Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile
UN’ALTRA PAGINA VERGOGNOSA PER LA SEDICENTE DESTRA ITALIANA
Un disegno di legge che per la prima volta ha accontentato tutti, perché lineare e giusto, a parte Fratelli d’Italia che continua con la linea ostruzionistica.
L’Aula del Senato ha approvato in prima lettura il ddl proposto dal M5s e appoggiato da tutta la maggioranza per l’inserimento della tutela dell’ambiente e degli animali in Costituzione.
I voti favorevoli sono stati 224, nessun contrario e 23 astenuti (tra questi i senatori di Fratelli d’Italia).
Il provvedimento passa alla Camera per la seconda delle quattro letture previste nel caso di legge costituzionale.
Il disegno di legge prevede la modifica dell’articolo 9 della Costituzione con l’aggiunta del comma in cui si precisa che “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.
Il provvedimento modifica, inoltre, l’articolo 41 della Carta, prevedendo che l’iniziativa economica non possa svolgersi in modo da recare danno alla salute e all’ambiente e che la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini ambientali.
Per il M5s si tratta di “un tassello fondamentale nel grande puzzle che compone la transizione ecologica e solidale” e che “allinea la nostra carta costituzionale a quella di quasi tutti gli Stati europei”.
Plaude anche la Lega sottolineando “la positiva convergenza di tutte le forze di maggioranza”.
Per il segretario del Pd, Enrico Letta, è “un grande risultato. Avanti ora più rapidamente possibile con gli altri passaggi”.
Esulta la deputata di Forza Italia Michela Vittoria Brambilla, “da tre legislature mi batto per ottenere questo risultato” dice, e ora il Parlamento può realizzare “un grande cambiamento, di straordinaria portata, giuridica, sociale e culturale”.
Sono mancati invece i voti di Fratelli d’Italia. Astenuto anche Matteo Richetti (Misto, +Europa Azione).
Wwf: “Primo passo storico” – Il voto del Senato al disegno di legge che introduce nella Costituzione la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, per il Wwf “è un primo passo storico. Ora ci auguriamo che la Camera approvi il testo con altrettanta rapidità e che l’intero iter si concluda entro la fine della legislatura”.
Il Senato, osserva l’associazione ambientalista, “ha dato prova di maturità riuscendo a comprendere come questi valori siano ormai parte integrante della nostra società e non possano più essere ritenuti secondari, come confermato dalle vigenti norme europee e dalla costante giurisprudenza”.
Il riconoscimento costituzionale della tutela dell’ambiente “è una battaglia storica del Wwf, che infatti è stato chiamato a prendere parte ai lavori in Commissione Affari Costituzionali del Senato, che hanno portato alla elaborazione del testo oggi approvato a larga maggioranza”.
Ora “chiediamo che la Camera licenzi il testo con altrettanta rapidità e con un consenso ancora più ampio, affinché si possa giungere alla definitiva approvazione prima della conclusione della Legislatura”.
“Per rendere realmente concreto questo traguardo – conclude il Wwf – è però necessario che la legislazione ordinaria, statale e regionale, sia sempre più attenta alla tutela ambientale”.
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile
MANIPOLATA LA CARTELLA CLINICA DAI RUSSI: FATTA SPARIRE LA COMPONENTE DI ORGANOFOSFATI IN QUELLA UFFICIALE
Lo staff di Alexey Navalny è riuscito a ottenere prima una copia della sua cartella clinica –
fotografandola presso l’archivio dell’ospedale a Omsk, dove fu curato dopo l’avvelenamento, in modo ‘non ufficiale’ – e poi la cartella clinica ‘vera e propria’ attraverso canali ufficiali.
In questo caso manca un dato chiave, ovvero l’analisi sul livello della colinesterasi, che proverebbe l’avvelenamento da organofosfati, il gruppo a cui appartengono i composti al nervino come il Novichok.
Le prove sull’avvelenamento
“Abbiamo compilato una tabella di incongruenze in modo da sapere esattamente cosa è stato aggiunto alla versione ufficiale e cosa è stato rimosso dalla versione non ufficiale”, si legge sul sito di Navalny.
“La maggior parte dei cambiamenti sono minimi. È strano che ci siano, perché la cartella clinica è stata nell’archivio per molto tempo e dovrebbe essere già in perfette ‘condizioni finali’. In entrambe le versioni, secondo i medici, ci sono già abbastanza dati per fare una diagnosi con piena fiducia: avvelenamento da organofosfati. Tutte le conclusioni sul metabolismo, la pancreatite e altri disturbi naturali della salute sono assurde. Non è nemmeno chiaro perché vengano considerate. Ma la cosa più importante è diversa. Nella versione che ci è stata rilasciata ufficialmente manca un documento molto importante”, sostengono gli alleati di Navalny.
