Destra di Popolo.net

I SALARI IN ITALIA NON CRESCONO DA 20 ANNI

Giugno 16th, 2021 Riccardo Fucile

LO STUDIO INDIPENDENTE OECD PIACC

1) I salari in Italia praticamente non crescono da 20 anni, MA anche così sono cresciuti più della produttività (sia produttività del lavoro che TFP). È una situazione che nel lungo erode la competitività esterna, non è sostenibile, ed è il risultato di un circolo vizioso
2) In parte il problema è macro: burocrazia, ambiente non favorevole all’imprenditorialità (barriere in entrata e uscita), difficoltà di attrarre investimenti stranieri che non siano simil-predatori (read: Cina Belt and Road). Tutto arci-noto, materia di discussione nel PNRR
3) Ma m’interessa parlare della parte micro. L’Italia produce poco capitale umano. Il OECD PIACC Survey mostra che in media i LAUREATI italiani hanno abilità linguistiche pari o inferiori a quelle dei LICEALI olandesi o finlandesi. Ovviamente con variazioni enormi sul nostro territorio (nord-sud).
4) L’Italia produce pochissimi laureati in % della popolazione. Perché? Perché studiare in Italia letteralmente non paga: il tasso di rendimento interno dell’investimento in istruzione terziaria è tra i più bassi in OECD e molto più basso che in Nord e Sud dell’Eurozona
5) L’Italia produce pochissimi laureati in % della popolazione. Perché? Perché oltre a non pagare, la laurea non fa lavorare. Il tasso di occupazione dei laureati in ?? è basso, ma il problema è che era già strutturalmente più basso che nel Nord e Sud dell’EZ PRIMA della crisi.
6) Chi si laurea? La mobilità intergenerazionale è bassissima: solo il 36% degli Italiani riesce a raggiungere un livello di istruzione superiore a quello dei genitori, se questi non sono diplomati (dati OECD). Nel Sud EZ è il 50%, nel Nord il 70%). L’ascensore sociale e rotto.
7) Dato che laurearsi non fa trovare lavoro e non paga, i laureati se ne vanno. L’emigrazione era ai massimi dagli anni 70 già prima del COVID, ma soprattutto l’Italia scontava un gap strutturale nella sua capacità di attrarre e trattenere talento già prima del 2008.
8 ) Chi se ne va spesso va ad assumere mansioni ad alta qualificazione (dati ISTAT). L’effetto di questo Brain Drain sulla produttività italiana si capisce da un numero: l’Italia è il paese con la % più alta di lavoratori SOTTO-qualificati per il lavoro che svolgono (dati OECD)
9) A questo si aggiunge un problema di domanda: la struttura micro imprenditoriale italiana tende ad avere una domanda strutturalmente bassa per lavoratori altamente istruiti. Risultato: un circolo vizioso di bassa produttività, bassi salari, emigrazione, ancora minore produttività ecc
10) Per chi non se n’è potuto andare, le conseguenze di sono terribili: il 50% dei giovani disoccupati italiani è un disoccupato di lungo periodo; il 28% dei giovane italiani sono NEET (not in education, employment or training), a rischio di non poter più trovare lavoro
11) Tra chi lavora, i contratti temporanei erano il 18% del totale nel 2018, e tra i 25-34-enni sono oltre 30%. Per 3 lavoratori a tempo determinato su 4, non si tratta di una scelta ma dell’unica cosa che hanno trovato. Simili i dati sul part-time involontario.
12) Il 28% degli Italiani è a rischio povertà ed esclusione sociale. Il rischio è aumentato per tutte le classi di età tranne per i 65+ (pensionati). La povertà lavorativa era al 12% nel 2017, 19.5% per i lavoratori autonomi. Ampiamente sopra la media UE.
13) Il sistema redistributvo non è efficace contro queste problematiche, perché dualistico (insiders vs outsiders) e generazionalmente iniquo (pensioni vs reddito da lavoro). Il risultato è che la disuguaglianza in Italia continua ad aumentare (mentre altrove cala)
14) Risultato: i nati tra 1972 e 1986 sono la prima generazione a vivere una mobilità sociale DISCENDENTE, stanno peggio dei genitori e nonni (ISTAT). In un sistema pensionistico contributivo, questo non è solo un problema oggi ma prelude anche a una vecchiaia di povertà.
Conclusione: chi esorta i giovani a non “sedersi” sui sussidi e “mettersi in gioco” dovrebbe prima guardare questi dati. I camerieri pluri-laureati a 600 euro al mese ci sono, e il problema è che sono solo la punta dell’iceberg.
(da agenzie)

