Giugno 19th, 2021 Riccardo Fucile
E’ STATO IL PARENTE A CONSIGLIARLO DI CHIAMARE IL 112: “TORNA INDIETRO O PASSERAI GUAI PEGGIORI”
Alessio Spaziano, 24 anni, è scappato dopo aver investito Adil Belakhdim, ieri mattina,
durante un presidio dei lavoratori SiCobas davanti al magazzino Lidl di Biandrate, nel novarese.
Si è fermato pochi chilometri dopo in autostrada, al casello e ha chiamato il suo padrino di cresima, un sovrintendente della Polizia di Stato nel Casertano. E’ stato lui a convincerlo a costituirsi.
“Torna indietro perché altrimenti passerai dei guai”, gli ha detto il padrino non appena ha capito la gravità della situazione. La fuga e l’omissione di soccorso sono aggravanti che pesano in caso di omicidio stradale e comportano – come poi è accaduto – anche l’arresto. A quel punto Spaziano ha chiamato il 112. “Sono il camionista di Biandrate. E’ successo un macello”, ha detto al telefono con un operatore.
Pochi minuti dopo è stato raggiunto dai carabinieri di Novara che hanno sequestrato il camion frigo. Il giovane autista di Baia e Latina, nell’Alto Casertano, ha trascorso la sua prima notte in carcere a Novara. Chi lo ha visto entrare nell’istituto penitenziario lo ha descritto con l’aria smarrita e un po’ sconcertata. Lunedì mattina comparirà davanti al gip per l’udienza di convalida del fermo: dovrà decidere se rispondere alle domande del giudice o avvalersi della facoltà di non rispondere.
Ieri mattina, davanti alla direzione regionale Lidl non era l’unico camionista rimasto bloccato dopo aver scaricato la merce. C’erano due o tre camion davanti a lui in coda per uscire in attesa che i lavoratori terminassero il loro picchetto. Spaziano però ha cominciato a protestare, è sceso dal camion spazientito poi è risalito e ha fatto retromarcia per uscire in contromano dall’ingresso dell’area di manovra dei tir.
Ha svoltato a destra e per due volte si è fermato di fronte ai manifestanti ma la terza volta ha sfondato il cordone di persone e ha investito Adil Belakhdim, 37 anni, coordinatore SiCobas di Novara. Poi è fuggito.
Spaziano vive con la compagna e due figlie piccole a Baia e Latina, nel casertano. Da ieri la sua pagina Facebook è stata presa di mira da insulti e messaggi d’odio. “Hai lasciato dei bimbi senza un padre, quelli di Adil e i tuoi. Perché marcirai in galera!”, scrive qualcuno. Molti usano la pagina dell’autista per fare le condoglianze alla famiglia di Adil.
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2021 Riccardo Fucile
LE IMPRESE CHE HANNO FATTO DONAZIONI A FDI: DALLA SANITA’ PRIVATA AI COSTRUTTORI, DA IMPRENDITORI DELLE DISCARICHE A CONFARTIGIANATO E CONFAPI
Chi finanzia Giorgia Meloni? Se lo chiede il “Fatto quotidiano”, che in un articolo firmato da Stefano Vergine e Valeria Pacelli mette in fila le imprese che hanno effettuato donazioni a “Fratelli D’Italia”
Scrivono Vergine e Pacelli: ““Nel 2019, quando era al 4%, il partito erede dell’ Msi ha raccolto contributi privati pari a 1 milione di euro. L’ anno dopo il pallottoliere ha toccato quota 1,4 milioni (registrando quindi un +40%). Da gennaio ad aprile di quest’ anno (ultimi dati disponibili), siamo già a 337mila euro incassati. Tutti contributi leciti e regolarmente dichiarati dal partito”.
“Fd’ I piace molto al mondo della sanità privata”, proseguono. “Tra i principali finanziatori spicca il Gruppo Villa Maria (Gvm), che nel 2020 ha fatto partire due bonifici per un totale di 50mila euro. Con oltre 3900 dipendenti e 715 milioni di fatturato (dati 2019), quella fondata da Ettore Sansavini è una multinazionale delle cliniche private presente in mezzo mondo, dalla Francia, all’ Albania e alla Polonia. Il core business resta però in Italia.”