“Si tratta di un esame biochimico del sangue di Navalny dell’Istituto di ricerca Sklifosovsky. I truffatori di Omsk lo hanno semplicemente scartato, ce lo hanno nascosto, come se non fosse mai esistito. Ma l’analisi c’era ed è stata registrata una diminuzione critica del livello di colinesterasi. Questo, insieme ad altri sintomi descritti nella cartella clinica, conferma la diagnosi di avvelenamento con inibitori della colinesterasi nel 100% dei casi. La data delle analisi è il 25 agosto 2020. Cioè dopo che Alexey è stato dimesso e il giorno dopo che la clinica Charite di Berlino ha annunciato che Navalny era stato avvelenato. In pratica gli specialisti russi hanno condotto esattamente lo stesso studio e hanno trovato la stessa cosa”, accusa lo staff dell’oppositore in carcere.
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile
DA 14 GIORNI DECINE DI NAVI FERME IN RADA A YANTIAN, GRAVI RITARDI NELLE CONSEGNE, PREZZI ALLE STELLE
La foto, rubata da un marinaio, mostra decine di navi – in arrivo da tutto il mondo – da giorni in sosta davanti al porto di Yantian, nella Cina meridionale. Si erano dirette allo Yantian International Container Terminal, centro di smistamento delle merci tra i più avanzati del Paese, per fare il pieno di container. Ma le operazioni sono bloccate, causa coronavirus.
Casi di positività al Covid si registrano a Shenzhen, dove si trovano i porti strategici di Yantian e di Shekou, e a Guangzhou, dove c’è il porto di Nansha. Non sono molti, ma la severità dei cinesi nei controlli è ormai nota.
Tamponi sono in corso a tappeto anche tra il personale del porto di Yantian, dove pure c’è qualche positivo. Il contagio da variante Delta, molto insidioso, sta allarmando le autorità sanitarie.
L’attività portuale risente molto del problema. Con effetto domino, il blocco del porto di Yantian si è presto riverberato sugli scali cinesi satelliti. Ma l’intero sistema mondiale delle consegne comincia a risentire della crisi cinese. Al punto che la situazione sembra più grave rispetto a quella di Suez a marzo 2021, quando il traffico fu bloccato dall’avaria alla portacontainer Ever Given.
Camion automatici senza pilota caricano i container a Yantian
In un messaggio via LinkedIn, il danese Lars Jensen, esperto di trasporto marittimo, sostiene che i container fermi nei porti della Cina meridionale (tra cui Yantian) hanno già superato quelli del Canale di Suez dopo l’incidente alla nave Ever Given. In 14 giorni di crisi cinese, non hanno viaggiato circa 357.000 teu (il teu è l’unità di misura del trasporto dei container). La Ever Given fermò 55.000 teu al giorno, per solo sei giorni.
E le cose minacciano di peggiorare. Scrive il Corriere Marittimo che la compagnia di trasporto danese Maersk ha fermato 40 sue imbarcazioni già dirette a Yantian, dirottandole verso porti agibili, con ritardi ulteriori nelle consegne. E la stessa strategia viene messa in campo ormai dai trasportatori giapponesi della Ocean Network Express e dalla OOCL, compagnia di Hong Kong.
In questo scenario, il costo del trasporto marittimo sta volando alle stelle. La domanda, quella è forte perché tanti Paesi vivono una ripresa economica dopo l’uragano Covid, a partire dagli Stati Uniti. Nello stesso tempo, molti porti continuano a lavorare a basso regime, anche perché colpiti periodicamente da quarantene. Nel gioco tra domanda (alta) e offerta (bassa), a farne le spese sono i prezzi del trasporto, sempre più proibitivi.
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile
“IO AVREI SATURATO TUTTI GLI OVER 60 PRIMA DI CREARE ALLARMISMI”… “L’ITALIA, ALLE PRIME AVVISAGLIE, DOVEVA FARE CONTRATTI MASSICCI PER ALTRI VACCINI”
Nuovo caos sul vaccino AstraZeneca: l’Italia intera è in attesa di un’indicazione
sull’uso per gli under 40, le Regioni si muovono a macchia di leopardo e la Campania interrompe addirittura gli open day, le reazioni di trombosi riecheggiano sui giornali, nonostante siano casi rarissimi.
