Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile
SPUNTA UN FASCIO DA AVANSPETTACOLO CON MUSSOLINI TATUATO SUL BRACCIO TRA I CANDIDATI ALLE EEZIONI DI ROMA
Il candidato del centrodestra a sindaco di Roma Enrico Michetti, “ha portato” – così si usa nel gergo elettorale – come aspirante candidato consigliere in Municipio XII con Fratelli d’Italia, Milo Mancini
E allora le domande da fare iniziano ad essere scontate: Chi è Milo Mancini? E soprattutto come si presenta?
Per la seconda domanda, si può chiaramente vedere che il giovane ragazzo ha sul petto l’aquila con il fascio littorio, sul braccio sinistro il profilo di Benito Mussolini e la scritta gigante DVX, quasi come se il ritratto non si notasse.
Tra gli altri aspiranti consiglieri capitolini ci sono anche Federico Rocca e Rachele Mussolini.
Di conseguenza loro sul territorio portano lui in ticket con Cristina Valeri. Campagna elettorale tra le strade chiuse da riaprire dei Colli Portuensi e le “discariche a cielo aperto” a Casal Lumbroso e Massimina.
Ma si può affermare che Michetti davvero conosca così bene le persone che “porta” come aspiranti consiglieri?
er la prima domanda invece si può affermare con certezza che Milo Mancini è l’ennesimo nome che sta imbarazzando il candidato sindaco Enrico Michetti. Prima di lui la consigliera no-vax e complottista Francesca Benevento, arrivata sempre dal XII. Michetti investito dalle polemiche anche per aver candidato al Comune il tatuatore ed ultras della Lazio, Francesco Cuomo ritratto tra saluti romani e allo stadio in compagnia di personaggi controversi. Ci sono poi i tre aspiranti consiglieri municipali pescati dalla Lega tra le fila di Casapound.
Michetti contro antisemiti e razzisti: “Facciano un passo indietro”
Michetti si è dissociato e ha invitato chi non condivide i valori costituzionali, intrinsecamente anche quello dell’antifascismo, a fare un passo indietro. “L’antisemitismo e il razzismo sono intollerabili e io sono incompatibile con chiunque abbia posizioni opache su questo fronte. Chi vuole impegnarsi per la collettività al mio fianco, sostenendo la mia candidatura accetta automaticamente i miei principi e i miei valori, quelli che sono chiaramente scolpiti nella Costituzione italiana. Chi non la pensa in questo modo ha sbagliato compagni di strada. E per questo – ha sottolineato il candidato sindaco – è pregato di farsi da parte, con piena diffida dall’utilizzo del simbolo, visto che purtroppo non è possibile estromettere un candidato dopo che le liste sono state depositate”.
Michetti accerchiato dalle opposizioni
Ma l’avvocato e “tribuno” che punta al Campidoglio è accerchiato dalle opposizioni e dagli altri candidati sindaco. “Fascisti del terzo millennio, militanti di Forza Nuova e CasaPound. Ecco chi sono i candidati di punta nelle liste del centrodestra di Michetti. La nostra città merita di più. Non consegneremo la Capitale nelle loro mani. Roma è e resterà orgogliosamente antifascista. Continueremo a lottare per questo” – ha scritto sul proprio profilo Facebook, Virginia Raggi.
“Dopo la no-vax con posizioni antisemite e i militanti di casapound, oggi spunta il candidato di FdI a sostegno di Michetti che ha tatuato sul braccio Benito Mussolini con la scritta DVX e sul petto un’aquila con fascio littorio. Michetti, anziché scappare dai vari confronti, potrebbe spiegare con che criterio sono state fatte queste liste?
A Roma – ha sottolineato il candidato sindaco del centrosinistra, Roberto Gualtieri – non può esserci spazio per una destra estrema che ha il culto dei dittatori e dei nazisti. Possono e devono esserci visioni politiche diverse, ma quello che non è ammissibile è che ci siano posizioni in aperto contrasto con la scienza, la storia, con i nostri valori nazionali sanciti dalla Costituzione”.