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NELL’ANNO DEL COVID CRESCE LA POVERTA’ ASSOLUTA, SPECIALMENTE TRA GLI STRANIERI

Giugno 16th, 2021 Riccardo Fucile

ISTAT: RIGUARDA 2 MILIONI DI FAMIGLIE E 5,6 MILIONI DI INDIVIDUI (OLTRE 1,5 MILIONI STRANIERI)

Mai così tanti poveri dal 2005. Nel 2020, sono in condizione di povertà assoluta poco più di due milioni di famiglie (7,7% del totale da 6,4% del 2019) e oltre 5,6 milioni di individui (9,4% da 7,7%).
Lo rileva l’Istat nel rapporto sulla povertà, spiegando che “dopo il miglioramento del 2019, nell’anno della pandemia la povertà assoluta aumenta raggiungendo il livello più elevato dal 2005 (inizio delle serie storiche)”.
Per quanto riguarda la povertà relativa, le famiglie sotto la soglia sono poco più di 2,6 milioni (10,1%, da 11,4% del 2019).
Del 9,4% è la percentuale di famiglie che si trovano in povertà assoluta nel mezzogiorno, 7,6% al nord e 5,4% al centro. È 1,3 milioni il numero di minori in povertà assoluta (13,5%).
Mentre è del 29,3% l’incidenza della povertà assoluta tra i cittadini stranieri residenti (26,9% nel 2019). È Il 7,5% tra gli italiani (5,9% nel 2019).
(da agenzie)

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SALVINI VUOLE DARE 10.000 EURO ALLE MAMME CON TRE FIGLI: E UN SET DI COLTELLI NO?

Giugno 16th, 2021 Riccardo Fucile

E PERCHE’ NON 20.000 EURO CON L’AGGIUNTA DI UNA RETE ORTOPEDICA E DUE MATERASSI?

Un po’ Roberto da Crema, un po’ Chef Tony.
La propaganda politica ha più volte attinto a piene mani dell’esperienza degli imbonitori televisivi, proponendo offerte sensazionali (ma solo per un numero illimitatamente limitato di telespettatori) a prezzi fuori dal mercato.
Il problema, poi, è l’effettiva qualità del prodotto ricevuto a casa che – spesso e volentieri – pecca di tutte quelle caratteristiche decantate, con fare affabulatorio, dal venditore di turno.
Ed è questa la sensazione che emerge leggendo e ascoltando la proposta di Matteo Salvini che ora vuole dare “10 mila euro alle mamme con terzo figlio”.
E no, non lo ha detto durante un passaggio pubblicitario trasmesso da una televisione locale in prima mattinata, ma in televisione (e sui social).
“Oggi è stata dichiarata inammissibile una proposta della Lega su un bonus per il terzo figlio – ha detto Matteo Salvini (dal minuto 15 e 34” del video) in collegamento con Barbara Palombelli a Stasera Italia (Rete4) -. Il presidente di commissione, del Pd, lo ha reso inammissibile perché non attinente con il Dl sostegni. Ma più sostegno di aiutare le mamme a mettere al mondo un figlio? Il segretario del Pd può anche fare conferenza stampa per dire aiutiamo le famiglie, ma poi il suo partito boccia le proposte. Qualcuno deve mettersi d’accordo con se stesso”.
Ovviamente mancano i dettagli dell’emendamento presentato dalla Lega e nel suo post pubblicato sui social non si fa riferimento all’intero testo redatto dalla Lega e proposto alla Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera dei deputati.
Sta di fatto che ci troviamo di fronte alla classica propaganda.
Quella di chi ha attaccato i sussidi e i bonus per poi proporre sussidi e bonus.
Lo stesso che ha parlato dei ristoratori che pagano 600 euro i loro dipendenti non definendoli “sfruttatori”.
Quella di chi si era presentato, lavagna e pennarello alla mano, davanti a una telecamere sbarrando tutte le accise sui carburanti. Quelle “x” sugli importi, nonostante le promesse, non sono mai state cancellate nonostante la sua elezione e il suo peso all’interno del Consiglio dei Ministri del governo Conte-1.
Insomma, televendite in politichese nel tentativo di risollevare quei sondaggi che mostrano una Lega in picchiata verticale, fagocitata anche dall’alleata (solo per direzione politica) Giorgia Meloni.
(da NextQuotidiano)