Per fare chiarezza abbiamo intervistato Luca Pani, 60 anni, cagliaritano, ex direttore generale dell’Aifa (2011-2016), ordinario di farmacologia e farmacologia clinica all’Università di Modena e Reggio Emilia e all’università di Miami.
Professore, il Cts italiano oggi deciderà rispetto alle limitazioni di AstraZeneca per i giovani…
“La interrompo subito. È già qui che è tutto ribaltato. Ma per caso sono cambiate le leggi in Italia? Per cui adesso le decisioni regolatorie le prende il Cts? Ma chi è il Cts rispetto ad Aifa, che ha tutti i dati in mano? Non è per fare polemica, ma mi sembra assurdo…”
Quindi, secondo lei, la scelta spetta all’Aifa? O al ministero della Salute? Glielo chiedo perché qui è partito lo scarica barile…
“Solo e soltanto all’Aifa. Come sono spettate solo all’Aifa tutte le decisioni fino a questo momento. Ovviamente l’Aifa deve ascoltare tutti, e l’Ema vede e sa tutto. Ma poi sono i dati scientifici a parlare. E non c’è Oms che tenga, ministero che tenga o Cts che tenga. Poi si può parlare di quanto è vincolato il direttore generale dell’Aifa, ma questa è un’altra storia…”
Ma soprattutto: se ci sarà solo un’indicazione e non un diktat cosa bisogna dire agli under 40 e ancora di più alle giovani donne? Devono farlo o no?
“Quando si è davanti a un’autorizzazione emergenziale e non a una approvazione le regole sono diverse. Se vengono fuori dei dati sui potenziali rischi, non bisogna somministrarlo”
Oggi l’ex direttore esecutivo dell’Ema Guido Rasi ha detto che oggi non vaccinerebbe sua figlia con AstraZeneca. Lei ha figlie? Oggi le farebbe vaccinare? E nei mesi scorsi le avrebbe fatte vaccinare?
“Sottoscrivo quello che dice Rasi. Mia figlia 23 anni ha già fatto Pfizer da tempo qui negli Stati Uniti. AstraZeneneca qui non è autorizzato”.
E se fosse in Italia?
“In Italia non glielo farei fare. In questo momento nei luoghi a bassa circolazione del virus e nelle persone non a rischio per il Covid e a rischio remotissimo per un evento avverso da AstraZeneca conviene fare un vaccino a mRNA, ma sono casi isolati e rari”.
E chi ha già fatto la prima dose deve stare in allarme o no?
“No, perché – ripeto – gli eventi avversi sono molto rari”.
I casi di trombosi sono in effetti 1 ogni 100mila. È il quadro ad essere cambiato. Come TPI aveva già spiegato nella rubrica “Parole chiare in medicina”, in Italia adesso il virus circola molto meno e secondo le tabelle dell’Ema, “con meno di 50 contagi settimanali ogni100mila abitanti il rapporto rischi/benefici con AstraZeneca non è più cosi favorevole sotto i 40 anni”.
Insomma, a questo punto della storia della pandemia fare AstraZeneca non vale più la pena?
“Certo, questo è un punto un po’ tecnico, ma fondamentale. In questo momento la circolazione del virus è ridotta, ho meno persone in ospedale, quindi non vedo perché devo correre un rischio anche minimo se posso fare altri vaccini. Ma la domanda è un’altra: bastano gli altri vaccini oggi in Italia? Li state usando, li state iniettando?”.
L’ultima raccomandazione solo per gli over 60, nei fatti, non è stata rispettata. Non era meglio vietarlo in toto ai giovani?
“Queste sono delle strategie di health policy. Se il Paese aveva un sufficiente numero di dosi alternative, se aveva la certezza di coprire comunque la campagna vaccinale per gli over 60…Allora sì, poteva interrompere”.
Sembra esserci un effetto a cascata dello stop a Astrazeneca ai giovani anche sugli anziani. Tra gli over 60 infatti gli scettici sull’utilità di vaccinarsi sono ancora più di 3 milioni (non si sono fatti somministrare nemmeno la prima dose!). In quel caso che si fa? Meglio trovare più dosi di Pfizer per tutti?
“Ecco l’enorme problema nel comunicare i rischi sui giovani ancora prima di aver vaccinato tutti gli over 60. Stiamo parlando di una barba finta e chi potrebbe utilizzarlo in quanto categoria a rischio, sopra i 60 anni non lo sfrutta più al massimo!”
