Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile
PREOCCUPA I SOVRANISTI LA DOPPIA INCHIESTA DI ANAC E CORTE DEI CONTI SU AFFIDAMENTI DIRETTI DELLA REGIONE ALLA SOCIETA’ DEL CANDIDATO SINDACO DEI SOVRANISTI A ROMA
Le gaffe, dai vaccini paragonati al “doping praticato un tempo nei paesi dell’Est” fino al saluto
romano “igienico”, appartengono all’etere.
Ma non è per le sortite radiofoniche che nel centrodestra, specie tra i consiglieri della Pisana, si parla con una certa cautela di Enrico Michetti.
A preoccupare è la doppia inchiesta di Anac e Corte dei Conti (i magistrati hanno già ricevuto un’informativa dalla Guardia di Finanza sul caso) su un pacchetto di affidamenti ottenuto dalla Gazzetta Amministrativa srl del neocandidato sindaco tra il 2008 e il 2014.
A rivolgersi alla società, come annota l’Anticorruzione in una lunga relazione inviata poi ai pm di viale Mazzini, per sette anni consecutivi è stato il Consiglio regionale del Lazio.
Prima in era Marrazzo, poi con Polverini presidente, la Pisana ha acquistato riviste e software per un totale di oltre un milione di euro dall’azienda di Michetti.
Si parte con l’abbonamento alla versione cartacea del magazine giuridico La Gazzetta amministrativa dei comuni e delle province d’Italia. Dal 2008 al 2010, la Regione ha speso 33.280 euro in affidamento diretto. Una pratica censurata da Anac, consentita al tempo solo per servizi e forniture inferiori ai 20 mila euro.
Per l’Authority inoltre “non si evince se sia stata effettuata un’indagine comparativa che abbia condotto all’asserita originalità della rivista nel mercato di riferimento”
Il faro dell’Anticorruzione e della magistratura contabile, che ha già messo nel mirino i funzionari che hanno dato il via libera agli acquisti, si è poi posato sul software venduto da Gazzetta amministrativa al Consiglio regionale.
La convenzione triennale stipulata nel 2011 vale 675 mila euro, Iva esclusa. In questo caso, si legge nella delibera poi ripresa nell’informativa della Finanza, “non risulta che sia stata espletata un’indagine di mercato volta a verificare se vi fossero altri operatori economici in grado di offrire la stessa prestazione”.
La Pisana “ha affidato senza gara un appalto di servizi sopra soglia comunitaria, in assenza dei presupposti giustificativi che legittimano l’affidamento diretto”.
La stessa situazione si ripete nel 2012. Questa volta in ballo c’è il servizio formativo per i dipendenti della Regione e degli altri enti locali del Lazio offerto sempre dalla stessa società.
Il programma – 15 lezioni per 430 impiegati – è costato 365 mila euro, pagato in quattro rate da poco più di 91 mila euro. Anche qui l’Anac tira dritto: “Il mercato della formazione in ambito giuridico è caratterizzato da una pluralità di operatori economci che vi operano in concorrenza”.
Il Consiglio regionale avrebbe quindi potuto scegliere altri operatori. Ma ancora una volta mancano “indagini di mercato” comparative. Senza contare che anche questa terza partita si è chiusa con un altro affidamento diretto.
Chiusa l’istruttoria, la palla è passata alla procura della Corte dei Conti. E da lì alle Fiamme Gialle, che hanno concluso i loro accertamenti e inviato un dossier ai pm. Michetti, in qualità di fornitore, non può essere citato in giudizio. Resta, però, l’imbarazzo politico di parte del centrodestra. Che ora incrocia le dita e spera di non veder deflagrare l’inchiesta contabile. Questione di immagine.
(da agenzie)
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Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile
IL LUOGO COMUNE CHE “I GIOVANI PREFERISCONO VIVERE DI SUSSIDI”… CHISSA’ COME MAI ALLA SAMMONTANA DI EMPOLI CHE PAGA IL GIUSTO SI SONO PRESENTATI IN 2.500 PER 300 POSTI
Guido Barilla, presidente dell’omonimo gruppo, ritorna sul luogo comune dei ragazzi che non cercano lavoro perché preferiscono vivere di sussidi.
Intervistato dall direttore de La Stampa, Massimo Giannini, durante la tappa mantovana del tour “L’Alfabeto del Futuro”, Barilla risponde a una domanda specifica sulla carenza di lavoratori:
Sembra un paradosso, c’è fame di lavoro ma molte aziende lamentano la difficoltà nel reperire personale qualificato. Cosa sta succedendo?
