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FONDAZIONE GIMBE SU ASTRAZENECA: “I RISCHI PER GLI UNDER 50 SUPERANO I BENEFICI”

Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile

“PERCHE’ SONO STATE IGNORATE LE RACCOMANDAZIONI?”

Una netta diminuzione di positivi e di decessi in tutto il Paese. Questo il nuovo quadro epidemiologico illustrato dal monitoraggio settimanale di Fondazione Gimbe sulla situazione Covid in Italia.
Nella settimana dal 2 all’8 giugno i nuovi casi di Sars-Cov-2 sono scesi del 31,8% (da 22.412 a 15.288). Un calo percentuale simile a quello registrato per i decessi: -34,9%, con 469 nuove vittime, rispetto alla settimana precedente quando erano state 720.
«Da 12 settimane consecutive il trend dei nuovi casi si conferma in discesa, sia per la ridotta circolazione del virus come dimostra la riduzione del rapporto positivi/casi testati, sia per la costante diminuzione dell’attività di testing» commenta il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta, ribadendo proprio l’importanza del tracciamento.
Calo delle persone testate. Cartabellotta: «Ingiustificabile»
A proposito dei dati sul tracciamento, il monitoraggio Gimbe evidenzia un’ampia disparità tra Regioni. Nelle ultime 4 settimane il numero di persone testate settimanalmente a livello nazionale si è ridotto del 28,3%, scendendo da 2.614.808 a 1.875.575. «A fronte di una media nazionale di 150 persone testate al giorno per 100 mila abitanti si rilevano notevoli e ingiustificate differenze regionali» spiega meglio Cartabellotta, «da 239 persone testate/die per 100 mila abitanti del Lazio a 64 persone testate/die per 100 mila abitanti della Puglia».
Ricoveri, tutte le Regioni sotto le soglie di allerta
Sul fronte della pressione ospedaliera il monitoraggio settimanale di Gimbe segnala uno svuotamento progressivo delle strutture sanitarie. Dal picco registrato del 6 aprile scorso fino al 2 giugno, si attesta un calo importante dell’84% di ricoveri in meno. -1.507 persone ospedalizzate rispetto alla settimana precedente a quella del 2 giugno. Numeri che si confermano anche per le terapie intensive: – 301 ricoveri (-30,4%) con l’occupazione dei posti letto che si attesta all’8% e tutte le Regioni sotto le soglie di allerta.
Ancora troppi over 60 senza vaccino
«Con l’apertura della campagna vaccinale a tutte le fasce d’età era atteso il netto incremento dei trend di vaccinazione nelle persone di età inferiore a 60 anni. Ma al momento, con oltre 2,9 milioni di over 60 ad elevato rischio di ospedalizzazione e decesso che non hanno ancora ricevuto nemmeno la prima dose, diventa sempre più urgente integrare il sistema di prenotazione volontaria con strategie di persuasione individuale, personalizzate e capillari sul territorio».
La responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari di Gimbe, Renata Gili, spiega lo stato dell’arte della campagna vaccinale anti Covid evidenziando ancora un grande vuoto nella messa in sicurezza dei più fragili.
Ad oggi risultano ancora totalmente scoperti il 7,4% degli over 80 ( 330.526), il 14,7% della fascia 70-79 ( 879.088) e il 22,9% per quella 60-69 anni. Sempre sul fronte dei fragili, il monitoraggio segnala l’83,7% degli over 60 con almeno una dose di vaccino ricevuta, evidenziando allo stesso tempo una costante disuguaglianza tra le Regioni: se Puglia, Umbria, Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna, Molise e Toscana superano l’85%, la Calabria e la Sicilia restano ancora sotto il 75%.
«AstraZeneca? L’uso sui giovani è ormai anacronistico»
Fondazione Gimbe si è poi espressa sulla delicata questione del vaccino AstraZeneca per i giovani. Mentre Ministero della Salute e Cts discutono sul possibile utilizzo consentito solo agli over 50, Cartabellotta ribadisce come «in un’ottica di salute pubblica e di strategie vaccinali il profilo beneficio-rischio del vaccino si modifica in relazione alla circolazione del virus. Ed è anacronistico che, a fronte delle indicazioni del Ministero della Salute che già dallo scorso 7 aprile raccomandava AstraZeneca “preferenzialmente” per gli over 60, nelle ultime 3 settimane, su un totale di 1.431.813 dosi di vaccini a vettore adenovirale somministrate, il 33,1% (473.578 dosi) siano state somministrate a persone under 50 e l’11% (158.156 dosi) nella fascia 18-29». In buona sostanza per Gimbe è arrivato il momento di prendere una decisione più decisa nei confronti delle raccomandazioni finora date da Aifa e Ministero. «Nei soggetti più giovani, già a minor rischio di Covid grave, in condizioni di bassa circolazione virale l’incidenza di effetti avversi, seppur molto bassa, supera i potenziali benefici del vaccino nel prevenire ospedalizzazione, ricovero in terapia intensiva o decesso», continua a spiegare Cartabellotta, sottolineando come «se da un lato non bisogna rallentare il ritmo della campagna vaccinale, dall’altro è indispensabile massimizzarne i benefici e minimizzarne i rischi».
(da Open)