Gvm non è l’unica impresa legata al mondo della sanità nella lista di donatori del partito di Giorgia Meloni. Ce ne sono altre, soprattutto nelle Marche, la regione governata dal settembre scorso dal meloniano Francesco Acquaroli: “C’ è ad esempio la Innoliving di Ancona, che ha versato 5 mila euro ad ottobre 2020. Controllata dal russo Andrey Derevyanchenko e da Andrea Falappa, produce in Cina e vende in Italia piccoli elettrodomestici e dispositivi diagnostici. Da ottobre scorso, la società fornisce tamponi rapidi dall’ aeroporto delle Marche, di cui la Regione detiene una quota.
Non solo sanità, secondo quanto riportato dal “Fatto quotidiano” tra i donatori più “generosi” della Meloni c’è la ditta di costruzione Aep, che ha versato 49.500 euro a Fd’I in due tranche, tra settembre e ottobre 2020.
“La donazione – scrivono Vergine e Pacelli – è diventata un caso a Lodi, dove i meloniani sono in maggioranza, con tanto di denuncia in Procura presentata da un gruppo di cittadini e poi archiviata dai pm, che non hanno ravvisato alcun reato. Il motivo della protesta? Il piano di governo del territorio prevedeva per quella zona un’area residenziale-direzionale, ma una volta che Aep ha acquistato il terreno per la costruzione di un supermercato, è stata approvata una variante al pgt per rendere l’area commerciale.
Tra il 2019 e il 2020 a donare 7.500 euro alla sezione toscana del partito è stato invece il gruppo Drass srl, che produce sottomarini militari che vende “alle forze armate di mezzo mondo” (comprese quelle italiane).
Tra i finanziatori anche la sarda Ecoserdiana, che gestisce una discarica poco lontana da Cagliari, (6mila euro) e la Rida Ambiente srl, che ha in gestione un’altra discarica ma nel Lazio, ad Aprilia (3.200 euro).
Alcuni dei vertici della Rida – scrive “il Fatto” – “sono finiti nel mirino dei pm di Roma per traffico illecito di rifiuti. ‘Il procedimento penale deriva da una denuncia del gruppo Cerroni con il quale non corre buon sangue’, spiega il presidente del Cda Fabio Altissimi, oggi indagato”
La Meloni va forte anche nel mondo delle associazioni: “A luglio 2020 la Confederazione generale dell’ Agricoltura ha versato 2800 euro; Confapi – che riunisce le piccole e medie imprese – ne ha invece donati 4 mila. Altri 12500 euro sono arrivati, a settembre 2020, da Confartigianato imprese Marche”, concludono Vergine e Pacelli.
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2021 Riccardo Fucile
CENTRODESTRA 35%, CENTROSINISTRA 32%, AZIONE 15%, M5S 14%
Alle prossime amministrative a Roma il candidato di centrodestra, Enrico Michetti
otterrebbe tra il 30 e il 34 per cento. Roberto Gualtieri (in caso di vittoria alle primarie) è quotato tra il 27 e il 32 e arriverebbe secondo, seguito da Carlo Calenda tra il 20 e il 24. Quarta Virginia Raggi, tra il 13 e il 17.
È quanto emerge da un sondaggio commissionato da Azione a Swg e riportato dal Corriere delle Sera
Il trend è in linea con le preferenze espresse riguardo alle forze in campo: il 35,5 per cento voterebbe per il centrodestra, il 32,6 per il centrosinistra, il 15,2 per Calenda, il 14,2 per il Movimento cinque stelle.
Le performance di Calenda sono migliori nelle zone centrali della città (48 punti contro i 38 in periferia), dove però il più forte è Gualtieri al 60 (nel marzo 2020 venne eletto nel collegio Roma 1 alla Camera). Michetti è al 44 per cento nei quartieri di cintura (dieci punti in più nella semiperiferia), Raggi tiene con il 28 per cento in quella che è stata la sua roccaforte elettorale alle amministrative del 2016.