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LA POLITICA FINITA NEL CESSO

Giugno 16th, 2021 Riccardo Fucile

LO SCONCIO ATTACCO DI SGARBI ALLA RAGGI DIMOSTRA A CHE LIVELLO SONO ARRIVATI I SOVRANISTI NEL NOSTRO PAESE… E NESSUNO SI VERGOGNA DI PROPORRE UN SOGGETTO DEL GENERE COME FUTURO ASSESSORE

Passando al cesso più tempo della media – tra una foto ricordo e l’altra – a Sgarbi dev’essergli caduto dentro il cervello.
Non può spiegarsi diversamente lo stupore che l’ha colto quando ieri migliaia di persone l’hanno sommerso di insulti per le volgarità gratuite che ha espresso sulla Raggi. Parole così miserabili da aver trasformato in leoni da tastiera anche i frequentatori dei social più moderati.
Una “tempesta di m…” come l’ha definita lui stesso, provando a scaricarne l’origine sulla regia occulta di Rocco Casalino, che si occupa di altro ma per buttarla in caciara è un nome sempre buono da utilizzare.
Vabbè – direte – niente di imprevedibile: con la stessa prosopopea con cui assegna patenti di stupidità a chi non gli aggrada e certificati di autenticità alle croste, il critico in servizio permanente effettivo sulle tv di Berlusconi ha tirato la catena su ogni tipo di fair play in campagna elettorale.
Il sasso tirato nello stagno però ha schizzato fango.
Un po’ sullo stesso Sgarbi, che ha avvisato i romani su che razza di assessore si ritroveranno se voteranno a destra, e molto di più sulle donne, tutte le donne, e il disegno di far dialogare sinistra e M5S.
D’altra parte, avvelenare i pozzi è una tattica ovvia se si immagina un ballottaggio tra un esponente di destra e chi supererà il primo turno tra la Raggi e Gualtieri.
Virginia Raggi alla fine non ce l’aveva proprio fatta più a vedere il corpaccione di Vittorio Sgarbi defecante e aveva detto a Myrta Merlino: “Roma non ha bisogno di persone che si fanno foto nude o sul water”.
Apriti cielo, l’irascibilissimo critico d’arte è saltato su come ossesso ed ha esternato su Facebook: “Essendo priva di pensiero, la sindachessa Raggi dimentica che anche lei, come tutti, almeno una volta al giorno sta seduta sul water, pensatoio perfetto. In ogni caso – ha scritto ancora Sgarbi -, meglio stare seduti, miti e tranquilli, sul water, che esistere solo grazie alla violenza verbale e ai vaffanculo del padre di uno stupratore di donne. A questa scuola si è formata, e per questo malauguratamente, esiste la Raggi. Se ne stia tranquilla al cesso’’.
Insomma il solito turpiloquio che però questa volta è infarcito di un’evidente sessismo tanto che gli eurodeputati M5S romani hanno replicato astenendosi dal commentare il turpiloquio stesso, ma chiedendosi come mai il candidato delle destre Enrico Michetti taccia chiamando in causa anche Giorgia Meloni e Matteo Salvini perché Sgarbi sarebbe il loro futuro assessore alla Cultura nel caso di vittoria. Ci mancava proprio Sgarbi a gironzolare per Roma, con tutti i problemi che ha la Capitale.
Sgarbi ha dichiarato che se vince la destra, dal suo ruolo istituzionale, “farò di Roma una Louvre a cielo aperto” che non si capisce bene se sia più una promessa o piuttosto una minaccia.
Il fenomeno Sgarbi è colpa di Maurizio Costanzo che portò uno sconosciuto totale alla ribalta televisiva unicamente perché le sue continue polemiche facevano audience nel popolino eccitato.
Perché poi se ci ritroviamo Sgarbi che pontifica e insulta mentre fa la popò con i calzoni tirati giù la colpa è sua.
Se c’è un deputato della Repubblica che si fa fotografare mentre fa la cacca, questo deputato, che rappresenta tutta l’Italia e i suoi elettori – a proposito, che ne è stato della disciplina e dell’onore richiesti dalla Costituzione per esercitare le funzioni pubbliche? – dovrebbe essere cacciato dallo scranno che occupa.
Né si è mai sentita una parola di reprimenda dal suo dante seggio Silvio Berlusconi che evidentemente non prova vergogna per un defecatore iconografico che ci allieta le ore con le sue esibizioni direttamente dalla sala da bagno.
Oltretutto le simpatiche contumelie coprofile sono state scagliate in Rete nei confronti di una donna, la sindaca Raggi, il cui ruolo è stato linguisticamente stuprato dal critico d’arte che l’ha chiamata volutamente “sindachessa” in senso chiaramente dispregiativo e sessista.
E ci chiediamo appunto come un’altra donna, la Meloni, che appoggia Sgarbi, taccia nei confronti di questo indecoroso spettacolo.
Se non dice niente se non prende le distanze allora anche ella sarà complice di questo personaggio
(da La Notizia)

