Luglio 27th, 2021 Riccardo Fucile
NON ESISTE ANCORA IL REATO DI LESA MAESTA’
Scusate, ma per parlare del caso del giorno – “il caso Travaglio” – purtroppo bisogna entrare negli automatismi del vernacolo. Se uno dicesse: “Quello è un figlio di puttana”, tutti capirebbero che l’oggetto dell’insulto è il figlio, non la madre. Quando si dice “figlio di puttana”, anche nell’accezione più positiva – che esiste – si parla di uno spregiudicato, di un furbastro, di un dritto. Non certo della professione materna e della virtù del suo “genitore uno”.
Ed ecco perché, dovendo entrare in quello che ormai è diventato un caso mediatico-politico di rilievo bisogna persino spiegare alcune banalità di automatismo della lingua italiana: “figlio di papà”, giusto o sbagliato è un rampollo, un campione delle élite, cresciuto in un ambiente protetto in mezzo ai suoi simili.
Del padre questo lemma dice poco, o nulla, del figlio dice tutto. È certo che Marco Travaglio sbagli nel dire che Mario Draghi è “solo un curriculum” (avercelo, direbbe Totò): non è vero che Draghi non capisca “un cazzo”, ma è certo che ha pasticciato sui vaccini. E non poco: il punto era quello.
E non c’è dubbio alcuno che, senza che questa debba essere considerata una colpa, Draghi sia figlio delle élite. È figlio di una farmacista (borghesia agiata) e di un padre che lavorava in Banca d’Italia e che aveva lavorato come dirigente nel mondo del credito. E che ha fatto la sua carriera in Banca d’Italia e nel mondo del credito: figlio – appunto – di suo padre, nella scelta vocazionale di una vita.
Ecco perché la cosa più penosa che si è letta, ieri, era l’argomentazione (non a caso l’ha utilizzata Matteo Renzi) che Draghi sia orfano. Anche Renzi è “un figlio di papà”, indipendentemente dallo stato di salute di papà Tiziano. È cresciuto nell’azienda di famiglia, non ha mai lavorato un minuto in vita sua, prima della politica: prendeva la paghetta dalla ditta di papà e mamma Renzi, poi gli abbiamo dato uno stipendio noi, la collettività. E di certo Renzi è più “figlio di papà” di Draghi.
Ma quando si parla dell’ambiente del liceo Massimo a Roma, quello dove ha studiato l’ex governatore, non a caso si dice: “Quella è una scuola per figli di papà”. Lo si fa senza scomodare anagrafi e certificati di morte: è – ancora oggi – il liceo delle élite, dove la classe dirigente romana iscrive i figli che non vuole sottoporre alle incertezze della scuola pubblica.
La categoria di cui si parla – dunque – è quella dei figli protetti, che frequentano persone di pari censo, non quella dei padri facoltosi e dei loro mestieri. Sarebbe come se parlando di qualcuno dandogli del “figlio di puttana” si ribattesse: “Ma guarda che sua madre fa la crocerossina”.
Tuttavia, seguendo il filo dell’incongruità, e dell’invettiva contro Travaglio si è arrivati a criticare persino Articolo uno, il partito che organizzava la festa in cui il direttore de Il Fatto Quotidiano ha parlato.
Come se una festa in cui si dibatte delle idee, dovesse garantire una sorta di certificazione conformistica: come se tutte le idee dovessero essere uguali. Ma allora di cosa si dibatterebbe nelle feste dei partiti? Roberto Speranza non dovrebbe essere chiamato a dissociarsi da Travaglio, ma dovrebbe di certo dargli una medaglia: perché il mondo ha scoperto grazie alla polemica sui figli di papà che esiste la festa di Articolo uno, e subito dopo che Articolo uno ha una platea non conformista.
Dunque il tema di questi dibattiti non è il padre, ma il conformismo intorno al governo Draghi, un certo clima culturale. Il tema non è l’iperbole ingiuriosa, ma il tabù di Mario Draghi.