Con gli open day ai giovani le Regioni hanno sbagliato? È stata una corsa a chi vaccinava di più senza guardare ai potenziali rischi?
“Questo è stato il de profundis per il titolo V sulla salute. Ovviamente non succederà niente, ancora una volta. Non si riuscirà neanche questa volta a togliere alle Regioni il potere sulla salute. Le Regioni hanno vaccinato senza calcolare i rischi e si sono mosse da sole, come gli pareva”.
Ma secondo lei deve esserci un preciso e chiaro diktat, ovvero una decisione ferma e precisa dell’Ema?
“Attenzione, l’Ema è fatta dagli Stati membri. Quindi è sempre in collegamento con le agenzie statali. E sì, serve dare una linea”.
Fin dall’inizio AstraZeneca ha avuto problemi. L’Italia e l’Europa l’hanno gestita bene secondo lei, che conosce così bene questo mondo?
“La negoziazione nazionale sarebbe stata disastrosa rispetto a quella europea. Certo, bisognava mandarci delle persone esperte nella negoziazione dei farmaci. Perché dall’altra parte avevi degli avvocati da 50mila dollari a consulenza, spietati e che fanno i loro interessi. Però noi ce la giocavamo per milioni di abitanti, quindi non era male come potere negoziale”.
Quindi vuole dire che ci siamo fatti trovare impreparati?
“Sì, siamo andati lì impreparati. La differenza che si è notata chiara tra Stati Uniti e Europa è che i primi hanno inserito la strategia sui vaccini all’interno del word speed in una strategia di investimento globale, pubblico-privato tra l’altro. Quando loro hanno scoperto che la proteina spike poteva essere quella da colpire, per lo sviluppo del vaccino sono andati da chi faceva vaccini a Rna e sono andati da Moderna. Lo stesso hanno fatto Pfizer e Biontech, dove Biontech aveva anche i finanziamenti del governo tedesco. AstraZeneca aveva i finanziamenti di Oxford. Ma è mancato, a livello europeo e ancora manca, il concetto del valore del farmaco come valore di investimento, non come costo. E questo cambia le negoziazioni globali”.
Anche questa volta, come nel blocco di marzo, c’è dietro un decisionismo politico?
“Sì, è così”.
C’entra in qualche modo il fatto che AstraZeneca è il vaccino che costa di meno?
“Io spero che non sia stato questo il processo che ha determinato le scelte. Ma potrebbe aver contato. Costava di meno e quindi doveva essere più utile. Bisogna usare come parametro sempre la scienza, non l’economia”.
Sembra entrarci anche l’economia in questo caso. Per esempio, perché nel Regno Unito è andato tutto liscio con AstraZeneca?
“Questo dà la misura di quanti pochi siano i casi avversi. Globalmente non va male AstraZeneca e il Regno Unito è stato un esempio positivo, lì è andato tutto liscio. Le decisioni politiche, di strategia, di comunicazione – purtoppo – contano”.
Le faccio una di quelle domande impossibili: se fosse ancora lei il direttore dell’Aifa che decisione prenderebbe sullo stop ai giovani?
“Inanzitutto mi sarei premurato, perché la cosa si sa da mesi, di aver chiuso altri contratti per altri vaccini. Contratti massicci, intendo. Cosa che avrei potuto tranquillamente fare. Anche perché abbiamo un sistema sanitario ampiamente digitalizzato e quindi si poteva fare come Pfizer ha fatto con Israele”.
E perché non ci hanno pensato anche i suoi colleghi?
“Non lo so. Questo dipende dagli uomini e dalle donne che prendono decisioni”.
E poi?
“Poi avrei spinto al massimo per tutte le categorie a rischio per cui fare AstraZeneca vale la pena. Cosa che non è successa in Italia. Perché il panico è stato tanto e i furbetti di AstraZeneca, quelli che lo hanno rifiutato, sono stati troppi. Quindi io avrei prima saturato quelli sopra i 60 anni e poi preso una decisione sui giovani. Il compito dell’Aifa è capire anche, con visione, rischi e benefici per l’intera popolazione”.
Quindi, per capirci, avrebbe dato lo stop per i giovani o no?
“Sì, con la circolazione attuale del virus il gioco non vale la candela”.
Andando oltre Astrazeneca, è sempre più concreta la possibilità del bisogno di una terza dose di vaccino. L’Ema aveva fatto male i conti?