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile
“VACCINARSI E’ L’UNICO TRUMENTO CHE EVITA L’OSPEDALE E IL CIMITERO”
Salvini amico dei negazionisti e propalatore di bufale. Come quella che
sarebbero i vaccini a favorire le varianti mentre è vero esattamente il contrario: ossia è proprio la trasmissione massiccia e che non trova ostacoli a favorire le mutazioni, come si è visyo il India, in Brasile e in Sudafrica, paesi nei quali il virus è circolato molto di più.
Così è arrivata durissima la replica di Massimo Galli, professore ordinario di Malattie infettive alla Statale di Milano e primario al Sacco : “Non parli di cose orecchiate in giro – dichiara- lasci stare i vaccini che salvano le vite e oggi sono l’unico strumento che evita l’ospedale e il cimitero
L’invito ai sindacati
“Per i sindacati è il momento di capire che la battaglia d’avanguardia è la vaccinazione per tutti e non la difesa di chi non può andare a mensa”, ha poi aggiunto Massimo Galli. “Non si può pensare di risolvere la pandemia a colpi di tampone, è evidente che servono i vaccini. Non sappiamo se contro la Delta serva il 90, 95 o 98, per cui l’unica è vaccinare il più possibile”.
Sull’obbligo spiega: “La questione è sul tavolo di tutti i Paesi europei. Se venisse imposto sarei d’accordo, perché non ci sono obiezioni ideologiche o costituzionali. Mi pare chiaro che l’interesse collettivo prevalga su quello individuale.
L’unico dubbio è pratico: sarebbe politicamente divisivo e poco realistico imporre l’obbligo e farlo rispettare. Allora se fosse così forse sarebbe meglio allargare il più possibile il Green Pass come incentivo a vaccinarsi, magari prevedendo l’eccezione dei guariti anche senza nessuna dose”
La riapertura della scuola non è, avverte, “per niente sicura e sicuramente darà problemi: il Mobility Mortality Weekly Report analizza il caso di una classe californiana in cui un docente contagioso ha infettato la prima fila in maniera sintomatica e la seconda asintomatica. Purtroppo la Delta ha una capacità diffusiva spaventosa e basta una persona a propagarla. Nei Paesi senza vaccini farà ancora tanti morti. Bisogna sperare che arrivi presto l’autorizzazione per vaccinare gli under 12”. Sulla terza dose, spiega il professore, “bisogna capire a chi serva davvero: se uno ha risposto poco a due dosi è difficile che si giovi della terza. Ci vorrebbe più attenzione ai problemi dei fragili. Ci sono tante infezioni occulte, soprattutto nei giovani, e in autunno ne vedremo le conseguenze. Nei prossimi anni ci sarà un affinamento e aggiornamento della strategia vaccinale. Questo virus durerà tanto e con lui il bisogno di vaccini”.
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile
“LA CARTA VERDE VA ESTESA A TUTTE LE CATEGORIE, LAVORO PUBBLICO E LAVORO PRIVATO”
Ormai tutti hanno capito le posizioni di Capitan Nutella: il suo atteggiamento ambiguo e le sue posizioni contraddittorie sul Green Pass (e per estensione su tutte le vicende riguardanti la pandemia) gli stanno costando la credibilità.
Salvini è ormai sempre più isolato, sia da i presidenti delle Regioni che da Forza Italia che non accetta la sua linea filo-negazionista: a scaricarlo, questa volta è il ministro di Forza Italia, e della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta che in un’intervista alla Stampa ha criticato in toto le posizioni dell’ex vicepremier, accusandolo di fare “solo propaganda”.
“L’idea di Salvini di prorogare per un anno Quota 100 è una sua invenzione, non ne abbiamo mai discusso. La posizione del segretario della Lega sul Green Pass è assolutamente irrazionale”.
“Il nostro obiettivo è arrivare al 90% di copertura delle vaccinazioni entro la metà di ottobre, altrimenti arriva il freddo e il virus riparte”, ha spiegato Brunetta, sostenendo che “bisogna sistemare il Green pass ed estenderlo a tutte le categorie, servizi pubblici e servizi privati, lavoro pubblico e lavoro privato. Si tratta di aggredire lo zoccolo duro, solo cosi’ si puo’ arrivare al livello ottimale di copertura dei vaccini”. Per questo non serve l’obbligo, perché “se spingendo sul Green pass arriviamo al 90% di vaccinati, il gioco è fatto”.
