partita di calcio contro il Varzi, squadra di un paese in provincia di Pavia. Jared, appena entrato in campo, aveva realizzato un gol.
Da lì la pioggia di offese, continuate poi da un solo individuo, presto allontanato dalle tribune. In campo lo sgomento. I compagni gli sono stati vicini, così come gli avversari. Lui, su domanda dell’arbitro, non ha voluto fermare il gioco, realizzando la seconda rete pochi minuti dopo che ha consegnato i tre punti al Codogno.
Fanpage.it l’ha raggiunto per parlare di quanto successo. Un episodio che, purtroppo, non è stato il primo.
Ci racconti come è andata?
Era il turno infrasettimanale di campionato, una trasferta a Varzi. Partivo dalla panchina perché di rientro da un infortunio e poco dopo essere entrato in campo ho segnato il primo gol. Da quel momento dagli spalti sono arrivati gli insulti razzisti e i versi della scimmia da parte di un gruppetto di persone. In particolar modo me la sono presa con un signore che ha proseguito nelle offese anche dopo che gli altri avevano smesso.
Come si sono comportate le altre persone?
L’avevano isolato, ma lui continuava in maniera veramente fastidiosa. Proseguiva nel fare i versi della scimmia.
Tu come hai reagito?
Non bene. Gli ho fatto capire senza giri di parole che è fin troppo facile offendere qualcuno quando questi è in campo ed è praticamente indifeso e impotente. Ero molto agitato.
E gli altri giocatori?
I miei compagni e gli avversari stessi si sono indignati più di me per quello che stava accadendo. Questa cosa mi ha sorpreso molto. Tanto che mi sono detto: “Allora non sono il solo”. Sono questi gesti che ti fanno andare avanti.
Molti ti chiedono: perché non hai fermato la partita?
Non ce ne era bisogno. Il problema non era in campo, ma fuori. Alla fine è stata la decisione giusta anche in ottica classifica, perché pochi minuti dopo ho fatto il secondo gol. Quale occasione migliore per mettere a tacere la stupidità.
Era la prima volta che succedeva?
Magari. È successo parecchie volte, sia con il pubblico che con alcuni avversari in campo. È stato un po’ un cruccio di tutta la mia carriera.
Ti sono stati vicino anche fuori dal campo?
Mi sono arrivati tantissimi messaggi di supporto, anche da gente che non conosco. Qualcuno mi ha scritto che si vergognava di essere italiano per quello che mi è successo. Io gli ho detto che non è giusto vergognarsene, anche perché io stesso sono italiano e non siamo tutti così.
Chi è Jared Zamble?
Un cittadino italiano che ha preso la cittadinanza a 18 anni nonostante sia nato qui 27 anni fa. I miei genitori sono ivoriani e vivono qui da trent’anni. Io dico sempre di essere al 99 per cento italiano e per l’1 per cento ivoriano.
Hai qualcosa da dire alle istituzioni?
No, più che altro non si capisce perché se sei nato qui, hai fatto tutto qui e non sei mai andato via, tu debba pagare per essere riconosciuto quale italiano.
(da Fanpage)
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Giugno 13th, 2021 Riccardo Fucile
ARRESTATI ANCHE DUE CLIENTI CHE HANNO APPROFITTATO DELLE CONDIZIONI DI ESTREMO BISOGNO E DI DEGRADO DELLA RAGAZZA
Minorenne, in attesa di una bambino e costretta a vendere il proprio corpo per pochi spiccioli dalla famiglia del suo uomo. Questa la storia di degrado che arriva da Catania dove una 17enne incinta aveva lasciato una casa protetta a cui era stata affidata dal Tribunale per i minorenni di Catania per andare a vivere con il compagno 21enne, da cui aspettava un figlio, e le future suocera e cognata, rispettivamente di 55 e 22 anni. Le due donne però avrebbero costretto la 17enne a prostituirsi in cambio di generi alimentari e pochi soldi.