«Molte persone scoprono che stare a casa con il sussidio è più comodo rispetto a mettersi in gioco cercando lavori probabilmente anche poco remunerati. C’è un atteggiamento di rilassamento da parte di alcuni che io spero termini perché invece serve l’energia di tutti. Rivolgo un appello ai ragazzi: non sedetevi su facili situazioni, abbiate la forza di rinunciare ai sussidi facili e mettetevi in gioco. Entrate nel mercato del lavoro, c’è bisogno di tutti e specialmente di voi».
Eppure la narrazione dei ragazzi sul divano di casa, raccontata anche da Salvini per il quale non esistono imprenditori sfruttatori e 600 euro è un salario accettabile (peccato che in Italia la soglia della povertà sia di 780 euro mensili), è stata smentita recentemente dal caso di Sammontana.
Come ha raccontato il sindacalista Rossano Rossi in un’intervista al Tirreno l’azienda di Empoli ha assunto circa 300 lavoratori stagionali. Ma a fare domanda si sono presentati in 2500. A Empoli sussidi e divano non piacciono mentre nel resto d’Italia sì? Le cose stanno diversamente: Sammontana offre un salario dignitoso e la garanzia dei diritti dei lavoratori. Mettersi in gioco significa accettare di essere sfruttati?
(da NextQuotidiano)
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Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile
LO RIPORTA IL SITO DAGOSPIA CHE ATTRIBUISCE LA SCELTA A MARINA BERLUSCONI… IL QUOTIDIANO NON SE LA PASSA BENE, I REDATTORI TEMONO ALTRI TAGLI
Alla fine la telenovela è giunta ai titoli di coda. E a prendere il posto di Alessandro Sallusti, che ha
diretto Il Giornale per ben 12 anni, sarà Augusto Minzolini.
Già editorialista del quotidiano di Berlusconi, ma (soprattutto) già direttore del Tg1 e parlamentare azzurro.
A riportarlo è il sito Dagospia, dopo che solo alcuni giorni fa aveva detto tutt’altro. E cioè che a coprire il posto vacante sarebbe stato Nicola Porro, vicedirettore del Giornale e conduttore di Matrix.
Ma si vede che qualcosa lì è andato storto. Anche perché era stato lo stesso Dagospia, che raramente su queste cose sbaglia, a darne notizia.
Tant’è che Porro stesso, in un video pubblicato sui suoi social e girato direttamente dal museo MAXXI di Roma, aveva smentito la notizia.
O meglio: aveva detto che, anche se in molti gli avevano già inviato messaggi di auguri per il nuovo incarico, ancora non v’era nulla di ufficiale, niente di “firmato” (citiamo testualmente).
Secondo il sito Dagospia sarebbe stata Marina Berlusconi a suggerire il nome di Augusto Minzolini.
Anche se, ha voluto chiarire lei: “Continuo a leggere, nonostante le smentite, di un mio ruolo centrale nelle vicende relative al Giornale – scrive in una nota ufficiale -. Ribadisco ancora una volta che non mi sono mai occupata, non mi occupo e non ho alcuna intenzione di occuparmi delle decisioni che riguardano la testata, sulle quali non ho né titolo né competenza”.
Prende quindi il via la nuova era del giornale, con i redattori sempre più preoccupati delle prospettive di alcuni tagli in azienda.
Non è una novità infatti che lì non se la passino bene, e già la chiusura della redazione romana aveva generato parecchi malumori tra gli assunti. All’epoca c’era Sallusti, ora (ad interim) Livio Caputo, domani Augusto Minzolini.
Ora sembra che l’asset dei giornali di centrodestra si sia sistemato.
(da NextQuotidiano)
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Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile
AUTORI UN GRUPPO DI GIOVANI SFIGATI E VIGLIACCHI: “VI BRUCIAMO VIVE”… E POI QUALCHE CRIMINALE SI OPPONE ALLA LEGGE ZAN
Le hanno apostrafate urlando, “lesbiche schifose”, e minacciate di “bruciarle vive”. Come delle streghe. Poi le hanno picchiate. È l’ultimo, drammatico episodio di omofobia successo a Torino. A subirlo sono state due studentesse tredicenni della scuola media Rosselli nel penultimo giorno di lezioni, poco dopo essere uscite da scuola.