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INIZIA IL PROCESSO PER L’OMICIDIO DI WILLY

Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile

BELLEGGIA, I FRATELLI BIANCHI E PINCARELLI RISCHIANO L’ERGASTOLO

È iniziata la prima udienza in Corte d’Assise al tribunale di Frosinone per i quattro ragazzi di Artena accusati di aver ucciso a pugni e calci il 21enne di Paliano, Willy Monteiro Duarte.
In carcere con l’accusa di omicidio volontario, i fratelli Marco e Gabriele Bianchi assieme a Mario Pincarelli e Francesco Belleggia rischiano fino alla condanna all’ergastolo, dopo che il giudice ha rifiutato la richiesta dei loro legali di accedere al rito abbreviato.
Il pestaggio mortale è avvenuto la notte tra il 5 ed il 6 settembre 2020 a Colleferro. I familiari del giovane cuoco italo-capoverdiano si costituiranno parte civile insieme ai Comuni di Paliano, Colleferro e Artena. «Willy è con noi e spero ci dia la forza per affrontare questo processo. Provo tristezza, solo tanta tristezza», ha detto la madre del ragazzo.
Dopo il pestaggio che ha portato alla morte di Willy, gli accusati hanno sempre negato non solo di avergli fatto del male, ma anche di averlo toccato. Le intercettazioni in carcere, però, dimostrerebbero il contrario. «Solo ci so, ci so tirato», ha detto Pincarelli in dialetto al padre, mentre erano a colloquio. «Solo lo so un po’ rovinato, gli so tirato quanto steva per terra da chiglio».
Per gli investigatori c’è quindi la certezza che il ragazzo abbia fatto del male a Willy quando era in terra.
Bianchi, invece, a colloquio con il fratello, dà la colpa a Francesco Belleggia, l’unico tra gli accusati dell’omicidio a trovarsi agli arresti domiciliari: «L’ha spezzata chiglio figlio de puttana de Belleggia la vena n’canna (in gola, ndr)».
Con Pincarelli, Belleggia avrebbe preso a pugni Willy, finendolo.
Il corpo di Willy
In seguito all’arresto dei quattro, l’ordinanza del gip descriverà il pestaggio come un episodio caratterizzato da «Colpi sferrati con inaudita violenza da persone esperte ed allenate nonché consapevoli, anche per la sproporzione fisica rispetto alla vittima, della nocività e letalità degli stessi».
Il giudice scrive che «Willy Monteiro Duarte, un ragazzo di appena 21 anni e corporatura esile, era semplice spettatore di una discussione che stava volgendo al termine ed era dunque del tutto impreparato all’aggressione. Per circostanze e velocità dell’azione non faceva in tempo a opporre alcuna resistenza». Secondo i risultati dell’autopsia, il 21enne muore per un’azione «coordinata». Riporterà lesioni al torace e alla carotide.
(da agenzie)