Per procedere “non solo occorre convincere la Lega di Salvini, che però ormai sta cedendo, ma anche i ‘pesci piccoli’ del sindacato”, La posizione di Salvini, nota quindi Brunetta, “è del tutto irrazionale. Chiunque sul ragionamento che ha fatto Draghi e che sto facendo io lo capirebbe”.
Il leader leghista ha poi annunciato di volersi battere per Quota 100. “La proposta di Salvini e’ pura invenzione – ha attaccato Brunetta – Non ne abbiamo mai discusso a nessun livello, ne’ in Consiglio dei ministri, né col mio collega Orlando”. Un tema che nelle riunioni tra Forza Italia e Lega “mai ci sarà”, ha assicurato Brunetta. Ed ha citato lo studio dell’Ocse sul “costo spaventoso” della misura. In ultimo, sulla volontà di Salvini di coordinare il centro destra, Brunetta ha commentato: “Facciamolo pure, pero’ finora non l’hai mai chiesto. Quindi sta solo facendo propaganda”.
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile
CREPUSCOLO RENZIANO E POVERI CHE SI DEVONO IMPEGNARE PER DIVENTARE RICCHI
Dura lex, sed Roléx. Da una settimana si continua a parlare di un orologio, di
un Rolex, che poi non è un Rolex (si tratta di un Audemars Piguet, ma poco cambia) che è stato metaforicamente allacciato al polso della campagna elettorale romana, e che da lì – come se ci fosse entrato per endovena – si è trasfuso nel dibattito politico, diventandone un feticcio.
Ieri Carlo Calenda ha chiuso una settimana di passioni e di polemiche con una tirata d’orecchi del candidato con cronografo che è balzato all’onore delle cronache per il suo costoso accessorio: “Ho difeso Roman a spada tratta, però anche basta co’ sto orrendo pataccone sempre in primo piano!”. Una scomunica.
Ma a ben vedere anche il prodotto di una piccola – e interessante – battaglia di egemonia culturale che si è combattuta a colpi di selfie e di dibattito sui social.
Tant’è vero che il candidato Sindaco di Azione ha parlato così, proprio dopo la segnalazione di un follower che gli mostrava una foto del ragazzo di Italia Viva (candidato nella lista Calenda in virtù di una alleanza) con l’orologio in bella mostra al polso.
Calenda, che pure all’inizio della vicenda aveva difeso il ragazzo a questo punto ha sbottato: “Sei candidato al Municipio – ha scritto – Adesso gambe in spalla e vai a prendere i voti. Evita di far parlare solo di questo. E che palle!! Pedalare”.
Non è dunque un caso, e non poteva esserlo, che il dibattito diventasse così pervasivo, dal momento che il costoso accessorio appartiene al rappresentante di un partito che nelle stesse ore chiede di abolire il reddito di cittadinanza.
Ed ecco il nostro personaggio. Ad indossare l’orologio che calamita l’attenzione dei social è un ragazzo di 21 anni, che fra l’altro corre come candidato minore per un municipio romano, il terzo. Si chiama Roman Pastore.
Di lui – in breve – abbiamo appreso che è un social media manager, che è un fan renziano, e che così è stato convolto nella comune battaglia che accomuna l’ex premier e l’ex ministro per il Campidoglio.
A denunciare il look di Pastore era stata una influencer abituata a sostenute posizioni molto “radical” nella polemica pubblica: si chiama Barbara Collevecchio. Non ho particolari motivi di simpatia per lei, ma il punto è un altro. Presi nel gorgo della polemica entrambi i suoi due protagonisti sono diventati, in un attimo, bersagli e sono stati sommersi dalle ingiurie.
Qualcuno si è spinto fino a chiedere la cancellazione e la radiazione della Collevecchio dal suo ordine professionale, il candidato Renzo-calendiano ha dovuto rispondere ad ogni tipo di insulto.
Chi ha preso le difese del ragazzo ha spiegato indignato che l’orologio era un “regalo del padre”, per di più “recentemente scomparso”. Tuttavia la Collevecchio ha colto un punto innegabile: se sei in campagna elettorale il modo in cui ti presenti e quello che scegli di mostrare di te sono parte del tuo messaggio. Quindi, regalo o non regalo, padre o non padre, Roman sceglie di mostrare l’orologio di lusso che potrebbe tranquillamente custodire a casa, come un corredo della sua immagine pubblica.