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2021 Riccardo Fucile
IL CONTENUTO IRONICO PUBBLICATO SULLA PAGINA SATIRICA DEL “COMUNE DI BUGLIANO”
Quattro minuti dopo lo sparo del cannone del Gianicolo, l’ex giornalista (dimessasi dall’ordine nel 2016) Maria Giovanna Maglie ha condiviso sui propri canali social un’immagine con tanto di accusa diretta a Virginia Raggi.
Nella foto si vede una via intitolata a “C’è Ghevara”. L’opinionista di riferimento dei sovranisti sostiene, prendendo spunto da una (non) notizia pubblicata sul web, sostiene che la targa intitolata al “combattente per la libertà” sia stata affissa nella capitale e seguendo l’onda lunga delle polemiche per il caso “Carlo Azeglio Ciampi” (con una “g” di troppo nel nome dell’ex Presidente della Repubblica), aizza la polemica contro l’amministrazione capitolina. Peccato che si tratti di una bufala.
“Senza parole. Grazie a Virginia Raggi per il contributo decisivo alla cultura della capitale. In che zona è? Seguite i cinghiali”, scrive Maria Giovanna Maglie su Twitter pubblicando quella fotografia.
Più che i cinghiali, però, si seguono le bufale. Innanzitutto, già a livello grafico si nota a occhio nudo come quell’immagine si frutto di un fotomontaggio.
Basta, infatti, vedere la differenza tra lo sfondo di quell’indicazione toponomastica e la scritta. Ma se questo non bastasse, possiamo notare come nella parte bassa di quella fotografia si intraveda una scritta. Ma di cosa si tratta? Questa è la risposta.
Per chi non ne fosse a conoscenza, il Comune di Bugliano non esiste. Si tratta di un fortunatissimo esperimento di ironia e satira sui social che, spesso e volentieri, ha “tratto in inganno” sprovveduti lettori che hanno creduto nella sua esistenza.
I creatori e amministratori di quella pagina utilizzano temi di attualità estremizzandoli per offrire l’effetto più comico possibile. Come nel caso di via C’é Guevara che, dunque, non esiste. Così come non esiste (fisicamente) il comune di Bugliano e neanche la testata BuglianoToday. Chi di cinghiale ferisce, di bufala perisce.
(da NextQuotidiano)
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Giugno 19th, 2021 Riccardo Fucile
COME AL SOLITO LA PANDEMIA LA PAGANO I CONSUMATORI
Con le riaperture di bar e ristoranti sono scattati in tutta Italia rincari dei listini per
consumazioni, cibi e bevande, aumenti che risultano più pesanti nelle località turistiche.
Lo afferma Consumerismo No profit, associazione dei consumatori che ha ricevuto numerose segnalazioni da parte di utenti che denunciano ritocchi all’insù dei listini.
«Da Napoli a Venezia, dall’Abruzzo al Salento -denuncia il presidente Luigi Gabriele – si registrano generalizzati rincari per le consumazioni al bar, gli aperitivi e le cene al ristorante. Gli incrementi dei prezzi si aggirano in media tra il 5% e il 10%, ma possono arrivare a percentuali più alte nelle località a forte vocazione turistica, e riguardano sia i locali in città sia quelli nei lidi e negli stabilimenti balneari. In particolare questi ultimi hanno mantenuto pressoché invariate le tariffe di ombrelloni, lettini e sdraio, aumentando però i costi dei servizi aggiuntivi, come consumazioni al banco e pasti al tavolo». Per un aperitivo si arriva oggi a spendere 12 euro in alcune zone d’Italia, contro una media di 10 euro dello scorso anno, mentre il caffè espresso nei bar di moltissime città è venduto tra 1,1 e 1,2 euro.
I menu ritoccati a penna
«Se si leggono i menu dei ristoranti – prosegue Luigi Gabriele – ci si accorge come in molti i casi i prezzi siano stati corretti a penna, ovviamente al rialzo Un fenomeno iniziato con le ultime riaperture disposte dal Governo e certificato anche dall’Istat, che già a maggio ha registrato un incremento su base annua dei listini dei bar del +1,7%, +1,5% per i ristoranti».