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CALENDA E’ RINGIOVANITO, LE ELEZIONI (E IL FOTOSHOP) GLI FANNO BENE

Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile

CI VOLEVA UN ALTRO CON I MANIFESTI PHOTOSHOPPATI, NE SENTIVAMO LA MANCANZA

«Enrico Michetti e Simonetta Matone? Non conosco personalmente né lui né lei. Mi devo documentare». Carlo Calenda, 46 anni, si è candidato sindaco di Roma già da 8 mesi. E ora finalmente conosce i nomi di tutti i suoi principali avversari.
Si è messo a dieta. Alterna caffè, sigarette e bottigliette d’acqua a go-go. Le sue parole d’ordine sono competenza, esperienza e cursus honorum. Insomma, per salvare la Capitale non «basta uno qualunque».
Appena un anno fa su Leggo escludeva la possibilità di candidarsi sindaco e ora eccola qui. Cosa è successo?
«È successo che non si è candidato nessuno. Paolo Gentiloni no, Enrico Letta – che io dissi che avrei appoggiato – nemmeno, Carlo Fuortes idem. E allora mi sono fatto avanti io e mi sono messo a studiare. Perché per candidarsi a sindaco di Roma bisogna studiare molto».
Perché tutti scappano?
«Perché i problemi si stanno accumulando. È l’unica Capitale che cresce meno rispetto al Paese che rappresenta. C’è un problema di classe dirigente politica. I politici non hanno voglia di avere rogne, come si dice a Roma».
Cioè?
«Finché si tratta di prendere il consenso andando in tv sono tutti capaci. Ma quando si tratta di affrontare gli enormi problemi di Roma, preferiscono fare altro. Giorgia Meloni che in tv è bravissima quando si tratta di andare a governare la sua città, ribaltandola e dimostrandosi quindi pronta a governare l’Italia, scappa, non si sporca le mani. Come fai a pensare di governare una nazione se non hai mai guidato una città».
Sono 8 mesi che gira Roma, c’è qualcosa che l’ha particolarmente colpita?
«Ne ho viste tantissime. Mi ha colpito molto il cosiddetto Tunnel dei sette nani a Gregna. Un tunnel per saltare il Raccordo: per camminarci i cittadini hanno dovuto mettere delle tavolette. Sembra che se lo siano scavati da soli».
E in positivo?
«In genere il lavoro fatto dalle associazioni. Un esempio: c’è un ragazzo – Michele – che mantiene da solo il Parco dell’Acqua e del Vino – e fa lavorare alcuni ragazzi difficili. L’eccellenza romana oggi è l’associazionismo».
Torniamo ai sindaci, lei boccia la Raggi, ma i suoi predecessori? Marino lo promuove?
«Marino non lo promuovo. Aveva molte idee giuste, ma non gli hanno fatto fare niente. Poteva avere molti limiti, ma il Pd non gli ha fatto fare proprio niente».
Lo sa che però in molti la accostano a Marino? Dicono che anche lei sia un extra terrestre.
«C’è una differenza sostanziale, io non mi metto accanto quelli che si è messo vicino Marino. Se devi parlare ogni volta con Astorre e Bettini non fai nulla».
Veltroni e Rutelli ?
«Rutelli è stato il miglior sindaco di Roma, e si era messo intorno persone molto capaci».
E il suo alleato a Roma Matteo Renzi?
«Non lo sento mai, non lo sento da molto tempo».
Se diventasse sindaco qual è il primo provvedimento che prenderebbe?
«Un piano straordinario di pulizia della città di 12 mesi da 38 milioni di euro. Levare le erbacce, pulire le strade, mettere a posto i marciapiedi cancellarei graffiti. Devi dare subito la sensazione che la città ha invertito la rotta».
Poi?
«Sistemare la questione dei rifiuti».
Ma la situazione in città è fuori controllo. Come si sistema?
«Bisogna raddoppiare le linee dei termovalorizzatori e chiudere il ciclo dei rifiuti. Inoltre tutti i TMB di Roma sono vecchissimi, vanno resi più moderni anche se costa molto».
Anche il porta a porta costa moltissimo.
«Vero, però si può iniziare dai non residenziali. Dai bar, dai ministeri, dai ristoranti. Sono di meno, ma producono molti più rifiuti. Se fai il porta a porta per i non residenziali, raggiungendone l’80% fai il 60% della raccolta totale. È una cosa che si può fare rapidamente».
Dice che il Pd è un ostacolo, però lei aveva cercato il loro appoggio.
«Ma alle mie condizioni. Ho proposto un rinnovo completo. Nel Pd ci sono anche persone in gamba».
Nomi?
«Marta Leonori, Marta Bonafoni. Estella Marino è una persona che io avrei preso in squadra per lavorarci».
Intanto Roma è bistrattata e boicottata.
«Roma non è sentita come Capitale e quindi nessuno l’ha difesa. Quando hanno costruito Intesa San Paolo a Torino sono state messe alcune condizioni per tutelare la città. Con UniCredit nessuno a Roma ha fatto altrettanto. Questa città non è difesa da nessuno. In parte è colpa dall’inettitudine della Sindaca, in parte dei parlamentari».
Ha già in mente la squadra per la Capitale?
«Ora non faccio nomi. Ma posso assicurare che sono tutte persone capaci e preparate. Gente che lavora e che è disposta a scendere in campo se divento sindaco. Fare i loro nomi ora non sarebbe corretto. Tutte persone con un cursus honorum adeguato, esperienza dopo esperienza hanno dimostrando la loro competenza. Roma va ribaltata, qui serve un dream team».
Con chi le piacerebbe confrontarsi al ballottaggio?
«La Raggi, senza dubbio. Così, proprio a Roma, si rompe definitivamente la chiacchiera grillina uno vale uno. Il fatto di dire io faccio il voto di protesta e quindi eleggo per incarichi difficilissimi persone senza competenza e senza esperienza deve finire».
Se non va al ballottaggio per chi vota?
«Io vado al ballottaggio».
Qual è il suo posto del cuore a Roma?
«Io sono nato a Via Nicolò Piccinini. Il mio posto del cuore è tra Villa Chigi e viale Somalia. Il mio quartiere».
E dove ha dato il primo bacio?
«A Villa Ada».
È vero che è a dieta?
«Sì e faccio sport la mattina».
Alemanno ha detto che ha inondato la città con manifesti talmente photoshoppati da sembrare suo figlio?
«Si, mi sono tolto qualche ruga. Che male c’è? Mi sono ringiovanito un po’. Lo dice anche mia figlia. Viva Photoshop».
(da La Notizia)

