Destra di Popolo.net

RICORDATE LA LIBRAIA CHE HA RIFIUTATO DI VENDERE IL LIBRO DELLA MELONI? E’ FINITA SOTTO SCORTA PER LE MINACCE RICEVUTE

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

HA DOVUTO SPORGERE DENUNCIA PER LA QUANTITA’ DI INSULTI E MINACCE

Alessandra Laterza, la libraia di Tor Bella Monaca che, un mese fa ha annunciato che non venderà “Io sono Giorgia”, l’autobiografia di Giorgia Meloni, è finita sotto vigilanza da parte del Prefetto in seguito all’ondata spaventosa di minacce e insulti ricevuti dagli hater.
Lo ha annunciato lei stessa in un lungo post su Facebook nel quale racconta la paura costante, quotidiana, di vivere sotto la pressione degli odiatori del web (e non solo) solo per aver deciso liberamente quali libri vendere nella propria libreria indipendente, da anni un presidio culturale coraggioso nel cuore della periferia romana.
“Sono giorni difficili. Non pensavo che esprimere le mie idee diventasse un problema. L’ho sperimentato a mie spese dal 9 maggio, giorno in cui ho manifestato sui social la mia contrarietà a commercializzare il libro della leader di Fratelli d’Italia. Da quel momento ne sono successe di tutti i colori” ha scritto Laterza.
“Minacce, insulti, ogni tipo di ingiuria, a me e a chi ha provato ad esprimere la mia stessa idea o semplicemente ha provato a difendermi” ha proseguito Laterza. “Tutto questo non è concepibile. Per questo ho sporto querela presso il commissariato casilino, presso la Polizia postale di viale Trastevere e due giorni fa sono stata invitata a recarmi negli uffici della Questura, nella sezione della DIGOS, per relazionare su tutto questo odio da tastiera, ma non solo.
D’ufficio, da parte del Prefetto, è stata predisposta una misura di vigilanza circostanziata ( VCR) perché secondo le forze dell’ordine “è meglio prevenire che curare”.
Ringrazio tutte le persone impegnate in questa procedura, in modo particolare il Dirigente della DIGOS di Roma, Giampiero Leonetti, che mi ha espresso parole di vicinanza e di solidarietà, sia come cittadino che come uomo delle istituzioni. Io andrò avanti, manifestando le mie idee in libreria e non solo; lo farò da donna libera ed impegnata nei valori della giustizia sociale. Perché scrivo questo post? Perché vi chiedo di FERMARVI. La misura è colma; voglio sentirmi libera nel luogo in cui lavoro, nel mio municipio e nella mia città, senza dover scomodare le forze dell’ordine che hanno cose più urgenti, che occuparsi di me, soprattutto sul VI municipio.”
(da agenzie)

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GIORNALONI, L’ARMATA DI CARTA DI FIGLIUOLO

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

NEL DISASTRO OPEN DAY ASTRAZENECA SPARISCE DALLE CRONACHE IL NOME DEL COMMISSARIO CHE INCENTIVATO LE SOMMINISTRAZIONI

Il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario all’emergenza Covid è stato costretto, sotto l’infuriare delle polemiche, a precisare: “Oggi noi sappiamo che questo tipo di vaccini sono consigliati agli over 60, dopodiché possono essere usati per tutte le classi di età. È bene fare un’anamnesi molto approfondita, ma ovviamente le riflessioni le devono fare gli scienziati. E io sono sempre pronto a recepire qualsiasi riflessione che venga fatta in ambito ufficiale, quindi le raccomandazioni che poi daranno sono da applicare”.
Il motivo del contendere gli Open Day Astrazeneca organizzati da vari governatori
Il fatto è che Figliuolo, nei giorni scorsi, aveva incentivato le vaccinazioni giovanili scavalcando sia i governatori che il Cts. Aveva infatti dichiarato: “Dobbiamo impiegare tutto ciò che abbiamo altrimenti il ritmo della campagna vaccinale non raggiungerà gli obiettivi previsti”.
Il problema è che Astrazeneca non è molto popolare e così le dosi vanno smerciate, ma non ai giovani per cui sono noti gli effetti collaterali avversi. Se lo avesse fatto Domenico Arcuri i giornaloni e giornalini sarebbero insorti. Invece il nome di Figliuolo neppure viene citato.
(da La Notizia)