A Napoli il caffè a 3,5 euro
Molte segnalazioni – riporta Consumerismo – sono giunte dalla Puglia. A Lecce, Otranto, Ostuni si registrano aumenti tra i 3 e i 4 euro su primi e secondi piatti. A Gallipoli i costi dei cocktail presso gli stabilimenti balneari hanno raggiunto quota 12 euro (contro i 10 euro del 2020). A Napoli il caffè al tavolo ha raggiunto 3,5 euro, per uno spritz con stuzzichini si spendono fino a 9 euro, con aumenti medi del +15 per cento. Aumenti anche nelle pizzerie per fritti e pizze (fino al +20%). A Teramo segnalati rincari al bar per cornetti e cappuccini, aperitivi, al ristorante per costi dei coperti e delle bevande. A Cagliari segnalati aumenti fino a 5 euro a portata per i ristoranti. A Genova segnalati aumenti del caffè al bar. A Ravenna segnalati aumenti del caffè al bar (con prezzi fino a 1,2 euro). Sul litorali di Trapani segnalati aumenti dei prezzi delle consumazioni presso gli stabilimenti balneari (gelati e bibite). A Venezia segnalati rincari generalizzati per le consumazioni al tavolo di bar e locali pubblici. Consumerismo No profit invita tutti i consumatori a segnalare all’associazione qualsiasi aumento dei listini praticati da bar, pasticcerie, ristoranti, gelaterie, inviando una mail all’indirizzo info@consumerismo.it.
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2021 Riccardo Fucile
MA FRATOIANNI SI SMARCA: “APPOGGEREMO DE MAGISTRIS”
Le carte sono in tavola e la campagna elettorale può partire (ufficialmente).
La Calabria ha i suoi due principali concorrenti per le prossime elezioni Regionali in programma in autunno. Da una parte c’è il centrodestra che ha proposto un ticket composto da Roberto Occhiuto e dall’attuale reggente Nino Spirlì; dall’altra c’è la grande alleanza tra Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle e Liberi e Uguali che oggi hanno scelto di puntare, uniti, tutto sull’imprenditrice Maria Antonietta Ventura.
I cittadini calabresi saranno chiamati al voto in una data (ancora da definire) tra il 15 settembre e il 15 ottobre.
Per il momento mancano i giorni esatti (così come per tutte le altre elezioni, Regionali e amministrative, sparse per tutto il Paese). Adesso però, i due principali contendenti – sempre tenendo in considerazione il nome dell’attuale sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che si candiderà con una propria lista – sono stati decisi e la Calabria potrà scegliere a chi affidare la guida della propria Regione dopo la morte di Jole Santelli.
Ed è proprio sulla punta dello Stivale che avverrà l’ennesimo tentativo di un’alleanza eterogenea tra il Centrosinistra e il MoVimento 5 Stelle. Il tutto puntando sul nome di Maria Antonietta Ventura. L’imprenditrice, classe 1968, è alla guida di un’impresa legata alla sua famiglia ed è occupata nel settore dell’armamento ferroviario. Non solo: è anche Presidente della sezione calabrese dell’Unicef.
Il comunicato dell’alleanza giallorossa
“Dopo settimane di intenso e serio confronto con tutte le forze politiche e civiche del territorio che si riconoscono nella coalizione tra il centrosinistra unito e il M5S, annunciamo la candidatura di Maria Ventura alla presidenza della Regione Calabria – si legge in una nota firmata da Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza in rappresentanza dei tre partiti. Maria Antonietta Ventura è la personalità migliore per conciliare slancio nei valori e pragmatismo nell’azione. La nostra proposta guarda alla Calabria che lavora e che lotta, che innova e costruisce un riscatto vero, oltre ogni retorica”.