La polemica sale di livello, perché come abbiamo visto il partito di Matteo Renzi e il suo leader, proprio in questa settimana, hanno formalmente avviato la campagna contro il reddito di cittadinanza.
E questo ha reso ancora più forte il messaggio di sottotesto di quell’orologio. Che non è più un fatto personale, ma un fatto politico. Tant’è vero che il cervello economico del partitino di Renzi, Luigi Marattin, si è tuffato a pesce nella polemica e ha scritto: “Parte dei nostri problemi sono iniziati quando, vedendo un bell’orologio al polso di qualcuno, invece di dire ‘mi impegno per potermelo permettere anch’io’ – spiegava il deputato – abbiamo cominciato a odiare colui che lo indossa”.
Geniale: si è passato dall’austero “Ora et labora” al marattiniano “Rolex et labora”. Dove i poveri, hanno questa grande opportunità: “impegnarsi” per accedere al lusso (quando magari non hanno di che sfamarsi).
Ecco dunque che il regalo di papà, un papà che non c’è più, di nuovo smette di essere un oggetto, e ridiventa un simbolo. Attaccato da più parti, anche il giovane Roman torna in campo. In rete, come abbiamo visto, ancora oggi rimbalzano e si moltiplicano le tante foto in cui esibisce – a braccio piegato, talvolta fino al rischio paresi – il suo Audemars, e persino alcuni scatti in cui scende da una macchina lusso. Selvaggia Lucarelli ha inventariato ben 49 diversi immagini di cronografi esibiti.
In un’altro ritratto – addirittura – Roman si toccava la guancia sinistra con la mano destra, in una posizione innaturale che aveva in solo scopo: mettere in mostra il polso e il suo sontuoso corredo. Anche lui ha scritto, sarcastico e spavaldo, affidando a Twitter il suo messaggio: “Oddio! Sono stato scoperto! Mi hanno “sgamato” l’Audemars Piguet che, mi pare, non è (ancora) un reato indossare. Ma la polemica politica – aggiunge Roman Pastore – riusciamo a farla sui temi o l’unica opzione è quella sempre di fare o di ricevere attacchi personali? Forse è chieder troppo…”.
Mi spiacerebbe poter ricordare al giovane candidato una bella frase di Albert Camus: “Dopo i diciotto anni ogni uomo è responsabile della faccia che si ritrova”.
Quando sei candidato, e sostieni delle posizioni politiche è inevitabile che qualcuno ti chieda conto di quello che fai. E persino di quello che sei.
Dunque la battaglia culturale delle elites benestanti di cui Roman fa legittimamente parte per togliere ai più poveri un sussidio vitale, non è un dettaglio. Nella splendida palestra del Partito Comunista italiano, se qualcuno avesse voluto ostentante simboli di ricchezza, e fare politica a sinistra, sarebbe stato (giustamente) cacciato e preso a pernacchie. E qui il punto non è il moralismo presunto, ma proprio il messaggio di fondo: Roman sembra uno di quei rampolli di Riccanza, il reality sui figli di papà che davano da mangiare il filetto argentino al cane.
E grazie al marketing e all’ideologia apparentemente leggera dei social, il lusso – da nicchia e orpello tribale delle elites – è diventato una ideologia pret a porter. Una sorta di certificato di potabilità sociale, un presunto prolungamento dell’ideologia del merito: se ti puoi permettere il lusso, significa che vali. Nella prima repubblica i grandi partiti popolari – non solo il PCI, ma anche la Dc, e persino il MSI – il avevano imposto una morale esattamente rovesciata.
Ecco perché oggi il compito dei poveri, secondo l’acuto Marattin, sarebbe “meritarsi” anche loro il certificato di portabilità sociale, come certi rapper che si fanno impiantare denti di oro bianco sulle arcate per far capire che adesso sono diventati uomini di successo.
Mi sono interrogato, sugli effetti di questa campagna profonda delle elites più regressive, che dismettono la loro mascheratura “Nazionalpopolare” per scegliere un volto più affilato, glamour, e allo stesso tempo feroce.