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L’IMMUNOLOGA VIOLA: “PER FAVORE, NON FATE LA SECONDA DOSE DI ASTRAZENECA”

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

“SONO MESI CHE DICO CHE QUEL VACCINO NON VA SOMMINISTRATO ALLE DONNE GIOVANI”

Dopo la morte della 18enne di Sestri Levante in seguito alla somministrazione del vaccino AstraZeneca, molti esperti stanno sconsigliando di sottoporsi alla seconda dose.
Tra questi Antonella Viola, che va dritta al punto: “Per favore non fate la seconda dose di AstraZeneca”
“Vogliamo dire basta allarmismi? No, questa volta non me lo sento. Questa volta voglio dire di non fare la seconda dose AstraZeneca. Perché se è vero che non ci sono dati su trombosi nella seconda somministrazione, è anche vero che ci sono pochissimi dati visto che in pochi hanno ricevuto due volte il siero”.
L’immunologa poco prima si era mostrata affranta dalla notizia della morte della ragazza: “Per me oggi è una giornata difficile. Io sono mesi che dico che il vaccino AstraZeneca non va somministrato alle donne giovani e oggi, con la morte della 18enne di Genova, per me è un fallimento personale. Bisogna avere il coraggio di dire che serve fare un altro vaccino e non AstraZeneca se si ha meno di 60 anni. Anche gli open day vanno aboliti”.
Antonella Viola non vuole fare facile allarmismo. Le sue affermazioni si basano su studi scientifici: “Per non aver dubbi – aveva detto qualche giorno fa – basta leggere un lavoro uscito sulla rivista Science dove si spiega come man mano che si scende con l’età i rischi di ricevere questi vaccini superano ampiamente i benefici. Nei più giovani il pericolo di avere conseguenze gravi a causa del Covid è invece molto basso. Ecco perché la Francia ha stabilito di limitare i due vaccini a vettore virale agli over 55”
(da agenzie)

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IL VOLLEY E L’ORATORIO: CHI ERA “BOMBER” CAMILLA, LA 18ENNE MORTA DOPO IL VACCINO ASTRAZENECA

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

SESTRI LEVANTE PIANGE UNA RAGAZZA SOLARE

“Sempre con noi bomber“, questo il messaggio condiviso su Facebook dallo staff della squadra di volley Casarza ligure, di cui fino all’anno scorso faceva parte anche Camilla Canepa, la 18enne di Sestri Levante morta per una trombosi celebrale dopo aver preso il vaccino AstraZeneca in uno degli Open Day regionali.
“Grazie a lei lo scorso anno abbiamo ottenuto la promozione in seconda divisione e quest’anno ci stiamo giocando un nuovo passaggio di categoria”, ha raccontato al Corriere della Sera Federico Galdolfo, il dirigente della Vbc Casarza ligure.
Camilla amava tutto lo sport, anche il calcio. Aveva conosciuto Pippo Inzaghi, che oggi ha pubblicato un suo ricordo : una foto scattata insieme e la scritta “Riposa in pace”.
Quello appena trascorso per la giovane pallavolista era stato un anno sabbatico: si era presa una pausa dallo sport proprio per via del Covid-19 e perché voleva concentrasi sugli esami di maturità, per cui stava già studiando.
“Seria e motivata come sempre”: l’avevano vista così i professori il 5 giugno scorso, quando dopo la festa di fine anno all’istituto tecnico “In memoria dei morti per la patria” di Chiavari Camilla aveva iniziato ad avvertire i primi sintomi di trombosi, un forte mal di testa e un “fastidio insopportabile alla luce”.
Nessuno si immaginava che l’epilogo della vicenda sarebbe stata la sua scomparsa all’Ospedale San Martino di Genova, dove quel giorno era stata subito ricoverata.
Era felice di aver fatto il vaccino 10 giorni prima, il 25 maggio, assicurano gli amici. Pensava alle vacanze e a quando finalmente sarebbe tornata sul campo di pallavolo, amava la libertà, ricordano i compagni di scuola.
Forse anche per questo aveva aderito volontariamente alla campagna vaccinale. Oltre alla pallavolo e allo studio la 18enne frequentava anche l’oratorio.
Oggi a Sestri Levante si dovevano giocare i play-off di seconda divisione, ma la sindaca ha annullato la partita insieme all’Andersen Festival, un concorso di favole e letture dedicato ai ragazzi: tutto il paese è in lutto. La famiglia ha deciso di donare cinque organi vitali della figlia a chi ne ha bisogno. Camilla aveva fatto il vaccino “per sé e per gli altri”.
(da agenzie)