Adesso bisogna fare ordine: di Palmiro Togliatti si scriveva che era un servo di Mosca. Di Alcide De Gasperi che fosse un servo degli austriaci. Di Antonio Segni che fosse stato un presidente golpista. Di Giulio Andreotti si diceva che fosse stragista e mafioso (ben prima del suo processo). Dei democristiani (tutti) che erano un regime. Di Aldo Moro che fosse pazzo e (anche) sessuomane (rivedersi Todo modo, se presi da qualche dubbio). Di Silvio Berlusconi si disse e scrisse qualsiasi cosa. Mentre Romano Prodi veniva chiamato dalla stampa di destra “Mortadella” (a lui il soprannome piacque). Amintore Fanfani era un mostro con tentazioni dittatoriali. Giorgio Almirante un “fucilatore fascista”. Bettino Craxi un “cinghialone”, ma anche “Bokassa”, come il dittatore africano che amputava gli oppositori, con ferocia tribale, a colpi di machete.
Solo oggi il conformismo dei giornali, e l’Italia del 90 per cento (dei media) sono intonati a una sola voce, e si pone il tema del reato di “lesa maestà”.
In una democrazia si critica, in una autocrazia si omaggia il sovrano. Il premier, dunque, diventa un monarca intoccabile, che non va disturbato, sbeffeggiato e (soprattutto) irriso.
Ma mi faccio questa domanda: i giornali che fino a sette giorni fa dipingevano la riforma Cartabia come se fosse perfetta e inemendabile, e che secondo copione esaltavano il consenso imposto da Draghi nella votazione in Consiglio dei ministri, cosa scrivono ora quando devono dare la notizia che per volontà di Draghi e della ministra la riforma cambia in modo sostanziale? Non è un contrordine? Era scritta male? Erano giuste le critiche? Se fosse passata come la proponeva il sovrano sarebbero andati in fumo i processi di mafia e di terrorismo? E non ha detto persino Paolo Mieli (ieri, a In Onda) che è stato un errore sospendere gli Open Day vaccinali?
Marco Travaglio ha libertà di opinione, non è eletto, non ha ruoli istituzionali, può dire dei leader politici quel che vuole. Giusto o meno lo giudicano i suoi lettori.
Chi non condivide è libero, a sua volta, di criticarlo. Io non condivido l’iperbole dell’invettiva, non sottoscriverei mai il “non capisce un cazzo”. Ma ho scritto su questo sito che Draghi sulla campagna vaccinale ha sbagliato due volte.
Chi oggi fa polemica su Travaglio ha staccato la spina della criticità ed è questo il tema del contendere. I troll leopoldini (e dintorni) che ieri erano scatenati sui social (e sui giornali) contro il direttore de Il Fatto per le sui opinioni, non hanno detto una parola sul vero assurdo della politica in queste ore. E cioè che Matteo Renzi, ancora una volta, ricatta Enrico Letta dicendogli che se vuole candidarsi alla Camera deve abiurare alla sua linea politica.
Il che – comunque la si pensi – è a dir poco folle. Come se un alleato minore del centrodestra – che ne so Lorenzo Cesa – dicesse che Giorgia Meloni o Matteo Salvini non si possono candidare alla Camera nella loro coalizione.
Questo è l’editoriale che manca, tra i maestri del coro. Questo il corsivo desaparecido. Quello sul figlio di papà di Rignano, beniamino dei direttori, che con l’uno virgola, pretende ancora di dare le carte nella politica italiana.
(da TPI)
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Luglio 27th, 2021 Riccardo Fucile
LA MOGLIE DEL DETENUTO: “E’ VENUTA AL BAR”
Il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Bernardo Petralia, ha
sospeso dalle funzioni di direttrice del carcere di Taranto, Stefania Baldassarri. Il provvedimento è stato adottato – a quanto si apprende da fonti dell’amministrazione – sulla scorta di un’informativa della Dda di Lecce, secondo la quale la direttrice sarebbe coinvolta in condotte irregolari nell’interesse di un detenuto, presente nello stesso istituto penitenziario, indagato per il reato di 416 bis, l’associazione a delinquere di tipo mafioso.
L’informativa firmata dai finanzieri guidati dal tenente colonnello Marco Antonucci, che ilfattoquotidiano.it è riuscita a visionare, Baldassarri si sarebbe presentata in almeno due occasioni nel bar gestito dai familiari di Michele Cicala, il boss arrestato ad aprile perché ritenuto dal pm Milto De Nozza della Direzione distrettuale antimafia di Lecce a capo di un clan mafioso che aveva avviato con gruppi campani e lucani un redditizio contrabbando di gasolio agricolo e reinvestito parte dei proventi in una serie di attività commerciali nel Tarantino. Secondo i finanzieri, in quelle “visite” al bar, la direttrice Baldassari avrebbe avuto colloqui con i parenti del presunto boss riportando informazioni e invitando a chiamarlo.