C’è da rimpiangere il berlusconismo che usava il lusso come corredo dell’Unto del signore, come stigma, ma poi prometteva “più pensioni per tutti”. Ci sono da rimpiangere quei cultori del ritiro di Arcore che dicevano del suo leader: “È già ricco, dunque non ha bisogno di rubare!”.
Siamo passati infatti – in meno di dieci anni – dal mito del miliardario democratico, che può fare bene i tuoi interessi proprio perché è ricco, (quindi teoricamente sottratto alla tentazione materiale del peccato) a quello del miliardario che difende i suoi interessi (e che usa la politica per legittimante questa battaglia sul piano dei simboli e dei valori).
Adesso: il povero Roman, con le sue macchinine e i suoi orologetti forse non ne è nemmeno consapevole. Ma è evidente che il renzismo crepuscolare, e suoi fiancheggiatori, si sono inventati l’ultima meravigliosa acrobazia politica, l’ultima guerra santa: quella in cui i poveri, in quanto poveri, devono votare i ricchi, e i miracolati delle élites, per difendere i privilegi dei ricchi e dei miracolati delle elites. Ecco perché una campagna contro il reddito di cittadinanza, non è un impegno per correggere i difetti della legge (piena di limiti, e migliorabile, come tutte le leggi), ma una leva per spostare i rapporti di forza sociali che quella legge rappresentava.
A Renzi, e ai suoi rich kids da consiglio di quartiere non interessa correggere, interessa cancellare. Chi combatte il reddito non vuole affatto perseguire i truffatori, perché l’obiettivo reale è l’idea più indigeribile – per loro – del reddito: ovvero quella che nove miliardi di euro vengono stanziati direttamente ai poveri e per i poveri. Senza mediazioni. Senza elemosine.
Ho conosciuto, solo pochi giorni fa con un ex pescatore di 55 anni che prende il reddito di cittadinanza. Non ha pensione, non ha risorse economiche, non ha parenti, non può più imbarcarsi perché ha una invalidità alla schiena che gli impedisce di lavorare. È uno quelli che i leopoldini oggi definiscono “divanisti”. Ma in realtà non può sdraiarsi, perché non ha un divano e vive in una roulottes, grazie al sussidio. È un invisibile, uno dei tanti che non ha voce. Uno dei bersagli di questa campagna delle elites contro i “mantenuti” del reddito.
Fateci caso: nessuno sosterrebbe di togliere la pensione di invalidità ai ciechi perché ci sono dei finti ciechi. Nessuno sosterrebbe di abolire il sussidio di invalidità per i paraplegici perché esistono i finti paraplegici in sedia a rotelle.
I nemici del reddito, invece, fanno esattamente il contrario: vanno a caccia dei truffatori, proprio perché vogliono cancellare il reddito. Questi referendari delle elites i rappresentanti inconsapevoli di un tempo in cui i partiti non esistono più come costruttori di idee e mediatori di conflitti, come propositori di modelli sociali.
Sono piuttosto predatori che vanno a caccia di prede nel nuovo tempo in cui darwinianamente il povero dovrebbe essere precettato nella nuova ideologia: andare a caccia del Rolex per farsi perdonare di essere povero.
Oppure, più razionalmente, soccombere. Ma senza disturbare troppo il generone ingioiellato, la nuova classe dirigente supercafona, e la sua battaglia di egemonia combattuta a colpi di selfie.
(da TPI)
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Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile
SCOPERTA CASUALMENTE SU FB
Malata da oltre un anno, almeno per l’Atac, l’azienda dei trasporti pubblici di Roma per cui lavorava. In realtà era alle Canarie, a gestire un B&b frequentato da ospiti internazionali.
A tradirla, le foto con gli amici del posto su spiagge assolate pubblicate con orgoglio su Facebook.
Protagonista del raggiro una capostazione di 50 anni, dipendente dell’azienda, assente dal primo lockdown dal lavoro grazie a una sfilza di certificati di malattia inviati all’ufficio personale con tanto di motivazioni.
La dipendente dell’Atac, come racconta il Messaggero, è partita dunque a febbraio 2020, volando verso le Canarie. L’azienda ovviamente era totalmente all’oscuro della fuga della dipendente verso altri lidi, così ha continuato a pagarla. Uno stipendio dietro l’altro, senza alcun sospetto.