Le ragazze sono state aggredite nelle vicinanze del Campus Einaudi, sede di alcune facoltà universitarie, perché, hanno raccontato, una delle due portava una borsa arcobaleno, simbolo della battaglia per i diritti e l’integrazione. Ma quella borsa avrebbe innescato invece odio: la ragazza è stata insultata e colpita sul viso, e le botte le hanno fratturato il naso.
Ad accanirsi pare sia stato un gruppo di ragazzi conosciuti nel quartiere e che già in passato era stato segnalato come autore di diversi episodi «ma non dello stesso tenore di quanto avvenuto ieri – spiega il dirigente dell’istituto Rosselli Oscar Eugenio Maroni -. Siamo contenti che i genitori decidano di denunciare, sono episodi che sono avvenuti in pieno giorno. Episodi che vanno contrastati sempre. Ora dovremo cercare di individuare gli autori che non sono della nostra scuola».
Lo stesso istituto però dopo alcuni episodi aveve scelto di informare le forze dell’ordine: «Non erano episodi di discriminazione ma ci eravamo mossi per trovare una soluzione.Così – continua il dirigente – abbiamo tempo fa presentato un esposto pur non essendo di nostra competenza perché avvenivano nei giardinetti e avevamo spiegato ai genitori che avrebbero dovuto far denuncia».
Così le forze dell’ordine avevano incentivato i controlli in zona e anche all’interno della scuola con un intervento per spiegare ai ragazzi le conseguenze giuridiche. «Stiamo sostenendo le famiglie e coordinando le denunce, finora ci sono stati episodi ma mai così».
(da agenzie)
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Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile
TRE AI DOMICILIARI… I FATTI SAREBBERO AVVENUTI DURANTE UNA FESTA
Quattro ragazzi sono indagati per violenza sessuale di gruppo nei confronti di una 21enne che dopo
gli abusi, avvenuti in un appartamento a Siena, ha deciso di rivolgersi alla polizia.
Il più giovane degli indagati ha 17 anni, il più anziano 21.
Tre di loro, tutti maggiorenni, sono stati arrestati e messi ai domiciliari. Tra loro secondo quanto riportano il Tgr Toscana e il Corriere della Sera, c’è Manolo Portanova, calciatore del Genoa e della Nazionale under 20.
Il trequartista ha anche giocato anche la Juventus essendosi formato nelle Primavera bianconera.
I fatti risalgono alla scorsa settimana e, secondo quanto emerso, sono avvenuti a una festa tra amici. A seguito della denuncia della 21enne, residente a Siena, è stato attivato il protocollo ‘Codice Rosso’ per vittime di violenze e abusi. L’obiettivo è raccogliere tempestivamente tutte le informazioni e le testimonianze, dei protagonisti, ma anche di chi può aver visto o sentito qualcosa.
Finora la ragazza è stata sentita due volte e gli inquirenti stanno incrociando tutte le informazioni, tra cui anche i referti medici e altri accertamenti.
Gli arresti e le perquisizioni sono stati effettuati a Siena e in Sicilia. Massima riservatezza sui nomi dei protagonisti della vicenda. Tra di loro ci sarebbero volti conosciuti a Siena e, anche per tutelare la vittima, gli inquirenti si muovono nel massimo riserbo e continuano a indagare per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti, capire se sui telefoni cellulari esistono prove, foto e filmati, che possono raccontare la violenza subita dalla giovane. Uno degli indagati ha parlato di un rapporto consenziente, mentre gli altri tre negano.
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile
MA COME? SE L’ECONOMIA RIPARTE NON DOVREBBERO AUMENTARE I POSTI DI LAVORO? A CHE SERVONO I LICENZIAMENTI?… LA VOGLIA DI LAVORARE C’E’: LA SAMMONTANA A EMPOLI CERCA 350 STAGIONALI E SI SONO PRESENTATI IN 2.500
Ieri un’altra piccola perla: Repubblica spreme tutta la fantasia che ha per intossicare la narrazione e spara un titolo che è una visione del mondo, raccontandoci che “i posti di lavoro ci sono” ma “mancano i lavoratori” e che quelli che “si sentono” sfruttati rinunciano.
La scelta delle parole è un capolavoro di manipolazione e, oltre alla solita manfrina degli sfruttatori che si lamentano perché non trovano schiavi, ora si aggiunge la novità dello sfruttamento percepito (come avviene per la temperatura).