“Non è quello il tema. Il problema è che per esempio se servirà fare la terza dose e negli Stati Uniti si ritroveranno stretti, non daranno più i vaccini agli altri Paesi”.
Ci sono ancora parti del mondo dove la maggior parte della popolazione non ha fatto neanche la prima dose. In questo modo saremo in balia delle varianti?
“Il rischio è quello. Più circola, più varia. Quindi bisogna fare una strategia a livello mondiale su quanto sia conveniente fare la terza dose in alcuni posti, o almeno la prima in altri. Vi ricordo che la prima, dopo 10 giorni copre circa al 40-50 per cento. Che è già qualcosa. L’altra cosa da fare in maniera massiva è sequenziare, sequenziare, sequenziare le varianti. Dovresti sequenziare almeno il 15 per cento del totale dei tamponi giornalieri. Che però richiede un investimento e delle risorse umane non indifferenti. Questo servirà ad anticipare il futuro”.
E allora perché secondo lei è “strategicamente sbagliato” cancellare i brevetti?
“Io non sono preoccupato tanto per le aziende farmaceutiche. Quelle sono ricche sfondate e va bene così. Ma eliminare i brevetti toglie al ricercatore, sono esseri umani quelli che inventano i vaccini! Sono persone che hanno lavorato tutta la vita su un sogno, spesso un progetto di vita totale, per cui hanno sacrificato tutto. Ecco, possono scegliere liberamente se regalare il brevetto all’umanità, e spesso lo fanno. Ma lo devono fare loro! Il rischio è che viene meno la spinta individuale (e anche quella delle aziende). L’altro rischio, di cui si parla meno, è che le cose importanti non verranno nemmeno brevettate”.
Cioè?
“Cioè significa che resteranno un segreto industriale. Nessuno lo dirà. E sarà ancora peggio, perché da ogni brevetto deriva l’avanzamento della conoscenza umana. I problemi non sono i brevetti, ma le competenze per produrre i vaccini su scala industriale. E, ve lo dico, al momento in Italia nessuno potrebbe produrli. Figuriamoci in altri Paesi”.
(da TPI)
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Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile
POCHE SETTIMANE FA AVEVA DETTO: “I GIOVANI DEVONO STARE TRANQUILLI, GLI EFFETTI COLLATERALI SONO MINIMI”
“Visto l’impatto degli enormi errori di comunicazione sia dell’Aifa che del Ministero della Salute sull’opinione pubblica italiana, si decida da domani se il vaccino AstraZeneca non si deve più usare e ci si attrezzi per fare solo vaccini a mRna”: così Lo l’infettivologo genovese Matteo Bassetti in un post su Facebook in cui ha invitato il Cts a seguire le decisioni assunte da Norvegia, Danimarca e Austria sulla somministrazione del siero di Oxford, sulla cui somministrazione agli under 60 si dibatte da mesi.
“Non serve limitarlo ad alcune età, a questo punto andrebbe stoppato in tutte le età chiedendo scusa agli italiani per la comunicazione errata e antiscientifica su questo vaccino. Si punti quindi unicamente sui vaccini di Pfizer, Moderna e poi su CureVac. Ma deve essere una scelta politica”, ha aggiunto l’infettivologo direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova.
“L’opinione pubblica è inferocita sul vaccino AstraZeneca, le istituzioni non possono lasciare da soli i medici e le Regioni a difenderli”, aggiunge Bassetti, mostrando di aver fatto marcia indietro rispetto a poche settimane fa, quando affermava: “i ragazzi devono stare tranquilli”.
“In tutto il mondo i giovani sono stati sottoposti al vaccino e gli effetti collaterali sono stati minimi”, aveva osservato Bassetti.
(da TPI)
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Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile
LA SINDACA: “CI STRINGIAMO ATTORNO ALLA FAMIGLIA”… UN’ALTRA DONNA DI 36 ANNI E’ RICOVERATA IN RIANIMAZIONE
È morta Camilla Canepa, la diciottenne di Sestri Levante ricoverata domenica al
S.Martino di Genova dopo una trombosi al seno cavernoso e operata per la rimozione del trombo e ridurre la pressione intracranica. Era stata vaccinata con il vaccino di AstraZeneca il 25 maggio nell’open day per gli over 18.
“Purtroppo, poche ore fa, Sestri Levante è stata colpita da un lutto che mai avremmo voluto vivere – dice la sindaca di Sestri Valentina Ghio-. L’amministrazione comunale e tutta la città si stringono intorno alla famiglia della ragazza scomparsa oggi. In questo momento di dolore esprimo tutto il mio affetto e la mia vicinanza ai familiari di Camilla”.