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2021 Riccardo Fucile
LA DOCENTE DI IGIENE ALLA CATTOLICA: “OCCORRE UN SEQUENZIAMENTO SUL TERRITORIO NAZIONALE”
Mentre l’Italia si prepara al primo week end in zona bianca (Valle d’Aosta a parte) e la
campagna vaccinale avanza, cresce la preoccupazione per la variante Delta del Coronavirus, la stessa che prima veniva chiamata ‘variante indiana’.
Secondo i dati di Public Health England, nel Regno Unito nell’ultima settimana sono stati registrati quasi 76 mila casi concentrati in Inghilterra e Scozia, dove rappresentano ormai il 99% del totale dei casi di Covid. Il premier Boris Johnson ha rinviato di un mese le riaperture.
Dati che allarmano e che hanno portato il ministro della Salute Roberto Speranza a firmare una nuova ordinanza (valida dal 21 giugno) che introduce una quarantena di cinque giorni con obbligo di tampone per chi proviene dal Regno Unito, dove appunto il rimbalzo dei contagi alimentati dalla variante Delta sta accelerando.
«Sappiamo che è sei volte più trasmissibile di quella inglese»
In Italia la circolazione della variante è al momento molto limitata. Nell’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di sanità la sua diffusione è stimata sotto l’1%, tuttavia cresce l’allerta e nuovi casi si stanno registrando in varie Regioni, come Lombardia e Puglia. Nei giorni scorsi la variante Delta è stata isolata in due focolai a Milano e Brindisi. Secondo Patrizia Laurenti, docente di Igiene all’università Cattolica del Sacro Cuore, «forse bisognava avere il coraggio di firmare prima l’ordinanza, ma speriamo che la barriera delle vaccinazioni ci aiuti a contenere la diffusione della variante Delta».
La variante Delta B.1.617 è una variante del Sars-Cov-2 che presenta due mutazioni già note, la E484Q e la L452R. Dall’unione di queste due mutazioni si è formata una variante scoperta per la prima volta a ottobre 2020 nel Maharashtra, Stato dell’India Centro-Occidentale, dove si trova anche la Capitale Mumbai. Delle caratteristiche della variante Delta e dei sintomi che scatena sappiamo ancora molto poco, come spiega Laurenti: «Dobbiamo aspettare i dati che al momento scarseggiano. Quello che sembra essere confermato è una maggiore velocità di diffusione: sembra essere sei volte più trasmissibile rispetto alla cosiddetta variante inglese».
«Una sola dose di vaccino non è in grado di fermare la corsa della variante»
La buona notizia è che i vaccini sono efficaci contro la variante Delta. Uno uno studio dell’Università di Edimburgo e del Public Health Scotland, recentemente pubblicato sulla rivista Lancet, ha dimostrato che due dosi del vaccino Pfizer o di quello AstraZeneca riducono il rischio di infezione e ricovero a causa di questa variante.
Le percentuali però sono diverse: due settimane dopo la seconda dose, il vaccino Pfizer offriva una protezione del 79% contro il ceppo Delta (e del 92% contro la variante Alfa). Per le due dosi del vaccino AstraZeneca, invece, c’era una protezione del 60% contro la variante Delta (e del 73% per la variante Alfa).
Capire perché nel Regno Unito ha preso piede così velocemente è semplice, spiega la professoressa Laurenti, e il motivo va ricercato nella strategia vaccinale. «Somministrare una sola dose di vaccino, e i dati lo confermano, ha favorito la selezione di questa variante. Prendiamo ad esempio un antibiotico: anche se ci si sente bene, interrompere la terapia prima dei termini indicati è un grave errore, perché si selezionano ceppi batterici resistenti». La docente sottolinea che una sola dose di vaccino non è in grado di fermare la corsa della variante che inizia a spaventare anche gli altri Paesi «perché i virus viaggiano con le persone e le riaperture e i viaggi internazionali rappresentano un rischio oggettivo».
In Italia la campagna vaccinale è diversa da quella del Regno Unito, e può contare su «uno scudo immunitario maggiore». Laurenti spiega che Regione Lombardia, dopo un focolaio di dieci contagi Covid in una palestra del milanese, ha messo in atto un progetto di sequenziamento che sarebbe necessario sul territorio nazionale. «Per contenere la diffusione della variante Delta in Italia è fondamentale investire sul sequenziamento, potenziare il contact tracing, procedere con le vaccinazioni e favorirne il completamento con la seconda dose».