A certificarlo secondo gli investigatori sono state le intercettazioni tra Cicala e la moglie: quest’ultima infatti in almeno due colloqui avrebbe raccontato al marito “è venuta la direttrice al bar: ‘scrivigli mi raccomando così sta meglio’… no ma era gentile… cioè è venuta buona e ha detto ‘che sei molto fiducioso che stai bene’”.
Per le Fiamme gialle “sebbene il bar Primus Borgo si trovi lungo uno dei possibili percorsi che la direttrice può percorrere per raggiungere la propria abitazione, considerate le circostanze – si legge nell’informativa – non si comprendono le ragioni per le quali dovesse necessariamente fermarsi presso il predetto locale fornendo rassicurazioni sull’umore del Cicala”.
Per gli investigatori è “singolare e di particolare premura l’attenzione riservata dalla direttrice della Casa Circondariale di Taranto verso il detenuto Michele Cicala, la quale recandosi presso una delle attività riconducibili al predetto e sottoposte a sequestro, raccomanda ai familiari del Cicala di scrivergli per esprimergli conforto, tenuto presente che nel periodo di detenzione, causa anche della situazione pandemia il Cicala, alla stregua di tutti gli altri detenuti, ha avuto molteplici modi per comunicare mensilmente: 3 colloqui in presenza; 6 videochiamate Whatsapp e 4 chiamate telefoniche”.
Tra gli addetti ai lavori, però, c’è chi sostiene che questi episodi siano in realtà la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
La gestione Baldassarri, in carcere, infatti, era finita soprattutto negli ultimi anni al centro di una serie di vicende anche giudiziarie. Il carcere ionico, infatti, era finito al centro della cronaca quando indagini delle forze dell’ordine avevano scoperto un significativo traffico di droga all’interno delle celle. In alcuni casi, gli stupefacenti venivano consegnati addirittura con l’utilizzo di droni che dall’esterno della struttura penitenziaria raggiungevano in volo le finestre delle celle di alcuni detenuti.
Non solo. In questi anni altre indagini hanno portato all’arresto di alcuni agenti della polizia penitenziaria che, secondo l’accusa, in cambio di denaro svolgevano le funzioni di postino per i detenuti.
Infine anche la gestione dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia aveva scalfito la direzione: nel carcere di Taranto – tra i più sovraffollati d’Italia con 689 detenuti a fronte di una capienza massima di 304 persone – circa un mese fa, era stato individuato un focolaio Covid.
Eppure della sua capacità di gestione del carcere, Stefania Baldassari ne aveva addirittura fatto un cavallo di battaglia durante la campagna elettorale del 2017 che la vedeva candidata alla carica di sindaco. A capo di una serie di liste civiche, Baldassari aveva riunito intorno a sé anche l’intero centrodestra ionico, ma la sua corsa si è arrestata al ballottaggio che ha visto la vittoria del centrosinistra con Rinaldo Melucci.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Luglio 27th, 2021 Riccardo Fucile
“PER TE VERRA’ LA VENDETTA DI NORIMBERGA, STAI ATTENTA QUANDO CAMMINI PER STRADA”
Le parole sono state pronunciate in un audio inviato su Whatsapp. Destinataria Samantha Grossi, infermiera di Treviso, colpevole, a parere di chi la minacciava, di aver sostenuto apertamente i vaccini: “Per te verrà la vendetta di Norimberga. Stai attenta quando cammini per strada, abbiamo perecchie cose da dirti”.
La minaccia vocale a Samantha è solo l’ultima di una lunga serie, da quando è apparsa su una tv locale e ha invitato le persone a sottoporsi alla vaccinazione. Lei conosce chi l’ha contattata: si tratta di un’operatrice socio sanitaria che lavora nella sua stessa azienda.
Si legge su Repubblica:
“Ti auguriamo la peggiore delle morti: un tumore”; “Il vaccino che tu vuoi far fare agli altri ti deve far morire”; “Tu con il vaccino porti la morte agli altri, se cammini per strada guardati le spalle”; “Ti auguro che ti cada qualcosa in testa”: sono solo alcuni dei messaggi ricevuti sui social e via mail da Luciano Clarizia, 59 anni, infermiere da 33, che gestisce l’area di emergenza, a capo del 118, a Pordenone, dove presiede pure l’Ordine di categoria.