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LA “TRAPPOLA” DI BERLUSCONI: CONVINCERE LA MELONI A ENTRARE NEL PARTITO UNICO PER FARLE PERDERE VOTI

Giugno 16th, 2021 Riccardo Fucile

DATO CHE DIRA’ DI NO, TANTO VALE NON FARE NEANCHE LA FEDERAZIONE: E’ QUESTO LO SCOPO REALE DEL CAVALIERE?

“Dentro Forza Italia c’è una forte spinta verso l’ipotesi di creare un partito del centrodestra italiano, che unisca le varie sigle della coalizione sul modello del partito laburista inglese o dei Repubblicani francesi”. Il Cav, vorrebbe andare oltre la federazione lanciata da Matteo Salvini e arrivare presto a un partito unico con dentro tutte le forze della coalizione: dalla Lega a Fratelli d’Italia.
Berlusconi ha annunciato che presto farà conoscere un testo in cui ci saranno le basi della sua proposta. Ed è anche convinto che Giorgia Meloni debba essere della partita: “So che Meloni avrà qualche problema ad aderire, ma io ho il dovere di fare l’appello anche a lei”, ha annunciato Berlusconi.
In più l’ex premier ha lanciato un vero e proprio manifesto politico, che ricorda molto da vicino quello della discesa in campo, in stile ’94. Un appello a tutti gli alleati per dar vita a un partito unico del centrodestra. In realtà dietro alla mossa del cavaliere c’è più prosa che poesia nonché i soliti sondaggi sempre molto amati da Berlusconi.
Per farla breve il ragionamento che porta Silvione a voler “inglobare, sciogliere, diluire” nel progetto anche Giorgia Meloni è il seguente e parte proprio dagli ultimi numeri giunti sulla scrivania di Arcore, sondaggi considerati troppo bassi e deboli (a differenza di Salvini che invece li reputa buoni) per avviare solamente in due il partito unico: “O l’unione la facciamo anche con la Meloni altrimenti è meglio lasciar perdere. Se la lasciamo fuori gli apriremo delle praterie, crescerà ancora proprio a scapito dell’alleanza tra Fi e Lega”, questo il tenore dei ragionamenti che si fanno tra i fedelissimi di Berlusconi.
Alleanza che dai sondaggi in mano al Cav stenta a decollare: galleggerebbe stancamente intorno al 25%.
Insomma, non solo la somma tra Fi e Lega non farebbe il totale, ma ci si andrebbe anche a perdere. Numeri giudicati insufficienti per dare il via all’operazione.
Ecco i due motivi che hanno spinto il Cav a fare l’appello che tanto somiglia ad un predellino “reload”: 1) se Fratelli d’Italia rimane fuori continuerà a crescere quindi è necessario diluire il partito della Meloni all’interno del partito unico. 2) i numeri dell’ipotetica federazione di centrodestra Fi-Lega sono molto al di sotto delle attese del Cav.
Così Berlusconi ha tirato fuori a sorpresa la mossa del predellino. Mossa che, sia detto per inciso, non è stata concordata con Matteo Salvini tanto che da via Bellerio trapelava subito “sconcerto” per la fuga in avanti del Cav. Con una subordinata: e se poi la Meloni dicesse no all’invito di Berlusconi che si fa?
“Beh allora sarebbe meglio lasciar perdere” si lascia scappare con nonchalance un dirigente molto vicino al Cav. Anche l’intesa con Salvini? “Sì, anche quella”.
Vuoi vedere, che, si chiedono ora nella Lega, era proprio questo in realtà il vero obiettivo della “sparata” del Cav?
(da TPI)