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2021 Riccardo Fucile
IL COMMISSARIO ALZA BANDIERA BIANCA: PIU’ DI 600.000 AL GIORNO NON SI PUO’
“Mercoledì abbiamo somministrato 541mila dosi, giovedì siamo arrivati a 576mila vaccinati in un giorno, probabilmente quando si assesterà il trend arriveremo attorno ai 600mila. Non potremo salire oltre questi numeri, c’è una logistica che ci consente di arrivare a questo risultato”.
Così il commissario straordinario all’emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo, a margine di una visita all’Istituto Spallanzani, che ha poi sottolineato come ora l’obiettivo sia “essere costanti sui 500mila, un obiettivo sostenibile, che ci porterà a fine settembre a chiudere la campagna (qui i dati) con l’80 per cento della platea dei cittadini entro i 12 anni vaccinati”.
INDIETRO TUTTA.
Dunque ha fatto dietrofront il generalissimo rispetto a quando, qualche settimana fa, aveva annunciato che le somministrazioni avrebbero toccato cifre record: circa un milione al giorno. Ma se sui numeri c’è un’evidente retromarcia, sull’immunità di gregge Figliuolo continua a sostenere che sarà raggiunta entro settembre.
“Con le dosi in arrivo da qui a settembre noi avremo oltre 54 milioni di dosi di vaccini a Mrna impiegabili, con questi, sommate ai 44,5 milioni già impiegati, noi chiudiamo sicuramente la campagna”.
Alla domanda se sia intenzionato a chiedere un anticipo di dosi dopo lo stop a curevac Figliuolo ha aggiunto: “Se ci dovesse essere un anticipo, ma viene deciso a livello europeo, nel caso ci aiuterà ad andare più veloci. Curevac era una opzione e tale è rimasta, ma la campagna era già tarata su quello che abbiamo a disposizione. Ci sono probabilmente circa 100mila persone che hanno dei dubbi sulla vaccinazione eterologa”, si tratterebbe di circa il 10 per cento dei 950mila che attendono di fare la seconda dose, avendo fatto la prima dose di AstraZeneca”.
Ma a mettere i bastoni tra le ruote al piano del generalissimo, oltre alle problematiche relative alla somministrazione di Astrazeneca e all’arrivo delle variante delta, o indiana che dir si voglia, c’è anche un’altra questione: 2,8 milioni di over 60 non ancora vaccinati. In merito il generalissimo ha annunciato di aver firmato “una lettera per dire alle Regioni di continuare a cercare in maniera attiva gli over 60 perché ad oggi ne mancano 2,8 milioni all’appello”.
Una fetta di popolazione che potrebbe condizionare il raggiungimento dell’immunità di gregge. Infine dice la sua anche sulla questione dello stato di emergenza e della probabile proroga. “Chi pianifica deve avere tutte le opzioni, c’è l’opzione di continuare e di andare avanti o lasciare. Finché lo Stato e il governo decide che questa sia la struttura più utile per combattere la pandemia, noi ci siamo. Quando si deciderà di tornare alle attività ordinarie dei vari ministeri faremo un affiancamento lungo quanto basta per far riprendere a tutti le proprie competenze”.
(da La Notizia)
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Giugno 19th, 2021 Riccardo Fucile
AGLI UNDER 60 LA SCELTA SUI RICHIAMI
Lasciare agli italiani che hanno ricevuto la prima dose di Astrazeneca la scelta:
potranno fare il richiamo con un vaccino diverso – Pfizer o Moderna – oppure fare il richiamo ancora con il siero anglo-svedese.
Il Governo, supportato dal parere Cts, sceglie la strada della massima flessibilità sulla questione della vaccinazione eterologa, per la quale il 10% delle persone coinvolte manifesta ancora dubbi.