“Siamo tornati al Medioevo – ha pensato Clarizia quando li ha letti – . Questi no vax sostengono che la peste, quando c’era, ha fatto i morti che doveva. E che alla fine, così com’è venuta, se n’è andata. Per loro il Covid è la stessa cosa”.
Le minacce arrivano anche dagli stessi colleghi sanitari, che si oppongono al vaccino.
La percezione di un clima sempre più teso è arrivata anche alla presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche. Barbara Mangiacavalli si mostra risoluta: ”È nostro dovere intervenire – avverte – per tutelare i colleghi presidenti e professionisti e come infermieri per garantire ai cittadini di essere sempre in prima linea per garantire la loro salute. Abbiamo fin dall’inizio invitato tutti i professionisti a rispettare la norma di legge e da parte nostra continueremo a sensibilizzare rispetto all’importanza della vaccinazione”. “Per un infermiere – prosegue – è un dovere verso i cittadini, verso i colleghi e anche verso la scienza in cui crediamo.
(da agenzie)
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Luglio 27th, 2021 Riccardo Fucile
LA PICCOLA ERA STATA CONTAGIATA DALLA SORELLA DI RITORNO DA UN VIAGGIO IN SPAGNA
E’ morta la bambina di 11 anni ricoverata all’ospedale Di Cristina di Palermo che si
trovava intubata dopo aver contratto la variante Delta del coronavirus. Alle 13 il cuore della piccola, affetta da una malattia metabolica rara, ha smesso di battere. Sta meglio invece il neonato di due mesi, anche lui positivo, ricoverato in Terapia intensiva neonatale all’ospedale Cervello.
La bambina era stata contagiata dalla sorella maggiore di ritorno da un viaggio in Spagna. Tutti i componenti della famiglia non sono vaccinati e sono risultati positivi al virus.
“Sono no-vax”, aveva dichiarato il presidente della Regione Nello Musumeci, sottolineando l’importanza delle vaccinazioni per prevenire le forme gravi della malattia.
“I bambini e i soggetti fragili saranno protetti solo quando si svilupperà l’immunità di comunità – aveva già dichiarato Desiree Farinella, referente sanitario dell’ospedale “Di Cristina”- Ricordiamo che si possono vaccinare tutti i bambini dai 12 anni in su, sia presso la nostra struttura dedicata ai bambini che presso i centri vaccinali. In caso di soggetti fragili che non possono vaccinarsi è necessario che i nuclei familiari siano immunizzati a loro protezione”.
(da agenzie)
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Luglio 27th, 2021 Riccardo Fucile
A DIFFERENZA DEGLI IGNORANTI CHE VOGLIONO LA LIBERTA’ DI INFETTARE E SE NE FOTTONO DEL PROSSIMO
“Questo è il volto di chi da giorni sta lottando oltre ogni sforzo per contenere un incendio enorme”: sono centinaia le condivisioni su Facebook di una fotografia che ritrae un vigile del fuoco impegnato per spegnere gli incendi che stanno devastando la Sardegna. –
Si tratta di Francesco Cocco, vigile del fuoco nuorese operativo nelle zone colpite dalle fiamme. Quello di Francesco, 42 anni, è un volto stremato.
Su castedduonline.it la sua testimonianza: “Con i colleghi siamo stati a Cuglieri, poi a Flossio. Poi ancora a Cuglieri, abbiamo evacuato decine di famiglie dalle loro case, alcune erano distrutte dalle fiamme”, le sue parole.
Cocco ha immortalato paesaggi neri nel cuore della notte, macchiati dal rosso acceso del fuoco. Questa foto con gli occhi rossi l’ha scattata dopo il primo intervento a Cuglieri. “In quei momenti pensavo fortemente alla mia famiglia, a mia moglie e ai miei figli, ma soprattutto a lottare per spegnere quanti più incendi possibile. Il fronte del fuoco era vastissimo, la situazione è stata davvero tragica”, si legge su quotidiano. Tantissimi i commenti sui social per il vigile del fuoco: “Rispetto e onore a tutte queste persone che si prodigano giorno e notte per la nostra sicurezza”, scrive un utente. “Chi rischia la vita per il bene di tutti, merita di più. Ci ricordiamo di loro solo quando ne abbiamo bisogno. Vigili del fuoco grazie”, scrive un altro.