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SALVINI DICE CHE CHI PAGA 600 EURO IN NERO UN CAMERIERE NON E’ UNO SFRUTTATORE

Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile

HA PARLATO LO SPECIALISTA DI CONDONI FISCALI AGLI EVASORI… COMUNQUE PUO’ SEMPRE RINUNCIARE AI 10.000 EURO AL MESE DA PARLAMENTARE E VIVERE CON 600 EURO IN NERO LAVORANDO 12 ORE AL GIORNO , NESSUNO GLIELO VIETA

C’era lui in Consiglio dei Ministri quando il governo di cui faceva parte ha votato e approvato a larga maggioranza il Reddito di Cittadinanza. Poi quella coppia di fatto con il Movimento 5 Stelle non ha terminato la luna di miele ed è partita la corsa alla demonizzazione del provvedimento che mirava (con annesse e innegabili storture nella gestione dei sussidi) a sostenere tutte quelle persone alla ricerca di un posto di lavoro. E oggi Matteo Salvini è riuscito nell’impresa di “giustificare” quegli imprenditori che offrono occupazione (anche stagionale) con compensi irrisori.
Il tutto dichiarato pubblicamente nel corso della sua intervista a Studio24, su RaiNews.
“Dopo un anno e mezzo di Covid va fatta una riflessione sul significato e l’efficacia del reddito di cittadinanza. Perché molti imprenditori, da Nord a Sud, lamentano il fatto che si sentono dire troppi no da coloro ai quali propongono un posto di lavoro perché la risposta è ‘mi conviene tenermi i 500 euro per restare a casa a vedere gli Europei di calcio’”.
Ovviamente la ricostruzione del divano e degli Europei – prossimi all’inizio – sembra essere una versione partorita dalla mente del segretario della Lega che, non contento, ribadisce il concetto qualche istante dopo.
Rispondendo a una domanda specifica della conduttrice sugli stipendi offerti ai lavoratori stagionali, infatti, Matteo Salvini coglie la palla al balzo per parlare di cifre e compensi: “No, ci sono dei contratti. Non ci sono gli imprenditori sfruttatori. Molto semplicemente: se tu prendi 600 euro per stare a casa a guardare la televisione e ti offrono 600 euro per andare a fare il cameriere, la soluzione la lascio intuire”. Insomma il problema è il reddito di cittadinanza che ha cifre troppo alte rispetto alle proposte degli imprenditori? La risposta sembra essere questa analizzando le parole del segretario della Lega.
Parole che, di fatto, legittimano l’esistenza di compensi bassi offerti a chi risponde a un offerta di lavoro. Anche stagionale. Il leader della Lega ha parlato di calo di manodopera dovuta al reddito di cittadinanza (che ricordiamo essere una misura targata Movimento 5 Stelle, ma sostenuta, votata e approvata anche dal Carroccio durante il governo Conte-1).
La miglior risposta a questa propaganda è arrivata nei giorni scorsi da Sammontana e da quella valanga di candidature arrivate poco dopo l’annuncio della ricerca di 300 lavoratori stagionali.
Ma anche dall’Istituto Alberghiero di Roma che ha sottolineato come molti giovani siano stati costretti a lasciare l’Italia per via delle bassissime retribuzioni offerte dal mercato ristorativo italiano.
Evidentemente, il lavoro (quello degli altri, ovviamente) merita stipendi bassissimi.
(da NextQuotidiano)

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CASO SAMAN, DURA PRESA DI POSIZIONE DELLA CONFEDERAZIONE ISLAMICA ITALIANA: “CI COSTITUIREMO PARTE CIVILE AL PROCESSO, CONTRO LE NOZZE FORZATE VANNO INASPRITE LE PENE”

Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile

“CODICI D’ONORE DISUMANI, LA RELIGIONE NON C’ENTRA, SONO DEI CRIMINALI”