La squadra mobile ha arrestato l’uomo, sua madre e sua sorella. In carcere sono stati condotti anche due ‘clienti’, di 54 e 65 anni, della minorenne. Nei loro confronti la polizia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip, su richiesta del gruppo della Procura di Catania specializzato in reati contro vittime vulnerabili.
Le due donne sono accusate di avere “favorito, sfruttato e organizzato” la prostituzione della minorenne, “tenendo contatti e organizzando gli incontri con i ‘clienti'”.
Il compagno della 17enne è indagato per maltrattamenti fisici e verbali nei suoi confronti, nonostante lo stato di gravidanza, e di avere “beneficiato dei proventi che la ragazza riceveva dalla prostituzione”. In carcere sono finiti P.B.C., classe1966; S.F., classe 2000; S.V.G., classe 1999; B.A., classe 1967; S.A., classe 1956.
Il provvedimento restrittivo è stato emesso sulla base di indagini coordinate dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania ed eseguite dalla squadra mobile, a seguito delle segnalazioni pervenute al compartimento di polizia postale Sicilia Orientale.
La segnalazione, infatti, riguardava una minorenne che si prostituiva. La minore, di anni 17, incinta, era dedita alla prostituzione in cambio di somme di denaro destinate al pagamento di visite mediche o all’acquisto di generi alimentari.
(da Fanpage)
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Giugno 13th, 2021 Riccardo Fucile
CONTROLLI A 140 FREQUENTATORI DELLA PALESTRA CHE HANNO AVUTO CONTATTI CON I POSITIVI… MA LE PALESTRE NON ERANO SICURE?
In una palestra di Milano si sono contagiate dieci persone ed è stato accertato un caso
di variante indiana. Ne da conferma l’Ats Città Metropolitana di Milano che sta gestendo il focolaio Covid: 10 casi al momento nella palestra che aveva aperto il 24 maggio.
In una nota ASts spiega che “Un caso ha evidenziato infezione da variante indiana ed è stato richiesto il sequenziamento per gli altri 9. Tutti i casi sono in isolamento.
L’Agenzia ha inoltre identificato 140 frequentatori della palestra che dal 24 maggio (data di apertura della palestra) al 31 maggio (data di presenza dell’ultimo caso) hanno avuto contatti con almeno uno dei 10 casi rilevati. Sono stati tutti invitati ad eseguire un test antigenico o molecolare presso la rete dei punti tampone e dei drive through di ATS”.
(da agenzie)
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Giugno 13th, 2021 Riccardo Fucile
CAVALIERI: “GLI OPEN DAY CON I RAGAZZI ANDAVANO EVITATI”… “LA MORTE DI CAMILLA? L’ETA’ SCONSIGLIAVA L’INIEZIONE”
Quando l’Ema ha deciso di non porre restrizioni al vaccino AstraZeneca, “avevamo visto una probabile rarissima associazione tra AstraZeneca e le trombosi, ma la nostra posizione era ed è che in un contesto pandemico il rapporto rischi-benefici resta favorevole per tutte le età”.
Sarebbe però meglio vietare AstraZeneca anche agli over 60, “ed è un’opzione che molti Paesi, come Francia e Germania, considerano alla luce della maggiore disponibilità dei vaccini a mRna. Gli incidenti però sono stati rarissimi e dopo la prima dose. Vero che sulla seconda ci sono meno dati, ma nel Regno Unito sta andando bene”.
Marco Cavaleri, presidente della task force sui vaccini dell’Ema, in un’intervista a La Stampa. “I vaccini ad adenovirus funzionano meglio dopo la prima dose, ma dopo la seconda vengono superati da quelli a mRna, in particolare contro le varianti sudafricana e indiana. Tutti funzionano bene contro la malattia grave”, spiega. Johnson&Johnson “ha dato meno problemi di AstraZeneca, anche se è stato usato poco. Con una dose risulta utile per alcune categorie difficili da raggiungere, ma resta ad adenovirus ed è preferibile riservarlo agli over 60″.