E il meccanismo è perfetto per vittimizzare gli sfruttati, mica lo sfruttamento.
Matteo Salvini, un fannullone che non ha mai lavorato in vita sua (lo stabilisce un giudice del tribunale di Bergamo) ha avuto l’ardire di dire che i ragazzi non vogliono fare i camerieri quest’estate per 600 euro al mese perché preferiscono prendersi il reddito di cittadinanza e guardarsi gli Europei sdraiati sul divano.
Altra narrazione tossica: un fannullone che guadagna 15mila euro al mese (per molti politici la politica è un reddito di cittadinanza esageratamente ricco) invita i ragazzi a lavorare da stagionali per uno stipendio da fame.
Nessuno slancio su reddito, su tutele, su futuro. Non sia mai.
Del resto, siamo lo stesso Paese che si è reso ridicolo per mesi con la favola dei rider felici e straricchi contrapposti agli sfigati pelandroni che non hanno voglia di lavorare. Peccato che, subito dopo, si sia scoperto che i rider sono schiavi.
Stesso giochetto sullo sblocco dei licenziamenti: Confindustria e pezzi di governo ci ripetono a reti unificate che siamo di fronte a un “miracolo economico” (l’hanno chiamato così, come i piazzisti che in effetti sono) ma aggiungono che per renderlo possibile hanno bisogno di licenziare.
Ma come? Ma se l’economia riparte non dovrebbero aumentare i posti di lavoro? A che servono i licenziamenti?
Poi, volendo essere un po’ perfidi, si potrebbe anche chiedere che senso abbia avuto sostenere le aziende con soldi pubblici (i soldi quando vanno alle aziende, notatelo, non sono più “sussidi” ma magicamente diventano “investimenti”), se poi quelle aziende non garantiscono i propri lavoratori.
“È la crisi”, rispondono. Ma come? E il “miracolo economico”?
Intanto, a Empoli, Sammontana cerca 350 stagionali e si presentano in 2.500. È il vero “miracolo economico” che funziona e che quelli vorrebbero negare: se paghi il giusto, i lavoratori si trovano. Eppure il lamento per gli schiavi che si lamentano di essere schiavi continua.
(da TPI)
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Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile
LA LEGA A ROMA ARRANCA AL 10%, MA FAR PRESENTARE EURODEPUTATI E PARLAMENTARI VUOL DIRE SCONTENTARE LE SECONDE FILE (E PURE LE PRIME),,, E TUTTO FINISCE IN FARSA
L’ultima uscita di Matteo Salvini spiazza il suo partito: ha chiesto ai suoi eurodeputati, parlamentari e
consiglieri regionali eletti a Roma la “disponibilità” a candidarsi alle prossime Comunali a sostegno di Michetti. Richiesta cortese ma ferma.
Con l’impegno esplicito a dimettersi dal consiglio comunale se eletti. Solo per “trainare” le liste leghiste, che i sondaggi migliori piazzano tra il 12 e il 14%, ma che per alcune rilevazioni superano di poco il 10%.
Una “chiamata alle armi” che riguarderebbe eurodeputati come Cinzia Bonfrisco, Simona Baldassarre, Luisa Regimenti e Antonio Rinaldi, professore e volto televisivo. Poi la deputata Sara De Angelis, ex presidente del municipio Parioli, mentre senatori capitolini non ce ne sono.
E sono coinvolti anche il vicepresidente del consiglio regionale Pino Cangemi più i suoi consiglieri Daniele Giannini e Laura Corrotti.
Ma la prospettiva ha scatenato malumori nel partito.
Intanto a livello comunale, dove i tanti potenziali candidati sul territorio non hanno molta voglia di essere “azzoppati”, ovvero di fare campagna elettorale – correndo tra sagre, mercati e piazze – come “soldatini” destinati a finire secondi o terzi nelle liste guidate dai big.
I quali, a loro volta, non sono entusiasti né di doversi contare – con il rischio di sorprese spiacevoli – né di dover sommare ai già numerosi impegni una campagna a risultato zero.
La questione è spinosa e non è ancora stata risolta. Sebbene le numerose doglianze abbiano convinto il leader a una riflessione più approfondita.
Con un embrione di compromesso: trasformare la richiesta erga omnes in una faccenda volontaria.
Se la candidatura fosse facoltativa, qualcuno potrebbe farsi avanti: senza la sgradevolezza della competizione e con maggiore dedizione da parte dei colleghi di partito.