“La Grande Moschea di Roma e la Confederazione Islamica Italiana hanno già conferito mandato ai propri legali di fiducia di valutare la possibilità di costituirsi parte civile nel processo penale a carico di coloro che verranno ritenuti responsabili del delitto di Saman Abbas”.
Sono le parole di una nota inviata ad Aki – Adnkronos International, che esordisce denunciando “violenza sulle donne, ancora”.
“Verrà valutata ogni iniziativa legale a tutela della comunità islamica contro ogni forma di strumentalizzazione mediatica della triste vicenda di Saman Abbas che ci offende e ci addolora profondamente – prosegue il documento firmato dal segretario generale del Centro Islamico Culturale d’Italia, Abdellah Radouane, e dal segretario generale della Confederazione Islamica Italiana, Abdellah M. Cozzolino.
La nota prosegue: “La violenza esercitata sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità, è un fenomeno criminale di particolare allarme sociale in cui convergono una molteplicità di questioni”.
“Il problema dei matrimoni forzati e, più in generale, dei diritti delle donne, va affrontato oltre che con l’inasprimento della pena, per finalità dissuasive, come previsto dalla legge 69/2019 – che all’Art. 7, prevede l’introduzione dell’Art. 558 bis del Codice Penale (Costrizione o Induzione al Matrimonio) – soprattutto con interventi preventivi sul piano culturale, che facilitino una trasformazione più equa delle relazioni di genere rispetto alla cultura d’origine”, continua il documento.
“Occorrono interventi nelle scuole, nelle comunità e nella società, che favoriscano il recupero fondamentale della memoria storica per consolidare una coscienza e cultura civica capaci di condurre verso la condivisione dei valori democratici, di libertà e di giustizia, sanciti nella Costituzione italiana – si legge – Tutelare i diritti delle donne, anche quando lontane e diverse, richiede che vadano distinti e ben identificati i singoli aspetti della questione, per evitare di scivolare in una narrativa che strumentalmente riproponga confronti di matrice discriminatoria basati sull’intolleranza e sull’ostilità contro le minoranze”.
La vicenda di Saman Abbas “non ha assolutamente delle motivazioni di natura religiosa, ma rimanda a tradizioni ancestrali e tribali che sono state importate da contesti lontani, misogini e sessisti, contrari all’ordinamento giuridico italiano ed europeo”, viene aggiunto nel documento firmato dal segretario generale del Centro Islamico Culturale d’Italia, Abdellah Radouane, e dal segretario generale della Confederazione Islamica Italiana, Abdellah M. Cozzolino.
“Una catena di dolore, vergogna e disperazione. Una subcultura che viene da lontano e che su ‘codici d’onore’ disumani trova la forza bruta di ferire e perfino di uccidere. Violenza cieca che spinge a compiere delitti efferati e vigliacchi su donne ritenute come proprietà personale. Inciviltà delle relazioni familiari spesso dipinte con linguaggi e temi che del credente in Dio non hanno proprio nulla”.
Il “drammatico” caso di Saman, aggiungono, “non può essere interpretato e declinato ricorrendo a pareri religiosi, ma va esclusivamente inquadrato nella sua cornice criminale e giudicato con gli strumenti giuridici previsti dall’ordinamento italiano”.
(da agenzie)

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RASI: “A MIA FIGLIA ASTRAZENECA NON LO DAREI, MEGLIO NON RISCHIARE SOTTO I 40 ANNI”

Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile

“NELLE GIOVANI DONNE E’ MEGLIO EVITARE DI SOMMINISTRARLO”

“Oggi come oggi a mio figlio maschio lo farei fare, a mia figlia no. Ora il quadro è cambiato, si corrono meno rischi di malattia grave o di morte e quindi è più logico usare AstraZeneca sopra i 40 anni”.
A parlare è Guido Rasi, ex dg di Ema e ora consulente del commissario Figliuolo.
In un’intervista a La Stampa il professore ribadisce alcune perplessità sull’uso del vaccino a Rna messaggero nelle giovani donne. Molto più sicuro effettuarlo oltre i 40 anni d’età.
“L’Ema ha definito tre scenari diversi di diffusione del virus, rapportando i casi di malattia grave e i decessi conseguenti alle infezioni con il numero potenziale di eventi avversi ugualmente gravi correlabili al vaccino. Ebbene, le tabelle indicano che quando si hanno meno di 50 casi di Covid settimanali ogni 100 mila abitanti com’è oggi in Italia, il rapporto beneficio rischio è favorevole al vaccino AstraZeneca solo oltre i 40 anni di età”.
Rasi sottolinea come il rischio di trombosi dopo il vaccino nelle giovani donne sia comunque un “evento rarissimo”. Ma ora, che si ha una maggiore disponibilità di vaccini e meno casi gravi di covid, si può “non correre nemmeno quei rischi infinitesimali”.
″[…]Questo tipo di trombosi, che colpiscono soprattutto le giovani donne, erano più che rarissime ieri così come lo sono oggi. Solo che ora si è ridotto anche il rischio di contagio e la disponibilità dei vaccini è aumentata, per cui è possibile non correre nemmeno quei rischi infinitesimali. Anche perché è bene dire che quel caso su 100 mila nel 95% si risolve positivamente, soprattutto quando si fa una diagnosi tempestiva”.
Il professore spiega come, a suo parere, sia stato troppo affrettato organizzare gli eventi Open Day con il vaccino Atrazeneca.
“Diciamo che avrei aspettato un attimo. Oggi come oggi a mio figlio maschio lo farei fare, a mia figlia no, fermo restando che anche immunizzandosi con AstraZeneca correrebbe meno rischi di quelli comunque rari che si assumono prendendo la pillola” sottolinea Rasi.
L’ex dg dell’Ema ribadisce però come, chi ha fatto la prima dose di Astrazeneca e non ha avuto reazioni avverse, possa tranquillamente essere sottoposto anche alla seconda dose del vaccino. Si legge su La Stampa
“Si può tranquillamente fare il richiamo con lo stesso vaccino poiché esistono sufficienti evidenze scientifiche per dire che chi non ha avuto reazioni avverse con la prima dose rischia ancor meno di averne con la seconda. Comunque ci sono tre mesi di tempo da qui ai richiami per decidere. E nel frattempo potremmo avere dati più consolidati che mostrano quanto già sembra evidente, ossia che somministrare la seconda dose con un vaccino diverso dal primo sia un’opzione più che valida”.
Rasi ha speso poi anche alcune parole sul vaccino Johnson & Johnson, per cui le indicazioni, per il momento, sono diverse da Astrazeneca, perché “usa un vettore diverso e non ha fatto registrare quel tipo di eventi trombotici”.
“Ma tra giugno e luglio avremo alternative a sufficienza, anche grazie all’approvazione prevista per il prossimo mese del vaccino a Rna messaggero di Curevac” osserva il professore.
Dunque l’ex dg di Ema esprime alcune perplessità sull’utilizzo del vaccino Astrazeneca, ma solo nelle giovani donne. Nessun rischio, sottolinea il professore, per le altre fasce d’età, che invece sprona a vaccinarsi con Az.
″[…]Questi rarissimi eventi trombotici interessano solo la fascia giovane. E poi […] è un vaccino estremamente efficiente nello stimolare una risposta immunitaria tra gli anziani, nei quali di solito è più debole. Non voglio sbilanciarmi perché non abbiamo ancora solide evidenze, ma in futuro potremmo scoprire che tra chi è più in là negli anni i vaccini a vettore virale sono anche più efficaci di quelli a Rna messaggero”.
(da Huffingtonpost)