(da agenzie)
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Luglio 27th, 2021 Riccardo Fucile
SOLITI CORI CONTRO GOVERNO E “GIORNALISTI TERRORISTI”
Da una parte, in maggioranza, gli imprenditori e i lavoratori sostenitori del
movimento ‘Io Apro’. Dall’altra, in minoranza numerica, i sovranisti con a capo Giuliano Castellino, già leader romano di Forza Nuova e protagonista del movimento dell’ultra destra Area, recentemente di nuovo nei guai con la legge.
Due gruppi diversi uniti, però, nel loro dissenso contro il Green Pass.
A sorvegliare il tutto, le forze dell’ordine schierate con momenti di tensione iniziati dopo le 16:30 quando chi era in piazza del Popolo ha provato a superare i blocchi delle forze dell’ordine ai lati dell’area del centro di Roma al grido di “libertà, libertà”.
Non ci sono stati scontri fisici, ma l’eccessiva euforia di chi ha urlato il proprio dissenso ha creato qualche problema di ordine pubblico.
La piazza ha iniziato a riunirsi intorno alle 15. “Noi siamo contro il Green Pass ma a favore del vaccino”, sottolineano i leader di ‘Io Apro’. “Chiudo i ristoranti e mi faccio mantenere dal governo. Lo Stato ci sta dividendo”, continuano.
Roma, dopo la manifestazione di sabato scorso, è diventata così nuovamente scenario del dissenso contro le regole vaccinali e piazza del Popolo si è trasformata nel megafono di chi vuole gridare il proprio “no” al Green Pass. E così, tra rabbia e teorie complottiste, i toni si sono accesi subito contro i giornalisti, ai quali è stato intimato di non avvicinarsi e non riprendere con la telecamere.
Insulti e qualche spintone, poi il coro: “Stampa e tv non ne possiamo più”. Infine, uno striscione srotolato sulla fontana al centro della piazza, “Non passerà”, e poi il coro “no Green Pass”. E ancora: “Draghi vaffanculo” e “giornalista terrorista”. “Bassetti, la Lucarelli, Burioni sono dei falliti” urlano dai gazebo di ‘io Apro’ durante la manifestazione.
“Siamo l’ultimo argine alla dittatura. Quando la legge diventa ingiustizia la resistenza diventa un dovere. Giù le mani dai bambini”, sono le richieste dei manifestanti che si passano il microfono. “Non c’entrano nulla il pipistrello e il pangolino. Il Covid è stato calato dall’alto. Non capiti mai più”.
“Non siamo più un paese libero”, gridano dalla manifestazione. Alle 16:30 la manifestazione – da statica così come era stata presentata anche alle forze dell’ordine – si è mossa.
“Adesso ci andiamo a fare una bella passeggiata per questa città, perché questa città è nostra, è devo essere libero di farlo”, ha detto uno degli organizzatori della manifestazione IoApro, dal palco di piazza del Popolo, dando così il via alle “danze”.
Un intento bloccato però dalla polizia, in assetto anti sommossa, che ha fatto muro per evitare che la folla si muovesse verso il Flaminio.
Così, dopo mezzora di trattative, i manifestanti in marcia hanno provato nuovamente a “marciare” per tutta Roma, provando a superare il cordone dalle forze dell’ordine dalla parte opposta della piazza, quella verso via del Corso.
Un altro gruppetto, invece, si è diretto verso la zona di Villa Borghese al grido di “blocchiamo Roma”.
E non sono mancanti, come in altre piazza d’Italia, manifestanti con la stella gialla di David e la scritta ‘No vax’. Magliette che hanno indignato la Comunità Ebraica di Roma già nei giorni scorsi: “Possiamo fare tutti gli appelli al buon senso e a usare il cervello, ma quello tra le persecuzioni agli ebrei e le disposizioni vaccinali è un paragone insostenibile, folle, sono cose non accomunabili. Ma poi questo uso strumentale della stella gialla: ci inorridisce vederla puntata al petto di chiunque perché non c’é alcun nesso con la tragedia Shoah”, ha detto all’Adnkronos Ruben Della Rocca, vicepresidente della Comunità Ebraica di Roma: “Possiamo seguitare ad augurarci che nessuno strumentalizzi più la Shoah per questo e altri fini – conclude – E’ una strumentalizzazione che non ci sta e ci indigna”.