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ALLARME INGHILTERRA: SU 42 VITTIME COVID 12 ERANO VACCINATI CON DUE DOSI, 7 CON LA PRIMA DOSE

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

LA VARIANTE INDIANA FA RICRESCERE I CONTAGI: OLTRE 7.500 IN 24 ORE

Nel paese che più in Europa ha vaccinato, avviando una campagna di immunizzazione che è diventata prototipo virtuoso a livello mondiale per rapidità e capillarità, oggi a preoccupare è la variante Delta (cioè indiana).
Se nei giorni scorsi il ministro della Salute britannico Matt Hancock aveva dichiarato che era “del 40% più trasmissibile” rispetto a quella inglese, oggi quel dato viene rivisto da Public Health England (Phe), che alza il tasso al 60%.
Lo stesso istituto conferma anche che il 90% dei nuovi casi in Inghilterra sia dovuto alla mutazione Delta: nel Regno Unito finora sono stati diagnosticati 42.323 casi, con un aumento di 29.892 infezioni rispetto a una settimana fa, secondo dati del sistema sanitario inglese.
E nelle ultime 24 ore le infezioni sono risalite a 8.125 rispetto ai 7.393 di ieri, il livello più alto da febbraio. I morti sono 17 contro i 7 di ieri.
La British Medical Association – riporta il Guardian – ha lanciato un appello a ritardare l’allentamento delle ultime restrizioni ancora in vigore, che il governo prevedeva di rimuovere il 21 giugno, a causa del “rapido incremento” dei casi.
I decessi causati dalla variante Delta – Phe ritiene tuttavia “incoraggiante” che questo aumento dei contagi non sia accompagnato da un proporzionale aumento dei ricoveri nelle stesse proporzioni.
Da registrare però che nella sola Inghilterra finora sono morte in totale 42 persone per la variante indiana e di queste 12 avevano ricevuto doppia dose di vaccino da almeno 14 giorni. Quanto agli altri, 23 non erano vaccinati e sette avevano ricevuto la prima dose da almeno 21 giorni.
Il tasso di crescita dei casi ‘Delta’
È in aumento in tutte le zone del Paese, e conta 39.061 casi in Inghilterra, 3.035 in Scozia, 184 nel Galles e 43 nell’Irlanda del Nord
Secondo uno studio epidemiologico, citato dal Financial Times, i casi di Covid-19 nel Regno Unito sono più che raddoppiati nell’ultima settimana. Tim Spector, del King’s College di Londra, autore principale dello studio, attribuisce la crescita delle infezioni all’aumento dei contatti sociali e alla variante Delta altamente trasmissibile, ora appunto ceppo dominante nel Regno Unito. L’esperto evidenzia che Covid-19 è diventato “un’epidemia tra le popolazioni non vaccinate e parzialmente vaccinate”, aggiungendo che le persone completamente vaccinate hanno “una protezione molto maggiore”.
(da agenzie)

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AGGRESSIONE PREMEDITATA CONTRO PRESIDIO DI LAVORATORI DELLA FEDEX LICENZIATI, UOMO COLPITO DA BANCALE E’ GRAVE, NOVE FERITI

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL SINDACATO: “UNA TRENTINA DI BODYGUARD PAGATI DALL’AZIENDA ARMATI DI BASTONI CI HANNO ASSALITO”… LA POLIZIA ASSISTE SENZA INTERVENIRE, UNA COSA INDEGNA