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ASTRAZENECA DATO AI GIOVANI PERCHE’ NON SI E’ RIUSCITI A DARLO A MILIONI DI OVER 60

Giugno 10th, 2021 Riccardo Fucile

SEMBRA LA FILOSOFIA DELLO SMALTIMENTO DEI FONDI DI MAGAZZINO CHE NESSUNO VUOLE

Il foglio illustrativo sul vaccino AstraZeneca reso disponibile da AIFA il 2 giugno contiene un’avvertenza chiara anche per i non addetti ai lavori: “Coaguli di sangue molto rari, spesso in siti insoliti (ad es. cervello, intestino, fegato, milza), in associazione a bassi livelli di piastrine nel sangue, in alcuni casi accompagnati da sanguinamento, sono stati osservati dopo la vaccinazione con Vaxzevria […] La maggior parte di questi casi si è verificata nelle prime tre settimane successive alla vaccinazione e si è verificata principalmente in donne sotto i 60 anni di età. In alcuni casi questa condizione ha provocato morte”.
Una scoperta di queste ultime settimane? Assolutamente no. Già dal 25 marzo (quasi con le stesse parole) si poteva leggere il riferimento a questa “osservazione” nel foglio illustrativo.
Per questo mi sembrava perfino troppo timida la scelta di “consigliare” l’uso di AstraZeneca/Vaxzevria solo al di sopra di una certa soglia di età (nella circolare del Ministero della Salute del 7 aprile era “raccomandato un suo uso preferenziale nelle persone di età superiore ai 60 anni”).
E per questo, nel momento in cui alcune regioni, a partire dalla mia, cominciavano a lanciare open day e open week per la somministrazione proprio di questo vaccino ai più giovani, avevo criticato l’iniziativa: la possibilità di vaccinarsi prima, a condizione che si accettasse AstraZeneca/Vaxzevria, mi sembrava e mi sembra un incentivo discutibile.
Quel che era già stato osservato si è ripetuto. In rarissimi casi, per fortuna. Ma si è ripetuto. In Toscana e in Liguria ci sono giovani donne che lottano per la vita.
Ci sono due cose che mi sorprendono.
La prima è il moltiplicarsi di pareri di esperti che, adesso, invitano a procedere con cautela e a sospendere la somministrazione di questo vaccino ai giovani. Come ho ricordato, è almeno dal mese di marzo che la comunità scientifica sa di questi rarissimi casi.
Non è accaduto niente di diverso da ciò che, purtroppo, era lecito attendersi. E allora questi esperti ci dovrebbero spiegare non ciò che già sapevamo, ma perché non abbiano fatto sentire la loro voce – forte, chiara e magari univoca in modo da poter risultare più efficace – prima di open day e open week. Non per rallentare la campagna di vaccinazione. Ma per massimizzare per tutti il rapporto rischi/benefici.
E vengo così al secondo punto che credo non si possa tacere.
Si è deciso di incentivare i giovani ad accettare AstraZeneca/Vaxzevria (il vaccino che io ho fatto e che, a scanso di equivoci, considero un buon vaccino, anche se avrei preferito Pfizer o Moderna) anche perché non si è riusciti (e non si riesce) a vaccinare alcuni milioni di persone per i quali questa era la soluzione raccomandata e appropriata dal punto di vista della salute pubblica, in una situazione nella quale era necessario vaccinare il maggior numero possibile di persone nel più breve tempo possibile e non si voleva rinunciare, come hanno fatto altri paesi, al vaccino che implica questo rischio, che è insieme piccolissimo (i casi, come dice AIFA, sono “molto rari”) e grave (per le possibili conseguenze).
Perché? La spiegazione è semplice: è stata data priorità al principio in base al quale, soprattutto in questo ambito e con limitatissime eccezioni, nessuno deve essere costretto a fare ciò che non vuole. E infatti non ci si stanca di ripetere che i giovani in fila per AstraZeneca/Vaxzevria si sono presentati liberamente. Consapevoli di quel piccolissimo rischio.
Quanto è accaduto non è una imprevedibile fatalità. La Repubblica chiede il rispetto dei doveri di solidarietà (e il vaccino lo è durante una pandemia), ma non lo impone.
E così, mentre si cerca sempre solo di convincere gli ultrasessantenni, si propone ai giovani di correre (liberamente) il rischio di diventare uno di quei casi rarissimi dei quali da tempo si conosce l’esistenza.
Sarebbe più corretto, se si ritiene che la minaccia della pandemia non sia tanto grande da costringere a mettere in questione il principio della non obbligatorietà (e io ho qualche dubbio), rinunciare comunque all’uso di questo vaccino nella fascia di età per la quale non è “raccomandato”. E questo è quello che probabilmente accadrà.
Ma allora sarebbe stato giusto farlo dal primo momento. Impegnandosi a incentivare i più anziani e non i più giovani a fare ciò che è giusto per il bene di tutti oltre che di se stessi. Anche quando non ci convince fino in fondo o può comportare un piccolo rischio.
Ha ragione il presidente Mattarella: la pandemia ci ricorda che ognuno di noi ha bisogno degli altri. Forse è anche questo un modo per dimostrare che abbiamo capito la lezione.
(da agenzie)