E aggiunge: ”È vero che ogni Stato ha avuto un approccio diverso, ma la nostra scelta è stata fatta in piena pandemia quando la priorità era vaccinarsi con quel che c’era. Non va dimenticato che l’Ema è alla base delle autorizzazioni dei vaccini usati dall’Oms in mezzo mondo, dove ancora oggi c’è scarsità di dosi. È chiaro che una volta migliorato lo scenario alcuni Paesi avrebbero potuto usare prima i vaccini a mRna”. Categorico sui giovani: “Nei giovani i rischi della malattia calano e il messaggio per loro potrebbe essere di usare preferenzialmente i vaccini a mRna, ma la scelta la lasciamo ai singoli Stati”.
Sugli Open day di AstraZeneca:
“Ci saremmo augurati un approccio più cauto rispetto alla disponibilità di altri vaccini”, sottolinea Cavaleri, che sul caso di Camilla Canepa, la 18enne morta a Genova una decina di giorni dopo la prima dose di AstraZeneca, dice: “Già per l’età sarebbe stato meglio usare un vaccino a mRna, poi anche se non si conoscono i fattori di rischio la sua situazione di salute avrebbe dovuto suggerire prudenza”.
La vaccinazione eterologa “ha già funzionato in passato, non ci aspettiamo problemi di sicurezza, anche se non ci sono grandi studi a riguardo e servirà un attento monitoraggio”, sottolinea Cavaleri. Le pericarditi dopo i vaccini a mRna “sembrano rare e leggere, si presentano dopo una settimana dalla seconda dose, ma stiamo dialogando con Usa e Israele per saperne di più. Entro inizio luglio avremo maggiori dati”.
Sul vaccino russo Sputnik “abbiamo concluso le ispezioni ai siti e siamo in attesa di informazioni mancanti. Si tratta di un vaccino ad adenovirus, di cui non sappiamo quale sarà il futuro, anche se come Ema ci baseremo solo sul rapporto rischi-benefici per l’approvazione”, spiega Cavaleri, arriverà prima Curevac, “a settembre, sarà a mRna e sopperirà alle carenze di AstraZeneca. Nello stesso periodo arriverà Novavax, un vaccino tradizionale che pure sarà utile”.
Poi sul futuro:
“L’idea è che sia l’immunità dei guariti sia quella dei vaccinati duri almeno un anno – sostiene Cavaleri- anche se per gli anziani potrebbe essere minore. Si partirà con un richiamo per le categorie fragili e poi si vedrà se sarà necessario per tutti, anche in base alle varianti”.
Per il capo della task force europea sui vaccini la variante indiana “sembra essere sotto controllo, ma potrebbe generare mutazioni preoccupanti. La popolazione vaccinata metterà pressione sul virus, che cercherà di sfuggire. Senza contare che nonostante gli sforzi della comunità internazionale la vaccinazione nel resto del mondo procede lentamente e per anni ci sarà il rischio di varianti di ritorno. Esiste infine l’ipotesi che il virus continui a circolare anche nei vaccinati. Per questo le aziende farmaceutiche lavorano a vaccini aggiornabili velocemente e l’Ema a regole più snelle di approvazione”. Il vaccino in pillola o in cerotto, invece, arriverà “non prima del 2023”.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 13th, 2021 Riccardo Fucile
LA PREOCCUPAZIONE DI CHI HA GIA’ AVUTO LA PRIMA DOSE
Richiami di AstraZeneca nell’incertezza. La preoccupazione di chi ha già avuto la prima
dose del preparato Vaxzevria e ora attende di conoscere quale vaccino, tra Pfizer e Moderna, riceverà per la seconda.
In questa condizione ci sono 900 mila persone. A Roma ieri, nell’hub della Nuvola, diverse richieste di chiarimento perché c’è chi ha preteso di poterlo fare con AstraZeneca pur avendo meno di 60 anni. Incertezza anche tra gli over 60, per i quali non cambierebbe nulla secondo la circolare del ministero della Salute pubblicata ieri accogliendo i rilievi del Comitato tecnico scientifico. In diverse regioni i call center sono stati interrogati su questa nuova impostazione.