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SUL PARTITO UNICO INVOCATO DA BERLUSCONI E’ UN CORO DI NO

Giugno 16th, 2021 Riccardo Fucile

LA MELONI NON CI PENSA PROPRIO E ANCHE SALVINI TEME IL MISCHIONE

La grandeur berlusconiana non si smentisce mai: se Matteo Salvini lancia la federazione lui va oltre e rilancia con l’idea di un partito unico con dentro tutte le forze della coalizione di centrodestra, esclusa Coraggio Italia del fu delfino Giovanni Toti: dalla Lega a Fratelli d’Italia tutti insieme appassionatamente.
Il modello, secondo quanto avrebbe spiegato il Cavaliere ai suoi nel corso di una riunione Zoom del gruppo di FI al Parlamento europeo, sarebbe quello del Grand Old Party negli Usa, come anticipato qualche giorno fa dal coordinatore azzurro Antonio Tajani, quando aveva detto che il sogno del grande capo sarebbe quello “di dare vita a un grande partito conservatore liberale riformista e garantista (un po’ troppa roba forse…ndr), sul modello del partito Repubblicano statunitense, in vista delle politiche del 2023”.
Con tanto di manifesto politico, sulla falsa riga di quello stilato da Silvio Berlusconi per la discesa in campo nel 1994 – archeologia politica, insomma -, quello di ieri è stato un annuncio in stile ‘predellino bis’, che diede vita a quella che poi si rivelò essere un’esperienza fallimentare, ovvero il Partito delle Libertà che inglobò Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, costituito come federazione in vista delle elezioni politiche del 2008, per trasformarsi in seguito in un soggetto politico unitario con un congresso fondativo nel 2009.
E sappiamo come è andata finire: un dualismo logorante fra i due leader Berlusconi e Fini culminato col noto “Altrimenti che fai, mi cacci?”, con tanto di ditino alzato.
Ora, senza arrivare a tanto, è stata comunque dura e netta la frenata ‘preventiva’ arrivata a stretto giro da Salvini: “Nessuno sta parlando di partiti unici. Un conto è collaborare, federare, un conto è mischiare i partiti dalla sera alla mattina. Gli italiani dopo un anno di sofferenza non ci chiedono giochini politici ma fatti: salute, lavoro, riaperture. Fondare nuovi partiti non credo che serva e interessi nessuno”. Il leader della Lega – intervistato a Stasera Italia su Rete 4 – infrange così le pie illusioni di Silvio. Amen.
Meglio evitare: del resto il rischio che in un partito unico, fra primedonne, si potesse verificare se non uno scontro diretto quantomeno una convivenza tumultuosa è assai realistico. Basti pensare alla rivalità fra i due protagonisti attuali del centrodestra, Salvini e Giorgia Meloni.
E qui si arriva al dunque: Berlusconi che lancia il partito unico lo fa per ritagliarsi nuovamente un ruolo da protagonista? In quale veste, quella del ‘padre nobile’?
E ancora, cui prodest un’operazione del genere?
Ovviamente non alla leader di FdI, che ha scelto di posizionarsi con successo nel campo sovranista e di fatto, per quell’elettorato, sta prendendo il posto del Capitano che ora deve trovare una nuova strada, attraverso un’operazione strategica di riposizionamento: da qui il suo progetto di federazione con FI sia per farsi rappresentante di quella parte di Paese ‘moderata, liberale, riformista, conservatrice’ di cui parla Tajani (e, in prospettiva, accaparrarsene i voti), sia per accreditarsi in Europa (e non solo) come leader del fronte di centrodestra contrapposto ai progressisti, ma niente di più.
Berlusconi invece si è detto convinto che anche quest’ultima debba essere della partita, ma la risposta è ovviamente scontata e anche ieri il responsabile dell’Organizzazione di FdI Giovanni Donzelli ha ribadito che, da parte loro, sono “Pronti a collaborare con gli alleati di centrodestra che appoggiano il governo per sostenere le proposte in linea con i programmi della coalizione, ma il partito unico non avrebbe senso né per noi né per gli elettori”.
(da La Notizia)