La giovane era stata ricoverata al San Martino il 5 giugno per una trombosi dopo avere ricevuto il vaccino AstraZeneca il 25 maggio
È quanto vogliono verificare il pubblico ministero Stefano Puppo e l’aggiunto Francesco Pinto che hanno aperto un fascicolo senza ipotesi di reato sulla vicenda: il reato ipotizzabile sarebbe quello di lesioni colpose procedibile però solo a querela di parte. I magistrati hanno chiesto alla direzione sanitaria tutta la documentazione relativa all’iter vaccinale, ma anche a quanto successo dal primo accesso al pronto soccorso, passando per le dimissioni, e il secondo ricovero.
La ragazza aveva ricevuto il vaccino il 25 maggio nel corso di un Open Day. Il 3 giugno era andata una prima volta in pronto soccorso con cefalea e fotofobia. Quella volta però all’ospedale di Lavagna.
Secondo quanto dichiarato dai vertici ospedalieri, era stata sottoposta a Tac cerebrale ed esame neurologico, entrambi negativi, ed era stata dimessa con raccomandazione di ripetere gli esami del sangue dopo 15 giorni.
Il 5 giugno, però, è tornata in pronto soccorso con deficit motori. Questa volta però all’ospedale regionale di secondo livello, appunto al San Martino di Genova. Sottoposta a Tac cerebrale “ con esito emorragico”, era stata trasferita nel reparto di Neurochirurgia dove era stata sottoposta a due interventi chirurgici.
In Procura sono quattro i fascicoli aperti per persone morte dopo la vaccinazione. Il primo caso riguarda l’insegnante di 32 anni Francesca Tuscano a cui era stato inoculato Astra-Zeneca.
Intanto, l’altro ieri al San Martino è stata ricoverata una donna savonese di 34 anni che: mentre si trovava al lavoro nel Tigullio, ha avvertito un forte mal di testa e si è recata autonomamente al pronto soccorso del Policlinico. Dai primi esami effettuati, è emerso un livello basso di piastrine nel sangue. La donna ha riferito di essere stata vaccinata ad Alassio il 27 maggio scorso con la prima dose di AstraZeneca. Secondo quanto riferito dagli specialisti del San Martino, anche questa paziente è stata operata ed ora è in rianimazione.
(da La Repubblica)
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Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile
CREATA IN FRETTA E FURIA, CANCELLATA PER TROPPI ERRORI
Toni agiografici, voci prive di riferimenti e fonti esterne, violazione di copyright e, infine, la cancellazione. L’epopea della pagina Wikipedia della candidata vicesindaca a Roma Simonetta Matone
Che i nomi di Enrico Michetti e di Simonetta Matone circolassero da tempo nelle liste dei papabili candidati per il centrodestra nella corsa al Campidoglio romano è un dato di fatto. È però vero che, escludendo gli addetti ai lavori, si tratta di due nomi che fuori dal Gra (e forse anche all’interno) dicono ben poco. Tant’è che ieri, dopo l’annuncio della candidatura in ticket si è verificata la corsa a scoprire chi fossero.
Insomma, chi sono Michetti e Matone? Qual è il loro curriculum? Quali sono le loro pregresse esperienze? Che ruolo ricoprono nel centrodestra? Domande più che legittime per un potenziale elettore, ma anche per chi guarda alle elezioni del prossimo autunno come semplice curioso spettatore.
E dove si vanno a cercare queste informazioni? Sulla stampa nazionale e locale, certo. Ma anche su Wikipedia, per esempio.
Michetti, al momento, non ha una pagina a lui dedicata. Diversa invece l’epopea wikipediana della voce dedicata alla magistrata e candidata vicesindaca di Roma, Simonetta Matone.
Una voce enciclopedica che, nel corso delle ultime ore, è stata protagonista di una tragicomica vicenda nella sua compilazione. Già, perché subito dopo l’annuncio dell’accordo in «piena sintonia» raggiunto dal centrodestra sui due candidati, la pagina della sostituto procuratore generale della corte d’Appello di Roma è stata continuamente e posticciamente oggetto di modifiche.
I problemi della pagina di Wikipedia di Simonetta Matone
Bisogna tener a mente che la compilazione di una voce su Wikipedia richiede il rispetto didascalico delle regole della piattaforma, l’inserimento di fonti, dati e di collegamenti esterni a sostegno di quanto riportato nel testo. E richiede tassativamente che i contenuti non vengano copia-incollati da altre pubblicazioni. Insomma, un lavoro certosino e di cura. Cosa che non è accaduta sulla pagina di Simonetta Matone. Tant’è che la voce a lei titolata è stata inizialmente segnalata per ben tre violazioni delle norme.