Caos nella notte tra giovedì e venerdì in via Orecchia, a Tavazzano con Villavesco, nel Lodigiano, nel corso di un presidio organizzato da lavoratori licenziati da un’altra ditta di logistica di Piacenza.
Secondo quanto riferito da fonti sindacali alle agenzie di stampa, alcune persone che lavoravano alla FedEx Tnt, arrivate a Tavazzano, hanno trovato uomini, che si ritiene possano anche essere guardie private, “che li hanno assaliti anche con bastoni”. Nove persone sono state soccorse dai sanitari del 118, e per una di loro è stato ritenuto necessario il ricovero al policlinico di Pavia per un trauma facciale grave.
Qual è il contesto del livello di tensione ben oltre il livello di guardia? Al centro c’è l delicato problema sociale della chiusura del sito Fedex-Tnt di Piacenza. Il picchetto a Tavazzano ha l’obiettivo di tenere alta l’attenzione e chiedere il reintegro di questi lavoratori nella filiera di logistica di Piacenza. Secondo i sindacati, sono stati licenziati perchè costavano troppo rispetto alle nuove assunzioni
Il sindacato Si Cobas nazionale ha pubblicato sui suoi canali la foto di un uomo riverso a terra, con il sangue che gli fuoriesce dal naso: “Il presidio dei lavoratori Fedex di Piacenza – scrive l’organizzazione sindacale – è stato aggredito a colpi di bastoni, frammenti di bancali, sassi e bottiglie da una cinquantina di bodyguard assoldati dai padroni”.
E’ la ricostruzione dei sindacati, il presidio dei circa 40 lavoratori di Si Cobas sarebbe stato attaccato da una “squadraccia” “mimetizzatasi tra i lavoratori e col sostegno di qualche crumiro”.
“Il risultato – denunciano – è un lavoratore di Piacenza con la testa fracassata, e attualmente ricoverato in fin di vita!!!”. “Lo abbiamo promesso tre mesi fa e stiamo mantenendo l’impegno: Fedex e Zampieri – continuia il post su Facebook – non avranno tregua finché non sarà restituito il posto di lavoro ai facchini di Piacenza!”.
“Per questo il 18 giugno invitiamo tutti i lavoratori ad aderire allo sciopero nazionale del Trasporto merci e Logistica, e invitiamo tutti i proletari, i solidali e i movimenti che intendono opporsi alla brutalità di padroni e mazzieri a manifestare sabato 19 giugno a Roma. Il SI Cobas – conclude la nota – si stringe al fianco del lavoratore colpito, augurandosi che tutto vada per il meglio, e chiama tutti i propri aderenti alla mobilitazione per far si che questa infame aggressione non resti impunita”.
I sindacati pubblicano anche il duro video integrale dell’assalto: “Dalle immagini si comprende come l’agguato fosse stato pianificato a tavolino: i mazzieri, travestiti da lavoratori, erano già preparati con centinaia di bastoni ricavati sfasciando i bancali di legno su cui vengono caricate le merci, mentre gli scioperanti sono a mani nude e si difendono come possono dall’assalto armato. La polizia è sul posto in assetto antisommossa, ma non muove un dito finché gli aggressori, guidati dai responsabili di Zampieri, non riescono a fare arretrare il presidio dei lavoratori ad alcune decine di metri dai cancelli del magazzino. È proprio in questi istanti che Abdelhamid Elazab, lavoratore SI Cobas della FedEx di Piacenza, viene colpito alla testa da un pezzo di bancale, restando a terra esanime e in una pozza di sangue. Abdelhamid è tuttora ricoverato in ospedale: dopo essere stato in coma per alcune ore, da poco ha ripreso leggermente conoscenza”.
(da agenzie)

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E DITELO CHE GLI “OPEN DAY” ERANO SOLO UN MODO PER SMALTIRE LE DOSI DI ASTRAZENICA CHE NESSUNO VOLEVA

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

TRA I SILENZI AMBIGUI DEL CTS E LA CORSA DELLE REGIONI A FARSI BELLE CON I NUMERI, NESSUNO HA AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITA’ AGLI ITALIANI