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I GIOVANI UNGHERESI NON POTRANNO PIU’ VEDERE HARRY POTTER

Giugno 16th, 2021 Riccardo Fucile

ORBAN FA LA LEGGE CHE PIACEREBBE A PILLON… VIETATO OGNI RIFERIMENTO ALLA OMOSESSUALITA’, CENSURATE ANCHE OPERE D’ARTE E LIBRI… QUESTA E’ LA FOGNA SOVRANISTA

Retaggi culturali e ideologici che legano l’omosessualità alla pedofilia. Questo il messaggio propagandistico che ha accompagnato l’ultima legge approvata dal Parlamento ungherese.
A proporla era stato Fidesz, il partito del Presidente Viktor Orban. Una norma che ha già provocato i primi effetti cinematografici: alcune pellicole – compresa la saga di Harry Potter – saranno trasmesse solamente in seconda serata (e con il bollino rosso).
“Se non ne parlo, non esistono”. Questa è la sintesi della legge approvata dal Parlamento ungherese (con 157 voti a favore) che pone come obiettivo quello di mettere al bando la “promozione dell’omosessualità”.
Una norma dalle maglie strettissime che pongono il divieto di affrontare moltissimi temi davanti a minorenni.
“Al fine di garantire la protezione dei diritti dei bambini – si legge nel testo approvato dal Parlamento ungherese – la pornografia e i contenuti che raffigurano la sessualità fine a se stessa o che promuovono la deviazione dall’identità di genere, il cambiamento di genere e l’omosessualità non devono essere messi a disposizione delle persone di età inferiore ai diciotto anni”.
Insomma, fino ai 18 anni non si possono affrontare determinati temi davanti ai ragazzi e agli adolescenti.
L’inclusione, dunque, diventa del tutto inesistente all’interno dei confini ungheresi che, con questa norma voluta da Viktor Orban, pone l’ennesimo muro davanti alla libertà di espressione (anche sessuale). Il tutto celato dietro a un’emergenza “pedofilia”, come se fosse un reato commesso solamente da persone facenti parte della comunità LGBT. Ma questa è la propaganda e i frutti maturi (quasi marci) che vengono colti e dati da mangiare al popolo.
In un altro passaggio del testo della legge approvata dal Parlamento ungherese si fa di tutta l’erba un fascio parlando dell’educazione sessuale nelle scuole, le cui lezioni “non dovrebbero essere finalizzate a promuovere la segregazione di genere, il cambiamento di genere o l’omosessualità”.
Insomma, l’importante è che non se ne parli. Il “nostro” Simone Pillon sarebbe fiero di una legge simile, così come la Lega e Fratelli d’Italia. Il loro ispiratore ideologico, dunque, li ha anticipati su tutti i fronti. Ovviamente dando l’ennesima dimostrazione di come la libertà sia solamente un miraggio in Ungheria.
Il caso Harry Potter (e i suoi fratelli)
I primi effetti di questa legge sono stati già resi palesi da alcune decisioni. La prima a muovere un passo di “accettazione” di questa norma è stata l’emittente commerciale RTL Klub Hungary che ha annunciato il “rinnovamento” della sua offerta televisiva: film e serie tv come Harry Potter, Friends, Il Diario di Bridget Jones e Billy Elliot (solo per citarne alcuni) non saranno più trasmessi in prima serata.
A loro sarà concesso uno spazio, sporadico, in seconda serata con il bollino rosso (perché vietati ai minori di 18 anni). Il motivo? Nelle trame si fa riferimento all’amore omosessuale.
Stesso procedimento, leggendo il testo della legge, colpirà anche l’arte e la cultura. Se fosse applicato un principio simile anche all’Italia, i nostri giovani non potrebbero leggere grandi opere di grandissimi autori (stesso discorso anche per le opere d’arte), perché omosessuali o per via di alcuni riferimenti alla sessualità. Ma qualcuno sarebbe contento. Anche in Parlamento.
(da NextQuotidiano)