“L’eterologa funziona anche meglio per gli under 60, io sono prenotato per martedì”, assicura il presidente del Consiglio Mario Draghi, che, in una conferenza stampa convocata all’improvviso in serata (qui il video), sottolinea: “La cosa peggiore che si possa fare è non vaccinarsi o vaccinarsi con una dose sola”.
La variante Delta in Italia, intanto, fa paura . “Ho firmato una nuova ordinanza che introduce una quarantena di cinque giorni con obbligo di tampone per chi proviene dalla Gran Bretagna”, ha scritto su Facebook il ministro per la Salute, Roberto Speranza, che quindi ha rafforzato i controlli e i requisiti per entrare in Italia da parte dei cittadini che provengono dall’Inghilterra.
Nessuna nuova norma, invece, per chi entra in Italia dai Paesi dell’Unione Europea, dagli Stati Uniti, dal Canada e dal Giappone con i requisiti del Certificato Verde. L’ordinanza, invece, “prolunga le misure di divieto di ingresso nel nostro Paese da India, Bangladesh e Sri Lanka”.
Infatti la situazione pandemica in Italia, “per quanto ad oggi rassicurante, è ancora da monitorare accuratamente e sembra saggia la decisione del Governo di prorogare lo stato di emergenza anche oltre il 31 luglio”.
A sottolinearlo è Giuseppe Arbia, professore di Statistica economica all’Università Cattolica di Roma e curatore del sito CovStat sull’andamento pandemico da Covid-19, il quale ricorda la nuova emergenza nel Regno Unito a causa della variante Delta ed evidenzia come questa si diffonda soprattutto tra i giovani, mentre la situazione differente nel nostro Paese rispetto al Regno Unito sia la “conseguenza del combinato disposto di un insieme di fattori”.
In primo luogo, ad oggi, spiega l’esperto, “in Inghilterra la variante Delta ha ormai soppiantato la variante Alfa e rappresenta il 96 per cento dei contagi mentre nel nostro paese ha colpito solo il 7 per cento dei casi registrati. In secondo luogo, in Italia il vaccino prevalente è Pfizer, che copre circa il 70 per cento del totale dei vaccinati, mentre nel Regno Unito prevale AstraZeneca il quale è meno efficace sulla variante Delta. In terzo luogo, in Gran Bretagna si è optato per distanziare prima e seconda dose al fine di giungere rapidamente alla somministrazione di almeno una dose ad una platea la più ampia possibile e, come osservato, la variante Delta non è adeguatamente protetta da una sola dose di vaccino”.
Infine, rileva Arbia, “la variante Delta si diffonde soprattutto nei giovani, i quali in Gb sono stati finora lasciati indietro nella campagna vaccinale. In un recente studio di Lancet si è osservato come meno del 5 per cento dei casi ha riguardato persone di età pari o superiore ai 60 anni, e in conseguenza di ciò nello studio citato ben il 68 per cento delle persone contagiate con la variante Delta nel Regno Unito erano soggetti ancora non vaccinati. Al momento, infatti, in Gran Bretagna mancano ancora da vaccinare circa 15 milioni di giovani adulti su una popolazione totale di 68 milioni”.
Alla luce di queste differenze, va però detto che anche in Italia “particolare attenzione andrà posta ai controlli in ingresso da altri paesi ed in particolari da quelli con prevalenza della variante Delta”. E infine, conclude Arbia, “bisogna prepararsi alla somministrazione di una terza dose, che ormai appare inevitabile, a partire dai medici e da tutto il personale sanitario”.
Intanto l’Istituto superiore di sanità, guidato da Silvio Brusaferro, sottolinea che l’indice di contagio Rt resta stabile, che continua a scendere invece l’incidenza, ma allo stesso tempo passano da una a tre le regioni italiane a rischio moderato. Gli esperti ricordano comunque che “la circolazione di varianti che possono avere una maggiore trasmissibilità o eludere parzialmente la risposta immunitaria richiede un capillare tracciamento e sequenziamento dei casi. Il raggiungimento di una elevata copertura vaccinale ed il completamento dei cicli di vaccinazione rappresenta uno strumento indispensabile ai fini della prevenzione di ulteriori recrudescenze di episodi pandemici”.
(da agenzie)
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