Ma oggi con i social le bugie, si sa, hanno le gambe ancora più corte. Così è bastata una foto pubblicata su Facebook a tradirla, accompagnata da un link pubblicitario: «Voglia di mare, di sole e relax? What else? Che altro? Contattaci per informazioni». E il rimando al sito del B&b.
Troppo, perché l’appello rimanesse nella cerchia dei soli turisti. Anche l’Atac ha colto l’invito, dando inizio però, invece che a un viaggio dei sogni, a un’indagine interna. Contattata l’Inps, si è scoperto che i certificati medici consegnati dalla donna all’azienda erano copie, non originali.
Ora sull’impiegata pesa una doppia contestazione: atti non conformi (per i certificati fasulli) e doppio lavoro (vietato dal regolamento aziendale). La capostazione è stata per ora sospesa ma il passo successivo potrebbe essere il licenziamento.
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile
IN AUTUNNO + 22% IN BOLLETTA PER L’ELETTRICITA’. + 30% PER IL GAS… PER OGNI FAMIGLIA LE SPESE DEI RIFORNIMENTI PER L’AUTO AUMENTERANNO DI 300 EURO
Due elementi stanno contribuendo ai rialzi dei costi di benzina, delle spese
per le bollette e dei prezzi al supermercato: le difficoltà del settore logistico, sollecitato particolarmente dall’emergenza Coronavirus, e dal rincaro delle materie prime.
Così, alle porte di uscita dalla crisi economica, l’autunno riserva una stangata per consumatori e famiglie.
«Dalle aspettative di inflazione degli operatori economici ad agosto sono emerse indicazioni di nuovi incrementi dei prezzi per i prossimi mesi», scrive l’Istat.
Già ad ottobre, secondo gli esperti, le utenze domestiche potrebbero avere un costo maggiorato «del 22% per l’elettricità e del 20% per il gas», spiega Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, alla Stampa.
«Questo inverno rischiamo di rimanere senza gas». A pesare, oltre la «molta speculazione», le basse forniture dalla Russia e dalla Norvegia. «Anche con un intervento del regolatore sulla falsariga di quanto è stato fatto a luglio – conclude Tabarelli – sarà difficile contenere sotto il 15% l’incremento delle tariffe».
Su gli alimentari, cereali, carni, latte e oli
Meno incisiva la crescita dei prezzi sugli scaffali del supermercato. Al momento, l’Istat segnala che ad agosto il rincaro degli alimentari è stato dello 0,8%, ma a preoccupare è il trend al rialzo.
Coop Italia, negli scorsi giorni, ha lanciato un allarme su un aumento dei listini dei fornitori «tra il 5 e il 10%».
Stima non smentita da Alberto Frausin, presidente di Federdistribuzione: «Ad alcune aziende della distribuzione sono arrivati listini con aumenti importanti, a doppia cifra. Ma noi saremo vigili per evitare che tra i produttori ci sia la tentazione di proteggere i bilanci, mettendo a repentaglio una ripresa duratura».
I prodotti più interessati dal rincaro sarebbero quelli a base di cereali – come pasta, farina, biscotti – carni, latte e oli. «Impoverire il consumatore con aumenti di prezzo vuol dire frenare la ripresa del Paese – ricorda Frausin -, visto che il largo consumo incide per il 22,5% del Pil».
300 euro in più all’anno per i rifornimenti
I lockdown e, in generale, la scarsa mobilità causata dalle restrizioni imposte con il Covid, aveva avuto l’effetto di calmierare i prezzi del carburante. Tregua finita: da maggio, gli aumenti di benzina e diesel hanno superato la percentuale del 4%. Per le famiglie, ciò si traduce in un aggravio annuale di 300 euro in spese per i rifornimenti: a rilevarlo il Codacons, il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori. I prezzi dei carburanti salgono non soltanto perché la materia prima, il petrolio, in un solo anno ha recuperato tantissimo: si è passati dai minimi di 18 dollari al barile di marzo 2020 ai 69,41 dollari odierni. Ma anche perché due terzi del costo di benzina e diesel sono rappresentati dai balzelli fiscali.