La prima: sul tema del «diritto» la pagina risultava «orfana, ovvero priva di collegamenti in entrata da altre voci».
La seconda, simile alla prima: «Questa voce o sezione sull’argomento magistrati non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti».
E infine l’ultima, che va a violare uno dei capisaldi dell’enciclopedia digitale più usata al mondo: «La neutralità di questa voce o sezione sull’argomento politica è stata messa in dubbio». Il motivo? La «voce curriculare presentava toni agiografici».
Certamente il curriculum della magistrata romana è di tutto rispetto, ma le modalità con cui è stato riportato non erano idonee per una voce enciclopedica, che deve essere il più neutrale e meno autoreferenziale possibile.
Nella biografia wikipediana di Matone, solo per citare l’incipit, si poteva infatti leggere: «Laureata in giurisprudenza alla Sapienza di Roma nel 1976, dal 1979 al 1980 è vicedirettore del carcere presso Le murate a Firenze. Dal 1981 al 1982 è giudice presso il tribunale di Lecco e dal 1983 al 1986 è magistrato di sorveglianza Roma.
Fin dall’inizio della sua attività lavorativa, per lei la parola “giustizia lenta” non esiste: troppe persone aspettano, troppe cause, fascicoli che non possono rimanere chiusi in armadi per anni. Ha 26 anni, è scrupolosa e scioglie nell’ambito civile centinaia di riserve ereditate dei suoi predecessori. Tutti ricordano il suo lavoro svolto con attenzione, porta in Camera di Consiglio numerosi processi civili pendenti da anni ricevendo l’encomio del Consiglio dell’ordine».
Dai toni usati, secondo le linee guida di Wikipedia, la biografia di Simonetta Matone risultava essere più simile a una narrazione agiografica che una voce enciclopedica.
E se per tutto il pomeriggio e nella serata di ieri la voce è stata continuamente modificata e rimpinguata di informazioni non propriamente in linea con le regole dell’enciclopedia, stamattina la pagina di Matone risultava esser stata rimossa.
Perché? Perché oltre alle 3 contestazioni precedenti, il testo violava anche il copyright di pubblicazioni esterne, l’una di Sardegna Reporter, l’altra dell’Enciclopedia delle Donne. Insomma, servirà tempo e cura per la prossima campagna elettorale e per presentarsi agli elettori e alle elettrici.
Anche su Wikipedia, se proprio si vuole.
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile
CONTE INCONTRA GRILLO: SUL TAVOLO LE NUOVE REGOLE DEL M5S
Il divorzio da Davide Casaleggio segna anche la fine per il M5S dell’era della
piattaforma. Che cessa di esistere o meglio cambia radicalmente il concetto. Il capo politico reggente dei pentastellati, Vito Crimi, ha già fornito, in un intervista a il Fatto quotidiano, alcune anticipazioni su come si organizzeranno i grillini nel prossimo futuro in cui verrà incoronato leader Giuseppe Conte.
Tutto ritornerà in capo al Movimento che non si avvarrà più di un’unica società ma di diversi operatori appaltanti (tre) che avranno forti specializzazioni. E così ci sarà una società che si occuperà del software per la gestione dei dati e per consentire agli iscritti di accedere e di iscriversi, “un Crm, uno tra i più usati al mondo”.
E dunque anche le votazioni saranno appannaggio di un operatore specializzato. “Di fatto – ha spiegato sempre il reggente – compreremo un prodotto-voto”. Non sono stati ancora fatti ufficialmente i nomi delle società.
Ma nel provvedimento del primo giugno con cui il Garante della Privacy ordinava all’Associazione Rousseau di consegnare al M5S tutti i dati personali degli iscritti al Movimento qualcosa trapela. “Il Movimento – si legge – nell’affermare di avere provveduto alla nomina di nuovi soggetti quali responsabili del trattamento (Corporate Advisor s.r.l., Isa s.r.l. e Notaio in Roma dott. XX), ha altresì illustrato precise modalità tecniche di trasferimento dei dati in questione”.
La prima società, Corporate Advisors – Trust company, ha sede a Roma. Quanto alla seconda, Isa, capitale sociale di 100 mila euro, ha sede a Viterbo. Sul sito della prima si legge che “la Corporate Advisors è una società di consulenza aziendale che si occupa dell’elaborazione della contabilità e delle dichiarazioni fiscali per privati e aziende”.