Da segnalare che Michetti, candidato sindaco del centrodestra a Roma ha affermato che non farà mai un appello ai romani per vaccinarsi, lui è per la libertà (di infettare gli altri)
L’avvocato in corsa per il centrodestra si smarca dai suoi sostenitori, il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani e il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, che proprio oggi si sono lanciati in appelli accorati e convinti sull’importanza di immunizzarsi
(da agenzie)
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Luglio 27th, 2021 Riccardo Fucile
I SOLDI SUL CONTO CORRENTE DEL PARTITO, E C’E’ CHI LI CHIAMA SCIACALLI
Se non ci fosse da piangere per la Sardegna che sta andando a fuoco verrebbe quasi da sorridere, un po’ come quando si guarda la famosa scena di Totò e Peppino che provano a vendere la fontana di Trevi.
Perché la Lega ha iniziato una raccolta fondi per per l’emergenza incendi in Sardegna. Ma tra tutti i conti correnti che su cui poteva optare per radunare il denaro, istituzionali o creati appositamente per l’occasione, la scelta del Carroccio è andata proprio su quello del partito nell’isola.
E a dirlo senza nessun pudore sono proprio Matteo Salvini e il coordinatore regionale della Lega in Sardegna, il deputato Eugenio Zoffili: “La Lega ha avviato una raccolta fondi per l’emergenza incendi in Sardegna. I contributi liberali raccolti saranno impiegati per iniziative di solidarieta’ per le comunita’ colpite dagli incendi. Le conseguenze finora sono devastanti. Siamo in contatto costante con il Governatore Solinas: per la Protezione Civile almeno 10mila ettari di territorio sono andati in fumo. Un ringraziamento di cuore va a tutte le donne e gli uomini impegnati in queste ore nella lotta agli incendi, combattuta dalla Regione Sardegna e dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile con un imponente schieramento di operatori e mezzi, e un abbraccio alle popolazioni colpite a cui vogliamo essere vicini anche attraverso questa iniziativa. Conto corrente intestato a Lega Sardegna per Salvini Premier – IBAN IT92A0760103200001050000957 – Causale: erogazione liberale emergenza incendi Sardegna”. Su Facebook c’è anche la card con IBAN e logo della Lega ovviamente:
Ma la foglia sull’iniziativa non troppo cristallina l’hanno mangiata in tanti. Ad esempio un commentatore che dice senza mezzi termini: “Lasciate perdere questi sciacalli, usate solo i canali ufficiali dei comuni colpiti”.
Ma anche altri: “Dopo tutti i soldi che vi state mangiando in Sardegna avete il coraggio di raccogliere fondi? O volete prenderli anche da lì? Perché non raccontate la storia dei poltronifici con i mega stipendi? Almeno abbiate il buon senso di tacere”.
Insomma non è stato un successo. E intanto la Sardegna continua a bruciare. Mentre anche i sindacati dei vigili del fuoco lamentano carenze.
(da NextQuotidiano)
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Luglio 27th, 2021 Riccardo Fucile
NOTO NO VAX PER LE SUE TEORIE DELLA COSPIRAZIONE E NEGAZIONISTE DEL COVID, ERA UN MANAGER DI SUCCESSO
Era uno dei nomi più apprezzati nel panorama del marketing globale. Era partito
dalla sua Trieste per poi diventare un esperto di “brand positioning” a Milano, prima di volare oltreoceano e trovare la sua consacrazione professionale in quel di Miami.
E proprio lì, in Florida, Marco De Veglia ha perso la vita a causa del Covid. Lui, nel corso dell’ultimo anno e mezzo, era diventato uno dei volti più conosciuti sui social del fronte negazionista, e non solo. Da qualche mese, infatti, le sue teorie della cospirazione arrivarono anche ai vaccini. E proprio la mancata immunizzazione ha provocato quell’infezione fatale.
A raccontare il decesso del 55enne triestino (che lascia la moglie Daniela e il figlio Ettore) è stato un amico che aveva conosciuto Marco De Veglia in un’agenzia pubblicitaria di Milano negli Anni Novanta.