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile
LEGA 20,5%, PD 20%, FDI 18,8%, M5S 17%, FORZA ITALIA 8,2%… SCENDE DI 4 PUNTI IL GRADIMENTO DI DRAGHI
Nelle intenzioni di voto degli italiani, secondo Nando Pagnoncelli sul Corriere
della sera, i primi tre partiti sono separati da meno di 2 punti (Lega 20,5%, PD 20%, FdI 18,8%) e fanno segnare una flessione, più consistente per il PD (-0.9%) e per la Lega (-0,6%) rispetto a FdI (-0,2%).
Il M5s con il 17% si mantiene sui valori di luglio, mentre Forza Italia con l’8,2% aumenta di 1,2%.
I tre partiti principali del centrodestra si confermano in vantaggio sul centrosinistra con il 47,5% delle preferenze. I flussi interni alle tre forze sembrano premiare il partito di Berlusconi che appare decisamente un convinto sostenitore del governo Draghi. Resta molto consistente il tasso di astensione e di indecisione (37,8%).
In diminuzione di 4 punti governo e Draghi: infatti l’indice di gradimento per l’esecutivo si attesta a 61 (dal 65 di luglio) e quello per il presidente Draghi ritorna ai valori di fine maggio (66) dopo aver toccato il valore più alto (70) prima della pausa estiva
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile
“LA NOSTRA STELLA POLARE E’ IL RICONOSCIMENTO DELLA CAMPAGNA VACCINALE”… “LA LINEA CHE VINCE E’ QUELLA DELLA RESPONSABILITA'”
“La nostra stella polare è il riconoscimento della campagna vaccinale e della sua promozione, e dall’altro lato il riconoscimento del green pass, che è una patente di libertà”.
Il governatore del Veneto va per la sua strada sul tema intervistato dal Corriere della sera. “Davanti a scelte così importanti, il dibattito e la discussione sono inevitabili. Ma nella Lega la linea che vince è quella della responsabilità messa nero su bianco dai governatori. Poi, se resta qualche nostalgico del no green pass o del no mask, ne prenderemo atto. Io penso che non ci siano alternative alle scelte che abbiamo fatto”. Messaggio chiaro, se ancora ce ne fosse bisogno a Matteo Salvini, anche se non lo sconfessa Luca Zaia, che rivendica la linea del partito, prendendo le distanze da chi nel partito strizza l’occhio ai no-vax.
A chi si trova su posizioni diverse Zaia dice: “Ma certo, la teoria delle cure solo domiciliari, la teoria secondo cui il Covid è solo un’influenza; In fondo, la teoria della selezione naturale. Se lo pensiamo, diciamolo. Io invece penso che in un Paese civile sia impensabile il ritenere che sulla base dell’età uno abbia meno il diritto di vivere. Che poi, il virus ne colpirebbe tanti, anche giovani. Il fatto è che senza vaccino e senza ospedali non se ne esce”.
Sulle polemiche in merito al comportamento alla Camera della Lega, che ha votato gli emendamenti dell’opposizione, Zaia chiarisce che “un dibattito parlamentare è rivolto all’attività legislativa. Le nostre azione da governatori sono, invece, attività governativa”. E “noi da governatori abbiamo tutti seguito l’unica strada percorribile”.
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile
“LA LIBERTA’ RIGUARDA LE DONNE AFGHANE, NON IL PRESUNTO MARTIRIO DI CHI DEVE MOSTRARE IL GREEN PASS”
Il presidente della Regione Campania picchia duro contro le affermazioni
della destra, rea di aver diffuso bufale e informazioni inesatte sui vaccini.
“C’è una campagna irresponsabile di disinformazione in Italia non solo dai no vax. Sono totalmente irresponsabili Salvini e Meloni che un anno fa facevano cortei senza mascherine quando non c’erano vaccini e con i loro consigli oggi l’Italia sarebbe ancora totalmente chiusa. Oggi fanno la battaglia contro il green pass”.
Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca nella sua diretta settimanale Facebook. Ma Salvini e Meloni, ha proseguito De Luca, “si sono vaccinati, hanno un livello di coerenza insopportabile. Se sei contrario non ti vaccinare, invece quel signore di Milano ha fatto tutto contento la seconda dose ma si batte contro il martirio del green pass. in nome della libertà, che riguarda le donne afgane non certo chi deve mostrare il green pass”.
(da agenzie)
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