Dubbi sul preparato diventato non più utilizzabile per gli under 60 secondo un principio di cautela che lo sconsiglia nell’analisi tra i rischi di correlazioni con trombosi – infinitesimali – e i benefici di copertura dal Covid.
Ciò rischia di ripercuotersi sugli approvvigionamenti di vaccini. Fonti assicurano che fino a settembre basteranno le 55,49 milioni di dosi a mRna previste perché le somministrazioni mancanti all’immunità di gregge sarebbero 44,46 milioni.
Dubbi analoghi sulla scelta della combinazione farmacologica tra due vaccini scelta dal governo.
Alcune Regioni sono scettiche, in testa la Lombardia che ieri aveva deciso di sospendere la seconda dose con un vaccino diverso (scelta che resta nel weekend) salvo poi ricredersi dopo una telefonata chiarificatrice tra l’assessora al Welfare Letizia Moratti e il ministro Roberto Speranza.
Il motivo della diffidenza risiedeva nella mancata trasparenza sulla pubblicazione del parere dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, sulla combinazione tra vaccini. Fonti rilevano che questo parere sia in realtà allineato a quello del Cts e vedrà presto la luce.
Perché il «richiamo eterologo» darebbe risultati di copertura migliori a distanza di mesi, secondo due autorevoli studi in Spagna e Gran Bretagna alla base della scelta della Germania che ha già cominciato a farlo.
Le Regioni vanno in ordine sparso anche sul vaccino monodose della Janssen. Alcune lo hanno già bloccato, per precauzione, agli under 60, perché usa la stessa tecnologia a vettore virale. Si tratta di Liguria, Emilia-Romagna, Piemonte, Puglia, Lombardia, ma in queste ore sono frequenti le interlocuzioni con Roma.
Altre Regioni criticano la gestione del ministero. Perché nell’allegato del Cts alla circolare il parere degli scienziati esprime una formula interlocutoria sul preparato di J&J. Al momento non viene sconsigliato l’utilizzo, seppur si riscontrano casi infinitesimali di correlazioni trombotiche «in sedi inusuali», ha detto il coordinatore del Cts Franco Locatelli. Però con «una frequenza minore» su una platea di soggetti «significativamente minore» perché il monodose J&J è stato inoculato a circa 1,1 milioni di persone.
(da agenzie)
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Giugno 13th, 2021 Riccardo Fucile
“CHIEDIAMO RISPETTO DEL NOSTRO DOLORE”
“Camilla non aveva malattie ereditarie”. I genitori di Camilla Canepa, morta a 18 anni dopo aver ricevuto la prima dose di Vaxzevria (AstraZeneca) affidano al loro legale Angelo Paone poche parole e chiedono il rispetto del loro dolore e della loro privacy. Eppure nelle cartelle cliniche quei termini medici, piastrinopenia autoimmune familiare, c’è. E questa difformità, che non è certo da poco, alimenta i dubbi. L’unica cosa certa è che Camilla è morta dopo aver ricevuto la prima dose di AstraZeneca.
Ma i dubbi sulla sua morte sono tanti, domande che possono venir sciolte in parte dall’autopsia affidata a due esperti – l’anatomopatologo Luca Tajana e l’ematologo Franco Piovella, che riceveranno l’incarico martedì – ma soprattutto dal materiale documentale acquisito dai Nas per conto della procura.
Le cartelle cliniche prelevate presso l’ospedale di Lavagna e al Policlinico San Martino di Genova parlerebbero non solo della piastrinopenia autoimmune familiare ma anche dell’assunzione di farmaci a base di estrogeni che vengono qualche volta utilizzati proprio per le pazienti con questo tipo di patologia.
Resta da stabilire se la terapia con estrogeni seguita da Camilla abbia interferito con il vaccino amplificando il rischio di trombi. Tra le carte che gli inquirenti vogliono esaminare c’è anche la scheda anamnestica che Camilla deve aver obbligatoriamente compilato prima di farsi inoculare il vaccino.