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SONDAGGIO DEMOPOLIS, LA EVENTUALE FEDERAZIONE LEGA-FORZA ITALIA PARTE GIA’ BENE, PERDENDO IL 2% RISPETTO ALLA SOMMA DEI DUE PARTITI

Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile

SOLO IL 26% DEI VOTI (CONTRO IL 28% ATTUALE) E FAREBBE SALIRE LA MELONI AL 21%

Secondo l’Istituto Demopolis se si votasse oggi per le Politiche, la Lega si confermerebbe primo partito con il 21,3%: si riduce ulteriormente il vantaggio su Fratelli d’Italia, in crescita al 19,5%, che sembra beneficiare sempre più del ruolo di opposizione. Il Partito Democratico avrebbe il 19,4%, il Movimento 5 Stelle il 16,8%. Staccata, al 6,7%, Forza Italia.
E’ la fotografia sul peso dei partiti scattata dal Barometro Politico di giugno dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento.
Tra i partiti minori, si attestano tra il 2,6% e il 2% Azione di Calenda, la Sinistra Italiana e Liberi e Uguali. All’1,8%, Italia Viva di Renzi viene affiancata da Coraggio Italia, la nuova formazione di Toti e Brugnaro. Sotto l’1,5% le altre liste.
Nelle ultime 24 ore, l’Istituto Demopolis ha misurato l’opinione degli elettori sull’ipotesi di una federazione del Centro Destra che includa i partiti che sostengono il Governo Draghi.
La proposta, avanzata da Salvini, è apprezzata dal 70% degli elettori della Lega; più disorientati appaiono gli elettori di Forza Italia, con un 44% di favorevoli, un 31% di contrari ed un quarto che non esprime per il momento un’opinione.
Una netta contrarietà viene espressa invece dal 63% di chi vota il partito di Giorgia Meloni.
L’Istituto diretto da Pietro Vento ha realizzato un sondaggio per comprendere come cambierebbe il quadro delle intenzioni di voto se nascesse una Federazione tra i partiti di Salvini e Berlusconi: la federazione otterrebbe il 26%, con un vantaggio di oltre 5 punti su Fratelli d’Italia (che crescerebbe però di un punto) e sul Pd.
Cambierebbero soprattutto gli equilibri in seno al Centro Destra, ma se si votasse per la Camera – come rileva l’analisi di Demopolis per il programma Otto e Mezzo – con il 26% la Federazione avrebbe 2 punti percentuali in meno rispetto all’attuale somma dei consensi, il 28%, che otterrebbero oggi autonomamente Lega e Forza Italia.
(da agenzie)