Al quotidiano La Stampa l’uomo ha raccontato di come il guru del marketing fosse convinto di non avere contratto il virus e si era rifiutato di sottoporsi al tampone:
“Ho fatto il calcolo. Dai primi sintomi all’ultimo respiro sono passati 14 giorni. Marco aveva la variante Delta. Mi sento profondamente in colpa per non aver insistito di più. Doveva andare subito in ospedale a farsi quel dannato tampone. Il suo primo errore è stato non vaccinarsi. Ma senza il secondo errore forse adesso sarebbe ancora vivo”.
Perché oltre a negare l’esistenza della pandemia, De Veglia si prodigava sui social nella sua battaglia contro i vaccini. Dalle petizioni per chiedere la radiazione dall’ordine di virologi e immunologi, fino ad alcune bufale sui prodotti anti-Covid pubblicate sui suoi canali social. E, fino al suo decesso, ha proseguito nel suo negazionismo e complottismo. Al suo amico, intervistato da La Stampa, ha inviato l’ultima foto lo scorso 21 luglio, mentre era ricoverato in terapia intensiva con il casco con l’ossigeno. Poi, sabato 24 la notizia del suo decesso.
(da agenzie)
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Luglio 27th, 2021 Riccardo Fucile
IL GIUSLAVORISTA: “NON AVREBBE SENSO CHIEDERE IL GREEN PASS PER UN RISTORANTE O UN MEZZO DI TRASPORTO E NON CHIEDERLO PER UN LUOGO DI LAVORO CHIUSO”
Professor Ichino, lei è d’accordo con la decisione del giudice del lavoro di Modena?
Concordo sia con quanto l’ordinanza dispone – cioè la conferma del provvedimento aziendale di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione della dipendente che aveva rifiutato di vaccinarsi – sia con la motivazione, interamente fondata su due norme di carattere generale, applicabili in qualsiasi azienda: l’articolo 2087 del Codice civile e l’articolo 20 del Testo Unico sulla sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro. È importante sottolineare, infatti, che il caso deciso dal giudice modenese si è verificato, sì, in una casa di cura per anziani, ma in un’epoca in cui non era stato ancora emanato il decreto-legge n. 44/2021, che prevede l’obbligo di vaccinazione per tutto il personale medico e paramedico. Quanto affermato dal Tribunale di Modena può dunque riferirsi a qualsiasi azienda nella quale sussista un rischio di contagio.
Anche se l’ordinamento italiano non è di common law, crede che questa decisione possa fare giurisprudenza?
Questa decisione non è isolata: essa è infatti preceduta da almeno altre due decisioni del tutto simili, sia per la motivazione sia per la conclusione, adottate nel marzo scorso dai Tribunali di Udine e di Belluno; e non consta alcuna sentenza in senso contrario, da quando la vaccinazione anti-Covid in Italia è disponibile. Si può dunque parlare di un orientamento giurisprudenziale che sta consolidandosi.
Secondo lei la Corte costituzionale se ne dovrà presto occupare?
La Consulta ha già riconosciuto la piena legittimità costituzionale dell’obbligo di vaccinazione, quando esso è necessario per la protezione della sicurezza e della salute dei cittadini in generale, dei lavoratori in particolare. E non dimentichiamo che l’infezione da Covid-19 contratta in azienda è già stata riconosciuta come infortunio sul lavoro. Non credo che, se venisse di nuovo investita della questione, la Corte cambierebbe orientamento su questo punto.
Crede sia giusto l’obbligo di Green pass nei luoghi di lavoro?
Certo che sì: non avrebbe alcun senso esigere il certificato di vaccinazione per l’accesso a un mezzo di trasporto, o a un ristorante, e non esigerlo per l’accesso a un luogo di lavoro chiuso, dove le persone sono per ore a stretto contatto fra di loro.
Questa ordinanza potrebbe essere un assist al governo Draghi per introdurre l’obbligo di Green pass sul luogo di lavoro?
Il Governo non ha certo bisogno dell’assist di un Tribunale per adottare una misura che è già in fase avanzata di elaborazione: se non è stata ancora adottata è perché il Presidente del Consiglio sta tenendo, su questo terreno, una linea opportunamente gradualista, necessaria per tenere insieme una maggioranza molto eterogenea. Ma che a questo si debba arrivare entro agosto, con un provvedimento legislativo o con un protocollo concertato fra governo e parti sociali, mi sembra cosa certa.
(da Huffingtonpost)
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