Il documento contiene domande ben precise come, per esempio, se il vaccinando soffra di malattie cardiache o polmonari, asma, malattie renali, diabete, anemia o altre malattie del sangue e chiede di specificare farmaci, integratori naturali, vitamine, minerali o eventuali medicinali alternativi che si stanno assumendo.
Camilla aveva una piastrinopenia autoimmunitaria familiare? Ha detto ai vaccinatori che stava prendendo estrogeni? Tutto questo doveva essere riferito al momento dell’anamnesi che è obbligatoria per chi ha deciso di vaccinarsi sia con Vaxzevria di AstraZeneca che con il vaccino Comirnaty di Pfizer.
I carabinieri del Nas ieri hanno notificato all’Asl4 un decreto di esibizione e sequestro del certificato anamnestico di Camilla, certificato che si trova ancora – sotto sigilli – nell’archivio dell’Asl e che verrà consegnato ai Nas lunedì. Fino a quel momento non c’è la certezza che Camilla abbia ‘omesso’ di riferire le terapie che stava seguendo.
Ma c’è di più. Quattro giorni dopo aver ricevuto la dose di vaccino, Camilla ha assunto due farmaci, un progestinico e un estrogeno che, secondo quanto appreso da fonti investigative, servivano per ridurre un problema ginecologico.
Cinque giorni dopo l’assunzione degli estrogeni, Camilla ha cominciato a avvertire un forte mal di testa ed è stata accompagnata all’ospedale di Lavagna dai genitori. Una prima tac non avrebbe mostrato problemi particolari, secondo quanto appreso dagli inquirenti. In questo caso, la documentazione medica, che sarà esaminata dagli esperti della procura, sarà dirimente.
Il 5 giugno Camilla viene ricoverata di nuovo e una nuova tac rivela la trombosi del seno cavernoso cerebrale. Trasferita al San Martino e operata, muore giovedì. E i magistrati vogliono capire perché. Quindi hanno sequestrato tutta la documentazione medica ma anche la lettera del Cts in merito agli Open Day e hanno acquisito il rapporto dell’Ema sulla possibilità di trombosi post vaccinali nella fascia d’età di Camilla. Saranno le carta a parlare e non solo.
Non è escluso che gli inquirenti vogliano sentire il medico che aveva in cura la ragazza, i genitori di Camilla (che, secondo quanto riportato da Repubblica, avrebbero detto “Camilla era sana”), e forse anche il tecnico che ha raccolto l’anamnesi.
(da agenzie)
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Giugno 13th, 2021 Riccardo Fucile
IL MEDICO DELLA SQUADRA: “SI E’ AGGRAPPATO ALLA VITA”… NOTTE TRANQUILLA, RIMARRA’ IN OSPEDALE PER ALTRI ESAMI… LA PISTA DELLA FIBRILLAZIONE VENTRICOLARE
Christian Eriksen ha rischiato davvero di non farcela. Dopo il malore accusato ieri in
campo durante la partita di esordio della sua Danimarca contro la Finlandia a Euro 2020, il centrocampista dell’Inter è in condizioni stabili ed è in via di recupero. Ricoverato all’ospedale Rigshospitlaet, poco distante dallo stadio Parken, la pista della complicazione cardiologica è quasi scontata.
Purtroppo il suo ritorno al calcio giocato è tutt’altro che certo, come riportato da Sky News Uk. Stando a quanto trapela, il 29enne ha trascorso una notte tranquilla in ospedale, senza particolari problemi, sorvegliato a vista dallo staff medico della struttura. La federazione calcistica danese ha dichiarato via Twitter che le condizioni del calciatore sono «stabili».
Il bollettino medico
«Abbiamo parlato con Christian, che ha ringraziato e salutato i suoi compagni di squadra. Le sue condizioni sono stabili, rimarrà in ospedale per altri esami», si legge nel bollettino diffuso dai vertici del calcio danese.