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IL CAVALLO DI GIORGIA MELONI CHE POTREBBE RIVELARSI UN RONZINO

Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile

LA SPUNTA LA MELONI NELLA SCELTA DEL CANDIDATO PER LA CAPITALE

La Capitale c’est moi. Alla fine sul tavolo del centrodestra non ci sono i sondaggi da comparare, le sudate carte, i titoli: “La parola della Meloni è stata prevalente”, riassume uno dei partecipanti al vertice.
“I nomi andavano bene entrambi. E la Matone è stata disponibile al ticket”. E’ ufficiale: il candidato sindaco di Roma sarà Enrico Michetti, avvocato, fondatore della Gazzetta Amministrativa, e soprattutto voce di Radio Radio, popolare emittente capitolina, in cui mescola colte citazioni di Seneca a pillole sulla pubblica amministrazione, poesie composte da lui a omaggi alle Forze Armate.
Soprannominato “Michetti chi?” dai detrattori, amato dai tassisti, mentre un comunicato della coalizione sanciva la scelta e il telefonino ribolliva, il candidato già ringraziava in diretta radiofonica “l’affetto della città e degli ascoltatori”.
Gaffes, dubbi dal sapore negazionista sul covid, una certa vaghezza curriculare: tutto trascorso. “Cessiamo ogni forma di odio, stringiamo le mani a tutti. Farò una campagna elettorale civilissima, parlerò solo di programmi”.
Ci sono “valanghe di messaggi”. Michetti si commuove: “E’ una scelta inaspettata, forse è emblema di pulizia e voglia di fare. Sono un civico, mi ritrovo nell’adesione ai valori della patria. Mi metto a disposizione della città”. “Per ridare orgoglio, efficienza, lavoro, futuro e decoro a Roma. Se Sgarbi farà l’assessore alla Cultura abbiamo un tridente, Michetti, Matone, Sgarbi”, ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini per ritagliarsi un ruolo da protagonista.
Finisce – o per certi versi comincia – così. Dopo Fini e Alemanno, in campo c’è Michetti. Non chiamatelo populista, è pop. E’ la prima volta che a “scegliere” il candidato è una radio. A sceglierlo davvero, però, è stata la leader di FdI. Glielo ha presentato Trancassini dopo che “il prof” ha tenuto un corso di diritto per i parlamentari FdI, lo ha annusato, apprezzato, fatto valutare al suo inner circle, quasi imposto agli alleati: “E’ il nostro Mister Wolf”. Ex ante, un paragone che appare ardito.
Come, dal lato avverso, quello di chi le rimprovera un’infatuazione, quasi un capriccio, come se avesse la testa alle Regionali più che al Campidoglio. Spingendosi all’evocazione metaforica del cavallo prediletto di Caligola, che – leggenda narra – l’imperatore avrebbe sognato console preferendolo a più titolati bipedi. Posso, dunque voglio.
Comunque la si legga, una giornatona per Meloni. Incassa il suo nome per Roma, la presidenza del Copasir che finalmente si sblocca (senza i voti della Lega: non un’intesa, ma una resa) e un sondaggio della Ghisleri che vede FdI al19,8 piazzandosi seconda dopo il Carroccio al 21.5%. E’ lei che a fine vertice si ferma a ragguagliare i giornalisti: “Siamo compatti e determinati. Sul Copasir? Spero che la Lega torni presto a collaborare”. Salvini, nel frattempo, si dedica a un post sul turismo accessibile alle persone con disabilità.
L’ennesimo round a destra si chiude con fumata bicolore. Bianca per Roma, dove il magistrato minorile Simonetta Matone sarà candidata “prosindaco”, e Torino (dove in realtà l’imprenditore Paolo Damilano è stato ufficializzato, ma si era deciso da tempo), nera per Milano.
Sotto la Madonnina, Salvini ha un nome civico che mantiene ancora coperto: uscirà in settimana, altrimenti resta favorito Maurizio Lupi. Mentre al capogruppo azzurro Occhiuto manca solo l’ufficialità per correre in Calabria.
Michetti invece è già partito. Chi lo ha incontrato a tu per tu lo racconta diverso dal “tribuno della plebe” che incarna. Furbo, empatico, accattivante: “Un democristianone”. Altro che “destra-centro”.
Ricordando che Mattarella lo ha nominato cavaliere al merito su proposta dell’allora premier Gentiloni. L’autostima non gli fa difetto: “Ho inventato una rubrica, si chiama La Pulce e il Prof” rallegrò gli ascoltatori anni fa. Adesso è il turno della “grande avventura per restituire alla Città Eterna il ruolo di Caput Mundi”.
Partenza con understatement: “Dobbiamo dare una spolverata a questa città e riportarla agli antichi fasti, al tempo dei Cesari e dei grandi papi. Farla tornare città della scienza e della cultura. Ognuno si deve sentire come San Paolo quando disse ’io sono cittadino di Roma”.
(da Huffingtonpost)

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