Con una formulazione più stringente di quella adottata due mesi fa gli esperti del Cts accendono questa volta senza se e senza ma il semaforo rosso al vaccino AstraZeneca per chi ha meno di 60 anni.
E lo stesso parere dovrebbe aprire al richiamo di AZ con un vaccino diverso, ossia con Pfizer o Moderna.
«Questo perché gli studi più recenti dicono che con la seconda dose a Rna messaggero si ottiene una risposta anticorpale persino più efficace di quella che si ha ripetendo l’ infusione con il vaccino a vettore virale», spiega uno degli scienziati del Comitato.
Che ieri a lavori praticamente conclusi è tornato a riunirsi nel pomeriggio, quando la tragica morte della 18 enne Camilla Canepa per una trombosi al seno cavernoso verificatasi dopo la somministrazione di Vaxzevria faceva capire che il percorso travagliato di quel vaccino era probabilmente giunto al capolinea
Così gli scienziati hanno ripreso carta e penna per togliere dalla raccomandazione all’ uso di AstraZeneca sopra i 60 anni quell’«in via preferenziale» che molte regioni hanno interpretato nelle settimane scorse come un via libera agli Open day aperti a giovani e giovanissimi.
Un’ operazione che non ha mai convinto i tecnici del ministero di Speranza, dove l’ irritazione nei confronti del Cts si tocca con mano, perché non è andato giù «l’ atteggiamento ondivago» di chi non avrebbe alzato un dito per fermare gli Open day.
Sui quali più di un governatore ha messo la faccia in una corsa a chi vaccina di più che ha portato prima consenso, ora chissà.
Tanto che ieri era tutto uno smarcarsi dalle operazioni «AstraZeneca in libera offerta», con Napoli che disdiceva il suo Open day dai 18 anni in su e il lombardo Fontana, così come i colleghi veneti e friulano Zaia e Fedriga a ricordare che nelle loro regioni non si sono mai fatti Vax day rivolti ai giovani.
Mentre i ragazzi, dove il vaccino era in offerta senza prenotazione come a Roma, hanno preferito stavolta disertare l’ appuntamento.
Resta il fatto che, anche per paura di non smaltire AZ, le regioni hanno premuto in questi giorni l’ acceleratore proprio sulla somministrazione dei vaccini a vettore virale tra gli under 60, tradendo la raccomandazione sul loro utilizzo, sia pure «in via preferenziale», dai 60 anni in su.
I numeri dei quali siamo venuti in possesso sembrano smentire chi dopo aver lanciato il sasso ora ritira la mano. Nelle ultime tre settimane sono state infatti somministrate un milione e 423 mila dosi di AstraZeneca e l’ altro vaccino a vettore virale Johnson&Johnson.
Ma di queste ben 940 mila sono andati alla fascia da 30 a 60 anni e altre 163 mila a quella dai 18 ai 29 anni, lasciando poco più di 300 mila dosi agli over 60 per i quali invece erano raccomandate.
Il verbale con il parere del Cts ieri sera non era ancora approdato al ministero della Salute, per cui le decisioni verranno ufficializzate soltanto oggi, nonostante lo sconcerto che la morte della giovanissima Camilla ha generato tra giovani e meno giovani.
Spetterà poi allo stesso dicastero tradurre le indicazioni in una ordinanza, che oltre a sconsigliare con più forza il vaccino sotto i 60 anni e ancor più tra i giovani dovrebbe consentire al milione di vaccinati con AZ in attesa del richiamo di farlo con un vaccino diverso.
Proprio ieri l’Aifa ha diffuso il suo quinto rapporto di farmacovigilanza sui vaccini anti-Covid, dove si evidenzia che «il tasso di segnalazione delle trombosi venose intracraniche e in sede atipica in soggetti vaccinati con Vaxzevria è in linea con quanto osservato a livello europeo (1 caso ogni 100.000 prime dosi somministrate, nessun caso dopo seconda dose), prevalentemente in persone con meno di 60 anni».
Anche se poi i dati dell’ Ema entrano più nel dettaglio, dicendo che i casi salgono a 2, 1 nella fascia 40-49 anni e vanno dall’ 1, 8 all’ 1, 9 per quelle da 30 a 39 e dei ventenni. Questo senza fare distinzioni tra uomini e donne, dove quei tassi di incidenza vanno moltiplicati almeno per tre. Anche così si resta ampiamente al di sotto del caso ogni 10 mila somministrazione che fa definire un caso avverso come “molto raro” dalle autorità regolatorie.
Ma anche se rarissime quelle trombosi possono ora essere evitate, visto che l’ offerta di vaccini è sufficiente a coprire anche le fascia giovanili senza somministrare loro gli antidoti a vettore virale.
(da La Stampa)

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SALVARE LE AZIENDE DI BERLUSCONI