E’ il caso di Rinaldi, che nicchia ma potrebbe convincersi. O della Bonfrisco, agevolata anche dal fatto che la preferenza o è unica o è di genere: in quel caso potrebbe fare cordata proprio con Cangemi, che ha un buon bacino di voti.
Qui però sorge un altro problema: alla Pisana sono già in cantiere le prime mosse per il “dopo Zingaretti”. E nessuno ha voglia di aprire altri tavoli.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile
L’ELENCO (INCOMPLETO) DEGLI INCARICHI DAL 2012, RARAMENTE PORTATI FINO IN FONDO
Dove c’è elezione, c’è Vittorio Sgarbi. Anche a Roma dove il deputato eletto con Forza Italia e sindaco di Sutri, è stato designato come assessore alla Cultura in pectore dell’eventuale giunta guidata da Enrico Michetti, l’amministrativista vicino a Fratelli d’Italia appena incoronato da Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani nel vertice di mercoledì.
Sgarbi si era candidato mesi fa a sindaco di Roma con il suo Partito della Rivoluzione e dice di aver “ritirato” la sua candidatura a primo cittadino ma per il posto di assessore “non temo rivali”.
Da possibile membro di giunta l’esordio è stato con i soliti insulti, questa volta alla sindaca della Capitale in carica, Virginia Raggi: “L’idea di questa pazza della Raggi di fare uno stadio con i grattacieli basterebbe per renderla inabile di fare il sindaco, è incapace di intendere e di volere”.
Michetti aveva appena finito di dire che Sgarbi “ha un profilo altissimo e il mio ruolo sarà di servizio, non di comando. Voglio essere di supporto ai miei assessori e alle loro idee nel raggiungimento degli obiettivi che ci daremo”.
Vale la pena ricordare che negli ultimi dieci anni Sgarbi è stato candidato a diverse tornate elettorali in tutta Italia e ha ricoperto numerosi incarichi politici che raramente ha mantenuto fino a fine mandato.
L’unico che resta al momento è quello di deputato: nel 2018 è stato infatti eletto alla Camera con Forza Italia grazie a un listino bloccato in Emilia, dopo che nell’uninominale aveva perso la sfida con Luigi Di Maio, nel collegio di Acerra.
Dal 2012 a oggi il critico d’arte è stato assessore a Baldissero d’Alba, a Urbino, a Cosenza, alla Regione Siciliana.
E’ stato anche candidato non eletto o ritirato a sindaco a Salemi, Milano, a presidente della Regione Siciliana, che ha lasciato per il seggio alla Camera, e a consigliere regionale dell’Emilia Romagna a cui ha dovuto rinunciare sempre per l’incompatibilità con il ruolo di deputato.
A ottobre scorso ha annunciato la candidatura a sindaco, a dicembre a presidente della Regione Calabria, di cui si è persa traccia.
Tra gli anni Novanta e i Duemila è stato tra l’altro anche sindaco di San Severino Marche (per un anno), eurodeputato e sottosegretario ai Beni culturali, nel Berlusconi II.
A Montecitorio è stato deputato in 5 diverse legislature: l’ultima volta è stato eletto nel 2018 con Forza Italia ma è uscito poco dopo dal gruppo per iscriversi al gruppo Misto. Qui dentro è iscritto al sottogruppo di centrodestra Noi con l’Italia-Usei-Rinascimento.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile
CON LA REGOLA DEI DUE MANDATI PUNTA SUL RICAMBIO GENERAZIONALE… GLI STRALI DI DI BATTISTA
Chi pensava che con il partito di Giuseppe Conte Beppe Grillo cogliesse l’occasione per andare in
pensione si dovrà ricredere.
La “carta bianca” che è stata concessa all’ex premier è appuntata dai paletti del fondatore, che ha affidato le chiavi di una macchina che continua a considerare sua a quello che ritiene il miglior conducente possibile, ma che non ha nessuna intenzione di mollare: “Vorrei vedere un po’ di gente nuova, gente fresca, che ci dia un po’ di energia, abbiamo fatto quella regola proprio perché la politica non diventasse una professione per i nostri”, il senso del ragionamento sul limite dei due mandati che in queste settimane e in questi giorni ha fatto a chi lo ha sentito. Con la consegna dei dati degli iscritti da parte di Rousseau la nuova creatura disegnata dal professore pugliese è pronta a levare gli ormeggi, ma i nodi sul tavolo sono tanti e la strada ancora più difficoltosa del previsto.