Dal 2010 – si legge sempre – “la Corporate Advisors ha ampliato la sua offerta di servizi alla clientela, occupandosi, nella qualità di trustee, di gestione dei patrimoni delle famiglie e delle società attraverso l’istituto del Trust”.
L’azienda fa riferimento allo studio legale di Massimo Giuliano e Daniela Di Gravio. Il primo è anche commissario liquidatore, nominato con decreto del ministero dello Sviluppo Economico, di società cooperative poste in liquidazione coatta amministrativa. E membro del gruppo di esperti Blockchain e Distributed Ledger Technology istituito sempre presso il Mise, messo in piedi quando ministro era Luigi Di Maio.
L’Isa è invece impegnata nei software per la sanità: gestione erogazione farmaci, vaccinazioni, ricette e fatture elettroniche. Gran parte degli appalti sono con le aziende sanitarie del Lazio.
“Il Team Isa – si legge sul suo sito – da sempre sensibile alle progressive innovazioni nel settore dell’Information Technology, si pone come partner tecnologico qualificato per aiutare il cliente a identificare nuovi e più efficienti pattern di lavoro e offrire servizi di consulenza, analisi, progettazione e sviluppo”.
Tutta la gestione dell’organizzazione, appunto, sarà salda in capo al M5S. E per accedere ai vari servizi gli iscritti dovranno andare sul sito del Movimento. “Contiamo di avere costi inferiori a quelli di Rousseau, che erano pari a 1,3 milioni all’anno”, spiega Crimi. Ma non è questo l’argomento all’ordine del giorno.
Ora che il M5S è in possesso dei dati sugli iscritti, il prossimo traguardo sono le due votazioni sulla modifica allo Statuto e, subito dopo, sul “nuovo assetto” del Movimento. E proprio sulla stesura del nuovo Statuto e della Carta dei valori M5S martedì ci sarebbe stato un primo faccia a faccia tra Conte e Beppe Grillo, il quale avrebbe confermato il suo no al superamento del vincolo del doppio mandato.
(da La Notizia)
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Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile
PESA LA VARIANTE DELTA
I casi Covid nel Regno Unito hanno registrato un’impennata nella giornata di ieri, quando sono stati registrati 7.540 nuovi contagi: il massimo dal 26 febbraio scorso.
Sul nuovo aumento dei contagi sembra pesare la diffusione della variante Delta (finora nota come “indiana”) che si sta espandendo molto rapidamente nel Paese.
Nell’ultima settimana il rimbalzo dei casi di positività al Covid nel Paese ha toccato il 90 per cento in più. Restano limitati invece i casi gravi: sono solo 6 i decessi registrati tra l’8 e il 9 giugno, mentre il numero di ricoverati è di poco più di mille in tutti i reparti nazionali, ed è in aumento contenuto.
Il governo Johnson, preoccupato dalla possibilità di essere costretto a rinviare di un paio di settimane la prossima tappa di uscita dal lockdown fissata per il 21 giugno, ha immediatamente allargato la platea dei richiami.
Nel Regno Unito sono 28,5 milioni le persone che hanno completato il ciclo vaccinale, mentre 40,7 milioni di persone hanno avuto almeno una dose. L’Office for National Statistics ritiene che circa otto persone su 10 nel Paese abbiano anticorpi contro il coronavirus, perché guarite dal virus o perché vaccinate.
Il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano Massimo Clementi all’Adnkronos Salute ha dichiarato: “La morale di quel che sta accadendo in Gran Bretagna è che una dose di vaccino non basta: ce ne vogliono due, il ciclo completo, per avere il massimo di protezione. La maggioranza dei soggetti infettati sono persone che hanno ricevuto solo la prima dose. C’è qualche contagiato anche con 2 dosi, ma pochi” e “l’Inghilterra aveva fatto una bandiera della scelta di vaccinare tanto con una dose”.
Con una variante di Sars-CoV-2 più problematica dal punto di vista della maggiore trasmissibilità, “come quella Delta” arrivata dall’India, “avere un’immunità più bassa, conferita da una sola dose, non è sufficiente”, spiega Clementi. “E in Gran Bretagna hanno ancora un buon numero di persone vaccinate con una dose, anche se stanno continuando la campagna d’immunizzazione anche loro in maniera estensiva e massiccia”.
(da agenzie)
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