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LA VERGOGNOSA AGGRESSIONE DEGLI ANTI-LOCKDOWN AL GIORNALISTA DELLA BBC

Giugno 16th, 2021 Riccardo Fucile

LA POLIZIA INGLESE STA ESAMINANDO IL VIDEO DELL’ASSALTO

«Spaventoso e angosciante»: così è stato definito quanto successo e documentato a Nick Watt, giornalista senior della BBC, da parte del ministro degli Interni del Regno Unito. I fatti che si vedono nel video che sta facendo il giro del mondo risalgono a lunedì sera e hanno come protagonisti, oltre all’editore politico di BBC Newsnight, la schiera di persone che stavano protestando contro le restrizioni.
Nel Regno Unito, infatti, visti i dati relativi alla variante Delta Boris Johnson ha deciso di prolungare le restrizioni fino al 21 luglio. Il video del giornalista BBC aggredito mette bene in evidenza il livello di tensione che si sta vivendo nel paese.
I manifestanti anti-lockdown, come si vede nel video girato vicino al Parlamento, lo inseguono e gli vanno sotto in maniera minacciosa. Sono tanti, lo filmano, gli ostruiscono il passaggio e lo costringono a scappare via, rifugiandosi dietro le forze dell’ordine schierate. In molti, come si vede, manifestavano senza mascherina e non si sono fatti scrupoli rispetto al fatto di andare letteralmente a sputare a un centimetro dalla faccia di Nick Watt.
Il giornalista è stato identificato per via del pass che portava al collo e, tra le urla «vergognati» e «traditore», si è visto costretto a tornare indietro verso la polizia. Rivedendo il firmato la polizia, che ha aperto un indagine, ha affermato che ci sono una serie di reati compiuti dalle persone coinvolte.
La BBC nella giornata di oggi ha definito quanto accaduto «totalmente inaccettabile» poiché «tutti i giornalisti dovrebbero poter svolgere il proprio lavoro senza intimidazioni o impedimenti».
Anche Boris Johnson ha definito «profondamente inquietante» il filmato
Una questione che fa scalpore, vista l’inequivocabile e documentata natura dell’aggressione, tanto che anche un portavoce del primo ministro Johnson ha riportato le sue parole: «Questo filmato è profondamente inquietante. I giornalisti non dovrebbero mai affrontare quel tipo di comportamento. Mentre il diritto di protestare può essere fondamentale nella nostra democrazia, la violenza, le minacce e le intimidazioni come questa non sono mai accettabili», si legge sul Guardian.
Intanto proprio questo mese è in corso una consultazione da parte del governo per inquadrare un fenomeno di cui questo filmato è solo la punta.
«La sicurezza dei giornalisti è fondamentale per la nostra democrazia», ha specificato il ministro dell’Interno Patel sottolineando che va compresa la portata della questione, ovvero la natura e il volume delle minacce che ricevono i giornalisti. Minacce ricevute per il solo fatto di svolgere il proprio mestiere. Il protagonista della disavventura ha ricevuto solidarietà sia da parte della politica che da parte dei colleghi.
(da agenzie)

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