Si prenda l’aprire o meno alla possibilità del terzo mandato, la questione potenzialmente più esplosiva per gli equilibri interni.
Il premier ha spiegato che la questione verrà affrontata più in là, che non sarà nel nuovo Statuto. C’è bisogno di tempo per far decantare le tensioni, e far esplodere il tema adesso significherebbe inimicarsi l’altra metà del cielo, a seconda della scelta presa.
L’ex premier vorrebbe una mediazione, un punto di caduta a metà tra il mantenimento della regola tout court e l’abolizione, un sistema di deroghe per salvaguardare meriti e competenze.
Ma è proprio il fondatore, che mantiene salda la golden share sul partito, a non voler fare un passo indietro sulla questione. Parlando con le persone che gli sono più vicine in questo momento di travaglio personale, Grillo avrebbe manifestato la voglia di “cambiare” la classe dirigente, di procedere a un rinnovamento profondo dei vertici di un Movimento che per quanto continui a guidare ad intermittenza non sente più suo.
“Beppe si è man mano scollato da quello che succede a Roma”, racconta uno dei pochi ad avere cognizione di quel che succede a Genova.
E continua: “Lui non ha mai capito le logiche del Palazzo, e per quanto abbia indirizzato il Movimento nei momenti decisivi non capisce fino in fondo la trasformazione che hanno subito tanti dei nostri maneggiando il potere”.
Rimane fisso sull’idea che la politica non debba diventare una professione, ritiene che per tanti, troppi, lo sia diventata, lo raccontano infastidito dalla valanga di messaggi che gli arrivano da Roma, tutti incentrati su questioni che lo appassionano poco e che ritiene lontanissime dallo spirito originale del Movimento.
“Con qualcuno ha mantenuto un buon rapporto – ci spiegano – ma per la maggior parte si è stancato dei professoroni che lo tirano per la giacca a destra o a sinistra”.
Mantenere scampoli di identità e fare un repulisti della vecchia guardia sono le motivazioni di una posizione che sta scatenando una ridda di commenti al vetriolo in Parlamento.
Gli onorevoli si danno di gomito e si scrivono: “Ma allora se è già tutto deciso e non possiamo influire minimamente su quel che diventeremo, che senso ha restare?”, la domanda che serpeggia soprattutto fra chi è al secondo mandato.
“Basta che non si vada più andare avanti con deroghe ad personam, creano solo indecisioni, confusione e malumori”, chiede Sergio Battelli.
È una sfilza di dichiarazioni per scoperchiare il vaso e spingere in direzione contraria. “Bisogna valorizzare le esperienze”, spiega Gianluca Castaldi, ex sottosegretario considerato molto vicino a Conte.
“Le competenze acquisite non vanno disperse”, dice Paolo Parentela, “Decidano gli iscritti” è la proposta di Filippo Gallinella, “È arrivato il momento di superare quel limite”, tira giù dritto Giancarlo Cancelleri.
È una rivolta in piena regola, il tema è così scottante che interviene anche Alessandro Di Battista dal Sudamerica: ”È avvilente leggere le dichiarazioni di moltissimi parlamentari del M5s che oggi, a pandemia non ancora finita, con la classe media al collasso, con Confindustria che fa il bello ed il cattivo tempo e con una crisi sociale fuori dal comune, preferiscono metter bocca sulla regola del doppio mandato ovviamente con l’obiettivo di cancellarla e poter continuare a vivacchiare nelle istituzioni”.
In mezzo Conte, che fatica a divincolarsi tra le intemerate del fondatore e il malumore dei gruppi: “A lui di chi c’è o non c’è importa poco, lui e Rocco (Casalino) pensano che il brand vincente sia il suo e basta”, spiega un deputato lasciando intendere che in fondo, se rimanesse lo stop al terzo mandato, l’ex premier avrebbe più margine di manovra per costruire il nuovo Movimento a propria immagine e somiglianza. Dall’entourage del premier smentiscono recisamente che il nuovo capo politico voglia inserire un riferimento al suo nome nel simbolo, raccontano di un Grillo contrarissimo a questa eventualità, ma il solo fatto che se ne parli dà l’idea del campo che Conte si ritroverà a dover sminare. Garante permettendo.
(da Huffingtonpost)
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