La stessa federazione ha annullato la seduta di allenamento delle 12 in programma per oggi e la conferenza stampa nel pomeriggio.
Nel comunicato rilasciato ai media, la federcalcio della Nazionale scandinava ha poi ringraziato tutti «per i messaggi ricevuti da tifosi, giocatori, le Famiglie Reali danesi e inglesi, club internazionali. Incoraggiamo tutti a inviare i loro messaggi alla Federazione danese. Siamo sicuri che arriveranno a Eriksen e alla sua famiglia».
Le condizioni di salute del fantasist
Eriksen non ce l’avrebbe fatta se non fosse stato per l’intervento tempestivo del compagno di squadra Kjaer e dello staff medico. La prontezza del capitano, in forza al Milan, nello spostare la lingua al compagno di squadra, permettendogli di continuare a respirare, nel metterlo in una posizione appropriata e nell’applicargli un primo massaggio cardiaco è stata fondamentale per poterlo allontanare dalla morte.
Con l’intervento altrettanto rapido dello staff medico, l’uso di un defibrillatore è risultato cruciale per riequilibrare la stabilità elettrica del cuore dell’asso danese. Stando alle prime ricostruzioni dell’accaduto, il suo cuore avrebbe sofferto di una fibrillazione ventricolare che impedisce all’organo vitale di avere stabilità, con esiti potenzialmente fatali
La testimonianza del medico della squadra: «Si è aggrappato alla vita»
A fornire il quadro di quegli attimi di preoccupazione è arrivata la testimonianza del medico della Nazionale della Danimarca, Morten Boesen. «Siamo stati chiamati in campo appena Christian è caduto. Non lo vedevo, ma era abbastanza chiaro che avesse perso conoscenza. Quando siamo arrivati da lui», prosegue il medico, «era su un fianco, respirava e gli ho sentito il polso: all’improvviso non c’era più battito e abbiamo cominciato il massaggio cardiaco. L’aiuto è arrivato veramente in fretta dallo staff medico», conclude Boesen elogiando il lavoro svolto insieme all’equipe a bordo campo, «con la loro collaborazione siamo riusciti a fare quello che dovevamo fare. Abbiamo cominciato a intervenire per tenerlo in vita. Per fortuna lui si è aggrappato alla vita».
Le reazioni
Nel corso della serata di ieri sono state molte le voci e le parole per il giocatore. In molti gli hanno dedicato un pensiero d’affetto, un coro, come l’intero stadio dove stava giocando, o un gol, come nel caso del compagno di squadra all’Inter Romelu Lukaku che ha segnato nella partita tra Belgio e Russia.
Dopo la sospensione al minuto 40 del primo tempo, la partita è rimasta ferma fino alle 20:30. «Lui aveva chiesto ai compagni di continuare a giocare», afferma Joel Pohjanpalo, autore della reta che ha deciso la vittoria dei finnici sugli scandinavi, in apprensione per il proprio collega. «Non potevamo prendere alcuna decisione fino a quando Eriksen non avesse ripreso conoscenza», ha spiegato Pohjanpalo. «Una volta che lui si è ripreso avevamo due opzioni: riprendere a giocare stasera o riprovarci domani. Saputo che lui stava bene, la maggior parte della squadra ha deciso che era giusto tornare subito in campo».
Dal club di appartenenza di Eriksen, l’Inter, è arrivato anche il pensiero dell’ad dei nerazzurri Beppe Marotta. «La dinamica faceva presagire qualcosa di drammatico», ha detto il dirigente ai microfoni della Rai durante il programma del post partita. «Per ora Christian è nelle mani della Federcalcio danese, i nostri medici da subito si sono messi in contatto con i colleghi: speriamo possa risolvere questi problemi di salute», ha concluso Marotta menzionando un messaggio del calciatore nella chat di gruppo dopo la dedica di Lukaku, «segno di coesione del gruppo».
Che è stato anche quello che ha contribuito a far superare il momento più drammatico della carriera di Eriksen.
(da Open)
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