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

ECCO COSA C’E’ DIETRO LA FEDERAZIONE TRA FORZA ITALIA E SALVINI

Anche se Silvione sta molto meglio, amici e colleghi di partito ormai si sono rassegnati: parlare con Berlusconi è molto più difficile che parlare con il Presidente degli Stati Uniti. Questo non perché lui non voglia: il Cavaliere ha fatto del fair play e delle relazioni il suo marchio di fabbrica.
Il punto è un altro perché nel Cav del dopo Covid sono cambiati gli equilibri interni alla grande famiglia di Arcore dove ora esiste accanto al “tradizionale” cerchio stretto anche un nuovissimo cerchio ‘strettissimo’ che è quello composto dalla figlia Marina e dal duo Letta/Confalonieri.
Quindi ora per arrivare a parlare con il Cav bisogna passare un doppio filtro.
D’altra parte i recenti malori di Berlusconi non potevano non portare delle modifiche anche negli equilibri interni alla grande famiglia di Arcore.
Prendiamo ad esempio il recente caso dalla sempre più stretta alleanza con Matteo Salvini: è Berlusconi in realtà che vuole stringere il più possibile, non Salvini come è stato lasciato inizialmente credere quasi che la paternità dell’idea fosse stata solamente del capitano leghista.
È il Cav che vuole a tutti i costi il “partitone unico” perché con la furbizia e lungimiranza che lo contraddistingue sa benissimo che è meglio avere il “il 20% di un’azienda che conta molto piuttosto che il 100% di un’azienda che non conta più niente”.
Ma c’è di più perché in questo accordo con il leader leghista un ruolo importantissimo l’ha giocato la famiglia, vale a dire che non si sarebbe mai fatto senza l’assenso di casa Berlusconi.
L’obiettivo finale non è certo la salita al Quirinale come erroneamente scritto dai giornaloni dato che neanche i diretti interessati ci credono (il posto è già prenotato da tempo da Mario Draghi) ma la tutela dei beni aziendali.
È questo il vero “patto tacito” tra Salvini e i berluscones: la benedizione alla nuova federazione di centrodestra in cambio della tutela dei gioielli di famiglia a cominciare dal diamante della corona, Mediaset.
Questo il ragionamento fatto nei giorni scorsi ad Arcore che ha consentito il via libera a Matteo Salvini sulla strada dell’alleanza.
“Berlusconi avrebbe un ruolo fondamentale nella Federazione di centrodestra” ha confessato il leghista. Se nei Cinque stelle ci sarà caos e nel Pd ci sarà caos, io vorrei che il centrodestra sia forza seria e stabile unendosi. Berlusconi addirittura mi ha proposto il partito unico. Io però gli ho detto ‘Silvio, il partito unico non lo fai in un quarto d’ora…’ Non è che in quindici giorni ti inventi il partito unico, perché occorre ragionare per passi. Certo la faccio adesso a livello parlamentare. In prospettiva mi piacerebbe che alle elezioni del marzo 2023 ci fosse una forza unica del centrodestra”.
D’altra parte più che il Cavaliere, sarà la famiglia a portare avanti gli impegni presi.
A causa dell’età dell’anziano patriarca e dei malanni fisici che negli ultimi mesi hanno colpito l’ex premier.
Insomma, senza il pieno consenso dei familiari l’operazione con Salvini non sarebbe mai potuta andare in porto.
(da TPI)

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STORACE E LA FOTO CON FINI: “DUE ORE A PRANZO CON LUI, L’AFFETTO NON SI RINNEGA”

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

MEGLIO NON COMMENTARE

Momento nostalgia per due ex leader delle prima e seconda Repubblica.
Con un effetto amarcord Francesco Storace, un tempo guida del partito La Destra, ha pubblicato su Twitter una foto con l’ex leader di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini. “A pranzo con un Capo. Con GianfrancoFini ho lavorato fianco a fianco e poi l’ho combattuto”, scrive Storace sul suo profilo social.
E aggiunge: “Ma il valore di un rapporto leale nei momenti belli e in quelli peggiori non si dimentica nè si rinnega. E oggi due ore a pranzo sono volate via con l’affetto di allora”.
Si sa, invecchiando si dimenticano rancori e risentimenti, e le parole di Storace sanno quasi di una volontà di riavvicinamento, ora che entrambi sono lontani dalla ribalta politica, all’ex amico Fini, con cui fondò Alleanza Nazionale dalla ceneri del Msi.
Poi la separazione nel 2007, quando Storace lasciò An e, dieci anni dopo, quella frase choc che in un certo senso segnò l’allontamento definitivo dall’ex leader di An.
Storace infatti, commentando il sequestro di un milione di euro in polizze assicurative a Fini, disse: “Se non fosse un reato gli consiglierei di spararsi”.
(da agenzie)

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